Gesù non vuole vincere ma aiutare a cambiare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-21)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà – che a molti può sembrare codardia: infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali … così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze: è così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

 Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là: secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità … si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione.

Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone.

 Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere: vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore, perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato! Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno: passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore, nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni persona sta solo con Dio.

Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male: non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere!

Non è un buonista cui va bene tutto: Lui è la Via, la Verità e la Vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore!

Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare soltanto amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

20 Luglio 2024
+Domenico

Gesù è un vero liberatore dell’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Noi tutti, soprattutto in questi tempi moderni, forse anche con un po’ troppa sicumera, desideriamo che la religione cristiana sia liberatrice profondamente della nostra umanità, ci apra orizzonti di grande armonia e serenità, ci dia la gioia di una vita umana bella, anche se non facile, ma felice.

Gli uomini religiosi del tempo di Gesù l’avevano trasformata in una schiavitù, in un giogo insopportabile e Gesù doveva necessariamente scontrarsi con quelli che rendevano schiava la persona umana, con l’aggravante di fare questa assurda operazione a nome di Dio e della sua legge.

Il riposo del sabato nelle sue origini, fu una legge umanitaria ( noi oggi l’abbiamo scoperto come fine settimana, anche se spesso la maggioranza non tiene conto del riposo dello Spirito, ne ha cancellato ogni rapporto con Dio). Gli interpreti ufficiali dello Spirto avevano trasformato il sabato in una istituzione sacra, la più sacra fra tutte che non era più al servizio dell’uomo, ma una sua prigione Quando Gesù disse che il sabato era fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato per gli ebrei del tempo era una bestemmia, era una affermazione scandalosa.

Ma questo riposo del sabato era stato regolato in maniera così particolareggiata, stabilendo perfino il numero di  passi che si potevano fare di sabato. La scena del vangelo di oggi ha al centro alcune spighe strappate per mangiare qualcosa, alcuni chicchi in esse contenuti. Gesù riporta al suo vero significato il tutto, ma soprattutto gli offre l’occasione di presentarsi come Signore del sabato, come colui che deva dare inizio a quel mondo nuovo che Dio attraverso di lui e in lui vuole inaugurare sulla terra

Ancora Gesù dice di essere più grande del tempio. Altra bestemmia, perché Dio solo che lo abitava era più grande che il tempio. E Gesù rimanda tutti a un’altra frase della Bibbia: voglio la misericordia e non i sacrifici e con questa frase non manifesta atteggiamento ostile nei confronti del Tempio, dei sacrifici, del culto, ma vuole soprattutto stabilire un ordine di importanza di valori nelle cose; più importante che il riposo sabbatico, e l’offerta dei sacrifici nel tempio è la misericordia verso il bisognoso e l’affamato.

E ci tiene Gesù a far capire che la motivazione non  è un umanitarismo vago, accondiscendente, pietistico, ma la volontà di Dio.

19 Luglio 2024
+Domenico

La verità non si raggiunge con la certezza, ma affidandosi ai segni di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12,38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Audio della riflessione.

Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa. Non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice. Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi. Certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto. Sui cibi ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista; avremo una nuova sfida con l’intelligenza artificiale e ci stiamo attrezzando. Invece per la fede o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla.  

Ma spesso la prova non è ricerca della verità, ma ostilità, voglia di avere sempre ragione, non volontà di cambiare, di lasciarci convincere. Così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno. Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina. E la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni.  

Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi. Della serie: io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi.  

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Giona che era stato nel ventre di un grosso pesce e che ne era stato rigettato a riva vivo dopo tre giorni. Non vi sarà dato se non il segno di Giona, la risurrezione. Gesù in pratica dice: il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò. Il segno è ancora più grande della fede richiesta. 

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà. 

24 Luglio
+Domenico

La vita ha come bene supremo l’amore, non la libertà

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 12,1-8)

In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. 
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione.

Ogni vita ha bisogno di seguire una progettualità se vuol costruirsi bella, forte e positiva. Non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà. Se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà. Ancor di più diventa necessario far convergere le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni. La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una forza per vivere. 

Nel formarsi di una propria personalità e nel costruirci soggetti maturi e adulti, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà. La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza.  Sarebbe come se volessimo fare una bella partita di calcio e non ci fossero leggi per nessuno; non esisterebbe nessuna competizione o partita. Nella vita non esisterebbe la gioia di vivere con gli altri e con sé stessi. 

E proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto. Gesù passa un giorno per i campi, gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa; ma è sabato. Per il pio ebreo il sabato è sacro. È un principio di identità. È rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò. È portare all’interno del tempo l’eternità di Dio. E questo è vero sempre anche per Gesù, ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione. L’uomo non è fatto per il sabato, ma è il sabato che è fatto per l’uomo; come una partita di calcio non è fatta per l’arbitro, ma per il gioco che l’arbitro permette di svilupparsi. Però siamo sinceri a questo punto: la domenica esiste come giorno del Signore per la maggioranza dei battezzati che siamo noi? Qui non c’è certo la legge che costringe, ma la fede che manca. 

Di fatto è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita. La vita ha come bene supremo non la libertà, ma l’amore; non la spontaneità, ma la verità; non, se mi garba sì, altrimenti no. Solo così si può sperare in un mondo migliore. 

21 Luglio
+Domenico

La fede in me è la più grande parentela con il Signore

una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii,  i suoceri, i cugini. In certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà. Gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure. E’ importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno: ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli. La parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio. Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere. La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede, di quartiere, di vicinato o di intimità con Dio, suo Padre? Di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

Gesù mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita. Credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio.

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia di messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre. Perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare da lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo sì. E’ madre perché ha accolto una Parola. Lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima nella sua vita profonda, nella sua fede.

Ecco perché siamo fratelli di Gesù, perché accogliamo la Parola e facciamo la sua volontà. Ecco perché oggi possiamo contemplare questa ragazza che viene presentata dai genitori a Dio nel suo tempio; sarà soggetto di un dialogo fiducioso con Dio; avrà una proposta di fede soprattutto che la cambierà e la porrà alla nostra amicizia, consanguineità, la farà custode dei nostri progetti di dono al Signore.

Perché questi progetti ci dona Dio di rinnovare oggi, Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata. Lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei vostri giorni.

19 Luglio 2022
+Domenico

Gesù vuole dimostrare solo amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-18) dal Vangelo del giorno (Mt 12,14-21)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: « Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti … ».

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione.

 Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone. Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

 Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

E in questo cammino ci aiuta la mamma di Gesù. Dio, suo Padre, l’ha scelta tra miliardi di creature con una qualità impossibile all’umanità,  ma a Dio sì: senza peccato. Noi uomini abbiamo una storia di male, lei no; noi siamo stati morsi dal serpente, lei no; noi abbiamo un concentrato di cattiveria, lei no; noi siamo sempre soggetti alla tentazione, lei no. Non c’è in lei niente che possa far pendere verso il male, è tutta orientata alla bellezza, alla bontà, all’accoglienza. Maria madre del Carmelo prega per noi.

La figura di Maria Madre del Carmelo è la benedizione di Dio apparsa nel cielo della carestia, della solitudine, di Elia, della lotta per la fede, della speranza nella prova. Maria è per noi come un faro, come una sentinella che ci fa precedere l’aurora e ci lancia nella vita con la gioia di una decisione di amore.

Abbiamo  sempre confidato in Maria: ora purtroppo spesso  ne resta solo un ricordo, un ritorno al passato. Ma abbiamo bisogno di una madre anche oggi. Anche oggi la nostra fede ha bisogno della presenza di una madre per attivare compassione, accoglienza, perdono, abbraccio, conversione, ritorno sulla strada vera della vita. Le fatiche che ogni famiglia oggi deve portare possono essere vissute con fede se facciamo di Maria l’esempio del nostro vivere e del nostro sostenerci a vicenda.

16 Luglio 2022
+Domenico

A Messa la domenica non è legge, ma necessità d’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Ogni vita ha bisogno di seguire dei riferimenti, dei proponimenti, dei progetti con relative tappe, obiettivi, significati se vuol costruirsi bella, forte e positiva. Non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà. Se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà. Ancor di più diventa necessario far convergere  le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni. La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una forza per vivere.

Nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di sè come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà. La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza.

E proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto. Gesù passa un giorno per i campi, gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa; ma è sabato. Per il pio ebreo il sabato è sacro. E’ un baluardo che identifica la sua religione, è un comportamento radicato nel profondo della sua coscienza. E’ un principio di identità. E’ rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò. E’ portare all’interno del tempo l’eternità di Dio. E questo è vero sempre anche per Gesù; ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione. L’uomo non  è fatto per il sabato, ma  è il sabato che è fatto per l’uomo.

Certo, è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita. La vita ha come bene supremo  non  la libertà, ma  l’amore. Solo così si può sperare in un mondo migliore.

Se un cristiano imposta sinceramente la sua vita sull’amore di Dio e del prossimo, non ha più bisogno di richiamarsi alla legge, per sentire la gioia dell’incontro domenicale  con il Signore risorto e i fratelli nella fede. La pandemia ci ha privato per troppo tempo della gioia dell’incontro con Gesù assieme ai fratelli. Oggi occorre riscoprire la bellezza del mangiare il pane quotidiano assieme, non c’è TV che tenga, non c’è tablet all’altezza del trovarsi in presenza assieme.

15 Luglio 2022
+Domenico

La fede è più forte di una parentela con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ molto bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii, i suoceri, i cugini … in certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà: gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure … è importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e sempre alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno “ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli” … la parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio in cui si vive.

Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere: La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede? di quartiere, di “vicinato” o di intimità con Dio, suo Padre?

Ecco, di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

E Gesù quindi mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita: credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio!

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia del Messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre … perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare di lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo ! E’ madre perché ha accolto una Parola: lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima ancora nella sua vita profonda, nella sua fede!

Dio ci dona di rinnovare ogni giorno i nostri progetti: Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata: lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione … di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei nostri giorni!

20 Luglio 2021
+Domenico

Ogni richiesta di prova è andare più in profondità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 38-42)

Audio della riflessione

Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa: non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice! Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi … certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto!

Sui cibi … ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista …. per la fede invece o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla …

… ma spesso la prova non è ricerca della verità, ma ostilità: voglia di avere sempre ragione, non volontà di cambiare, di lasciarci convincere … e così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno.

Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina … e la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni. ,,, e Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi … della serie: “io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi”.

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Gion,a che era stato nel ventre di un grosso pesce e che ne era stato rigettato a riva, vivo, dopo tre giorni: “Non vi sarà dato se non il segno di Giona”, cioè la risurrezione.

Gesù in pratica dice: “il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò”. Il segno è ancora più grande della fede richiesta!

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è ma niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà!

19 Luglio 2021
+Domenico

Gesù vuole solo aiutare a cambiare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 14-21)

I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo. Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà,
né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti.

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione. Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone.

Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

17 Luglio 2021
+Domenico