Maria: grande nella fede anche nella solitudine

Un’omelia su un versetto del Vangelo secondo Luca (Lc 1, 38)

Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

Video dell’omelia

Ci sono alcuni fatti che tutte le volte che te li immagini, li pensi, li cerchi di rivivere … ti danno una serenità e una pace interiore assoluta.

Uno di questi è l’Annunciazione: un fatto che segna indelebilmente la storia, una storia d’amore che decide le sorti dell’umanità, fa esplodere l’amore di Dio nel mondo, condanna alla sparizione d’un colpo tutto il male che vi si è annidato.

Maria, una ragazza, semplice, pulita, bella, appassionata, decisa … si incontra con Dio: da una parte una creatura fragile e indifesa, di fronte il Creatore onnipotente e grande! Si cancellano le distanze e inizia un nuovo mondo: il mondo e la vita di Gesù.

Tanti pittori, scultori, artisti hanno tentato di “fermare” questo momento, di segnarlo della nostra partecipazione, di inscriverlo dentro i nostri panorami, nelle nostre case, nei palazzi – ricordate quante annunciazioni sono collocate di qua o di la, in una valle italiana o nei palazzi di Firenze – in vortici di luce, in delicatissime sfumature di colori, in intensi scambi di cenni e di sguardi.

“Vuoi essere la madre di Gesù? Vuoi nella tua vita scrivere la potenza del creatore? Vuoi dare a Dio la carne con cui dimostrerà a tutti la sua tenerezza, il volto con cui potrà farsi vedere a tutti pieno di amore? Vuoi offrire al Creatore tutta la storia dell’umanità che ti ha preceduto, far passare in Lui, il nostro anelito pur fragile alla bontà perché lui lo esalti e lo trasformi in lode e pienezza di vita? Non c’è spazio nella tua vita per una ombra di male! Dio ha voluto farti questo regalo: tenerti fuori da questa storia sbagliata. Non è il padre malavitoso, pentito, che dice al figlio: stattene fuori, non fare come me, tu devi essere pulito, io ho sbagliato … qui c’è Dio che dice e ripropone all’umanità la sua vera vocazione!”.

E Maria mette in evidenza tutta la sua consapevolezza di creatura: vuole dire subito di sì, ma lo vuol fare con il massimo di coscienza e disponibilità possibile …

“E io chi sono? Potranno i miei fragili pensieri sostenere l’ampiezza di questo orizzonte, potrà la mia carica d’amore per i miei simili reggere all’intensità dell’amore di Dio? Perché tu Signore non mi vuoi soffocata, ma libera; non cancelli la mia condizione di creatura, ma la vuoi aprire alle tue grandezze! Io ci sto, sono nelle tue mani come una serva! la Tua Parola è sempre la mia vita come lo è stata per il mondo che hai creato, per i profeti che ci hanno preceduto, come lo sarà per Colui che vorrai far nascere da me. So di osare troppo con la mia debolezza di creatura, ma se tu mi chiami, se mi fai questa proposta mi darai anche la forza di viverla senza riserve!”.

E’ la storia di ogni nostra vocazione: quando Dio ci chiama – anche al matrimonio, come abbiamo sentito stasera – ci mette sempre davanti una vita impegnativa, bella e felice, ma oltre le descrizioni da melassa delle felicità umane, delle felicità mondane. Tutti noi chiamati al matrimonio o alla verginità ci siamo sentiti dentro un giorno questa chiamata, e abbiamo detto di sì!

Oggi forse non abbiamo più quell’incandescenza … Maria l’ha sempre tenuta per tutta la vita! Ha offerto tutta la sua umanità e libertà … e Maria iniziava quel giorno a sognare il Figlio Gesù: ne vedeva già in filigrana il volto martoriato, si preparava a condividere l’avventura del Dio che non vuol mai abbandonare l’uomo.

La contempliamo con il desiderio di seguirla per arrivare a Dio, per capire l’amore di Dio e per annunciarlo a tutti coloro che ritengono la vita un caso, una condanna, una speranza spenta.

Maria è la nostra speranza viva, ma ha vissuto anche la prova e in questa prova la sua fiducia in Dio non venne meno, anzi divenne la sua vera e profonda esperienza di fede! Non aveva da imparare a catechismo verità di fede, ma era stata chiamata da Dio ad avere assoluta fiducia in Lui: per questo Maria è per noi un esempio di fede.

Quando siamo coinvolti in eventi importanti per la nostra vita o siamo caricati di qualche grande responsabilità accanto alla sorpresa di una fiducia immeritata che ci sentiamo regalata, sentiamo il bisogno di un aiuto, di una solidarietà, di una compagnia: è la compagnia del papà o della mamma, dell’amico o del superiore, del datore di lavoro o dell’insegnante, dell’amico o del collega … prima o poi però resti solo con la tua decisione e la tua responsabilità!

Così leggo quel semplice versetto del Vangelo, che ha chiuso la lettura “e l’angelo si partì da lei”, si allontanò da lei: Maria resta sola ad affrontare le conseguenze della sua grande decisione di mettersi a disposizione di Dio … 

L’angelo se ne va proprio quando ne avrebbe bisogno

  • per confermare a lei stessa la verità di quell’incontro, indeducibile, inimmaginabile, dolce, irruento … “sarà vero quel che ho visto? Non me lo sono inventata io!”;
  • per spiegare poi anche ad Anna e a Gioacchino cosa le stava accadendo;
  • Avrebbe avuto bisogno dell’angelo per dire a Giuseppe, sposo profondamente amato, sposo che l’amava teneramente, che quel Figlio che le sbocciava in grembo non era il frutto di un tradimento ma  .
  • Ancora … ne avrebbe bisogno per tenerle alta la testa di fronte agli sguardi curiosi, o magari maligni, delle vicine di casa che l’avrebbero vista “ingrossarsi”, che non avrebbero potuto trattenersi dal commentare mormorando e sorridendo;
  • Avrebbe avuto bisogno dell’angelo per difenderla da una legge che la chiamava a rispondere della propria verginità e della propria fedeltà di fronte a Dio e di fronte agli uomini, pena una pioggia di sassi che l’avrebbe inchiodata a terra, lei, ma anche suo Figlio.

Maria resta sola, come capita alla nostra umanità e alla nostra fede tante volte: è la solitudine non disperata, ma difficile di ogni credente e lo sarà poi di ogni cristiano; è quella solitudine nel profondo della nostra coscienza in cui nessuno può entrare e che nessuno può violare: soli con il nostro Dio, soli a dire il nostro sì, a godere di questa compagnia intima e non disponibile a baratti, a incursioni esterne … grande forza e grande solitudine!

Maria resta sola con la domanda tutta umana sulla consistenza di quella visione, di quelle parole, col bisogno tutto umano di meditarle, di capirle fino in fondo, con la certezza che quelle parole generavano in lei qualcosa di più di un buon pensiero: generavano il lei il corpo, il sangue, l’anima di colui che tutta la storia stava attendendo, aspettando.

Altro che buoni pensieri: un torrente di vita, una cascata di sole si erano riversati in lei e da lei dovevano riversarsi nel cuore di ogni persona … da lei, da una piccola grande donna.

Altro che buoni pensieri: pura, bellissima, difficile vita.

Maria resta sola.

  • Sola, con una storia personale che ha trovato in Dio, nella chiamata di Dio un punto di non ritorno.
  • Sola, con il peso della sua responsabilità di fronte a tutta la storia.
  • Sola, di fronte a tutto il male e a tutto il bene dell’uomo;
  • Sola, davanti ad ogni uomo che si chiede se la sua vita ha un senso;
  • Sola, portando in grembo la risposta ad ogni domanda;
  • Sola, con quel Figlio radicalmente totalmente inatteso che iniziava a crescerle nel grembo.

Resta sola davanti a Dio di cui si fida e proprio per questo immediatamente si mette a servire: va da sua cugina Elisabetta che vive la sua tarda maternità nella solitudine e canta la sua gioia, la gioia di avere creduto in Dio e di avere dato la sua disponibilità ad essere madre di Gesù, come abbiamo cantato nel salmo, che era il Magnificat.

Ci sarebbe un altro passaggio, ma lo faremo domani, perché il Vangelo di domani parla di quella donna che dice “Beata colei che ti fu madre”, e vedremo cosa intendeva Gesù con quella risposta che ha dato.

San Marino, 7 Ottobre 2022
+Domenico

Video dell’Omelia

Maria s’è portata lassù un sogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Audio della riflessione

Questa bella paralisi della vita normale, che è il Ferragosto, riesce ancora a farci capire che la festa è una componente essenziale della vita umana, che non siamo delle macchine automatizzate sulla produzione, e noi i cristiani mettiamo al centro del mese del riposo la Madonna. La contempliamo Assunta in cielo nelle braccia di Dio Padre, una creatura fatta di carne e ossa come noi che ha raggiunto la gloria di Dio, è la prima della fila degli uomini e delle donne di questo mondo. E noi ci mettiamo dietro a lei in coda. La testa della fila è già là. Ci arriveremo anche noi.

Maria però s’è portata lassù un sogno: il sogno di un mondo nuovo, di un regno che bisogna sempre osare di immaginare per non perdere la speranza e per non abbassare mai la guardia della nostra vita. E’ il sogno del magnificat. Era sgorgato dall’incontro di Maria ed Elisabetta, le due gestanti che portano in grembo la nuova storia dell’umanità: è un canto, un inno, una sinfonia, una esplosione di lode e gioia.

Da allora ogni giorno nella Chiesa tutti lo cantano sul far della sera: nella pace dei monasteri, nella penombra dei conventi, nelle chiese più antiche dei nostri borghi o più nuove delle periferie delle nostre città; dovunque c’è un prete, magari già assonnato e stanco per il lavoro e la dispersione della giornata o una famiglia che fa della lode della Chiesa il suo ritmo, a sera si recita il Magnificat. Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla bontà di Dio. Quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia. Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il lebbroso che è tornato a ringraziare Gesù per aver avuto non solo la guarigione della lebbra, non solo una pelle e una carne fresca e le mani al posto dei moncherini, ma la salvezza e la nuova innocenza del cuore; lo è stato per il popolo dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam la sorella di Mosè e non poteva non esplodere nel cuore di Maria.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, aerea come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’uomo. Ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele. Sono i sette verbi, non proprio innocui di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia. L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria! Oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici! Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze. Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra. E’ un mondo capovolto, che nella distrazione del ferragosto possiamo rischiare di dimenticare o di ritenere solo una fantasia. Quel Dio cui Maria si è affidata le ha dimostrato che può cambiare la storia; ha cambiato la sua, ha fatto in Lei cose grandi, non ha distolto lo sguardo dalla sua povertà, anzi proprio quella ha scelto come leva per capovolgere il mondo.

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui. Questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia. Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra, le nostre speranze non sono l’oppio dei popoli! Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti. Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose. Il Santo è di parola, non dimentica, se ama, ama per sempre. Non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia. Negli occhi velati di pianto per la morte ingiusta e violenta procurata dagli assassini di ogni colore si può sprigionare una luce e la bocca può esprimere un canto.

C’era ancora un nemico da abbattere, l’ultimo, la morte. Gesù l’aveva sconfitto ed era giusto che lo fosse immediatamente anche per Maria. E noi oggi i soliti ingenui impertinenti uomini di speranza, controcorrente, collochiamo nel cuore del massimo divertimento dell’anno, la contemplazione del nostro futuro. Ci divertiamo volentieri, siamo contenti di gustare anche le piccole felicità della vita, ma sappiamo collocare il nostro cuore molto più in alto, oltre.

Perché il mondo dovrebbe restare come prima, ancora pieno di ingiustizie, di soprusi, di inganni, di falsità? Il tempo di riposo che stiamo vivendo può giusto essere un tempo in cui ci mettiamo a sognare un mondo diverso per tutti, in buona compagnia.

15 Agosto 2022
+Domenico

L’ultimo del primo testamento che ci apre a Gesù, la pienezza del Nuovo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 57-66.80)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Audio della riflessione

Quando vivi degli avvenimenti intensi sembra che il tempo si fermi, l’attesa si fa spasmodica, conti i giorni, le ore, i minuti, poi ti guardi un attimo indietro e vedi che il tempo è passato, che gli avvenimenti procedono con una certa inesorabilità; la vita che è iniziata si radica,  continua, ha i suoi ritmi che paiono lenti, ma che procedono inesorabili. E così avvenne anche per Elisabetta: la sorpresa, la vergogna di vedersi incinta alla sua età, la consolazione di avere Maria a farle compagnia, il grande evento che in Lei si sta compiendo…

Tutto continua e nessuno più ferma la nuova storia e viene il giorno in cui questo Giovanni nasce, le meraviglie, le incredulità, la sorpresa che pure ciascuno viveva nella sua interiorità prendono fuoco, perché ora Giovanni è lì, il suo pianto è vero, il suo corpo se lo coccola sua madre, se lo mangiano con gli occhi tutti. Zaccaria è muto, è un padre ancora senza parole, gli ripassa nella mente tutta la sequenza del Tempio, della promessa, tutte le attenzioni di questi nove mesi. Elisabetta si fa aiutare, Maria dopo tre mesi ritorna a casa sua. Ora la storia di Dio continua in Lei, anch’essa ha bisogno di rientrare nella sua intimità a custodire il futuro dell’umanità.

Il bambino di Elisabetta è nato e arriva anche il giorno della Legge, il giorno della circoncisione. Questo figlio fa parte di un popolo, non nasce in un deserto di relazioni e di storia, è dentro un nobile casato sia per parte di Zaccaria che di Elisabetta. Di nomi da ereditare ce n’è tanti e tutti nobili, tutti capaci di rievocare gesta, ruoli elevati, funzioni eminenti. A cominciare dai capostipiti Abia, per Zaccaria e Aronne per Elisabetta. Ma il bambino è destinato a far scoppiare il futuro, non a clonare il passato.

“Chiedevano con cenni a suo padre”… i muti ora sono tutti, come si fa di solito con chi non parla, con chi deve esprimersi a cenni. Pensano forse che Zaccaria sia sordo e lo seppelliscono nell’isolamento, lo privano di qualsiasi normalità. Zaccaria esprime ancora per l’ultima volta la sua tensione di non essere capace di dire e scrive: Giovanni sarà il suo nome. Lui deve annunciare la novità assoluta, definitiva per l’umanità, non sarà cultore del tempio, non si metterà in fila come tutti a ripetere un passato anche glorioso, non farà come suo padre i turni settimanali dell’offerta dell’incenso, intuirà invece e indicherà con forza la venuta del Salvatore, brucerà di ardore per l’attesa del compimento. E il vangelo conclude la narrazione della sua nascita: Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Zaccaria torna a parlare e la gente, noi, a riflettere a domandarci: ma Dio che vuole da noi? Che vuole da noi con tutti i doni che ci fa?

23 Giugno 2022 – Natività di San Giovanni Battista
+Domenico

Maria ed Elisabetta: due donne per il futuro di una nuova umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Due donne incinte cambiano la storia … nella nostra cultura si pensa spesso che quando una donna rimane incinta ha “finito di vivere”, deve abbandonare tutto, non può più essere indipendente, la sua vita si decentra verso il nascituro, deve preoccuparsi di lui soltanto … lo stesso suo corpo si “organizza” in modo che ora sia il bambino che si prende il meglio della stessa corporeità … deve fare attenzione al bambino che quasi la espropria di sé … e c’è stato un tempo in cui questo è stato visto come una “maledizione” e ancora oggi la maternità non è valorizzata nella mentalità comune, sia nel mondo superficiale  leggero delle immagini, sia nella vita sociale.

Invece il Vangelo mette al centro queste due donne meravigliose: Maria e Elisabetta, due donne incinte, due donne chiamate da Dio Padre un contributo insostituibile all’umanità, due donne che nel loro incontro ci fanno assistere alla grandezza e creatività di Dio … Una donna anziana, carica di attese e di delusioni, di frustrazioni e di tentativi, di umiliazioni e di adattamenti e dall’altra un ragazza piena di vita, reduce da un dialogo con Dio, serrato, esigente, colmo di futuro e di trepidazione, ma alla fine accolto con gioia e con entusiasmo.

 Due donne che possono essere il segno di una epoca che si conclude: Elisabetta, discendente di Aronne, legata la mondo cultuale passato, anche se importante e determinante la storia del suo popolo e una donna giovane, senza particolari posizioni sociali, ma pulita, bella, immacolata, nuova fin dalla nascita e portatrice del centro dell’universo che è il Signore Gesù …

… E quando si vedono escono in canti e lodi a Dio, alla vita, alla nuova storia! Non si rendono conto di essere al centro del mondo, ma sono sicure di essere portate nel cuore di Dio, e per questo lo lodano e cantano! Con loro finisce l’attesa di secoli, con loro la sete dell’uomo trova la sorgente!

Avranno sempre una vita in salita: Benedetta tu fra le donne, è una lode a Dio e una promessa di forza per affrontare tutto il coinvolgimento che lascia tutti quelli che si donano a Dio senza fiato!

La vita austera di Giovanni e la vita donata fino all’ultima goccia di sangue di Gesù trovano in queste due donne il loro inizio e queste due donne incinte di oggi sono la certezza di un futuro diverso, donato da Dio che non ci abbandona mai.

La nostra comunità cristiana, che si sta facendo una casa abitabile prima di tutto nelle relazioni tra di noi, tra la gente che va sempre nella stessa chiesa, che vive nella parrocchia, e poi anche nella nuova Chiesa che noi stiamo costruendo.

I principi sui quali vogliamo vivere i nostri rapporti tra tutto il popolo di Dio, con chi crede e chi non crede, con chi pratica o se ne sta sempre lontano sono i sette verbi del canto di Maria:

  • ha spiegato potenza
  • ha disperso superbi
  • ha rovesciato potenti
  • ha innalzato umili
  • ha ricolmato di beni gli affamati,
  • ha rimandato ricchi a mani vuote
  • ha soccorso Israele.

Dio soccorra sempre attraverso Maria la nostra comunità parrocchiale, la nostra comunità civile, le nostre scuole, le nostre famiglie.

31 Maggio 2022 – festa della Visitazione della Beata Vergine Maria
+Domenico

Il momento magico di Dio e di Maria

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 34-38) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

L’istante del concepimento è il vero inizio della vita di una persona: lì, nel segreto del seno materno, inizia una vita nuova, inizia un progetto, una novità assoluta! Certo, assomiglierà al papà e alla mamma, ai nonni e alle zie, avrà un colore della pelle, caratteristiche somatiche che dipendono dal luogo in cui nasce, dall’etnia cui appartiene, ma è e sarà sicuramente non riducibile a nessun altro: avrà un suo dna caratteristico, non si sentirà fatto in serie, ma sempre una novità assoluta! Dio, da quel momento, ha già inscritto una sua peculiarità, la sua anima, il suo alito di vita, soprattutto il suo amore.

Tutto comincia da questo momento “magico”, che non è per nulla imbarazzante: è un momento di amore, non è una operazione chirurgica, né una tecnica sofisticata per far vedere che come uomini siamo bravi e sappiamo manipolare tutto! Non c’è inseminazione artificiale che tenga: sono solo strumenti sostitutivi che non devono mai lasciare in secondo piano l’amore profondo di due persone e l’unione della loro corporeità.

Il piano di Dio prevede che sia sempre l’amore a provocare la vita, anche se la nostra cattiveria umana spesso lo fa diventare il momento della violenza e del sopruso.

Oggi, a nove mesi esatti dal 25 dicembre, il giorno di Natale, la Chiesa non può non ricordare il momento “magico” del concepimento di Gesù: Dio si è inscritto nella vita dell’uomo, ne segue le leggi, soprattutto ne interpreta i momenti determinanti e infonde in loro la luce vera del progetto di amore di Dio.

Maria, una giovane ragazza ebrea, si sente chiamata a dire “sì”, a dare la sua adesione al grande piano di Dio di abitare tra noi, di condividere la nostra umanità, la nostra quotidianità.

Dalla sua disponibilità dipende l’inizio di una storia che cambierà il mondo: i secoli vengono divisi in due, da quel momento. L’uomo può di nuovo cominciare a sperare, la nostra carne non è debolezza e vanità, ma è la carne come ha ricevuto e ha voluto ricevere il del Figlio di Dio.

E Maria dice sì: non diranno “sì” tante persone che incontreranno Gesù, anzi, molti gli daranno battaglia, lo metteranno in croce, ma proprio lì si esprimerà la pienezza dell’amore partito da quel concepimento, e nessuno più lo fermerà.

La speranza si trasformerà in certezza!  

E questo giorno da un po’ di anni il Santo Padre ha voluto che fosse il giorno della penitenza, il giorno della confessione, il giorno del ritornare a dialogare con Dio, con il suo perdono e quest’anno è anche il giorno in cui il papa consacrerà la Russia e la nazione che è sotto il peso di questa guerra, l’Ucraina, la consacrerà al Cuore Immacolato di Maria.

25 Marzo 2022
+Domenico

La presenza di Gesù, qui e ora

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 1-4. 14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Audio della riflessione

Capita a tutti nella vita di trovarsi un giorno o l’altro a rovistare tra vecchi bauli in soffitta o in qualche scatolone nel fare un trasloco e trovare un qualche album di fotografie del nonno o del papà quando erano piccoli o un plico di lettere ben conservate, quelle del nonno scritte alla nonna quando era lontano per la guerra o per il servizio militare. E’ una bella sorpresa, soprattutto diventa una forte emozione. Entri nella storia che ti precede, vieni a conoscere i sentimenti che hanno costruito la storia dei tuoi genitori e la tua stessa storia.

Del resto tutti leggiamo con curiosità i diari di qualche personaggio, proprio per entrare nel suo modo di pensare, per capire che cosa ha costruito nella sua vita. Se poi il personaggio è la persona che ci ha sempre entusiasmato o a cui ci ispiriamo per trarre indicazioni per la nostra vita allora siamo coinvolti anche spiritualmente. Oggi qui siamo messi di fronte a alcuni fatti che hanno segnato  e stanno segnando la nostra vita.

Da una parte c’è un popolo, quello antico di Israele: un popolo bastonato sempre da tutti, ma tenace. Ritorna dall’esilio, l’avevano deportato, portato via per sfruttarlo, impadronirsi delle sue risorse e dominarlo. Avevano tentato di fare pulizia etnica, distruggendone soprattutto le radici, tentando di cancellarne la memoria. Un popolo senza memoria è una massa, non ha ideali, è facilmente controllabile, conquistabile; un popolo senza una sua cultura è muto. Nella gioia del ritorno prova lo smarrimento della distruzione, ma tra le macerie del tempio trova un rotolo della Bibbia e fanno festa, trovano la loro storia, sanno da chi provengono, si sentono leggere la storia lunga dell’amore di Dio per loro, vogliono riascoltarla, farsela spiegare e si commuovono e fanno festa.

Alcuni secoli dopo un altro fatto ancora più importante caratterizza il popolo di Israele. Questa volta siamo nella routine di un sabato qualunque, una domenica qualunque diremmo noi. La gente va in Sinagoga ad ascoltare la Parola di Dio, si tira fuori dalle sue solite preoccupazioni, perché vuol alzare lo sguardo, vuol offrire alla sua mente uno squarcio di eternità. Non si adatta a vivere di rimedi, di talk show, di pubblicità. Ha bisogno di respirare aria pulita. Ci va anche Gesù e siccome è un personaggio noto e famoso, che sta facendo parlare di sé ovunque, i suoi concittadini lo incaricano di tenere la predica, diremmo noi. Legge e commenta. La scena è troppo significativa per essere ridotta a una fotografia di un avvenimento. In essa sono concentrati i simboli della maestà di Dio. Legge, tutti ascoltano, si siede. Questo sedersi è la tipica posizione dell’insegnare con autorità. Siederà alla destra del padre, siederà sulle nubi del cielo, siede a insegnare. Gli occhi sono fissi su di lui. Se Lui parla noi lo ascoltiamo.   Il parallelismo con Esdra è troppo evidente, e diventa evidente che Gesù si propone come il nuovo maestro, che mentre dice rende vero, palpabile sperimentabile quello che dice.

Definisce il regno di Dio che si sta realizzando: i sordi odono, i ciechi vedono… Questi sono segni che indicano un cambiamento radicale. Quello cui aspirate nel profondo del vostro cuore Dio lo realizza in me.  Se questo è vero dobbiamo cambiare vita e credere a questa novità assoluta: Dio è tra di noi, Dio non ci ha abbandonati, non è vero che siamo nostalgici, che siamo soli: Dio è con noi.

Questa è l’esperienza che deve vivere ogni cristiano, che dobbiamo tutti rivivere nelle nostre messe domenicali. Immaginiamo sempre che ci sia Gesù tra di noi. Lui è veramente presente, fa le nostre file ai tamponi e ai vaccini, ai cimiteri e alle RSA, Vede oltre la maschera il nostro dramma e soprattutto ci legge nel cuore e esprime sempre massima comprensione, misericordia e perdono.

Benedictus ogni mattino per sempre o mio Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79)

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

Audio della riflessione

Zaccaria era rimasto muto per nove lunghi mesi e una settimana dopo la nascita del figlio. Non poter parlare ti obbliga a rientrare in te stesso: stacchi le cuffie, ti concentri sull’essenziale, ripensi di più al senso della tua vita.

Il silenzio è sempre per tutti una necessità: ricordo quando avevo a che fare con i giovani in servizio di leva nella mia città, che mi confidavano che sulle altane mentre facevano la guardia di notte scoprivano la bellezza del silenzio, ma ne avevano paura … paura perché se non trovavano le risposte vere alle domande della vita avevano sempre in mano un fucile.

Il silenzio di Zaccaria però erompe in un cantico di lode: è il Benedictus che ogni mattino chiude l’ascolto della parola della Bibbia nella preghiera di lode di ogni comunità cristiana. Quell’”ormai” della visione di vita che abitava Zaccaria nove mesi prima ai tempi della routine del tempio non c’è più! Dalla sua bocca si sprigionano alcune parole che richiamano un passato: “Ha visitato, ha redento, ha suscitato, si è ricordato” … ma sono tutte cariche obbligatoriamente di futuro, sono l’evocazione dei gesti d’amore di Dio che non hanno mai fine.

“Non credevo più a niente di nuovo, avevo sepolto le mie speranze nell’albero secco della mia vita, avevo ripetuto per troppi anni parole di tenacia, di ricordo, di tensione, ma erano diventate di maniera; dovevo dirle per il ruolo che ricoprivo, per registrare speranze spente” … tanti genitori di fronte alle difficoltà della vita, tanti di noi adulti diciamo per mestiere “coraggio, vedrai che… non tutto il male viene per nuocere, stai fiducioso…”, ma sono parole che non aprono nessun cuore, non ci costano nemmeno la compassione che si regala a tutti: servono da coperchi, da botole per chiudere voragini di attese.

Ma il vecchio Zaccaria è stato visitato da Dio! Il suo parlare è ora speranza convinta: “Ho sperimentato la grandezza di Dio. E tu Giovanni non ti attardare a perdere tempo a crearti loculi consolatori: tu sei un profeta dell’Altissimo, tu hai da farti forte perché mi sei stato dato come regalo, Dio mi ti ha messo nella vita come vortice che trascina la storia verso la novità assoluta. Vedo però, perché l’ho sperimentato su di me, quanto sarà dura aprire i nostri vecchi cuori adattati al ribasso, imbarbariti nelle nostre vecchie abitudini. Ti dovrai preparare. Niente capita a caso nel mondo. Il popolo ha bisogno di cambiare testa e cuore. Ma non temere!”

Dio rischiara le tenebre, sovrasta anche le nostre belle luci che indicano la strada del presepio: è una strada spesso chiusa dalla nostra superficialità e non porta da nessuna parte. Quanto ci sembra impossibile un natale di pace, ma quanto deve essere nuovamente disponibile la nostra vita, la nostra società a non perdere la speranza! C’è una bontà misericordiosa del nostro Dio, su cui dobbiamo contare: è lui che fa da sole alle nostre tragiche nebbie, non è un rifrangente che ci lascia nella tensione e nell’insicurezza, non è una banale banda rumorosa che ci può indicare che stiamo uscendo di strada … è il sole che viene dall’alto!

Non è un prodotto delle nostre aspirazioni, ma la sorgente della nostra speranza! E sarà ancora lui a dirigere i nostri passi sulla via della pace.

24 Dicembre 2021
+Domenico

Che sarà mai questo bambino?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,63-66) dal Vangelo del giorno (Lc 1,57-66)

Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Audio della riflessione

In questi giorni stiamo sicuramente ricomponendo il presepio nelle nostre case, nelle chiese, nei bellissimi angoli delle nostre antiche città e borgate. Ci mettiamo tutti i personaggi classici della storia, più o meno citati dal Vangelo: i pastori, Giuseppe e Maria, il bue e l’asino. Poi aggiungiamo molto del nostro: le nostre tradizioni, i nostri personaggi caratteristici, all’Epifania arriveranno i re magi e nella notte di Natale ci mettiamo il bambinello, che i nostri ragazzi in queste domeniche hanno portato in chiesa perché fosse benedetto.

Ci si applicano con pazienza i papà che pure tornano stanchi dal lavoro, le mamme, i giovani. I ragazzi lo cominciano, poi si stancano e qualcuno deve finirlo. Ci si applicano artisti e associazioni … insomma, il presepio è un luogo di convergenza di storia, fede, tradizioni, sentimenti di bontà, di ricerca di identità umana e religiosa.

Non fa parte del presepio perché abita lontano, ha già incontrato Gesù, ancora prima di nascere e lo introdurrà tra la gente che lo aspetta senza conoscerlo alle rive del Giordano, un altro grande personaggio legato alla nascita di Gesù: è Giovanni, il battezzatore … nel presepio non c’è, ma aleggia la sua presenza ovunque. È stato accolto da poco nella sua grande famiglia, elisabetta l’aveva aspettato con tanta apprensione, alla sua età, dopo che aveva già sepolto velleità e speranze, ma aveva avuto fiducia in Dio … e quel Dio che aveva sorpreso Zaccaria, piuttosto malfidente, ma non Elisabetta, che era sempre stata pronta ad accogliere, ora sorprende ancora di più! Si tratta di dare un nome a questo bambino inaspettato e regalato e si va nelle memorie della famiglia.

Ognuna aveva la sua genealogia ed era bello continuare a ricordare e far rivivere il passato, ma qui c’è una decisa rottura: Zaccaria lo vuol chiamare Giovanni.

Il mondo non va più avanti come prima. La venuta di Cristo è un salto di qualità. Come lo deve essere per noi il Natale. È una rottura col passato, si porta dentro novità di vita; non è una rottura perché saremo obbligati a qualche gesto religioso di convenienza per far contenti i nonni almeno una volta all’anno.

Natale è una rottura con la noia, è un’altra chiamata alla vera speranza: questa te la devi cercare a denti stretti, a cuore aperto, a gioia impossibile.

23 Dicembre 2021
+Domenico

Un cantautore di eccezione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,49-50) dal Vangelo del giorno (Lc 1,46-55)

«… Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono …».

Audio della riflessione

Che i giovani stravedano per la musica è dentro gli orecchi e gli occhi di tutti: oggi non è più possibile comunicare il meglio di noi se non attraverso la musica, il canto, il ritmo. Non è solo scatenarsi di energie, sfogo di passioni, è soprattutto comunicazione profonda di sentimenti e di situazioni esistenziali. Solo dopo arriva tutto l’apparato commerciale, ma prima c’è l’emozione, il sentirsi interpretati, il comunicare le proprie sensazioni, spesso le proprie paure, più frequentemente la propria voglia di vivere.

Le parole al riguardo non sono secondarie: i ragazzi le ascoltano, le imparano subito a memoria, le trascrivono nel diario, le mandano in sms agli amici, diventano frasi di riconoscimento …

… e nel Vangelo c’è un cantautore di eccezione, che sta sicuramente all’altezza dei gusti di chi ama la poesia, di chi vuol farsi aprire il cuore alla speranza, a una visione di mondo non scontato, non depresso, né ammorbato dalla noia.

Il cantautore di eccezione è Maria: è lei che canta la speranza del suo popolo, è lei che, piena di grazia e di gioia, alza un inno al Creatore e suo Signore. Porta in grembo la salvezza, ma ne canta la forza e la bontà. Si sente coinvolta in una storia d’amore e la canta per tutti.

Questo pezzo, che abbiamo già ricordato altre volte, si chiama Magnificat: da allora ogni giorno i cristiani di tutte le latitudini lo cantano, artisti lo hanno musicato in tutti i modi e può custodire anche oggi i sogni di tutte le generazioni.

Dice il canto “Dio è potente, è grande, ha guardato me che neanche sapevo di esistere, m’ha fatto grande, mi ha voluto con sé a cambiare il mondo, per rimandare i ricchi a mani vuote, per disperdere i superbi. Lui è la speranza degli umili, è la voce dei poveri, è la fine dei soprusi. Il suo nome si leva santo su ogni superbia umana; non costringe assolutamente, ma libera. La parola data la mantiene ad ogni costo, contro tutte le convenienze dei potenti e le strumentalizzazioni dei furbi, non ci abbandonerà mai”.

È un canto di gioia di una ragazza felice di diventare la madre del Signore; è il canto dell’attesa e della speranza certa, che possiamo sempre, dentro di noi, cantare al nostro Signore, tutte le volte che riusciamo a percepirne l’amore.

22 Dicembre 2021
+Domenico

Ti chiedo la mano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,30-33) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Audio della riflessione

Nell’era dell’informatica, del virtuale, i ragazzi di oggi sono bravissimi a trovare su Internet tutto quello che loro interessa: immagini, storie, canzoni, filmati, eroi, divi … sanno tutto della squadra del cuore, hanno la capacità di simulare, di giocare alla realtà, di inventarsi ogni cosa, compresa la vita affettiva … fanno le prove di come deve essere la realtà, ma spesso si ingannano di averla potuta già vivere: era tutta una fiction.

La realtà è più dura, ed è interessante vedere come diventano sempre più difficili per i ragazzi di oggi i primi approcci, per esempio, “l’acchiappo” … come lo chiamano loro; sono imbranati perché devono uscire dal virtuale.

Veramente siamo sempre stati tutti imbranati nei primi approcci d’amore … i primi rossori sul volto, i primi: “glielo dico o no?” … oggi le mandi anche un sms, ma bisognerà prima o poi guardarsi in faccia, negli occhi e dirsi la famosa frase.

Ecco, io immagino Dio che fa questo con Maria: non credo di essere irriverente nel pensare questa proposta come un vero dialogo d’amore, un vero incontro tra due libertà infinitamente sproporzionate, ma sempre a misura di persona. Le parole che ci dice il Vangelo sono molto solenni e consacrate ormai dall’uso, non ci rendono immediatamente l’intensità di quel dialogo, ma se sappiamo andare in profondità, possiamo intuire qualcosa.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Poca cosa ci sembra, ma immaginate se c’è un complimento migliore di questo: “Maria ti saluto, sei la fine del mondo, abiti in Dio da sempre, fai parte della bellezza infinita dell’amore che riempie il cuore di tutti gli uomini. Vuoi diventare la madre di Gesù, quello che la tua gente aspetta da sempre, il Messia, la speranza, che siete rimasti in pochi ad aspettare? Dipende da te. I secoli di invocazione del tuo popolo saranno esauditi se tu lo vuoi. La storia si spaccherà in due, a partire da tuo figlio”.

Anche Maria viveva questa attesa nel suo spirito: aveva in cuore la speranza che Dio avrebbe visitato la sua gente; ma pur restando confusa, non le balena per niente nella mente di sottrarsi alla proposta che Dio le fa. Vuole solo capire, vuole rendersi disponibile fino in fondo … e che fa? Dice di sì.

Da allora è esplosa la speranza sulla terra, e noi tutti la possiamo trovare!

20 Dicembre 2021
+Domenico