Cristo regna dalla croce

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Audio della riflessione

A scuola abbiamo studiato tanti regni che si sono sviluppati, succeduti nelle varie nazioni, a partire dai nostri in Italia fino a quelli antichi e di tutto il mondo. Ricordiamo alcuni re e imperatori: Alessandro Magno, Cesare Augusto, Carlo Magno, Napoleone. Francesco Giuseppe, Carlo di Asburgo…

… dal Vangelo si coglie subito che il regno di cui parla Gesù alle folle che lo seguono e il re che egli fu, è molto diverso dai regni che abbiamo studiato a scuola, o da quelli che si vogliono imporre con la forza e la violenza, camuffandole di democrazia.

Pilato ha sete di potere: si trova male in questa lontana provincia dell’impero, quasi un castigo, e senza prospettive di promozione. Sente dire di Gesù che è re e non gli par vero di prendersi gioco di lui e con supponenza lo tira in giro: “dunque tu sei re!?”. Gesù risponde e lo invita ad uscire dalla sua “cancelleria”, dal suo “dipartimento”, dalla sua Casa Bianca: “Il vero regno non è questo che tu rappresenti.”

Il suo regno, il suo potere è una crocifissione, con tanto di piccole e grandi miserie che la colorano. Gli chiede un ladro che spera di farla franca un’altra volta: “Ho anch’io una croce addosso da tutta la vita: non me l’hai tolta neanche tu. Che aspetti a tirarci fuori da questa sporca vicenda?”, E’ sempre e tutta violenza, tutta visione della vita senza cuore, senza andare nell’intimo della storia del mondo, dell’uomo e di Dio.

L’altro ladro però intuisce qualcosa: quegli occhi, quel volto, quel respiro è di chi regna sugli uomini solo se l’uomo riconosce di dover essere perdonato e si lascia rinnovare da quel perdono. È un regno che non ha consistenza in se stesso, non può contare su truppe, strategie, costrizioni. Diventa vero solo se l’uomo si lascia amare. E’ il regno dei nuovi crocifissi agli alberi delle foreste africane, delle madri e delle ragazze indiane violentate e uccise perché cristiane, dei cristiani irakeni ammazzati mentre celebrano l’eucaristia e aggiungono al sangue di Cristo il loro sangue, dei cristiani bruciati nelle loro case, violati nella loro piccola e serena intimità. Oggi sarai con me in Paradiso.

 San Giovanni Crisostomo ebbe a dire: “Il paradiso chiuso da migliaia di anni è stato aperto per noi “oggi” dalla croce. Infatti, oggi, Dio vi ha introdotto il ladrone. Compie, in questo, due meraviglie: apre il paradiso e vi fa entrare un ladro. Oggi Dio ci ha reso la nostra antica patria, oggi ci ha ricondotti nella città eterna, oggi ha aperto la sua casa all’intera umanità. “Oggi, dice, sarai con me in paradiso”. Cosa stai dicendo, Signore? Sei crocifisso, inchiodato e prometti il paradiso? – Sì, affinché tu possa imparare quale è la mia potenza sulla croce… Non è risuscitando un morto, né comandando il mare e i venti, né cacciando i demoni, bensì crocifisso, inchiodato, coperto d’insulti, di sputi, di scherzi e di oltraggi, che egli ha potuto cambiare il cattivo destino del ladro, affinché tu vedessi i due aspetti della sua potenza. Scosse tutta la creazione, spezzò le rocce e attirò l’anima del ladro, più dura della pietra..

Questo è il regno di Cristo e questo fa molto più paura degli eserciti, perché è un regno di risorti, di gente che non giacerà mai morta e che continuerà a vivere e risorgere in se stesse e nelle coscienze e nelle nuove comunità che  nasceranno. Noi siamo tutti figli di martiri, le nostre antiche chiese sono nate tutte nel sangue di un dono senza condizioni della vita di chi ci ha preceduto. Ora invece le nostre chiese stanno imbarbarendo nella asfissia, nell’autocompiacimento, nella melassa di abitudini piccole piccole, nella insignificanza.

Il simbolo del regno di Dio non sarà mai uno stemma, anche vescovile o papale, un logo, un disegno, uno sfondo, un contrasto con tanto di cornice e di classicità, ma sempre e solo una croce. Dio ha uno strano modo di rivendicare il suo potere, è quello di morire perdonando. Gesù ricordati di noi quando sarai nel tuo regno, non ci dimenticare nelle nostre pazzie, nei nostri peccati, nelle nostre malvagità, ma attiraci a te. Tu dicesti quando sarò innalzato da terra tutti attirerò a me. E’ la tua croce che ci salva.

20 Novembre 2022
+Domenico

Imbalsamare non è credere

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,55-57)

Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Audio della riflessione

È giorno di sospensione, di attesa, di preparazione: c’è sempre nell’aria qualcosa di indefinito nelle vigilie di festa … fretta, apprensione, disordine, corse, code, intoppi, gente che si mette di traverso, che non capisce le urgenze, sforzo di far quadrare tutto … poi finalmente distensione e serenità, oppure rabbia sconsolata e dispetto; questo, forse, proviamo noi oggi …

… un gruppetto di donne di Gerusalemme, in quel sabato, invece, aveva già trascorso la grande vigilia, non a preparare cibi e pasti, ma ai piedi della croce, e oggi se ne stava muto a vivere una festa che non era più la sua: era la festa di Pasqua … ma che passaggio dalla morte alla vita c’era stato, se invece avevano dovuto stare a subire la crocifissione del loro Gesù? Era la grande Pasqua ebraica, ma per loro era una festa piena di dolore: avevano ancora negli occhi quel Gesù, l’avevano visto trascinare in una tomba, senza un gesto di affetto, in fretta, perché il contatto con il suo sangue avrebbe reso impuri, impediti di fare la grande festa ebraica.

Giuseppe di Arimatea e Nicodemo avevano avvolto il corpo così com’era in un lenzuolo e vi avevano versato addosso mirra e olii, ma le donne non ne erano rimaste “contente”: Ci avrebbero pensato loro il giorno dopo a fare le cose “per bene” … Bellissime preoccupazioni, bei sentimenti, ma nella loro delicatezza erano l’ultima pugnalata, pure affettuosa, a Gesù.

Dice Luca: “le donne osservarono il riposo secondo il comandamento” … la Legge si era ripresa la “rivincita”, e ancor prima la morte! Prima però avevano preparato aromi e oli profumati: erano quindi sicure che Gesù sarebbe rimasto nel sepolcro per sempre, non avevano scommesso sulla sua vita! Le donne, dopo la morte di Gesù, avevano talmente dimenticato di sognare che pensavano solo a imbalsamare: “Quanti chili ne prendiamo? Ti ricordi l’ultima volta, quando è morto Giosafat, che era pressappoco alto come Gesù? …. no, ma guarda che ne occorre di più; dobbiamo fare le cose per bene …”

Ma Lui, Gesù, all’appuntamento non ci sarà: dovevano sognare di più!

Dobbiamo sognare di più: la Risurrezione è il centro della nostra fede e su quel Risorto siamo chiamati tutti a scommettere la nostra vita.

Oggi, Sabato Santo, finite le inevitabili incombenze della vigilia, prendiamoci un momento di silenzio, e vediamo se lo sigilliamo sepolto o se lo aspettiamo risorto e vivo.

16 Aprile 2022 – Sabato Santo
+Domenico