Dove si proclama la verità, c’è sempre la menzogna

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 8-15)

Sulla tomba di Gesù, prima della Pasqua, tutto era stato meticolosamente disposto dai sacerdoti del tempio: sigilli alla tomba, che purtroppo per loro era “diversa” dalla fossa comune, e soprattutto guardia, a prova di furto.

Racconta poi Matteo che, all’alba di Pasqua, mentre le donne si stavano recando al sepolcro, «vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.» (Mt 28,2-3)

E qui Matteo descrive quanto è occorso alle guardie: «Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.» (Mt 28,4)

Dunque, le guardie hanno visto l’angelo scendere dal cielo, lo hanno visto rotolare la pietra, assicurata dai capi del popolo, e sedervi sopra; hanno tremato tramortite, forse non sono riuscite a cogliere le parole dell’angelo alle donne, ma hanno di certo visto l’evento eccezionale che fugava ogni possibilità di furto del corpo di Gesù da parte dei discepoli.  

E questo lo hanno annunciato ai sommi sacerdoti!

Un annuncio dunque è giunto anche a loro, ma i “preti” del Tempio, che lo avevano fatto uccidere, avevano il cuore indurito, come quello del faraone. e un cuore indurito può soltanto partorire la menzogna già architettata: non avevano creduto alle parole di Gesù circa la sua identità, lo avevano creduto un impostore quando annunciava la sua risurrezione, ed era menzogna.  

Ed essa, come sempre, ha bisogno di altra menzogna per legittimarsi come verità: così, pur di fronte all’evidenza del fatto annunciato loro dalle guardie, la loro unica preoccupazione è quella di far tacere sul nascere la verità.  

Il dubbio non li sfiora neppure, anzi, credono alle guardie, credono che un angelo abbia rotolato la pietra; sono stati i primi a credere alla risurrezione, proprio loro che avevano giurato di seppellire Gesù definitivamente, di cancellarlo dalla vita degli uomini; ma, schiavi della propria carne e del progetto demoniaco che li aveva afferrati, decidono di realizzare questo progetto sino in fondo, dando corpo alla menzogna che avevano già insinuato a Pilato, e per realizzare il piano, corrompono con denaro le guardie, strangolando la verità nella cupidigia; non solo, si impegnano e si fanno carico di persuadere il governatore che le cose erano andate proprio come essi avevano inventato, facendosi missionari della menzogna.

Accanto alla Verità, infatti, appare sempre la menzogna.  

Non a caso Gesù è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, come la Chiesa è stata costituita perché sia fedele annunciatrice e testimone della Verità.

Perché la testimonianza sia credibile e perché ogni uomo possa essere davvero libero nell’accoglierla o nel rifiutarla, è necessaria la menzogna: per la fede non c’è mai nessuna evidenza, c’è sempre una libertà di accogliere o rifiutare il grande amore di Dio, che vogliamo sempre augurare e impetrare per i nostri malati di epidemia. 

Che ci sia una Pasqua, un passaggio dalla malattia alla guarigione, dalla paura alla gioia, dall’isolamento da tutti gli affetti, alla propria famiglia!

Signore deve essere Pasqua per tutti, ti implora la tua Chiesa!

Maria intercedi, sei sempre la nostra mamma. 

13 Aprile 2020
+Domenico

Silenzio, desolazione, sconforto, fino all’alba più bella di tutte

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28,1-10 )

Oggi c’è silenzio grande in tutte le chiese.

Ieri non abbiamo celebrato l’eucarestia perché abbiamo fatto memoria e adorato Gesù Cristo nella sua morte; oggi, sabato, gli apostoli si sono rifugiati nel cenacolo: la loro disperazione si taglia a fette, ribolle in loro la fuga che hanno fatto miseramente dal Calvario, l’abbandono del maestro, la sconfitta senza speranza.

Stanno pensando come fare i funerali, come portarsi al luogo della sepoltura, che pensavano doveva essere la fossa comune dei delinquenti, intoccabile, ignominiosa: dentro si sarebbe sepolta ogni traccia del suo assassinio, della sua morte, della sua condanna.

Solo le donne sapevano dove invece lo avevano sepolto, e avevano predisposto tutto per imbalsamarlo: erano “vecchie del mestiere” le vestali della morte, tocca sempre a loro, alle donne, riportarsi in grembo quel figlio dell’uomo che con tanto amore e cura hanno allevato, fatto crescere, accompagnato.

Scompaiono per un po’ dalla sua vita, ma quando te lo ammazzano, sono ancora loro che rientrano in campo per consegnarlo alla terra.

Questa è la storia di ogni uomo: le donne della piazza di Maggio in Argentina non si sono mai date pace, sono sempre state in attesa di poter consegnare alla terra, almeno nel loro cuore, i figli, i nipoti strappati e scomparsi. 

Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, della riflessione, del nostro esame di coscienza e diventerà per tutti il giorno della più grande attesa. 

Ebbene, è un grido solo quello che si ode per i vicoli di Gerusalemme quel giorno dopo il Grande Sabato: hanno portato via il Signore.

Il potere s’è fatto furbo: i funerali sono spesso più pericolosi dell’assassinio; i conti però non tornano: Pilato aveva fatto mettere delle guardie perché non inventassero sublimazioni pericolose, o mitizzazioni deleterie, tormentoni infiniti.

Ma il corpo là non c’è più!

Non solo sono le donne che lo dicono: c’è la “visita ufficiale” diremmo del Papa, di Pietro, che constata l’assenza del cadavere; c’è una deposizione un po’ ridicola presso i carabinieri: ci siamo addormentati ed è venuto qualcuno a portarcelo via.

Ma se dormivate, come fate a dire che qualcuno l’ha portato via?

Sì, perché tu avresti qualche altra soluzione? Dai, lasciaci firmare, per il servizio fatto, che torniamo in caserma: a quello gli ho squarciato il petto io e non ci potrà più nuocere, in giro per Gerusalemme non ne vedremo più nemmeno l’ombra.”  

Invece Lui, Gesù, si fa incontrare vivo: Lo incontrano le donne, lo vede Pietro, lo ascoltano di nuovo tutti gli amici.

È lui, è Gesù, è ancora con noi: è una vita piena.

Non è vero che ce ne dobbiamo ritornare a vivere come prima: Lui alla morte ha riso in faccia, il Padre non lo ha abbandonato, è vero quello che ci aveva detto! 

Ma allora la nostra vita cambia: il nostro dolore ha un senso, non siamo a un eterno ritorno, non viviamo sotto un cieco destino!

Chi consuma la vita nell’amore la continua piena, nuova, definitiva. 

Per la nostra povera umanità italiana e mondiale oggi è ancora un Sabato Santo di attesa, di angoscia, per la vita fisica in grande fragilità; è ancora più fragile per molte famiglie: è un attesa di pace, di prospettiva di ricostruirci una vita serena. 

Supplichiamo Dio che ci faccia sperimentare risurrezione, rinascita, umanità nuova. 

11 Aprile 2020
+Domenico