Filippo e Giacomo cercano Dio e in Gesù l’hanno davanti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,6-14)

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Audio della riflessione

L’amarezza, la delusione, l’afflizione, il pianto, l’offesa bruciante, le ferite che sanguinano sono costanti della nostra vita. Molti che ci dicono di volerci bene, ci rimproverano, ci fanno sentire in colpa. Sbagliamo, ma abbiamo bisogno di chi con amore ci riprende, ci aiuta a uscire dalle nostre piccole o grandi prigioni.  

Una di queste è di pensare che Dio sia al di fuori del nostro mondo in uno spazio extra cosmico, mentre invece con la morte di Gesù la gloria di Dio Padre, la sua santità inaccessibile si diffonde negli spazi del nostro mondo e prende dimora in coloro che hanno fede in Gesù. La gloria di Dio è un “al-di-là” dell’al-di-qua, è una pienezza che proviene e sta in Dio e vi si accede con l’obbedienza della fede. Se abbiamo fede, Dio sta in noi. Gesù stesso che è tornato al Padre dopo la sua Ascensione è tra noi e raggiungibile se l’accogliamo nella nostra fede. Gesù è la vita, è dolcezza che rasserena, è pazienza che sorregge, è amore che comprende. 

Filippo chiede a Gesù di poter vedere il Padre e Gesù risponde: Chi ha visto me, ha visto il Padre… Credetemi, io sono nel Padre e il Padre è in me 

Ci stiamo abituando alla routine dei nostri giorni quotidiani come al colore delle pareti, senza slancio, né entusiasmo, senza lode e senza infamia. Alla grinta abbiamo sostituito la smorfia, all’ardore l’adattamento, al progetto un insieme di rattoppi. Ci lasciamo andare perché non abbiamo più speranza. Gesù è vita, è fervore che ridà anima alle nostre esistenze, alle nostre coscienze. Abbiamo bisogno di un colpo di reni per scrollarci di dosso il vecchiume dell’abitudine. Ciascuno di noi è una vocazione originale di Dio, è un sogno di Dio è un palpito del suo cuore. Gesù ci ridona la gioia di un sogno, la carezza di Dio. 

Sappiamo però che Gesù, il volto visibile del Padre, ci accoglie come siamo, ci ama prima che noi lo sappiamo e sicuramente senza che noi ce lo meritiamo. I santi apostoli Filippo e Giacomo, ci aiutino ad entrare in questa visione e a godere della paternità di Dio

03 Maggio
+Domenico

Chiamati a vivere nello Spirito Santo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-16. 23-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

 Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa sembra che tradisca col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

          Molti si fanno domande su Dio, lo cercano come il Creatore, il Signore della vita, il padre dell’umanità; spesso anche noi ci siamo trovati a guardare con curiosità il mondo, la natura, l’universo e ci siamo imbattuti nel pensiero prima e nella concretezza poi di una risposta in un Dio creatore. Non facciamo fatica a immaginarlo come un papà, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di risposte, di rocce su cui fondare la vita. Desideriamo libertà, ma vogliamo essere di qualcuno. Non possiamo vivere senza sapere che qualcuno ci ama, che c’è un papà che ci pensa, che siamo stati in braccio a lui da bambini, che siamo stati i suoi sogni, siamo stati pensati, voluti. Dio è anche questo per noi. Siamo un sogno di Dio, siamo un palpito del suo cuore e questo ci dà voglia di vivere, ci dà identità, ci permette di definirci nel mare delle nostre continue perdite di senso a quel che facciamo, a quel che siamo. Non siamo soli a questo mondo, siamo amati, desiderati, voluti, cercati.

Le domande che però ci nascono non sono finite. E’ come quando nella nostra giovinezza avevamo calcolato tutto e siamo stati ribaltati da una sorpresa. Facevamo fatica a studiare e poi ci siamo fatti un metodo, avevamo difficoltà a trovare amici, ma poi siamo riusciti a crearci una compagnia bella, pulita che ci accoglieva quando non ce la facevamo più a stare in casa. Eravamo timidi, ma poi ci siamo fatti coraggiosi. Insomma avevamo costruito una bella personalità, ma mancava qualcosa e non ce ne avvedevamo. Un giorno è scoppiato l’amore: uno sguardo, un sentimento, un cuore che batte all’impazzata: l’avevo sempre vista, l’avevo sempre notato, ma quel giorno non era solo un amico, non era solo un viso era qualcuno di più che mi sconvolse l’equilibrio, la pace, la comodità.

Ecco: lo Spirito di Dio è qui, è nel segreto profondo della vita, è tra le cose che non riesci a fotografare e immaginare, ma che esiste ed è il segreto del tutto. E’ l’amore, è la gioia del Padre e del Figlio, è la grandezza della vita divina resa viva nelle fibre intime del nostro cuore e nelle vicende della nostra vita. E’ quel  Gesù oggi vivo per me, la sua salvezza, la sua vicinanza “non vi lascio orfani”, la sua consolazione. La sua dolce presenza cesella in noi i tratti dell’umanità di Gesù. E’ Lui l’artista che ci modella secondo Cristo, ci trasforma e tiene pulita l’immagine di Dio in noi.  

5 Giugno 2022
+Domenico

La pace è più grande di noi: è un dono di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Audio della riflessione

Anche oggi in un’altra domenica di Pasqua, che continua nella nostra vita di cristiani la gioia della risurrezione, ci sentiamo di interrogarci sul suo dono primo da risorto:  la pace. Fra i tanti perché della vita, uno in particolare torna insistente alla mente umana, soprattutto se, complici le tante notizie che ci martellano quotidianamente, ci lasciamo provocare dai fatti.

Perché nel mondo ci devono essere sempre le guerre? Perché gli uomini cambiano la convivenza pacifica in contrapposizione spietata? Perché tanti giovani debbono convivere da quando sono nati con armi, bombardamenti, distruzioni, fughe, ammassamenti in campi di sopravvivenza? Perché dei popoli che vivono in pace a un certo punto sono galvanizzati da chi li lancia alla guerra?

Perché i conflitti tra modi diversi di pensare la vita, gli stessi conflitti di interessi devono per forza cercare soluzione con la guerra? Il male, la vendetta, l’ingiustizia, la ritorsione, la forza, la prevaricazione formano un anello che non si spezza e si cambia in morte, distruzione, dolore. E purtroppo ancora oggi ne siamo colpiti nella nostra umanità, nei nostri affetti e nella nostra stessa fede.  Qualcuno muove i fili e si arricchisce aumentando il suo prodotto interno lordo. Se ha una azienda di armi cerca il massimo profitto e spera che per il suo mestiere qualcuno si lasci ammaliare dalla sua pubblicità. Siamo nel massimo della irrazionalità o di una razionalità malata: una miscela senza speranza. L’uomo tenta di reagire, riesce qualche volta a contenere, ad attutire, ma dove sta la pace?

 Dice Gesù come primo saluto dopo la tragedia della Croce, dopo aver toccato il fondo cui può portare la cattiveria e l’odio umano: vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace è un dono, è qualcosa di più grande di noi. Sembra il bene più evidente l’aspirazione più normale, ma è il primo frutto di una vita nuova. E’ scardinare il male alla radice. Noi siamo capaci di farci del male, ma solo Dio può rimarginare le ferite, può riportare l’uomo alla saggezza cui da sempre l’ha destinato.

 Solo lui possiede il segreto di una vita piena, solo lui ci sa aprire prospettive nuove. I nostri sforzi, gli sforzi degli stati passano da lui, dal cuore nuovo di cui abbiamo bisogno e che con lui possiamo ricostruire e sperare e chiedere per tutti gli uomini, allora se il Signore ci fa dono della pace, troverà chi la accoglie e non la cambia in un’altra guerra. Abbiamo a disposizione anche un’altra grande persona che di pace se ne intendeva e l’ha ottenuta anche al prezzo dei suoi sentimenti di mamma: santa Rita da Cascia. Infatti ha visto morire i suoi due figli che sarebbero stati sicuramente vendicatori della morte del papà, creando un’altra guerra fratricida.

22 Maggio 2022
+Domenico

La tenacia della Pace

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Audio della riflessione

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità … calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra sia una realtà “necessaria” che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi o gli invasori … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un altro disordine più grave e non se ne vede mai la fine!

Giovanni Paolo II, e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno!

Nessuno avrebbe pensato che questi pensieri “normali” nella nostra vita quotidiana fino a ieri, oggi potessero essere addirittura cancellati: Siamo caduti nella trappola dell’aumento delle armi come unica soluzione alla guerra … e sappiamo tutti che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il “mestiere della guerra”, ma bambini e persone innocenti. 

In questa stessa ultima guerra le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco, i massacri indiscriminati, le torture e uccisioni più efferate si scaricano su civili inermi; le deportazioni sono programmate anche per bambini, sotto la scusa di non farli soffrire maggiormente, e le morti sono date a gente ammanettata e già dilaniata da atrocità … Tutto per ottenere la pace! Infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo. La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore, è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore!

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Tutto lo sforzo della nostra vita umana è affidato a Dio perché ci cambi il cuore: “Metti in noi un cuore di carne e toglici il cuore di pietra. Facci capire che la pace del mondo comincia dalla pace interiore, dal rispetto della vita sempre e comunque, da un animo che cancella da sé ogni odio, da gente che sa accettare  il sacrificio della sua vita per mantenere il mondo nella pace!”.

Purtroppo oggi pensiamo che tutto venga risolto dagli avvocati, dalla rivendicazione ad ogni costo dei diritti, da una giustizia che diventa il massimo della sopraffazione … il primo saluto di Gesù alla risurrezione è stato “shalom”, la pace, la pienezza della serenità interiore e  dell’impegno perché diventi stile di vita in ogni esistenza.

Annunciare il Risorto significa credere in una vittoria definitiva sulla morte, sull’odio e noi ne vogliamo essere i primi portatori!

Le mamme in genere sono molto più sensibili alla pace di noi uomini: se comandassero loro gli stati non entrerebbero mai in guerra, loro che sarebbero pure disposte  a morire per difendere i propri figli e invece sono obbligate a raccoglierne i cadaveri!

Maria è la madre e la Regina della Pace anche perché ha patito la morte di suo figlio su di sé e lo ha riaccolto tra le braccia come segno di pace vera per il mondo … invece purtroppo tante mamme vengono uccise tra di noi per femminicidio, che riteniamo un assurdo, ma che è lo sbocco di tanto odio coltivato a lungo nel cuore, nel pensiero.

Se vogliamo che la nostra difesa della pace nel mondo sia vera e autentica, realizzabile, dobbiamo stanare dal nostro cuore ogni traccia di odio anche se sommersi da ingiustizie.

Papa Francesco ci invita a pregare, ogni giorno di questo maggio, la Madonna per la pace.

17 Maggio 2022
+Domenico

Facci vedere Dio  tuo Padre, non parlarci solo di Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 7-9) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 6-14)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Gli disse Filippo: “ Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre.

Audio della riflessione

Conosciamo tante cose, sappiamo trovare di tutto, inventiamo motori di ricerca sempre più raffinati, ci basta una tastiera per aprirci a tutto lo scibile umano, ma non abbiamo saggezza, abbiamo perso la bussola, non sappiamo dare valore e cercare i valori. Siamo una lavagna su cui tutti possono scrivere ciò che vogliono e noi restiamo senza riferimento. Ci passa davanti tutto, ma niente ci prende e ci dà felicità. La nostra vita è un google, che serve quando hai fretta e curiosità, ma ti lascia solo quando devi decidere della tua felicità. Abbiamo bisogno di saggezza, di gusto, di riferimenti, di valori, di motivazioni per spenderci; su tutto il nostro conoscere occorre un faro che illumina e riordina, dà valore e gusto.

Da tanto tempo sono con te e tu non mi hai ancora conosciuto, non sei riuscito ad andare oltre le impressioni, i tuoi modi di pensare e di fotografare. Credi che sia vero solo quello che ti appare e non sai entrare in profondità nella mia vita. E’ il rimprovero di Gesù a Filippo, che era tanto incuriosito di sentir Gesù parlare del Padre che gli era nata la voglia di vederlo. Faccelo vedere, non parlarci solo di Lui. Ma il Padre è di quelli che vanno conosciuti con la luce dello Spirito, con la grazia che solo Dio dà. Chi vede me deve avere occhi che gli permettono di vedere il Padre. Quel Gesù che sembrava solo un buon predicatore, un ottimo amico, un pio ebreo, un entusiasta del regno, un guaritore era l’unica immagine visibile del Padre e i discepoli non lo avevano ancora capito.

Guardando a Gesù noi riusciamo a togliere quel velo che si stende sui nostri occhi e non ci permette di conoscere Dio. Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio ce lo ha rivelato. Gesù è l’unica esperienza che ci dice il volto di Dio, che ci rende sperimentabile in una conoscenza sovrumana la presenza di Dio. Il nostro Dio non è il Dio della filosofia, della razionalità, ma il Dio di una storia che ha trovato e espresso in Gesù il meglio della sua visibilità.

Non siamo più condannati a fare congetture, a vivere di immaginazioni, ma siamo chiamati a contemplare il Dio vivente in Gesù. Quel cielo che non è vuoto e si è aperto, ci ha mostrato nel volto di Gesù il volto di Dio.

Celebriamo oggi la festa dei due apostoli Filippo e Giacomo. Filippo ha evangelizzato la Frigia ed è morto martire sotto Domiziano a Gerapoli, crocifisso a testa in giù.

San Giacomo, detto il Minore  partecipa al concilio di Gerusalemme proponendo alcune norme per una pacifica convivenza fra i cristiani di origine giudaica e quelli di origine pagana, sua è la prima delle 7 lettere cosiddette cattoliche in cui afferma che «la fede senza le opere è morta» e mostra un cristianesimo molto pratico. Fu fatto ammazzare dal sommo sacerdote Hannan II, che approfittò dell’assenza del procuratore Festo per eliminarlo con la lapidazione nel 62.

3 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Non siamo una fila di orfanelli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-18) dal Vangelo del giorno (Gv 14,15-21)

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 

Audio della riflessione

Forse qualcuno di noi ha visto in mostre fotografiche o ricorda quelle file di ragazzini infelici, vestiti tutti alla stessa maniera dietro un funerale: gli orfanelli. La guerra aveva sottratto a loro i papà, spesso tutti e due i genitori e qualcuno li aveva raccolti. Oggi purtroppo il mondo è ancora pieno di orfani: le guerre non sono mai finite e tanti di questi bambini nemmeno trovano una fila di infelici, ma sono buttati e venduti per essere usati a pezzettini.

L’orfano è colui che manca dell’appoggio indispensabile per la vita. È colui che ha in cuore un cumulo di promesse che non possono più essere accese perché manca il sostegno. Occorre qualcuno che si fa padre o madre, che si inscrive in quella vita infelice per riaccendere le speranze, aprire una strada per il futuro.

Gesù guardando ai suoi fragili e semplici discepoli, a coloro che gli avevano creduto e che, dopo tante tergiversazioni, piccoli tradimenti e meschinità, si erano stretti a lui, immagina il loro smarrimento. Quel che non era riuscito ai potenti con la sua crocifissione e morte forse lo avrebbe potuto in seguito ottenere l’essere lasciati soli.

Per questo dice: non vi lascerò orfani, non posso vedervi così pieni di speranza e in balia del male che non vi darà tregua; la dolce compagnia del Salvatore non è questione di sentimenti tenui da continuare, ma di forza indispensabile su cui contare.

Vi darò un consolatore, un confortatore, una forza, una colonna su cui potete contare. Non vi relegherò a fare la fila di orfanelli, ma vi darò la tempra e la forza di una paternità, la sicurezza di una verità, la certezza di una presenza. “Egli dimora presso di voi e sarà in voi”.

Così la Chiesa non è un orfanotrofio che piange il suo fondatore defunto, ma una comunità che, se anche molti nella storia hanno tentato di decimare, è sempre risorta: prima nelle coscienze di chi ha saputo ascoltare lo Spirito, il Consolatore e poi nella concretezza della vita di comunione e di ideali.

9 Maggio 2021
+Domenico

La Pace è possibile !

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27-31) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di “benessere”, di tra

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità, calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra è una realtà necessaria invece, che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un disordine più grave e non se ne vede mai la fine.

Papa Francsco e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno… nessuno li ha mai ascoltati, tanto più che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il mestiere della guerra, ma bambini e persone innocenti: è utile vedere come in queste ultime guerre le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco si scarica maggiormente sui civili.

Tutto … per ottenere la pace: infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: “vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo”.

La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore: è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore.

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Sembra impossibile come lo è tutto quello che Dio promette e fa.

Del resto anche solo nel secolo  che ci ha preceduto nessun europeo pensava che ci potesse essere pace tra Francia, Italia, Germania, Inghilterra… Oggi più nessuno invece pensa anche solo lontanamente che qualsiasi controversia tra noi venga risolta con la guerra.

Vuol proprio dire allora che è possibile fare un percorso, entrare dentro una prospettiva, sprigionare tutte le forze possibili che abbiamo: se maturiamo come uomini, se lasciamo parlare in noi il cuore di Dio e se ne accogliamo la sorgente, la sorgente della Pace è Lui.

4 Maggio 2021
+Domenico

Facci da via e faremo la tua strada

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 6.12) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 6-14) nella festa dei Santi Filippo e Giacomo

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Audio della riflessione

Sono tante le cose di cui ci dobbiamo preoccupare per vivere bene, per condurre una vita decente: avere buoni rapporti con tutti, offrire la nostra solidarietà a chi ne ha bisogno … ma ce ne sono tre che sono indispensabili:

  • conoscere la strada della vita, conoscere cioè che un percorso da fare per condurre una vita buona, felice, soddisfacente …
  • essere sicuri di camminare secondo verità, difendendoci dai facili inganni in cui altri ci attirano, e …
  • vivere veramente, non solo sopravvivere o vivere di risulta.

La frase perentoria di Gesù “Io sono la via la verità e la vita” risponde a questo bisogno fondamentale di ogni esistenza!

Spesso non sappiamo che fare, ci troviamo come in un deserto o nel mare senza bussola: non ci sono strade, non c’è freccia, siamo  nella nebbia, con la fastidiosa sensazione di esserci perduti, o di trovarci in un posto invece siamo in un altro …

La nostra esistenza è diventata un intrigo di proposte, di sollecitazioni, di esperienze contraddittorie: “Che devo fare, che strada prendo nella mia esistenza?” Soprattutto chi è giovane si trova di fronte a una eccedenza di opportunità che vengono sempre meno e non sa che cosa scegliere.

Avere qualcuno che ti indica quale è la strada è veramente molto importante … ebbene Gesù dice: “Io sono la via. La strada giusta della vita passa da me, io sono meglio di ogni tuo satellitare.”

Vederlo come via non significa aver trovato la cartina geografica o stradale, ma aver percepito in Lui la certezza di un percorso di felicità e di una compagnia sicura per raggiungerlo, per costruirlo, per farlo: non ci indica solo la strada, ma è Lui stesso la strada.

Lui è anche la verità! Il problema di oggi sembra essere la libertà: fare quel che si vuole, andare dove si vuole, ma il vero problema è di sapere se siamo veri o falsi, nella verità o nella falsità.

Persone compiacenti che ci isolano in un pietoso inganno ce ne sono sempre tante e sono troppe … abbiamo invece bisogno di sentirci dire sempre chi siamo e che cosa possiamo fare, quali cose dobbiamo cambiare, se la nostra strada è quella giusta, se la nostra vita è impostata bene.

Gli amici purtroppo spesso non hanno coraggio per non offenderci.

Gesù è l’amico che sta sempre dalla parte della verità e per questo allora diventa la nostra vera vita, la vita di quel Dio che non ci abbandona mai.

3 Maggio 2021
+Domenico

Siamo attesa di difesa e conforto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21)

Audio della riflessione

Nella vita comune di tutti i giorni, sperimentiamo due situazioni che ricorrono non poche volte: il bisogno di una difesa sicura e la ricerca di una forza consistente.

Infatti, soprattutto se viviamo qualche responsabilità di tipo sociale, o viviamo convinti per un ideale e a questo orientiamo tutta la nostra vita, sperimentiamo malcontento intorno a noi, accuse gratuite, denunce pure, e dall’altra ci sentiamo molto fragili e incapaci a resistere: decisi, ma non sempre efficaci e sicuri, coraggiosi e perseveranti.

Nella esperienza esaltante e coinvolgente della evidenza e del Cristo risorto gli apostoli si trovano a vivere situazioni di questo tipo: la certezza intima di avere incontrato Cristo risorto li riempie di gioia e ridà loro l’entusiasmo della testimonianza e dell’annuncio esplicito.

Stefano, nel suo entusiasmo giovanile, non bada a pericolo, e viene accusato e lapidato; Pietro si sente responsabile di un annuncio che rinfaccia alla classe sacerdotale l’assurdità di aver crocifisso Gesù, ed è responsabile di un minimo di riorganizzazione della vita dei dodici, ma viene messo in galera e diffidato di parlare ancora di questo Nazzareno ormai “liquidato”, e si prende frustate.

Occorre un difensore e una forza corroborante per ciascuno.  

Il Vangelo comincia a rendere evidente un grande dono che Dio si appresta a dare alla sua Chiesa, a ciascuno dei suoi apostoli e ad ogni persona che deciderà di seguire Gesù: “Io pregherò il Padre che vi darà il Paraclito

E’ la promessa dell’irruzione nella nuova avventura cristiana dello Spirito Santo: Lui è il difensore di cui l’umanità ha bisogno e nello stesso tempo il confortatore che rinsalda coraggio e forze per superare ogni fragilità.  

Si possono subire accuse infamanti, si possono spegnere litigiosi confronti, si può lasciar correre tempo su calunnie e falsità, ma il ristabilimento della verità deve essere un dono non solo alla persona falsamente accusata, ma anche un debito di verità nei confronti di tutti. 

Il processo deve cominciare dall’interno di ciascuno di noi, per purificare  e rinsaldare nella coscienza la bellezza della verità e in seguito creare le condizioni perché ciascuno scelga liberamente di stare dalla parte del vero e del bene. 

Contemporaneamente lo Spirito è forza, coraggio, consolazione: non si ferma alla difesa, che è sempre un dono necessario, ma si spinge ad essere consolazione.

Questa forza consolante è vera, perché viene applicata all’anima, non al mondo degli istinti: non soddisfa la carne per affliggere l’anima, ma parte dall’anima per portare conforto dall’interno. 

E’ una consolazione perfetta, perché non si ferma a turare buchi, ma giunge a ritessere tutto l’ordito della vita: è un dono personalizzato, perché si manifesta nella normalità dell’esistenza di tutti e di ciascuno.  

In questa pandemia abbiamo bisogno di tanta verità e di amore sconfinato ad essa: desideriamo che tutti possiamo tornare a fidarci del prossimo.

La distanza che ci viene richiesta è solo fisica, non sociale: manteniamo la comunione con tutti, che parte dal cuore e che si sviluppa e solidifica in famiglia, e si deve sentirne la forza dell’attesa di uno sviluppo nuovo di socialità e di condivisione.

Torneremo – quando ci sarà permesso – a tutti i rapporti sociali, ma non come prima, sapendo che lo Spirito Santo li riempie di verità e di novità.

17 Maggio 2020
+Domenico
  

Donaci la tua pace o Risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27-31a)

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Si torna spesso nella nostra vita a parlare di pace, sia per le continue guerre che si scatenano nel mondo, sia perché nessuno ci toglie la sensazione che – come dice papa Francesco – stiamo vivendo una terza guerra mondiale a macchia di leopardo, sia per il bisogno assoluto che ciascun uomo ha di un benessere diffuso, di una possibilità di rapportarsi tra tutti da amici, da collaboratori, da persone che mettono in comune ideali e sanno che ogni persona può essere di grande aiuto per sviluppare i propri.

Siamo spesso anche provocati dalla pressione dei migranti sulle rive del Mediterraneo: molti di loro fuggono da guerre assurde, da prevaricazioni e privazioni di libertà e pericolo di vita, per governi opprimenti o in guerra per predominare in questa o quella zona del mondo.

All’origine ci stanno sempre temi economici: ricerca di fonti energetiche e occupazione e accaparramento di esse, predominio su certe aree strategiche del mondo e chi ci va di mezzo sono sempre i più deboli, i più fragili, le famiglie, le donne e non certo gli eserciti.

Le guerre, oltre che a fare morti e creare indicibili sofferenze e ingiustizie, distruggono più di quanto si ottiene dialogando; si tratta sempre però di una pace che si pensa di poter ottenere attorno a un tavolo di concertazione.

Gesù nel suo accorato discorso che prelude al suo supremo sacrificio dice chiaramente: “So che amate la pace, so che la desiderate come benessere, convivenza buona fra tutti, serenità, calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, ma anche pienezza di vita e di salute, la perfezione e la gioia; la pace per voi è il successo di ogni impresa e il compimento dei vostri desideri. E voi pensate che agendo sulle strutture soltanto si possa ottenere e gustare questa pace?

E’ una illusione, che si basa su equilibri esterni, regolati dal calcolo del potere o dal gioco delle forze sociali: questi sono equilibri estranei alle profonde ragioni del cuore e proprio per questo instabili e deludenti.

“Io vi do la mia pace, ma non come ve la dà il mondo.”

Infatti per Gesù la pace non può prescindere da un dialogo, da una comunione profonda con Dio e Io – dice – “sono venuto a garantirvi che questa comunione è in atto con la mia vita, con la mia morte e risurrezione, con la mia parola, con la tenerezza della paternità di Dio per ogni creatura, con il suo perdono, la sua presenza in mezzo a voi sempre, da quando Dio mi ha dato un corpo come il vostro e una vita umana da innalzare sempre alla comunione con Lui. Sappiate che avete sempre la sua Parola che non tornerà mai a Lui senza aver realizzato ciò per cui l’ha mandata, come ha mandato me, e il vostro cuore in questa continua comunione non potrà non avere solo che sentimenti, parole e volontà di pace.

12 Maggio 2020
+Domenico