La pace va cercata con le unghie e con i denti, ma soprattutto con la preghiera  

Riflessione sul Vangelo del giorno (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Audio della riflessione

Ci ricordiamo sicuramente quel raggelante racconto di Leopardi del venditore di almanacchi. Lui ad ogni inizio di anno fa la sua attività straordinaria, vende gli almanacchi dell’anno nuovo, calendari da appendere al muro, ma con qualche promessa nuova di felicità. Come sarà l’anno nuovo? Meglio di quello appena passato, deve dire per vendere; ma se questo l’hai desiderato e promesso anche l’anno scorso e non è stato vero, perché lo dovrebbe essere il nuovo anno? Il venditore non demorde, continua la sua filastrocca: almanacchi! Almanacchi! Noi all’inizio di un anno non ci vendiamo più gli almanacchi, non abbocchiamo più a tutti gli oroscopi che costellano la nostra vita in tutte le ore del giorno e della notte, ma un desiderio continuamente esprimiamo: la pace.  

Chiudiamo l’anno con una marcia della pace, apriamo il nuovo con una festa della pace, ci facciamo auguri di pace. Vogliamo sperare che il nuovo anno non veda più guerre. Ce l’eravamo augurati accoratamente durante il giubileo, all’inizio del 2000 eravamo molto caricati. Dicevamo: il nuovo secolo non sarà sicuramente come il ventesimo, che, da poco cominciato, ha mandato a morire generazioni di giovani sui fronti dell’Europa. Abbiamo dovuto presto ricrederci: non era ancora finito l’anno che l’11 settembre ci cacciava in una nuova spirale di guerre.  

Oggi non stiamo certo molto meglio: Dopo il massacro di 1200 persone fatto da Hamas, Netanyahu per vendicarsi ne ha uccise ad oggi quasi 20 volte di più (sono già più di 20.000). Non solo con l’esercito, ma anche con i coloni in abitazioni costruite non sul suo suolo, ma su quello palestinese. La guerra s’è fatta preventiva per essere più persuasiva. Ci sarà mai pace sulla terra? Finiranno le guerre? Quando capiterà davvero che si forgeranno le spade in vomeri e le lance in falci e non ci eserciteremo mai più nell’arte della guerra?  

Assistiamo piuttosto a un grande fatalismo al riguardo: si ipotizza con riflessioni, che sembrano profonde, che la guerra fa parte della natura dell’uomo e che quindi ci sarà sempre, che le armi sono nel DNA della vita umana e che quindi occorre sempre progettarne di migliori, che è impossibile disarmarsi, saresti subito sopraffatto, che la pace è proprio salvaguardata dagli eserciti, che ormai si chiamano tutti eserciti di pace…  

Potremmo continuare, ma non vale la pena di buttare benzina sul fuoco. Noi crediamo in un Dio che ci ha promesso la pace, che ci ha dato la pace, che è la pace. Significa che nella nostra natura umana c’è lo spazio e la possibilità di viverla, di accoglierla e di goderla. Bisogna crederci con tutto noi stessi. Finché non sarà estirpata da ogni modo di pensare umano, sarà sempre vista come plausibile, come utile. Oggi non c’è più nella testa di nessuno che un uomo può vivere da schiavo di un suo simile. Esistono varie forme di schiavitù che vanno sempre debellate, ma la schiavitù come stato civile di normalità tra gli uomini non esiste più; è stata cacciata da ogni testa, da ogni forma di pensiero. E ci sono voluti secoli per affrancare gli uomini dalla schiavitù. Perché questo non potrebbe essere vero anche per la guerra? 

 Sarà distrutta quando nella testa di ciascun uomo sarà rifiutata come incompatibile con la nostra umanità. È un lavoro tosto che parte dalla cultura di ciascuno, dai torti subiti di ciascuno, dai desideri di vendetta, dalle nostre stesse reazioni omicide e rabbiose davanti alla TV contro tutti quelli che ci dipingono come o terroristi o talebani o delinquenti. C’è una consapevolezza da ricostruire nella nostra coscienza cioè che solo il Signore ci può donare la pace. E allora la nostra preghiera si deve fare intensa, prendere il posto di ogni nostro essere di parte, convincerci che non siamo solo noi i buoni e gli altri tutti da distruggere, ma che dobbiamo convertirci tutti al Signore. C’è una purificazione del nostro cuore e dei nostri pensieri e atteggiamenti giustizialisti da premettere a tutto il resto e un perdono da supplicare; poi la pace abiterà veramente la nostra terra, perché nessuna parola di Dio torna a Lui senza aver creato ciò per cui è stata mandata.

01 Gennaio – Solennità di Maria Santissima Madre di Dio
+Domenico