Ciascuno di noi è chiamato da Dio a fare una scelta di fondo per la nostra vita e per la vita del mondo.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

Qual è la vera strada della mia vita? C’è qualcuno che mi aiuta a trovare la strada giusta? C’è un satellitare infallibile?

Spesso, forse, stiamo in attesa che sia qualcun altro a decidere per noi per non caricarci della responsabilità della scelta e così scaricare su altri i nostri fallimenti… Qualcun altro, invece, non si pone tanti problemi di scelta: ha trovato due o tre occasioni, le ha seguite; una gli sembra buona e se ne sta tranquillo a vivere di rendita. E’ una vita “senza infamia e senza lode”, come tutte del resto: “non faccio niente di male, niente di speciale, ma io sto bene: ho amici, ho fascino, ho soldi, che vuoi di più?”

A un certo punto però si accorge che c’é qualcosa che non quadra nella sua esistenza, oppure viene posto con evidenza di fronte a una “luce”, a un’intuizione, a una verità, che gli fa cambiare radicalmente strada. Gli si aprono gli occhi, percepisce dentro una voce, una spinta, che non lo lascia tranquillo. Levi, era uno di questi: pacifico, stava a contare i suoi soldi in banca, a spostare denaro, a fare bonifici, aveva un lavoro fisso, disprezzato da tutti perché se la intendeva – per forza di cose – con i Romani che occupavano la Palestina; un avvenire sicuro, una cerchia di amici della stessa risma che gli faceva da cortina di fumo per non vedere i problemi, qualche bella cena, qualche buona avventura e guadagno sicuro. Della rispettabilità non gli importa, tanto per soldi tutti si creano una maschera e fatto tacere a pagamento – se fosse possibile – anche la coscienza.

Ma un giorno, al banco dove sta contando euro a non finire, gli capita Gesù che punta su di lui il suo sguardo, il dito, la sua Persona, la sua voce perentoria, tutto il suo fascino, e gli dice: “Seguimi!”.

E’ un fascio di Luce, un dito puntato, uno stupore, una sorpresa… “Ti serve qualche donazione per i quattro straccioni che ti seguono dovunque vai? Hai progetti ambiziosi che ti posso finanziare?”

Ma Gesù non è venuto a chiedere le sue cose, ma la sua stessa vita! L’ardore del suo lavoro, l’intelligenza dei suoi pensieri da applicare al suo Regno, non a quello di “Mammona”, o dei soldi…

E Levi, capisce: “proprio me chiami? E’ me che vuoi? Con tutti i banchieri che ci sono, ti rivolgi proprio a me?” E alzatosi, messosi diritto davanti a Gesù, davanti alla Vita, davanti ad un nuovo futuro, nella dignità di tutta la sua umanità provocata a risorgere da questo invito, lo seguì.

Gli è andato dietro: lo ha messo davanti a sé come una mèta, una forza irresistibile, una luce abbagliante, un calore confortante, ed è diventato Apostolo mandato ad annunciare, non più seduto a contare. Continua ancora la sua vita di relazione, ha ancora i suoi amici e sicuramente deve giustificare con loro perché abbandona la sua ricca posizione sociale per correre dietro ad un predicatore che non si sa quanto sia raccomandabile… sta di fatto che vuole che Gesù incontri questa sua potente fasciatura, tutto il mondo di pubblicani che lo accerchia. E Gesù va’, con grande scandalo dei ben-pensanti, a sradicare certezze e a portare la sua speranza.

Gesù non disdegna nessuna delle nostre mense, si fa compagno di tutti e non ha paura! Vuole solo la nostra felicità: vi vede spaesati, ma Lui vi aiuta ad alzare lo sguardo al Cielo. E’ venuto per loro, non per stare nelle sacrestie del tempio a morire di fumo di animali bruciati.
Questo Gesù passa ancora per banche e agenzie, per fabbriche e uffici, per borse-valori e università, e punta il dito e ci dice “Seguimi!”

Se lo ascolti, avrai trovato la strada della felicità!

13 Gennaio
+Domenico

Solidarietà, convinzione, fratellanza.

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 2,1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». 
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Audio della riflessione

Lui era ammalato ed immobilizzato: la malattia, da un po’ di tempo, lo teneva incollato al letto, paralizzato. Lo chiamavano “il paralitico”. Era disperato, la sua vita era segnata per sempre, ma aveva quattro amici, otto gambe, otto braccia e quattro cuori che facevano il tifo per lui!

“Fatti coraggio, ci siamo noi ad aiutarti; per quel che ti serve, conta pure su di noi. Abbiamo lavorato insieme, ci siamo divertiti, e ci si è spezzato il cuore quando abbiamo dovuto recuperarti, senza più forze per sempre, ma non ti possiamo abbandonare”.

Ed è questa amicizia che scatena il miracolo, la fede, la salvezza.

“Ti abbiamo sempre aiutato, vuoi che ora non ti portiamo da Gesù? Di lui tutti dicono che ha un cuore tenerissimo, ha guarito dalla lebbra e ti ricordi poi quel cieco che ogni tanto urlava la sua rabbia e la sua fame? Ebbene, oggi ci vede e non sta nella pelle dalla gioia! E tu, da Gesù, ti portiamo noi”

Ve l’immaginate questi amici, con la solidarietà che hanno in corpo, se stanno a far la fila, a ritirare lo scontrino che fissa la precedenza, a recedere perché l’ambulatorio è chiuso o non ha più spazio?

“Ti caliamo dal tetto, proprio davanti a Gesù! Tanto a Pietro glie lo rifaremo nuovo e per fortuna che è un poveraccio come noi e non ha fatto la soletta, né il soffitto, né il controsoffitto”.

Scoperchiarono il tetto nel punto dove Egli si trovava, dice il Vangelo.

Gesù si vede calare davanti agli occhi il dolore fatto persona, un corpo paralizzato, una vita imprigionata che gli taglia la Parola che stava annunciando – gli interrompe l’omelia, diremmo noi – gli nasconde l’uditorio e stizzisce gli Scribi che erano riusciti a segregarlo per un seminario di studi sulla Torah o su qualche iota o apice della Legge.

Coma fa Gesù a non rispondere alla provocazione di questa fede, di questa solidarietà; alla pressione incontenibile di questa domanda e all’invocazione di questa vita?

“Ma voi pensate che io sia un guaritore da quattro soldi? Che sia uno sciamano che a Nazaret ha ereditato un po’ di magia?”

“Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. E’ questo male profondo che io sono venuto a sradicare dal cuore; non sono specializzato in neurologia o traumatologia; non mi scambiate per un ipnotizzatore. “Prendi il tuo letto e cammina: la tua vita è diversa!”. E per significarti che sei cambiato dentro, ti riconsegno ai tuoi quattro amici con una vita piena, una salvezza che non potrà non contagiare quelli che incontrerai.

E il tam-tam della salvezza ha cominciato a diffondersi attraverso questo paralizzato con il letto a traino, con una vita nuova fuori e soprattutto dentro.

Il male più grande è il peccato, è aver reciso la vita dalla fede. Per noi adulti di oggi è aver ridotto Gesù Cristo a un nome, a una religione come le altre, a una pia tradizione.

12 Gennaio
+Domenico

Non siamo lebbrosi, ma poco ci manca alla lebbra spirituale

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle persone che hanno un coraggio indomabile di fronte a tutte le avversità, altri si adattano e non reagiscono. Capita così anche nella malattia. Vedi subito se uno ha voglia di vivere o no, se vuol combattere o ha perso omai ogni energia. Qualcuno si lascia morire altri invece hanno voglia di vita da vendere e reagiscono. Spesso questa è la forza necessaria per continuare a vivere, è una forza che compie miracoli. La vita anziché essere una fatalità è sempre una scelta, o meglio, un dono da accogliere e se non lo vuoi, nessuno te lo può imporre, prima o poi se ne va.

Era attaccato alla vita quel lebbroso che è corso ai piedi di Gesù: ha saltato tutte le regole che imponevano ai malati di lebbra l’isolamento e si è portato davanti a Gesù.

Ormai sei condannato, stattene tranquillo dove sei, la vita è un colpo di fortuna, tu sei sfortunato, adattati alla tua situazione!

Invece lui balza nella vita e supplica: se vuoi, se mi dai ascolto, se guardi alle mie privazioni, a quel che mi manca per essere un uomo, tu puoi ridarmi tutto quello che hai dato ad ogni creatura. Perché io dovrei rimanerne privo? Puoi guarirmi. E’ una preghiera semplice, ma decisa, sa quel che chiede e sa a chi chiede. Gesù di fronte a questa fede risponde subito:  lo voglio. E’ animato da compassione, da attenzione profonda alla sofferenza.

E lui, il lebbroso diventa il primo annunciatore della grandezza di Gesù, lo va a dire a tutti, non lo tiene più fermo nessuno; ha riottenuto la gioia di vivere e la canta più che può. E annuncia non solo e soprattutto il fatto, ma la parola, il logos, se vogliamo stare alle parola greca che Marco usa. Annuncia qualcosa di più di un miracolo, di un aspetto meraviglioso, che ha dell’incredibile, ma annuncia la parola di salvezza.

Nella guarigione della lebbra è significata ogni altra guarigione. Anche noi siamo quel lebbroso, anche a noi cade la vita a pezzi, perdiamo la freschezza e l’innocenza. Anche a noi le mani anziché essere tese all’abbraccio diventano moncherini mortificati, le nostre labbra anziché essere aperte a parole d’amore, sono disfatte dalla maldicenza; anche i nostri piedi anziché essere portatori di gioia, di vangelo sono paralizzati nella nostra solitudine. Una lebbra ce la portiamo dentro tutti, un principio che smonta la nostra vita pezzo a pezzo e ce ne fa perdere la bellezza la proviamo tutti. E’ lebbra il peccato, è lebbra lo scoraggiamento, è lebbra la paura. Abbiamo bisogno di gridare anche noi: se vuoi, puoi guarirmi, certi che Dio non ci abbandona mai.

Ma noi siamo due ragazzi che ci siamo da poco fidanzati, non siamo lebbrosi. Certo, siamo qui a chiedere a Dio che vi risparmi dal vedere il vostro amore cadere a pezzi come la carne del lebbroso, vi mantenga sempre la freschezza e un po’ di ingenuità sulla vita che oggi ancora avete. Il vostro amore fresco è come la pelle del lebbroso che Dio ha rifatto; per questo lo ringrazierete ogni giorno.

11 Gennaio
+Domenico

Le sofferenze, le disperazioni chiamano in causa sempre Gesù

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Ogni uomo che viene al mondo deve portare il suo carico di dolore, di pena, di male. Non è una fatalità, ma un dato di fatto. Resti spesso sconcertato quando fai il conto di tutto il male che esiste nel mondo, ti senti schiacciato quando ne devi portare una parte. Ti tocca perché sei papà o mamma e spesso ti sembra di non farcela a sostenere il dolore che ti accumula la vita di famiglia; ti tocca per la tua stessa vita, per le vicende che ti capitano, che qualche volta hai provocato tu con la tua insipienza o che spesso ti vengono caricate sulle spalle senza tua colpa: è un incidente, è una malattia, è una ingiustizia, sono le disonestà, le cattiverie, i delitti di chi non ha rispetto di nessuno.

La TV e la stampa ogni giorno ci mettono davanti le sofferenze dell’umanità. Se poi hai avuto occasione di visitare direttamente qualche popolo del cosiddetto terzo mondo ti senti sicuramente in colpa. Ma perché tutto questo macigno straziante di male? C’è qualcuno o qualcosa o qualche prospettiva che ci permetta di vincerlo, non solo di sfuggirlo; di superarlo non tanto di scaricarlo sulle spalle di altri.

A Gesù, al tramonto del sole di quella prima giornata di Cafarnao, passata amichevolmente nella casa di Pietro, si presenta una massa di ammalati e di indemoniati. Si è diffuso un rapidissimo tam-tam tra tutti i disperati; la notizia della sua presenza è passata di tugurio in tugurio, di disperazione in disperazione e ciascuno ha trovato, la forza di portare alla luce i suoi mali, i suoi malati, i reclusi del dolore. C’è Gesù. Lui ha detto che il Regno sta scoppiando, Lui comanda ai demoni; Lui è capace di portare tutto il male del mondo e se ne sente quasi schiacciato.

Ha bisogno di fissare il suo sguardo gravato dalle scene del dolore negli occhi del Padre e di buon mattino si ritira in un luogo deserto a pregare: Non è una fuga, al “tutti ti cercano” che Pietro gli grida non oppone rifiuto, ma allarga ancora più l’orizzonte a tutti i villaggi vicini.

È Lui l’agnello che si carica il male del mondo. Non siamo più soli a portarlo. Lui è la chiave di volta sotto cui il peso della vita non potrà mai schiacciarci. Gesù non ci lascia soli. Il male del mondo è tanto, siamo tentati di dire che è troppo, ma bisogna cercare Gesù per avere la certezza di vincerlo. Se la terra è spaesata, il cielo non è vuoto. Papa Francesco ci dice sempre che la chiesa deve uscire e accogliere tutti. Gli siamo obbedienti oppure ci fermiamo a guardarci negli occhi? Noi i bravi, i garantiti, quelli che dicono di avere bisogno di nessuno e magari non aiutano nessuno? Tutti cercano solidarietà, compagnia, amore. La chiesa è in uscita sempre anche per questo.

10 Gennaio
+Domenico

Gesù stana tutte le nostre miserie e ce ne guarisce

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze. Spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane. Molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo. E queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano; le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: Taci, esci, te lo comando. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male. Gesù è l’unica potente salvezza. E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui. Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male. Occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile. E’ finito il tempo in cui per accettare criticamente Gesù dovevamo sempre dire che i miracoli che compiva e di cui ci parla il vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale. Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi come il Signore che non ci abbandona mai.

09 Gennaio
+Domenico

Una squadra di lavoro, appassionata di vangelo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Sono finite le feste, le vacanze, le variazioni di orario di vita, di percorsi di incontri. La ripresa del lavoro, della scuola, dello studio è sempre faticosa, ma necessaria. La vita è fatta di poche feste e di tanti giorni feriali; la quotidianità è la legge, la festa è l’eccezione, anche se le feste danno sapore ai giorni normali perchè te ne fanno intravvedere e gustare il significato. La legge di inerzia dello spirito è ancora più difficile da vincere di quella degli oggetti. Esige grinta interiore, forza di volontà, soprattutto motivazioni: un papà o una mamma hanno davanti una famiglia, un lavoro, un adulto punta di più sull’abitudine, un giovane sulla spontaneità, ma la cosa più utile è avere degli amici, essere in squadra per potersi aiutare l’un l’altro a trovare motivi, mettendo assieme il poco di tutti per fare una forza imbattibile.

Gesù era partito deciso, aveva lasciato il suo bel paesello, aveva voltato pagina. La prima cosa che fa è di mettere assieme una squadra che, come Lui, si mette a condividere passione per la sua causa e li chiama. Aveva visto non poco volte questi giovani, questi uomini rotti dalla fatica, attaccati al loro lavoro, decisi a non lasciarsi sopraffare dalle condizioni avverse. Li ha pensati tante volte a impiegare la loro grinta nella sua missione di annunciatore del vangelo, anziché nel tentare di riuscire nella pesca, nel loro lavoro.

Andrea, Simone, Giacomo, Giovanni ci state a vivere con me, a predicare speranza a questo nostro mondo che è continuamente tentato di vivere alla giornata? Ci state a costruire un cenacolo di persone che si misurano sul futuro di Dio? Ci state a mettere tutte le vostre forze nell’aiutare gli uomini a decidersi per il Regno di Dio? Vi sta a cuore la bontà, la giustizia, l’amore vicendevole, il perdono, la lode a Dio? Riuscite a cogliere che il tempo è maturo perché Dio si riveli padre misericordioso? Volete condividere con me i momenti intimi di una crescita e di un confronto, di una compagnia e di una missione?

Un avverbio caratterizza la loro risposta: subito. Anche loro era da tempo che ascoltavano Gesù e le speranze che aveva fatto nascere nel loro cuore li avevano proprio affascinati. E si misero con Gesù, decisi. E’ sempre importante cominciare decisi, avere in cuore un ideale alto. Ogni giorno è abitato da una Parola, da un brano di vangelo, da un messaggio di speranza; di questa speranza devo vivere e devo portare agli altri, al mondo.

08 Gennaio
+Domenico

Con Gesù nella fila del Battesimo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 1,7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti un ricordo lieto e triste di una prima volta. Il primo giorno di scuola, il primo giorno di naia, il primo giorno di matrimonio, il primo figlio, il primo bacio, il primo volo, il battesimo dell’aria.

È stato qualcosa che ci ha iniziato alla vita, che le ha dato un nuovo colore, che ha coronato una lunga preparazione o attesa, che ci è capitato improvviso e che ci ha fatto scoprire qualità impensate. Spesso è stata una investitura. “Adesso sei grande, tocca a te, non ti tirare indietro; sei su un trapezio, non ci sono più reti di protezione”. Un misto di brivido, di paura, di orgoglio ci ha fatto decidere.

Non so se Gesù provasse qualcuno di questi sentimenti, là al Giordano in quella fila di peccatori. Era stato attratto da Giovanni, sentiva che suo Padre non era ingessato nei ritualismi o imprigionato nel tempio, ma era là nell’attesa della povera gente, povera di speranza soprattutto, una povertà che attraversa ricchi e poveri, stolti e intelligenti, uomini di potere e servi inutili.

E qui al Giordano il Padre, che Lui chiamerà sempre papà (solo sulla croce lo chiama Dio quando ripete le parole del salmo; Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato, ma le sue ultime parole saranno ancora: papà nelle tue mani mi abbandono), ebbene qui al Giordano è ancora suo Papà che lo offre a noi a mani spiegate, lo manda, lo accredita, lo spinge sul trapezio dell’annuncio e del dono fino alla morte, senza rete. L’unica rete sono le sue braccia. Con questa consapevolezza Gesù guarderà in faccia la morte, supererà le tentazioni, non soffrirà la solitudine.

Sei mio figlio, oggi ti ho generato; sei il prediletto, sei l’agapetos, Agapito (mi richiama il martire patrono della mia diocesi di Palestrina, in cui sono ancora incardinato), non ho altro bene fuori di te, ti affido all’ascolto di tutti, ti mando il mio Spirito; il nostro Spirito è la tua compagnia, la tua consolazione, la tua forza. Oggi lo Spirito aleggia su queste acque come spirò sulle acque del caos primitivo, è una nuova creazione che cammina con te.

Sono disposto a perderti purché questa fila di peccatori, che sta con  te nell’acqua del Giordano diventi una fila di santi, di giusti, di uomini e donne nuovi. Anche tutti noi oggi siamo in questa fila, che Gesù ci immerga nella  sua santità.

07 Gennaio – Festa del Battesimo del Signore
+Domenico

Un grido! e una strada nuova si apre nel deserto  

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Audio della riflessione

Entriamo in questo secondo passo decisivo di attesa, di speranza, di fede scossi dal grido che parte dal Signore e ci raggiunge attraverso la sua Parola, per svegliarci perché forse ci siamo scoraggiati e stancati di invocarlo, soprattutto perché ci siamo impigriti; una voce grida, grida! che cosa dovrà gridare? Alza con forza la voce! La schiavitù in cui siamo stati condannati dal nostro male è finita, Dio ci offre il suo perdono, la colpa è scontata. Si tratta della schiavitù cui fu sottoposto il popolo di Israele, nel suo esilio, ma proprio perché è il Signore che parla, la sua parola è sempre un segno per l’umanità, sono tutte le nostre schiavitù che ci siamo costruiti allontanandoci da Dio che ci feriscono, ci destabilizzano e che con la venuta di Cristo ci vengono tolte, da esse siamo da Lui liberati.  

Un altro grido ci annuncia che, se siamo stati liberati, occorre costruire una strada nuova nel deserto, cioè una strada di conversione nella vita. Ma soprattutto un cristiano deve gridare che Dio non ci abbandona mai, che nelle nostre colpe e fragilità, adattamenti e disperazioni siamo sempre sorretti dalla sua Parola. Di fronte a queste grida noi creature reagiamo in vari modi: Con la rabbia contro tutto e contro tutti, perché siamo violenti e pieni di disperazione oppure ci ripieghiamo su noi stessi, non vogliamo più affrontare la realtà oppure molto meglio, coraggiosamente continuiamo a lottare perché ci siamo dati degli ideali alti, che pure non resisteranno all’impatto col male, ma per i quali vale sempre la pena di spendersi. Tutto qui la nostra storia umana, la nostra vita? Siamo sostenuti soprattutto dalle nostre risposte più o meno buone?  

Si staglia in questo nostro riflettere la potente figura di san Giovanni il battezzatore, che ci ha aiutato a vedere nel momento presente quello che si prefigurava nella vita del popolo ebreo: la venuta di Gesù. Il compimento di ogni promessa, di ogni nuova alleanza, di ogni perdono, di ogni conversione è l’incarnazione della fedeltà di Dio nella dolce e forte persona di Gesù. È lui il segno che ci fa vedere come Dio ha accettato il nostro mondo definitivamente. Giovanni Battista, e Gesù ancora massimamente di più, non si è limitato ad annunciare, a farsi in quattro per togliere la sua gente dal torpore, a invitare a penitenza. Rende presente Cristo nella sua persona. Al discepolo, al cristiano non è chiesto solo di entusiasmarsi della gioia del vangelo o di predicare anche con vera convinzione.  

Giovanni non fu solo il vero profeta e coraggioso annunciatore della venuta di Cristo, ma ne è stato la vera immagine. Infatti, poco tempo aver presentato al mondo Gesù, il messia tramite il battesimo, verrà brutalmente decapitato; ha seguito la stessa sorte di Gesù. In questa maniera ha reso presente il maestro superando un mare di difficoltà. Anacoreta fino in fondo, ma presenza di Dio, in ogni esperienza di vita, figura di uomo con dentro la figura di Gesù. 

10 Dicembre
+Domenico

Vigilate!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Audio della riflessione

Si può stare tutto il giorno e tirare a sera, adattandosi a quel che capita, senza aspettarsi niente dalla vita, dalle persone che incontriamo. Si può stare tutta la vita a subire gli eventi, a lamentarsi di ciò che non va bene, e ce n’è sempre troppo. Si può vivere una vita di famiglia sulla ruota dell’abitudine, da automi, come un pacco postale, su cui sta scritta la destinazione e che inesorabilmente volenti o nolenti giunge alla sua meta, sballottato qua e là, preso in mano da tutti e scaricato da tutti.  

Una vita di questo genere la chiamiamo appunto destino. Ma una vita così non la fa nemmeno un anziano, in casa di riposo che dà ogni giorno nuovo cui apre gli occhi si aspetta qualcosa: anche solo una buona tazza di caffè, magari un sorriso. Non la vive come un cieco destino nemmeno un malato, che ha scritto nella sua carne e nei suoi orari la routine più sconfortante: misura della temperatura ad ore impossibili, pulizia della sala e finestre spalancate, visita dei medici, iniezioni, flebo, visita parenti, pasti contro il muro, luci che si abbassano; oppure un carcerato: sveglia senza impegno, sole a scacchi tutto il giorno, ora d’aria, rumori secchi di chiavi, maledizioni dei vicini, rancio…… 

Eppure, l’ammalato ad ogni giorno che passa attende la salute e il carcerato la libertà. Il loro corpo si inarca in attesa di qualcosa, di un dono, di un nuovo futuro. 

Ebbene così è la vita del cristiano: non un freddo orologio che segna il tempo che passa, non una lancetta che torna sempre sui suoi giri, non un contatore digitale che ripete sempre le stesse cifre, ma una sentinella che aspetta l’aurora, una vita protesa ad aspettare sempre qualcosa di nuovo. “State attenti vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso”. Ricordo la tensione delle prime volte che durante la naia le reclute dovevano fare veglia sulle altane della caserma o dei luoghi di esercitazione in Sardegna. La sentinella non dà niente per scontato, non cede all’abitudine non si lascia intorpidire gli occhi dal “tanto non cambia niente”, ha l’occhio attento per vedere, la preoccupazione di difendere, in attesa di avere sempre nella vita il cuore aperto ad accogliere.  

È una mamma che sa aspettarsi dai figli il bene massimo che sempre spera per loro, è il giovane che non si adatta a tenere i piedi per terra, tanto il futuro gli pare scippato dagli adulti; è la ragazza che aspetta dal suo ragazzo i sentimenti teneri di un amore e non le pretese di un egoismo sottile e camuffato.  

È il cristiano che sa leggere in tutti gli avvenimenti una parola, un messaggio, un invito, il passaggio di Dio. Sa vedere più lontano, oltre le lacrime che spesso ci appannano la vista, sa sperare pienezza di vita per gli altri e per sé. 

È una sentinella del mattino, come desiderava e diceva spesso s. Giovanni Paolo II che fossero tutti i giovani, e non dei registratori di cassa. Vigilate. 

03 Dicembre
+ Domenico

Gesù si è caricato nel suo sangue tutta la nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio della riflessione.

Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità. Sappiamo tutti, infatti, che con le impronte digitali riescono a distinguere qualsiasi persona da un’altra, col DNA ancora di più; i genitori vedono crescere i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti originali. All’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii, poi si devono adattare a vedere, e giustamente, che non sono la somma di nessuno, ma una originalità assoluta, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza. Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro… 

È stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto. Ed è interessantissimo che il vangelo di Matteo che si legge nelle chiese oggi, che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici. Ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre… 

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto. Ci stiamo tutti noi. Ci sta il buono e il cattivo, il kamikaze e il martire, l’importante e lo sconosciuto. Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato. La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi, anche falliti di umanità, di chi lo ha preceduto. Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre. 

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati. In questa fila c’è un salto di qualità, si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, la donna per eccellenza in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza; in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità; in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente; in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha; in Lei si compie il sovrano mistero dell’Incarnazione per la gloria di Dio e la pace sulla terra; in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo; in Lei abita ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia; è donna viva, ideale e reale; in Lei il dolore raggiunge 

acerbità impossibili che nessun cuore di madre ha egualmente provate; in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane; in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito Santo e irradia Cristo Gesù. 

“Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili. L’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione. Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, che solo nella Chiesa Cattolica si conosce. Non per nulla Maria è celebrata come “causa nostrae letitiae” e invochiamo come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia. Oggi a lei noi ci affidiamo, sicuri che ci porta a suo Figlio Gesù, magari ancora sulla croce di ogni nostra vita, ma sicuri che ci aspetta la risurrezione.

08 Settembre
+Domenico