Non siamo lebbrosi, ma poco ci manca alla lebbra spirituale

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle persone che hanno un coraggio indomabile di fronte a tutte le avversità, altri si adattano e non reagiscono. Capita così anche nella malattia. Vedi subito se uno ha voglia di vivere o no, se vuol combattere o ha perso omai ogni energia. Qualcuno si lascia morire altri invece hanno voglia di vita da vendere e reagiscono. Spesso questa è la forza necessaria per continuare a vivere, è una forza che compie miracoli. La vita anziché essere una fatalità è sempre una scelta, o meglio, un dono da accogliere e se non lo vuoi, nessuno te lo può imporre, prima o poi se ne va.

Era attaccato alla vita quel lebbroso che è corso ai piedi di Gesù: ha saltato tutte le regole che imponevano ai malati di lebbra l’isolamento e si è portato davanti a Gesù.

Ormai sei condannato, stattene tranquillo dove sei, la vita è un colpo di fortuna, tu sei sfortunato, adattati alla tua situazione!

Invece lui balza nella vita e supplica: se vuoi, se mi dai ascolto, se guardi alle mie privazioni, a quel che mi manca per essere un uomo, tu puoi ridarmi tutto quello che hai dato ad ogni creatura. Perché io dovrei rimanerne privo? Puoi guarirmi. E’ una preghiera semplice, ma decisa, sa quel che chiede e sa a chi chiede. Gesù di fronte a questa fede risponde subito:  lo voglio. E’ animato da compassione, da attenzione profonda alla sofferenza.

E lui, il lebbroso diventa il primo annunciatore della grandezza di Gesù, lo va a dire a tutti, non lo tiene più fermo nessuno; ha riottenuto la gioia di vivere e la canta più che può. E annuncia non solo e soprattutto il fatto, ma la parola, il logos, se vogliamo stare alle parola greca che Marco usa. Annuncia qualcosa di più di un miracolo, di un aspetto meraviglioso, che ha dell’incredibile, ma annuncia la parola di salvezza.

Nella guarigione della lebbra è significata ogni altra guarigione. Anche noi siamo quel lebbroso, anche a noi cade la vita a pezzi, perdiamo la freschezza e l’innocenza. Anche a noi le mani anziché essere tese all’abbraccio diventano moncherini mortificati, le nostre labbra anziché essere aperte a parole d’amore, sono disfatte dalla maldicenza; anche i nostri piedi anziché essere portatori di gioia, di vangelo sono paralizzati nella nostra solitudine. Una lebbra ce la portiamo dentro tutti, un principio che smonta la nostra vita pezzo a pezzo e ce ne fa perdere la bellezza la proviamo tutti. E’ lebbra il peccato, è lebbra lo scoraggiamento, è lebbra la paura. Abbiamo bisogno di gridare anche noi: se vuoi, puoi guarirmi, certi che Dio non ci abbandona mai.

Ma noi siamo due ragazzi che ci siamo da poco fidanzati, non siamo lebbrosi. Certo, siamo qui a chiedere a Dio che vi risparmi dal vedere il vostro amore cadere a pezzi come la carne del lebbroso, vi mantenga sempre la freschezza e un po’ di ingenuità sulla vita che oggi ancora avete. Il vostro amore fresco è come la pelle del lebbroso che Dio ha rifatto; per questo lo ringrazierete ogni giorno.

11 Gennaio
+Domenico

Le sofferenze, le disperazioni chiamano in causa sempre Gesù

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Ogni uomo che viene al mondo deve portare il suo carico di dolore, di pena, di male. Non è una fatalità, ma un dato di fatto. Resti spesso sconcertato quando fai il conto di tutto il male che esiste nel mondo, ti senti schiacciato quando ne devi portare una parte. Ti tocca perché sei papà o mamma e spesso ti sembra di non farcela a sostenere il dolore che ti accumula la vita di famiglia; ti tocca per la tua stessa vita, per le vicende che ti capitano, che qualche volta hai provocato tu con la tua insipienza o che spesso ti vengono caricate sulle spalle senza tua colpa: è un incidente, è una malattia, è una ingiustizia, sono le disonestà, le cattiverie, i delitti di chi non ha rispetto di nessuno.

La TV e la stampa ogni giorno ci mettono davanti le sofferenze dell’umanità. Se poi hai avuto occasione di visitare direttamente qualche popolo del cosiddetto terzo mondo ti senti sicuramente in colpa. Ma perché tutto questo macigno straziante di male? C’è qualcuno o qualcosa o qualche prospettiva che ci permetta di vincerlo, non solo di sfuggirlo; di superarlo non tanto di scaricarlo sulle spalle di altri.

A Gesù, al tramonto del sole di quella prima giornata di Cafarnao, passata amichevolmente nella casa di Pietro, si presenta una massa di ammalati e di indemoniati. Si è diffuso un rapidissimo tam-tam tra tutti i disperati; la notizia della sua presenza è passata di tugurio in tugurio, di disperazione in disperazione e ciascuno ha trovato, la forza di portare alla luce i suoi mali, i suoi malati, i reclusi del dolore. C’è Gesù. Lui ha detto che il Regno sta scoppiando, Lui comanda ai demoni; Lui è capace di portare tutto il male del mondo e se ne sente quasi schiacciato.

Ha bisogno di fissare il suo sguardo gravato dalle scene del dolore negli occhi del Padre e di buon mattino si ritira in un luogo deserto a pregare: Non è una fuga, al “tutti ti cercano” che Pietro gli grida non oppone rifiuto, ma allarga ancora più l’orizzonte a tutti i villaggi vicini.

È Lui l’agnello che si carica il male del mondo. Non siamo più soli a portarlo. Lui è la chiave di volta sotto cui il peso della vita non potrà mai schiacciarci. Gesù non ci lascia soli. Il male del mondo è tanto, siamo tentati di dire che è troppo, ma bisogna cercare Gesù per avere la certezza di vincerlo. Se la terra è spaesata, il cielo non è vuoto. Papa Francesco ci dice sempre che la chiesa deve uscire e accogliere tutti. Gli siamo obbedienti oppure ci fermiamo a guardarci negli occhi? Noi i bravi, i garantiti, quelli che dicono di avere bisogno di nessuno e magari non aiutano nessuno? Tutti cercano solidarietà, compagnia, amore. La chiesa è in uscita sempre anche per questo.

10 Gennaio
+Domenico

Gesù stana tutte le nostre miserie e ce ne guarisce

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze. Spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane. Molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo. E queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano; le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: Taci, esci, te lo comando. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male. Gesù è l’unica potente salvezza. E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui. Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male. Occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile. E’ finito il tempo in cui per accettare criticamente Gesù dovevamo sempre dire che i miracoli che compiva e di cui ci parla il vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale. Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi come il Signore che non ci abbandona mai.

09 Gennaio
+Domenico

Una squadra di lavoro, appassionata di vangelo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Sono finite le feste, le vacanze, le variazioni di orario di vita, di percorsi di incontri. La ripresa del lavoro, della scuola, dello studio è sempre faticosa, ma necessaria. La vita è fatta di poche feste e di tanti giorni feriali; la quotidianità è la legge, la festa è l’eccezione, anche se le feste danno sapore ai giorni normali perchè te ne fanno intravvedere e gustare il significato. La legge di inerzia dello spirito è ancora più difficile da vincere di quella degli oggetti. Esige grinta interiore, forza di volontà, soprattutto motivazioni: un papà o una mamma hanno davanti una famiglia, un lavoro, un adulto punta di più sull’abitudine, un giovane sulla spontaneità, ma la cosa più utile è avere degli amici, essere in squadra per potersi aiutare l’un l’altro a trovare motivi, mettendo assieme il poco di tutti per fare una forza imbattibile.

Gesù era partito deciso, aveva lasciato il suo bel paesello, aveva voltato pagina. La prima cosa che fa è di mettere assieme una squadra che, come Lui, si mette a condividere passione per la sua causa e li chiama. Aveva visto non poco volte questi giovani, questi uomini rotti dalla fatica, attaccati al loro lavoro, decisi a non lasciarsi sopraffare dalle condizioni avverse. Li ha pensati tante volte a impiegare la loro grinta nella sua missione di annunciatore del vangelo, anziché nel tentare di riuscire nella pesca, nel loro lavoro.

Andrea, Simone, Giacomo, Giovanni ci state a vivere con me, a predicare speranza a questo nostro mondo che è continuamente tentato di vivere alla giornata? Ci state a costruire un cenacolo di persone che si misurano sul futuro di Dio? Ci state a mettere tutte le vostre forze nell’aiutare gli uomini a decidersi per il Regno di Dio? Vi sta a cuore la bontà, la giustizia, l’amore vicendevole, il perdono, la lode a Dio? Riuscite a cogliere che il tempo è maturo perché Dio si riveli padre misericordioso? Volete condividere con me i momenti intimi di una crescita e di un confronto, di una compagnia e di una missione?

Un avverbio caratterizza la loro risposta: subito. Anche loro era da tempo che ascoltavano Gesù e le speranze che aveva fatto nascere nel loro cuore li avevano proprio affascinati. E si misero con Gesù, decisi. E’ sempre importante cominciare decisi, avere in cuore un ideale alto. Ogni giorno è abitato da una Parola, da un brano di vangelo, da un messaggio di speranza; di questa speranza devo vivere e devo portare agli altri, al mondo.

08 Gennaio
+Domenico

Con Gesù nella fila del Battesimo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti un ricordo lieto e triste di una prima volta. Il primo giorno di scuola, il primo giorno di naia, il primo giorno di matrimonio, il primo figlio, il primo bacio, il primo volo, il battesimo dell’aria.

È stato qualcosa che ci ha iniziato alla vita, che le ha dato un nuovo colore, che ha coronato una lunga preparazione o attesa, che ci è capitato improvviso e che ci ha fatto scoprire qualità impensate. Spesso è stata una investitura. “Adesso sei grande, tocca a te, non ti tirare indietro; sei su un trapezio, non ci sono più reti di protezione”. Un misto di brivido, di paura, di orgoglio ci ha fatto decidere.

Non so se Gesù provasse qualcuno di questi sentimenti, là al Giordano in quella fila di peccatori. Era stato attratto da Giovanni, sentiva che suo Padre non era ingessato nei ritualismi o imprigionato nel tempio, ma era là nell’attesa della povera gente, povera di speranza soprattutto, una povertà che attraversa ricchi e poveri, stolti e intelligenti, uomini di potere e servi inutili.

E qui al Giordano il Padre, che Lui chiamerà sempre papà (solo sulla croce lo chiama Dio quando ripete le parole del salmo; Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato, ma le sue ultime parole saranno ancora: papà nelle tue mani mi abbandono), ebbene qui al Giordano è ancora suo Papà che lo offre a noi a mani spiegate, lo manda, lo accredita, lo spinge sul trapezio dell’annuncio e del dono fino alla morte, senza rete. L’unica rete sono le sue braccia. Con questa consapevolezza Gesù guarderà in faccia la morte, supererà le tentazioni, non soffrirà la solitudine.

Sei mio figlio, oggi ti ho generato; sei il prediletto, sei l’agapetos, Agapito (mi richiama il martire patrono della mia diocesi di Palestrina, in cui sono ancora incardinato), non ho altro bene fuori di te, ti affido all’ascolto di tutti, ti mando il mio Spirito; il nostro Spirito è la tua compagnia, la tua consolazione, la tua forza. Oggi lo Spirito aleggia su queste acque come spirò sulle acque del caos primitivo, è una nuova creazione che cammina con te.

Sono disposto a perderti purché questa fila di peccatori, che sta con  te nell’acqua del Giordano diventi una fila di santi, di giusti, di uomini e donne nuovi. Anche tutti noi oggi siamo in questa fila, che Gesù ci immerga nella  sua santità.

07 Gennaio – Festa del Battesimo del Signore
+Domenico

Qual è la stella della nostra vita, della mia, della tua?

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 2,1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Audio della riflessione

Ieri sera prima di andare a dormire o questa notte abbiamo completato il presepio. Erano forse già collocati in vista questi tre personaggi stravaganti nei vestiti, nei regali, nel seguito, e oggi sono stati avvicinati alla capanna di Betlemme. Sono i famosi “Re Magi”; si conclude qui l’elenco degli invitati.

La tradizione vuole che fossero tre anche se nessuno nella bibbia l’ha mai detto; ma quello che ci interessa è che cosa e chi cercano e perché sono tanto considerati nella nostra tradizione. Sono l’immagine della ricerca anche pensosa di Dio, della vocazione dell’umanità, che noi ancora ci incaponiamo a chiamare destino, del punto di arrivo di ogni ricerca umana.

Cercare è non sentirsi soddisfatto di quello che si ha e osare di volere la luna

Cercare è farsi domande profonde:  chi sono? dove vado? perché esisto? che senso ha la mia vita?

Cercare è lasciare la certezza per sperimentare la sorpresa,

Cercare è rispondere all’impulso interiore della libertà.

Cercare è non lasciarsi fasciare da nessuna comodità

Cercare è rincorrere Dio che non si lascia mai prendere

Cercare è lasciare alla speranza di essere il motore della vita.

Cercare è tendere l’orecchio a chi ti può chiamare

Cercare è ascoltare una parola che ti provoca a camminare

Cercare è togliersi le cuffie per lasciarsi destabilizzare dalle relazioni vere

Cercare non è fuggire nel virtuale, ma forare la realtà per seguirne le tracce

Cercare è lasciarsi incontrare

Cercare è spesso solo tenere aperti gli occhi sulla vita, sulle persone, sugli altri.

Cercare è inseguire l’orizzonte che s’allarga all’infinito

Cercare è vivere da innamorati, innamorati di Gesù e del suo mondo di pace.

L’Oriente è sempre stato visto come la terra degli scienziati, dei saggi, dei cercatori di ragioni per vivere, di mondi eterei, dedicati al sapere, alla ricerca della felicità non da quattro soldi. Loro scrutavano il cielo, ne leggevano continuamente i messaggi, non erano dediti alle guerre, non dedicavano la loro vita a costruire armi, a fare battaglia, a seminare terrore. Hanno visto una stella curiosa, strana, ne hanno letto l’indicazione: nasce il messia. Linguaggio figurato fin che vogliamo, ma capace di dirci che ci sono da cercare continuamente ragioni di vita e di speranza.

Cercare ragioni di vita, vuol dire che non ne abbiamo abbastanza di quelle che ci presentano  i talk show o le stars del rock o gli eroi dello sport: vogliamo qualcosa di più. Non ti riempiono la vita nemmeno le belle e buone amicizie, il successo nel lavoro, una buona vita di famiglia. L’uomo è fatto per qualcosa di più grande; c’è un inquietudine sempre che affiora e che non si deve seppellire.

E una volta trovatolo, dice il vangelo, lo adorarono.

Adorare Dio oggi è impegnativo: vuol dire che riconosci al di fuori di te le ragioni del tuo essere, mentre sei circondato da gente e da insegnamenti che ti dicono che sei autosufficiente, salvo poi a darti alla droga o all’alcol o ai maghi per trovare ragioni per una vita decente.

Adorare Dio significa che hai pure un corpo bello, lo puoi continuamente perfezionare, curare con ore di esposizione a tutti gli specchi possibili e a tutte le creme più sofisticate, ma alla fine c’hai un’anima da mettere al centro, hai un cuore da servire, un amore da sprigionare e un Dio che ti insegna la vera arte di amare.

In questa ricerca si collocano coloro che si donano a Dio, si sono collocati coloro che si sono fatti preti o suore. Hanno seguito una stella, si sono domandati tante volte dove sta la felicità. Hanno lasciato casa, amici, superficialità, i progetti di tutti. Hanno investito in una direzione come i cercatori d’oro, hanno setacciato il fiume della vita per cercare le famose pepite. In questa ricerca come tutti i giovani erano guidati da un istinto infallibile: l’amore. A chi darò la mia vita? Chi mi merita? Chi potrà sentirsi felice con me? A chi potrò dedicare la mia vita perché ne nasca felicità per me e per tutti.

Sono le domande che ogni giovane si fa nella sua esperienza d’amore. Non si domanda solo qual è la ragazza più bella? Che figurone faccio se riesco a scarrozzarla e a farla vedere a tutti nei luoghi della movida? Una ragazza non si accontenta di sentire qualche fischio quando passa o qualche complimento, sempre più pesante e volgare in questo nostro mondo materiale, ma vuole sapere con chi può costruire felicità per se e per tutti.

La ricerca dei magi è arrivata a Dio e oggi ci dicono che lui, il Signore della vita e della storia è la loro felicità. Ed è una felicità vera, che non finisce mai. Oggi ci aiutano a togliere il vetro all’orologio e buttare via le lancette o resettano sul digitale il programma per far sparire i numeri e far comparire la parola “sempre”

 Vogliono dire anche a noi che è bello seguire Gesù, che essere poveri non è una condanna, ma una libertà, di fronte a tutte le ingessature dei soldi. Ci ricordano che la vita è bella se il centro è Gesù, che il nostro amore umano, l’amore di coppia, l’amore dei genitori, l’amore tra amici deve sempre avere come riferimento Gesù.

Ma torniamo al presepio.

Nei pressi, e in qualche presepio se ne fa vedere l’artiglio, sta appostato Erode, l’avvoltoio che cala sulle nostre ingenue aperture all’infinito. Ha molti volti: tutti i nostri quando non sanno apprezzare il bene che faticosamente altri, i nostri genitori, gli amici, i nonni hanno da donarci. Ha il volto dell’egoismo, il volto dell’indifferenza, della paranoia, della vergogna cui soccombiamo di fronte agli amici quando si tratta di essere cristiani convinti; ha il volto del vizio. Per mantenere la speranza intuita occorre passare sempre da un’altra strada per evitarlo. E tornarono da un’altra strada. Qualche strada bisogna cambiarla se vogliamo mantenerci puliti e belli dentro e fuori.

06 Gennaio – Epifania del Signore
+Domenico

Siamo spesso per strada, oggi papa Francesco ci invita a sceglierne una, quella che Gesù ci indica

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 1,43-51)

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo. Se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla, se hai trovato quello che da una vita cercavi per lo meno lo dici agli amici, non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità. Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto. Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di vita, ha ascoltato le parole le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi. Tante volte li ha squadrati.

Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il vangelo, chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno, chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile? Occorrerà prima o poi scegliere. Ma sono loro gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di lui, che vogliono sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore. Infatti, erano incantati da lui. Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno.  Poi finalmente comincia a scegliere. Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro. E Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti a partire dalla intimità con Dio Padre. Si fa in quattro per coinvolgere altri. Lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro. Ma che vuoi che venga fuori di buono da un paesetto sperduto, fatto di montanari come Nazareth? Lui però conosce bene le scritture e quando Gesù gli dice che su di lui scenderanno e saliranno gli angeli, ne coglie il significato profondo di una investitura di Dio su Gesù e per questo si affida a Gesù, lo segue.

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla. È schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa. Non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente. Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma accamperanno tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, compresi i tranelli affettivi. Alla loro età, alcuni hanno risposto: lo vado a chiedere a mio papà. Ma prenditi in mano a vita finalmente, non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso,  tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumare l’esistenza nell’inedia.

E hanno il coraggio di guardare in cielo, non lo trovano vuoto, ma pieno dell’amore di Dio.

05 Gennaio
+Domenico

Siamo stati scelti liberamente da Gesù per seguirlo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 1,35-42)

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  – che tradotto, significa maestro – dove dimori?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Audio della riflessione

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  – che tradotto, significa maestro – dove dimori?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

04 Gennaio
+Domenico

L’ho trovato e te lo indico

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Audio della riflessione

La nostra esistenza è sempre una continua ridefinizione delle nostre persone, una ricerca di nuovi contatti e nuovi accordi, di contratti, di relazioni affettive, sociali, di lavoro. La famiglia ne è un tessuto continuo, perché ogni persona ha i suoi progetti che deve far convivere e condividere con quelli degli altri. Le soluzioni delle difficoltà non sono sempre a portata di mano, ti vengono dalla pazienza e dall’esperienza. Qualche volta, se trovi la persona esperta, capace, saggia che ti dà un consiglio, che ti aiuta a collocare il problema sotto un’altra luce di par di rivivere, di riprendere carica. E quando hai trovato una persona che ti ha aiutato a ritrovare coraggio, che ti ha dato forza per uscire dalle tue paranoie, allora lo suggerisci anche ad altri che stanno cercando come te. Qualche volta è un amico o un’amica, altre volte è un prete o un religioso.  

Giovanni il battista, aveva consumato la sua esistenza per riuscire finalmente a trovare in Gesù questa persona straordinaria, definitiva, che offriva gambe ai sogni, che sapeva dare forza interiore alla vita, che era capace di andare oltre le piccole speranze di ogni giorno. Lui, Giovanni, predicava nel deserto, era riuscito a richiamare la gente in un luogo che ti costringe a staccare la spina, ma la vita non poteva sempre continuare nel deserto, occorreva dare energia, forza di cambiamento alla vita di tutti i giorni, come si sta facendo in questo momento alla fine del periodo natalizio. Non è sufficiente trovarci dei bei momenti di silenzio, occorre aver dentro un fuoco, un ideale, una scossa di vita diversa, una forza che travolge e che soltanto Dio può dare. Giovanni questa forza l’aveva intuita prima e poi servita in Gesù. Per Lui stava vivendo, a Lui allora ha orientato senza riserve tutta la gente. Aveva provocato una sete ed era giusto che al momento opportuno ne indicasse la sorgente.  

Ecco, disse, l’agnello di Dio, è lui quella persona che stavamo aspettando, colui che senti già di amare senza aver visto, è Lui. È Lui che ti scava nel cuore voglia di bontà, desiderio di vita pulita. Quando ti nasce dentro una nostalgia di bene, è Lui che stai cercando. Quando senti di essere stato una carogna con i tuoi amici, con i tuoi fedeli, con tua moglie o con tuo marito o con i figli o con i genitori, è il suo perdono che stai cercando, non è solo buona educazione o cortesia. Va’ più in profondità e troverai Lui. Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona. Abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri. Soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, lanciare messaggi, convincere, abbiamo bisogno di fare squadra.  

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con questo perentorio: Ecco l’agnello di Dio, che viene perpetuato da allora in un gesto liturgico quotidiano. Gesù non si trattiene dall’offrirsi come la forza che cerchiamo. A noi non trattenerci dall’incontrarlo perché non ci va di andare a messa, o di celebrarla o di vederla come l’appuntamento necessario della nostra vocazione di cristiani. Lui ti viene incontro anche prima a darci certezza nuova di vita. 

03 Gennaio Santissimo Nome di Gesù
+Domenico

Gesù è nato tra noi per dirci la buona novella

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 1,19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Audio della riflessione

Ci può meravigliare riascoltare questo brano di vangelo che abbiamo meditato anche durante l’Avvento. Ma la venuta di Gesù in terra tra di noi è certo iniziate con il Natale, ma la sua presenza attiva, il suo vangelo, la buona novella sono diventate pubbliche, conosciute, attive quando Giovanni il Battista cominciò a predicare la venuta di Gesù nel deserto. Non ci attardiamo ai sentimenti tenui del Natale, ma vediamo già Gesù proiettato ad annunciare a tutti il suo vangelo e noi  a testimoniarlo 

Se vogliamo usare un linguaggio duro diciamo che i farisei avevano sequestrato Dio per metterlo a sostegno del loro potere. Erano a migliaia nel tempio a vivere dell’affare “Dio”; come sono a migliaia oggi i venditori di sacro, i maghi, i veggenti, gli speculatori sulle sofferenze umane. Avevano preso Dio e lo avevano imprigionato, separato lontano dalla vita e loro si davano da fare per venderlo a pezzettini, per controllarne le dosi. 

E intanto loro crescevano, loro dominavano, s’allargava il regno sulle coscienze, non il regno delle coscienze. Una speranza te la vendiamo, una prescrizione facile che può camuffare la tua sete di Dio, uno sguardo alla sfera di vetro per predirti altri inganni non è difficile fartelo passare come sollievo alle tue paure. C’è sempre qualcuno che sfrutta le attese, che tenta di spegnere la sete di Dio imprigionandola nel ritualismo o nella magia. 

 Ma Giovanni si scrolla di dosso tutto. Lascia il tempio, va nel deserto, si mette con la gente umile, si pone in ascolto di Dio. Lui era figlio di un sacerdote del tempio, il suo futuro doveva essere là a continuare il sequestro. Invece prende le distanze dal tempio perché intuisce che è imminente un cambiamento radicale, un colpo d’ala; la speranza alimentata da secoli diventa realtà; Dio sconvolge gli equilibri consolidati dei mestieri religiosi, rompe le nostre sfere di cristallo e si presenta vivo. “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Non fermate lo sguardo a me, non fissate gli occhi sul mio dito puntato, ma seguite la direzione. Io sono una voce che una volta giunta alle orecchie e scesa nel cuore dopo qualche rimbalzo nell’aria tra le rocce scompare e vive solo se ha suscitato vita ed è vita vostra non più mia. 

È così la vita di ogni cristiano: un dito puntato: esiste solo per indicare a tutti la strada, per andare oltre. Siamo tutti e sempre dei segni. È così l’amore di papà e mamma per i figli, che è vero se non riporta a sé, ma a costruire altro amore in una  nuova famiglia.  

È così il maestro e l’educatore che realizza il massimo della sua missione quando si rende inutile facendo camminare i giovani con le loro gambe; è così il prete della nuova alleanza che non sequestra Dio, ma ne diventa solo una voce, un dito puntato verso i segni del pane e del vino, del suo Corpo e il suo Sangue dono fino alla fine dei secoli. 

02 Gennaio
+Domenico