La vita è sempre un dono da accogliere  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54)

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Audio della riflessione.

La vita non fa sconti a nessuno. È sempre un dono da accogliere e mai da possedere, è sempre una sorpresa e una prova. Non guarda in faccia a nessuno, non conta se sei ricco o povero, non la puoi barattare e vendere, comperare o dominare.  

Il vangelo presenta la figura desolata di un funzionario del re, di un notabile del governo, di un uomo oltre la media che non ha bisogno di nessuno, che non è costretto a mescolarsi con i miserabili che seguono Gesù. Lui ha tutto, ma non possiede la vita. Infatti, suo figlio è malato gravemente e a quel figlio è legata la sua felicità. Ha un cuore di padre prima delle sue cariche e della sua posizione sociale. Alla forza della vita di suo figlio non può comandare. Se ne sta fuggendo e solo Gesù la può trattenere.  

Gesù non si dimostra tenero verso di lui, perché è un notabile, anzi lo prova, lo rimanda a casa con una promessa: tuo figlio vive. È la parola che tutti noi vorremmo sentirci dire sulle nostre disgrazie: tuo padre vive, tuo figlio vive, tua madre vive, tua moglie vive, tuo marito vive. La vorremmo sempre sentire sulle morti e le disgrazie che popolano la nostra esistenza, la vorremmo sentire anche sulle nostre vite spente. Spesso viviamo, ma ci spostiamo nel mondo come cadaveri ambulanti, perché non sentiamo più di niente, abbiamo l’anima morta, il cuore spento, la fantasia imprigionata solo nel male, incattivita nel voler perseguire ad ogni costo i nostri disegni malvagi, le nostre passioni incontrollate.  

Il funzionario del re accetta, si fida ritorna a casa, col cuore in gola, tra la certezza e il dubbio, tra la fiducia che Gesù gli ha ispirato e la sua tentazione di uomo di volere verifiche. È in un cammino di fede come tutti noi, che vogliamo conferme, segni, evidenze. È stato il cammino in cui ha giocato la sua libertà, l’ha iniziato rivolgendosi con fiducia a Gesù e l’ha completato nel cammino di ritorno a casa. Ha in regalo la vita del figlio, ma soprattutto la fede, la certezza che su Dio può sempre contare. La sua speranza non verrà mai meno è fondata sull’abbandono in Gesù. La sorgente è sempre Lui. 

11 Marzo
+Domenico

In fila con la Samaritana, ci possiamo mettere anche noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: Io non ho marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Parola del Signore. Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42 Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Audio della riflessione

Ci sono delle ragazze che quando passano, attirano gli sguardi di tutti; tutti si girano, fanno sorrisi; saranno pure belle, ma ci sanno anche fare; giustamente vogliono dare un messaggio di bellezza, di grazia, di spontaneità in questo nostro mondo di programmi, di bilanci, di Dow Jones. Non necessariamente occorre pensare male, la bellezza e la grazia sono sempre un dono di Dio.  
Nel vangelo c’è una donna che quando passa, tutti si girano. Questa però è troppo superficiale, ha una vita chiacchierata, non è certo una buona madre di famiglia, anche se deve lavorare e tenere la casa. Ha passato in rassegna troppi mariti per essere solo sfortunata.  
Un giorno va a prendere acqua al pozzo della città e ci trova Gesù. È un pozzo famoso, risale al patriarca Giacobbe. È una ricchezza per la città di Samaria. Gesù è lì accaldato e stanco, da solo, mente i discepoli sono in giro per raccattare qualcosa da mangiare. Gesù perentorio le si rivolge solenne, come sa fare spesso nei suoi dialoghi: donna, dammi da bere. La donna non si sente né soggiogata, né remissiva. Come ti permetti di chiedermi da bere, tu che sei un giudeo e che, come tutti i tuoi, hai chiuso ogni rapporto con i samaritani?  
Gesù è stato perentorio perché voleva andare oltre. Ha letto nel cuore di quella povera donna tutta la sua sete di felicità, tutte le strade che ha percorso per trovarla, tutti gli inganni di cui è stata vittima e tutti i fallimenti che ha subito. Gesù le legge la sua telenovela, i suoi passaggi di uomo in uomo, di marito in marito, la sua superficialità e l’incapacità di guardarsi dentro, di fermare la corsa verso il nulla. Le legge la banalizzazione dell’amore, che solo in Dio è vero e che trova in Lui solo la sorgente. È una donna che ha smarrito la sorgente dell’amore, come tanti di noi che viviamo di tentativi, di prove, di aggiustamenti, di “stiamo assieme finché tiene”. Di questa sorgente ha bisogno.  
Se tu conoscessi il dono di Dio e se sapessi chi ti chiede da bere, chiederesti tu l’acqua che zampilla per una vita piena, non per rattoppi di sopravvivenza. La donna è colpita dalla chiarezza e dalla forza di verità che promana da Gesù. Vorremmo tutti essere guardati dentro da lui, riuscire a farci leggere nel nostro intimo la voglia di felicità, fare chiarezza nelle bufale in cui incorriamo e che spesso rifiliamo agli altri, sconfiggere la nostra incoscienza il nostro sorriso superficiale ed ebete che scambiamo per serenità, ma che nasconde l’imbarazzo di una vita a brandelli! Questa donna ha capito almeno dove sta la felicità.  
Non sappiamo se ha cambiato, sappiamo però che ha messo in piazza i suoi errori e ha convinto le persone che incontrava ad andare da Gesù. Io sarò quel che voi ben sapete e sempre mi rinfacciate, ma di una cosa dovete assolutamente convincervi: quel Gesù di cui tutti parlano è davvero la fine del mondo, non ve lo lasciate scappare, non state bloccati nei vostri pregiudizi. Non stiamo tutti aspettando il messia, non siamo tutti in attesa di un cambiamento, di una salvezza, di una svolta nella nostra storia e nelle nostre vite? Potrebbe essere proprio Lui, quello che aspettiamo. E andarono da Lui. In questa fila ci potremmo essere anche noi.

12 Marzo
+Domenico

Ho solo te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,46-50) dal Vangelo del giorno (Gv 4,43-54)

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell`uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi, soprattutto nella nostra società, di libertà, di ingerenza del papa o della Chiesa nei fatti pubblici, quasi che oggi siano tutti “costretti” a credere in Dio, a comportarsi secondo il Vangelo, a sentirsi “obbligati” a professare la fede cristiana … esistono sicuramente retaggi storici che potrebbero far credere che ciò sia un vero problema, ma è sempre utile rifarci a ciò che insegnava Gesù …

… nel suo insegnamento c’è sempre stato un grande rispetto della libertà: un giorno lo incontra un funzionario del re, un uomo potente e influente, una “bella posta” se dovessimo ragionare in termini di “proselitismo”. Se questo personaggio avesse creduto, si sarebbe tirato dietro sicuramente l’indice di gradimento del mondo che conta, della stessa corte, degli uomini del potere …il funzionario ha il cuore in mano, ha un figlio che gli sta morendo! Sta alla corte del re, ma di fronte alla morte non c’è re che tenga, non ci sono raccomandazioni e favori capaci di cambiare la morte in vita: lui sa di Gesù e si affida a Lui!

Gesù lo prova: “Mi state addosso solo perché volete sempre aver conferme su di me? non mi credete? volete sempre segni ed evidenze, conferme e sicurezze….

Il funzionario però parla col cuore: “Se questa è una diatriba culturale o religiosa non mi interessa proprio. Io sono a pezzi, mio figlio, la mia vita, la mia speranza, mi sta morendo, non mi interessa di che cosa pensano gli altri di me, se mi sono venduto o no. So che Tu sei capace di dare la vita perché sei dalla parte di Dio.”

Gesù vede l’insistenza, legge nel cuore e gli dice perentorio “tuo figlio vive!

Al funzionario del re basta la parola, non vuole evidenze, vuole solo sapere che Gesù parla: sa che la sua parola è vita, l’ha sentita prima nel cuore e l’ha percepita come un balsamo, e crede! Crede prima di vedere: non crede obbligato dal miracolo, ma affidato alla parola di Gesù! Questa è libertà!Questo è dialogo serrato! Questa è richiesta con tutta l’anima, è rischio globale, è fidarsi con il cuore in gola.

Poteva benissimo dire “questo Gesù non mi ascolta, mi inganna, resto nella mia solitudine” Invece si affida.

Anche per noi credere è affidarci a un cielo che è abitato da Dio, e che viene aperto a questa nostra terra sempre, anche quando è sospettosa di essere ingannata.

28 Marzo 2022
+Domenico

Signore, vieni prima che mio figlio muoia! Và, tuo figlio vive!

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 50-51) dal Vangelo del giorno (Gv 4, 43-54) nel Lunedì della IV settimana di quaresima 2021

Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!»

Audio della riflessione

La vita non fa sconti a nessuno: è sempre un dono da accogliere e mai da possedere, è sempre una sorpresa e una prova … non guarda in faccia a nessuno: non conta se sei ricco o povero, non la puoi barattare e vendere, comperare o dominare.

Il Vangelo presenta la figura desolata di un funzionario del re, di un notabile – quindi – del governo, di un uomo “oltre la media” che non ha bisogno di nessuno, che non è costretto a mescolarsi con i  miserabili che seguono Gesù: Lui ha tutto, ma non possiede la vita, infatti suo figlio è malato gravemente e a quel figlio è legata la sua felicità; ha un cuore di padre prima delle sue cariche e della sua posizione sociale: alla forza della vita di suo figlio non può comandare … se ne sta fuggendo e solo Gesù la può trattenere … e Gesù sembra che non si dimostri tenero verso di lui, gli legge nel cuore però un amore di padre vero, anzi lo mette alla prova: lo rimanda a casa con una promessa, “tuo figlio vive!”.

E’ la parola che tutti noi vorremmo sentirci dire sulle nostre disgrazie: tuo padre vive, tuo figlio vive, tua madre vive, tua moglie vive, tuo marito vive … la vorremmo sempre sentire sulle morti e le disgrazie che popolano la nostra esistenza, la vorremmo sentire anche sulle nostre vite spente, su ogni pandemia, pure!

Spesso viviamo, ma ci spostiamo nel mondo come “cadaveri ambulanti” perché non sentiamo più di niente, abbiamo l’anima morta, il cuore spento, la fantasia imprigionata solo nel male, incattivita nel voler perseguire ad ogni costo i nostri disegni malvagi, le nostre passioni incontrollate.

Il funzionario del re accetta, si fida: ritorna a casa, col cuore in gola, tra la certezza e il dubbio, tra la fiducia che Gesù gli ha ispirato e la sua tentazione di uomo potente che non può fare a meno di verifiche … è in un cammino di fede come tutti noi, che vogliamo conferme, segni, evidenze … è stato il cammino in cui ha giocato la sua libertà: l’ha iniziato rivolgendosi con fiducia a Gesù e l’ha completato nel cammino di ritorno a casa … e ha in regalo la vita del figlio, ma soprattutto ha in regalo la fede, la certezza che su Dio può sempre contare: la sua speranza non verrà mai meno, è fondata sull’abbandono in Gesù.

La sorgente, anche della sua speranza, è sempre Lui.

15 Marzo 2021
+Domenico

Gesù, va sempre creduto solo sulla sua Parola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 43-54)

Proprio perché siamo persone umane, siamo consapevoli che nelle nostre vite dobbiamo sempre destreggiarci tra condizionamenti vari, culture di provenienza, mentalità della gente … è naturale, non siamo individui, ma persone, sempre in relazione.

Dobbiamo però conquistarci la nostra libertà, tutta quella possibile.  

Gesù in Galilea non riusciva a sfondare con la sua predicazione, tanto da dire che nessuno è profeta in patria, perché tutti ti danno per scontato.

Gesù ha avuto più fortuna in Samaria che in Galilea, ma ritorna a Cana dove aveva compiuto il suo primo segno-miracolo dell’acqua cambiata in vino e vi incontra un ufficiale del re preoccupato per suo figlio ammalato, e ha paura che muoia.  

Puoi essere noto, potente, ben stipendiato, pure fortunato negli affari, importante per posizione, ma quando hai davanti la morte, ti cascano tutte le tue sicurezze e cerchi una via di uscita, e spesso nemmeno ci ragioni troppo sul tipo di via. 

Evidentemente questo ufficiale aveva sentito ciò che Gesù aveva fatto in Giudea ed era convinto che potesse fare anche qualcosa per suo figlio.  

Così, ancora una volta, Gesù si trovò davanti alla richiesta di un miracolo.

Già conosceva la gente del luogo: sempre pronta al meraviglioso, al miracolo, alla fama, ma non certo alla conversione.

Questo ufficiale viene da Cafarnao, abbastanza distante da Cana e Gesù osa chiedergli tutto, soprattutto una fede, pure molto interessata, perché si tratta della vita di suo figlio, ma capace di sconvolgergli il modo di pensare, di vivere, la sua posizione sociale.

Gesù ne vede l’angoscia, l’atteggiamento umile di un ufficiale, il costo che pagava nella considerazione della gente, ma anche la fiducia in lui.

Gli dice un perentorio <<va, tuo figlio vive>>: lo invita a credere solo nella sua parola. 

Quell’uomo non si trovò quindi davanti ad un miracolo visibile, non poteva verificare immediatamente se il segno di Gesù era avvenuto oppure no; avrebbe creduto anche senza vedere il segno con i suoi occhi oppure sarebbe stato come la maggior parte dei connazionali di Gesù che continuavano a volere vedere segni eppure non credevano? Doveva scegliere

Il Vangelo dice: <<credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino>>. Gesù aveva già fatto segni a Cana, ma gli uomini non si accontentano mai: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete».

Purtroppo spesso è questa la nostra condizione di uomini e donne ancora oggi: Molti vorrebbero vedere continui segni e, tuttavia, continuano a non credere in Gesù. 

Ma questo secondo segno a Cana aveva prodotto una fede genuina nel cuore di quell’ufficiale del re.

Prima ancora di vedere il segno, egli aveva creduto alle parole di Gesù: «Tuo figlio vive»: Questo rende quell’ufficiale un esempio di fede per noi.

Infatti, egli credette a Gesù sulla parola come siamo chiamati a fare anche tutti noi.

E noi siamo disposti a credere a Gesù sulla parola … o siamo  di quelli che vogliono vederne qualche prova almeno in TV, cui dobbiamo sempre credere lo stesso e peggio?! 

23 Marzo 2020
+Domenico

Ogni domanda è un tombino nella vita ,e non ha bisogno di una botola per essere chiusa, ma di una sfida per scavarne una sorgente di vita

Una riflessione dal Vangelo secondo Giovanni (Gv4, 13-15) dal Vangelo del Giorno (Gv 4, 5-42)

<<Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.>>

Una delle esperienze tipicamente umane che caratterizzano la nostra vita distratta è l’inquietudine.

Non siamo mai soddisfatti: ci manca sempre qualcosa, abbiamo dentro domande che ritornano continuamente e cercano risposte soddisfacenti, ma non le trovano.  

Le domande della vita sono un appello continuo ad andare oltre, sono aperture, che noi spesso ci illudiamo di chiudere con delle botole anziché usare come strade per approfondire la nostra esistenza. 

E’ spesso anche il modello educativo cui siamo abituati … a ogni domanda una risposta, a ogni desiderio la sua soddisfazione, a ogni quiz tre possibili soluzioni: barra quella che ti sembra più giusta.

Non riesci più a pensare, ma solo a tentare!

Nella vita invece si deve usare un altro metodo: ogni domanda deve diventare una sfida e ogni risposta una scommessa.

Mi hai chiesto compagnia? io non ti do un “Tamagochi”, ma ti obbligo a scavare nella tua sete di amicizia e ti faccio scoprire il vero Amore!

Dio fa scommesse: se gli chiedi qualcosa non te la dà subito, ma ti fa trovare molto di più di quello che hai chiesto.

C’è un’arte nella vita … che è quella di riuscire a vedere in ogni nostra domanda una freccia che indica la strada della nostra felicità.

Questa sete che hai è l’appello a scavare, a cercare oltre … è una sete che spinge sempre a trovare  la sorgente: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te, diceva S. Agostino. 

Ed è proprio la sete in un giorno caldo e il desiderio di una sosta nel suo lungo pellegrinare che un giorno fa incontrare Gesù con una donna a un pozzo. 

Un pozzo nel deserto è una autentica “manna”, una salvezza, una necessità: quel pozzo l’aveva scavato Giacobbe. 

Dammi da bere, dice Gesù.

Più tardi sulla croce griderà: <<ho sete>>.

Si meraviglia la donna per questa inaudita richiesta di un uomo a una donna samaritana, di un ebreo ad una donna samaritana: due popoli in costante mutuo disprezzo, un uomo o una donna contro ogni regola di comportamento pubblico. 

Gesù conosce quella donna interiormente: le legge la vita, la sa disorientata e buttata.

Viene ad attingere acqua al pozzo, ma è inquieta … ha dentro una sete più profonda cui non riesce a dare un nome: 

Quante volte non riusciamo a dare un nome alle nostre attese, ai bisogni che si fanno sempre presenti nella nostra vita: ti alzi il mattino e cerchi qualcosa, speri che la giornata ti porti risposte … vai a cercare dappertutto, leggi perfino gli oroscopi perché non sai “stare sospeso”, in una civiltà del “tutto e subito” a ogni domanda ci deve essere subito una risposta.  

<<Se tu conoscessi il dono che Dio>> … quello che Lui ti può fare, se sapessi che cosa veramente sta al fondo di tutte le tue ricerche, dei tuoi giri su te stessa, delle tue avventure che poi ti lasciano sempre sola! 

Se ti intestardisci a bere di quest’acqua, soltanto, avrai sempre sete.

Se continuerai a dar via la tua vita a pezzettini sarai sempre al punto di prima. 

E la sua vita l’aveva abbondantemente messa a disposizione di tanti, sempre in cerca dell’anima gemella, della “botola da mettere sul tombino della sua vita”. 

Troverai sempre e solo risposte parziali, non sarai mai in grado di tenerti in mano l’esistenza: avrai sempre sete. 

Chi beve l’acqua che io darò non avrà più sete per sempre. 

Maria, la madre di Gesù, a questa acqua ha sempre attinto: conservava queste cose nel suo cuore, non viveva la vita a quiz, ma la offriva al mistero, per allargarne l’attesa.

Aveva portato in grembo il figlio di Dio, ma ha sempre vissuto cercando: la sete della vita è sete di eternità.

Anche nel matrimonio più riuscito, diceva papa Giovanni Paolo II, esperimenti sempre un certa insoddisfazione: è la sete della sorgente dell’amore.

Maria era alla sorgente e a questa sorgente in cuor suo sempre ritornava per dare alla sua vita la pienezza di Dio. 

È Gesù l’acqua della vita, la sorgente della nostra pienezza: È lui che sta al fondo di ogni nostra domanda.

Diceva ancora papa Giovanni Paolo II ai giovani: È lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tanto vi attrae, è lui che vi provoca quella sete di radicalità che non ci permette di adattarci al compromesso; è Lui che suscita in noi il rifiuto di lasciarci inghiottire dalla mediocrità. 

Benedetto XVI si poneva spesso sulla stessa lunghezza d’onda e chiamava questa sete, sete di verità.

Voi giovani siete tentati di definire come scopo della vita la libertà: non è sufficiente essere liberi … Infatti siete tanto liberi che vi annoiate!

Occorre essere veri, perché è la verità  la sorgente della vostra sete. 

E questa acqua sgorga dal  cuore di Gesù perfino dalla croce, fino all’ultima goccia di vita. 

15 Marzo 2020
+Domenico