Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,18-22)
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
E’ bello sapere che le nostre esistenze di persone, sono sempre state coinvolte da Dio in una chiamata: potrebbe sembrare che sia sempre io che decide della mia vita … c’è stata una evidente libertà di scelta, ma sappiamo che le scelte spesso sono collocate dentro una esperienza che ci precede o che non dipende tutta noi.
Il Signore sempre ci chiama ad essere e ci propone un modo di vivere.
Mettendosi alla sequela di Gesù non è come iscriversi a una scuola, di un maestro che mi dava una competenza, ma è stato sentirci risuonare dentro una chiamata che mi fa Lui stesso, metterci in rapporto vero e profondo con Lui e seguirlo; non siamo stati alunni di un maestro – anche bravo – ma discepoli del Signore!
Allora prima di tutto viene Lui: in Lui troviamo la perla preziosa, la novità assoluta, l’unico affetto della vita … riusciamo allora a capire anche oggi, perché tutte le nostre scuse, pure profondamente umane, non devono avere il sopravvento: devono essere poste a confronto con il Signore e non con una indicazione pedagogica.
La libertà dalle cose e dal piacere che procurano è il primo dono, è quello che Gesù fa al suo discepolo: lo fa uscire dalla madre, lo fa venire alla luce come il Figlio del Padre, un uomo libero!
Certo, anche se riusciamo a capire che Gesù è il Signore, avremo sempre le resistenze del cuore, affetti che vengono prima di Lui, ma il Signore non può essere secondo a nessuno: non sarebbe più il Signore!
Seguire Lui non è pretesa e volontà mia, ma chiamata e dono che Lui fa a me!
C’è un’arte che sta imperversando nei nostri giorni: quella di non decidersi mai, e tenere sempre i piedi in due scarpe, di rimandare all’infinito quello che è necessario fare oggi: è indeciso il giovane che non riesce a trovare la forza di distaccarsi dalla sua famiglia per crearsene una nuova (in Italia si arriva ancora a una media di 34 anni), è indeciso il giovane che si vuol donare a una missione radicale, chi vuol vivere la verginità per il Regno, chi deve orientare una comunità verso mete che esigono “prendere o lasciare”, è indeciso il “politico” che cerca di cavalcare tutte le possibilità e stare a galla sempre, è indeciso forse anche chi non ha il coraggio della verità, e fa il “tappezziere”, mette pezze a tutti, accontenta tutti, anche quelli che dicono e fanno il contrario.
Sarà forse l’arte di governare … non è certo l’arte del seguire Gesù!
27 Giugno 2022
+Domenico
