Abbiamo Dio per padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-9) dal Vangelo del giorno (Mt 6, 7-15) nel Martedì della prima settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli …

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Dicono le statistiche che un giovane su cinque prega ogni giorno: un giovane si e quattro no, ogni giorno, sente importante rivolgersi a qualcuno che non vede, non tocca, non sente, non è manipolabile come tutto quello che ci circonda e gli affida qualcosa della sua vita … un sogno, una domanda, un grazie, una richiesta, una preghiera, insomma.

E’ per scaramanzia, come portarsi un portafortuna in tasca? E’ per abitudine, è per fede, è per bisogno o disperazione dopo averle tentate tutte … o è per gioia incontenibile? Sta di fatto che ti affiora alle labbra o alla mente una preghiera, un atto di affidamento, un dialogo semplice, magari fatto di monosillabi o di formule mandate a memoria che vogliono “bucare” la tua vita, spesso piatta, per forare il cielo.

E’ un bisogno molto umano, ma non sempre si è capaci di tradurlo in qualcosa di bello, di non petulante, di tuo, di gioioso, e di vero.

Gesù aveva davanti proprio uomini in questa difficoltà quando si sente dire “Insegnaci a pregare. Ti vediamo così bello e felice quando preghi, stai ore e ore con un volto così disteso e sereno che ci fai invidia. Noi non ne siamo capaci, non siamo capaci di pregare, ci stanchiamo di formule senza senso … quelle che ci hanno insegnato in sinagoga non ci danno la gioia che hai tu sul volto.”

E Gesù insegna loro “quando pregate dite: padre nostro”, insegna a chiamare Dio col nome bellissimo di Papà, abbà, un nome che da solo cancella tutte le distanze, le paure, le bestemmie che noi senza senso tante volte diciamo.

Dio è un papà di quelli veri, di quelli che si spendono per la famiglia, di quelli che sanno perdere tempo e giocare con i figli, di quelli che fanno di tutto per mettere pace, di quelli che danno forza, che ti sostengono anche con un rimprovero, con uno sguardo duro, ma che non ti mollano mai, non ti lasciano solo, sanno aspettarti al ritorno dalle tue stupide avventure e sono disposti a ricominciare.

E tu gli dici che vuoi fare quello che vuole lui, perché sai che per te desidera il massimo, che sogni un mondo bello come piace a lui, gli chiedi di avere ogni giorno quello che ti è necessario nella vita, ed è tale la stima che hai per lui che vuoi diventare capace di perdono, come lo è Lui per te.

Una preghiera così apre il cuore alla speranza.

Ma questa speranza so dove trovarla?

23 Febbraio 2021
+Domenico

Fatti bella e profumati: c’è il tuo ragazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,16-18) dal Vangelo del Giorno (Mt 6,1-6.16-18) nel Mercoledì delle Ceneri

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Si dice che “tutta la vita è un carnevale”: per divertirci scateniamo tutta la fantasia possibile … si fa una gran fatica a vivere un tempo di penitenza, di sobrietà, di occupazione per le cose vere della vita.

Oggi comincia la quaresima, ma siamo pronti sabato a dare un altro tocco e a prolungare la festa, per non perdere l’abitudine!

A questa incapacità di stabilire tempi di austerità e di penitenza sembra che il Vangelo dia perfino ragione: “Non assumete aria melanconica, profumati la testa, non farti vedere a pregare o a prendere pose pietistiche”.

Con tutta la fatica che si fa a far capire che la vita è una cosa seria, che ogni tanto occorre mettere la testa a posto, ci si mette anche il Vangelo a remare contro? Perché Gesù non comincia a lanciare qualche avvertimento pesante, della serie “se continuate così, vi scavate la fossa; se non cambiate testa, se non vi mettete a fare penitenza dei vostri peccati, andrete all’inferno … cambiate vita perché il giudizio di Dio è pronto e sarà severo…”, o cose simili?

Gesù, le dice pure alcune di queste cose, ma è sempre dalla parte della libertà e della felicità: La vita di un cristiano è una vita bella, beata e felice! E’ fondata sulla libertà di una risposta di amore.

La quaresima allora è un “periodo di fidanzamento”: è come quando ti è capitato un colpo di fulmine, hai provato emozioni fortissime, hai intuito che nella tua vita ci sono possibilità inedite di felicità con la persona per cui batte il tuo cuore … resti all’inizio un po’ stordito, non capisci più niente, ma senti il bisogno di partire “a bocce ferme”.

Nell’avventura dell’amore che cominci ci vuoi essere tutto: tu, non solo le tue emozioni, ma tutta la tua vita, i tuoi progetti, i tuoi sogni, i tuoi desideri, la tua voglia di vivere.

Ecco … la quaresima è “il tempo del fidanzamento”: hai forse capito che c’è da innamorarsi a fondo di Dio, allora lo prendi, o meglio … Lui ti prende, e ti porta nel deserto per poterti parlare cuore a cuore.

Ecco perché Gesù dice di profumarsi il capo, di non fare la faccia smorta, proprio come quando vai dal fidanzato o dalla fidanzata, dalla tua ragazza o dal tuo ragazzo: è una nuova stagione della tua vita, è una nuova speranza che si apre nella tua esistenza.

Ma questa speranza dove la trovo?

17 Febbraio 2020
+Domenico

La più bella preghiera di sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)

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Pregare è esperienza profondamente umana: fa parte della struttura dell’umanità, del mondo delle relazioni che ogni persona stabilisce, ed è stato giustissimo che Dio Padre, attraverso Gesù, ce ne abbia consegnata una che è insuperabile, anche perché quando la preghiamo, Gesù la prega in noi.  

E’ talmente conosciuto il Padre nostro che val la pena che commentiamo e riflettiamo su come, prima di dirlo, al versetto 7 del capitolo 6 di Matteo, viene a noi comunicata.

Il versetto è soltanto questo: “Così dunque pregate voi”

E’ un imperativo: ci sta dietro una volontà precisa, con tutta l’autorevolezza che la investe; la parolina “così” la contrappone a un modello di preghiera appena descritto, che lascia il tempo che trova: è quella degli ipocriti, dei parolai, di coloro che si fanno vedere a muovere le labbra e a moltiplicare parole, di chi prega per posa per tutt’altri motivi che per rivolgersi a cuore pieno, fiducioso, figliale, familiare, abbandonato totalmente alla iniziativa di Dio, mentre invece cerca di rifarsi con la molteplicità e esteriorità ricercata delle espressioni verbali.  

Non è fatta per piegare attraverso una colluvie di parole Dio ai nostri desideri, ai nostri bisogni, ma è mettersi in ascolto di un papà, il Padre, e accogliere, e che si realizzino su di me, suo figlio, i suoi desideri. 

Sant’Agostino dice che la preghiera è una ginnastica del desiderio – bella questa: il desiderio è una grande qualità dell’umanità, che non produce niente, ma è pronta, aperta ad accogliere tutto.

Tutto ciò che esiste – e Dio è veramente la totalità – non è da fare, ma da accogliere: allora si sviluppa attesa, accoglienza del dono dell’altro, meglio ancora, l’altro come dono, e nemmeno lontanamente una volontà di pretesa. 

L’altra parolina: “dunque”; il dunque ci fa capire – così dunque, ricordate, pregate voi – il dunque ci fa capire che questa preghiera davanti al Padre contiene tutte le altre, le condensa in un dialogo e in un ascolto, un accoglienza definita, decisa. 

Infatti le prime richieste che facciamo nel Padre Nostro sono all’imperativo: vogliamo che il Padre ci dia ciò che Lui ci vuol dare; se Dio è Padre allora lo sia davvero! Noi lo desideriamo non certo quanto Lui, ma sicuramente con tutta la disponibilità orientata soltanto ad immergerci nel suo volere.

Poi, se ricordate, seguono le sette richieste, di cui le prime tre riguardano il grande bisogno che noi qui sulla terra abbiamo di Lui e le altre quattro esprimono il bisogno che abbiamo dei suoi doni, per vivere alla grande, Lui che è il dono grande, e la affermazione solenne che la fraternità e il perdono al fratello – notate – è il luogo necessario per il dono del Padre. 

Così dunque “Pregate voi” : è un classico imperativo, non camuffato da raccomandazioni o condizionali “ma sarebbe meglio che voi pregate” … no, “pregate”, che ha il senso di prescriverci di continuare l’azione della preghiera, che sia presente e continua come la vita che se si arresta muore.  

Questo ordine è di Gesù: noi non avremmo osato mai pregare ordinando al Padre di darci ciò di cui abbiamo bisogno, ma è proprio così che riconosciamo di averne bisogno. 

Allora non ci resta che metterci in preghiera. 

18 Giugno 2020
+Domenico

Conquistiamo un minimo di essenzialità nel nostro vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 16-17) dal Vangelo del Giorno (Mt 6,1-6.16-18)

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«E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»

Disintossicarsi, mettersi a dieta, svelenire la vita, staccare la spina, fare un po’ di deserto, prendersi una pausa … sono tutte espressioni che dicono come nella vita di ogni uomo ci sia bisogno di un tempo che crea discontinuità con la routine quotidiana e che ci permette di guardare alla vita da un altro punto di vista.  

Sempre infoiati nella stessa cosa delle volte non riusciamo più a capire niente: ma siediti un momento e comincia a vedere da che parte sei venuto e dove vuoi andare!

Siamo sempre noi in ogni momento capaci di dare senso al nostro vivere: non ci possiamo permettere apnee o stati comatosi; però ogni tanto occorre avere il coraggio di collocarsi da altri punti di vista, perché nella vita interviene spesso l’abitudine ad abbassare la guardia, la comodità a dare forza all’inerzia, talvolta anche la passione ad annebbiarci gli occhi, la solitudine a incancrenire atteggiamenti che assolutizzano stati d’animo.  

L’esistenza deve restare aperta alla conversione, al cambiamento del  cuore, alla prova per riportare alla sua brillantezza il metallo prezioso che è la vita.

Dice l’antico testamento “Vieni nel silenzio e parlerò al tuo cuore” – il libro di Osea – e Gesù parla di digiuno, di mettere il corpo in uno stato di attesa inevasa dall’istinto della fame, di controllo della sazietà per accorgersi di un’altra fame, di un’altra sete: è un esercizio che siamo invitati a fare su di noi, non per ridurre la cellulite o il colesterolo – che pure sarebbe cosa utile – ma per ridare allo Spirito il suo compito di guida della nostra esistenza, e allo Spirito Santo di poter “lavorare” con la nostra anima.  

E questo va fatto nella gioia di una decisione e non nella costrizione di una legge, nella certezza di aprire l’animo alla bontà, non nella infelicità di una privazione, nella prospettiva di fare verità nella propria coscienza, non nella preoccupazione di dare una immagine severa di noi.

Il digiuno è un atto di amore a Dio, non è un biglietto da visita per accreditarsi nel mondo dei pii: allora digiuno è privazione a vantaggio di altri, è condividere con i poveri quello che abbiamo perché ce ne priviamo per loro, è riportare la natura ad essere madre per tutti e non un possesso di qualcuno, è riportare il mondo alla sua destinazione per la felicità di tutti e non per la gioia di pochi.

Soprattutto è mettere al centro Dio, lo Spirito, la preghiera, la contemplazione di Lui, e questo che scriviamo nella nostra vita lo viviamo con gioia non solo per noi, ma per ognuno che passi nel mondo delle nostre relazioni. 

Stiamo in pratica leggendo alcuni brani del Vangelo di Matteo, abbiamo incominciato dal discorso della montagna e stiamo andando avanti a vedere quali sono gli elementi fondamentali della vita cristiana, che noi magari approfondiamo in alcuni tempi come la quaresima nel nostro anno liturgico.

17 Giugno 2020
+Domenico