La compassione di Gesù, non umilia, ma dà forza e speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,32) dal Vangelo del giorno (Mt 15,29-37)

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

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Se vivi concretamente dentro la quotidianità più normale di una famiglia, di una città e non ti releghi in mondi artificiali come possono essere spesso le sale ovattate di qualche palazzo o gli incarichi asettici di qualche professione avulsa dalla vita, vieni a contatto ogni giorno con le sofferenze della gente.

Il mondo è proprio carico di sofferenze: è fatto anche di tante gioie, di tanti momenti esaltanti, di tante persone che vivono felicemente la loro vita, ma il cumulo di sofferenze che stanno appena sotto la superficie è grande: spesso sono le malattie, molte volte la sfortuna, ma molto più spesso la cattiveria e il vizio che l’uomo coltiva e diffonde. Dietro ogni sofferenza spesso c’è un’ingiustizia, molte volte un’infedeltà, un abbandono, un egoismo … e il male si accumula tanto da non essere in grado di alleviarlo.

La comparsa di Gesù presso il mare di Galilea aveva scoperchiato tutte queste miserie umane: zoppi, storpi, ciechi, sordi:

  • È zoppo chi non cammina, ma anche chi non trova la strada della vita;
  • è cieco chi non vede, ma anche chi non trova la verità,
  • è storpio chi è ricurvo su di sé, ma anche chi non riesce a stare diritto nella sua dignità,
  • è sordo chi non sente, ma anche chi non vuol sentire, chi si isola nel suo mondo, chi si aliena.

È la nostra umanità che si incontra con quel Gesù che è venuto a portare speranza nel mondo.

Gesù conosce questa miseria in cui si è ridotta l’umanità, avverte la cattiveria che sta all’origine di molta infelicità, ma quando gli si para davanti tutta questa povera umanità, gli si “contorcono le viscere”: così si può tradurre quel termine “compassione”, ha le reazioni dolorose e piene di partecipazione di una madre verso i suoi figli.

Gesù guarisce e consola, sfama e nutre, si colloca nella vita degli uomini e ne diventa il cibo, il sostegno, la forza.

Qui sulle rive del lago moltiplica i pani, per dirci che lui è il pane che non mancherà mai dalla mensa degli uomini: la folla lo segue da tre giorni, i tre giorni del suo rimanere sottoterra, perché lui stesso possa diventare questo pane.

Quella immane sofferenza ha bisogno di essere portata da qualcuno: Lui la porta e diventa sicura speranza di ogni nostra fame e di ogni nostra sofferenza.

E io lo sono per gli altri?

1 Dicembre 2021
+Domenico

Autore: +Domenico

Domenico Sigalini (Dello, 7 giugno 1942) è un vescovo e giornalista italiano, Vescovo emerito della sede suburbicaria di Palestrina. Una Biografia più esaustiva è disponibile su Cathopedia all'indirizzo https://it.cathopedia.org/wiki/Domenico_Sigalini

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