Perché dite che siete senza pane? E io chi sono per voi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 14-21)

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Per la nostra vita superficiale e distratta spesso non riusciamo a capire che tutto quanto serve per la nostra felicità e serenità lo abbiamo sotto gli occhi, lo abbiamo tra mano e invece andiamo a cercare affannati altrove: abbiamo una famiglia … e cerchiamo l’amore nelle avventure, abbiamo una creazione, una natura da  sogno … e la sostituiamo con le telenovele, abbiamo delle prospettive concrete per il, nostro futuro e ci lasciamo incantare da facili successi, che poi si ritorcono contro di noi, abbiamo un centro che orienta tutta la nostra vita, ci dà un programma, ci offre una meta e preferiamo fare i randagi.

Gli apostoli sono in questa situazione quel giorno che Gesù li invita a salire sulla barca per i soliti spostamenti lungo le rive del lago: è un episodio altamente simbolico. Questa volta non c’è tempesta di vento e di pioggia sul lago, tutto è calmo, tutto è liscio, ma è il cuore di Gesù che è in tumulto: ha con sé i discepoli, quelli che sta curando con tanto amore e dedizione, ma non riesce a far loro capire dove sta il cuore di tutta la loro avventura.

Credono che dipenda tutto da mezzi, da miracoli, da organizzazione: eano partiti senza pensare al pane, distratti proprio come la gente che inseguiva dovunque Gesù e non pensava minimamente al nutrimento. Forse non ne avevano perchè vivevano di rimedi, lavoravano a giornata, compreso un tozzo di pane, forse era talmente coinvolgente Gesù, dava tale speranza che il cibo diventava secondario … sta di fatto che i discepoli, gli intimi, gli “uomini dell’organizzazione” stavolta non hanno pensato a come sfamarsi e lo notano.

Nel linguaggio altamente simbolico, dicono che in barca hanno un pane solo, ma non hanno pane: quel pane che hanno è la immagine di Gesù, per la prima comunità cristiana diventerà l’immagine dell’Eucaristia … e loro dicono candidamente: non abbiamo pane …

… e Gesù comincia a raffica a fare domande: “Che è questo dire che non avete pane? E io chi sono? Che cosa sono stato per voi finora? Quando state con me a che cosa pensate? La nostra è una allegra brigata che tenta di sbarcare il lunario in queste continue tournèe senza mete o abbiamo fisso nel cuore il grande disegno del Padre di ridare all’uomo la vera vita? So che dubitate sempre di me, che non volete trovarvi una ennesima volta nell’imbarazzo di dover far fronte a domande esigenti e impossibili della gente. Voi però avete me: Io sono il pane della vita, Io sono il senso che cercate, il vostro nutrimento vero,  la vostra speranza e la vostra attesa. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Perché continuate a riportarvi al lievito dei farisei, al loro modo di impostare i rapporti con Dio, alla loro autosufficienza intellettuale? Perché siete sempre legati al lievito di Erode, al desiderio di risolvere tutto con la forza? Non vi ho dimostrato di avervi saziato finora? Vi ho saziato solo la fame di cibo? Non vi siete accorti che avete ricevuto col pane che vi ha sfamati, la serenità, la gioia della vita, il segno di una promessa che si sta compiendo, la strada vera della felicità? Questo pane che abbiamo in barca è il segno della mia presenza! Voi vi accontentate ancora di rimedi: la manna, i pesci, le spighe di grano raccattate tra i campi.”

Ecco … noi forse in questi tempi non siamo così superficiali: non ci preoccupano più di tanto le nottate tra amici, che in questo tempo non possiamo fare, non ci preoccupa qualche sballo o le avventure, che ci sono proibite, ma facciamo tra noi racconti farneticanti per nascondere le nostre paure.

Siamo piuttosto senza troppa speranza per questa pandemia … e allora alziamo lo sguardo a questa barca, alla barca della vita che naviga tra tempeste e bufere: siamo certi che tra noi sta seduto Gesù … “Ci sono io, non temete, non vi abbandonerò! Sarete voi a lasciarmi, non certo Io: Non vi lascerò mai orfani”.

16 Febbraio 2021
+Domenico

L’umanità di Gesù e il segno vero, atteso, profetizzato di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 11-13)

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Abbiamo provato qualche volta a domandarci perché siamo credenti? L’uomo è definito anche … come “animale ragionevole”, e tutti ci teniamo ad usare la nostra intelligenza in ogni aspetto della vita … e quindi anche nel nostro credere. Però forse in questa giusta esigenza facciamo la fine dei farisei, che con la loro idea molto umana di Dio erano “affamati di prodigi”, di cose grandi, di prove – quindi – dal cielo che garantissero il loro salto nella fede.

Quindi attendevano – come forse anche noi – che Dio potesse essere  una soluzione meravigliosa di tutti i nostri problemi: vorremmo che Dio si faccia vedere come noi lo immaginiamo, che quindi ci dia delle prove concrete per mettere in pace la nostra curiosità o la nostra stessa fantasia.

Gesù invece rifiuta espressamente di dare un fondamento di questo genere alla nostra fede: non pioverà niente dal cielo se è questo che vogliamo, è pura evasione dalla nostra vita quotidiana aspettarsi una soluzione che ci lascia passivi e inerti: una fede così l’hanno giustamente definita “oppio dei popoli”, gli atei. 

Il Vangelo, invece, ci propone una fede che abita dentro la nostra vita, le nostre case, il nostro mondo, la nostra storia: il nostro Dio non è al di fuori o al di sopra di noi, ha deciso di mettersi dentro la nostra storia quotidiana, è uscito da se stesso e si è fatto uomo come noi in Gesù; anziché un segno come lo chiedevano i farisei si è presentato come un anti-segno, scandalo per le persone religiose e pazzia per i benpensanti. Ha vissuto una vita estremamente umile, modesta, povera, donata, al servizio sempre di tutti, conforme alla volontà di Dio , che vuole che tutte le persone siano salve e arrivino alla conoscenza della verità … e, salvati, per il suo sangue versato lo siamo proprio

E’ duro da capire, anche se molto umano, che la nostra fede non si fonda su segni di potenza, ma nel riconoscere l‘estrema debole umanità di Gesù, che per giunta finirà sulla croce: è il grande mistero di Dio, del suo amore, che ci è venuto incontro in Gesù e si è fatto pane quotidiano, per noi tutti, come forza di un cammino indicatoci e insegnatoci da lui. Ci ha donato una parola, da sempre, perché Dio parla agli uomini come ad amici.

Con Gesù ci ha dato una parola, definitiva , che ci porta alla verità: star dietro a lui, al suo Vangelo, alla bella notizia, che non è uno scoop di giornale, ma Lui stesso, chiara luce che ci rende vivo tra noi il Padre, è fare il percorso più sicuro per conoscere la verità di cui abbiamo sete incontenibile.

Seguire Gesù è verifica autentica della nostra fede!

E permettetemi oggi, siccome sono bresciano, di ricordare i patroni della mia diocesi, di Brescia, i santi martiri Faustino e Giovita, due martiri i santi patroni che hanno portato la fede nella mia diocesi.

15 Febbraio 2021
+Domenico

Ma volete capire che c’è un pane che è la fine del mondo!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8,1-10)

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Chi di noi è abbastanza vicino alla Chiesa sa che per noi la Messa della domenica è un fatto più serio di quanto pensiamo: l’eucaristia è un dono, una forza impensabile e assolutamente necessaria. Chi non crede molto si meraviglia che noi cristiani abbiamo questo che loro chiamano “obbligo”, noi invece la chiamiamo “una finestra aperta sull’eternità”, e la mettiamo al centro della domenica, la celebriamo nell’Eucaristia … detto semplicemente “andare a Messa”.

L’abbiamo cambiata in un “precetto” questa festa, ma non ne conosciamo la portata di regalo, di stupore, di consolazione che essa invece è … figuratevi se ai tempi di Gesù fu facile per lui aiutare gli ebrei ad entrare in un altro ordine di idee e di rapporto con Dio, abituati come erano a trovarsi nel tempio a sacrificare animali, con quasi letteralmente fiumi di sangue che scendevano dagli altari, iniziare a pensare che tutto doveva essere cambiato con un pane e un calice di vino era impensabile anche per chi se ne fosse convinto.

Cambiava apparato: niente animali, niente commercio di carni, niente sangue da far scorrere ordinatamente, molto meno personale dedicato, strutture assolutamente inutilizzate e inutili alla fine.

Prima ancora di tutto questo, la grandezza e significato del pane eucaristico: per questo Gesù – e l’evangelista Marco tenta di descriverlo al meglio – deve intervenire non una volta sola, come penseremmo noi, all’ultima cena, quando istituisce l’Eucarestia, ma in molte più occasioni, di cui le moltiplicazioni dei pani erano dei simboli, erano un segno, che avvicinava molto alla comprensione del mistero eucaristico.

Comprensibile e necessaria la domanda di Gesù a chi non voleva capire o, capito, non ne voleva sapere: “volete andarvene anche voi?” La ricordo molto bene come  sia stata rivolta a 2 milioni di Giovani nel 2000 alla Giornata mondiale della Gioventù di Roma, da papa San Giovanni Paolo II, che neanche lontanamente ha cercato di blandire tanti giovani con qualche discorso più conciliante, ma ha chiesto un “si” per l’Eucaristia, sia per la fede che per la “pratica sacramentale” della Messa, e a tutti chiese “volete andarvene anche voi?” … era l’unica alternativa al si.

Ecco allora Gesù che si applica al suo uditorio, che lo sta seguendo da giorni, e si cura di sfamarli con un pane moltiplicato all’abbondanza, messo al centro della sua passione per il popolo che lo segue e del suo dono fino all’ultima goccia di sangue, che sarà in quel calice che berrà fino alla fine sul Calvario.

Di fatto, naturalmente i discepoli non capiscono come si potrà trovare pane per tutta quella gente: lentamente, partendo dal concetto della solidarietà, del condividere il bisogno, faranno poi il salto di qualità in quello spezzare il pane dell’ultima cena e dell’incontro con i due discepoli di Emmaus.

A noi … uscire da abitudini, ingessature, superficialità nella partecipazione fedele e appassionata all’Eucaristia: dobbiamo tornare a fare della Messa il centro della nostra fede …. o vogliamo andarcene anche noi?

13 Febbraio 2021
+Domenico