Non calcolo, ma fiducia in Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 24-34)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Audio della riflessione

Possiamo guardare la vita da due punti di vista diversi: da una parte una esistenza basata tutta sul calcolo, sulla autosufficienza, senza riferimento che vada oltre le nostre pulsioni e interessi dall’altra una vita di fiducia, di abbandono. Da una parte la deriva del potere ad ogni costo, dell’essere legge a sé stessi, e quindi della violenza e del sopruso dall’altra la consapevolezza di stare a cuore a Dio e una scelta di campo, cioè da che parte ci collochiamo. Non potete servire Dio e il denaro: o di qua o di là. In mezzo ci siamo noi creature in cerca della luce e della felicità, orientati dalla fede nel Dio di Gesù Cristo, che smette di essere visto come il vendicatore, con un linguaggio bellico che traduce le mentalità di un popolo sempre distratto da infedeltà e peccato, ma come un padre pieno di cure e di attenzioni non solo per un popolo, ma in esso per ciascuna persona.

È ben diversa la vita se sappiamo di stare a cuore a qualcuno, di essere amati da Dio, di sentirci nelle sue braccia, se sappiamo affidare a qualcuno le nostre ansie e i nostri progetti. Non affannatevi dice il vangelo; l’affanno non è segno di impegno, ma sfiducia negli altri, incapacità di affidarsi, senso di onnipotenza. Abbiamo un Padre in cielo che pensa a noi molto più che ai fiori del campo e agli uccelli del cielo. Siamo come un fanciullo che sta sereno e tranquillo nelle braccia di papà o mamma. Certo questa serenità va conquistata con atti di abbandono e di fiducia, non con dimostrazioni e conferme. Si tratta di un atto di fede, non di una fortuna bendata o di una sorte incontrollabile.

La fiducia in Dio è l’abbandono di Gesù nelle braccia del Padre, è tentare tutto quello che è alla nostra portata, non restare comodi ad aspettare, ma nello stesso tempo sapere che c’è un progetto più grande nel nostro, il progetto della felicità di Dio, in cui ogni nostra azione o impegno è collocato. Tante nostre vite crescono bene perché stanno nel grande piano dell’amore di Dio che non solo ci ha creato, ma ci sostiene in vita, ci ha mandato il suo Figlio Gesù a dimostrare con la croce l’amore senza limiti e ci mantiene in cuore il suo Santo Spirito. Se abbiamo fiducia in Dio e ci abbandoniamo a Lui, allora possiamo dedicarci alle cose vere della vita, al suo regno, alla giustizia, alla solidarietà con i più poveri. Ci si affina la vista e diventa più ricco di bontà il cuore. Distogliendoci dalle preoccupazioni per noi ci si spalancano gli occhi sulle vere esigenze della vita e sulle risorse impensabili che Dio ci ha dato per affrontarle.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. È esperienza comune che quando ci impegniamo nel fare il bene agli altri, si risolvono anche i nostri problemi, le nostre ansie e soprattutto gli affanni. Perché Dio abita il cielo delle nostre vite e le conduce verso il bene infinito che Lui è.

22 Giugno 2024
+Domenico

Non accumulare niente per te

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 19-23)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Audio della riflessione

“Non accumulare ricchezze” ci permette di delineare un nuovo aspetto della vera giustizia, cioè di una vita totalmente orientata al Signore, Dio Padre, per la quale il centro di tutto è proprio e solo Lui con quell’atteggiamento cristianamente naturale, che considera sempre Dio come Padre che ci porta con sé tutti come fratelli da amare e da servire.

Il non accumulare non è privazione, ma saggezza perché i tesori terreni passano presto e restiamo con le mani che non stringono nemmeno l’aria, ma forse solo il nostro cuore freddo e nello stesso tempo ci inaridiscono il cuore, ce lo accecano e spengono ogni luce di vita.

Con questo comando Gesù ci aiuta, a mettere sempre al centro la fede, a dare alla vita cristiana il suo vero sapore. Dobbiamo accumulare tesori in cielo, lassù non c’è ladro che tenga, non ci sono kamikaze o talebani che ci ammazzano. Certo noi siamo ora sulla terra e abbiamo assoluto bisogno dei beni della terra, per campare.

 Penso soprattutto a quelli, e sono tanti, che non ce la fanno a mantenere la famiglia, che devono affrontare mari e fiumi per sopravvivere, a quelli che da sempre sono sotto il rumore delle armi, allo stesso povero della porta accanto…

Allora questa luce che ci dà Cristo è proprio necessaria e ci aiuta a ricercare i beni della terra senza contraddire alle parole di Gesù. Ci fa vedere a che punto l’innata brama di possedere tenta di mascherarsi sotto la parvenza di necessità, di bisogno, di convenienza sociale o magari tenta di acquietare la coscienza che si fa sentire quando siamo di fronte a gente povera che sta molto male.

Tutti sono chiamati a far parte delle loro sostanze a chi ne ha bisogno. Non si tratta solo di superfluo, ma come quella povera vedova nel tempio, anche del necessario. L’amore non ha confini, siamo noi che facciamo i mucchietti e mettiamo muri anziché ponti. Dio ci aiuti ad imitare il suo cuore che fu squarciato per noi.

21 Giugno 2024
+Domenico

Sei nostro papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni uomo. Ciascuno di noi prega qualche volta nella vita. È una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia. Sentiamo che la vita non ce la siamo data noi, il mondo non è opera nostra; ci sentiamo regalati in ogni momento. Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare, allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, a qualche pratica irrazionale.

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio. Faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, tanto che gli hanno chiesto: insegnaci a pregare. E ne è nata una preghiera che abbiamo imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo. Padre nostro, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, che ci hanno preceduto e che ci seguiranno.

Per noi sei il papà; ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai. Abbiamo un padre e una madre che tu ci hai regalato, ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli; anche noi diventiamo padre e madri a nostra volta, facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi tu, per questo delle tue braccia solide abbiamo sempre bisogno.

Sappiamo di stare a cuore a te, sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili e esagerate. Ma sappiamo che anche tu da padre hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato, lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare a tutti noi.

Non conosciamo la tua volontà, tu reggi il mondo, tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che tu vuoi a tutti solo bene e la tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti anche se non riusciamo a capirla e a viverla. Siamo sempre in attesa di un mondo nuovo che vogliamo costruire assieme con te e che tu ci regali oltre ogni nostro merito. Tu tienici sempre come tuoi figli, noi ci fidiamo di te, perché tu non ci abbandoni mai.

20 Gennaio 2024
+Domenico

Una compagnia che non ti molla mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Il culto della immagine è una sorta di malattia del secolo, anche se, per come ce ne parla il Vangelo, è una tipica trappola tesa ad ogni uomo di ogni tempo: fare del bene per farsi vedere, fare gesti buoni per accreditare una immagine bella di sé, fare elemosina per commuovere e ottenere riconoscimento, pregare per dare l’idea di essere religioso, evidentemente solo là dove questo atteggiamento è valorizzato.

La tentazione costante è quella di uscire da sé non per altruismo, ma per un bisogno di riconoscimento! Se non hai l’approvazione di chi sta fuori di te non ti muovi, non osi andare controcorrente, tutto deve essere omologato da altri: è la tentazione di un adolescente che sta ore allo specchio per immaginare che cosa gli altri penseranno di Lui, che non riesce ad andare contro la banda;  è una vita controllata, senza interiorità, senza spazio intimo di crescita e di dialogo con la propria coscienza, con quel sacrario interiore che giudica la nostra vita nella sua profondità.

È un atteggiamento subdolo di idolatria, perché si mette al centro se stessi e a sé stessi si sacrificano tutti i nostri pensieri e per il nostro vantaggio si intessono relazioni e calcoli … e da idoli, si subiscono i ricatti degli altri che diventano tiranni da servire.

Gesù è di altro avviso: “non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra; quando fai elemosina non suonare la tromba, quando digiuni non presentare una faccia triste, ma profumati il capo e le vesti”. Non è l’occhio dell’altro il tuo specchio, ma l’occhio di Dio, quello che ti penetra fin nel midollo, quello che sprofonda nella tua interiorità.

Noi dobbiamo scegliere da chi farci giudicare: non sono le lapidi l’attestato del nostro operare e della nostra vita. Quelle servono forse a fare la storia dei grandi, ma non il tessuto d’amore che tiene assieme la vita del mondo.

Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio: lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita.

Lui ha detto: io sono la Via, la Verità e la Vita.

Non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia nell’esistenza di tutti i giorni: è il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre.

19 Giugno 2024
+Domenico

Del tuo amore Padre e di tuo Figlio ti chiediamo nello Spirito  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione.

Molti di noi credono di potersi arrangiare da soli. Noi non abbiamo bisogno di nessuno. Era la risposta strafottente degli scribi a Gesù: noi siamo figli di Abramo e non abbiamo bisogno di nessuno. Io sono autosufficiente. È finito il tempo della dipendenza dalla religione. 

Io sono autonomo, me la cavo da solo, mi arrangio, faccio tutto io, stabilisco io quello che mi serve e quello che mi va bene. Nessuno ci deve dire niente, nemmeno Dio. La vita ce la regoliamo noi come vogliamo. Sono io il dio della mia vita, sono io che stabilisco quello che si può fare e non si può fare. Salvo poi a trovarci soli come un cane. 

Non è così invece per i discepoli di Gesù.  Lo vedono spesso ritirarsi sul monte a pregare. Fa invidia a questi dodici semplici credenti della legge vedere che Gesù, non va solamente al tempio a pregare, ma prega tante volte da solo. Li aveva abituati a chiamare Dio con il nome di Padre, perché voleva che cambiasse radicalmente il rapporto con Dio, che non fosse un rapporto di paura, di distanza, di pur giusta e doverosa adorazione, ma fosse un rapporto filiale. A un Padre si fanno tutte le domande più belle, a lui si confidano i sogni, i progetti, le visioni di mondo, le sofferenze. Con il papà qualche volta si ha il coraggio di aprire il cuore e di far giungere a lui anche le domande più semplici, quelle che determinano la vita di ogni giorno. 

E la prima cosa che Gesù ci insegna a chiedere al Padre, dopo aver guardato con immenso stupore al suo nome, dopo aver immaginato di poter vivere in un mondo diverso che è diventato suo regno e dichiarato di sentirci sicuri solo nei disegni grandi della sua volontà, è il pane di ogni giorno. 

Il pane ti ricorda la casa, la famiglia, la fame, la semplicità, la terra, la sporta cui ti attaccavi, quando eri bambino, il fuoco, il panettiere, quell’odore fragrante di forno, quelle ore dell’alba, la gente che l’addenta, il calore di un gesto di dono, la semplicità e la naturalezza di un nutrimento, il compagno quotidiano di ogni vita, l’elemento necessario di ogni tavola. 

E questo pane è prima di tutto Gesù, è Lui, è Gesù Cristo. Lui è il senso, la pienezza, l’intimità, la serenità, la gioia. Lui è la luce di ogni giorno, Lui il dono inestimabile e assolutamente necessario che chiediamo al Padre, ogni giorno, per ogni giorno. È una follia continuare a dire che non abbiamo bisogno di Gesù. Ho bisogno del suo amore, della sua luce, dell’intimità con Lui.

20 Febbraio
+Domenico

Il digiuno cristiano non è per la salute fisica, ma per la propria coscienza di figli di Dio e di fratelli  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione.

Disintossicarsi, mettersi a dieta, svelenire la vita, staccare la spina, fare un po’ di deserto, prendersi una pausa… sono tutte espressioni che dicono come nella vita di ogni uomo ci sia bisogno di un tempo che crea discontinuità con la routine quotidiana e che ci permette di guardare alla vita da un altro punto di vista.  

Siamo sempre noi in ogni momento capaci di dare senso al nostro vivere, non ci possiamo permettere apnee o stati comatosi, occorre però ogni tanto avere il coraggio di collocarsi da altri punti di vista perché nella vita interviene spesso l’abitudine ad abbassare la guardia, la comodità a dare forza all’inerzia, talvolta anche la passione ad annebbiarci la vista, la solitudine a incancrenire atteggiamenti che assolutizzano stati d’animo.  

La Quaresima è vista proprio come tempo di conversione, di cambiamento del cuore, di prova per riportare alla sua brillantezza il metallo prezioso che è la vita. Vieni nel silenzio e parlerò al tuo cuore… dice il libro di Osea (16). E Gesù parla di digiuno, di mettere il corpo in uno stato di attesa inevasa dell’istinto della fame, di controllo della sazietà per accorgersi di un’altra fame, di un’altra sete. È un esercizio che siamo invitati a fare su di noi non per ridurre la cellulite o il colesterolo che pure sarebbe cosa utile, ma per ridare allo Spirito il suo compito di guida della nostra vita.  

E questo va fatto nella gioia di una decisione non nella costrizione di una legge, nella certezza di aprire l’animo alla bontà, non nella infelicità di una privazione, nella prospettiva di fare verità nella propria coscienza non nella preoccupazione di dare una immagine severa di noi. Il digiuno è un atto di amore a Dio, non è un biglietto da visita per accreditarsi nel mondo dei pii. 

 Allora digiuno è privazione a vantaggio di altri, è condividere con i poveri quello che abbiamo perché ce ne priviamo per loro, è riportare la natura ad essere madre per tutti e non un possesso di qualcuno, è riportare il mondo alla sua destinazione per la felicità di tutti e non per la gioia di pochi. Soprattutto è mettere al centro Dio, lo Spirito, la preghiera, la contemplazione di Lui. E questa opera quaresimale la facciamo con gioia perché è un altro segno che scriviamo nella nostra vita col quale ci facciamo segno per tutti che Dio non ci abbandona mai.

14 Febbraio
+Domenico

Devi deciderti ad usare il tuo occhio solo per il bene

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,19-23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Audio della riflessione.

Ogni uomo aspira a diventare ricco o per lo meno a darsi una sicurezza, a mettere da parte un gruzzolo che tolga le preoccupazioni principali di una vita e di una famiglia. C’è chi va oltre il gruzzolo e pensa proprio alla ricchezza, che diventa potenza, superiorità talvolta immagine, vanagloria, superbia pure, ma tiene i piedi per terra e cerca la sicurezza contro disavventure, fallimenti e la possibilità di avere tutte le soddisfazioni che il benessere economico può dare.  

Il crinale tra la giusta preoccupazione per i beni materiali e un pensiero anche ai beni spirituali si fa spesso più labile a seconda del tipo di preoccupazione che si nutre. Qualche schiavitù la sperimentiamo tutti nonostante quel tanto di fede che ci fa pensare come dice papa Francesco che il sudario (così lui chiama il vestito del morto), non ha tasche e non si è mai visto dietro un funerale una ditta di traslochi. 

La ricerca egoistica dei beni materiali sottrae tempo ed energie all’acquisizione dei beni del cielo e rende l’uomo schiavo delle cose che possiede e desidera. Diamo per saggio che ciascuno deve avere qualcosa o qualcuno a cui dedicare le sue attenzioni e le sue forze. Il problema è la scelta di questo qualcosa cui il cuore in qualche modo si attacca. Noi sappiamo che tendenzialmente diventiamo quello che mettiamo al primo posto. Se ci mettiamo le cose diventiamo come le cose, se amiamo Dio ci avviciniamo a Lui. 

L’uso delle cose è buono fino a quando non diventa ostacolo per seguire Cristo e amare i fratelli. Il cristiano non può essere schiavo di nulla e di nessuno perché “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi” (Gal 5,1). Il cristiano sì distacca e dona l’avere per ottenere l’essere: essere come il Padre. 

E qui Gesù mette in campo l’occhio, che sta come simbolo del cuore. L’occhio buono è quello che accoglie la luce che gli viene da Gesù; mentre l’occhio cattivo, il cuore cattivo rifiuta Gesù. È evidente che l’occhio o il cuore che non lasciano entrare questa luce immergono tutta la persona nelle tenebre.  

Il cuore dell’uomo dev’essere orientato a Dio e vivere nella ricerca che non si ferma alla ricchezza, ma sa andare oltre verso le braccia di Dio, allora tutto l’uomo è nella luce. Se invece si perde nella ricerca dei beni materiali diventa cieco e tutta la sua persona si scava il vuoto e le tenebre. Occhio non ottenebrato e cuore sono espressioni che indicano la giusta relazione con Dio, dal quale ogni persona viene totalmente illuminata. L’occhio cattivo invece è simbolo dell’invidia, dell’avarizia, dell’egoismo ed è l’anticamera della tenebra totale e definitiva, espressione che non attenua molto l’idea di una perdizione eterna.  

Il Signore purifichi sempre i nostri occhi perché siano abilitati a contemplare la bontà di Dio e aiutare i fratelli a farsi un modo più pulito di guardare alla vita. 

23 Giugno
+Domenico

Dio nostro, tu ci sei proprio un papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6-7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione.

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni uomo. Ciascuno di noi prega qualche volta nella vita. È una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia. Sentiamo che la vita non ce la siamo data noi, il mondo non è opera nostra; ci sentiamo regalati in ogni momento. Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare, allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, a qualche pratica irrazionale.  

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio. Faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, tanto che gli hanno chiesto: insegnaci a pregare. E ne è nata una preghiera che abbiamo imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo.  

Padre nostro, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, di coloro che ci hanno preceduto e che ci seguiranno. Per noi sei un papà; ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai. Abbiamo un padre e una madre che tu ci hai regalato, che ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli; anche noi diventiamo padre e madri a nostra volta, facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi tu, per questo delle tue braccia solide abbiamo sempre bisogno.  

Sappiamo di stare a cuore a te, sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili e esagerate. Ma sappiamo che anche tu da padre hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato, lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare a tutti noi. Non conosciamo la tua volontà, tu reggi il mondo, tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che tu vuoi a tutti solo bene e la tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti anche se non riusciamo a capirla e a viverla.  

Siamo sempre in attesa di un mondo nuovo che vogliamo costruire assieme con te e che tu ci regali oltre ogni nostro merito. Ci sentiamo debitori di tutto con Te, ma tu ci immergi nel vortice del tuo perdono, perché anche noi diventiamo capaci di perdonarci gli uni gli altri Tu tienici sempre come tuoi figli, conosci le nostre fragilità, non ci lasciare impantanati in esse. Noi ci fidiamo di te, e sappiamo che ci liberi tutti dalla presa del male su di noi. 

22 Giugno
+Domenico

Stiamo davanti a Dio e a noi stessi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione.

Il culto della immagine è una sorta di malattia del secolo, anche se, per come ce ne parla il vangelo, è una tipica trappola tesa ad ogni uomo di ogni tempo. Fare del bene per farsi vedere, fare gesti buoni per accreditare una immagine bella di sé, fare elemosina per commuovere e ottenere riconoscimento, pregare per dare l’idea di essere religioso, evidentemente solo là dove questo atteggiamento è valorizzato. La tentazione costante è quella di uscire da sé non per altruismo, ma per un bisogno di riconoscimento. Se non hai l’approvazione di chi sta fuori di te non ti muovi, non osi andare controcorrente, tutto deve essere omologato da altri. È la tentazione di un adolescente che sta ore allo specchio per immaginare che cosa gli altri penseranno di Lui, che non riesce ad andare contro la banda.  È una vita controllata, senza interiorità, senza spazio intimo di crescita e di dialogo con la propria coscienza, con quel sacrario interiore che giudica la nostra vita nella sua profondità. È un atteggiamento subdolo di idolatria, perché si mette al centro se stessi e a sé stessi si sacrificano tutti i nostri pensieri e per il nostro vantaggio si intessono relazioni e calcoli. E da idoli, si subiscono i ricatti degli altri che diventano tiranni da servire. 

Gesù è di altro avviso: non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra; quando fai elemosina non suonare la tromba, quando digiuni non presentare una faccia triste, ma profumati il capo e le vesti. Non è l’occhio dell’altro il tuo specchio, ma l’occhio di Dio, quello che ti penetra fin nel midollo, quello che sprofonda nella tua interiorità. Noi dobbiamo scegliere da chi farci giudicare. Non sono le lapidi l’attestato del nostro operare e della nostra vita. Quelle servono forse a fare la storia dei grandi, ma non il tessuto d’amore che tiene assieme la vita del mondo.  

Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio. Lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita. Lui ha detto: io sono la via la verità e la vita. Non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia nell’esistenza di tutti i giorni. È il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre. 

21 Giugno
+Domenico

Signore nostro sei proprio un papà 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni persona: ciascuno di noi prega qualche volta nella vita … è una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia … sentiamo che la vita non ce la siamo data noi: il mondo non è opera nostra, ci sentiamo “regalati” in ogni momento.

Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare … allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, a qualche pratica irrazionale …  

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio, suo Padre: faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, tanto che gli hanno chiesto “insegnaci a pregare”, e ne è nata una preghiera che abbiamo imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo: “Padre nostro”, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, che ci hanno preceduto e che ci seguiranno.

Per noi sei un papà: ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai! Abbiamo un padre e una madre che tu ci hai regalato: ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli, perché diventiamo padri e madri a nostra volta; facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi tu, per questo, delle tue braccia solide abbiamo sempre bisogno!

Sappiamo di stare a cuore a te: sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili, esagerate … ma sappiamo che anche tu, da padre, hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato, lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare a tutti noi! Non conosciamo la tua volontà, tu reggi il mondo, tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che tu vuoi a tutti solo bene e la tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti anche se non riusciamo a capirla e a viverla.  

Siamo sempre in attesa di un mondo nuovo, che vogliamo costruire assieme con te e che tu ci regali oltre ogni nostro merito: un mondo in cui ognuno ha ogni giorno il suo pane! Abbiamo bisogno estremo del tuo perdono e che tu ci tenga legati a te contro ogni male in cui possiamo sempre cadere.

Tu tienici sempre come tuoi figli, noi ci fidiamo di te, perché tu non ci abbandoni mai. 

28 Febbraio 2023
+Domenico