Gesù semina a larghe mani ed è sicuro che qualcosa spunterà sempre

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Audio della riflessione

La semina oggi si fa con le macchine, il seminatore scompare. Si calcola tutto al computer, si vedono gli effetti degli anni precedenti, si fanno delle previsioni e si mettono in moto gli attrezzi: quantità, solchi, suolo, raggio di azione, stagione adatta. Non va perso niente. Il seminatore del regno dei cieli, della Parola di Dio invece è un po’ atipico. E’ all’antica, cammina per il mondo e sparge a piene mani. Non gli interessa dove va a cadere il seme, ha fiducia anche nelle pietre. Lui i suoi figli li va a stanare ovunque. Li sbalza da una gru, li chiama dalla consolle di una band, gli manda un flash sulla pedana da disk jockey, li ricupera da un after hour, li acceca sulla via di Damasco, li sorprende nei progetti d’amore, nelle noie interminabili delle vacanze. Là dove la più intelligente pastorale pensa di arrivare, Lui è là che aspetta da sempre.

All’inizio del Regno e di ogni vita che ne farà parte c’è una Parola, la parola del Regno, e un seminatore, Gesù. E’ Lui il centro della vita del mondo, è lui il Signore dei tempi e degli spazi, è Lui l’immagine del Dio invisibile. E’ Lui che si prende cura di come sviluppare la vita nel mondo, è lui che sceglie i semi, è lui che con larghezza li sparge ovunque. Sa che terreno incontrerà, conosce le capacità di produzione del campo. Ha chiamato anche Giuda, ha chiamato Pietro, ha chiamato Giovanni. Tutti avevano libertà di rispondere alla Parola.

Getta il seme a larghe mani, con grande generosità, vuol provocare ogni porzione di terreno a dare una risposta. Se dovesse controllare dove cade ogni seme, alla fine mieterebbe solo le sue ansie. Passerà poi con il chiodo ad arare e a coprire il seme con la terra perché attecchisca, ma ora abbonda nel seminare. La certezza che il guardare a Gesù ci infonde è che l’esito positivo della semina è sicuro.

Dice il Vangelo che il terreno in cui cade è spesso più duro dell’asfalto, è impermeabile non ne vuol sapere, si sente completo in sé, non ha bisogno di nessun seme e resterà nella sua aridità; il terreno, questa nostra vita, altre volte è sassosa: si ascolta bene, mi fa anche piacere qualche volta ragionare di Dio, cercare il senso della vita, ascoltare una parola buona, ma non le permetto mai di radicarsi. Incostante, superficiale. Produce fuochi di paglia. Sono come gli osanna gridati a Gerusalemme che si cambiano nel giro di pochi giorni in “crocifiggilo”.

Talvolta, mi faccio prendere dalle preoccupazioni; lavoro, soldi, amici, avventure, posizione, cose, ferie, automobili, tablet, cellulari…; dice il Vangelo le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la Parola, ti spengono la vita. E’ la potenza del rovo. Sono quattro versetti disperati con cui il seminatore mette in evidenza le difficoltà. Quattro trappole o difese o debolezze costellano la nostra vita e vanno stanate, le false speranze vanno frantumate per far spazio alla speranza unicamente nel Signore. Ma il Signore non si arrende sparge il seme in abbondanza. C’è anche per te, nelle tue carognate e fughe. Non ti molla.

24 Gennaio – Memoria di San Francesco di Sales
+Domenico

Maria è grande per la sua fede nella Parola che è Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

In maniera del tutto spontanea, nei nostri sentimenti molto e giustamente umani, avremmo immediatamente fatto festa e complimenti alla madre di Gesù, che finalmente si faceva viva laddove Gesù annunciava il vangelo. Saremmo sicuramente stati tanto contenti di godere della presenza di sua Madre. L’avremmo voluta avere tutti noi una mamma così. Gesù qui, a noi mammoni sembra che quasi tratti con non curanza, se non con sufficienza il suo arrivo. E fa capire che la grandezza di Maria non è prima di tutto la sua consanguineità con Gesù, ma la sua profonda e completa accoglienza e fiducia, dedizione a lui stesso e alla sua causa.

Per  Gesù i legami naturali perdono di significato per quelli che, come dice Giovanni, “non dalla carne e dal sangue, ma da Dio sono nati”. Essi sono il nuovo popolo di Dio che non fa più riferimento alla comune origine da Abramo, ma alla comune fede nella Parola fatta carne, l’uomo Gesù, il figlio di Dio.  Non si tratta per Gesù, come lo sarà per ogni cristiano di un capovolgimento che rinneghi o trascuri le proprie radici culturali. E’ invece obbedienza a un principio superiore, è una libera adesione a un progetto più grande di noi.

Nella attuazione di questo grande disegno che viene rappresentato dalla Parola fatta carne che è Gesù, troviamo la nostra pienezza esistenziale anche se esso comporta il distacco e la rinuncia a ciò che è più caro e perfino la morte come sacrificio supremo. E Maria era già stata resa cosciente dalle parole vere, ma crude del vecchio Simeone: “a te una lancia trafiggerà l’anima”.

Siamo certo sempre figli di Maria, anche perché è stato proprio Gesù sulla croce a darcela come mamma, siamo anche noi nella stessa famiglia. Prima però dobbiamo ascoltare la Parola, accoglierla dentro di noi, ascoltarla, viverla, annunciarla. Questo deciderà la piena accoglienza di Gesù, che possiamo ancora oggi accogliere nella  celebrazione eucaristica:  vera ed efficace espressione simbolica

I due noti discepoli di Emmaus, sono tornati da Maria dopo aver accolto le parole di Gesù e Lui stesso nella parola fatta carne nell’Eucarestia: si potevano dire consanguinei di Lui proprio perché avevano fatto esperienza di profonda fede, avevano partecipato anche nel sacramento dell’Eucaristia, come possiamo fare noi, alla sua morte e risurrezione, non solo o soprattutto perchè erano stati tre anni con Lui.

23 Gennaio
+Domenico

Gesù è scambiato pure per demonio, ma ci fa le proposte vere della vita

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Siamo sempre di fronte a delle scelte da fare. L’età giovanile è forse quella più provocata da prospettive nuove di vita, da nuove sintesi del modo di vivere, da intuizioni di possibili sbocchi al loro operare. Non sei attaccato a niente, magari vivi ancora di rendita e quindi puoi tentare qualche strada nuova. Meglio ancora se qualcuno sa osare farti proposte. Accetti e se trovi difficoltà ti scateni contro chi ti ha orientato in quella direzione.

Gesù è uno di quelli che fa proposte decise di cambiamento, di ingaggio, per usare i termini del nostro mondo o delle nostre spedizioni. Non ti dice: se ti può interessare ci sarebbe questa cosa da fare o da essere. E’ perentorio: vieni e seguimi e di fronte a questa chiarezza devi ridefinirti. Spesso invece buttiamo tutto su chi ci fa la proposta invece di vedere se può essere la nostra scelta.

I contemporanei di Gesù di fronte alla figura di Gesù, per molti simpatica, per altri entusiasta e per altri ancora assurda lo definiscono diversamente: I suoi lo chiamano pazzo, altri invece dicono che è il principe stesso dei demoni in persona. Questi hanno più dimestichezza con il mondo religioso e collocano subito Gesù dalla parte opposta della vita religiosa, dalla parte del nemico di Dio, dell’angelo decaduto, dello spirito del male. Loro sono sapienti e intelligenti, restano in una cecità maligna, e si sono fatti tutti le proprie deduzioni, senza ascoltare la persona.

Guardano, ma non vedono; ascoltano bene, ma non intendono; nei loro occhi si sono già fatti tutte le immagini possibili della realtà e imputano a Satana ciò che viene da Dio. Più tardi accuseranno Gesù e lo condanneranno per bestemmia.

Di fronte a questi esiti di rapporto degli uomini con Gesù, occorre avere occhi limpidi e orecchi bene aperti, essere liberi dalla schiavitù del buon senso, dell’approssimazione, della stessa cattiveria che spesso ci prende, per vedere con chiarezza il mistero del regno di Dio nelle realtà sempre difficili da interpretare che ci si presentano.

Siamo deboli, ci si para davanti la stoltezza-sapienza della croce, Gesù ci dice che le cose più vere della vita sono al di fuori della sicumera dell’uomo, della sua stessa sapienza in cui si imprigiona; si manifestano ai piccoli, ai semplici, agli umili, a chi sa aprirsi alla novità che lo Spirito suggerisce. E forse con queste qualità riusciamo a scorgere la sapienza e la forza di Dio. Altrimenti rischiamo proprio di bestemmiare lo Spirito, di attribuire al demonio la stessa opera di Gesù. In un mondo di fake news, di intelligenza artificiale, non è difficile essere manipolati e ingannati. Noi abbiamo sempre la Parola di Dio da ascoltare e l’insegnamento del papa da seguire.

22 Gennaio
+Domenico

Il Regno di Dio è già tra di noi

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Avere un lavoro vero, stabile, non a tempo o mal pagato, in cui ci si possa guardare dentro (e non poter ingannare per far crescere solo le percentuali di lavoratori e far calare le percentuali di  disoccupazione) oggi è una fortuna. Se è vero lavoro, è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto, di futuro. Quando lo perdi vai in crisi nera. Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in area di parcheggio per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio entro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù. I lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita. Ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere. Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita. Ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano. “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti!?

Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita, occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare.

Seguitemi, vi farò pescatori di uomini, Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini; è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

E questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono. Avevano sentito il fascino di Gesù, ma soprattutto contemplato in Lui, in carne e ossa, volto e decisione, fatti e non solo parole quel tempo che la loro storia prediceva che sarebbe arrivato.

Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia e alla solidarietà. Per noi è da allora regno di Dio anche il lavoro, la condivisione della sua fatica con tutti, la solidarietà che vi si esprime, i sogni di mondo nuovo che vi nascono, le trasformazioni della terra che rispettano la natura.

21 Gennaio
+Domenico

Il messia è proprio pazzo!

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,20-21)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Audio della riflessione

Per renderci conto di come vedevano Gesù i suoi contemporanei riporto volenteri questa fantomatica gazzetta che un gruppo di giovani un giorno s’è inventato. L’ha chiamata “gazzetta del Giordano”, datandola Anno 31esimo, dal 12 al 17 febbraio del 31. Il primo articolo a tutta pagina era così: Il Nazzareno pronuncia un discorso scandaloso. Il profeta è pazzo! e sottotitolo: Su un colle vicino a Cafarnao: farneticazioni riguardo la felicità. Gesù viene presentato come il chiacchierato figlio di un carpentiere che da qualche mese predica la venuta del regno di Dio e l’amore fra le genti, e che ora è ricercato dal Sinedrio dopo il suo discorso intitolato: Le beatitudini. Fin qui la fantasiosa “gazzetta del Giordano”.

Se ascoltiamo bene le parole di Gesù, la sua parola è follia pura, non può essere ridotta a buon senso, a cose che stanno nella media. Esige uscire da sé per capirlo, uscire dal perbenismo per ascoltarlo. Quanti tentativi facciamo per rendere spiegabile la persona di Gesù, per abbassarlo al nostro buon senso, per stringerlo nei nostri piccoli orizzonti e, meno male, che non ci riusciamo. Lui guarda negli occhi a uno a uno e ciascuno è suo interlocutore, come lo è stato per il cieco, il lebbroso, il malato, l’indemoniato. Ha due occhi sempre sorridenti, che sembrano due scanner, tanto è capace di individuare, ricordare e coinvolgere e confortare.

Gesù è deciso, Gesù non si presenta più come il placido giovane di paese che passa il tempo senza grandi ideali, senza affanni, pur nella serenità di una vita. Gli brucia dentro un fuoco, una passione: questo regno di Dio è imminente nella sua manifestazione definitiva che inizia proprio con Lui e occorre risvegliare la gente, il popolo eletto, le persone, ciascuna con la sua storia. Ha uno sguardo da sentinella, un cuore incontenibile, un dialogo costante con il Padre. Ha imparato sicuramente da Giovanni il Battista.

Di lui ha sicuramente ha  preso il testimone di una urgenza, che non è fretta, non è disprezzo per le persone fragili che hanno bisogno di tempo per decidersi, e questo volontà lo brucia, lo travolge e vorrebbe travolgere con essa per il Regno di Dio tutti quelli che incontra. Non per niente si è trasferito sulle rive del lago, su questa via delle genti, autostrada di incontri di popoli, di idee, di merci, di contratti e di contatti, proprio per svegliare coscienze, allargare orizzonti, uscire, direbbe papa Francesco, che ha imparato benissimo la lezione.

Noi come rispondiamo a questa decisione radicale di Gesù, da rasentare la pazzia? Mettiamo il silenziatore a tutte le sue parole, non solo alle beatitudini, non solo ai molteplici guai che lancia ai perbenisti, non solo alle frequentazioni con Zaccheo, all’accoglienza dell’adultera, al dialogo imbarazzante con la Samaritana, all’abbraccio dei lebbrosi, ma anche alla sua via Crucis. Questa pazzia non è una pazzia da malati di mente, ma è una risposta definitiva a una fede che ti prende tutta la vita e che noi spesso tratteniamo per noi, per i nostri interessi, per coprire la nostra mancanza di fiducia in Dio. Nella fede in Dio occorre buttarsi decisi.

20 Gennaio
+Domenico

Nessuno è a questo mondo a caso

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Audio della riflessione

Tutti abbiamo provato la spiacevole situazione di andare a un incontro, a una manifestazione, a un appuntamento con persone nuove e di restare in un angolo, senza essere presentato, senza nome, senza collocazione. Magari non hai nemmeno un amico con cui condividere l’imbarazzo e trovarti un alibi. Sei lì, solo, nessuno ti dice niente, imbarazzo assoluto. Peggio ancora quando con amici si decide di fare qualcosa di interessante, tutti hanno un ruolo da svolgere, una parte da fare, un incarico da sostenere e tu sei lasciato lì inerte: nessuno ti dice niente, nessuno ritiene di darti una qualche responsabilità; sei proprio il due di coppe.

Gesù, nella sua missione, non trattava proprio così nessuna persona. Ciascuno nella vita ha un posto. Nessuno è a questo mondo a caso. Siamo tutti destinatari di una chiamata, di una vocazione diciamo noi in ecclesialese. Vuol dire che tutti abbiamo un posto, non un destino; tutti abbiamo una missione che ci viene proposta e che noi possiamo accettare o meno, dipingere con la nostra creatività o sopportare, caricare delle nostre energie e del nostro entusiasmo o lasciar cadere.

E’ stata la prima cosa che ha fatto quando ha iniziato la sua vita pubblica: ha chiamato dodici persone a far da gruppo stabile che vivesse con lui e li ha chiamati tutti per nome. Era sicuramente la compagnia più impossibile che potesse esistere: lenti nel capire, incapaci di collaborare, qualcuno poi si è rivelato un traditore, qualcun altro aveva solo interessi personali. Ma Lui Gesù li ha chiamati tutti a uno a uno e ha fatto loro la proposta del regno e ciascuno ha giocato la sua libertà e la sua vita. Sono passati attraverso entusiasmi, tradimenti, sperimentazioni, paure, ma alla fine quella chiamata personale li ha visti tutti rispondere con decisione. Tutti hanno visto naturale seguire il maestro, stare dalla sua parte, ciascuno con la sua caratteristica umana che è già una strada che Dio ci indica per farci capire chi siamo e come siamo originali. Non siamo fatti con lo stampino, ma ogni uomo è un capolavoro originale e a questo capolavoro partecipiamo con la nostra risposta.

E’ così per tutti: all’esistenza siamo chiamati, non ci siamo a caso, non siamo al mondo per un preservativo rotto, ma tutti chiamati a una speranza viva.

E io oggi questa speranza la trovo nella persona di Gesù, incontrabile in ogni bisognoso di affetto, di vita, di gioia, di speranza, che accolgo seguendo l’esempio di Gesù.

Anche noi desideriamo toccarlo!

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc, 3,7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

La gente si sposta per i mercati, si sposta per i divertimenti, si sposta per sentire persone significative. Ma molta gente si sposta soprattutto in cerca di speranza. I malati sono spesso questa gente. La ricerca di sollievo alla sofferenza mette in tutti i malati una grande attesa; quando sentiamo che da qualche parte di questo mondo c’è qualcuno che può risolvere le nostre angosce o le nostre malattie facciamo tutti i sacrifici possibili per tentare una possibile strada che ci dà guarigione, che risponde alle nostre sofferenze.

Gesù nel suo pellegrinare spostava le popolazioni che venivano a contatto con la sua Parola, con il suo messaggio nuovo, con la forza con cui accompagnava quanto diceva. E la gente era talmente interessata a Gesù che lo travolgeva, voleva un contatto fisico con lui, dice il vangelo: gli si gettavano addosso per toccarlo. Si è fatto come pulpito una barca così che almeno, parlando da qualche metro dalla riva dal lago, non lo schiacciassero. Non era fanatismo, ma desiderio di dare salvezza alle loro vite, certezza di essere a contatto con Dio e di poterglisi affidare.

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, l’avere denaro e amici. Per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni. Eppure ci riduciamo ancora miseramente a fare la fila dai maghi o dagli spacciatori, ci facciamo incantare dagli imbonitori, abbocchiamo all’ultima moda che ci promette la felicità e l’eternità.

Ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta. Abbiamo bisogno di un salvatore, anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui. E Dio in Gesù si lascia toccare, già da allora, ma anche oggi, Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola. Le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si contrae: viene lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

18 Gennaio
+Domenico

Gesù fa il provocatore; quando occorre, ci vuole.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

Trasgressivo, impetuoso o provocatore. Chi? il solito rivoluzionario datato, che esce da qualche centro sociale? Uno squatter che sogna ancora di potersi opporre alle decisioni della globalizzazione? Un giovane senza piedi per terra e arrabbiato con tutti? No, stavolta, non solo ora e non a caso, è Gesù. Dice il vangelo che proprio di sabato Gesù stava in una sinagoga. Proprio di domenica, diremmo noi, Gesù stava in Chiesa per le sue funzioni.

Tra i banchi c’è un importuno che crede di essere arrivato in un ambulatorio con una mano rinsecchita, brutta da vedere, inutile e ingombrante. Non prende, né stringe, non lavora né accarezza, non è più umana. È un peso. Ha sentito parlare di Gesù, sa che fa cose straordinarie e lo insegue. Chi sta male non bada a niente, va pure dal fattucchiere, sperpera tutto quello che ha per ritornare sano, per godere della vita.

Gesù lo vede proprio mentre sta vivendo un momento religioso, liturgico, alto, pieno di dignità. “Mettiti nel mezzo” gli dice. Gira uno sguardo che raggela molto più del professore in cerca della vittima da interrogare. Gli faccio sto regalo della salute, o no? Rimetto vita in questa mano, o no? Tacciono tutti! Stavano pensando: ma non può aspettare domani? questa sorta di monco non può tener duro ancora un poco? E tu Gesù che vedi quanto la gente ormai va in Chiesa solo per interesse, per trarre vantaggi, non puoi farlo aspettare, farlo pregare, fargli capire che Dio sta al di sopra di tutto, che la malattia più grave è quella dello spirito, è il peccato, che una mano rattrappita, a cui si è da tempo abituato, può ben aspettare?

Che ne sarà di questa nostra religione se la scambiano per una spalla su cui piangere? Che ne sarà della Chiesa se la scambiano per un ambulatorio? Che ne sarà della fede se la si baratta per un tornaconto. Gesù s’arrabbia e si rattrista, si altera, perde la calma olimpica dei cinema: occhi azzurri, capelli biondi, passo danzante. Perde il sorriso, si fa triste, non vede amore vede solo formalismo, la presunzione per principio, vede difensori di un Dio che hanno incastrato in comodità umane e dice «stendi la mano». La stese e fu guarito.

Guarda! la religione di Gesù è l’uomo a vita piena ma soprattutto è lui il signore che dispone anche del sabato. Ma se si va avanti così, che cosa resta? Resta Lui da interrogare sempre, su ogni questione della vita. Resta la nostra umanità da riportare alla sua piena dignità.

17 Gennaio
+Domenico

La persona umana è il centro di una unità tra cristiani sempre da invocare

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 2, 23-28)

In quel tempo, di sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: 
«Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo  e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Audio della riflessione

Nel formarci una nostra personalità e nell’edificazione di sè come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà.

Se però la legge diventa un idolo, fine a se stessa si trasforma in una gabbia, toglie la verità ai fatti, fa prevalere una visione ideologica, non vera della vita, dà la stura a partiti presi, a incapacità di ragionare sulla verità. Era diventato così l’attaccamento al sabato da parte di molti ebrei al tempo di Gesù. Il sabato per loro, come per noi la domenica, è un giorno grande, bello, rappresentativo. Era l’irruzione del tempo sacro nel tempo profano, il giorno della pace donata da Dio, della pienezza della visione della gioia del suo volto, segno del tempo finale.

Invece un po’ alla volta divenne una legge, come la nostra domenica che è diventata un precetto anziché essere un regalo di Dio, una finestra aperta sull’eternità. Gesù riporta invece tutto alla centralità della persona umana. La religione non è un insieme di riti, di osservanze, di precetti, di obblighi, ma è un aiuto alla verità piena dell’uomo, che è amore

L’uomo non è per la legge, non è per il rito, non è per l’autorità o le istituzioni. Tutte queste realtà sono dei valori, ma sempre relativi all’uomo. Al sistema di osservanze esteriori Gesù oppone una religione fondata sull’amore e sulla libertà della propria vita. L’equilibro non è facile, va sempre cercato nel massimo della verità di se stessi.

Se questo principio salta si diventa fanatici, si fa della religione un motivo di guerra, si creano talebani disposti anche a uccidere per salvare le strutture. Noi cristiani fondiamo la religione sull’amore e per amore siamo capaci anche di morire, mai di far morire. Abbiamo l’esempio in Dio, che ci ha amato fino al dono supremo della vita di Gesù Cristo, per non abbandonarci mai.

Questa centralità della persona ci permette anche di accogliere un altro grande insegnamento per essere veri cristiani: l’unità. La persona è un esempio di questa unità, della distinzione dello scopo di ogni parte di essa e della necessità che ci sia un’armonia. La mano, fa la mano, il piede fa il piede e così ciascuna parte. San Paolo ce lo indica con grande sicurezza e capacità di convinzione. E noi continuiamo a richiamarci a questo dono che dobbiamo implorare da Dio: lo chiamiamo unità, lo fondiamo sulla comunione, lo viviamo nella nostra faticosa dispersione.

E’ un dono osteggiatissimo dal demonio che fa man bassa dei cristiani senza che se ne accorgano anche con le migliori intenzioni. Ma se non siete uniti che missione intendete fare? Avete sempre in voi il principio del divisore e lui trionfa non il Signore Nostro Gesù Cristo. La divisione il demonio ce la fa chiamare rispetto dell’identità, autorealizzazione, vocazione specifica, ruolo indispensabile,  bellezza della varietà; solo che ha altri nomi più banali invece: superbia, egoismo, autosufficienza, interesse personale, culto di sè se non addirittura fame di danaro e di potere. L’unità invece è luce, pace e gioia nello Spirito, che sono assolutamente doni di Dio da invocare. Per questo siamo stati preceduti da Gesù che prima di morire pregò appassionatamente per la nostra unità. E noi siamo ancora ben lontani dal goderla e farla godere all’umanità

16 Gennaio
+Domenico

Una vita fatta di pezze non è più sopportabile

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 2,18-22)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Audio della riflessione

Le strade in ogni scorcio di inverno ogni tanto devono venir rattoppate; piove, nevica, ghiaccia, si apre una buca, se ne apre un’altra, ripiove…. le elezioni sono ancora distanti… si passa allora a riempire le buche, a mettere pezze all’asfalto. Sono fatte ad arte, sono anche decorative, ma sempre pezze sono. In casa piove ogni volta che fa cattivo tempo e si sale sui tetti a spostare tegole, a mettere pezze. La prossima volta pioverà da qualche altra parte e si tornerà a metterne un’altra. Ieri ogni casalinga andava a scuola da qualche sarta per imparare a mettere le pezze nei pantaloni: era un’arte molto apprezzata. Nelle nostre vite spesso sregolate ogni tanto abbiamo il coraggio di mettere qualche pezza per non far vedere i buchi che hanno. E’ l’arte dell’adattamento, del non decidersi mai a cambiare, a progettare, a prendersi con coraggio in mano una situazione e impostare tutto secondo un piano, a cambiare radicalmente.

Gesù ha in mente questo continuo mettere pezze alla vita e dice: non si mettono pezze nuove su un vestito vecchio o vino nuovo in otri vecchi: occorre un vestito nuovo, una botte nuova; altrimenti il poco di nuovo che siamo riusciti a mettere assieme nella vita andrà a male.

Noi siamo specializzati nell’arte di mettere le pezze, di continuare a turare i buchi, di stendere veline su voragini di umanità, su ogni buca una botola, pur sapendo che le buche si spostano come quelle delle talpe nei prati. Mettiamo pezze dappertutto per poter vivere una vita decente. Non si tratta di restauro, ma di adattamento al ribasso.

Certo quando si fa una casa nuova o la si rimette a nuovo bisogna affrontare spese, preoccupazioni, fastidi. Occorre entrare in una nuova mentalità, distaccarsi dalla assoluta necessità dei tuoi angolini in cui hai ammassato tutti i tuoi ricordi che sono diventati una zavorra da cui non ti vuoi staccare, osare qualche soluzione diversa… è sempre più facile rabberciare. Nella vita spirituale Gesù ci dice che occorre avere il coraggio di cambiare, di fare un salto di qualità. Può essere la vita di famiglia, la vita affettiva, l’atteggiamento di rapporto con i compagni di scuola o di lavoro. Novità di vita è la parola d’ordine. Gesù questa speranza la dava ai suoi ascoltatori.

E io oggi questa speranza la trovo nella Parola di Dio incarnata nella vita quotidiana, la percepisco in chi soffre con coraggio per gli altri e ne attende la salvezza, in chi ha il coraggio del perdono dopo offese brucianti, in chi accetta di perdere, per conquistare il dono della misericordia e del saper perdonare sempre.

15 Gennaio
+Domenico