Autenticità e verità 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Siamo sempre tentati di fare del bene per farci vedere, metterci in mostra, dando la stura alla nostra vanità pervasiva, che intacca tutte le nostre relazioni. Questa ipocrisia toglie alla vita cristiana il suo essere disinteressata, la sua purezza di tipo verginale perché ha cercato nessun altro se non Dio solo. Oggi c’è sete di autenticità, che mal si sposa con la vanità. A livello di vita e di arte vengono contestate le pose fittizie, le opere confusionarie e mescolate a tutto.  

Pratiche come l’elemosina, la preghiera e il digiuno sono gesti e segni, ma che il vangelo ci invita a decifrare, a capire, a svelare. Sono segni religiosi e quindi hanno la finalità di stabilire un rapporto con Dio. Se gli affibbiamo altre intenzioni, altri scopi i gesti non sono più autentici, sono gesti falliti. Ancor peggio se con essi si vogliono strumentalizzare le manifestazioni religiose in funzione di interessi e di bassa bottega. Il passo immediatamente successivo è vivere una religiosità senza moralità. 

C’è da dire però che l’autenticità non è una finalità, ma solo un mezzo per fare la verità. L’elemosina o è partecipazione alla povertà di Cristo o è solo una espressione sentimentale o sociologica, foss’anche autentica. Per un cristiano deve poter essere un incontro con Nostro Signore che salva e che noi vogliamo vedere nella persona che aiutiamo. A questa profondità ci porta il vangelo.  

Quando fai la carità non farti selfie da distribuire in rete con uno sfondo di poveracci; quando preghi non farlo in maniera che ti vedano tutti ostentando superiorità. Non digiunate per far vedere una faccia triste e pure infelice, ma cercate di essere un messaggio di Dio con le persone più semplici che fanno fatica anche solo a fare l’elenco della spesa.  

Il vostro digiuno non deve farvi perdere la pazienza. Meglio non fare digiuno che offendere le persone. Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio. Lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita. Lui ha detto: io sono la via la verità e la vita. Non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia schietta nell’esistenza di tutti i giorni. È il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre. 

22 Febbraio
+Domenico

Provvidenza, non è aspettare passivi, ma un attivo affidarsi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 24-34)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Audio della riflessione

Possiamo guardare la vita da due punti di vista diversi, seguendo la lettura dell’Antico Testamento e del Vangelo: da una parte una esistenza basata tutta sul calcolo, sulla autosufficienza, senza riferimento che vada oltre le nostre pulsioni e interessi dall’altra una vita di fiducia, di abbandono; da una parte la deriva del potere ad ogni costo, dell’essere legge a se stessi, e quindi della violenza e del sopruso … dall’altra la consapevolezza di stare a cuore a Dio e una scelta di campo.

Non potete servire Dio e il denaro: o di qua o di là!

In mezzo ci siamo noi creature in cerca della luce e della felicità, orientati dalla fede nel Dio di Gesù Cristo, che smette di essere visto come il “vendicatore”, con un linguaggio bellico che traduce le mentalità di un popolo sempre distratto da infedeltà e peccato, ma come un papà, un padre pieno di cure e di attenzioni non solo per un popolo, ma in esso per ciascuna persona.

E’ ben diversa la vita se sappiamo di stare a cuore a qualcuno, di essere amati da Dio, di sentirci nelle sue braccia … se sappiamo affidare a qualcuno le nostre ansie e i nostri progetti …

Non affannatevi, dice il Vangelo: l’affanno non è segno di impegno, ma sfiducia negli altri, incapacità di affidarsi, senso di onnipotenza.

La fiducia in Dio è l’abbandono di Gesù nella braccia del Padre, è tentare tutto quello che è alla nostra portata, non restare comodi ad aspettare, ma nello stesso tempo sapere che c’è un progetto più grande nel nostro, il progetto della felicità di Dio, in cui ogni nostra azione o impegno è collocato.

Tante nostre vite crescono bene perché stanno nel grande piano dell’amore di Dio che non solo ci ha creato, ma ci sostiene in vita, ci ha mandato il suo Figlio Gesù a dimostrare con la croce l’amore senza limiti e ci mantiene in cuore il suo Santo Spirito.

Se abbiamo fiducia in Dio ci si “affina la vista” e diventa più ricco di bontà il cuore! Distogliendoci dalle preoccupazioni per noi si spalancano gli occhi sulle vere esigenze della vita e sulle risorse impensabili che Dio ci ha dato per affrontarle.

“Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta …”: è esperienza comune che quando ci impegniamo nel fare il bene agli altri, si risolvono anche i nostri problemi, le nostre ansie e soprattutto gli affanni, perché Dio abita il cielo delle nostre vite e le conduce verso il bene infinito che Lui è.

Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata « in stato di via » verso una perfezione ultima alla quale Dio l’ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione…”

La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata: essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia.

Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti:

  • « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Salmo 115, 3), e di Cristo di dice:
  • « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3, 7);  
  • « Molte sono le idee nella mente dell’uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Pr 19, 21).

18 Giugno 2022
+Domenico

Occorre sapere di essere e farsi sempre figli di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 19-23)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Audio della riflessione

L’uomo, la donna non sono la vita, l’hanno ricevuta in dono e devono alimentarla; noi pensiamo di mantenerla accumulando beni, denaro, cose, senza accorgerci che in questa maniera con questa preoccupazione, che diventa assillo, immola la stessa vita per potersi procurare ciò che dovrebbe garantirla. Infatti chi fa delle cose il suo dio, le stacca dalla loro sorgente che è proprio il Signore e dalla loro destinazione che sono tutte le persone, che papa Francesco chiama Fratelli,tutti. La brama di possedere, di fare un posto principale nel nostro cuore alle cose non è che ateismo pratico, con tanto di idolatria collegata, che fa sparire dalla vita la cosa più bella che può fare una persona: Essere dono. Quel che è accumulato è un furto al Padre e ai fratelli. O il dono resta tale e si fa sempre dono, o diventa furto e richiama furto, subisce cioè quello che l’abbiamo fatto diventare.

Una qualsiasi persona abita più dove è col suo cuore, che col suo corpo. Se si amano le cose che periscono, finiscono, vanno in sfacelo, si va in perdizione. Se invece ami Dio che è vita, dimori in Dio e nella vita. In questa collocazione del sentirsi figli o no si accende una luce nel cuore che da esso esce e si proietta su tutta la realtà. Uno vede con la luce del suo cuore, con l’amore che lo illumina. Il nostro guardare, valutare, pensare, sentire, camminare, fare dipende certo anche dall’occhio, ma soprattutto dal cuore che ci siamo fatti, custoditi, curati.

Allora qui si fa chiara una decisione da prendere: che padrone servire, che scelta fare, bisogna decidere se seguire Dio o gli idoli, non si può tenere il piede in due scarpe. O Dio o gli idoli. Se il nostro fine è Dio, diventiamo come Lui; se è l’idolo diventiamo come l’idolo e ci possiamo permettere di descriverci come saremmo: volto scuro, bocca muta, occhio spento, orecchio sordo, mano chiusa, piede paralizzato, gola serrata e senza suono… Il fabbricatore di idoli, invece di essere figlio del Dio vivente, diventa una statua morta e fredda, un monumento funebre, la maschera mortuaria di se stesso. Senza accorgercene serviremmo l’idolo 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, tutta la vita, certo saremmo funzionari di un culto al lavoro per produrlo sempre e un culto indiretto nel riposo per consumarlo e riprodurlo. La nostra vita su fonda su Dio o sui vari titoli di credito.

Può sembrare esagerazione, ma esistono molte persone che consumano l’esistenza, la bellezza e la sorpresa della vita solo e sempre sull’idolo del denaro, con nomi anche più intelligenti e moderni, ma sempre idolo e prigione è. Il vangelo ci dice chiaramente da che parte stare come ha fatto Gesù.

17 Giugno 2022
+Domenico

La  preghiera che si fa solo a un papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione

Molti di noi credono di potersi arrangiare da soli … “Noi non abbiamo bisogno di nessuno”. Era la risposta strafottente degli scribi a Gesù: noi siamo figli di Abramo e non abbiamo bisogno di nessuno.

“Io sono autosufficiente. E’ finito il tempo della dipendenza dalla religione. Io sono autonomo, me la cavo da solo, mi arrangio, faccio tutto io, stabilisco io quello che mi serve e quello che mi va bene.”

Nessuno ci deve dire niente, nemmeno Dio! La vita ce la regoliamo noi come vogliamo. Sono IO il dio della mia vita, sono IO che stabilisco quello che si può fare e non si può fare … salvo poi a trovarci soli come un cane!

Non è così invece per i discepoli di Gesù: Lo vedono spesso ritirarsi sul monte a pregare. Fa invidia a questi dodici semplici credenti della legge vedere che Gesù, non va solamente al tempio a pregare, ma prega tante volte da solo. Li aveva abituati a chiamare Dio con il nome di Padre, perché voleva che cambiasse radicalmente il rapporto con Dio, che non fosse un rapporto di paura, di distanza, di pur giusta e doverosa adorazione, ma fosse un rapporto filiale. Il cammino annuale che la comunità cristiana ha da poco intrapreso dopo le grandi festività ci porta a riflettere sulla nostra preghiera e sulla preghiera per eccellenza che è il Padre nostro.

A un Padre si fanno tutte le domande più belle, a lui si confidano i sogni, i progetti, le visioni di mondo, le sofferenze. Con il papà qualche volta si ha il coraggio di aprire il cuore  e di far giungere a lui  anche le domande più semplici, quelle che determinano la vita di ogni giorno.

Gesù ci insegna a guardare a Dio così, come un papà, ci insegna a guardare con immenso stupore al suo nome, a immaginare di poter vivere in un mondo diverso che è diventato suo regno, a sentirci sicuri solo nei disegni grandi della sua volontà. E dopo questa immersione nella sua vita ci invita a chiedere  il pane di ogni giorno.

Il pane ti ricorda la casa, la famiglia, la fame, la semplicità, la terra, la sporta cui ti attaccavi, quando eri bambino, il fuoco, il panettiere, quell’odore fragrante di forno, quelle ore dell’alba, la gente che l’addenta, il calore di un gesto di dono, la semplicità e la naturalezza di un nutrimento, il compagno quotidiano di ogni vita, l’elemento necessario di ogni tavola.

E questo pane è prima di tutto Gesù, è Lui, è Gesù Cristo. Lui è il senso, la pienezza, l’intimità, la serenità, la gioia. Lui è la luce di ogni giorno, Lui il dono inestimabile e assolutamente necessario che chiediamo al Padre, ogni giorno, per ogni giorno.. E’ una follia continuare a dire che non abbiamo bisogno di Gesù. Ho bisogno del suo amore, della sua luce, dell’intimità con Lui. Perché Lui è il Dio che non ci abbandona mai.

16 Giugno 2022
+Domenico

Il tuo specchio è solo l’occhio di Dio, non quello degli altri

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,3-5) dal Vangelo del giorno (Mt 6,1-6.16-18)

Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Audio della riflessione

Il culto dell’immagine è una sorta di “malattia del secolo”, anche se – per come ce ne parla il Vangelo – è una tipica trappola tesa ad ogni uomo di ogni tempo: fare del bene per farsi vedere, fare gesti buoni per accreditare una immagine bella di sé, fare elemosina per commuovere e ottenere riconoscimento”, pregare per dare l’idea di essere “religioso” … evidentemente soltanto là dove questo atteggiamento è valorizzato … insomma, la tentazione costante è quella di uscire da sé non per altruismo, ma per un bisogno di riconoscimento: Se non hai l’approvazione di chi sta fuori di te non ti muovi, non osi andare controcorrente, tutto deve essere omologato da altri!

  • E’ la tentazione di un adolescente che sta ore allo specchio per immaginare che cosa gli altri penseranno di lui, che non riesce ad andare contro la banda;
  • E’ una vita controllata, senza interiorità, senza spazio intimo di crescita e di dialogo con la propria coscienza, evidentemente, con quel sacrario interiore che giudica la nostra vita nella sua profondità.
  • E’ un atteggiamento subdolo di idolatria, perché si mette al centro se stessi e a se stessi si sacrificano tutti i nostri pensieri e per il nostro vantaggio si intessono relazioni e calcoli … e da idoli, si subiscono i ricatti degli altri che diventano tiranni da servire.

Gesù è di altro avviso: non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra; quando fai elemosina non suonare la tromba, quando digiuni non presentare una faccia triste, ma profumati il capo e le vesti.

Non è l’occhio dell’altro il tuo specchio, ma l’occhio di Dio, quello che ti penetra fin nel midollo, quello che sprofonda nella tua interiorità.

Noi dobbiamo scegliere da chi farci giudicare: non sono le lapidi l’attestato del nostro operare e della nostra vita … quelle servono forse a fare la storia dei grandi, ma non il tessuto d’amore che tiene assieme la vita del mondo.

Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio: Lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita.

Lui ha detto: io sono la Via, la Verità e la Vita: non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia nell’esistenza di tutti i giorni. E’ il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre.

Affidiamoci oggi a san Luigi Palazzolo, prete bergamasco, “fatto santo” un mese fa, che morì proprio il 15 giugno 1886: lui ricamava quel tessuto d’amore di Dio che tiene assieme la vita della gente semplice e soprattutto delle giovani, cui dedicò molta della sua capacità formativa.

15 Giugno 2022
+Domenico

Un papà per creatore   

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,9) dal Vangelo del giorno (Mt 6,7-15

«Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…»

Audio della riflessione

Ci sono alcune parole nella nostra esistenza che ci segnano per tutta la vita … tra queste una delle più belle è “papà”: è parola che evoca amore, gioia, forza, compagnia, tenerezza, serenità.

Potrei continuare a dare la stura ai nostri affetti, a pensare a tutte le esperienze che nella nostra tenera età e spesso anche oltre abbiamo vissuto con nostro padre: la sicurezza che ci infondeva, la sua severità che ci richiamava alla responsabilità, la certezza di poter contare sempre su di lui, la tranquilla serenità di sentirci amati anche sotto la faccia burbera di qualche rimprovero, lo sguardo di disapprovazione e di orgoglio, il volto velato di pianto quando la sofferenza abitava troppo a lungo nella nostra casa.

Gesù ci ha sempre presentato Dio con il dolce nome di “abbà“, papà: nel Vangelo, quando si rivolge a Dio, lo chiama sempre così! È stata una novità assoluta, soprattutto per gente che era abituata a pensare a Dio con timore, reverenza, se non talvolta con soggezione e paura …

…No! Dio è Padre e quando lo pregate dite: Padre nostro. Siamo una famiglia, siamo tutti figli, siamo fratelli proprio perché veniamo tutti da Dio che è padre. Lui ci ha generati, noi siamo un palpito del suo cuore, un suo pensiero, un suo gesto di amore. Lui ci dà il pane di ogni giorno, Lui è capace di piegare l’universo alla nostra cura.

Lui soprattutto è capace di perdonare: vivere la vita alla ricerca di un perdono possibile è spesso uno sforzo titanico che ci sentiamo di dover fare dopo i nostri molteplici errori … ebbene, Dio Padre è grande nella misericordia e nel perdono: Lui, ogni mattina sale al punto più alto della casa per vedere se il figlio ingrato, che è scappato sbattendo la porta, torna, se si ricorda che nel suo cuore di padre non è mai stato cancellato il posto per lui; lui è là fuori nel cortile a convincere il fratello ad accogliere, a far pace, a seguirlo nel perdono, a forzare un abbraccio che a Lui è sgorgato spontaneo, immediatamente, ancora prima che il figlio gli chiedesse perdono.

Abbiamo veramente un padre così come Signore, come creatore, come giudice, come fondamento dell’universo: non abbiamo – come dicevano i filosofi, pure arrangiandosi con il nostro modo di ragionare – noa abbiamo un motore immobile, un onnipotente, ma un padre che non ci abbandona a nessuna tentazione, che guarda dal cielo sulle strade spaesate della nostra vita e ci fa da papà, sempre.

8 Marzo 20220
+Domenico

Preoccuparsi è un verbo offensivo verso Dio

una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 24-34)

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Audio della riflessione

Preoccuparsi della nostra vita, di che cosa mangeremo,  come vestiremo… è privarsi del presente, che è l’unico tempo che abbiamo a disposizione e che mettiamo in seconda fila perché vogliamo proiettarci sul futuro che non c’è ancora. Il presente è sempre dono di Dio, che vogliamo godere in pienezza; anche il futuro sarà ancora dono di Dio, ma a suo tempo soltanto domani. Ricordiamo tutti che succedeva alla manna che nutriva ogni giorno il popolo  ebreo nel deserto. Per chi l’accumulava per il giorno dopo, faceva vermi.

Per noi è una buona metafora che ci fa capire che la nostra vita è un dono di Dio che fluisce ogni giorno; accumularla, possederla in proprio è il peccato di Adamo. Preoccuparsi è affanno, parola imparentata con la morte, come sorte che spetta a tutti. L’affanno ci prende perché pensiamo di essere venuti dal nulla e dovervi tornare e quindi ci affanniamo per allontanare sempre più questo fatidico incontro. Invece noi sappiamo che veniamo da Dio e torniamo a Lui, il presente allora diventa sempre gioia, anticipo di ciò che sarà anche domani e sempre, comunione con Dio e con i fratelli.

L’affanno, che qui viene espresso con la parola preoccupazione, è molto presente nelle nostre vite di oggi, ne è forse una categoria fondamentale nella nostra cultura; ed è interessante che nel brano di vangelo di oggi sia ripetuto almeno 6 volte. 6 è il numero dell’uomo che si chiude in se stesso, senza aprirsi al settimo giorno, al giorno di Dio, al suo principio e al suo fine.

Cibo e bevanda non sono la vita, ma la alimentano, il vestito è un corpo artificiale da presentare agli altri e garantisce la vita sociale come il cibo quella animale. Per il cibo guardate gli uccelli, non dipendono dal lavoro vostro. Il Padre che è vostro, non loro, nutre anche loro. Insomma Dio è al lavoro non solo nel dare, ma anche nel mantenere la vita. Chi si preoccupa e accumula tanto in realtà non ha grande stima di sé, meno di un uccello. E Gesù ci dice che siamo gente di poca fede. Allora, non preoccupatevi, ma cercate. Si cerca in genere ciò che già c’è. Si deve allora cercare il regno di Dio e la sua giustizia, che già ci sono. E regno di Dio significa amore verso il Padre e verso i fratelli. Se facciamo così nessuno sarà privo del necessario e nessuno schiavizzerà la vita ai suoi bisogni. Tutti saremo liberi e nel soddisfare i bisogni che abbiamo, soddisferemo il più grande bisogno che abbiamo che è quello dell’essere figli di Dio e fratelli tra di noi.

La cosa bella allora è anche che la nostra stessa vita materiale, la ricerca di cibo e vestito, il lavoro, la fatica sarà culto spirituale gradito a Dio, perché sperimenteremo e fare sperimentare a tutti amore a Dio e amore ai fratelli.

Allora Dio, come la manna quotidiana, ci dà ogni giorno la forza per i pesi di quel giorno, perché impariamo a vivere di fiducia. La vita è un dono. Non si può possederla né accumularla. Non scaviamo cisterne screpolate, ma attingiamo ogni giorno con gioia al Padre, sorgente di vita sempre nuova

Abbiamo tutti una luce che ci definisce: l’occhio

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

Audio della riflessione

Quando noi vediamo qualcosa, il nostro occhio se ne fa una immagine che è solo nostra, non è uguale per tutti, e non crea in tutti le stesse reazioni, sentimenti, desideri, talvolta passioni, altre volte sentimenti buoni o desideri insani. L’immagine che ce ne facciamo dipende molto o in tutto da come siamo noi; che atteggiamenti abbiamo di fronte al prossimo, che tipo di rapporti stabiliamo di solito con le persone; se siamo in genere accoglienti sarà una immagine che approfondisce l’accoglienza, se invece siamo di natura misantropi, allora ci nasce subito in cuore una contrapposizione; se invece siamo abituati a vedere nelle persone sempre un dono, diventiamo accoglienti quasi a priori senza pensarci. Insomma il vangelo afferma che non c’è niente di male che ti può rovinare la vita entrando dentro di te, se tu sei limpido dentro, generoso, attento agli altri, di animo buono; qualcosa ti potrà recare  fastidio, ti sorprenderà, ti potrà anche far soffrire, ma sei tu che decide poi come affrontare la situazione, come vivere e offrire gesti di collaborazione, di prudenza, di  amicizia.

Nel vangelo la parola occhio si può ben sostituire con cuore; non si tratta cioè di un puro strumento ottico, ma di una componente fondamentale della vita umana. Non è semplicemente la finestra attraverso cui entra ciò che è fuori. E visto soprattutto come lucerna, è la luce che hai nel cuore, da esso esce e si proietta sulla vita. E’ dal di dentro che costruisco lo sguardo sulle cose. Uno vede con la luce del suo cuore, con l’amore che lo illumina. Il modo di guardare, valutare, pensare, sentire, camminare e fare dipende dall’occhio-cuore, che rende luminosa o oscura non solo la persona, ma anche la realtà che lo circonda, la vita che lo abita e lo sostiene.

Allora Gesù si dice di tenere pulito, chiaro il nostro occhio o meglio il nostro elaboratore di sguardi. C’è un occhio malato e cattivo che diffonde tenebra, c’è invece un occhio-cuore puro che riflette la luce del Signore. La luce è il principio della creazione: e la luce fu, la tenebra invece è  la voragine del nulla, che tutto mangia e seppellisce nella morte. Dio solo sa, quanto il mondo ha bisogno di sguardi puliti, non predatori, compassionevoli, non giustizieri, disposti a dare fiducia anche rischiando, non sempre e solo sospettosi e taglienti.

Lo sguardo di Gesù (e val la pena di passare in rassegna tutti i suoi sguardi d’amore (l’adultera, il lebbroso, i ciechi, Lazzaro, il ladro compagno di crocifissione, i due di Emmaus, non solo disperati, ma pure insolenti nei confronti della passione di Gesù….) ti riempie la vita di speranza e di gioia.

18 Giugno 2021
+Domenico

Papà, del tuo pane abbiamo bisogno ogni giorno

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 6,7-15)

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Molti di noi credono di potersi arrangiare da soli. Noi non abbiamo bisogno di nessuno. Era la risposta strafottente degli scribi a Gesù: noi siamo figli di Abramo e non abbiamo bisogno di nessuno. Io sono autosufficiente. E’ finito il tempo della dipendenza dalla religione.

Io sono autonomo, me la cavo da solo, mi arrangio, faccio tutto io, stabilisco io quello che mi serve e quello che mi va bene. Nessuno ci deve dire niente, nemmeno Dio.

La vita ce la regoliamo noi come vogliamo: “Sono io il dio della mia vita, sono io che stabilisco quello che si può fare e non si può fare” … salvo poi a trovarci soli come un cane.

Non è così invece per i discepoli di Gesù: Lo vedono spesso ritirarsi sul monte a pregare … fa invidia a questi dodici semplici credenti della legge vedere che Gesù, non va solamente al tempio a pregare, ma prega tante volte da solo; li aveva abituati a chiamare Dio con il nome di Padre, perché voleva che cambiasse radicalmente il rapporto con Dio, che non fosse un rapporto di paura, di distanza, di pur giusta e doverosa adorazione, ma fosse un rapporto filiale. A un Padre si fanno tutte le domande più belle, a lui si confidano i sogni, i progetti, le visioni di mondo, le sofferenze. Con il papà qualche volta si ha il coraggio di aprire il cuore  e di far giungere a lui  anche le domande più semplici, quelle che determinano la vita di ogni giorno.

E la prima cosa che Gesù ci insegna a chiedere al Padre, dopo aver guardato con immenso stupore al suo nome, dopo aver immaginato di poter vivere in un mondo diverso che è diventato suo regno e dichiarato di sentirci sicuri solo nei disegni grandi della sua volontà, è il pane di ogni giorno.

Il pane ti ricorda la casa, la famiglia, la fame, la semplicità, la terra, la sporta cui ti attaccavi, quando eri bambino, il fuoco, il panettiere, quell’odore fragrante di forno, quelle ore dell’alba, la gente che l’addenta, il calore di un gesto di dono, la semplicità e la naturalezza di un nutrimento, il compagno quotidiano di ogni vita, l’elemento necessario di ogni tavola.

E questo pane è prima di tutto Gesù, è Lui, è Gesù Cristo. Lui è il senso, la pienezza, l’intimità, la serenità, la gioia. Lui è la luce di ogni giorno, Lui il dono inestimabile e assolutamente necessario che chiediamo al Padre, ogni giorno, per ogni giorno.. E’ una follia continuare a dire che non abbiamo bisogno di Gesù. Ho bisogno del suo amore, della sua luce, dell’intimità con Lui.

E’ Lui che ci ha guadagnato con il suo sangue il perdono sicuro di Dio, ci libera dal maligno, che è sempre uno spirito cattivo, nelle cui mani non ci abbandona mai, anche solo se ci intaccasse una tentazione che ci creiamo noi con superficialità. Poter dire papà a Dio, il Signore, e sentirsi sicuri nelle sue braccia è un regalo assoluto per l’umanità e per ogni persona di questa nostra umanità.

17 Giugno 2021
+Domenico

Preghiera, elemosina, digiuno: tre rose della primavera dello spirito

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Esistono dei gesti che i cristiani compiono sia pubblicamente che nella propria vita privata, che non possono essere messi a bilancio, né rispondere a domande tipo: che cosa me ne viene, che cosa producono di concreto, dove mi portano, si può vedere che cosa mi danno in più? Sono gesti che si portano via del tempo prezioso, che tengono le persone fisicamente inattive, senza fare niente di produttivo. Ciò è ancor più incomprensibile se dobbiamo ogni giorno fare i conti  con la sindrome dell’agenda, sempre lì a ricordarci tutti gli impegni della giornata. Altri  gesti impoveriscono la persona che li compie, gli fanno perdere energie e sostanze, rendono ancora più problematico il già difficile bilancio familiare, gli svuotano i risparmi; altri ancora sono incomprensibili perché vanno contro un istinto di conservazione necessario e provvidenziale: sono la preghiera, l’elemosina e il digiuno.  Sono tre gesti che il vangelo continuamente mette in campo, come caratteristici della vita cristiana, e le danno aria nuova soprattutto se ci si incammina verso le ferie

Fai elemosina e non sonare la tromba; prega il padre tuo nel segreto; se digiuni non assumere aria triste. Sono tre perle che devono abbellire la nostra vita. Affidarsi a Dio nella preghiera è il respiro di ogni nostra giornata. Lui ci ha creati, a Lui siamo grati. Lui ci tiene in vita, a Lui ci affidiamo; Lui è il nostro Padre, nelle sue braccia facciamo riposare la nostra umanità ferita; Lui ci ama e noi con la preghiera ci lasciamo amare; Lui è la nostra luce e ci esponiamo al suo calore.

Abbiamo la necessità di tenere il corpo allenato a vincere le comodità, il torpore, la violenza dei sensi e allora digiuniamo; sappiamo che molti mancano del necessario e noi moriamo del superfluo e allora digiuniamo; il nostro spirito spesso si appanna perché troppo teso ad essere accontentato, e allora digiuniamo, vogliamo tenere lo sguardo fisso su Gesù e il nostro corpo teso come una freccia nell’impegno per gli altri e allora digiuniamo.

Sappiamo che molta gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, spesso della settimana, conosciamo famiglie che vivono nell’indigenza, sappiamo come in tante nazioni si muore di fame, e allora facciamo elemosina. Non risolviamo noi i problemi dei poveri, ma ci facciamo poveri con loro per aiutarli a sperare, diamo quel poco che abbiamo per condividere le piccole speranze della vita.

Allora la vita cristiana sarà  uno sguardo per tutti in quel cielo abitato da Dio per cambiare questa terra spaesata.

16 Giugno 2021
+Domenico