Giudichiamo chi non sta con noi e noi stiamo da nessuna parte

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11, 27-33)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

La ricerca della verità nella vita è sempre urgente e sempre faticosa. In una mentalità molto caratterizzata da sequenze numeriche, sequenze razionali, ricerca di prove irrefutabili e inoppugnabili è evidente che esistono esperienze o fatti che non possono rispondere solo alla razionalità. Noi credenti per dimostrare la verità della nostra fede spesso ci prepariamo a rispondere con il massimo di razionalità e onestà, ma ci accorgiamo che in questo modo riduciamo la fede a una somma di verità umane

Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità. E Gesù che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione.

Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque per posa oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita all’esperienza religiosa?

Siccome non mi date risposta, nemmeno io vi do la mia. Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo tanti, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo anche di più. È peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente. La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione. Navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma sempre al ribasso.

La fede è sempre un rischio, un salto nel buio, un abbandonarsi; l’appoggiarsi all’amore di Dio fedele, nell’oscurità dell’intelligenza e nel vuoto di ogni sicurezza umana. I segni che portano alla fede pure ci sono. La realtà è tutta un segno. Ma questo segno può essere letto alla luce della fede. Ci si abbandona all’azione trasformante di Dio e si sperimenta di essere nella vita, nella verità e nell’amore e si ha l’esperienza della verità di Gesù Cristo. Cosa che gli interlocutori di Gesù non hanno mai voluto fare. Noi invece ci decidiamo e ci abbandoniamo in Lui, come ha fatto il beato Scalabrini che ha costantemente sentita e vissuta in prima persona. L’universale vocazione alla santità. Amava ripetere spesso: “Potessi santificarmi e santificare tutte le anime affidatemi!”. Anelare alla santità e proporla a quanti incontrava fu sempre la prima sua preoccupazione.

Profondamente innamorato di Dio e straordinariamente devoto dell’Eucaristia, egli seppe tradurre la contemplazione di Dio e del suo mistero in una intensa azione apostolica e missionaria, facendosi tutto a tutti per annunciare il Vangelo. Questa sua ardente passione per il Regno di Dio lo rese zelante nella catechesi, nelle attività pastorali e nell’azione caritativa specialmente verso i più bisognosi. Il Papa Pio IX lo definì l’Apostolo del catechismo per l’impegno con cui promosse in tutte le parrocchie l’insegnamento metodico della dottrina della Chiesa sia ai fanciulli che agli adulti.

Per il suo amore verso i poveri, e in particolar modo verso gli emigranti, si fece apostolo dei numerosi connazionali costretti ad espatriare, spesso in condizioni difficili e col concreto pericolo di perdere la fede: per essi fu padre e guida sicura. Possiamo dire che il beato Giovanni Battista Scalabrini visse intensamente il Mistero pasquale non attraverso il martirio, ma servendo Cristo povero e crocifisso nei tanti bisognosi e sofferenti che predilesse con cuore di autentico Pastore solidale con il proprio gregge.

1 Giugno 2024
+Domenico

Le Palme, i giovani fanno festa a Gesù  

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito””. Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: “Perché slegate questo puledro?”. Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
1Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!“.

Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

Audio della riflessione.

Le feste ci attirano sempre. Veniamo da giorni di dolore, talvolta di noia, spesso di routine. Vedere qualcuno felice, vedere gente che si scioglie uscendo dalla sua solitudine in atteggiamenti di festa ci fa sempre piacere, per lo meno ci incuriosisce. Vediamo i particolari del tragitto di Gesù. Sono partiti da Betania, a pochi chilometri da Gerusalemme, un villaggio sul versante orientale del monte degli ulivi, dov’era la dimora ospitale delle sorelle Marta e Maria, e del loro fratello Lazzaro, da poco risuscitato da Gesù, e dove la gente curiosa si addensava stupita ed eccitata: vi erano gli amici, i discepoli con quelli che ammiravano Lazzaro redivivo per la popolarità che Gesù andava acquistando, c’erano anche quelli che erano decisi a sopprimere tanto Gesù, quanto Lazzaro, per mettere fine al successo crescente del Maestro (Io. 12, 10). In quest’atmosfera, carica di entusiasmo esplosivo da una parte e di odio radicale e segreto dall’altra, partendo da Betania si formò un corteo, e con grande gioia dei seguaci di Gesù. Gesù, contrariamente ad altri momenti ci sta e dà un ordine insolito ai discepoli: procuratemi una cavalcatura per proseguire festosamente verso Gerusalemme. A Betfage infatti, fu preso a prestito un asinello, non mai prima d’allora cavalcato da alcuno, e vi fu fatto sedere il Maestro stesso; e immediatamente la scena si trasformò in una manifestazione popolare, resa solenne nella sua povera semplicità da due circostanze: la ressa di popolo accampata intorno a Gerusalemme per la Pasqua ebraica, e proveniente dalla città rigurgitante di popolo e di forestieri, e accorsa tutta verso la comitiva in arrivo; e, seconda circostanza, le acclamazioni spontanee e gaudiose di tutta quella gente, dei giovani e dei ragazzi soprattutto, che applaudiva con grida assai significative, e per i nemici di Gesù assai fastidiose: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore». 

Che cosa significava questa accoglienza, così gioiosa e così clamorosa? Questo è importante notare. Il momento si fa drammatico, e acquista il suo significato, decisivo per la storia e per la comprensione del Vangelo: si tratta del riconoscimento e della proclamazione del carattere messianico di Gesù. Per noi è consuetudine, ma per gli ebrei che avevano sempre vissuto con nel cuore, nella storia, negli studi, nelle preghiere una attesa infinita, finalmente sono con Colui che doveva venire. Egli è qui, Egli è il figlio di David! Egli è il Cristo! Gesù è il Cristo, il mandato da Dio, il Salvatore, il Messia, è il centro della storia, è il Re dei Giudei (Che aveva scritto Pilato sulla tavoletta della sentenza di morte, affissa sopra la Croce di Gesù? «Gesù Nazareno Re dei Giudei»). «Questo è il punto ove s’incontrarono . . . il messianismo delle plebi e quello di Gesù». Non era soltanto un momento eccezionale; era un destino, che riassumeva la vita privilegiata e travagliata del Popolo eletto, che concentrava in sé il compimento delle profezie e che apriva gli orizzonti del tempo futuro, che celebrava un avvenimento d’inesauribile salvezza, la Redenzione, e che impegnava tutta l’umanità ad una scelta suprema, quella nuova alleanza tra il mondo e Dio, quella del cristianesimo sì, o no. Questa celebrazione, che riguarda la proclamazione di Gesù Messia, di Gesù il Cristo, di Gesù, nostro Salvatore, riguarda anche il nostro destino, la nostra scelta primaria. Ripensate all’episodio decisivo, che stiamo celebrando: Gesù riconosciuto dal Popolo, e nello stesso tempo, Gesù osteggiato e poi fatto uccidere dai capi del Popolo stesso, che non vollero accoglierlo e prestargli fede, neppure dopo la risurrezione di Lazzaro, neppure dopo il suo ingresso trionfale ed umile quale Messia in Gerusalemme. Ci vengono in mente le parole profetiche pronunciate dal pio e vecchio Simeone, quando Gesù bambino, fu presentato al tempio: Egli sarà «segno di contraddizione»? (Lc 2,34) Sì, segno di contraddizione: intorno a lui vi sarà una lotta; gli uomini saranno divisi ed opposti fra loro. Questa lotta si perpetuerà nei secoli. Questo è uno dei misteri più difficili e più dolorosi della storia umana: l’unità d’intorno al Cristo, centro, polo, salvatore dell’umanità, non sarà né spontanea, né facile; egli sarà un bersaglio di fiera e dura opposizione da una parte; Egli sarà tuttavia punto di fedelissima convergenza dall’altra.  Permettetemi di farvi una domanda: chi è o chi sono quelli che in quel giorno fatidico ebbero l’intuizione che Gesù di Nazareth, un Maestro di cui tutti o quasi conoscevano che era saggio, faceva miracoli, era molto buono con tutti, che da un po’ di tempo pellegrinava per la Palestina, chi aveva capito che era Lui il Messia, era Lui il figlio di David, era Lui il Salvatore atteso e promesso? Sicuramente è stata la gente, e fra la gente chi erano i più entusiasti ed attivi? I giovani. Loro capirono che quella era l’ora di Dio, l’ora sospirata e benedetta dell’arrivo del Messia; e fu allora, che agitando rami degli alberi, rami d’olivo e di palme, decretarono a Gesù, il Maestro, il Messia, il Cristo, il Principe della pace (Cfr. Is 9,6), il suo primo trionfo, popolare ed incontenibile (Cfr. Lc 19,39-40). Gesù fu visto piangere in quel momento, che presagiva: a Lui la passione e la croce, e alla città che non avrebbe risposto alla sua suprema chiamata messianica una futura rovina. Sarebbe stato lasciato solo. Noi come vivremo questa settimana? Davanti alla passione che adesso continueremo a leggere dobbiamo deciderci. Ma una decisione l’abbiamo già presa. Noi lo vogliamo adorare, assumere, mangiare come il nostro pane di vita: non per caso abbiamo voluto sospendere il racconto della passione, perché lì abbiamo sentito che cosa ha fatto Gesù nella cena; ci ha dato il suo corpo e il suo sangue, cioè ci ha offerto il suo sacrificio e la sua morte rappresentandola nel pane e nel vino diventati il suo corpo e il suo sangue.

24 Marzo
+Domenico

La vita è una domanda da affrontare seriamente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11,27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

Capita spesso di trovarci sotto inchiesta. La gente vuol sapere di te, vuole informarsi; magari ha capito che le puoi essere utile o l’hai incuriosita oppure anche senza saperlo l’hai importunata e vuole quindi difendersi. Siamo sempre sotto inchiesta? O deve essere più limpida la nostra esistenza, più attenta alle persone, più coinvolta nella vita di tutti? 

A Gesù capitava spesso di trovarsi a dover rispondere a domande, spesso provocazioni, anche perché la sua vita voleva essere un messaggio di salvezza per tutti. Il mondo religioso di allora era sempre molto preoccupato delle sue affermazioni e a ragione, perché la sua missione era di dare una svolta radicale al modo di pensare Dio che vivevano gli ebrei colti. Questo Dio se lo erano imprigionato nei loro modi di pensare. Gesù spesso subisce un interrogatorio in piena regola. Il processo che gli intenteranno per ucciderlo era già cominciato prima del tempo. Gli argomenti erano vari, il tributo da pagare a Cesare, la risurrezione dei morti, il ruolo centrale e definitivo del Tempio, l’autorizzazione a lapidare una prostituta… e molte altre. Quella che oggi ci propone il vangelo è l’autorità di Gesù. Con quale autorità fai queste cose? La domanda gliela pongono i membri del Sinedrio, l’alta corte di giustizia, quindi la cupola della religione ebraica. Gesù infatti si era permesso, perché era anche il cuore della sua missione, di metterli sotto accusa perché si ritenevano gli unici a proporsi come maestri in questo campo specifico e si ritenevano depositari di un potere che proviene da Dio. Come sempre Gesù ritiene le domande dell’umanità, non come cosette che hanno bisogno di una rispostina, come dei tombini da coprire con delle botole, ma come esigenze di vita che vanno approfondite e su cui fare delle scelte. Chiama subito in causa, con un’altra domanda, la figura di Giovanni il Battista e la sua missione. Era tutta farina del suo sacco o proveniva dall’alto? Era stato mandato da Dio o era una sua iniziativa, mandato dagli uomini? Riporta cioè i sadducei a prendere posizione su una eventuale missione divina di Giovanni e quindi aprire la loro mente a pensare di origine divina la sua stessa missione di Figlio di Dio. Chiaro che non rispondono perché non vogliono mettersi in quella profonda conversione che lo stesso Giovanni non era ancora riuscito a provocare in loro, ma soprattutto li vuole aiutare ad andare al fondo delle loro stesse domande.  

“Quindi neanch’io vi dico con che autorità vi parlo!” Come a dire: scavate a fondo nelle vostre domande, che sono domande che Dio stesso vi fa nascere dentro per la vostra salvezza che voi continuate a rifiutare perché vi sentite padroni non solo della gente, ma anche di Dio.  

Questa sicumera l’abbiamo anche noi quando non ci decidiamo a fare una scelta vera di fede in Gesù, quando mettiamo Dio alla sbarra, lo riteniamo responsabile di tutti i nostri mali, ci crediamo di essere meglio di Lui a reggere l’universo sia della nostra vita che del mondo e non vogliamo convertirci alla sua Parola, al suo Figlio Gesù. 

03 Giugno
+Domenico

La fede per Gesù è ricercata dall’umanità, ma non è nell’ordine delle nostre evidenze o delle risposte ai nostri bisogni

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11,11-25)

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, per- donate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe»
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Audio della riflessone

Abbiamo tutti dei sentimenti religiosi. Quasi tutte le ricerche sociologiche dicono che la domanda di Dio è dentro la vita di ogni uomo, fa quasi parte del suo statuto antropologico, del suo DNA. Dicono infatti molti scrittori e pensatori, molti uomini di scienza che nell’uomo c’è una inquietudine innata dovuta alla ricerca di un punto di riferimento solido, di un trascendente, che è necessario per capire la vita. Ci occorre salire su un albero per allargare gli orizzonti se vogliamo capire chi siamo e questo albero non è il tifo per la squadra del cuore o l’infatuazione per una star, ma la ricerca di un essere trascendente, di cui riuscire a scoprire le carte, il volto, meglio.  

La dimensione religiosa insomma non è una forzatura o un partito preso, ma spontaneo e normale. Tanto più che là dove non si cura la dimensione religiosa, questa irrompe nella vita dell’uomo in molteplici forme anche violente. L’uomo è tendenzialmente religioso. Ha bisogno di rapportarsi un qualcosa di superiore.  

La storia dei popoli della terra è tutta una dimostrazione di questo. Il secolo 21esimo che stiamo vivendo sta caratterizzando di religiosità, talora impazzita, le nostre storie quotidiane. Non avremmo pensato dall’alto del nostro positivismo e materialismo viscerale del secolo scorso che ci sarebbe stata una impennata di religiosità, di spiritualità, di domande che vanno oltre le nostre esperienze o constatazioni. I giovani oggi, dopo la stagione del Covid hanno bisogno di spiritualità, di fare i conti con il senso dell’esistenza. Sono già passi importanti e spesso inquietanti 

Ma la fede in Gesù esige un ulteriore salto di qualità, non è in continuità con i nostri ragionamenti umani, è un fatto del tutto nuovo. Il Dio che la fede in Cristo invoca è un Dio sorprendente, che non sta negli schemi della storia delle religioni. È un Dio Crocifisso, è un amore che si inscrive nella debolezza, è un perdono gratuito, non è una riscossione di meriti, ma una agenda di gratuità, di sovrabbondanza di doni. 

Per questo quando Gesù parla di Giovanni, che è un campione di religiosità, di esperienza di Dio, lo dice grande, ma non tanto come colui che accetterà il dono di un Dio Crocifisso, la grazia della definitiva offerta di Gesù come senso completo della vita. Il più piccolo del regno dei cieli è più grande di Lui. Da quando Gesù è entrato nella nostra vita la religione ha fatto un salto di qualità.  Questo è un altro segno di un Dio che accompagna l’umanità nella sua esistenza. 

02 Giugno
+Domenico

Cercare seriamente, affidarsi e decidersi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11, 27-33)

Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farlo?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch’io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo “dal cielo”, dirà: Perché allora non gli avete creduto? Diciamo dunque “dagli uomini”?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

La ricerca della verità nella vita è sempre urgente e sempre faticosa: in una mentalità molto caratterizzata da sequenze numeriche, sequenze razionali, ricerca di prove irrefutabili e inoppugnabili è evidente che esistono esperienze o fatti che non possono rispondere solo alla razionalità.

Noi credenti, per dimostrare la verità della nostra fede, spesso ci prepariamo a rispondere con il massimo di razionalità e onestà, ma ci accorgiamo che in questo modo riduciamo la fede a una somma di verità umane!

Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Gesù, che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque, per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita all’esperienza religiosa?”

Nessuno risponde.

“Siccome non mi date risposta, nemmeno io vi do la mia.”

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo tanti, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo anche di più … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente!

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione! Navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma purtroppo sempre al ribasso.

Sappiamo che la fede è sempre un rischio, un salto nel buio, un abbandonarsi, l’appoggiarsi all’amore di Dio che è fedele, nell’oscurità dell’intelligenza tante volte e nel vuoto di ogni sicurezza umana.

I segni che portano alla fede pure ci sono: la realtà è tutta un segno, ma questo segno può essere letto alla luce della fede. Ci si abbandona all’azione trasformante di Dio e si sperimenta di essere nella vita, nella verità e nell’amore e si ha l’esperienza della verità di Gesù Cristo, cosa che gli interlocutori di Gesù non hanno mai voluto fare.

Noi invece ci decidiamo e ci abbandoniamo a Lui.

29 Maggio 2021
+Domenico

Fede, preghiera e perdono

Una riflessione sul Vangelos secondo Marco (Mc 11, 11-25)

11 Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Audio della riflessione

Ogni brano di Vangelo che ad ogni messa la chiesa ci propone noi lo leggiamo e meditiamo perché è una scuola di vita. Siamo sempre alla scuola di Gesù; oggi ci presenta tre elementi determinanti della nostra  vita cristiana 

Il pretesto lo coglie da Pietro che si meraviglia, come forse abbiamo pensato noi, dell’atteggiamento di Gesù per un fico che viene seccato: il fico seccato è immagine del tempio che verrà ad essere assolutamente inutile per Israele e il suo tempo ormai è finito … e qui si intrecciano fede, preghiera e perdono.

La fede è questa adesione all’uomo Gesù che ci porta a camminare sulle sue orme e non può essere una qualità dell’uomo, che rischia sempre di venir meno perché si scoraggia di fronte alle difficoltà e poi, per come siamo fatti, terminerà alla morte la nostra fede.

Essa è il grande dono di Dio , che ci si dona in Gesù nel suo amore fedele che non viene mai meno; questa fede non solo può smuovere le montagne, ma può scuotere anche l’inerte immobilità dei discepoli e metterli sul cammino di Gesù.

Noi con questa fede possiamo vivere come ha vissuto Gesù: è una fede onnipotente perché tutto le è stato accordato dalla fedeltà di Dio.

Se Dio non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con Lui (Rom. 8, 32).

E qui si inserisce l’altro bel dono che è quello della preghiera: quanto domandiamo nella preghiera siamo sicuri di ottenerla e la otterremo.

Abbiate fede nella preghiera: è una fede che si identifica col  seguire Gesù, è la fonte, la forza, l’impeto di questa sequela.

Quanto è distante da questa preghiera tutto quel mercanteggiare che Gesù si vede davanti nel Tempio, e quindi è naturale la sua riprovazione, perchè richiama il tempio ad essere la casa della preghiera … ma, non si può pregare se non siamo fratelli: tra fratelli c’è sempre lo spazio del perdono vicendevole.

Il fondamento della nostra fraternità che ci permette di pregare con verità è il perdono ricevuto: il Padre ce lo ha donato in Gesù, che è il nuovo Tempio aperto a tutti. Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio abita in noi e noi siamo nel suo perdono e nella sua pace, come il suo amore è in noi nella sua pienezza, e questo perdono dobbiamo viverlo con tutti e sempre: non c’è misura che lo costringa nei limiti della nostra fragilità, è il sangue che Gesù ha sparso per tutti!

Allora siamo istruiti che nella preghiera si dà il primato alla fede intesa come sequela di Gesù, che ci ha amati fino in fondo rendendo possibile il perdono e l’amore.

Questa è la fede che vince ogni ostacolo e questa fede dobbiamo chiederla insistentemente con la preghiera.

28 Maggio 2021
+Domenico