Chi cerchiamo nella nostra vita?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Una domanda ci dobbiamo fare: chi cerchiamo noi nella nostra vita? Quando ti poni di fronte a Gesù, chi cerchi? Nell’Evangelista Giovanni il termine cercare riferito a Gesù, ha sempre per oggetto Gesù nel suo mistero. Maria di Magdala nei giorni della Pasqua è al sepolcro per questa ricerca, ma all’inizio cerca il suo cadavere.  

È un punto di vista troppo personale, troppo umano, sottolineato dalle sue lacrime (il verbo «piangere» ritorna quattro volte, in 20, 11-15). Essa spiega la ragione della sua pena con le parole: «Hanno portato via il mio Signore, e io non so dove l’hanno messo». Non sospetta minimamente che egli potrebbe essere risuscitato; è convinta che abbiano messo in qualche altro posto il corpo del suo Signore; vuole conoscere questo posto per andare a riprendere lei stessa quel corpo inerte: potrà almeno ricordarle colui che ella ha conosciuto. 

 Parla del suo Signore, come se non appartenesse più che a lei sola. Quel titolo Kyrios, troppo personalizzato, non ha qui la dimensione trascendente che assumerà più avanti. Maria deve essere liberata da un attaccamento ancora troppo sensibile al Gesù terreno, deve abbandonare la sua volontà di possederlo. Questo attaccamento al sensibile impedisce a Maria di riconoscere Gesù risuscitato: le occorrerebbe la fede. Ecco perché, alla domanda degli angeli: «Donna, perché piangi?» (20, 13), Gesù stesso aggiunge: «Chi cerchi?» (20, 15). Con questo invita Maria a prendere coscienza dell’equivoco della sua ricerca e a purificarla nella fede; invece di tormentarsi a proposito del luogo dove pensa abbiano messo il corpo morto del suo Signore, deve cercare il Cristo, il Signore vivente. La sua ricerca deve cessare di essere preoccupazione di trovare il Signore per sé, e trasformarsi in un movimento verso di lui.  

Tutti, Maria di Magdala, i discepoli, noi cristiani, i giovani, i ragazzi devono e dobbiamo porci la domanda essenziale: «Dov’è Gesù?». Se cresciamo nella fede come Maria di Magdala e gli apostoli a questa domanda daremo un po’ alla volta una risposta molto diversa: non ha più importanza, come per Maria, di sapere dove hanno messo il suo corpo morto e di cercare questo corpo; si tratta ormai di sapere dove realmente è il Cristo, nella sua vita profonda, nel suo mistero. Colui che i discepoli ormai dovranno cercare, non è più il Gesù terreno quale essi l’hanno conosciuto, non lo devono cercare come Lazzaro risuscitato, come il figlio della vedova di Nain pure risuscitato, ma colui che è «nella casa del Padre», colui che è nell’intimità del Padre. Lo stesso tema è suggerito in 20, 15: Maria non deve più aggrapparsi ai ricordi del passato, cercando il corpo morto del suo Signore. I versetti che seguono diranno come deve orientarsi la sua ricerca: dovrà cercare nella fede colui che, in quello stesso momento, sale verso il Padre suo (20, 17). Allora soltanto, essa saprà dove è realmente il Signore: «Il luogo di Gesù risorto, è il Padre».  

11 Aprile
+Domenico

Avere occhi di Pasqua 

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Non è vero che la cattiveria vince sempre, che la morte è l’ultima parola, che chi vive da persona onesta debba per sempre soccombere. Non è vero che la nostra vita è una condanna, che alla fine siamo mangiati dal nulla. Non è vero che anche Gesù è passato, come tanti, come tutti coloro che vogliono il bene dell’umanità, No! Lui resta per sempre, Lui ha spuntato le armi della morte. Lui ha vinto tutti gli apparati di guerra, non c’è Pentagono che tenga. Il male è sconfitto. 

E noi possiamo vivere di speranza, non abbiamo più paura della morte, noi possiamo credere che Dio non ci abbandonerà mai e ci aprirà le sue braccia. I nostri problemi sono visti e guardati con altro sentimento, quello del non mollare mai, del resistere a tutto il male che ancora ci tormenterà, ma sicuramente non avrà l’ultima parola sulla nostra vita e su quella del mondo. 

Ma ora a noi cristiani di oggi non basta dare luce all’intelligenza dei fatti, vogliamo anche capire il senso di tutto questo. Oggi ci dobbiamo fare occhi di Pasqua: avere occhi di Pasqua significa vedere nella morte la vita, nella colpa il perdono, nella divisione l’unità, nelle piaghe la gloria, nell’uomo Dio. Dobbiamo cambiarci gli occhi, non c’è collirio che tenga, non ci sono retine trapiantate da fissare. È un cammino da fare quotidianamente, un percorso come lo hanno fatto gli Apostoli, i due di Emmaus, che si sono visti affiancare Gesù, e che hanno discusso con Lui, che hanno riletto con Lui le scritture, la Parola di Dio, luce indispensabile per un cammino di fede.  

In Lui hanno versato tutta la loro amarezza come potremmo fare noi oggi. Che senso ha questa vita? Mi scriveva un giovane: che senso ha mettere quattro crocifissi alle pareti se poi si disprezza la vita degli uomini, dei poveri, dei lavoratori, si ruba e ci si approfitta del debole, si licenzia senza un minimo di garanzia, si imbroglia sui contributi…? Che senso ha, aggiungo io, che Dio ci dia la forza di generare e noi cancelliamo vite quando ci pare e come ci pare? E le facciamo morire insindacabilmente quando non servono più? 

Che senso ha che nel pieno della vita un ragazzino di quattordici anni, di cui mi sono occupato tempo fa, stia solo aspettando la morte tra una operazione chirurgica e l’altra tra una chemioterapia e l’altra? Lì ci sono una mamma e un papà, dei fratelli che fanno una cordata d’amore, di coraggio, di dedizione. Solo Dio nella sua bontà infinita sa vedere e calcolare ogni sospiro che diventerà vita piena in Lui.  

La risurrezione non è soprattutto un fatto di cui meravigliarsi, perché superiore alle nostre possibilità e alla nostra fantasia, ma diventa il punto di arrivo di tutti noi. C’è un mondo altro che bisogna lentamente creare, in cui in maniera impensata occorre traghettare ogni vita donata da Dio; ebbene il giorno della Risurrezione questa nuova vita ha fatto il suo ingresso nel mondo e ha trascinato con sé tutti gli uomini. Dio non ci aveva creati e buttati a caso nel mondo, ma ci aveva predestinati a questo, perché Lui non ci abbandona mai. 

9 Aprile
+Domenico

Entrò, vide e credette

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario –  che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Audio della riflessione

I giovani corrono, i giovani sono scattanti, i giovani si entusiasmano subito … bruciano le tappe, i giovani vogliono spremere il massimo dalla vita, i giovani sono impazienti di sapere e di vedere, di provare e di scoprire …

… noi adulti invece siamo calmi, siamo riflessivi, le abbiamo già provate tutte e procediamo con cautela: non abbocchiamo al primo che parla … noi adulti quindi siamo lenti, spesso smorziamo tutto, soppesiamo tutto, ma … forse sappiamo dare ancora consigli saggi.

Erano un giovane e un adulto quei due che la mattina di quel famoso primo giorno dopo il sabato si sono incamminati correndo verso un posto già visto per Giovanni, un luogo nuovo per Pietro; il posto era il Golgota nei pressi del quale c’era il sepolcro nuovo in cui era stato ricomposto in fretta il cadavere di Gesù.

Hanno udito notizie sorprendenti: vociare di donne, correre di informazioni, meraviglie, domande, esclamazioni, dubbi … “Nella tomba non c’è più. Siamo andate di buon mattino perché volevamo imbalsamarlo, ma là il corpo non c’è più!”.

Questi due erano Giovanni il giovane, quello che aveva assistito fino all’ultimo momento, all’ultimo spasimo, Gesù che moriva, per sostenere sua madre e l’altro Pietro, quello che aveva dato il colpo di grazia del tradimento a Gesù, quello che, mentre Gesù veniva sbeffeggiato e insultato da tutti, non aveva avuto il coraggio di stare dalla sua parte.

Due vite incantate da Gesù, due apostoli, due storie si rimettono in corsa col cuore in gola per poter sperare ancora, per potersi dire che non è vero che tutto è finito, per farsi sorprendere dalla potenza di Dio! Giovanni è giovane, è innamorato perso e corre di più; Pietro è adulto, si porta dentro anche il peso del tradimento e arranca.

Giovanni lo precede: arriva prima, ma si ferma davanti al sepolcro, aspetta Pietro. Il giovane è entusiasta, è veloce, ma sa di avere bisogno della saggezza di Pietro.

È sempre così anche nella vita: giovani e adulti stanno bene insieme, hanno bisogno gli uni degli altri.

La scoperta che assieme fanno è di grande importanza, e sarà determinante per i secoli futuri. Anche loro constatano che Gesù non c’è più: il suo corpo che Giovanni aveva visto esalare l’ultimo respiro non c’è più … e descrivono il lenzuolo, la sindone, le bende che avevano avuto … che avevano avvolto Gesù afflosciate su di sé, come se da sotto ne fosse sparito il corpo.

E’ Giovanni di cui si dice esplicitamente: “entrò, vide e credette!”; constatò che il sepolcro era vuoto, ma continuò il suo percorso verso Gesù che dall’amore lo porta definitivamente alla fede.

Non basta vedere un sepolcro vuoto: occorre che il Signore si presenti.

Il Natale che abbiamo appena festeggiato già si rimanda alla Pasqua: quel bambino che abbiamo contemplato nella sua nascita è quel Gesù che sarebbe stato ucciso, ma che avrebbe vinto la morte con la risurrezione, dando al mondo una speranza definitiva.

27 Dicembre 2022
+Domenico

La Maddalena, innamorata persa di Gesù Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Abbiamo spesso incontrato la Maddalena nella nostra esperienza cristiana, soprattutto durante la Pasqua. Oggi la sua festa ce la presenta perché ci ridica  la bellezza del suo amore per Cristo e dell’amore di Cristo non solo per Lei, ma per ciascuno di noi , ciascun uomo o donna  che non smette mai di cercare Gesù Cristo, perché è sempre Lui che trova noi.

Maria Maddalena aveva fatto una scelta precisa: era stata in contatto personalmente con Gesù Crocifisso. Da qui traeva la forza di cercarlo a tutti i costi. Per lei pregare è  stato offrire il suo tempo e la sua persona a disposizione dell’amore crocifisso per essere trasformata dalla sua presenza.

Fede è quindi prima di tutto stare nell’intimità di quell’incomprensibile amore povero crocifisso, anche se non lo si capisce, lasciandosene contagiare e purificare.

Non misuro la qualità della mia fede prima di tutto dalla forza delle mie convinzioni, dalla generosità dei miei gesti, dalla soddisfazione del mio progresso umano e spirituale, dal grado della mia serenità o dalla capacità di resistere alla mia inquietudine, ma dal rinnovare la mia disponibilità a colui che sulla croce dà la sua vita per me.

Fede è fissare lo sguardo come Maria la madre di Gesù, come la Maddalena, come Giovanni a quella croce con tutta l’attenzione di cui siamo capaci. E’ guardare a colui che innalzato con le braccia aperte e le mani inchiodate, riunifica e riconcilia a sé tutti i peccatori con Dio suo Padre.

Solo da questo prolungato e sofferto guardare nasce la forza di cercare, di agire di decidermi di stare dalla parte di Gesù. Certo la fede è scelta libera e volontaria, ma la forza di deciderci per la fede, di ricambiare a Gesù l’amore per noi “fino alla fine” scatta solo quando mi avvicino anch’io alla croce e la fisso al centro della mia vita, perché anche sul mio cuore superficiale e gretto, egli eserciti la potenza liberante della sua attrazione. Solo l’amore convince e fa credere, solo sostenendo lo sguardo di questo amore nasce dentro di noi il desiderio ardente di aderirvi per sempre.

Quell’amore gratuito, prodigo fino a sciuparsi tutto per uno come me, lentamente comincia a sciogliere ogni mia resistenza e mi attrae irresistibilmente come l’unico mio desiderio che voglio contraccambiare.

Stare sotto la croce fa paura perché non ci si ritrova in grande compagnia, ci isola terribilmente, ci fa sentire minoranza nel mondo. Ma la Chiesa è proprio nata da quello sparuto gruppo che ha saputo stare sotto la croce e attendere la risurrezione.

E Gesù risorto, amato, cercato si dà a vedere e diventa l’unica speranza della nostra vita. Nel pieno della nostra faticosa e sofferta ricerca lui stesso ci viene incontro improvvisamente e ci trova prima che noi troviamo Lui. 

22 Luglio 2022
+Domenico

Contro ogni incertezza: è Lui, Gesù, il Messia

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 22-30)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Audio della riflessione

In pianura se ne vedono molto di meno di greggi di pecore, però verso l’inverno alcune invadono i nostri campi e troviamo sempre addossato al loro gregge, la baracca del pastore. Ai tempi di Gesù la scena era molto comune. Si stabiliva una sorta di linguaggio comune tra pastore e pecore, le stesse abitudini, gli stessi percorsi, gli stessi orari, le stesse consuetudini, e sopra tutte le vicende la voce che chiama, richiama, orienta, dirige, rimprovera, avverte, sferza, sospinge. Una immagine dolce di una vita dura; un quadretto forse troppo bucolico, ma denso di significato. Gesù nel vangelo spesso usa questa immagine per indicare l’amore che ha per gli uomini e la sua cura per aiutarci a trovare la strada della vita e la sua condivisione della nostra.

Lui si spende per noi; vive la nostra stessa vita, ritma i suoi tempi sui nostri, abita tra di noi, condivide orari, pericoli, corregge disordini, ha cura di ciascuno e ci spinge a stare assieme, conosce i nostri passi e i nostri pericoli, prevede le nostre deviazioni e ci avverte; ci chiama, ci orienta. Il dono che ci pone davanti, la meta cui ci orienta è la pienezza della vita. La nostra vita se non raggiunge la sua pienezza, tutta la sua capacità di espressione, tutta le possibilità di esprimersi non è degna di essere vissuta. E’ come se fossimo in una gara faticosa, esaltante e ci accontentassimo di giocare, senza l’ambizione non solo di giocare bene, ma anche di vincere.

Chi sta con lui non ci sta solo per comodità, per essere garantito, per sicurezza gratuita, ma per la pienezza di quello che Gesù propone. E’ ancora vero che la vita cristiana o è bella, da santi o non val la pena di viverla.

Spesso crediamo di essere sopraffatti dal male, dallo stesso male che nasce dentro di noi; abbiamo tante volte la sensazione che ci possa essere qualche giorno in cui per pazzia abbandoniamo la via della vita che Dio ci ha insegnato Troppe volte sentiamo di amici che hanno deciso di mollare. Erano sempre stati dedicati alla famiglia e la abbandonano per una stupida avventura, avevano sempre avuto corretta generosità e ora sono sfruttatori, coltivavano la vita interiore e ora sono solo dediti ai soldi. Ma Dio non ci abbandona se ascoltiamo la sua voce. Abbiamo la certezza che Gesù ci dà vita piena, abbiamo dal Padre una promessa: nessuno rapirà dalla mia mano le pecore che ascoltano la mia voce e che io conosco.

9 Maggio 2022
+Domenico

A Tommaso, la verità gli scoppia dentro

Una riflessione sul Vangelo della Domenica in Albis (secondo Giovanni : Gv 20,19-31)

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

“Non è ancora conclusa la giornata più confusa per quel manipolo di sprovveduti e impauriti che sono gli apostoli dopo che gli è stato ammazzato il capo”: così potrebbe scrivere un cronista impietoso e distaccato del lunedì, il giorno dopo il sabato, ancora per non molto, per i giudei.

E’ una giornata “strana”: si rincorrono le voci, chi dice di aver visto la tomba vuota, chi racconta di averlo incontrato di persona di avergli parlato … sono quasi tutti a raccontarsi una speranza difficile a crescere; è troppo lo sforzo del cuore per passare da quella tremenda visione del Calvario, da quel grido finale, da quella invocazione, per molti più disperata che fiduciosa, che avevano udito anche da lontano dove si erano nascosti: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”

Alla nuova notizia di averlo visto vivo, che si fa sempre più sentita, ripetuta, “scandagliata”, all’entusiasmo di Pietro e Giovanni, alla concitazione di Maria di Magdala che dicono, che squarciano il dubbio e aprono a una nuova certezza, ma stavolta piena, definitiva, perché nel cuore lentamente affiorano le parole di Lui, che parlavano di risurrezione e che per troppo tempo erano rimaste incomprensibili.

Era molto difficile far crescere questa speranza … a sera sono lì a farsi crescere l’un l’altro la speranza e arriva Lui: “Pace a voi!”.

Non è una rimpatriata dopo qualche grave incidente, ma è un inizio di vita nuova; non è assolutamente nemmeno una resa dei conti: ogni resa dei conti era lontanissima, anzi inesistente nel modo di pensare e sentire di Gesù, che invece rilancia di nuovo: “Adesso tocca a voi essere quel che io sono stato e sono per voi! Vi do’ il mio Spirito, che vi cambia dentro radicalmente! Vi do’ il mio cuore, vi trasmetto il mio miracolo di perdono. D’ora in poi sarete voi ad avere le chiavi del cuore, potrete distruggere il peccato, cosa che soltanto Dio può fare …

Ma non c’è Tommaso: è fuori ancora disperato, ancora chiuso nella sua desolazione. Entra, li vede tutti esaltati, gli si fanno attorno, non smettono di riferirgli con gli occhi, con il cuore, con il sorriso l’esperienza profonda del Risorto, che hanno fatto domenica scorsa (noi lo possiamo già dire, perché verrà chiamata  così sempre in futuro il primo giorno dopo il sabato) … e Lui: “a quel che dite, neanche se mi ammazzate ci credo. Siete tutti esaltati!” E’ una euforia collettiva che vi siete dati per sopravvivere, per eccesso di disperazione.

Qualche tempo dopo in piazza avrebbero detto di questo entusiasmo degli apostoli che erano già ubriachi di buon mattino … ma otto giorni dopo Lui, Gesù, il Cristo ritorna e guarda subito a Tommaso: volevi mettermi il dito nel posto dei chiodi? Volevi puntarmi la mano nello squarcio della lancia? Eccomi!

Da una parte Gesù che ama, capisce, si offre, dall’altra noi con la nostra dialettica, i nostri dubbi, i nostri continui ripensamenti, le emozioni contrastanti che oggi ci portano a credere e domani a rifiutare, con il velo pesante dei nostri comportamenti errati che ci tolgono la visione della verità, con le nostre fughe per non pensare, con le nostre fasciature fatte di ricchezze e egoismi, con le nostre intelligenze sviate …

E’ un attimo intenso quello di Tommaso: la verità gli scoppia dentro e si fa atto di purissima fede: “mio Signore e mio Dio!”. E’ fede pura, non è soprattutto e solo constatazione. Constatava davanti ancora un corpo con i segni della passione; Gesù risorto gli si dava a vedere e per Gesù era importantissimo che lo vedesse come il Crocifisso risorto. La fede nella risurrezione comincia proprio da qui. Tommaso dovrà fare ancora tanta strada come del resto tutti gli apostoli, per riorientare la propria vita alla fede nella Risurrezione. Colui che vede non è Gesù come prima anche se è il Gesù di prima. San Giovanni paolo II  alla GMG del 2000 ha chiamato questo incontro: laboratorio della fede, un laboratorio che è partito da una esperienza di impatto crudele con il Crocifisso a una apertura unica, nuova, definitiva del Risorto. San Tomaso, trascina anche noi con te e aiutaci a fare il salto dal Crocifisso al Risorto a vita definitiva nel Padre.

23 Aprile 2022 – Domenica in Albis
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione – 1

Una riflessione sul Vangelo del Martedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Giovanni: Gv 20,11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Il giorno ufficiale della nuova Pasqua caratterizzato dalla apparizione di Gesù sia agli apostoli e ancor prima alle guardie, dà inizio alla “fatica”, o meglio “pazienza” e gioia di Gesù, di far capire il nuovo linguaggio della Risurrezione, e noi lo realizzeremo in queste giornate.

E’ Maria di Magdala la prima grande allieva: se vuoi credere e convincerti della Risurrezione, smettila di cercare un cadavere, di voler fotografare un “oggetto”, di pensare sempre a Gesù nella vecchia maniera dell’uomo di Nazaret.

Il cadavere di Gesù non c’è mai stato! Finché pensi come la Maddalena, che non c’è perché lo hanno portato via, ti preoccupi solo di cercarlo e trovarlo come prima … finché pensi così non lo troverai mai più, perché fai di Gesù un oggetto e se continui con questa idea e questa ricerca, impazzisci!

La Maddalena riconosce Gesù, quando è Lui che la chiama: non si può vedere il Risorto come un oggetto, perché sfugge ad ogni oggettivazione! Noi facciamo ancora più fatica perché non possiamo fotografarlo, mandarlo in WhatsApp … “Se sei una cosa io ti fotografo” … finché lo cerco come una “cosa”, Lui mi sta davanti e io non lo riconosco!

L’unico modo di incontrare il Risorto è quando Lui prende l’iniziativa e si fa vedere: è un soggetto veramente libero!

Noi siamo oggettivabili, noi pesiamo pure e non possiamo scomparire, ma questo non è l’unico modo di essere un corpo!

Maria Maddalena appena lo riconosce lo abbraccia e Gesù le dice: “non continuare a tenermi, perché non sono ancora salito al Padre” … Gesù non intende significare che questo gesto “sponsale” sia fuori posto, ma che il tempo dell’abbandono amoroso e definitivo è appena cominciato; così è da interpretare anche quel non sono ancora salito al Padre.

Ora Maria Maddalena, ora tu cristiano, devi vivere in pienezza, forza e dedizione il tempo della missione, come ha fatto Maddalena.

L’ascensione al Padre di tutta l’umanità è appena iniziata con la mia Risurrezione e ora tutti i fratelli debbono seguirmi, perché il Padre mio è anche il Padre vostro. A questo abbraccio che segna l’eternità siamo tutti invitati e il tempo pasquale ce lo anticipa.

Qui è impossibile non riandare a quanto si trova descritto nel Cantico dei Cantici … (Ct 3,1-4) …. sentite:

  1. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  2. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  3. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore? ”.
  4. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Questa donna diventa l’immagine della Chiesa che lo cerca alla “maniera vecchia” e che viene educata a interpretare bene la partenza del Signore dalla terra per un futuro nuovo modo di essere nell’eternità: è ancora la sposa, e con la Maddalena gli evangelisti hanno fatto di essa la figura della Chiesa come sposa, desiderosa di stare con lo sposo, il ché avverrà definitivamente negli ultimi tempi per ogni persona.

19 Aprile 2022 – Martedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

La corsa col cuore in gola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,4-7) dal Vangelo del giorno di Pasqua (Gv 20,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate inaspettate, sorprendenti, magari non attese, ma che ti si “impongono” per i fatti che vivi, che ti vedono protagonista di qualche evento e ti restano sempre nella memoria, perché costituiscono un punto di non ritorno della tua vita: celebrazioni, incontri, “colpi di fulmine”, patti tra amici, vittorie sportive in gare nelle quali avevi messo anima e corpo, fatti dolorosi che ti hanno costretto ad aprire gli occhi …

… ecco, Giovanni e Pietro, i due apostoli che la mattina della Risurrezione corrono all’impazzata dalla Santa Sion ai giardini presso il Calvario, da dove si erano allontanati tre giorni prima con il cuore a pezzi, e dove avevano lasciato Gesù nella tomba, non dimenticheranno mai la scena: la pesante pietra posta come sigillo a una tomba non improvvisata, ma ben preparata per un nobile, ribaltata, cioè non solo scardinata, ma divelta e piombata pesantemente a terra! Che cosa era successo? Chi aveva violata la tomba di Gesù? Chi aveva potuto scardinare la pesante pietra tombale? Dentro il suo corpo non c’è più, c’è solo la sindone e le bende schiacciate su loro stesse, come se dall’interno il corpo martoriato di Gesù si fosse volatilizzato.

Tre verbi segnano un passaggio epocale della storia: “entrarono, “videe “credette“.

In quella tomba ci hanno fatto dei passi incerti, hanno fatto girare gli occhi, hanno palpitato con il loro cuore, hanno provato curiosità … stupore … si sono fatti domande …. quell’antro freddo era diventato ancora più freddo, era tornato ad essere come quei luoghi appena costruiti che odorano di calce, non abitati, anche solo da un corpo freddo nel gelo della morte, ma oggetto di amore e di future cure, come speravano di poter fare le donne.

La vista ha fatto tutti i fotogrammi possibili e li ha stampati nella memoria: più tardi Pietro continuerà a ripetere ai giudei, ai farisei, ai capi del popolo il sepolcro vuoto in quella maniera, che aveva visto in quegli istanti, e l’esperienza sconvolgente di averlo visto risorto la sera di Pasqua con gli altri apostoli.

Giovanni, dopo Pietro, entrò: vide e credette!

Ma la cosa più importante per  Giovanni, e che in seguito farà Pietro,  è di credere: credette, si abbandona in Dio, gli apre il cuore, a Lui che aveva risuscitato Gesù! Si è lasciato avvolgere dalla Sua luce, dalla Sua fedeltà e ne ha provato felicità e ricavato forza inaudita … la forza della futura predicazione e del martirio, della testimonianza fino al sangue: era iniziata una nuova era, l’era dei “risorti“, che noi oggi in tutto il mondo vogliamo rivivere.

17 Aprile 2022 – Pasqua di Resurrezione
+Domenico

La più bella corsa della storia

Una riflessione su Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Audio della riflessione

I giovani corrono, i giovani sono scattanti, i giovani si entusiasmano subito, bruciano le tappe, i giovani vogliono spremere il massimo dalla vita, i giovani sono impazienti di sapere e di vedere, di provare e di scoprire.

Noi adulti invece siamo calmi, siamo riflessivi, le abbiamo già provate tutte e procediamo con cautela, non abbocchiamo al primo che parla …. ma … siamo lenti, spesso smorziamo tutto, soppesiamo tutto, ma sappiamo ancora dare alcuni consigli saggi.

Come abbiamo sentito dal Vangelo, erano un giovane e un adulto quei due che la mattina di quel famoso primo giorno dopo il sabato si sono incamminati correndo verso un posto già visto per Giovanni, un luogo nuovo per Pietro; il posto era il Golgota nei pressi del quale c’era il sepolcro nuovo in cui era stato ricomposto in fretta il cadavere di Gesù.

Hanno udito notizie sorprendenti, vociare di donne, correre di informazioni, meraviglie, domande, esclamazioni, dubbi. “Nella tomba non c’è più. Siamo andate di buon mattino perché volevamo imbalsamarlo, ma là il corpo non c’è più”.

Erano Giovanni il giovane, quello che aveva assistito fino all’ultimo momento, all’ultimo spasimo, Gesù che moriva, per sostenere sua madre e Pietro, quello che aveva dato il colpo di grazia del tradimento a Gesù, quello che, mentre Gesù veniva sbeffeggiato e insultato, battuto da tutti, non aveva avuto il coraggio di stare dalla sua parte.

Due vite incantate da Gesù, due apostoli, due storie si rimettono in corsa col cuore in gola per poter sperare ancora, per potersi dire che non è vero che tutto è finito, per farsi sorprendere dalla potenza di Dio.

Giovanni è giovane, è innamorato perso e corre di più; Pietro è adulto, si porta dentro anche il peso del tradimento e arranca. Giovanni lo precede, arriva prima, ma si ferma davanti al sepolcro, aspetta Pietro.

Il giovane è entusiasta, è veloce, ma sa di avere bisogno della saggezza di Pietro. È sempre così anche nella vita: giovani e adulti stanno bene insieme, hanno bisogno gli uni degli altri.

E la scoperta che assieme fanno è di grande importanza: sarà determinante per i secoli futuri. Anche loro constatano che Gesù non c’è più, il suo corpo che Giovanni aveva visto esalare l’ultimo respiro non c’è più … e descrivono il lenzuolo, la sindone, le bende che avevano avvolto Gesù afflosciate su di sé, come se da sotto ne fosse sparito il corpo.

Ecco, il Natale che abbiamo appena festeggiato già ci rimanda alla Pasqua: quel bambino che abbiamo contemplato nella sua nascita è quel Gesù che sarebbe stato ucciso, ma che avrebbe vinto la morte con la risurrezione, dando al mondo una speranza definitiva.

27 Dicembre 2021
+Domenico

Maria Maddalena, testimone del Risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1.11-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Maria, è chiamata Maddalena, dal castello di Magdala, località situata nella costa occidentale del lago di Tiberiade, dove nacque. Fu tormentata da demoni nella sua giovinezza, ma illuminata dalla … Grazia Divina ne venne liberata e visse una vita più serena.

Liberandola dai “Sette Demoni” Gesù la fece quindi diventare sua discepola. Sul Calvario sfidò l’ira dei nemici di Gesù, assistette alla morte del suo Maestro, e non s’allontanò se non dopo la sepoltura di Lui. Non vedeva l’ora che trascorresse il sabato, per correre ad imbalsamare con profumi ed aromi il corpo adorabile di Gesù, e fu la prima ad avere la grazia di vederLo risorto.

La domenica mattina, difatti, sull’albeggiare, Maria corse al sepolcro del Salvatore, ma affacciatasi non vide più nulla: piena di angoscia, mentre le lacrime cominciavano a scendere, velandole lo sguardo, Maddalena si affacciò e guardò nuovamente: due angeli vestiti di bianco le chiesero: « Donna, perché piangi? »; ella rispose «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano messo ».

E detto ciò si voltò e vide Gesù in piedi, senza però riconoscerLo, che le disse: «Donna, perché piangi? chi cerchi? » ed ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo ed io lo prenderò».

Gesù le rispose: «Maria?». Maria si voltò ed esclamò: « Rabbunì ! », che in aramaico vuol dire “Maestro Buono”.

Le disse Gesù: « Non mi toccare, perché non sono ancora asceso al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 

Si narra – poi – che, salito Gesù al cielo, Maria Maddalena fu perseguitata e gettata poi su una vecchia nave senza vela e senza remi, venne abbandonata in balia delle onde, ma miracolosamente approdò a Marsiglia: scelse per dimora una squallida spelonca e quivi visse per trent’anni in penitenza, preghiera, lacrime e digiuno nutrendosi esclusivamente della presenza degli angeli, finché il 22 luglio del 66 s’addormentò nel bacio del Signore e volò in cielo per adorarLo in eterno.

Si narra sempre che fu sepolta a Saint Maximin-la-Sainte Baume, dove i monaci dell’ordine di San Cassiano vegliano ancora oggi sul suo sepolcro e tomba in alabastro.

La scelta che caratterizzò la sua spiritualità, la sua fede in Gesù, la sua conversione radicale a Cristo Signore è stata quella di non averlo mai abbandonato sotto la croce e di averlo per prima annunciato Risorto al mondo: dentro questa meravigliosa vicenda umana, femminile, credente ci sta un tesoro d’amore limpido, purissimo, che la avvicinò in modo particolare a Gesù, così da essergli una testimone appassionata e convincente, contro le vedute antiche che non si degnavano di dichiarare mai vera la testimonianza di una donna.

In quel mondo maschilista, solo l’uomo era degno di fede; Gesù scelse per primo, invece, e per una realtà unica, una donna per la Risurrezione: la Maddalena.

22 Luglio 2021
+Domenico