Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 13,16-20)
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Tutti facciamo esperienza di un qualche tradimento; abbiamo iniziato da ragazzi a sentirci traditi dagli amici per cose semplici dovute alle prime cotte, al tifo sportivo, ai gusti; poi abbiamo trovato tradimenti nel lavoro, talvolta ci ha fatto soffrire negli affetti, nelle rivendicazioni sociali, nella politica. Questo avvenne anche per Gesù nella sua breve vita pubblica di annunciatore del Regno di Dio, di figlio di Dio carico solo di amore per l’umanità.
Si direbbe che il tradimento accompagna la comunità cristiana fin dalle sue origini e la memoria di esso sia necessaria proprio perché i cristiani non si adagino in false sicurezze e presunzioni, quasi che per loro il male, il peccato, l’infedeltà anche la più odiosa non siano sempre da temere. Il peccato è sempre alle porte di ogni vita, a quella che sembra la più convinta e ben costruita a quella consapevole di debolezze di troppo, a quella che inizia con l’eroismo, procede con miracoli di bontà e inceppa nello scandalo.
Il peccato nella chiesa è stato in questi anni stigmatizzato con grande coraggio e lucidità e con grande consapevolezza del bisogno del perdono di Dio da papa Benedetto. Portiamo il vangelo in vasi di creta, la fede in cocci di umanità, la vita spirituale entro voragini di umanità. Non si tratta di perdere la consapevolezza che siamo pur sempre deboli e che nella nostra debolezza Dio scrive la sua potenza, ma anche che siamo traditori e dobbiamo metterci in stato quotidiano di penitenza.
È importante riflettere che questo tradimento di Giuda rientra nel compimento delle Scritture. Non c’è in questa frase nessuna predestinazione, il compimento significa che le scritture si compiono proprio perché Dio lascia l’uomo libero nella sua risposta. La Scrittura si è compiuta con la negazione di Adamo ed Eva alla proposta di Dio di continuare a reggere il mondo nella sua bontà e bellezza primitiva e ne è venuto il peccato, si compie ancora quando alla domanda appassionata di Dio Maria, dice sì e accoglie il dono del Figlio di Dio per l’umanità.
Le scritture si compiono, cioè sono in sintonia con la volontà di Dio, anche quando l’uomo si oppone al suo piano di salvezza. Se l’uomo venisse privato della sua libertà, perché Dio gli impone la salvezza, allora anche il suo regno sarebbe come quello degli uomini: arrogante e padronale. È paradossale, ma molto bello. Proprio perché si tratta di un disegno divino che lascia l’uomo nella libertà, la crisi, lo scandalo non sarà mai assente, ma Dio saprà cambiare anche il male in bene. La risurrezione di Gesù, uomo giusto e fedele, ucciso dalla scelta libera, ma scellerata, tradimento estremo dell’umanità, ne è la porta.
04 Maggio
+Domenico
