Tutto comincia qui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 4-5) dal Vangelo del giorno (Gv 13, 1-15) nel Giovedì Santo 2021

si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.

Video della riflessione

E’ sempre bello poter rifarsi a qualcosa che ti incanta e ti incatena nello stesso tempo. E’ l’amore, per esempio, tra un uomo e una donna, tra un ragazzo e una ragazza: sei passato per caso, s’è accesa una passione, uno spasimo, una gioia che non puoi più contenere, hai fatto pazzie per capire, per incontrarti, per vedere come saziare questo desiderio, come dargli un nome, come possederlo; non ce l’hai mai fatta perché ogni espressione non è mai stata capace di definirlo, di comprenderlo fino in fondo; c’è sempre stata una sete che non poteva esaurirsi.

La vita è così: accende forti passioni per farci alzare lo sguardo all’infinito, anche se noi facciamo finta che ci possiamo accontentare di qualcosa che vale molto meno: i soldi, il potere, il sesso fine a se stesso. Ma nessuno si inganna con se stesso: sono tutte pezze di felicità che cercano di tappare un colabrodo che è la nostra vita e che fa acqua da tutte le parti.

Per un cristiano una esperienza così profonda è l’Eucaristia, questa semplicissima cena, in cui Gesù anticipa nei gesti, nei segni, nel pane e nel vino l’offerta di sé per la pienezza di vita del mondo, per colmare la sete di amore dell’uomo, per proporsi come riferimento alle nostre ricerche e alle nostre paure. E’ contemplazione soprattutto, ma anche decisione di mettersi al servizio degli altri. Frasi fatte, ma non sempre, perché in quell’ultima cena Gesù si mette a lavare i piedi agli apostoli.

Tra l’annuncio di un tradimento e la crocifissione, prende tra le mani quei piedi e li lava. Ha strofinato con le sue mani i piedi di Pietro, quelli che l’avrebbero fra poco portato lontano da lui nel tradimento, ha preso tra le mani i piedi di Giovanni, il giovane innocente e ingenuo che avrebbe preso il suo posto accanto alla mamma Maria, ha preso tra le mani i piedi di Giuda che presto avrebbero oscillato al vento, ha preso tra le mani i piedi di ciascuno di noi, ha pensato a tutti i nostri percorsi sbagliati, le nostre fughe da lui, le nostre avventure incoscienti, i nostri tradimenti e i nostri passi d’amore verso i poveri.

A quei piedi è affidato l’annuncio di speranza che dovrà varcare ogni confine del mondo. A noi questa speranza è arrivata e non dobbiamo tenerla per noi.

1 Aprile 2021
+Domenico

Il tradimento è sempre possibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-23) dal Vangelo del giorno (Gv 13, 21-33.36-38) nel Martedì Santo 2021

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.

Audio della riflessione

Anche nei cuori più puliti, nelle intenzioni più belle e sincere, nelle amicizie più profonde c’è sempre la presenza di un tarlo che può rovinare tutto: il tradimento.

Lo abbiamo provato magari tutti nell’età dell’adolescenza, quando avevamo trovato un amico, una amica, che speravamo fosse la nostra ancora di salvezza, il nostro punto di confidenza, il superamento della nostra solitudine e poi … ci siamo visti le nostre confidenze messe in piazza, i nostri sentimenti buttati in pasto a tutti; soprattutto l’amico, con cui avevamo fatto patti di acciaio, farsi ostile e nemico, con il vantaggio di avere in mano tutti i nostri punti più deboli: traditore.

Gesù passa attraverso questa dolorosissima esperienza, non nei giochi di una adolescenza, che per prove e difficoltà si fa più forte nell’affrontare la vita, ma nel pieno della sua missione: è stato tradito, aveva riposto tutte le sue speranze nei dodici, ma aveva sempre avuto grande rispetto della libertà di tutti.

Giuda e Pietro sono alla stessa mensa, a quella cena intima che Gesù ha voluto consumare prima degli eventi definitivi della sua missione: ambedue apostoli, ambedue collaboratori stretti di Gesù, ambedue alle prese con la propria coscienza, le proprie paure, ambedue con un rapporto di amicizia con Gesù … e satana scatena la sua battaglia, si insinua nelle loro vite e ne sfrutta le debolezze.

Giuda lo tradisce con un bacio, Pietro con la paura.

Gesù li ha chiamati entrambi, ha voluto far nascere nel loro cuore la sua passione per il Regno di Dio.

Giuda era un poco di buono, ma Gesù accetta la sfida: “se vuoi puoi farti affascinare da un amore più grande di quello che provi oggi”. Giuda era stato scelto per essere apostolo, chiamato all’intimità con Gesù, a partecipare al suo progetto di mondo nuovo a  partecipare al suo amore, alla sua missione … ma ha scelto di abbandonare e ha creduto che il peccato fosse più grande della misericordia, non ha capito che poteva sempre e solo sperare, perché Gesù è la speranza vera di ogni vita.

Anche là dove si costruisce la tana dei disperati, c’è sempre uno spiraglio di bontà: la luce della speranza si insinua in ogni fessura e vince. Pietro invece l’aveva capito e ha bagnato l’amore fragile nel pianto.

30 Marzo 2021
+Domenico

Il cristiano è sempre al servizio del prossimo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 16-20)

Audio della riflessione

Nella nostra vita ci sono degli stati d’animo ricorrenti, dei fatti molto sgradevoli che ti si propongono alla memoria, o per incontri particolari con qualcuno che te li riporta alla memoria, o per scrupoli di coscienza che ti assalgono senza volerlo.

Uno di questi fatti che non vorresti aver mai compiuto è un tradimento: ce ne sono di varia importanza, ci sono stati quelli tra amici nelle avventure sentimentali da adolescenti, ci sono situazioni che capitano nel mondo del lavoro, qualche volta nella vita di relazione.

Nella esperienza religiosa ci ha sempre colpito il tradimento di Giuda, che  ci sequestra l’attenzione quando si descrive l’ultima cena, che comincia con la lavanda dei piedi. 

Il rito della lavanda dei piedi ricorda che il segno di riconoscimento vero e definitivo del cristiano è il servizio ai fratelli, l’interesse verso gli ultimi, i bisognosi, i piccoli.

Se è vero che il pane e il vino consacrati sono segno di una specialissima presenza di Cristo morto e risorto, è altrettanto vero che il cristiano, con uguale fede, deve riconoscere la presenza di Dio nel povero, nell’oppresso, nel debole, nell’emarginato, in una parola nel fratello di cui ci si preoccupa di vedere il prossimo, e il bisogno. 

Perderebbe il suo senso la fede nell’Eucaristia e sarebbe una impostura la sua celebrazione, sarebbe un altro tradimento dell’amore di Gesù e della sua sequela, se essa non si prolungasse e non cercasse una verifica nella carità, nel servizio del prossimo: questo che è un impegno per ogni cristiano, diventa criterio di autenticità e giudizio di verità, soprattutto per quelli che nelle comunità cristiane, nelle parrocchie, nelle diocesi, nella Chiesa universale rivestono un servizio di autorità per la comunione in un impegno pastorale.  

Queste parole se le sentono addosso tutti i preti, io vescovo e papa Francesco che continuamente ci rivolge questo insegnamento e per questo – purtroppo – è indicato dai benpensanti, dai cattoliconi che la sanno sempre troppo lunga, è visto come uno che non parla mai di Dio, ma sempre dei poveri.

Tutti noi sentiamo che se non viviamo nella nostra vita il Vangelo così,  non siamo molto diversi dal traditore Giuda che ci viene di nuovo presentato nel Vangelo di questa giornata del tempo pasquale. 

Papa Francesco ci ha detto tra l’altro, in questo tempo in cui vogliamo vivere da risorti, di ribaltare le numerose pietre del nostro egoismo, pensando a quello che ci spetta dopo la pandemia; e si domanda, Papa Francesco, “Saremo capaci di agire responsabilmente di fronte alla fame che patiscono tanti, sapendo che c’è cibo per tutti? Continueremo a guardare dall’altra parte con un silenzio complice dinanzi a quelle guerre alimentate da desideri di dominio e di potere? Saremo disposti a cambiare gli stili di vita che subissano tanti nella povertà, promuovendo e trovando il coraggio di condurre una vita più austera e umana che renda possibile una ripartizione equa delle risorse? Adotteremo, come comunità internazionale, le misure necessarie per frenare la devastazione dell’ambiente o continueremo a negare l’evidenza? La globalizzazione dell’indifferenza continuerà a minacciare e a tentare il nostro cammino …

Che Dio ci trovi con gli anticorpi necessari della giustizia, della carità e della solidarietà.   

7 Maggio 2020
+Domenico

Il testo integrale di un articolo pubblicato da una rivista spagnola dove il Papa si fa queste domande è apparso sull’Osservatore Romano, e può leggersi anche all’indirizzo http://www.settimananews.it/papa/esercizi-di-speranza/

Gesù ci lava la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 1-15)

E’ sempre bello poter rifarsi a qualcosa che ti incanta e ti incatena nello stesso tempo.

L’amore, per esempio, l’amore tra un uomo e una donna, tra un ragazzo e una ragazza: sei passato per caso, s’è accesa una passione, uno spasimo, una gioia che non puoi più contenere, hai fatto pazzie per capire, per incontrarti, per vedere come … “saziare” questo desiderio, come dargli un nome, come possederlo; non ce l’hai mai fatta perché ogni espressione non è mai stata capace di definirlo, di comprenderlo fino in fondo: c’è sempre stata una sete che non poteva esaurirsi.

La vita è così: accende forti passioni per farci alzare lo sguardo all’infinito, anche se noi facciamo finta che ci possiamo accontentare di qualcosa che vale molto meno: i soldi, il potere, il sesso fine a se stesso.

Ma nessuno si inganna con se stesso: sono tutte “pezze” di felicità che cercano di tappare un colabrodo che è la nostra vita e che fa acqua da tutte le parti.

Per noi cristiani una esperienza della stessa profondità dell’amore è l’Eucarestia, anche molto di più: questa semplicissima cena, in cui Gesù anticipa nei gesti, nei segni, nel pane e nel vino l’offerta di sé per la pienezza di vita del mondo, per colmare la sete di amore dell’uomo, per proporsi come riferimento alle nostre ricerche e alle nostre paure.

Proviamo brevemente a contemplare questo momento intenso, tragico, coinvolgente: immaginiamo di esserci tutti noi.

Quest’anno purtroppo lo possiamo soltanto proprio immaginare, non vediamo i segni perché non possiamo andare in chiesa, non possiamo partecipare a questa ri-presentazione in cui riviviamo l’ultima cena: possiamo soltanto “guardarla” alla Radio, a una TV o un tablet .

Però, per una sera voglio immergermi: Stasera ci sto anch’io.

Gesù tra l’annuncio di un tradimento e la crocifissione, prende tra le mani i piedi degli apostoli e li lava: quest’anno chi lava i piedi degli apostoli sono tutti quei medici e infermieri che stanno a curare, a consolare e confortare con grande dedizione i nostri malati.

Gesù – dicevo – ha preso tra le mani i piedi di ciascuno di noi, ha pensato a tutti i nostri percorsi sbagliati, le nostre fughe da lui, le nostre avventure incoscienti, i nostri tradimenti, ma prende tra le mani anche i piedi dei dottori, degli infermieri, delle persone che rischiano la vita per i nostri malati.

Stasera però Gesù vuol andare oltre e ci lava la vita.

E ci fa il suo più grande dono: “Vi dico che sono allo snodo fondamentale della mia missione: vi do la Mia Vita, perché vi voglio troppo bene. Non posso permettere più che il male sia l’ultima parola sui vostri sentimenti, sui vostri affetti, le vostre azioni, i vostri corpi e le vostre relazioni: questo pane spezzato e questo vino versato saranno sempre il segno di un dono senza rimpianti, di una vita donata senza ripensamenti; saranno il segno del Mio Corpo dilaniato e del mio Sangue versato per Amore, solo per Amore: il mio stesso corpo e il mio stesso sangue. E potrete sempre rifare questi miei gesti e ogni volta che li rifarete Io sarò lì ancora a dirvi che vi voglio bene, a dirvi che non immaginate che Padre avete nei cieli, a ricordarvi che è finita la schiavitù, che l’ultima parola non è la morte, anche se in cuore avrete odio, anche se userete questi miei segni per farvi belli, in una Chiesa dove state soltanto per dovere, in una comunità che usa la Messa per truccare l’odio e la falsità, anche quando i gesti li compirà un prete senza fede, senza amore, pieno di ambizioni: è un dono, per sempre, senza ripensamenti o nostalgie.

Ricordate che “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9, 24): questo è il paradosso a cui siamo chiamati anche stasera.

Se noi ci arroghiamo di essere i padroni della vita, la perdiamo.

La storia di ogni giorno ce lo insegna: non arrogandoci la vita per noi, ma solo dando la vita, non avendola e prendendola, ma dandola, possiamo trovarla.

Questo è il senso ultimo della Croce, che domani metteremo al centro ancora di più del nostro essere cristiani: non prendere per sé, ma dare la vita.

E noi lo supplichiamo che ci lavi dalla nostra epidemia.

Abbiamo affidato alla medicina la purificazione che dobbiamo responsabilmente favorire e aiutare, ma c’è da lavare anche il nostro cuore che in questi tempi per molti di noi si è rattrappito nell’egoismo.

9 Aprile 2020
+Domenico

Il tradimento: un tarlo che può rovinare tutto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 21-33.36-38)

Anche nei cuori più puliti, nelle intenzioni più belle e sincere, nelle amicizie più profonde c’è sempre la presenza di un tarlo che può rovinare tutto: il tradimento.

Lo abbiamo provato tutti nell’età dell’adolescenza, quando avevamo trovato un amico, una amica, che speravamo fosse la nostra ancora di salvezza, il nostro punto di confidenza … speravamo che fosse il superamento della nostra solitudine e poi … ci siamo visti le nostre confidenze messe in piazza, i nostri sentimenti buttati in pasto a tutti, soprattutto l’amico, con cui avevamo fatto patti di acciaio, farsi ostile e nemico, con il vantaggio di avere in mano tutti i nostri punti più deboli: traditore.  

Gesù passa attraverso questa dolorosissima esperienza, non nei giochi di una adolescenza, che per prove e difficoltà si fa più forte nell’affrontare la vita, ma nel pieno della sua missione.

E’ stato tradito: aveva riposto tutte le sue speranze nei dodici, ma aveva sempre avuto grande rispetto della libertà di tutti.

Giuda e Pietro siedono alla stessa mensa, a quella cena intima che Gesù ha voluto consumare prima degli eventi definitivi della sua missione: ambedue apostoli, ambedue collaboratori stretti di Gesù, ambedue alle prese con la propria coscienza, le  proprie paure, ambedue con un rapporto di amicizia con Gesù.

E satana scatena la sua battaglia, si insinua nelle loro vite, ne sfrutta le debolezze: Giuda lo tradisce con un bacio, Pietro con la paura. 

Gesù li ha chiamati entrambi, ha voluto far nascere nel loro cuore la sua passione per il Regno di Dio.

Giuda era un poco di buono, Iscariota è parola vicina a sicario; Gesù accetta la sfida: se vuoi puoi farti affascinare da un amore più grande di quello che provi oggi; Giuda era stato scelto per essere apostolo, chiamato all’intimità con Gesù, a partecipare al suo progetto di mondo nuovo, a partecipare al suo amore, alla sua missione, ma ha scelto di abbandonare e ha creduto che il peccato fosse più grande della misericordia. 

I trecento denari con cui aveva valutato quel vaso che aveva sentito infrangersi nella casa di Lazzaro qualche sera prima, al cambio del tradimento sono solo trenta miseri denari, tanto poco è valutato Gesù dai sacerdoti del tempio.  

Non ha capito che poteva sempre e solo sperare, perché Gesù è la speranza vera di ogni vita: anche là dove si costruisce la tana dei disperati, c’è sempre uno spiraglio di bontà.

La luce della speranza si insinua in ogni fessura e vince

E abbiamo visto in questi giorni quanta bontà hanno espresso ed esprimono le persone che si sono messe al servizio degli altri in questa durissima prova dell’epidemia.

In questi giorni, guardando alla sofferenza di Gesù vogliamo essere consapevoli di non essere mai soli nel dolore, perché Gesù ci è passato dentro alla grande, e ne porta ancora i nostri pesi. 

8 Aprile 2020
+Domenico

Si può tradire in tanti modi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-25) dal Vangelo del giorno (Gv 13, 21-33. 36-38)

«In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Dì, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”».  

La settimana santa entra nella sua pienezza e si porta dentro i nostri sentimenti. 

Abbiamo bisogno di allargare la nostra visione della vita oltre i nostri dolori, le nostre pene: è il tempo delle grandi pulizie, che oggi vorremmo anche più fisiologiche per i nostri mali. 

La luna sta facendosi piena per risplendere al massimo, dalla tragica sera del Getsemani all’alba di Pasqua.  

Altri personaggi ci vengono presentati oggi dal Vangelo, sono Pietro e Giuda: due traditori, due personaggi che ci rappresentano molto bene.

Sono l’immagine della debolezza del nostro amore, della incapacità di buttarci con generosità per gli altri o per l’altro, sono il simbolo della fragilità che sperimentiamo ogni giorno, che vogliamo camuffare con maldestra fantasia.

Di fronte a Gesù si svelano le intenzioni del cuore.  

Pietro, sicuro della sua incrollabile fedeltà, fa l’indagine, cerca il traditore al di fuori di sé: “chi è che ha il coraggio di tradirti?”

Non pensa a sé, è sicuro delle sue scelte: Gesù è per Lui il figlio di Dio, l’aveva detto solennemente quando Gesù aveva fatto la sua inchiesta … bella frase, bel suggerimento dello Spirito, ma la vita ha bisogno di accogliere in profondità e con un tirocinio severo ogni dono di Dio.

Lui non pensa affatto che sarà messa a prova la sua fedeltà, il suo entusiasmo, la sua prontezza, la sua decisione, la sua leadership; invece farà i conti con l’inganno e la troppa fiducia in se stesso e il tradimento cova già dentro di lui i suoi artigli. 

L’altro è Giuda: lui ha già nel cuore la decisione presa, ha già costruito a tavolino la trama, si è già preso i soldi; Il suo cuore è lancinato: è il cuore di tutti noi quando siamo costretti a fingere; vorremmo che tutto fosse già finito, ne portiamo un peso insopportabile, ma non siamo capaci di tornare indietro.

Ci siamo visti fragili, ma non riconosciamo l’errore.

Non ne può più, ed esce sbattendo la porta: quei soldi che ieri rimproverava a Maria di aver buttato con quel lussuoso profumo versato sui piedi di Gesù, oggi li ha in mano lui, anche se sono solo trenta denari anziché i trecento del profumo, gli pesano troppo, va a disfarsene, ma è tardi. 

Non è invece mai tardi per chiedere perdono per affidarsi a Dio: io spero che gli sia bastato quell’istante in cui ha fatto il salto nel vuoto dall’albero, appeso a quella corda; spero che abbia visto in lontananza l’altro albero, quello della salvezza: la croce

Noi questo albero della croce chiediamo a Dio di vederlo, di adorarlo, di baciarlo, come salvezza dalla nostra triste condizione umana di epidemia e di dolore, di disfacimento e di disperazione, perché si accenda ancora la speranza, che è l’ultima a morire e che non vogliamo farci rubare da questa epidemia. 

7 Aprile 2020
+Domenico