Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 22-33)
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
C’è stato un tempo in cui per l’ora di religione a scuola, il catechismo in parrocchia, le conferenze in oratorio si praticava un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, e l’idea di fede che si diffondeva sempre di più era che nella vita cristiana devi soprattutto ammettere con la tua intelligenza cose che non capisci, verità che con la tua ragione non riesci a dimostrare.
Anche se i ragazzi e i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più coinvolgenti, più legate a un rapporto con Dio personale, di fiducia, di dialogo, di coinvolgimento di tutta l’esistenza, facciamo ancora una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è credere soltanto a delle verità … questo è pure giusto, ma la fede è altro, soprattutto.
È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta la notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre! Aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca, di portarsi dall’altra parte del lago … Lui li avrebbe raggiunti in seguito … e nel ritmo incalzante della giornata di Gesù vediamo che c’è posto per la preghiera: È una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi … e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente, in una preghiera accorata col Padre, la nitidezza e il coraggio della propria vita.
Dovrebbe essere così anche per tutti noi!
Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “Perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”.
“Vieni!”, gli dice Gesù, e Pietro cammina davvero sulle acque: aveva camminato per scherzo o per sfida, ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone.
Pietro è troppo concentrato su di se: non guarda più Gesù, si preoccupa dei suoi piedi che non poggiano più sul sicuro, si impaurisce e sta per andare a fondo … e urla “Signore, salvami!”.
Gesù stese la mano, come Dio stese la sua nel creare Adamo, il primo uomo, e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato: credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose e sorprendenti?”.
Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù di fronte alle difficoltà della vita: questa è la fede che deve riempire la nostra esistenza e sarà quella che insegnerà a tutta la Chiesa: non può essere che questo il centro che nelle Basiliche romane, di cui oggi celebriamo la festa, deve essere sempre proclamato e vissuto.
18 Novembre 2022
+Domenico
