Io sono la luce del mondo, la luce della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 12-20)

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Audio della riflessione

Una affermazione così perentoria ci sveglia da una sorta di sicumera, quasi di autosufficienza riguardo alla luce: siamo in un mondo che di luce ne fa fin troppa, tanto che non riusciamo più a vedere di notte le stelle! Me ne rendo conto ancora di più  quando ai ragazzi che fanno la cresima domando: “ci siete voi ragazzi e ragazze, belli da morire … abbiamo tutti begli occhi lucidati a nuovo da tutte le marche di collirio possibili … che cosa ci serve per poterci guardare, per vederci bene gli uni  gli altri, per vedere la natura bellissima che ci circonda?” …

O … Non ricevo mai risposta, quasi a dire: “che ci sta domandando questo vecchio?” …

Tutti danno per scontata la luce … è talmente invaso il nostro mondo di “illuminazione” che la riteniamo del tutto “scontata”, e se dico che Gesù, lo Spirito Santo, il Signore  è La Luce, rischio di presentare una realtà assolutamente inutile …

… invece c’è una luce più importante della illuminazione, della luce del sole … è la luce della vita: una luce interiore che ci rischiara il buio che si fa dentro di noi e attorno a noi.

Abbiamo provato in questa pandemia il buio di non sapere che scelte fare, di non avere certezze scientifiche sulle cure, sui vaccini, sui comportamenti conseguenti …

… abbiamo camminato non poco nel buio anche di fronte a una guerra assurda che è scoppiata in Europa: abbiamo tutti cercato una “luce” per capire, per definire l’odio insano che ci mette gli uni con i fucili spianati contro l’altro …

… non abbiamo più avuto nessuna luce per vedere la pace!

Noi cristiani siamo chiamati a vivere da figli della luce, per essere in comunione con il Dio che è luce: in questo nostro mondo occidentale, in cui da tempo è cominciata la lunga notte del “senso”, i cristiani sono chiamati a portare la Luce del Vangelo a coloro che sono nel buio fitto e gelido del nulla!

Il criterio è l’amore fraterno e da questo si riconosce che si è nelle tenebre o nella luce! Gesù è stato invaso dalla luce di suo Papà, il nostro Dio Onnipotente, e ha dato la vita perché tutti aprissero gli occhi o si facessero illuminare dalla luce del Signore.

La beata Benedetta Bianchi Porro a 27 anni già non aveva più ne udito, né gusto, né olfatto, né sensibilità tattile, concentrata tutta solo in un punto del palmo della mano, tanto che era costretta per comunicare ad inventarsi un alfabeto convenzionale e usare questo unico punto di contatto.

A 27 anni, mentre partecipa alla Messa, le si riempiono di sangue gli occhi e diventa completamente cieca … per cinque ore non dice niente a nessuno e poi dice al prete che  ha celebrato Messa “Padre, sono serena, e ho tanta luce in me, anche se da poco ho perduto completamente la vista” … e nel suo diario scrive: “Il mio buio mi pesa, ma lo preferisco, se questo è il prezzo, per camminare con più luce dentro al cuore!”.

Di questa luce interiore chiediamo a Dio che ci riempia e diffonda nel nostro mondo annebbiato, se non del tutto ottenebrato.

4 Aprile 2022
+Domenico

Forza, fate giustizia, ma prima dentro di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 1-11)

«e siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra».

Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi: vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato … probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterne essere liberati addebitandolo agli altri! Chi usa grandi parole chiama tutto questo “azione catartica”: sacrificare gli altri per purificare se stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.

Gesù, un giorno, si imbatte in un impietoso corteo: portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata … un amore forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani.

Il bene deve vincere sul male, sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro: c’è una Legge, c’è un misfatto, c’è una colpevole, anche se occorrerebbe in questo peccato essere almeno in due – ma l’altro non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, quella nella condizione più fragile e indifesa – e Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della Legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la Legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano … e Gesù dice loro: “guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore, per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di lui la misericordia e il perdono? Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli, se lo scambiate ancora per un vendicatore.

Un minimo di saggezza ce l’hanno, i lapidatori! I sibili delle pietre, che avrebbero dovuto risuonare negli atrii del tempio, si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno: è la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa; questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché lui è il Dio che non abbandona mai nessuno.

Purtroppo la prossima volta le pietre le vorranno usare contro chi gliele ha fatte cadere per terra oggi … dice Giovanni nel Vangelo “… Allora presero delle pietre per tirarle contro di Lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” … non si sono pentiti, ma sono stati solo scornati.

Gesù ne uscirà indenne, ma morirà anche per la loro salvezza.

3 Aprile 2022
+Domenico

Non siamo mai stati schiavi di nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,33) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 31-42) nel Mercoledì della V settimana di Quaresima  

Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?”

Audio della riflessione

Liberi di fare quel che vogliamo è ormai una conquista da cui nessuno vuol tornare indietro. Voglio decidere io della mia vita, voglio realizzarmi come desidero, ho la mia età e non vedo perché qualcun altro debba poter vantare qualche diritto di fermarmi; non siamo come nel secolo scorso in cui c’erano tanti paletti e tante lotte inutili per conquistarsi un minimo di libertà. Non mi dire di andare a messa che non sono più un bambino. Sono libero o no di fare quel che voglio?

Poi va a finire che diventiamo schiavi di tutto, che tutti i giorni occorre qualche canna, ogni fine settimana qualche pasticca e passi tutta la giornata a raccattare soldi, a rubarli pure per mantenerti il vizio. Scegli con tutta la parvenza di libertà del caso le sigarette e non riesci più a staccartene, nonostante il terrorismo delle scritte che ci stanno sui pacchetti; ti attacchi a una bottiglia e non riesci più a farne a meno; ti metti in strada sulla fila del vizio e la scambi per la fila del confessionale a Pasqua; quando vai al supermercato non resisti al piacere di fare la spesa e comperi di tutto e di più insultando i poveri che muoiono di fame. E’ questa la nostra libertà?

I giudei alla proposta di libertà vera di Gesù rispondevano: noi non siamo mai stati schiavi di nessuno! Di se stessi tutti però sì. La libertà è una continua conquista, sta nella capacità di scegliere il bene, di stare dalla parte del vero, di vincere la tendenza al ribasso che continuamente ci insidia, di acquattarci nel nostro egoismo che non ci dà  felicità.

E c’è una schiavitù che è ancora più grande e che da soli non riusciamo mai a vincere: il peccato. Veramente molte persone hanno già pensato di vincere anche questo, cancellandolo dal vocabolario. Facile, ma quella nostalgia del bene che ogni tanto ti prende, quella consapevolezza di aver sbagliato tutto nella vita, quel morso interiore che non ti permette di sciogliere la tua vita in un canto di gioia? Il peccato è solo Dio che lo toglie e solo lui ce ne libera. Vediamo tutti quanto male c’è nel mondo. Anzi direi che i nostri organi di informazione si scatenano solo nel farci conoscere la barbarie umana. Non riusciremo mai a sconfiggere la guerra, la mala vita, la pedofilia, la violenza, il terrorismo?

Una speranza occorre avere in cuore: la speranza che è Gesù, l’unico che ci fa veramente liberi

24 Marzo 2021
+Domenico

Alza lo sguardo e contempla il crocifisso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30) nel Martedì della V settimana di Quaresima

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Audio della riflessione

Dobbiamo assolutamente avere la possibilità di alzare lo sguardo da questa nostra vita a qualcosa, a qualcuno che ci sta davanti. I nostri giorni possono per molto giocarsi tutti sulle nostre preoccupazioni, i nostri problemi, ogni giorno ne scopri uno nuovo: ti sembrava finalmente di poter stare un po’ in pace, invece ritorna di nuovo il vecchio male, si accaniscono ancora le vecchie “sfortune”, il marito ritorna al suo vizio, la moglie alle sue manie, i figli fanno quello che vogliono, gli adulti non capiscono niente… e così via.

Ma abbiamo qualche volta il coraggio di alzare gli occhi, di guardare un po’ più in là del nostro naso, di tirarci fuori da questa nebbia che tarpa le nostre ali?

Gli ebrei nel deserto, dopo che erano stati avvelenati dai serpenti guardavano a un serpente di bronzo, che Mosè aveva loro messo davanti, e ne restavano guariti.

Noi non abbiamo serpenti o magie da guardare, non abbiamo scene particolari che ci possono sconfiggere la routine dolorosa della vita, ma abbiamo qualcuno cui poter alzare lo sguardo, Abbiamo un simbolo che ci può dare forza: la croce.

“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io sono”: Gesù viene innalzato su quella croce, perché tutti possiamo alzare lo sguardo a lui.

E’ sempre un grande mistero pensare che noi cristiani vogliamo metterci sempre davanti agli occhi un crocifisso, un segno di dolore, uno strumento di tortura e di passione, una condanna vivente … eppure, se guardiamo a quel crocifisso, riusciamo di più a capire la nostra vita: noi guardiamo a lui e lui guarda a noi.

Ci vediamo sopra un uomo che muore come capiterà a tutti noi di morire, un uomo lasciato solo come tanto spesso ci troviamo soli noi anche noi, un uomo che ha paura di morire, come l’abbiamo noi, un uomo con le braccia aperte come vorremmo sempre trovarci uno davanti a noi, un uomo che sa abbandonarsi nelle braccia di suo Padre, di cui è Figlio amatissimo, un uomo soprattutto che esprime il massimo di amore di Dio per noi e di questo abbiamo infinitamente bisogno.

Alzare lo sguardo al crocifisso, smettere di piangerci addosso e di guardare alle nostre miserie … è la nostra unica e vera speranza, che nessuno ci può togliere, perché noi, guardando il crocifisso, contempliamo l’amore.

23 Marzo 2021
+Domenico

La caccia alle streghe è finita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 7) dal Vangelo del giorno (Gv, 8, 1-11) nel Lunedì della V settimana di quaresima

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

Audio della riflessione

Sembra che sia finita la caccia alle streghe, cioè quell’insana soddisfazione che qualcuno trova nello stigmatizzare le debolezze di comportamento, gli errori degli altri, denunciarli al pubblico ludibrio, senza guardare i propri: è facile farsi belli nelle denunce e nascondere le proprie nefandezze.

Oggi forse è più normale non scandalizzarsi di niente, anzi … mettere sfacciatamente in mostra il male, confondere i deboli con l’ostentazione del vizio, ergere monumenti a chi ruba, a chi violenta, a chi ha comportamenti devianti … ma è proprio la stessa cosa sempre … tanto gli uni che gli altri si nascondono dietro la vita sbagliata di qualcuno, la sfruttano, la usano da comodo paravento per coprire il proprio vizio.

Con questa gente – che potremmo essere anche ciascuno di noi – si era imbattuto Gesù quel giorno che gli portano davanti, sempre per provocarlo e per poterlo indurre in errore, una donna sorpresa con un altro uomo, che non era suo marito.

Cose normali si direbbe oggi …

Il male non è mai cosa normale. Allora la legge era severissima, era una legge civile, rifletteva la civiltà del tempo. Questa donna va lapidata, fatta morire con il concorso di tutti. Ciascun uomo deve armarsi contro di lei con pietre e scatenare crudelmente tutta la violenza che ha in corpo su questa povera vita … una strana catarsi, uno strano modo di purificarsi dal male.

Gesù guarda questa povera donna: “Nessuno la osi toccare. La vostra voglia di fare giustizia deve nascere da un cuore pulito. Come potete pensare  di ergervi a giudici, se forse voi stessi siete stati con questa donna? Perché deve pagare questa donna e non voi? Contro chi per primo deve scagliarsi quella pietra che avete in mano? A voi non interessa lottare contro il male, ma conservarvi la possibilità di rifarlo sempre sulla pelle e sulla vita degli altri.

Gesù è molto più essenziale di tutti questi ragionamenti che ho fatto io e dice “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei” … e l’unico rumore che si sentiva era il tonfo di quelle pietre che ad una ad una davano su quel selciato le prime note del canto del perdono di Dio: “neanch’io ti condanno, va in pace e non peccare più”.

L’errore c’è, va conosciuto e condannato nel male che è in sé, la persona è sempre da salvare e aiutare a ritrovare speranza e mai giudicare … e Gesù è la nostra speranza!

22 Marzo 2021
+Domenico

Libertà è conoscere la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 31-32)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 31-42)

<<Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”>>.

Essere liberi è l’aspirazione di ogni uomo: non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore.

Viviamo … tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà.

Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero.

Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene.

Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia: se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 

Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità.

Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati: spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i “tollerati” inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino se sono cattivi per noi … stiamo in tensione, legati a quella falsità.

Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   

Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene: la Verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci.

Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata: allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono.

Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili.

Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio non ci abbandona

In questa situazione di solitudine, e per molti di estrema generosità nella propria professione, offerta perché tutti si stia bene, perché chi soffre sia guarito, perché chi si dispera possa contare sulle preghiere di tutti, abbiamo, dalla Parola di Dio, indicata la strada della verità e della vera libertà … pure in questi giorni, in cui libertà diventa scelta di stare alle regole anche dure, ma non certo niente a paragone di chi sta male, di stare in casa e di evitare contatti con altri, per il bene di tutti.

1 Aprile 2020
+Domenico
 

Le mie vie non sono le tue vie

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 23)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 21-30)

<<E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.”>>

Un difetto piuttosto diffuso caratterizza chi è nato in contesti religiosi e cristiani e accoglie il dono della fede attraverso l’ambiente sociale in cui vive: a poco a poco crede di poter guardare Dio negli occhi e lo abbassa al livello delle sue pulsioni, dei suoi desideri, delle sue miserie.

Se non è come noi, poco manca: senza accorgerci … perdiamo il senso della sua alterità, della sua grandezza, della sua irriducibilità alla nostra vita.

Sappiamo che Dio si è fatto uomo, e lo fissiamo nel nostro mondo: tentiamo continuamente di rendere “passabile”, ragionevole ogni Parola di Dio. 

Allora facciamo fatica a capire il Vangelo: lo vorremmo ridurre al diario di un uomo, e tutto ciò che vi si racconta è … che noi “non possiamo fare” o essere”, lo diciamo solo “fantasia e devozione”, mito e leggenda.

Guardiamo al mondo, lo vediamo cattivo e sconvolto, e pensiamo che Dio abbia sbagliato qualche conto e gli chiediamo ragione del male: lo mettiamo alla sbarra, come si fa con un qualsiasi delinquente.

Il criterio di verità che usiamo è il nostro, il criterio di giustizia è il nostro, l’esperienza dell’amore è solo quella che a noi pare bene vivere.

Invece, spesso, nel Vangelo e nella Bibbia si fa notare che c’è una assoluta diversità, che il farsi uomo da parte di Dio è per elevare l’uomo alla grandezza di Dio, non per ridurre Dio all’orizzonte umano.

Le Mie vie non sono le tue vie.

C’è una apertura, bella, verso l’oltre, che deve sempre aprire la nostra intelligenza: il mondo che il Vangelo ci presenta sta stretto, sempre, nelle nostre eventuali realizzazioni di esso.  

Questa alterità di Dio era molto avvertita dal “pio ebreo”, tanto che di Dio non si poteva fare nessuna rappresentazione iconografica e non si poteva pronunciare nemmeno il suo nome: erano persino esagerati, proprio perché dovevano combattere l’idolatria, la elevazione di se stessi e delle creature a divinità. 

Noi pensiamo sempre a queste idolatrie come … a delle statuette, che rappresentano qualche Dio, ma l’idolatria più vera è quella che … noi viviamo nei confronti del del denaro, nei confronti di tutti i vizi che siamo stati capaci di mettere assieme.

Noi oggi non siamo tentati di costruirci idoli verso i quali esercitare un culto, ma … in maniera molto più furbesca, facciamo diventare Dio le cose, il denaro, il divertimento, il successo.

Ci facciamo una religione su misura.

Ma Dio … non è di questo mondo: Lui non ci abbandona mai, non per livellarci al ribasso, ma per esaltarci e portarci nella sua pienezza.  

31 Marzo 2020
+Domenico

Vediamo se Gesù abbassa l’amore a commercio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)

La prima pietra che riempie col suo sibilo di morte il porticato del tempio dove hanno tratto a spintoni una donna che vendeva il suo corpo forse agli stessi che la strattonavano, è la parola della legge, una parola di Dio, colta in “flagrante adulterio” dice il Vangelo.

Così sappiamo pure usare la Bibbia noi nella nostra crudeltà: la usava così anche il demonio quando voleva tentare Gesù nel deserto, la usa come un coltello chi si erge a giudice degli altri, chi non sa accogliere l’amore misericordioso di Dio.  

Ebbene quella gente ha già in mano altre pietre vere, acuminate, pronte a far giustizia, a scaricare odio, in una saga quasi purificatoria, sicuri di sentirsi meno sporchi dentro quando avranno tolto dagli occhi quella donna, non perché la ritenevano una offesa a Dio, ma perché ricordava a loro il proprio peccato.

Ma è Gesù che deve dire l’ultima parola.  

Lui … è stimato da tutti, è saggio, è rispettoso della legge, ha detto che nemmeno uno “iota”, un segnetto della scrittura, può essere cambiato.

Vediamo se è proprio così, se anche lui non fa come tutti di questi tempi imbarbariti in cui si punta sempre al ribasso, in questi tempi di buonismo in cui non si ha il coraggio di dire la verità, oggi che si smussano tutti gli angoli sciogliendo la vita in un galateo da melassa.

Vediamo se questo Gesù che è la pienezza in persona con quegli occhi estasiati che non sanno guardare nessuno con il minimo di malizia riesce a lasciare correre questo costume laido, che abbassa l’amore a commercio e compera i corpi distruggendo le anime. 

Nelle domande di quella gente, che ha già in mano le pietre, c’è tutta l’analisi della decadenza dei costumi: hanno prestato parole a tanti fatti dei nostri giorni e a tanti nostri commenti.

E Gesù che fa? Scrive per terra: costringe ciascuno a lasciare le analisi roboanti e a prendersi in mano la vita, prima di tutto la vita di questa povera donna e la propria.

Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di Lei.”  

E se ne andarono uno a uno.

E’ il primo miracolo che sa fare Gesù: se ci lasciamo guardare dentro da Lui, fa cadere le nostre pietre pronte a colpire, a fare del male, riapre le dita per farle passare da una stretta di morte a un gesto di pace, di accoglienza, di solidarietà, di perdono.

Non siamo ancora maestri, ma peccatori che devono lasciarsi convertire.

L’unico maestro è lui, che non nega la necessità di prendere la strada opposta del peccato, ma restituisce la donna alla sua dignità.

Sulla sabbia aveva disegnato un mondo nuovo, il regno dei cieli dove non si può entrare con le pietre in mano.

30 Marzo 2020
+Domenico