Giovanni il Battista nasce per preparare l’umanità ad accogliere Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Audio della riflessione.

Quando siamo invitati dai Vangeli a riflettere su un personaggio decisivo per la storia di Gesù, dobbiamo aspettarci non i resoconti di un registro, ma la convergenza di attese, promesse, vicende regolate dal Signore. Oggi al centro ci sta la nascita di Giovanni Battista; di solito dei santi si celebra la morte, ma il Battista è un uomo chiave della storia di Gesù. Per lui che nasce a questo mondo intervengono due fattori: la realtà biologica dei genitori che si amano, che desiderano che questo amore si concretizzi in una nuova creatura e nello stesso tempo un intervento di Dio che guida la storia dell’umanità. Infatti, i suoi genitori sono già da molto fuori età per un concepimento e la nascita di un figlio. Dio è intervenuto a dare a due anziani Elisabetta e Zaccaria la gioia di essere padre e madre. Il tempio in cui faceva servizio Zaccaria è stato il luogo dell’annuncio di questa nascita.  

Ora il bimbo è nato e va iscritto nella vita del popolo ebreo attraverso un nome, e la circoncisione. Zaccaria è il primo nome che viene in mente a tutti, seguendo la tradizione della famiglia; i genitori però sanno proprio per come è avvenuto l’annuncio che se anche il figlio appartiene loro, è soprattutto un dono di Dio e che Dio lo ha chiamato a compiere un’opera unica nella storia dell’umanità.  

Nella bibbia molti personaggi hanno scritto nel loro nome la propria vocazione: Abramo, Pietro, lo stesso Gesù. Giovanni quindi con questo nome si presenta come un eletto che deve compiere una missione che Dio gli ha affidata. Interessante anche il fatto della mutevolezza del papà Zaccaria: davanti alla presenza di Dio la realtà umana deve tacere, lasciare da parte le obiezioni, superare le resistenze, come segno dell’opera di Dio, che quando agisce mette a tacere le cose di questo mondo. Non pensiamo che la mutevolezza sia stato un castigo per le obiezioni di vecchiaia che Zaccaria aveva espresso all’apparizione dell’angelo. Ora che l’opera si compie, con l’imposizione del nome Zacaria ritorna a parlare.  

La presenza di Dio non ha distrutto la realtà umana di Zaccaria, ma la arricchisce perché lo stesso Zaccaria prorompa in quel cantico di lode che ogni giorno ancora oggi la chiesa eleva al Signore. Benedetto il Signore Dio Di Israele… si è ricordato della santa Alleanza, del giuramento fatto ad Abramo…verrà un sole dall’alto a rischiarare quelli che stanno nelle tenebre… 

Giovanni avrà il compito di preparare il popolo di Israele e l’umanità ad accogliere Gesù.  

24 Giugno
+Domenico

Un aiuto vicendevole tra Maria ed Elisabetta al servizio del Messia

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Audio della riflessione

C’è una forte intesa fra le donne quando si confidano le loro difficoltà, i loro segreti, le esperienze intime della loro vita, le apprensioni per quello che sta accadendo nella loro corporeità, quando sentono di avere in seno una vita che nasce. Non è solo connivenza, diventa subito solidarietà, desiderio di aiuto, condivisione dei pensieri e dei timori, delle cure e delle speranze.  

Chi si trova in questa situazione è una donna avanzata in età, Elisabetta, di origini nobili, della casta sacerdotale, sposa a un ministro dell’Altissimo, a un fedele servitore del tempio. Aveva aspettato tutta la vita un bambino, l’aveva desiderato tanto come ogni donna che vuol vivere in pienezza la sua vita, ma non le era stata data questa grazia e proprio quando aveva riposto nel cassetto ogni suo sogno si trova a registrare questo fatto sconvolgente, questa gioia incontenibile, questa sorpresa e stupore. Nasce però anche il timore: alla mia età? Che sarà di questo bambino, come nascerà? Il marito, il vecchio Zaccaria, era rimasto muto e la confortava con segni e i segni andavano sempre decifrati, capiti, inscritti in un disegno più grande di loro, nella grande bontà di Dio.  

Maria, la madre di Gesù viene a conoscere questa situazione bella e delicata, e decide di mettersi a fianco di Elisabetta per aiutarla a vivere serenamente l’attesa, perché anche lei è in attesa, anche lei è stata tirata nel vortice incontenibile della vita divina. E l’incontro tra le due madri è tra le scene più belle della storia umana di tutti i tempi: la giovanissima e l’anziana, il nuovo e il vecchio testamento, il compimento delle promesse e gli ultimi sospiri dell’attesa, la vita di Dio e la vita dell’uomo, il Magnificat e l’Ave Maria.  

Sono i due bambini, ancora all’inizio della vita, che si parlano, che cominciano a sconvolgere il mondo, che esprimono la gioia della terra per quello che Dio sta finalmente compiendo. Una benedizione nasce nella bocca di Elisabetta, un canto di lode in quella di Maria. Rallegrati Maria, dice Elisabetta; l’anima mia esulta nel Signore dice Maria. Benedetto il frutto del tuo grembo, benedetto il figlio di Dio, benedetto il futuro che nasce, dice Elisabetta; grandi cose ha fatto l’Altissimo e noi ne diamo a tutti testimonianza. Dio è grande, Dio è forte, Dio è la pienezza della nostra vita, dice Maria. La preghiera più nota che noi cristiani recitiamo, l’Ave Maria è stata iniziata dall’angelo Gabriele e continuata da Elisabetta e per noi è dolce completarla con la nostra consapevolezza di peccatori (prega per noi peccatori) per avere Maria a custodirci fino all’ultima ora della nostra esistenza. 

31 Maggio
+Domenico

Annunciazione del Signore e solitudine di Maria

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Maria è visitata dall’arcangelo Gabriele, dice il suo si generoso con una grande fede. È un mistero che abbiamo spesso meditato; oggi ci portiamo a meditare sulla conclusione di quella pagina di vangelo determinante la vita del genere umano e della nostra salvezza:   
E l’angelo si partì da lei, si allontanò da Maria.  
Quando siamo coinvolti in eventi importanti per la nostra vita o siamo caricati di qualche grande responsabilità accanto alla sorpresa di una fiducia immeritata che ci sentiamo regalata, sentiamo il bisogno di un aiuto, di una solidarietà, di una compagnia. È la compagnia del padre o della madre, dell’amico o del superiore, del datore di lavoro o dell’insegnante, dell’amico o del collega. Prima o poi però resti solo con la tua decisione e la tua responsabilità. Così leggo quel semplice versetto del vangelo: e l’angelo si allontanò da lei. Maria resta sola ad affrontare le conseguenze della sua grande decisione di mettersi a disposizione di Dio.  L’angelo se ne va proprio quando ne avrebbe bisogno 
per confermare a lei stessa la verità di quell’incontro, indeducibile, inimmaginabile, dolce, irruento. per spiegare ad Anna, a Gioacchino cosa le stava accadendo, chi le stava crescendo in seno.  
Per dire a Giuseppe, sposo profondamente amato, sposo che l’amava teneramente, che quel Figlio che le sbocciava in grembo non era il frutto di un tradimento ma il frutto della più alta fedeltà che una creatura umana potesse vivere e immaginare.  
Ne avrebbe bisogno per tenerle alta la testa di fronte agli sguardi curiosi (maligni?) delle vicine di casa che l’avrebbero vista ingrossarsi, che non avrebbero potuto trattenersi dal commentare mormorando e sorridendo.  
Per difenderla da una legge che la chiamava a rispondere della propria verginità e della propria fedeltà di fronte a Dio e di fronte agli uomini, pena una pioggia di sassi che l’avrebbe inchiodata a terra, lei e il suo Figlio.  
Maria resta sola, come capita alla nostra umanità e alla nostra fede. È la solitudine non disperata, ma difficile di ogni credente e lo sarà poi di ogni cristiano. È quella solitudine nel profondo della nostra coscienza in cui nessuno può entrare e che nessuno può violare: soli con il nostro Dio, soli a dire il nostro sì, a godere di questa compagnia intima e non disponibile a baratti, a incursioni esterne: grande forza e grande solitudine.  
Maria resta sola con la domanda tutta umana sulla consistenza di quella visione, di quelle parole. Col bisogno tutto umano di meditarle, di capirle fino in fondo. Con la certezza che quelle parole generavano in lei qualcosa di più di un buon pensiero. Generavano il lei il corpo, il sangue, l’anima di colui che tutta la storia stava attendendo. Altro che buoni pensieri. Un torrente di vita, una cascata di sole si erano riversati in lei e da lei dovevano riversarsi nel cuore di ogni uomo. Da lei. Da una piccola grande donna. Altro che buoni pensieri: pura, bellissima, difficile vita.  
Maria resta sola.  
Sola, con una storia personale che ha trovato in Dio, nella chiamata di Dio un punto di non ritorno di ogni suo pensiero, sentimento, gesto di amore totale.  
Sola, con il peso della sua responsabilità di fronte a tutta la storia di Israele che da sempre attendeva il messia.  
Sola, di fronte a tutto il male e a tutto il bene di ogni creatura umana. 
Sola, davanti ad ogni uomo e ad ogni donna che si chiedono se la propria vita ha un senso.  
Sola, portando in grembo la risposta ad ogni domanda. 
Sola, con quel Figlio radicalmente totalmente inatteso che iniziava a crescerle nel grembo.  
Resta sola davanti a Dio di cui si fida e proprio per questo immediatamente si mette a servire, va da sua cugina Elisabetta che vive la sua tarda maternità nella solitudine e canta la sua gioia, la gioia di avere creduto a Dio e di avere in grembo la vita di Gesù; prima di mettersi al lavoro perché l’aiuta, si mette a disposizione, canta. La mia anima è piena di gioia, non sono fantasie quelle dei profeti. Lui ha proprio mandato i ricchi a mani vuote, ha umiliato i superbi, ha riempito di gioia i poveri. Ha detto che non ci avrebbe mai abbandonato. Ora è qui, ve lo porto io.  
Essere la serva del Signore significa essere al servizio della speranza e del bene di tutti, anche di noi.

25 Marzo
+Domenico

Un canto di certezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 67-79)

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

Audio della riflessione

C’è speranza ancora nel nostro mondo? La nostra tendenza al catastrofismo, pure motivata, la linea su cui ci stiamo incamminando, è la linea di Dio? Dio che vede l’uomo dall’alto, è disposto ancora a tenerci per mano per trovare nuove strade di vita? Il cantico di Zaccaria, di un vecchio prete, che dalla depressione era passato alla speranza e dalla speranza alla certezza di una promessa di Dio avverata, è il riconoscimento della presenza di Dio nella storia.

Il segno è un bambino appena nato, è il figlio suo, di questo prete, Giovanni: è lui il nuovo profeta dell’Altissimo.

Possiamo sperimentare tenebre, ma la luce di Dio le rischiara e le vince; possiamo essere immersi in ombre di morte, perché ci è venuta meno la fiducia nella vita, un minimo di discernimento del bene, una lucidità nell’affrontare i nostri smarrimenti, ma la vita di Dio trionfa.

Possiamo essere avvolti dal male, avvinghiati nella catena del peccato, incapaci di liberarci dai nostri vizi, dalle abitudini sbagliate che rovinano i nostri affetti, le nostre famiglie, la nostra società, ma Lui, Dio, il bene sommo ci aspetta, ci libera e decide di stare con noi.

Lo possiamo servire senza paura. Lui ha deciso di rinnovare unilateralmente promesse e patti, impegni e dedizione. Dio permette che nella confusione dei nostri giorni troviamo la strada della verità; di fronte a tanti abbagli ci indica la via; dentro l’incursione dei nemici della felicità, ci permette la conoscenza della salvezza.

La storia può essere storia di male, di tradimenti, di peccato, ma Lui è sempre il Dio misericordioso che allontana da noi le nostre colpe come dista l’oriente dall’occidente: Lui è il pastore che si cura della pecorella che tenta avventure e finisce fuori strada, incappa in briganti che la uccidono e la fanno scomparire.

Per Lui nessun male è senza ritorno: Lui è il Signore della vita e nessuna morte lo può fermare.

Se il mondo è ancora tormentato da guerre Lui sa dirigere i nostri passi su vie di pace. Occorre che ogni cristiano si faccia portatore di questo messaggio con la sua vita, che non tema per la sua debolezza, che non si preoccupi di avere a disposizione strumenti potenti.

Dio nasce in una grotta, nessuno lo accoglie se non l’amore puro di una famiglia, che spera soltanto in Dio.

Il Natale che aspettiamo è sempre e solo una grazia, un regalo, una presenza immeritata. 

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

24 Dicembre 2022
+Domenico

Ma che vuole Dio da noi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Audio della riflessione

Quando vivi degli avvenimenti intensi sembra che il tempo … sembra che il tempo si fermi: l’attesa si fa spasmodica, conti i giorni, le ore, i minuti, poi ti guardi un attimo indietro e vedi che il tempo è passato, che gli avvenimenti procedono con una certa inesorabilità … la vita che è iniziata si radica,  continua, ha i suoi ritmi che paiono lenti, ma che procedono inesorabili.

E così avvenne anche per Elisabetta: la sorpresa, la vergogna di vedersi incinta alla sua età, la consolazione di avere Maria a farle compagnia, il grande evento che in Lei si sta compiendo…

Tutto continua e nessuno più ferma la nuova storia e viene il giorno in cui questo Giovanni nasce: le meraviglie, le incredulità, la sorpresa che pure ciascuno viveva nella sua interiorità prendono fuoco, perché ora Giovanni è lì, il suo pianto è vero, il suo corpo se lo coccola sua madre, se lo mangiano con gli occhi tutti … ma Zaccaria è muto: è un padre ancora senza parole! Gli ripassa nella mente tutta la sequenza del Tempio, della promessa, tutte le attenzioni di questi nove mesi; Elisabetta si fa aiutare.

Maria dopo tre mesi ritorna a casa sua: ora la storia di Dio continua in Lei, anch’essa ha bisogno di rientrare nella sua intimità a custodire il futuro dell’umanità.

Il bambino di Elisabetta è nato e arriva anche il giorno della Legge, il giorno della circoncisione: Questo figlio fa parte di un popolo, non nasce in un deserto di relazioni e di storia: è dentro un nobile casato sia per parte di Zaccaria che di Elisabetta; di nomi da ereditare ce n’è tanti e tutti nobili, tutti capaci di rievocare gesta, ruoli elevati, funzioni eminenti … a cominciare dai capostipiti Abia, per Zaccaria e Aronne per Elisabetta.

Ma il bambino è destinato a far scoppiare il futuro, non a clonare il passato.

“Chiedevano con cenni a suo padre” – dice il Vangelo – muti ora sono tutti, come si fa di solito con chi non parla, con chi deve esprimersi a cenni. Pensano forse che Zaccaria sia sordo e lo seppelliscono nell’isolamento, lo privano di qualsiasi normalità.

Zaccaria esprime ancora per l’ultima volta la sua tensione di non essere capace di dire e scrive: Giovanni sarà il suo nome! Lui deve annunciare la novità assoluta, definitiva per l’umanità, non sarà cultore del tempio, non si metterà in fila come tutti a ripetere un passato anche glorioso, non farà come suo padre i turni settimanali dell’offerta dell’incenso, intuirà invece e indicherà con forza la venuta del Salvatore, brucerà di ardore per l’attesa del compimento.

E allora Zaccaria torna a parlare e la gente, noi, a riflettere a domandarci: “ma Dio che vuole da noi? Che vuole da noi Lui che non ci abbandona mai?”.

Vieni Signore, ti aspettiamo

23 Dicembre 2022
+Domenico

Un canto di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 46-55)

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Audio della riflessione

Ogni nazione ha il suo inno nazionale: in genere è un inno di tratto marziale, composto in tempi bellicosi in cui occorreva mostrare i muscoli contro il nemico per dare identità a un popolo: così è – per esempio – la marsigliese che parla di un sangue impuro che deve impregnare le zolle della patria, così è il nostro “fratelli d’Italia” che dice che tutti siamo pronti alla morte per difendere la patria. Quando lo si canta si sente un fremito, una appartenenza al di là delle parole che si cantano, una nostalgia, un desiderio di diritti e di identità, di calore dell’accoglienza e di senso di appartenenza: lo cantano gli sportivi sul podio, lo cantano i tifosi allo stadio, i ragazzi a scuola.

Anche nella Bibbia ci sono canti che ricordano e esaltano la vita del popolo d’Israele: la sorella di Mosè, al passaggio del mar rosso, esplode in un canto di liberazione, i deportati a Babilonia intonavano salmi struggenti … e anche nel nuovo testamento c’è un canto, un inno che dice l’inizio della nuova era, del tempo definitivo di Dio: il Magnificat! Non è un canto di guerra, non è un inno marziale che mostra i muscoli, ma la visione della storia che si è fatta Maria: è Maria, la madre di Gesù che lo canta e che lo canterà sempre a Gesù nella sua infanzia; è lei che ci apre alla nuova visione di mondo che si avvera con la venuta del Messia, del Cristo, di Gesù Salvatore.

“Ho il cuore che scoppia di gioia: Dio è grande, se ama, ama per sempre, non ci ha lasciato a noi stessi! I suoi occhi sono per i poveri, per i senza futuro, per chi si mette a servire. Non lasciamoci incantare dai successi, dai potenti, dagli apparati di guerra, dalla imponenza degli strumenti, da chi gozzoviglia sulla vita del povero. E’ vero il mondo è stato suddiviso male dall’uomo ingordo. Molti si sono preso quello che spetta a tutti, ma Dio rimanda i ricchi a mani vuote, disperde la gente piena di sé, ascolta chi si affida a Lui. Io nella mia nullità mi sono sentita accolta, amata a dismisura, tirata dentro nel suo progetto di mondo nuovo. Il nostro Israele tiepido e spesso recalcitrante ritorna ad essere il suo popolo. Il sentimento del mio spirito è gioia, esultanza, lode. Il Signore è grande nell’amore”.

La visione che Maria canta è la speranza di ogni uomo, di ogni società, di ogni donna, soprattutto oggi che molti poveri sono continuamente calpestati, oggi che il mondo è diviso malamente in chi, i pochi, si prendono il necessario dei molti.

Dio dirige le immigrazioni, Dio fa sconfinare i poveri dalle loro case misere, dai territori di guerra perché Lui è la pace, è la vita per tutti.

Se gli uomini non capiscono questo, Lui che conduce la storia, fa il passo dell’affamato. Il Natale è un invito a fare in modo che sia il passo di tutti i cristiani.

Vieni Gesù, ti aspettiamo

22 Dicembre 2022
+Domenico

Un incontro tra madri

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in f retta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Audio della riflessione

Non c’è come la sala d’attesa di un reparto maternità che ti dà … un senso dell’attesa, della confidenza, del racconto, dello scambio di nuove vite … apprensioni e  certezze, timori e serenità, speranze e sogni si confondono in dialoghi serrati, in cenni di soddisfazione e racconti di dolore. ,

Loro i bambini che ancora stanno nel seno della madre, che ancora non si vedono, ma che ci sono e hanno già trasformato la vita delle loro mamme, loro sono il centro ormai delle loro famiglie: ci sono, hanno diritti, hanno già caratteri, hanno espressività, esigenze, ascoltano, percepiscono se sono protetti o rifiutati, amati o sopportati.

Sono loro i due bambini annunciati a Maria e a Elisabetta che calcano la bellissima scena raccontata da Luca di queste due, madri che si incontrano sui monti della Palestina.

Lei, la giovane Maria ancora confusa del grande dono che Dio le ha fatto, non ci sta nella pelle sapendo che la sua vecchia cugina aspetta un bambino: va nella casa di Zaccaria per incontrare Elisabetta, sono sei mesi che è chiusa in casa forse perché ha vergogna di far sapere che alla sua età aspetta un bambino.

Maria pure si porta dentro un segreto che ancora nessuno sa! Chi lo svelerà sarà Gesù stesso che farà sobbalzare di gioia nel seno di Elisabetta il figlio della promessa fatta a Zaccaria nel tempio. E le madri, che si portano in seno la storia del mondo, si scambiano quel saluto che fa parte della preghiera più semplice che fiorisce sulle labbra anche del miscredente più incallito.

L’angelo aveva detto “Ave piena di grazia, il Signore è con te” ed Elisabetta continua: “Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno”: è la prima contemplazione verso il Dio incarnato, la prima adorazione che continuerà nel sacramento dell’Eucaristia per tutti i secoli a venire.

E Ancora la donna è centrale nella vita di fede, ancora la maternità è decisiva per la vita non solo del mondo, ma della fede cristiana: è quella maternità che oggi è tanto bersagliata, che si distrugge nella soppressione della vita nel seno della madre, di una vita già definita, delineata nei suoi tratti, già soggetto di diritti, ma fragile e debole, povera e indifesa.

Quei due bambini, quelle due storie di popolo condensate nei loro lineamenti non conclusi, ma già impostati e progettati sono l’incontro della sete e della sorgente, del passato e del futuro, della attesa e della speranza, della promessa e del compimento, come lo è ogni bambino concepito nel seno di una donna.

Nel presepio che andremo a visitare troveremo anche la gioia di una maternità offerta e portata a compimento, sempre dono inaspettato di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

21 Dicembre 2022
+Domenico

Una giovane donna, decisiva

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Una mamma, una donna, una ragazza sono decisive nella nostra storia di questi giorni, nella nostra attesa, nel nostro Avvento.

Ogni giorno nelle preghiere della Chiesa si fa riferimento a lei o al mattino o durante il giorno o alla  sera: è la persona chiave di tutta la nostra vicenda umana, come lo è ogni donna per la vita del mondo! E’ lei che dà alla luce la nuova creatura, è lei che col suo amore rende possibile non solo la nascita, ma il primo impatto con il mondo, il superamento della solitudine dell’esistenza, l’equilibrio fisico e mentale di una vita, il rapporto felice con la realtà.

Questa ragazza, questa donna è Maria: abita in un paesetto sconosciuto, non fa parte del gotha dei paesi grandi ma nemmeno lei dei potenti; è sola, figlia del suo popolo anche lei col sangue mescolato di tutte le espressioni umane del popolo d’Israele. Ha progetti anche lei, anche lei come tutti ha i suoi sogni: si immagina una vita bella, donata, partecipe delle attese del suo popolo. Anche lei sa guardare al mondo con speranza: non si adatta al male che imperversa, è sicura che Dio non abbandona il suo popolo e in questa attesa, nei suoi sogni si mette a disposizione del Signore … e Dio non tarda: Dio vuol ancora rischiare come ha fatto con Eva di chiedere a una donna se accetta di far parte di un sogno ricreatore – stavolta – dell’uomo.

“Ci stai” – le chiede l’angelo – “a offrire a questo mondo che continuamente si allontana da Dio la tua vita? non solo qualcosa di te, ma te stessa?”

La domanda è impegnativa: “Dove vuole arrivare questo angelo? Ne sarò capace? Non ho dubbi sul desiderio di donarmi completamente a Dio, ma io l’ho già fatto nel mio cuore: gli offro la mia integrità spirituale e corporale”.

“No! Ho bisogno di una mamma, di un cuore che dona, di un corpo scavato nel tuo seno” … e Maria che non domanda dubbiosa di sé, ma desiderosa di offrire tutto quello che è, dice “sì, ci sto: tutta quella che sono è a disposizione del mio Dio, del mio popolo, dell’uomo braccato e dilaniato dal male. Sì sono solo serva di questo progetto, fa di me quello che vuoi.  Il tuo piano è il mio, so che mi affido a un papà”.

Conoscerà poi questo Padre rispecchiato nella vita e nella preghiera intensa del Figlio, ascoltando Gesù, vedendolo sempre assorto in Lui.

Ora è tutta un sì, è tutta disponibilità … e con lei, la semplice ragazza di Nazareth, la storia ricomincia dalla parte giusta.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

20 Dicembre 2022
+Domenico

Un prete sfiduciato, ma tirato dentro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Audio della riflessione

La quotidianità spesso è insopportabile: tutti i giorni le stesse cose … ci sembra di diventare automi: sveglia, un caffè veloce, in automobile, al treno, in stazione, la scuola o al lavoro, i clienti, il principale, la pausa, il ritorno, la famiglia, i dialoghi insopportabili, le domande insulse, le frasi senza senso, il “come stai” che non interessa a nessuno… la chiamiamo routine normale che permette di non dovere tutti i momenti decidere che fare. I giovani la chiamano noia e qualcosa per “ingannarla” ci vuole, magari di chimico.

E’ un’altra però la quotidianità di chi ha in cuore un sogno: se  ti canta in cuore l’amore quella noia imbattibile che rimonta continuamente, scompare! Se hai una meta, si nasconde.

Era forse così la “routine” di quel vecchio prete del tempio di nome Zaccaria che non s’aspettava più niente dalla vita, che ogni settimana andava al tempio a svolgere i suoi riti che gli sembravano sempre più vuoti. Era una vita che infondeva incenso e a turno entrava nel Santo dei Santi a lodare Dio a nome di tutto il popolo; era una vita che tornava a casa da sua moglie, s’aspettava un figlio e non ne aveva; era una vita che sospirava un discendente e si ritrovava vecchio, stanco e rinsecchito a fare le stesse cose senza slancio.

Ma i tempi di Dio maturano quando decide Lui.

Nelle volute di incenso un giorno compare un angelo del Signore: gli si presenta davanti una visione, soprattutto si sente muovere il sangue nelle vene come ai bei tempi della sua giovinezza, perché da quella voce riemerge un sogno da tempo spento e dimenticato, tornano parole come bambino, vita, nascita: “Ti nascerà un figlio. Tu credi di essere rinsecchito come un ramo secco, invece Dio ti dà un figlio. E’ finita non solo la tua attesa, ma quella dell’umanità! Tu che pratichi sempre il tempio, tu che leggi la Legge e i profeti, tu che sei stato tante volte a sospirare come Isaia un Messia, tu che hai intonato spesso quel “piovete cieli dall’alto e le nubi mandino il giusto” … Ecco, il tempo è questo e tu ne fai parte integrante: Tuo figlio sarà il dito puntato sulla salvezza che viene!”

E il vecchio prete rinasce: è tirato dentro una storia più grande di lui come è sempre per ogni uomo che ascolta Dio.

Ogni nostra storia è grande, perché ha un compito da svolgere che Dio ci ha dato: la famiglia, la società, l’amicizia, il bisognoso, il malato, l’infermo, il futuro del mondo.

Tutti siamo dentro da protagonisti nella storia di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

19 Dicembre 2022
+Domenico

Purissima, senza colpa alcuna, sogno dell’umanità: l’Immacolata

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Tutte le volte che apriamo un quotidiano non possiamo non vedere come il male sia di casa nella vita degli uomini: abbiamo studiato da bambini al catechismo l’episodio di Adamo ed Eva che nel paradiso terrestre vengono insidiati dal serpente e tirati dentro ingenuamente nella disobbedienza a Dio … poi siamo diventati grandi e quell’episodio ci ha fatto sorridere, ne abbiamo colto tutto lo stile narrativo; sicuramente è una descrizione simbolica della vita, di quello che la natura umana sperimenta … e ci siamo detti: “favole per bambini!”. Linguaggio simbolico sì, ma proprio per dirci che storia di scelte sbagliate che abbiamo alle spalle e per darci la chiave che ci permette di interpretare la nostra vita: nel nostro essere è annidato un male più grande di noi. Lo abbiamo chiamato peccato originale, lo possiamo chiamare con altri nomi, ma nessuno può negare la presenza nelle pieghe della nostra coscienza, nei tessuti dei nostri rapporti interpersonali, nelle convivenze dei popoli di una tendenza all’egoismo, al fare e farci del male, al delitto, al sopruso, all’ingiustizia, alla stessa guerra, che è più forte di noi.

Quando decidiamo le guerre, quando una amministrazione comunale si fa malavita e mafia capitale, quando la ‘ndrangheta reagisce a uno sgarro e decide un assassinio, quando una vicenda di amore si interrompe e si imbraccia una pistola o un coltello, quando si programma una ritorsione, un bombardamento per definire spazi di sicurezza… quando – insomma – tradiamo l’amore, quando vendiamo la nostra coscienza agli affari… non pensiamo quanto si rinnova la storia di Adamo ed Eva, quanto sono pervasive le malie di un serpente?

Siamo troppo faciloni a trattare la Bibbia come una favola: essa invece vuol scavare dentro di noi per aiutarci a capire, per metterci in contatto con la nostra natura profonda.  

E oggi, ancora la Parola di Dio, ci fa alzare il capo: abbiamo sentito un dialogo semplice, quasi diafano, senza peso forse per noi che ci siamo abituati. E’ Dio che si rivolge a una ragazza ebrea e la chiama “piena di grazia”, parole che sembrano solo complimenti, ma sono una forza e una descrizione del destino del mondo impareggiabile: “Tu non sei legata a questa catena del male in cui tutti siamo imprigionati. Tu sei la pienezza del bene. Tu non hai spazio per altro nella tua esistenza, nei tuoi pensieri, nella tua voglia di vivere, nelle tue azioni. Se sei la pienezza vuol dire che nella tua vita non ci sta nient’altro che non sia il dono di amore di Dio”.

Non c’è presenza nella tua vita di nessuna ombra di male: Qui c’è Dio che dice e ripropone all’uomo la sua vera vocazione.

Aveva fatto lo stesso con Eva, anche essa era stata creata senza peccato, ma poi lo ha compiuto, segno preciso che Maria – preservata dal peccato – non è stata privata della sua libertà di seguire Dio. Per questo Dio continua il bellissimo dialogo e le chiede: “vuoi essere la madre di Gesù, mio figlio, il salvatore, l’atteso dalle genti, la pace definitiva, l’amore insuperabile, l’alfa e l’omega della storia? Vuoi mettere la tua esistenza a disposizione del progetto  pensato da sempre di riportare l’umanità alla sua bellezza iniziale, anzi a colmarla ancora di più della pienezza divina?”.

E Maria si esprima da creatura: vuole vedere, usa l’intelligenza, non la superbia; si fa domande, non avanza pretese; vuol entrare in sintonia con Dio, non vuol dettare condizioni. Guarda alla sua vita ai suoi sogni con Giuseppe, alla sua affettività donata a un uomo, alla sua giovinezza. Sa che quando Dio chiama impegna, esige, prende, spreme dall’umanità tutta la ricchezza che si porta dentro, non permette pause, offre una vita in salita, controcorrente e dice il suo si: “Sia fatto di me come tu richiedi. Mi metto nelle tue mani, So di osare troppo con la mia debolezza di creatura, ma se tu mi chiami, se mi fai questa proposta mi darai anche la forza di viverla senza riserve”.

E’ la storia di ogni nostra vocazione: quando Dio ci chiama ci mette sempre davanti una vita impegnativa, bella e fragile, bella e felice, ma oltre le descrizioni da melassa delle felicità umane e mondane.

Tutti noi chiamati al matrimonio o alla verginità ci siamo sentiti dentro un giorno questa chiamata: abbiamo detto di sì. Oggi forse non abbiamo più quell’incandescenza … Maria l’ha sempre tenuta per tutta la vita e ha offerto tutta la sua umanità e libertà.

La contempliamo con il desiderio di seguirla per arrivare a Dio, per capire l’amore di Dio e per annunciarlo a tutti coloro che ritengono la vita un caso, una condanna, una speranza spenta.

Maria è nostra speranza viva.

8 Dicembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica