Ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 1-7)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi di privacy, di intercettazioni telefoniche: ti capita di vederti scritto sui giornali quello che hai detto in confidenza agli amici, le parolacce e le volgarità a cui ti lasci andare quando sei arrabbiato o quando non hai più nessun ritegno nei confronti di qualche odio che covi nel cuore. Il cellulare svela spesso i sentimenti del cuore, le tue trame, i tuoi tradimenti, la tua vera faccia.

Dietro persone che passano per essere perbene, a plomb, sempre sorridenti, emergono caratteri irascibili, egoismi inconfessati, anime malate … non c’è più spazio per l’ipocrisia, o meglio, viene fotografata e messa in piazza l’ipocrisia delle persone, la doppiezza della vita: viene tolta la maschera al benpensante che resta nudo di fronte a tutti con i suoi sentimenti veri.

La legge sicuramente interviene per salvare la privacy, ma la correttezza morale delle persone non cambierà perché c’è una legge che giustamente impedisce di mettere in piazza le cose personali: le volgarità che dice, l’animo cattivo che nutre, le trame distruttrici velate da sorrisi e compiacenze, i tradimenti dell’onore camuffati da regali, le dichiarazioni di principio inflessibili e i comportamenti delinquenziali nascono dal cuore e se questo non cambia abbiamo solo riportato l’ipocrita alla sua solitudine e alla sua gabbia di menzogna

Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto, dice il Vangelo: ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità e la verità abita nella coscienza! Puoi ingannare tutti, non il profondo di te stesso in cui abita Dio: qui incontri la verità di te e qui vieni visto da Dio e illuminato dalla sua Parola.

Oggi occorre ritornare ad essere autentici, a far corrispondere alle parole la vita, al volto l’anima … questo dà serenità interiore e apre le persone alla speranza di un rapporto di pace e di collaborazione: non passi la vita a studiare inganni, a coprire, a non far conoscere, a costruirti maschere, ma ad allargarla alla comunione nella verità.

E’ la coscienza, sempre, il grande centro cui occorre portare ogni cosa: questo ci permette di apprendere dal santo cardinale John Henry Newman la grandezza e la nobiltà della coscienza! Dice infatti al termine della sua famosa lettera al duca di Norfolk: “Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi in un pranzo – cosa che non è molto indicato fare -, allora io brinderei per il papa. Ma prima per la coscienza e poi per il papa.

14 Ottobre 2022
+Domenico

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Guai a voi, dice Gesù, ma questi guai se li prende Lui sulle sue spalle

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 47-54)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Audio della riflessione

Nel mondo non c’ è mai fondo all’ipocrisia a chi predica bene e razzola male. E’ vero per la politica, è vero per tanti opinionisti e purtroppo è vero per gli uomini di Chiesa, tanto più se hanno autorità o sono responsabili di associazioni di servizi pastorali noi preti ancora di più e io vescovo mi metto pure in prima fila.

Gesù si mostra molto severo nei confronti dei farisei del suo tempo, dei dottori della legge, dei riscossori di tasse impossibili per la gente comune, dei giuristi o scribi e ci dobbiamo domandare quale immagine di Chiesa viene presentata da noi credenti a coloro che non credono o credono poco, a coloro che si sono allontanati e oggi sentono in cuore una chiamata al vangelo. Che immagina vera vorremmo avere e possiamo onestamente presentare, perché Cristo non sia rifiutato a causa nostra?

Gesù infatti continua con una serie di “Guai a voi” da far accapponare la pelle, stigmatizzando le falsità, le incoerenze, gli scandali degli addetti al culto, alla cultura biblica, alla casta sacerdotale

Rispondere positivamente alle domande di corresponsabilità nel presentare la vita della comunità cristiana diventa sempre più chiaro ed evidente, anche perché la gente, il popolo di Dio  sente profondamente l’esigenza che coloro che sono preposti alla evangelizzazione, al culto, al servizio dei sacramenti, alla predicazione siano persone sempre esemplari. Essere chiesa, secondo Cristo è essere animati dallo Spirito Santo, che è Spirito di verità, di testimonianza, di amore, di comunione, di libertà, di vita. .

L’insincerità, il non essere veri, le contro testimonianze, ciò che divide, che coarta la libertà e il crescere della vita, non è espressione di amore e non viene dallo Spirito.

Occorre pertanto preoccuparsi di amarsi sinceramente e seriamente, di non imporre agli altri dei pesi che noi non tolleriamo, di essere autentici e semplici, aperti all’influsso dello Spirito, in una disponibilità a tutta prova, profondamente uniti nella comunione ecclesiale.

L’umanità sempre  preferisce chiudersi sulle sue  verità parziali, addomesticate, svilite, accomodate ai propri vizi o frustrazioni e le difende con violenza. Già Gesù le vedeva in azione e lancia i suoi guai a voi che avete portato via la chiave della conoscenza. La verità di Gesù  invece è da accogliere tutta e sicuramente il messaggero di essa verrà sempre minacciato dai violenti di questo mondo, ma la sua luce e la sua forza ne vinceranno le tenebre, anche perché Gesù si caricherà ancora sulle sue spalle queste cattiverie: una sorta di ahimè per voi, i mali li prendo io su di me e la verità vincerà per sempre.

13 Ottobre 2022
+Domenico

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Dio ci perdoni e ci liberi dall’ipocrisia

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 42-46)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Audio della riflessione

Anche oggi ogni apparato associativo o sociale si preoccupa di dare indicazioni di comportamento riguardo agli obiettivi che si prefigge: può essere l’assistenza ai malati, la tenuta di una buona amministrazione, il collegamento tra persone che fanno lo stesso lavoro, le stesse norme per la sicurezza sul lavoro.

Anche al tempo di Gesù, nel popolo di Israele c’erano persone dedicate a questi apparati: i farisei erano membri di una setta che, con rigore esteriore esagerato, dirigeva la vita religiosa del giudaismo di quel tempo; i giuristi, che potrebbero ben essere rappresentati dagli scribi, erano gli interpreti – invece – della vecchia legge di Mosè e, passi il termine, controllavano le nuove tradizioni morali e rituali per vedere se corrispondevano, alla lettera magari, alle leggi di Mose.

Sembrava però alla gente che gli uni e gli altri fossero più preoccupati della perfezione degli altri che del proprio impegno interiore …. Gesù lancia contro questi comportamenti una serie di “guai” piuttosto forti!

In questi primi guai i farisei sono condannati soprattutto per la loro ipocrisia, che rivela la loro facciata molto corretta, ma l’interno è pieno di corruzione, per cui la religione è ridotta a uno spettacolo da circo e loro si presentano come i rappresentanti delle realtà divine nel mondo: sono preoccupati delle minuzie, mentre perdono quello che è più importante, l’amore e la giustizia!

Gesù e i suoi sono quasi tutti ebrei e vogliono vivere bene la vita religiosa, rispettando i riti, ma con queste assolutizzazioni rituali  perdono le cose più importanti della stessa religione ebraica, l’amore e la giustizia.

Queste verità che Dio propone sono Lui, il Signore stesso, che è giusto amando il suo popolo e il popolo è giusto ricevendo questo amore salvatore del Signore e traducendolo nelle proprie relazioni umane di ogni giornata.

Questo vuol dire che dobbiamo essere aperti al dono d’amore di Dio e trasformarlo in risposta d’amore a lui e al prossimo, realizzando così la vera giustizia. Questo era l’insegnamento antico di Israele, ma i farisei, l’avevano dimenticato riducendolo solo o quasi a riti.

Gesù qui non lavora per una rottura radicale con i farisei, ma per una conversione di tutti alla vera legge di Dio.

Così Gesù condanna anche gli scribi, i giuristi, per il distacco tra la vita e l’insegnamento: hanno disumanizzato gli antichi comandamenti di Dio, trasformandoli in un peso insopportabile; così la religione è divenuta odiosa; hanno fatto di Dio un giudice e un poliziotto, vendicativi, mostrando essi stessi infedeltà all’antica tradizione israelita dell’amore di Dio, della sua provvidenza, del perdono e dell’alleanza sempre ricostruita dopo tante infedeltà; loro stessi poi non fanno quello che dicono agli altri di fare e si firmano la loro ipocrisia.

Non possiamo noi ridurre il discorso solo a capire bene quello che vuole Gesù da loro, ma dobbiamo interrogarci se certi nostri comportamenti, modi di difendere o presentare la fede cristiana non siano anche peggio dei loro e rispondere ai guai” di Gesù con una preghiera accorata di perdono e di conversione.

12 Ottobre 2022
+Domenico

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Il richiamo alla coscienza è fondamentale per il rapporto con Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 37-41)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Audio della riflessione

Una donna prima di uscire di casa spende un po’ di tempo allo specchio per dare alla sua figura l’aspetto più piacevole possibile: è un segno di rispetto verso tutti e non di vanità.

Quando fai qualche trasmissione televisiva passi dal camerino del trucco perché ti devono togliere quegli elementi che potrebbero essere esaltati dalle riprese e risultare sgradevoli a chi segue il programma.

Si potrebbero descrivere tutte le arti che stiamo mettendo in atto per rendere gradevole il nostro incontrarci … esiste però una forte tendenza, indotta anche dai mezzi di comunicazione televisiva, a fare dell’immagine la sostanza! Ricordo la rabbia dei giovani quando per delle riprese televisive, dovevano dare addio alla loro spontaneità e fingere di assumere posizioni, facce, gesti e azioni non immediate. L’effetto sarà pure bello, ma loro quando venivano ripresi non erano se stessi!

La vita così rischia di essere un fiction … una fiction rischia di esserlo spesso anche la vita religiosa, anche il rapporto di fede, quando si riduce tutto a riti esteriori, a parate, a processioni, a farsi vedere, a recitare una parte.

Purtroppo talvolta è la stessa celebrazione della Messa che dà questa impressione! La religione è vista come un insieme di riti vuoti, di immagini da posa, di recite, lontana dai veri drammi della vita … ma niente di più errato! Non hanno importanza le cose esterne – contenuto dei piatti, casa, vasi – l’importanza è l’interno! Solo chi si trasforma in dono per gli altri diviene veramente puro.

Il richiamo alla coscienza è fondamentale per il rapporto con Dio: esiste uno spazio interiore non disponibile a manipolazioni in cui si realizza il vero e profondo rapporto con il Signore! Lì nessuno viene a manipolare, lì nessuno ti può giocare: sei sempre e solo tu con Lui!

E’ a questo strato di interiorità che nasce il dialogo col Signore e la fiducia in Lui; è nell’intimo della radice di ogni libertà e di adesione alla verità che si gioca la vita dell’uomo.

Sicuramente le scelte interiori si intuiranno anche da comportamenti conseguenti esterni e visibili, ma la radice è nella profondità della coscienza! Non si tratta di vivere un cristianesimo anonimo, ma di radicare nella verità e nella coscienza la propria fede, che da sola spingerà il cristiano a testimoniare anche nella vita con verità ciò che si porta dentro.

I cristiani non si curano della facciata, perché il Signore che non ci abbandona mai, rende la nostra vita trasparente della sua presenza in noi.

11 Ottobre 2022
+Domenico

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La fede matura con dei segni  non con delle prove

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Audio della riflessione

Il bambino che gioca in casa da solo ogni tanto si alza di scatto e va a cercare la mamma. Non vuol sentirsi solo, vuole conferme di una presenza rassicurante. L’innamorato chiede spesso all’innamorata un segno di questo amore che vive tra loro: è una carezza, un bacio, un pensiero un sms, un regalo, uno sguardo profondo negli occhi. So che mi vuoi bene, ma voglio esserne sicura. Le realtà vere, ma invisibili agli occhi hanno bisogno di qualche elemento concreto, il segno appunto che veicola quel bene invisibile.

E quando questi segni non sono all’altezza del loro compito nasce la tensione, la gelosia, la sfiducia, la voglia di prove, la pretesa di una dimostrazione. In amore diventano spesso ricerca di prove, che spesso sono la tomba della vita di coppia, Sono così anche i contemporanei di Gesù. Lo sentono dire cose meravigliose, lo sentono attribuirsi prerogative inimmaginabili in un uomo, attributi e azioni che sono solo di Dio. Ci dai una prova per convincerci che è vero quello che dici?

Siamo disposti a seguirti, ma ci dai un segno che aiuta tutti a orientare la nostra intelligenza nella direzione delle tue pretese? E Gesù dice: il segno che vi do non è una rispostina che chiude le ricerca e la responsabilità di ciascuno di fronte alle scommesse sulla vita, ma una ulteriore ricerca di significato, non è una dimostrazione che mette a posto la coscienza o l’intelligenza, una fredda proposizione di plausibilità, ma un passo ulteriore da fare, una decisione di stare dalla parte della proposta rischiando la propria sicurezza comoda.

Il segno è la morte e risurrezione di Gesù, è la incapacità della morte di dire su Gesù l’ultima parola. Questo segno è significato nell’episodio di quel predicatore avvilito, di nome Giona, che stanco dell’insuccesso, pauroso di non farcela a seguire il comando di Dio, forse pure indispettito di fare questa predicazione a una città da lui odiata, fugge dalla sua missione, vien buttato in mare e viene ingoiato da un grosso cetaceo, che dopo tre giorni lo ributta a riva, vivo. Studi particolareggiati anche di scienze piscatorie hanno dimostrato che questo può avvenire e la figura di Giona esce da quella atmosfera di storiella edificante inventata ed entra più nella realtà di un profeta veramente esistito. Per cui Gesù non si è rifatto a una storiella come quella di Pinocchio

E’ una tipica immagine della morte e risurrezione di Gesù.  Questo è l’unico segno, la prova, il fatto su cui fondare la fede. Non è una certezza matematica, non è una dimostrazione, ma ti dà la possibilità di giocare tutta intera la tua libertà. L’amore non ha bisogno mai di prove, ma di segni. Altrimenti non viene giocata la speranza, ma la propria incapacità di affidarsi, come spesso all’inizio di una vita di coppia.

10 Ottobre 2022
+Domenico

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Trasmissione televisiva

C’è una lebbra ancor più grave di quella del corpo: il peccato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 11-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”.

Audio della riflessione

Il ringraziare nella vita di ogni persona è gesto nobile, non solo rispettoso del galateo, ma anche capace di costruire relazioni positive tra le persone e soprattutto far crescere dentro ciascuno il senso della non autosufficienza, il riconoscere di avere avuto doni immeritati, gesti fuori dal tritacarne del do ut des, del commercio anche di sentimenti. Papa Francesco mette la parola grazie tra le tre più importanti di una vita familiare: per favore, grazie e scusa. Nella vita di Gesù, come ci riferisce il vangelo, capita che Gesù si incontri un giorno con 10 lebbrosi. Erano gente isolata da tutti, viveva in ghetti ben separati dalla comunità civile, condannati a morire oltre che di dolore, di solitudine e disprezzo. Qualche preoccupazione di igiene, di evitare contagi con il resto della comunità, ne era la causa. Così è stato fino a non molti anni fa. C’era un’isola, Molokai, che  nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico  era il luogo in cui venivano relegati tutti i lebbrosi delle Hawai e che fu il luogo privilegiato di padre Damiano, apostolo dei lebbrosi che poi divenne santo san Damiano de Veuster.

Ebbene Gesù li ode nelle loro grida da lontano, li avvicina e li guarisce; li invia, come recitava la legge, dai sacerdoti del tempio, autorizzati a dichiararli guariti e non più quindi reclusi e reietti. Immaginiamo la felicità dei dieci, sarebbe anche la nostra. Hanno una gioia incontenibile e riprendono la loro vita sociale insperata e tanto attesa, senza speranza. Uno di loro però, oltre alla gioia e la felicità, fa alcune riflessioni e aiuta anche noi a farne. Questo Gesù mi ha guarito da un terribile malattia, ma io sento di essere stato guarito ancora di più nel mio intimo, sento di aver trovato un’anima libera, dei sentimenti mai provati, sento di essere stato liberato da rabbia, egoismo, desiderio di vendetta, disprezzo.

Solo Dio mi può dare questo, Gesù non è solo o soprattutto un medico del corpo, ma soprattutto dell’anima e questo lo può fare chi è imparentato con Dio. E torna da Gesù a ringraziare, a riconoscere e a lodare Dio “a gran voce”; la sua guarigione si è arricchita di un atto grande di fede. Infatti Gesù gliela riconosce: la tua fede ti ha salvato, non solo guarito nel corpo, ma nella interezza della tua persona.

Fossimo anche noi tutti guariti da tante nostre lebbre, che ci mutilano la vita, ce la segregano dal mondo dei buoni, ce la scrivono nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti. Non abbiamo solo bisogno di far diventare i nostri moncherini delle mani che ancora stringono quelle degli altri, ma braccia levate a Dio nella lode e nella preghiera.

9 Ottobre 2022
+Domenico

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Maria, modello della fede di ogni creatura, non solo madre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Audio della riflessione

I grandi personaggi hanno sempre un fascino particolare: quando li incontriamo restiamo ammirati, ci siamo fatti di loro un’idea di grandezza, bellezza, desiderabilità e vogliamo toccarli, avere qualcosa di loro. Così fanno i ragazzi quando vanno a chiedere l’autografo, un ricordo, un contatto di uno sportivo o di un eroe del cinema o un grande cantautore che interpreta i loro gusti e la loro vita.

Gesù stava spopolando da questo punto di vista, cominciava a diventare una persona desiderabile, un riferimento, un desiderio di tanti. E’ naturale che una donna si alzi a gridare: che mamma fortunata hai avuto, che figlio prodigioso ha allattato al suo seno, che grande soddisfazione devi essere per lei.

E Gesù riporta sempre tutto al suo vero significato. Quale è la vera beatitudine? Certo avere dei figli che riescono nella vita, potersi identificare con una riuscita bella dell’educazione e della dedizione vissuta quotidianamente senza sosta, ma la vera beatitudine è mettersi in ascolto della Parola di Dio, mettersi in comunicazione con la sua volontà, attuarla, farla diventare stile di vita, spazio di dedizione di sé per il bene di tutti, luogo di dialogo ininterrotto con Dio.

Questa era la figura di mamma che Gesù voleva mostrare di Maria, una donna di grande fede, talmente attenta alla Parola di Dio da averla portata in grembo per generarla alla vita. Questo intervento di Gesù che sembra a prima impressione un po’ distaccato, scostante nei confronti di sua madre, in realtà è la definizione più bella di Maria.

Non è importante per un legame di affetto o di sangue, ma perchè questo legame pur intenso è solo un segno di una adesione definitiva, totale, generosa a Dio della propria vita, un mettersi a disposizione del piano di Dio senza riserve, un abbandonarsi alla sua volontà coscientemente per tutta la sua vita.

Gli affetti sono importanti, ma sono solo l’inizio della strada della fede. Gesù vuole sempre portare l’umanità nell’abbandono nella fiducia in Dio, il padre di tutti, colui che se abita un cielo è perchè il suo amore faccia alzare lo sguardo di tutti gli uomini dalla miseria in cui si sono cacciati e dia alla terra la gioia di sentirlo Padre. Ma qui soprattutto Gesù esalta la dignità della donna, al di sopra dei limiti e le servitù delle antiche e moderne culture.

La donna non si riduce a pura biologia, è assai più che un grembo fecondo e un seno generoso, assai più che un sesso. La donna è prima di tutto una persona e quindi la sua beatitudine è come quella dell’uomo: vivere il dono di grazia di Dio e tradurlo in pratica. Gesù la propone come modello di fede per gli uomini. Negli strati più profondi della sua vita ella ha creduto alla parola di Gesù ed è divenuta principio e fondamento della Chiesa. La Madre di Gesù è il modello della donna aperta al mistero della vita ed è il modello del credente che risponde con fiducia alla Parola che Dio gli ha rivolta.

8 Ottobre 2022
+Domenico

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Il demonio è sempre tentatore e divisore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Audio della riflessione

Non siamo molto abituati nella nostra mentalità occidentale a pensare all’esistenza del demonio, dello spirito del male … eppure il Vangelo, Gesù stesso ne parla spesso, inaugura con lui una stagione di lotta all’ultimo sangue. Vi appare nel momento in cui deve prendere le decisioni importanti per la sua vita, all’inizio della predicazione itinerante.

Lì nel deserto – dice il Vangelo – lo tenta.

Ma che è questo demonio? E’ il principio del male opposto al principio del bene che è Dio? E’ una fantasia che ci creiamo per dare la colpa del nostro malessere a qualcuno che sta fuori di noi? Il nostro mondo è di fronte a una lotta tra due principi che si contendono la nostra vita e noi ne siamo in balia nell’incertezza?

Niente di questo.

Il demonio è tentatore, divisore, soprattutto, perché semina discordia, ma non è potente come Dio, è un angelo decaduto, è nell’ordine delle creature, non sta mai al livello del Creatore. Dio lo ha vinto una volta per sempre e affidarci a Dio significa vincere ogni potenza del male. E’ importante sentircelo dire perché il demonio è ancora presente e si impossessa della vita delle persone, mai però definitivamente, perché Dio lo sconfigge.

Oggi purtroppo si sta diffondendo il satanismo, soprattutto tra i giovani, l’appellarsi cioè a questo principe del male per offendere Dio, profanare le cose sante, disprezzare la vita, distruggere la fede. Nasce forse da una ribellione alla chiesa, ma diventa un modo di pensare e un odio incontenibile nei confronti anche della vita. Qualche cantautore gioca col fuoco, lo usa per fare soldi, ma soprattutto distrugge la serenità nella coscienza dei giovani che vengono portati a compiere delitti estremi, senza motivazione, in preda spesso ad autentiche possessioni.

Gli esorcismi sono preghiere che la chiesa ha formulato per implorare da Dio la sua potenza sullo spirito del male. Gesù nel vangelo scacciava demoni, ridava alle persone la serenità della vita interiore. Per la gente il suo perentorio: Taci! esci da costui è segno della sua figliolanza divina. E’ solo Dio che può vincere lo spirito del male.

Molte persone hanno bisogno di sentirsi dire sulla propria vita questa speranza. Il demonio non vince più, Dio lo ha sconfitto attraverso la morte in croce di Gesù. 

Ed è assolutamente importante rifarci al progetto iniziale della creazione dove si parla dell’antico tentatore che viene sconfitto dalla progenie della donna, cioè da Cristo. Il demonio è ostile a Maria per due grandi motivi: il primo è di aver detto si a Dio di diventare madre di Gesù che avrebbe col suo sangue sottratto al regno di Satana l’umanità e il secondo è che in Lei il demonio ha non ha mai avuto il minimo potere essendo nata Immacolata.

7 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Preghiera è essere aperti all’amore di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Audio della riflessione

Tanti sempre si domandano: che senso ha pregare? Abbiamo ancora bisogno che qualcuno risolva i nostri problemi? E’ serio pregare o si diventa petulanti e lagnosi verso Dio?

Con esempi presi dal fatto di un amico che bussa a una porta di notte disturbando una famigliola già nella pace della sera e di un figlio che chiede cose concrete a suo papà, il vangelo ci insegna come dobbiamo far diventare la nostra preghiera una confidenza semplice, ma profonda in Dio.

La nostra esistenza non è ancora finita, completa, siamo poveri e dobbiamo chiedere a Dio la capacità di entrare nel profondo della nostra esistenza che si completa solo nel suo regno di amore e di giustizia. Le parole con cui termina questo insegnamento sono paradossalmente decisive:” Il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono

Cioè possiamo chiedere a Dio quello che vogliamo, ma se la nostra preghiera sarà vera riceveremo sempre lo stesso grande dono: lo Spirito Santo. Preghiera allora significa essere aperti all’amore del Padre, al suo regno; essere aperti con Gesù che ha confidato nella parola del Padre suo e vive immerso nella esigenza che il suo regno venga, si compia, si realizzi nell’umanità. Da qui scopriamo che tutta la preghiera cristiana consiste nel renderci disponibili al dono grande di Dio che arriva e che ci viene regalato. Perciò tutte le volte che chiediamo veramente qualcosa, è come se chiedessimo con intensità e desiderio la sua venuta verso di noi. Non avviene certo così quando un delinquente gli chiede che vada a buon fine il suo furto o il suo delitto, quando chiediamo egoismo anziché amore, quando chiediamo vendetta invece che disponibilità a perdonare…

Se la preghiera è stata vera riceviamo lo Spirito che è la forza del Regno tra noi. Quante volte ci siamo lamentati perché abbiamo chiesto a Dio qualcosa e non l’abbiamo ottenuto e ci lamentiamo, perdiamo pure la fede, ed è come se bestemmiassimo Dio perché lo definiamo insensibile ai nostri bisogni.

 Ci siamo mai domandati se Dio non abbia la vista più lunga di noi? Siamo almeno sicuri che non ci dà scorpioni o serpi. Dio sicuramente non ci farà mai mancare il suo grande amore che realizza anche il noi il suo progetto. 

6 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Pregare è un’arte: Gesù ne è maestro insuperabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Audio della riflessione

Sono molto rare le persone che non pregano: viene spontaneo … a quasi tutti immaginare che ci sia qualcuno che ci aiuta, che sta oltre noi, che non è invischiato nei nostri commerci e che gratuitamente si mette dalla nostra parte e ci solleva dalle miserie in cui cadiamo … una preghiera semplice ti affiora alle labbra nei momenti più intensi, nei bisogni e nelle situazioni più disperate: è un nome, una invocazione, un sospiro … “Dio, se ci sei batti un colpo!”.

Gli apostoli, che vivevano in un mondo religioso pregavano: erano cresciuti nelle sinagoghe e avevano imparato a recitare salmi, a innalzare lodi a Dio; frequentavano il tempio e partecipavano a tutti i sacrifici di animali, presieduti dai sacerdoti … ma quando vedevano Gesù stare notti intere a dialogare con Dio Padre, a pregare, hanno avuto nostalgia di questa nuova forma di preghiera di Gesù: lontana dal tempio, dal chiasso, eppure così intensa e determinante per la sua missione …

… e gli domandano: “insegnaci a pregare!”.

Pregare è un’arte, non è un mestiere: ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio.

Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare la parole, ma un atto di abbandono nel Padre: insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre … in questo quindi ci fa tutti fratelli!

Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta l’esistenza di Gesù! Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù.

Questo Padre, ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato.

Se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti.

Un desiderio deve sgorgare dal cuore di tutti gli uomini che si rivolgono a Dio, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.

Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere: dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità! Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature: perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.

Non ci abbandonare alla prova, perché siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo tuoi figli.

5 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione radiofonica