Il protagonismo dell’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,12-17)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

A noi piace essere protagonisti, e giustamente, in tutte le vicende della nostra vita: noi scegliamo lo studio, il lavoro, le amicizie, lo svago, le cose che ci servono. Siamo noi i soggetti che impostano il proprio futuro, che si danno modelli di comportamento, che decidono di impiegare in un certo modo le proprie energie e qualità. Ci sono stati tempi in cui questo non era facile, perché le libertà individuali erano più controllate.  

C’è però da dire che spesso questo nostro protagonismo è solo formale, perché non ci accorgiamo dei persuasori occulti che ci portano a decidere quello che vogliono loro. Manipolazioni del consenso, costrizioni economiche, pubblicità non sono proprio al servizio di libere scelte. Nel nostro rapporto con Dio, Gesù ha il coraggio di parlare chiaro, di farci capire che la nostra libertà, il nostro protagonismo è dentro un piano d’amore di Dio.  

Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Abbiamo davanti una proposta decisa, definita, coinvolgente di Gesù nei nostri confronti. Ci resta sempre tutta la libertà di una risposta, ma è importante sapere che non siamo davanti al nulla, a una eccedenza di opportunità che nessuno ci aiuta a dipanare e quindi poi a decidere. Non siamo a questo mondo nel vago, nell’incertezza. Siamo scelti da Dio, in Gesù. Vi ho chiamati amici, vi ho amato. Non siete nel nulla, non site nel caos, ma dentro una proposta chiara con cui vi dovete confrontare. E la mia chiamata è all’amore 

Non siamo chiamati a fare numero, a fare guerre, a strategie di potere o di controllo, ma solo all’amore, fino al dono della propria vita. Nessuno h amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Essere entro questa decisione radicale, entro questa scelta è per noi una gioia immensa. Sapersi amati da Dio fino all’ultima goccia di sangue, come poi Gesù ha dimostrato è la vera notizia della vita di ogni tempo e di ogni luogo. Questo è il vangelo, è lo sconvolgimento totale del rapporto tra uomo e Dio, tra creatore e creatura. Siamo stati scelti, non imposti, non presi a caso, non sorteggiati, ma pensati a uno a uno e chiamati. 

La nostra risposta definisce le nostre esistenze, ci permette di impostare in maniera nuova ogni nostro protagonismo, soprattutto quello dell’amore. 

12 Maggio
+Domenico

L’amore di Dio per noi in Gesù è concreto come la nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Audio della riflessione

Nella vita è importante sentirsi di qualcuno, credere che ci sia qualcuno che ti vuol bene. È importante per un bambino che ancora non sa fare ragionamenti. Sentirsi di qualcuno non è una percezione dell’intelligenza, ma della vita, è un sentimento, è una sensazione, è un clima, una esperienza che senti dentro, che nessuno ti può dire a parole per ingannarti. Sentirsi di qualcuno è sorridere, crescere, esprimersi, amare ed essere amati. 

Questo qualcuno a cui ci sentiamo di stare a cuore è Gesù. Gesù è così per noi. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza, questa sicurezza, questa verità che ci qualifica come uomini, come donne e come cristiani. Quando ti svegli al mattino, quando riesci a rientrare in te stesso per quelle feritoie che ti vengono lasciate nella vita, quando ti senti solo, sappi che questa verità ti deve possedere completamente. Comincia a contemplarlo. 

Gesù ha convogliato sulla nostra vita tutto l’amore che Dio ha per Lui. Utilizzando il linguaggio religioso del suo popolo, Gesù dice “comandamento”. La parola comandamento per Lui non è legge, non è precetto, non è qualcosa di scritto che ti lega, non è raccomandazione petulante, diritto esigito, tanto meno legame o conto da pagare, ricatto o condizione, è solo amore. Non è nemmeno quel lucchetto che gli innamorati attaccavano a Ponte Milvio, per quanto romantico sia, perché è solo amore.  

Dice papa Francesco: È un amore «che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere e non tace, un amore che non umilia e non soggioga. È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva. È l’amore del Signore, che sa più di risalite che di cadute, più di riconciliazione che di proibizione, più di dare nuova opportunità che di condannare, più di futuro che di passato». 

Gesù rivive la passione profonda di Dio che con ansia sta a vedere se gli uomini sono capaci di usare la loro libertà per amare, vive nella sua vita la tensione del ricupero della bontà dell’uomo, non calcola che cosa gli costa, vuole solo mettersi a disposizione, vuole solo manifestarsi e mettere in atto amore. E l’amore allora assume tutti i connotati del dono a prezzo della vita. 

11 Maggio
+Domenico

Tralci vivi della vera vite che è Gesù e non abbandonati  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Audio della riflessione

Siamo radicati in qualcosa di vivo, di sicuro, di producente o siamo tutti alla deriva, staccati dalla storia, dalla vita del mondo, da legami indispensabili per il nostro stesso benessere? Siamo abbandonati come rami tagliati da un albero spezzati e buttati ovunque dal vento, come spesso vediamo in questi giorni di bufere improvvise e pericolose o siamo ben saldati a una sorgente di vita dove scorre continuamente una linfa che ci nutre e ci dà forza e gioia? 

L’immagine della vite/vigna è molto frequente nell’Antico Testamento per indicare il popolo eletto che molte volte ha prodotto soltanto uva insapore anziché vino buono. Gesù aprendo un discorso sui tralci e sulla vigna si riferisce a sé stesso e nello stesso si contrappone a quanto nell’AT si dice della vigna di Jahvè.  

La vigna fedele è Lui Gesù stesso. È Lui che ha corrisposto alle cure e alle attese di Dio e ha prodotto il vino buono della fedeltà all’alleanza. Non solo ma l’immagine della vite e dei tralci non si esaurisce con questa spiegazione, Cristo si serve di questa immagine per sottolineare la comunicazione e la circolazione di vita divina che esiste tra Gesù stesso e coloro che credono in Lui, quindi una immagine di Cristo “vite della vita” parallela a quella di Cristo “pane di vita”, che quindi assume pure un sapore eucaristico perché l’unione, profonda con Cristo vera vite si inizia con la Fede, ma si consuma e culmina con l’Eucarestia. 

La vite deve portare frutto per l’azione di Dio Padre, ma anche per quella degli apostoli e di ciascun cristiano che possiamo realizzare, lasciando agire in noi la parola di Gesù, così la preghiera ottiene ciò che domanda. Il tema di questa immanenza mutua e impossibilità di portare frutto se non si rimane in Gesù è fondamentale. Noi riusciamo ad esprimere bontà, se restiamo sempre innestati in lui. I tralci sono legatissimi e sono dentro la vita della vite. Gesù ci dice molto semplicemente: se volete portare frutto dovete stare attaccati a me, innestati nella mia vita. Noi siamo tralci, non siamo la vite. Il cristiano deve sentirsi innestato sempre in Lui nella sua vita di risorto. 

10 Maggio
+Domenico

Santa Brigida, patrona d’ Europa, essere sempre  tralci uniti a Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Audio della riflessione

Ma che cosa mi manca nella vita? Ho un comportamento corretto, una vita regolare, mi par di essere onesto nel lavoro, pago pure le tasse, che non è cosa da poco, non mi lascio impelagare in avventure strane. Eppure hai l’impressione che manchi un perno, ti pare di girare a vuoto di sentirti sterile, scontato, di non produrre bontà.

La spia che c’è qualcosa che non funziona, e che è diventata la malattia del secolo, è che perdi spesso la pazienza, che troppe volte t’arrabbi, magari urli, perdi le staffe, vola qualche parola di troppo. Credi di avere in mano tu la vita e quando ti sfugge t’arrabbi per cambiarle il corso; invece resta come prima, con qualche coccio da ricomporre.

Ma noi siamo tralci, non siamo la vite; noi siamo rami, non siamo la pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”.

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota.

Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più. Oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti. Avere sempre campo per il cellulare. Gesù dice: rimanete; datevi una calmata  ritrovate la bussola, il centro, tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

Questa fu la scelta decisiva di santa Brigida. Tutte le premure sue furono rivolte ad allevare i figliuoli nel timore di Dio; dopo la nascita degli otto figli, indusse il marito a rinunciare all’onorevole carica di consigliere del re, per attendere più intensamente alla propria santificazione, e si obbligarono, per voto, a passare il restante della loro vita nella continenza. Fondarono un ospedale ove andavano spesso a servire i malati con le proprie mani.

S. Brigida soprattutto si dava alla cura dei poveri e degli infermi come se fossero propri figliuoli. Dopo la morte del marito, rimase più libera di darsi interamente alla penitenza e alle opere di Dio. Fondò le Suore « Brigidine » a Wastein e per due anni le indirizzò nella via della santità. Poi venne a Roma, dove la tomba del Principe degli Apostoli e le Catacombe somministrarono un pascolo più abbondante alla sua pietà.

Spinta da un ardente amore per Gesù Crocifisso, fece un pellegrinaggio in Terra Santa. Ritornata a Roma, fu assalita da un complesso di malattie che sopportò con ammirabile pazienza. Sentendosi vicina a morire, si fece distendere sopra un cilicio per ricevere ‘gli ultimi Sacramenti. Morì il 23 di luglio del 1373, all’età di 71 anni.

23 Luglio 2022
+Domenico

Siate una cosa sola con me e tra di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 20-21) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 20-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Audio della riflessione

Ogni uomo ama la compagnia, non è fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti non a qualche maniera, ma nell’amore reciproco, nella comunione. Non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità per fare un cuor solo. Abbiamo scritto nel nostro dna questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore. Ci ha fatti a  sua immagine; lui è una famiglia, è una relazione continua, Dio non è un single, ma si relazione in se stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.

Voglio che tutti siano una cosa sola come tu sei in me e io in te. La profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù. Li aveva voluti con sé (Venite e vedete, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità) e loro scrutavano ogni suo momento. Lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre. Spesso gli avevano chiesto: facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno. Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione. E questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano. Dovete essere una cosa sola. Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con  le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente, non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi.

Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui. Tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo. Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa. Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè divisore. Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona, mai che dobbiamo sempre vivere e lavorare.

2 Giugno 2022
+Domenico

Svuotati dall’interno in attesa di una forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 26-16,4)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui si ha il morale ai tacchi, in cui senti di non avere energia per affrontare le cose di tutti i giorni: “depressione”, la chiamano i medici e sono sempre di più coloro che ne soffrono, che vedono svanire ogni energia dalla loro vita, che non trovano motivi per alzarsi la mattina … quello che ieri era grinta, oggi diventa  rabbia contro se stessi e impazienza verso tutti; si pensa che sia solo malattia, da curare con psicofarmaci, o ricostituenti, ma spesso è anche mancanza di vita interiore, di rapporto con Dio, di preghiera, di consapevolezza di sentirci nelle mani del Signore e di avere una missione da compiere! Non è sempre e solo depressione insomma, ma vuoto interiore, mancanza di ragioni per vivere e forza interiore.

Non dovevano essere molto diversi gli apostoli dopo la grande sofferenza e la grande sconfitta della croce: il popolo aveva intentato un processo a Gesù, aveva preferito a Lui Barabba, l’aveva mandato a morte.

I primi sconfitti erano loro: Gesù era risorto, ma la forza nuova di affrontare la vita da soli ancora non si manifestava … e Gesù la promette e la manda loro: “verrà il Paraclito, la forza, il conforto, l’energia vera, la grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni vita, colui che aiuterà a cambiare testa, a misurarsi con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d’amore! Il peggio non è ancora passato, perché ora quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi: anche voi sarete messi a morte nella convinzione di fare piacere a Dio, mio Padre! Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità … non vi lascio soli soltanto tra di voi, perché ci sarà sempre lo Spirito nelle vostre vite: ve lo mando, ve lo assicuro, dovunque ci sarà una comunità che lo invoca e un apostolo con loro, Io manderò lo Spirito”

E la storia dei cristiani non è storia di kamikaze, ma di martiri, di testimoni che rispondono a ogni sorta di tormenti con cui i carnefici si divertono, con il sorriso, con il perdono, con la preghiera, senza rabbia: hanno avuto una grinta interiore che non si sarebbero mai immaginati di poter avere!

Dio ama i suoi figli e non li lascia soli: con lo Spirito nasce la speranza che non è la prima cura contro la depressione spirituale e lo scoraggiamento, ma è la nuova nascita alla vita di Dio in noi per sempre, provocata da Lui.

Non vi sembra che anche noi siamo spesso in queste condizioni, soprattutto oggi con questa guerra assurda che ci fa male e ci disorienta pure nella nostra convinzione di far tacere le armi e osare la pace? Lo Spirito ci dia forza invincibile di pace, ragioni e  convinzioni da portare a tutti e preghiere senza stancarsi.

Non ci facciamo incantare da chi vuole solo vittoria, sulla pelle di tanti innocenti, e sfruttamenti economici da avvoltoio, perché il mercato delle armi è già ai massimi livelli e vuole osare ancora di più.

23 Maggio 2022
+Domenico

Seguire Cristo significa anche soffrire con una speranza invincibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Essere cristiani, seguaci di Gesù vuol dire avere da Lui un amore incondizionato, essere sempre nei suoi pensieri, avere la coscienza che ci vuole tanto bene e che è disposto a tutto per noi. Esiste però un altro lato di questa bella medaglia e cioè che il mondo odia chi segue Gesù Cristo. I discepoli sono amici di Gesù, sono amati da Gesù, ma sono odiati dal mondo. Infatti la prima esperienza della chiesa fu la persecuzione. Ancora oggi nel nostro mondo civilizzato stanno crescendo i martiri, le persone uccise solo perché sono cristiane, perché con il loro stile di vita condannano la condotta del mondo. Il servo non è di più del suo padrone. Non può avere sorte migliore. La persecuzione era già nei primi tempi considerata come inevitabile. Era una eredità giunta dal giudaismo. Gesù visse fra le animosità e le persecuzioni e morì crocifisso. Che cosa può attendersi  il suo discepolo se è l’erede della sua parola, del suo messaggio e portatore di quelle stesse verità che condussero Gesù a morire in croce? Anche lui che è l’antitesi del diavolo, lui che è il simbolo, Lui ha fatto dei due un popolo solo, Lui ha legato fede e vita, ha abbattuto tutte le barriere, perché sapeva che esse erano responsabili del male tra gli uomini.

Noi infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; noi diamo spazio a ciò che ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni. Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco. Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.

La guerra in atto è una realtà che non ci aspettavamo più, anche se il grande riarmo di questi ultimi anni ce ne poteva già dare una avvisaglia di guerra imminente. La commistione di capitali versati per l’approvvigionamento delle armi sempre più sofisticate e l’uso di esse è troppo evidente, incalcolabile e difficile da districare.

Esistono però anche persone che seguono Cristo, popoli forti nella fede, poveri che sperano e pregano e invocano la presenza di Cristo. E’ necessario che continui questa testimonianza anche fragile, ma forte dell’aiuto di Dio. Abbiamo bisogno ancora della presenza di uno più grande di noi, di una continuazione dell’azione di Dio tra gli uomini. Cristo ce lo ha promesso e ce lo manderà: lo Spirito Santo, un Paraclito, il Consolatore che ci farà testimoni forti e costanti, senza paura e tentennamenti, capci di offrire il dono della pace.

21 Maggio 2022
+Domenico

Tu sei mio amico, Io ti ho scelto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,12-17)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

La vita è la cosa più bella che abbiamo: la vita è la nostra possibilità di esserci, di esistere, di gioire, di vedere, di godere dell’amicizia, di cantare, saltare, correre, sperare, sorridere e anhe lottare.

“Al di sopra di tutto” – dice Gesù – “per te sono disposto a dare la mia vita, a perderla, a rischiare di rimanerne senza, perché la voglio vedere piena in te, la voglio passare a te, voglio che sia tu a goderla: non ti offro solo qualche pezzo per un trapianto, non ti lascio i miei ricordi, le cose più belle che hanno fatto felice me, ma ti metto a disposizione la mia vita perché la tua sia piena! Servo per me non lo sei mai stato; schiavo di qualcosa, ma non di me, servo delle tue passioni o dei tuoi desideri insani forse lo sei stato, ma con me c’è solo libertà, c’è voglia e possibilità di realizzare i tuoi sogni, di volare con le tue musiche. Purtroppo ti lasci ingannare e finisci per servire, per farti tanti padroni cui devi e da cui non ricevi. Spesso perdi la stima anche di te, perché qualcuno te l’ha tolta. Molte volte sei schiavo dello sballo o della immagine: non sei più te stesso. Hai dentro un mistero e lo scambi per una oscurità. Io ti do la libertà di spaziare nella vita.

Tu sei mio amico, io ti ho scelto!

Tu ancora non riuscivi a farti di te una idea e io già ti amavo, così come sei. Ti ho sognato quando ho creato l’uomo e la donna, ti ho seguito con ansia quando i tuoi progenitori hanno rovinato l’armonia che avevo creato anche per te. Ti ho visto appostato come Caino, ti ho valutato quando coi tuoi fratelli aspettavi il sognatore Giuseppe per venderlo, ti ho visto prendere in giro tuo padre Noè, mi sono sostituito a te quando tuo padre ti portava a sacrificare sul monte. La tua vita è scritta sul palmo delle mie mani.

Ti ho seguito nei tuoi percorsi, ti ho visto con i tuoi amici, ti ho pedinato nelle tue ricerche di distrazione, di placebo, di amore, di posti per stare lontano da tutti. Ti ho scrutato i pensieri, ho visto che cosa hai dentro, proprio per quello che sei io ti ho scelto. Io mi sono sbilanciato per te. Voglio rischiare di fallire, non m’importa quanto mi costi. Ti voglio capace dell’impossibile.

E io ti scelgo

Ti ho letto nel cuore le fatiche a fidarti di me, le paure a mostrarti mio amico; ho visto il guizzo dei tuoi occhi quando hai incontrato possibilità di amare, ho visto anche come hai sciupato l’intensità del dono sincero. Mi sono rispecchiato nella tua voglia di amare anche se poi ho registrato la tua pigrizia.

Ma io ti scelgo

Ho abitato le tue paranoie con i tuoi amici, a sera in attesa di qualcosa o qualcuno che non arrivava mai, la tua sete che tentavi di far passare con la birra, la tua noia e le tue fughe

Eppure ti scelgo

Ho visto le tue preoccupazioni con il tuo corpo, non ti senti mai in forma, non ti piaci oppure ti piaci troppo e credi di essere il padrone della tua vita, tanto che la butti, ti ho fermato il piede che pigiavi senza senno sull’acceleratore.

Ancora e sempre  ti scelgo

20 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Vi ho detto questo perché la mia gioia sia anche la vostra

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni dal Vangelo del giorno

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Audio della riflessione

Nella vita è importante sentirsi di qualcuno, credere che ci sia qualcuno che  ti vuol bene. E’ importante per un bambino che ancora non ragiona e non sa usare l’intelligenza. Sentirsi di qualcuno non è una percezione dell’intelligenza, ma della vita, è un sentimento, è una sensazione, è un clima, una esperienza che senti dentro, che nessuno ti può dire a parole per ingannarti. E tanti bambini tornano a parlare, a smettere di essere balbuzienti, a camminare, a dormire, a sorridere, a crescere, solo perché si sentono di qualcuno.

Questo qualcuno a cui ci sentiamo di stare a cuore è Gesù. Gesù è così per noi. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza, questa sicurezza, questa verità che ci qualifica come uomini e donne e come cristiani. Quando ti svegli al mattino, quando riesci a rientrare in te stesso per quelle fessure che ti vengono lasciate nella vita, quando ti senti solo, sappi che questa verità ti deve possedere completamente.

Gesù ha convogliato sulla nostra vita tutto l’amore che Dio ha per Lui. Utilizzando il linguaggio religioso del suo popolo, Gesù dice “comandamento”. La parola comandamento per Lui non è legge, non è precetto, non è qualcosa di scritto che ti lega, non è raccomandazione petulante, diritto esigito, tanto meno legame o conto da pagare, ricatto o condizione, è solo amore.

A Gesù tornano in mente i sogni che la Trinità si era coltivata da sempre per gli uomini, rivive la passione profonda di Dio che con ansia sta a vedere se gli uomini sono capaci di usare la loro libertà per amare, vive nella sua vita la tensione del ricupero della bontà dell’uomo, non calcola che cosa gli costa, vuole solo mettersi a disposizione, vuole solo manifestarsi e mettere in atto amore. E l’amore allora assume tutti i connotati del dono a prezzo della vita. Non c’è amore più grande di chi sa dare la vita. Lo ha detto spesso ai suoi apostoli e soprattutto lo ha realizzato proprio nel morire in croce. E’ la grande luce, il grande mistero di come Gesù ci ama e si colloca in ciascuno di quelli che noi chiamiamo prossimo, anche i più poveri, perché pure noi li amiamo.

19 Maggio 2022
+Domenico

Siamo sempre e solo rami che debbono stare legati alla pianta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 5-8) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita. La nostra autosufficienza vorrebbe che tutto partisse da noi. Noi ci crediamo la bontà, e non ci accorgiamo che da soli sappiamo soltanto essere cattivi; noi ci illudiamo di essere la gioia e non ci accorgiamo che ci caratterizza di più la noia; noi passiamo per generosi, invece ci caratterizza di più l’egoismo. Abbiamo perso la strada della sorgente, dobbiamo risalire il fiume della vita e avere il coraggio di ritrovarne la fonte.

Ecco perché tanti santi non smettevano di pregare: stavano sempre in contemplazione e in contatto diretto con la sorgente; avevano la coscienza che solo guardando a Dio intensamente ne potevano accogliere il dono. Abbiamo tanti mezzi per risalire alla fonte: la preghiera, l’ascolto della Parola, la liturgia, la contemplazione delle opere di Dio, la stessa accoglienza del povero. Quante persone si sono ritrovate piene di vita perché hanno avuto il coraggio di stare con i poveri, di amarli e li hanno visti come sorgenti da cui scaturiva l’amore di Dio.

Quando sperimentiamo aridità, vuol dire che il tralcio si è staccato dalla vite, significa che non comunichiamo più con Dio, ci siamo riempiti troppo di noi, abbiamo sostituito la sorgente con pozzanghere, per comodità, per abbassamento del gusto del vero e del bene. Vivere la vita di grazia non è un automatismo, ma una apertura costante alla luce di Dio, una decisione radicale di stare dalla sua parte, di lasciarci invadere dal suo stile di vita, dalla sua grazia.

Non solo, ma non riusciamo nemmeno a immaginare quanto bene Dio può far nascere dalla nostra debolezza, dalla nostra incapacità, dalla nostra stessa malattia, dalla povertà. Dio, il suo regno lo costruisce con le nostre fragilità; con queste sa ridare vita ad ogni morte del cuore e dello spirito, del mondo e delle sue strutture. Con lo Spirito sa costruire anche pace nelle nostre guerre assurde, serenità dove c’è odio, libertà dove c’è schiavitù, basta che ne invochiamo la presenza, che apriamo una fessura nel nostro egoismo, una invocazione nella nostra superba autosufficienza.

18 Maggio 2022
+Domenico