Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,9) dal Vangelo del giorno (Mt 6,7-15)
«Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…»
Ci sono alcune parole nella nostra esistenza che ci segnano per tutta la vita … tra queste una delle più belle è “papà”: è parola che evoca amore, gioia, forza, compagnia, tenerezza, serenità.
Potrei continuare a dare la stura ai nostri affetti, a pensare a tutte le esperienze che nella nostra tenera età e spesso anche oltre abbiamo vissuto con nostro padre: la sicurezza che ci infondeva, la sua severità che ci richiamava alla responsabilità, la certezza di poter contare sempre su di lui, la tranquilla serenità di sentirci amati anche sotto la faccia burbera di qualche rimprovero, lo sguardo di disapprovazione e di orgoglio, il volto velato di pianto quando la sofferenza abitava troppo a lungo nella nostra casa.
Gesù ci ha sempre presentato Dio con il dolce nome di “abbà“, papà: nel Vangelo, quando si rivolge a Dio, lo chiama sempre così! È stata una novità assoluta, soprattutto per gente che era abituata a pensare a Dio con timore, reverenza, se non talvolta con soggezione e paura …
…No! Dio è Padre e quando lo pregate dite: Padre nostro. Siamo una famiglia, siamo tutti figli, siamo fratelli proprio perché veniamo tutti da Dio che è padre. Lui ci ha generati, noi siamo un palpito del suo cuore, un suo pensiero, un suo gesto di amore. Lui ci dà il pane di ogni giorno, Lui è capace di piegare l’universo alla nostra cura.
Lui soprattutto è capace di perdonare: vivere la vita alla ricerca di un perdono possibile è spesso uno sforzo titanico che ci sentiamo di dover fare dopo i nostri molteplici errori … ebbene, Dio Padre è grande nella misericordia e nel perdono: Lui, ogni mattina sale al punto più alto della casa per vedere se il figlio ingrato, che è scappato sbattendo la porta, torna, se si ricorda che nel suo cuore di padre non è mai stato cancellato il posto per lui; lui è là fuori nel cortile a convincere il fratello ad accogliere, a far pace, a seguirlo nel perdono, a forzare un abbraccio che a Lui è sgorgato spontaneo, immediatamente, ancora prima che il figlio gli chiedesse perdono.
Abbiamo veramente un padre così come Signore, come creatore, come giudice, come fondamento dell’universo: non abbiamo – come dicevano i filosofi, pure arrangiandosi con il nostro modo di ragionare – noa abbiamo un motore immobile, un onnipotente, ma un padre che non ci abbandona a nessuna tentazione, che guarda dal cielo sulle strade spaesate della nostra vita e ci fa da papà, sempre.
8 Marzo 20220
+Domenico
