Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.
Essere umani, significa … avere la capacità di scegliere: mettersi di fronte a un progetto, intuirlo e vedere subito che occorre fare delle scelte, per esempio da che squadra deve essere portato avanti e aver la possibilità di scegliere le persone che la devono comporre, dove collocare il progetto …. insomma, non è sempre facile perché occorre conoscenza, stima, tratto, capacità di coinvolgimento e intuito; spesso abbiamo chiari gli obiettivi, ma non sappiamo conoscere a fondo le persone e stentiamo a fidarci, se si tratta, per esempio, della educazione dei figli, della conduzione di una azienda già in difficoltà…
Gesù aveva da scegliersi una squadra importante per l’annuncio della Sua buona novella: ne sarebbe andato di mezzo il suo piano di salvezza, la formazione della stessa Chiesa…
La prima cosa che ha fatto Gesù è stata quella di passare la notte in preghiera prima di scegliere i dodici apostoli: li aveva osservati sulle rive del lago mentre lavoravano, alcuni li aveva visti stare con Giovanni il Battista, altri facevano vita di ufficio, commercio … ciascuno aveva il proprio carattere, una mentalità data dalle esperienze della vita, una propria collocazione all’interno della religione ebraica e del rapporto con i romani occupanti. Soprattutto, Gesù doveva fidarsi di come avrebbero usato la loro di libertà di accogliere il suo progetto di regno di Dio: dovevano essere persone decise a tutto e costituirsi come nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia.
Quella notte si è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità, per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri.
Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani; penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda: lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare su una chiamata che doveva risultare chiara in ognuno e augurarsi che l’uso della libertà di ciascuno fosse al massimo delle loro convinzioni interiori; queste convinzioni le avrebbero elaborate al suo seguito, durante i suoi incontri con la povera gente, i malati, i peccatori, le stesse autorità del Tempio.
Li ha scelti, ma non li ha forzati! Li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati: ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.
Con questa squadra si è messo subito all’opera: li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio.
Lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù …
Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano è generico! Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di una chiamata personale di Gesù! Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo.
Lui ha pensato a uno a uno ogni cristiano, ogni persona per la nostra missione in questa grande e bella notte di preghiera.
7 Settembre 2021
+Domenico
