Per non morire nei nostri peccati

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21.28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30)

In quel tempo Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato».

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

“Peccato” è una parola fuori moda, ma molto presente nella nostra esistenza: è attaccamento al male, è ingiustizia verso le persone, è la falsità delle nostre convinzioni, la malizia di tanti nostri comportamenti, è la cancellazione di Dio dai nostri pensieri, è il mettersi al suo posto e crederci padroni dell’universo, del cuore e delle vite di altre persone … è un cancro della nostra coscienza!

Gesù, per ben due volte in un breve discorso con gli intellettuali della religione del tempio, dice: morirete nei vostri peccati. Nei giudei c’è un’ostinazione che sembra qualcosa di definitivo: una sorta di malvagità senza speranza.

Il peccato più grande, però, è la mancanza di fede in Lui che si presenta come l’”Io Sono”: per un ebreo era evidente questo nome, gli richiamava la scena solenne e tremenda del Sinai quando Mosè vide un roveto ardere senza consumarsi e chiese a Dio il suo nome. E Dio rispose “il mio nome è Io Sono”.

Ebbene, Gesù, con una arditezza unica, osa dire che quell’”Io Sono” è qui. Lui è il Figlio di quel Dio del deserto, lui è la sua trasparenza, la nuova manifestazione definitiva dopo quella che avvenne per Mosè.

Il luogo di questa apparizione, però, è la croce: innalzato su quel legno, il Dio onnipotente è uno scandalo inaudito, ma a quell’uomo innalzato con rabbia dai soldati, spinti dalla ferocia di un popolo assetato di sangue, occorre volgere lo sguardo. Solo guardando a quella croce si sciolgono i peccati, sparisce ogni contagio del male, si rinnova la vita dell’uomo, possiamo sperare di non morire nelle nostre colpe.

La diatriba con i giudei, Gesù non la vince con gesti di potere, con giudizi trancianti, con disprezzo della pervicacia, ma salendo su una croce, donando la sua vita, offrendosi nel massimo dell’amore.

La dialettica di Gesù non è un esercizio di intelligenza, ma una dedizione totale nella morte in croce: è fede e contemplazione, è affidamento e sguardo interiore, è prendere coscienza che da soli non ci possiamo salvare, ma Gesù nel suo gesto di amore fino alla fine, Lui solo ci può salvare!

E Il Vangelo dice “molti credettero in lui” e guardando a lui che hanno trafitto, alzando lo sguardo a quella croce ci si squarcerà il cielo: un cielo non più chiuso né vuoto, tanto meno adirato e ostile, per una terra spaesata come la nostra da salvare.

5 Aprile 2022
+Domenico

Sano e salvato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-3.5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 5,1-3.5-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 

Audio della riflessione

C’è stato un tempo in cui si leggeva il Vangelo come un libro molto bello, commovente, edificante, capace di infondere sentimenti buoni, una sorta di Cuore, utile per i bambini e per dare al mondo insegnamenti morali positivi, ma per nulla storico: quello che accadeva nel Vangelo era narrato con molta fantasia e con qualche riferimento essenziale a luoghi conosciutissimi.

Il miracolo di quel paralitico che voleva immergersi nella piscina di Siloe e che nessuno aiutava a fare il balzo nell’acqua, era per gli studiosi di questa “tendenza” proprio un fatto moraleggiante di questi.

A Gerusalemme si pensava non ci fosse nessuna piscina con portici … invece scavi non recentissimi hanno fatto emergere la piscina così come è descritta nel Vangelo, con cinque portici … un colpo duro a chi continua a pensare al Vangelo come a una favola.

Il paralitico è lì, è li ad aspettare l’aiuto degli amici, che non ha … lo incontra Gesù e lo guarisce e gli dice di raccattare il suo lettuccio, consunto dagli anni di pazienza, e di tornarsene a casa.

È un sabato e un uomo che gira per i vicoli della città, vicino al tempio per giunta, che si porta pure un letto, fa colpo: “Come ti permetti di spostare letti e masserizie di sabato tu? “. Ai custodi della legge non interessava la sua felicità di poter camminare, saltare, girare da solo, senza la pietà di nessuno dopo aver sofferto trentotto anni di immobilità, anchilosato nel corpo e nell’anima … doveva aspettare il giorno dopo, come sempre aveva aspettato per tutta la vita.

Ancora un precetto che allontana dalla vita!

Qualche volta siamo tentati anche noi cristiani di premettere le leggi alle persone, le formalità al bene concreto, le nostre manie di perfezione al dialogo sincere e al dono gratuito … “Se faccio questo poi che cosa diranno? ” … e intanto il povero, il malato è lasciato solo.

Invece Gesù lo fa danzare alla nuova vita: Lui parte, non bada a nient’altro, non si preoccupa nemmeno di sapere chi lo ha messo in piedi così … ci pensano gli scribi a riportarlo alla realtà con il loro bisturi della legge.

Gli nasce allora in cuore la voglia di vedere Gesù: quando lo incontra gli si affida, lo percepisce come la salvezza dal peccato e gli diventa testimone coraggioso.

Quello che Dio compie, nella vita di ogni persona, è patrimonio di tutti: è squarciare il cielo per illuminare la nostra terra spaesata.

29 Marzo 2022
+Domenico