Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 16-23)
Il cristiano, uomo e donna pacifico è sempre stato osteggiato dalla mentalità comune o per non conoscenza della fede cristiana o per aperta opposizione o per incapacità degli stessi cristiani che non vivono all’altezza degli ideali evangelici. Ancora molti pagano con la loro vita la fede in Gesù che professano. Molti anche di noi sono osteggiati o mal sopportati in indice di gradimento, in posti di lavoro, in possibilità di fare carriera a causa della appartenenza alla comunità cristiana.
Di fronte a chi fa della fede un paravento per far passare tutti i suoi interessi, per giustificare guerre e calcoli commerciali, per fare battaglie elettorali esistono luoghi in questo nostro mondo progredito in cui ai cristiani è chiesta una scelta tra la vita o la fede in Gesù e molti scelgono Gesù: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” dice il vangelo. La forza del male è sempre più agguerrita della forza del bene. Di fronte alla potenza dell’impero romano la parola di Gesù, in quella lontana provincia ai margini dell’impero e delle cose che contano, era del tutto insignificante, ma lungo i secoli ha saputo farsi strada tra uomini e donne, giovani e adulti; ha saputo parlare al cuore e cambiare modi di vita e superare idolatrie e schiavitù.
La vita di Gesù al riguardo è esemplare; se hanno fatto così al maestro, la stessa sarà la sorte di chi lo vuol seguire. Gesù però mentre offre uno scenario non molto attraente per gli uomini, garantisce anche la forza e l’intelligenza del bene. Non siete soli, io sono con voi, non preoccupatevi di cosa dovrete dire, di come riuscire a difendervi, perché lo Spirito metterà sulla vostra bocca le parole giuste, la difesa imbattibile, la pace insospettabile, la forza impensata.
Prudenti come serpenti, perché occorre applicare tutta la nostra intelligenza e umanità, ma senza affanno, perché Gesù è il nostro pastore. Intelligenti nell’offrire il vangelo e non le nostre fisime o elucubrazioni o i nostri difetti e interessi camuffati, ma sempre nell’intelligenza di Dio, nell’ascolto fedele della sua Parola. Noi cristiani dobbiamo guardarci dal complesso del perseguitato perché spesso sono i nostri difetti presi di mira non la nostra fede, è il nostro cattivo essere cristiani, la nostra pratica religiosa ipocrita che è osteggiata non sempre la nostra fede in Gesù. Ben vengano queste difficoltà se servono a purificare la fede.
Solo così può rinascere speranza, può essere ridetta con forza la Parola che gli uomini aspettano da Dio per la loro salvezza. Se si deve sempre stare all’erta per essere cristiani veri, vuol dire che ne val la pena, che essere cristiani è un dono inestimabile che molti potrebbero avere, ma non ne conoscono la bellezza; la potranno intuire, vedere, apprezzare dal nostro comportamento sempre fragile, ma sempre convinto e umile
9 Luglio 2021
+Domenico
