La processione dei dolori cerca Lui ed esplode la vita 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15, 29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Audio della riflessione.

Ci sono delle giornate in cui ci prende un grande sconforto. Sembra che il male si accanisca sempre più sulle nostre vite. Ci sembrava di avere messo in fila tanti bei gesti, di avere impostato tante buone attività, di aver creato anche consenso attorno a una visione di vita bella, solidale, pulita e invece torna la delinquenza, il male più efferato. Le notizie dei telegiornali sono una sequenza di fatti disgustosi, di ingiustizie insuperabili e di comportamenti impazziti di odio, di vendetta, di cattiveria.  

Ma sarà sempre così la vita dell’uomo? Siamo tutte belve che si accaniscono ‘una contro l’altra? È possibile immaginare una vita diversa o chi lavora per la bontà sarà continuamente sconfitto? Lo stesso senso di impotenza lo sperimentiamo anche in noi, nella nostra vita interiore, nelle nostre vite di coppia, di famiglia, nelle relazioni tra amici.  

Quando passa Gesù tutta la sofferenza esplode, gli si accalca contro, lo sommerge: ciechi, zoppi, storpi, malati, indemoniati, violenti e arrabbiati, approfittatori e pazzi: tutti si contendono la sua Parola, il suo tocco, i suoi sguardi. Avvertono che lui è la salvezza, lui è la possibilità di tornare ancora a vivere. E Gesù prova compassione, non passa sulle nostre sofferenze perché lui deve predicare, deve dire cose più importanti, ha i suoi progetti, ha un fine già stabilito da sempre che non gli permette di accorgersi di noi. Lui si vuole accorgere di noi.  

Il suo progetto è la nostra felicità, il suo scopo è condividere con questa nostra umanità il desiderio di bene e la constatazione di essere malvagi, le malattie e la voglia di essere guariti, le infermità che tolgono la gioia di vivere e la speranza di tornare a stare in compagnia di tutti. Ha compassione di te, di me, di tutti quelli che desiderano vivere, ma non ce la fanno per la loro tragica situazione. Gesù sente compassione ancora oggi di chi sta da sempre armato fino ai denti per sopravvivere, di chi non conosce affetti e comprensione, di chi ha scritto nelle sue carni il dolore di una malattia e dona salvezza e speranza.  

Il Signore asciugherà le lacrime da ogni volto, eliminerà la morte per sempre. Potremo dire tutti: il Signore ci ha veramente voluto bene, abbiamo sperato in lui e ci ha esaudito. Il Signore in cui abbiamo sperato è Gesù.  

Dio non ci abbandona mai. 

06 Dicembre
+Domenico

Starò sotto la tavola come i cagnolini

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». “È vero, Signore”, disse la donna, “eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Audio della riflessione.

Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro. Abbiamo tenuto per troppi anni senza tanti scrupoli il muro di Berlino. Era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi; è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male. Anche l’Europa che sembrava un poco più evoluta o più benedettina, pensando al suo Patrono, ne sta costruendo di nuovi, soprattutto nelle coscienze contro gli emigranti.  

E Dio da che parte sta? Sicuramente da una sola. Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza. Era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto.  

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte. Ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava coraggio e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova. 

 “Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, ma starò sotto la tavola come i cagnolini, perchè io so che in te posso avere fiducia, che tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini, hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. Mi bastano le tue briciole”.  

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi. E Gesù: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì. 

20 Agosto
+Domenico

La donna coraggiosa e la nostra mentalità antiaccoglienza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Audio della riflessione

Gesù non era un personaggio “televisivo”: non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti” – dice il Vangelo.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa, sfacciata – direbbe qualcuno – che bada più alla sostanza che alla forma: è di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata; non parla italiano – diremmo noi – va vestita fuori di ogni nostra moda, tenta di farsi capire a spinte e a sguardi, cosa che noi sicuramente disprezziamo. Le è stata strappata la figlia dal demonio, non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima. Si sente in casa non solo un corpo estraneo, il male in persona in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore. Sa che c’è Gesù e va da Lui: non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi, lei straniera, donna, intrusa, disperata … “non è italiana, stesse a casa sua, anche lei vuol venire a rubarci da vivere??” – diremmo noi … ma con la speranza puntata in Gesù e osa: osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli…

“Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, tu che sei la vita vera, tu che ami la gioia di vivere, tu che non hai niente in comune con il maligno, tu che sei l’innocente guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere.”

Gesù, sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé. Dice alla donna quel che la gente pensa: “ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo o per l’intruso. Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio.”

Sembra uno o l’altro dei nostri politici: “che pretendi, tu che non sei dei nostri?” Lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: “noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti!”.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore: “non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni: mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità. So che qui si buttano via quintali di cibo e si sciupano quintali di medicine, e si buttano anche le tue parole di compassione e di condivisione”.

Questa è fede pura, lo dice anche Gesù e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio.

Non solo, ma sa aprire anche i nostri cuori a quella speranza, che noi nemmeno più gli chiediamo!

3 Agosto 2022
+Domenico

La compassione di Gesù, non umilia, ma dà forza e speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,32) dal Vangelo del giorno (Mt 15,29-37)

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

Audio della riflessione

Se vivi concretamente dentro la quotidianità più normale di una famiglia, di una città e non ti releghi in mondi artificiali come possono essere spesso le sale ovattate di qualche palazzo o gli incarichi asettici di qualche professione avulsa dalla vita, vieni a contatto ogni giorno con le sofferenze della gente.

Il mondo è proprio carico di sofferenze: è fatto anche di tante gioie, di tanti momenti esaltanti, di tante persone che vivono felicemente la loro vita, ma il cumulo di sofferenze che stanno appena sotto la superficie è grande: spesso sono le malattie, molte volte la sfortuna, ma molto più spesso la cattiveria e il vizio che l’uomo coltiva e diffonde. Dietro ogni sofferenza spesso c’è un’ingiustizia, molte volte un’infedeltà, un abbandono, un egoismo … e il male si accumula tanto da non essere in grado di alleviarlo.

La comparsa di Gesù presso il mare di Galilea aveva scoperchiato tutte queste miserie umane: zoppi, storpi, ciechi, sordi:

  • È zoppo chi non cammina, ma anche chi non trova la strada della vita;
  • è cieco chi non vede, ma anche chi non trova la verità,
  • è storpio chi è ricurvo su di sé, ma anche chi non riesce a stare diritto nella sua dignità,
  • è sordo chi non sente, ma anche chi non vuol sentire, chi si isola nel suo mondo, chi si aliena.

È la nostra umanità che si incontra con quel Gesù che è venuto a portare speranza nel mondo.

Gesù conosce questa miseria in cui si è ridotta l’umanità, avverte la cattiveria che sta all’origine di molta infelicità, ma quando gli si para davanti tutta questa povera umanità, gli si “contorcono le viscere”: così si può tradurre quel termine “compassione”, ha le reazioni dolorose e piene di partecipazione di una madre verso i suoi figli.

Gesù guarisce e consola, sfama e nutre, si colloca nella vita degli uomini e ne diventa il cibo, il sostegno, la forza.

Qui sulle rive del lago moltiplica i pani, per dirci che lui è il pane che non mancherà mai dalla mensa degli uomini: la folla lo segue da tre giorni, i tre giorni del suo rimanere sottoterra, perché lui stesso possa diventare questo pane.

Quella immane sofferenza ha bisogno di essere portata da qualcuno: Lui la porta e diventa sicura speranza di ogni nostra fame e di ogni nostra sofferenza.

E io lo sono per gli altri?

1 Dicembre 2021
+Domenico

Mi bastano le tue briciole di vita anche per mia figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

Audio della riflessione

Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro.

Abbiamo tenuto per troppi anni senza troppi scrupoli il muro di Berlino: era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio … da che parte sta? Sicuramente da una sola!

Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza: era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto. Oggi le chiederebbero la carta green o qualche altra “certificazione di diversità”.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte … ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava forza e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, starò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in Te posso avere fiducia, che Tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini: hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. A me, di Te bastano solo le tue briciole, non chiedo altro, non vengo a invadere il posto di nessuno; so di avere un regalo grande che mi hai dato, come lo hai dato a tutti: la vita e la desidero ancora bella come l’hai voluta tu per mia figlia.”

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi.

E Gesù dice: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì.

4 Agosto 2021
+Domenico

La processione dei dolori cerca Gesù e esplode la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15, 29-31) dal Vangelo del Giorno (Mt 15,29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate in cui ti prende un grande sconforto: sembra che il male si accanisca sempre più sulle nostre vite! Ti sembrava di avere messo in fila tanti bei gesti, di avere impostato tante buone attività, di aver creato anche consenso attorno a una visione di vita bella, solidale, pulita e invece torna la delinquenza, il male più efferato. Le notizie dei telegiornali sono una sequenza di fatti disgustosi, di ingiustizie insuperabili e di comportamenti impazziti di odio, di vendetta, di cattiveria.

Ma sarà sempre così la vita dell’uomo? Siamo tutte belve che si accaniscono una contro l’altra? E’ possibile immaginare una vita diversa o chi lavora per la bontà sarà continuamente sconfitto? Lo stesso senso di impotenza lo sperimentiamo anche in noi, nella nostra vita interiore, nelle nostre vite di coppia, di famiglia, nelle relazioni tra amici.

Quando passa Gesù tutta la sofferenza esplode, gli si accalca contro, lo sommerge: ciechi, zoppi, storpi, malati, indemoniati, violenti e arrabbiati, approfittatori e pazzi … tutti si contendono la sua Parola, il suo tocco, i suoi sguardi. Avvertono che lui è la salvezza, lui è la possibilità di tornare ancora a vivere … e Gesù prova compassione, non passa sulle nostre sofferenze perché lui deve predicare, deve dire cose più importanti, ha i suoi progetti, ha un fine già stabilito da sempre che non gli permette di accorgersi di noi.

Lui si vuole accorgere di noi, il suo progetto è la nostra felicità, il suo scopo è condividere con questa nostra umanità il desiderio di bene e la constatazione di essere malvagi, le malattie e la voglia di essere guariti, le infermità che tolgono la gioia di vivere e la speranza di tornare a stare in compagnia di tutti: ha compassione di te, di me, di tutti quelli che desiderano vivere, ma non ce la fanno per la loro tragica situazione.

Gesù sente compassione ancora oggi di chi sta da sempre armato fino ai denti per sopravvivere, di chi non conosce affetti e comprensione, di chi ha scritto nelle sue carni il dolore di una malattia e dona salvezza e speranza.

Il Signore asciugherà le lacrime da ogni volto, eliminerà la morte per sempre. Potremo dire tutti: il Signore ci ha veramente voluto bene, abbiamo sperato in lui e ci ha esaudito.

Il Signore in cui abbiamo sperato è Gesù, e non ci abbandona mai Dio neanche in questa pandemia infinita, in attesa che ci convertiamo a un uovo modo di vivere, di sentirci tutti corresponsabili e solidali, con gli occhi aperti su chi sta ancora più male di noi.

2 Dicembre 2020
+Domenico

Mi bastano le tue briciole

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

Audio della riflessione

Gesù non era un personaggio televisivo, non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti”, dice il Vangelo.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa – sfacciata, direbbe qualcuno – che bada più alla sostanza che alla forma. E’ di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata.

Le è stata strappata la figlia dal demonio, le è stato tolto il suo bene sommo; non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata: se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima, le ha distrutto tutti i legami di affetto; si sente in casa non solo un corpo estraneo, ma il male in persona e questo male sta in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore.

Sa che c’è Gesù e va da Lui: non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi; lei straniera, donna, intrusa e disperata, ma con la speranza puntata in Gesù e osa, osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli.

“Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita; Tu che sei la vita vera, Tu che ami la gioia di vivere, Tu che non hai niente in comune con il maligno, Tu che sei l’innocente: guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere.”

Gesù sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali, avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé.

Dice alla donna quel che la gente pensa: “Ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo, per l’intruso; ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio! Che pretendi, tu che non sei dei nostri?”

Lo pensiamo sempre tutti – e lo diciamo pure – che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: stessero tutti a casa loro, noi vogliamo godere della nostra vita da soli; noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo; non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore: questa è fede pura, lo dice anche Gesù, e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura, la sua figlia, che prima era del demonio.

16 Agosto 2020
+Domenico

La fede non fa muri, ma ponti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

Audio della riflessione

Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra.

Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro: abbiamo tenuto senza troppi scrupoli il muro di Berlino, per molto tempo, tanto che ci eravamo tutti abituati e non osavamo più pensare di abbatterlo se i giovani non ci avessero riaperto gli occhi anche solo con i loro concerti di musica.

Era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro, assurdo, invasivo, ingiusto, per dividere israeliani da palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio, di qua i buoni e di la i cattivi.

Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio da che parte sta? Sicuramente da una sola. Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza?

Era quello che capitava ai tempi di Gesù: Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte per provocare i benpensanti; ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava coraggio e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, sarò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in te posso avere fiducia, che tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini, hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo: mi bastano le tue briciole”.

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste pretese le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi. E Gesù: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì e noi però guariti del tutto non lo siamo ancora perché viviamo sicurezze di muri e non di accoglienza di ponti. La Madonna della neve, la Madonna della basilica di santa Maria Maggiore, che oggi celebriamo, ci aiuti in questa conversione dell’Europa e di tutte le sue nazioni.

5 Agosto 2020
+Domenico

La fede abita nel cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,1-2.10-14)

Audio della riflessione

C’è sempre una tentazione semplificatrice riguardo alla vita religiosa, quella di pensare che la salute interiore dello spirito, la vita religiosa, la vita stessa di fede sia regolata da pratiche completamente esteriori: ci si illude che lavarsi le mani abbia conseguenze nella purificazione dei pensieri, recitare qualche formula ripetitiva purifichi o allontani la malizia che abbiamo in cuore, ripetere certe formule sul cibo che si mangia lo santifichi e faccia bene all’anima e tante altre stranezze basate su vecchi detti o antiche tradizioni.

In uno stato ierocratico, cioè comandato da leggi religiose come Israele, si pensava che le macchie dell’anima si potessero mondare con esterne abluzioni: scribi e farisei avevano finito per crederci, vittime come erano dei loro esterni formalismi; si credeva che certe tradizioni ormai avessero il valore di precetto e di conseguenza la loro omissione significava peccare.

E’ naturale che a Gesù, che comincia ad essere visto come nemico della religione dei Padri, questi maestri ciechi preparino il solito tranello con una domanda insidiosa: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!?».

Gesù, come sempre coglie il tranello, ma non disdegna la domanda e da essa prende occasione per andare più in profondità a vedere e a preoccuparsi di quello che veramente sporca l’anima, che sicuramente non è cibo o bevanda, ma cattiveria del cuore, pensieri di vendetta, parole di offesa, linguaggi dispregiativi e offensivi.

Chi non svela la vera radice del male, se è una guida della gente, deve riconoscere la sua cecità e capire che una guida cieca può portare anche i buoni su strade sbagliate e se ne deve assumere la responsabilità.

Il puro e l’impuro, il lecito e l’illecito, il bene e il male ciò che crea comunione e ciò che opera per la divisione o il contrasto, ciò che porta felicità o infelicità dipende sempre dal cuore stesso da cui partono pensieri, prospettive dialoghi, opere di bene.

Vorrei dire che partono anche da un cuore che prega, non che recita orazioni, un cuore che si affida e ti affida a Dio e alla sua grande misericordia. Allora è importante per noi che pensiamo veramente alla profondità del cuore: non continuiamo a fare esteriorità, che delle volte ci appagano, perché ci sono delle foto, trasmettiamo youtube, facciamo qualche altra cosa, no … la fede è qualcosa di profondamente interiore, che ha anche delle espressioni, ma soprattutto è il cuore che conta.

4 Agosto 2020
+Domenico