Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)
«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.»
La semplificazione delle cose fino a renderle “banali” è una tentazione che ascoltiamo … molto volentieri: la vita è complicata di suo, di problemi ce n’ha a non finire … mettere d’accordo le persone è un’impresa, quando ti sembra che tutto scorra regolare scopri che c’è qualcosa che rovina tutto, e la religione viene collocata tra le cose “complicate”: il rapporto con Dio è una sorta di incognita e di irrazionalità che è meglio lasciar perdere.
Per sfuggire la complicazione, allora, si decide di separare, di distinguere, di isolare …. “Vuoi avere un rapporto con Dio? Bene, lascia in pace tutto il resto. Vuoi fare bene il tuo lavoro? Lascia perdere tutto il resto. Vuoi divertirti? Lascia perdere tutto il resto!”.
Allora c’è chi mette tutto il suo impegno nel lavoro e dimentica la famiglia, chi si diverte senza tante inibizioni e si rovina la salute, chi gioca da campione ed è una frana negli affetti, chi si dedica a Dio e dimentica i rapporti con le persone.
Questo “tutto il resto”, invece, è la nostra vita: il Vangelo dice con molta precisione che se stai offrendo a Dio qualcosa e tuo fratello è in guerra con te, “lascia e va dal fratello a tentare la pace possibile!”
La vita cristiana non è mettere Dio davanti a sé per fuggire la vita, ma è comunione con Dio e con i fratelli!
Dio non è un alibi comodo per scappare dalla realtà: se forse nella antica religione del tempio si poteva immaginare che Dio fosse lontano dalla vita, tutto concentrato in se stesso, che la religione fosse un tributo da pagare a una entità superiore e che la vita fosse un banale destino cui occorreva dedicarsi in meno tempo, il meno possibile … con l‘incarnazione di Gesù il vero culto è diventato una lode a Dio, un amore appassionato per lui e una comunione profonda con i fratelli.
Si usa spesso l’immagine di una verticalità e di una orizzontalità, per indicare il rapporto con Dio e quello con i fratelli: non possono essere mai separati! La nostra salvezza è la croce di Cristo, che ha due braccia, una verticale tra cielo e terra e l’altra orizzontale tra uomo e uomo. In queste due dimensioni collegate strettamente c’è la nostra esperienza credente!
Scaviamo le motivazioni profonde dell’essere e dell’operare, restiamo ancorati alla salvezza che viene sempre da Dio e che passa nelle mani degli uomini.
Questa croce ci aiuta a guardare al cielo e a trovare tutte le possibili strade di santità che Dio ha tracciato tra gli uomini.
11 Marzo 2022
+Domenico
