Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 38-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Il vangelo è sempre un insegnamento da non trascurare. Tutti ricordano questo brano che ci dice di porgere l’altra guancia e spesso restiamo un poco perplessi. Ma io allora non posso far valere le mie ragioni? Non è un atto di viltà e di debolezza? Uno che ha responsabilità e si lascia insultare o schiaffeggiare non perde la sua faccia di persona responsabile? Mi basta solo presentare un esempio di come Gesù si è comportato di fronte proprio a uno schiaffo che gli ha dato una guardia durante il processo religioso intentatogli dai farisei e dai sacerdoti del tempio. Da notare che questo schiaffo è stato un segnale per tutti sulla fine della intoccabilità del Nazareno. Da quel momento in poi tutti lo hanno bistrattato e percosso. Gesù nella sua dignità non è indifferente all’offesa e parla con chi gli ha dato lo schiaffo e dice: “Se ho detto qualcosa di male, dimostralo; ma se ho detto la verità, perché mi dai uno schiaffo?” E’ sicuramente una risposta che non reagisce allo stesso modo, non è un voler continuare una eventuale lite, ma Gesù si carica della coscienza di chi lo ha schiaffeggiato e lo aiuta a rientrare in se stesso e ad assumersene la responsabilità.
Se c’è un esempio di come realizzare questo insegnamento e tanti altri del vangelo è proprio sant’Antonio di Padova, che oggi viene celebrato in tutto il mondo Aveva nel sangue l’ardimento dei conquistatori. Un suo famoso antenato era Goffredo di Buglione che fu crociato in Terra Santa. Di fatto si chiamava Fernando di Buglione Aveva in cuore di testimoniare con il sangue il suo amore a Gesù Cristo. Ricordate il suo entusiasmo di voler andare in Marocco, dove erano stati massacrati 5 frati, i cui corpi aveva visto a Coimbra , in Portogallo dove lui è nato. Cambia ordine religioso: da canonico regolare agostiniano, con l’ideale di studiare tanto e di insegnare, si fa frate francescano, ordine che era ancora agli inizi, era in vita ancora san Francesco e si fa mandare in Marocco per prendere il posto dei frati appena ammazzati. Ma il Signore ha altre mansioni da affidargli; appena sbarcato si becca la malaria e la nave che lo riporta a casa, naufraga a va a finire in Sicilia e da li prende corpo la sua vera vocazione che è stata per tutta la sua vita quella di seminare la Parola di Dio. Diventa un predicatore eccezionale, convincente perché vive quello che dice e perché il Signore accompagna la sua parola, che diventa seme fruttuoso in chi la accoglie e anche in chi la osteggia. E Dio lo riempie di miracoli, tutti orientati a far maturare il seme della parola, perfino nei pesci, negli uccelli, nei perversi e nei sanguinari.
Dio svela il suo amore misericordioso in tante sue prediche e c’è da divertirsi a conoscere i suoi miracoli.
La sua vita è intessuta di preghiera, di sacrifici, di mortificazioni e penitenze di ogni genere. Un carattere così focoso, come il suo, doveva essere orientato e imbrigliato per servire il Signore e non il suo ardimento o le sue impostazioni di vita. La nostra vita è orientata sempre dal Signore, da Gesù e occorre essere allenati a stargli dietro, ad ascoltare quello che ci suggerisce nel cuore. La famosa altra guancia è tutta una vita di bontà, di perdono, di forza di pace, di ascolto e meditazione della Parola di Gesù, di contemplazione di <lui nei poveri e negli sconfitti dai prepotenti.
Nella nostra vita tutti abbiamo ispirazioni al bene, a fare cose buone, ad essere generosi, ma siamo indolenti; trattiamo Dio come la sveglia che ci fa saltar fuori dal letto la mattina presto: le mettiamo addosso un cuscino, cerchiamo di spegnerla, ci casca a terra, diciamo le prime parolacce della giornata poi arriviamo sempre tardi.
Il Signore non è una sveglia, ma un cuore che batte e ti vuole bene e devi allenarti a capirlo, a seguirlo, a volergli bene, come quando ci si innamora.
13 Giugno 2022
+Domenico
