Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-5) dal Vangelo del Lunedì Santo (Gv 12, 1-11)
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».
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Sei giorni prima, proprio come oggi, proprio nell’imminenza degli eventi definitivi che sono tanto attesi, ma che si consumano quasi come un lampo nella velocità e caducità del tempo … sei giorni prima di Pasqua.
Abbiamo vissuto tutti noi certe settimane decisive … oggi è tutto “normale”, tra sette giorni può essere tutto diverso! Così è la nascita di un bambino, così la morte che si porta via tutto e lascia la settimana dopo solo stupore e confusione, così sono le scelte banali, i campionati, la partite … sembra quasi che la tensione vissuta nella preparazione, la stessa importanza del fatto che vivi … non sia affatto “ripagata” dalla brevità e dalla velocità in cui tutto avviene.
Ebbene, sei giorni prima di Pasqua Gesù ritorna in un luogo caldo di amicizia e sentimento: non lo incantano le manifestazioni di successo … Ieri era stato osannato, ma sa bene la fragilità dell’audience, dell’immagine: oggi sei al centro, domani non ti guarda nessuno! O sei qualcuno tu, o sei niente se ti affidi e pensi che sia la notorietà a darti sostanza!
Gesù si affida all’intimità di una famiglia: vuole passare i suoi ultimi giorni nell’amicizia e nel tepore di una accoglienza … ma anche questa non è nessuna isola: scoppia il grande amore di Maria, la sorella di Lazzaro, che stavolta serve a tavola … non sta allampanata a guardare e a contemplare, e decide un gesto di amore estremo, delicatissimo, foriero di presagi che non si possono dire a parole: unge di profumo i piedi di Gesù.
Il timore che a Gesù sarebbe capitato qualcosa di grave è nell’aria: nessuno lo dice per delicatezza, per amore, per “godere” pur in un’incoscienza voluta quei momenti intensi. È Gesù stesso che li esprime: “Mi hai anticipato con il tuo gesto di amore la sepoltura”.
È sempre il dolcissimo Gesù che accoglie nella verità e offre strade per accettarla.La verità della situazione è fatta emergere in termini ancora più crudi dall’intervento e dalla presenza di Giuda: profumo sprecato, poveri abbandonati, lusso ingiustificabile. Lui, col cuore ormai inaridito dalla delusione e dall’incapacità di stare dalla parte di Gesù.
La coda del diavolo c’è sempre e ci ricorda che la vita è sempre in salita e che occorre sempre affidarsi a Dio come fa Gesù … ma Maria, la sorella di lazzaro, la “contemplativa”, è riuscita a offrire a Gesù l’ultimo gesto di amore dell’umanità prima della sua morte.
Ce ne sarà un altro di gesti d’amore, sarà il bacio di Giuda, ma quello è tradimento … questo è l’ultimo gesto di amore dell’umanità a Gesù.
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Audio della riflessione
Il potere è sempre scaltro: crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità; insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli è il metodo dell’oppressione.
Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante: ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo.
E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro … la ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.
Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione: le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota, pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte.
“Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo … portavano … andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare: là il corpo non c’è proprio più!”
E’ la prima conferma alla “magistratura” del fatto straordinario: non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia … questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.
“Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi” … la pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio a predicare; e hanno constatato in seguito che i cancelli erano ancora chiusi…
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Volevano insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)
Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.
Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.
Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.
Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio a predicare; e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?
Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.
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Volevano insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)
Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.
Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.
Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.
Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio a predicare; e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?
Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.
La risurrezione è tutta un’altra cosa: non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione! Nessuno riuscirà a trovare il Risorto: si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante.
Quattro secoli dopo Sant’Agostino dirà, ironicamente: “Che bei testimoni mi presenti per dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?”
Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli: ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto.
La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.