Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Audio della riflessione.

La morte è triste certezza di ogni nostra vita. Per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata. Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco. Ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio, la morte del peccato.  

È una parola che non va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa. Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male, quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere. 

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è osservare la mia Parola. È guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi, ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia, osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.  

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente. Prendere in mano il vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.  

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai. 

21 Marzo
+Domenico

Libertà è conoscere la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Audio della riflessione.

Essere liberi è l’aspirazione di ogni uomo, non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore. Viviamo tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà. Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero. Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene. Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia. Se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 

Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità. Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati. Spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i tollerati inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino se sono cattivi per noi. Stiamo in tensione, legati a quella falsità. Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   

Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene; la verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci. Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata.  

Allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono. Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili. Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio non ci abbandona mai. 

20 Marzo
+Domenico

Dalla mistica della coscienza alla mistica del perdono

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna a sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Audio della riflessione

Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi. Vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato. Probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterlo fare addebitandolo agli altri. Chi usa grandi parole chiama tutto questo azione catartica: sacrificare gli altri per purificare sé stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.  

Gesù un giorno si imbatte in un impietoso corteo. Portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata. Un amore, forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani. Il bene deve vincere sul male sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro. C’è una legge, c’è un misfatto, c’è un colpevole, anche se occorre essere almeno in due (l’altro infatti non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, la condizione più fragile e indifesa!) E Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano. 

E Gesù dice loro: guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di Lui la misericordia e il perdono? 

Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli se lo scambiate ancora per un vendicatore.  

Un minimo di saggezza l’hanno i lapidatori! I sibili delle pietre che avrebbero dovuto risuonare negli atri del tempio si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno. È la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa. Questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché Lui è il Dio che non abbandona mai. 

18 Marzo
+Domenico

Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51-59)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Audio della riflessione

La morte è triste certezza di ogni nostra vita. Per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata. Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco. Ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio, la morte del peccato.  
È una parola che non va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa. Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male, quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere. 
L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è osservare la mia Parola. È guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi, ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia, osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.  
La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente. Prendere in mano il vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.  
Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché Dio con la sua parola ci sta addosso e ci fa liberi.

30 Marzo
+Domenico

Signore Gesù, sii sempre per noi libertà vera

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 8,31-42)

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Audio della riflessione

Essere liberi è l’aspirazione di ogni persona, non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore. Viviamo tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà. Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero. Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene. Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia. Se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 
 
Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità. Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati. Spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i tollerati inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino, se sono cattivi per noi. Stiamo in tensione, legati a quella falsità. Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   
 
Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene; la verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci. Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata.  
 
Allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono. Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili. Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio opera in noi

29 Marzo
+Domenico

Non riduciamo Dio e Gesù a persone come noi

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 8,21-30)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui
.

Audio della riflessione

Sono sempre meno coloro che sono nati in contesti religiosi e cristiani e accolgono il dono della fede attraverso l’ambiente sociale in cui vivono, anche se la tentazione di poter guardare Dio negli occhi e abbassarlo al livello delle proprie pulsioni, dei propri desideri, delle proprie miserie è molto diffusa. Se non è come noi, poco manca. Senza accorgerci perdiamo il senso della sua alterità, della sua grandezza, della sua irriducibilità alla nostra vita. Sappiamo che Dio si è fatto uomo, e lo fissiamo nel nostro mondo. Tentiamo continuamente di rendere passabile, ragionevole ogni Parola di Dio. 
Allora facciamo fatica a capire il vangelo. Lo vorremmo ridurre al diario di un uomo e tutto ciò che vi si racconta e che noi non possiamo fare o essere lo diciamo solo fantasia e devozione, mito e leggenda. Guardiamo al mondo, lo vediamo cattivo e sconvolto e pensiamo che Dio abbia sbagliato qualche conto e gli chiediamo ragione del male, lo mettiamo alla sbarra come si fa con un qualsiasi delinquente. Il criterio di verità che usiamo è il nostro, il criterio di giustizia è il nostro, l’esperienza dell’amore è solo quella che a noi pare bene vivere. 
 Invece spesso nel vangelo e nella bibbia si fa notare che c’è una assoluta diversità, che il farsi uomo da parte di Dio è per elevare l’uomo alla grandezza di Dio, non per ridurre Dio all’orizzonte umano. Le mie vie non sono le tue vie. C’è una apertura verso l’oltre che deve sempre aprire la nostra intelligenza. Il mondo che il vangelo ci presenta sta stretto sempre nelle nostre eventuali realizzazioni di esso.  
Questa alterità di Dio era molto avvertita dal pio ebreo, tanto che di Dio non si poteva fare nessuna rappresentazione iconografica e non si poteva pronunciare il suo nome. Erano persino esagerati, proprio perché dovevano combattere l’idolatria, la elevazione di sé stessi e delle creature a divinità. 
Noi oggi non siamo tentati di costruirci idoli verso i quali esercitare un culto, ma molto più ingannevolmente facciamo diventare Dio le cose, il denaro, il divertimento, il successo. Ci facciamo una religione su misura. Ma Dio non è di questo mondo. Lui non ci abbandona mai non per livellarci al ribasso, ma per esaltarci e portarci nella sua pienezza.

28 Marzo
+Domenico

Molla a terra ‘sta pietra

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una a sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Audio della riflessione

Una pietra l’abbiamo sempre in mano tutti da scagliare contro qualcuno per punirlo, per cancellarlo dalle nostre vite, per dire il nostro disprezzo, dall’alto di un perbenismo che vuol mostrare di avere niente a che fare con le debolezze e gli sbagli altrui. Giustizialismo si chiama l’atteggiamento di chi si crede di essere padrone delle coscienze e si erge a giudice implacabile di errori e di persone, non guardando spesso nella propria vita per vedere i propri sbagli.  
Pietre avevano in mano quegli scribi e farisei, quegli intellettuali e osservanti, che volevano dare una lezione di moralità a tutti, lapidando, uccidendo a sassate una donna, trovata inadempiente in maniera grave alla legge e ai sentimenti che regolano le relazioni umane. È una donna usata e buttata, come spesso capita a tante donne. E il mondo maschilista in cui vive addebita solo a lei la colpa che sicuramente ha da dividere con un uomo.  
Gesù viene messo in mezzo perché Lui sta predicando un rinnovamento, sta offrendo criteri nuovi di interpretazione della stessa legge. Finché afferma che il sabato va interpretato in favore dell’uomo e non di un rigido ritualismo, potrebbe essere un fatto popolare per accattivarsi la gente semplice. Ma vediamo che sa fare il maestro di fronte a questo peccato che distrugge la famiglia, snatura le relazioni di base della vita sociale ed è gravemente diseducativo? 
Non avevano fatto i conti con la sapienza e la bontà di Gesù, certo con la sua integrità di osservante della legge, ma anche di scrutatore di coscienze. Chi è senza peccato scagli per primo la pietra.   Uno sguardo preciso alla tua interiorità è il primo momento necessario per fare qualunque azione che coinvolge gli altri, soprattutto se è una condanna. Guardati dentro, vedi chi sei, affonda lo sguardo nella tua vita, nel tuo rapporto con la giustizia, nella tua situazione di perdonato senza merito da Dio. Non sei un giudice investito di autorità, ma sei un uomo come tutti e non disprezzare né mai giudicare.  
Che sai della coscienza delle persone? che conosci della vita disperata di tanti? Disapprova il peccato, ma non permetterti mai di giudicare il peccatore, guardati dentro, conta i tuoi peccati e molla ’ste pietre. E le pietre cadono con un tonfo sordo sul terreno di sabbia, su cui Gesù stava scrivendo in attesa che la sua voce calasse nelle coscienze di ciascuno. Rimane solo la donna e Gesù non la condanna, ma la invita a non peccare più. Ha una esistenza da cambiare, non la sua vita da seppellire. Il cielo, Gesù in persona, si apre sulla sua vita desolata e le dà la pace. 

27 Marzo
+Domenico

Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 51-59)

«In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”»

Audio della riflessione

La morte è triste certezza di ogni nostra vita … per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata! Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco, ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio: la morte del peccato! E’ una parola che non  va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa.

Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male: quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere.

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è “osservare la mia Parola”: è guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi; ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella Chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia; osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente.

Prendere in mano il Vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai.

7 Aprile 2022
+Domenico

Liberi davvero

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,35-36) dal Vangelo del giorno (Gv 8,31-42)

«…. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero …»

Audio della riflessione

Molto si dice della libertà, poco della verità: noi tutti vogliamo essere liberi … tante crisi in famiglia sono dovute alla ricerca di un’autentica libertà: nessuno vuole rimanere “costretto”, contro voglia, a dipendenza di altri.

Ciascuno ha in mente di poter vivere indipendente, per decidere di fare di sé quello che vuole: ogni legame è “sopportato”, quasi sembra che il massimo della vita sia vivere soli per fare quello che si vuole.

Va in crisi allora l’essere figli, l’essere genitori, l’essere marito e moglie, l’essere fratello e sorella: si fugge, ci si mette soli, per un po’ si è finalmente soddisfatti …

… ma presto nasce il desiderio dell’altro, si scorge che la nostra vita non si realizza nella solitudine, nasce un desiderio più profondo che avrebbe dovuto essere stato ascoltato prima: il desiderio della verità.

Solo la verità vi fa liberi, dice il Signore.

Se non conquisti la verità del tuo essere e del tuo rapportarti al mondo, agli altri, a Dio, non sarai mai libero: sarai solo neutro, sarai soprattutto solo e sfruttatore.

Nel Vangelo di Giovanni la verità è l’obbedienza a Dio e il dono di sé: è la verità che trasforma la struttura interiore dell’uomo liberandolo dalle false idolatrie, soprattutto dall’idolatria di sé, è sempre al centro!

Per essere se stesso l’uomo deve appartenere a Dio: Libertà è essere se stessi, appartenere a Dio è la verità.

Non si tratta di concetti, di astrazioni, di elucubrazioni, di teoremi, ma di esperienza quotidiana di vita, di apprendimento faticoso, costante e determinato.

Conoscere la verità non è prepararsi a un esame, ma è accoglierla dentro di sé, radicarla nella propria persona, sperimentarla nel rapporto con gli altri, viverla nelle ore quotidiane del lavoro, della vita di relazione, degli affetti e dei sentimenti, dei dialoghi, dei silenzi ….

La libertà non la si acquisisce, vivendo di ribellioni, di sballi o di fughe, di contrasti o di rivendicazioni, di isolamenti e solitudini, ma nell’approfondimento della verità del nostro essere, nel capire vitalmente il nostro rapporto con Dio e l’amore verso di Lui.

Libertà, allora, non è più fare quello che piace, ma quello che è vero: Dobbiamo imparare, tutti, a guardare di più al cielo, che non è mai assolutamente vuoto, per dare luce a questa terra, per vincerne lo spaesamento, che continuamente ci addolora, ci assale, ci confonde.

6 Aprile 2022
+Domenico

Per non morire nei nostri peccati

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21.28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30)

In quel tempo Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato».

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

“Peccato” è una parola fuori moda, ma molto presente nella nostra esistenza: è attaccamento al male, è ingiustizia verso le persone, è la falsità delle nostre convinzioni, la malizia di tanti nostri comportamenti, è la cancellazione di Dio dai nostri pensieri, è il mettersi al suo posto e crederci padroni dell’universo, del cuore e delle vite di altre persone … è un cancro della nostra coscienza!

Gesù, per ben due volte in un breve discorso con gli intellettuali della religione del tempio, dice: morirete nei vostri peccati. Nei giudei c’è un’ostinazione che sembra qualcosa di definitivo: una sorta di malvagità senza speranza.

Il peccato più grande, però, è la mancanza di fede in Lui che si presenta come l’”Io Sono”: per un ebreo era evidente questo nome, gli richiamava la scena solenne e tremenda del Sinai quando Mosè vide un roveto ardere senza consumarsi e chiese a Dio il suo nome. E Dio rispose “il mio nome è Io Sono”.

Ebbene, Gesù, con una arditezza unica, osa dire che quell’”Io Sono” è qui. Lui è il Figlio di quel Dio del deserto, lui è la sua trasparenza, la nuova manifestazione definitiva dopo quella che avvenne per Mosè.

Il luogo di questa apparizione, però, è la croce: innalzato su quel legno, il Dio onnipotente è uno scandalo inaudito, ma a quell’uomo innalzato con rabbia dai soldati, spinti dalla ferocia di un popolo assetato di sangue, occorre volgere lo sguardo. Solo guardando a quella croce si sciolgono i peccati, sparisce ogni contagio del male, si rinnova la vita dell’uomo, possiamo sperare di non morire nelle nostre colpe.

La diatriba con i giudei, Gesù non la vince con gesti di potere, con giudizi trancianti, con disprezzo della pervicacia, ma salendo su una croce, donando la sua vita, offrendosi nel massimo dell’amore.

La dialettica di Gesù non è un esercizio di intelligenza, ma una dedizione totale nella morte in croce: è fede e contemplazione, è affidamento e sguardo interiore, è prendere coscienza che da soli non ci possiamo salvare, ma Gesù nel suo gesto di amore fino alla fine, Lui solo ci può salvare!

E Il Vangelo dice “molti credettero in lui” e guardando a lui che hanno trafitto, alzando lo sguardo a quella croce ci si squarcerà il cielo: un cielo non più chiuso né vuoto, tanto meno adirato e ostile, per una terra spaesata come la nostra da salvare.

5 Aprile 2022
+Domenico