Un grido! e una strada nuova si apre nel deserto  

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Audio della riflessione

Entriamo in questo secondo passo decisivo di attesa, di speranza, di fede scossi dal grido che parte dal Signore e ci raggiunge attraverso la sua Parola, per svegliarci perché forse ci siamo scoraggiati e stancati di invocarlo, soprattutto perché ci siamo impigriti; una voce grida, grida! che cosa dovrà gridare? Alza con forza la voce! La schiavitù in cui siamo stati condannati dal nostro male è finita, Dio ci offre il suo perdono, la colpa è scontata. Si tratta della schiavitù cui fu sottoposto il popolo di Israele, nel suo esilio, ma proprio perché è il Signore che parla, la sua parola è sempre un segno per l’umanità, sono tutte le nostre schiavitù che ci siamo costruiti allontanandoci da Dio che ci feriscono, ci destabilizzano e che con la venuta di Cristo ci vengono tolte, da esse siamo da Lui liberati.  

Un altro grido ci annuncia che, se siamo stati liberati, occorre costruire una strada nuova nel deserto, cioè una strada di conversione nella vita. Ma soprattutto un cristiano deve gridare che Dio non ci abbandona mai, che nelle nostre colpe e fragilità, adattamenti e disperazioni siamo sempre sorretti dalla sua Parola. Di fronte a queste grida noi creature reagiamo in vari modi: Con la rabbia contro tutto e contro tutti, perché siamo violenti e pieni di disperazione oppure ci ripieghiamo su noi stessi, non vogliamo più affrontare la realtà oppure molto meglio, coraggiosamente continuiamo a lottare perché ci siamo dati degli ideali alti, che pure non resisteranno all’impatto col male, ma per i quali vale sempre la pena di spendersi. Tutto qui la nostra storia umana, la nostra vita? Siamo sostenuti soprattutto dalle nostre risposte più o meno buone?  

Si staglia in questo nostro riflettere la potente figura di san Giovanni il battezzatore, che ci ha aiutato a vedere nel momento presente quello che si prefigurava nella vita del popolo ebreo: la venuta di Gesù. Il compimento di ogni promessa, di ogni nuova alleanza, di ogni perdono, di ogni conversione è l’incarnazione della fedeltà di Dio nella dolce e forte persona di Gesù. È lui il segno che ci fa vedere come Dio ha accettato il nostro mondo definitivamente. Giovanni Battista, e Gesù ancora massimamente di più, non si è limitato ad annunciare, a farsi in quattro per togliere la sua gente dal torpore, a invitare a penitenza. Rende presente Cristo nella sua persona. Al discepolo, al cristiano non è chiesto solo di entusiasmarsi della gioia del vangelo o di predicare anche con vera convinzione.  

Giovanni non fu solo il vero profeta e coraggioso annunciatore della venuta di Cristo, ma ne è stato la vera immagine. Infatti, poco tempo aver presentato al mondo Gesù, il messia tramite il battesimo, verrà brutalmente decapitato; ha seguito la stessa sorte di Gesù. In questa maniera ha reso presente il maestro superando un mare di difficoltà. Anacoreta fino in fondo, ma presenza di Dio, in ogni esperienza di vita, figura di uomo con dentro la figura di Gesù. 

10 Dicembre
+Domenico

Ogni vita che cade a pezzi è una lebbra 

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle persone che hanno un coraggio indomabile di fronte a tutte le avversità … altri si adattano e non reagiscono.

Capita così anche nella malattia: vedi subito se uno ha voglia di vivere o no, se vuol combattere o ha perso ormai ogni energia. Qualcuno si lascia morire, altri invece hanno voglia di vita da vendere e reagiscono. Spesso questa è la forza necessaria per continuare a vivere, è una forza che compie miracoli!

La vita anziché essere una fatalità è sempre una scelta, o meglio, un dono da accogliere e, se non lo vuoi, nessuno te lo può imporre: prima o poi se ne va.

Era attaccato alla vita quel lebbroso che è corso ai piedi di Gesù: ha saltato tutte le regole che imponevano ai malati di lebbra l’isolamento e si è portato davanti a Gesù.

“Ormai sei condannato, stattene tranquillo dove sei, la vita è un colpo di fortuna, tu sei sfortunato, adattati alla tua situazione!”.

Invece lui balza nella vita e supplica: “se vuoi, se mi dai ascolto, se guardi alle mie privazioni, a quel che mi manca per essere un uomo, tu puoi ridarmi tutto quello che hai dato ad ogni creatura. Perché io dovrei rimanerne privo? Puoi guarirmi!”.

E’ una preghiera semplice, ma decisa, sa quel che chiede e sa a chi chiede.

Gesù di fronte a questa fede risponde subito:  “lo voglio.”; è animato da compassione, da attenzione profonda alla sofferenza.

E lui, il lebbroso, diventa il primo annunciatore della grandezza di Gesù: lo va a dire a tutti! Non lo tiene più fermo nessuno! ha riottenuto la gioia di vivere e la canta più che può … e annuncia non solo e soprattutto il fatto, ma la parola, il logos, se vogliamo stare alle parola greca che Marco usa, cioè annuncia qualcosa di più di un miracolo, di un aspetto meraviglioso, che ha dell’incredibile, ma annuncia la parola di salvezza.

Nella guarigione dalla lebbra è significata ogni altra guarigione.

Anche noi siamo quel lebbroso, anche a noi cade la vita a pezzi, perdiamo la freschezza e l’innocenza. Anche a noi le mani anziché essere tese all’abbraccio diventano moncherini mortificati, le nostre labbra anziché essere aperte a parole d’amore, sono disfatte dalla maldicenza; anche i nostri piedi anziché essere portatori di gioia, di Vangelo sono paralizzati nella nostra solitudine.

Una lebbra ce la portiamo dentro tutti, un principio cioè che smonta la nostra vita pezzo a pezzo e ce ne fa perdere la bellezza la proviamo tutti: è lebbra il peccato, è lebbra lo scoraggiamento, è lebbra la paura!  

Abbiamo bisogno di gridare anche noi: se vuoi, puoi guarirmi, certi che Dio non ci abbandona mai.

Oggi prendiamo due decisioni: la prima é di ringraziare Dio della guarigione che ci ha donato facendo conoscere a tutti la sua bontà, la sua grandezza, la sua bellezza e la seconda é quella di chiedere sempre liberazione da tutte le forme di lebbra che ci portiamo nella vita personale, di comunità e sociale.

12 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù davanti a un mare di sofferenze

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Basta andare in un ospedale qualunque o in un santuario per vedere il cumulo di sofferenze che abita nella vita dell’uomo: tutti prima o poi passiamo dalla sofferenza fisica, da una malattia, da una cura, da un intervento e i pensieri che ci assalgono quando siamo malati sono sempre di grande pessimismo, di paura, di tensione.

La malattia è una prova della vita: è un passaggio che ci riporta alla nostra debolezza, al nostro limite e spesso non lo sappiamo portare.

Gesù nel suo continuo pellegrinare per le strade della Palestina si curva su questa nostra umanità ferita e le offre un segno del Regno di Dio che sta per instaurare: non fa il “guaritore” per meravigliare, ma compie segni per indicare nuove prospettive cui è chiamato l’uomo.

Da quando il peccato è entrato nella vita umana, anche il corpo ne è stato colpito: la sofferenza ha iniziato a segnare le persone, le storie degli uomini … e dentro questa storia di sofferenza si inscrive anche Gesù, ma … per dire che non è definitiva, che c’è una vita futura bella, nuova, felice, come quella del suo Regno: guarisce, fa camminare, dona la vita, ridà una carne fresca al lebbroso, ricostruisce una possibilità di vita nuova, i suoi miracoli sono segni, sono donati per la fede, sono la  certezza che Dio ci vuole bene e che non ci sarà più niente che potrà impedire all’uomo di essere rinnovato dal suo amore.

Gesù non gioca con la sofferenza, ma se la carica tutta sulle sue spalle: quei malati, noi malati nel cuore, saremo presi in carico da Lui quando sarà issato sulla croce.

Per vincere il male dell’uomo non basta la sua bontà cristallina: occorre una esagerazione d’amore, quella della croce! Lì le corsie dei nostri ospedali, i pianti di disperazione per le ingiustizie subite, le nostre cattiverie sono accolte nel suo cuore e noi abbiamo la certezza di avere Gesù sempre come compagno di ogni nostro dolore, come lo era per i malati che incontrava.

Gesù accoglie tutti, guarisce tutti poi si ritira sul monte a pregare: dice a noi tutti che la forza che lo sostiene, il messaggio che vuol dare è la bontà infinita del Padre; vuole farci capire che abbiamo tutti un Padre, un Papà che ci ama; che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma abitato da un Dio che ci perdona e ci attende nel suo regno. 

11 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze … spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili … tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane: molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono – probabilmente – ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo … e queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano! Le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando!”. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male.

Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio; non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male! Occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona “politicamente corretta”, tutta dimostrabile, ben comprensibile. E’ finito il tempo in cui per accettare criticamente Gesù dovevamo sempre dire che i miracoli che compiva e di cui ci parla il Vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi come quel Dio che non ci abbandona mai.

10 Gennaio 2023
+Domenico

Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 14-20)

Lettura del Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto, di futuro. Quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in “area di parcheggio” per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio entro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita … ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita: occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi, vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini; è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

E questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia e alla solidarietà e ogni nostro gesto venga collocato nella dignità della nostra persona umana.

Non siamo automi, non siamo oggetti, non siamo macchine, ma persone che hanno un cuore, un progetto, delle attese, dei sentimenti; siamo persone che possono essere solidali, capaci di aiuto e di sostegno.

Quando lavori non c’è solo una parte di te che viene messa a disposizione del tuo compito, ma ci sei sempre tu, con tutta la tua vita, intero, con la tua coscienza e i tuoi ideali. Mentre lavori la tua vita passa e deve diventare ogni giorno di più un dono, un regalo originale per tutti.

Se questo è vero per ogni lavoro lo è anche per chi lavora all’annuncio del Vangelo.

9 Gennaio 2023
+Domenico

Ci salveranno quelli che noi disprezziamo e condanniamo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono sempre state malattie che oltre a provocare sommo dolore, pretendevano di essere interpretate come maledizione di Dio, come opera punitiva del Signore.

Questa guarigione del lebbroso è il primo miracolo che l’evangelista Marco descrive per esteso: il lebbroso era l’emarginato per eccellenza, escluso dal popolo di Dio; davanti a sé doveva gridare “impuro, impuro” da lontano, così che nessuno lo accostasse … e Gesù si arrabbia di fronte a queste situazioni contrarie alla sua buona novella e, andando contro la legge, toccò il lebbroso.

Inaudito …e li manda subito dai sacerdoti, per ottenere un attestato di socialità, ma anche per testimoniare contro di loro, che purtroppo sono custodi di una legge che distingue il puro dall’impuro, il santo dal profano, il santo dal peccatore … ma  con la venuta di Gesù cadono queste separazioni, questo muro tra il peccatore e il suo Dio; con Gesù cade il muro della legge.

Solo la fede di questo emarginato può farsi incontro a Gesù e solo in questo morto civile si può manifestare la gloria di Dio … come avverrà che la morte di Gesù si cambierà per noi in vita.

Il lebbroso è nella situazione ottimale per capire questo, e difatti diventerà il primo apostolo: comincerà subito a predicare e a divulgare la Parola.

Il Vangelo nella chiesa allora come oggi viene proclamato da chi non conta, da chi è escluso perché “Dio ha proprio scelto le cose ignobili e disprezzate dal mondo per ridurre a nulla quelle che sono”. Il Vangelo ci è sempre proclamato dai poveri e dagli emarginati, e ciò significa che anche noi potremo testimoniare quando saremo in quella condizione, sia ciascuno personalmente, sia come comunità. Un’altra grande verità viene alla coscienza, il posto della croce di Gesù che è l’unica nostra salvezza.

Gesù ci porta alla identificazione con tutti quei disgraziati che soprattutto nella prima parte del vangelo, sono toccati dalla grazia di Dio, ne capiscono il dono straordinario in ogni momento della vita ordinaria e sperimentano in sè la gloria della Risurrezione.

Dice il noto fra Betto in Dai sotterranei della storia in una sua lettera: “Buttato in una cella stretta e maleodorante…mi vedo accanto a delinquenti comuni, banditi, assassini, ladri, violentatori di minorenni… allora penso nel mio orgoglio piccolo borghese … devo portare Cristo a queste persone, devo farle diventare migliori … invece scopro che sono essi che mi rivelano la vera immagine di Cristo. Essi stanno accanto a Lui sulla croce e realizzano con Lui la nostra redenzione. Essi sono poveri, umili, rigettati e condannati come Cristo.”

Sono l’immagine del Signore…

13 Gennaio 2022
+Domenico

La preghiera al Padre è il segreto di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Siamo abituati a leggere di miracoli, di gesti belli di Gesù con la gente … ma come è una sua giornata-tipo? Oggi ne vediamo una descrizione: sono già stati in sinagoga, dove Gesù si era messo a insegnare e a cacciare un demonio con grande autorevolezza e autorità … sicuramente è osteggiato subito da scribi e farisei perché è sabato … si reca da Simone, presso cui prende casa quando si porta sul lago, e qui ne guarisce la suocera, che si mette subito a servire – dice il Vangelo – segno che è guarita subito e  bene, ma qui si intende anche che è guarita totalmente da qualcosa che la teneva soggiogata.

La guarigione di Gesù è più che da una febbre: è anche una liberazione interiore, e il servizio che si mette a compiere la suocera non è la prerogativa femminile, ma è la vera sequela di tutti, perché lui è venuto per servire … liberazione e servizio si danno la mano!

E … verso sera, finito il riposo sabbatico, i malati sono liberi di essere portati da Lui e comincia le sue guarigioni e il suo annuncio a tutta la città, che era “riunita davanti alla porta”, come dice il Vangelo.

Al mattino presto quando era ancora buio si alza e si porta in un luogo deserto a pregare: è misteriosa questa sortita notturna di Gesù per andare a pregare, che per Gesù è esperienza di lode, di ringraziamento, ma anche un sincero interrogarsi davanti a Dio, suo Padre, per capire la sua volontà e superare le resistenze che poteva sentire dentro di sé, preparare nella sua carne la disposizione di donarsi senza risparmio.

Infatti dopo una giornata faticosa, da vero operaio del regno,  mettendosi a pregare supera la prima tentazione posta sulle labbra di Pietro: tutti ti cercano. Era già presente nei discepoli questa tentazione ovvia per l’uomo di mietere gloria e vantaggi dai miracoli compiuti … ma già Matteo e Luca avevano presentato questa tentazione quando Gesù era nel deserto, prima di cominciare la vita pubblica.

C’è sempre un pensiero dell’uomo contro il pensiero di Dio: Gesù supera questa tentazione anche dopo la prima moltiplicazione dei pani e la supererà definitivamente nell’impotenza di fronte alla morte di croce.

La preghiera di Gesù deve essere stata un silenzio o ascolto di Dio, un dialogo talora drammatico, come la lotta di Giacobbe.

La preghiera è una lotta per non fermarsi sul cammino della libertà, avviene dopo una giornata di fatica ed esige un saper emergere e uscire dalla fatica stessa … ed è una uscita  continua alla luce di Dio, che illumina la notte, che impedisce di cadere nella trappola del  pensiero dell’uomo, cioè nella tentazione … e in forza di questa preghiera Gesù dirà a se stesso e a Pietro “andiamo altrove”.

Così seguendo Gesù il cristiano deve annunciare la Parola, confermandola con opere di liberazione, ma questo fare ha bisogno di una carica di speranza indomabile, altrimenti cede di fronte agli ostacoli e si dispera, ha bisogno di una forza superiore che renda possibile l’impossibile.

E Dove attinge il cristiano questa luce? Nel dialogo con Dio, nella preghiera. Il rapporto di Gesù come Figlio al Padre è il cuore e l’anima di tutta la sua vita. Per questo “quando ancora era buio” si alzò e uscì e si recò in un luogo deserto e là pregava: il contatto diretto con il Padre è il sole che illumina il suo cammino!

La principale difficoltà della preghiera è purtroppo la nostra autosufficienza, che da soli, autoesaltati, diventiamo aridi e freddi.

12 Gennaio 2022
+Domenico

Lui parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze. Spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane. Molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo. E queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

E Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano: le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando”.

Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male. Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male: occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile … è finito il tempo in cui una critica testuale insana doveva sempre dire che i miracoli che Gesù compiva e di cui ci parla il Vangelo erano frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale e quindi schiacciare Gesù nei nostri ragionamenti senza un minimo di apertura al soprannaturale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi per come ha vissuto, per quello che ha detto ma anche per tutto quello che ha fatto.

Gesù è oltre la nostra natura umana: la nostra natura umana gli ha dato soltanto casa, ma lui già c’era!

11 Gennaio 2022
+Domenico

E’ ora di decidersi e di essere di aiuto a tutti per guardare sempre in alto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto e di futuro … quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in area di parcheggio per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio dentro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita. Ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti!? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita, occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi! Vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini … è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

Non vedete che sta capitando con questa pandemia? Si crede a tutto e al contrario di tutto, tutti danno sentenze, si ostinano a guardare solo a se, non si accorgono che oggi si vive tutti o si muore tutti non solo fisicamente, ma anche moralmente, spiritualmente: quante persone hanno abbandonato la chiesa e la causa spesso siamo noi cristiani, che non aiutiamo nessuno ad alzare gli occhi al cielo, a mescolarsi a tutti i poveri per dare un minimo di speranza, quella che Gesù ci ha portato ed ha affidato a noi. Non vedete quanti muoiono sul lavoro, quanti sono lasciati soli a se stessi?

E dice il Vangelo “e questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono”: Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia, alla solidarietà e al Vangelo.

10 Gennaio 2022
+Domenico

Un tempo di deserto non guasta

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 12-13) dal Vangelo del giorno (Mc 1, 12-15) nella I Domenica di quaresima (anno B)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Audio della riflessione

Laconico il Vangelo, arida l’immagine: un deserto pietroso, una solitudine e un silenzio assoluti, una fame e una sete che ti tormenta la carne … è Gesù che viene condotto dallo Spirito nel deserto.

Quante volte sentiamo il bisogno di “staccare la spina” perché non ce la facciamo più, perché non capiamo più niente di noi, perché la vita ci travolge! Qualche volta abbiamo dei flash, che ci fanno percepire le assurdità che viviamo … e desideriamo “prenderci in mano la vita”.

Gesù, prima di dare corpo ai suoi sogni, prima di mettere in atto il suo progetto radicale di ripercorrere tutte le strade della Palestina per predicare il Vangelo – la buona notizia – si guarda dentro … vuol organizzare tutta la sua vita per l’unico scopo che ha da sempre sognato: dire a tutti gli uomini, farlo loro provare, convincerli che è imminente la salvezza definitiva per l’uomo.

Sono giunti i tempi in cui Dio rimette il mondo nella prospettiva vera, definitiva, in cui libera l’uomo dal peccato, dalla disperazione, dalla solitudine mortale, e a questo occorre orientare tutto.

La nostra arte invece è sempre quella di sfruttare l’occasione, di tenere il piede in due scarpe, di non deciderci mai per cose definitive … “ma … c’è sempre un rimedio a tutto” … certo, decidersi vuol dire tagliarsi le vie di fuga, sapere bene pnoter che cosa vivere, o meglio, per chi vivere, e per questo imboccare la strada giusta.

C’è una conversione a U da fare: nella vita non è come in autostrada, dove occorre sempre andare avanti diritti … nell’esistenza qualche volta c’è da cambiare radicalmente, da tornare indietro! Abbiamo capito che siamo fuori strada … qualche amico, i genitori o il coniuge, ce lo ha fatto intendere, talvolta ci si apre davanti un baratro, spesso è un rimorso insostenibile … non ci sono calmanti da prendere, c’è solo da dirci onestamente “Ho sbagliato, ho perso la testa, sto rovinando tutto. Cambio! Mi costerà, ma voglio una vita  dignitosa, più bella, veramente senza fiele per nessuno e piena di gesti di amore. Cambio! Mi converto!”

Sarà dura, ma ne vale la pena! Stacca davvero le cuffie e mettiti a gridare che c’è ancora una speranza di vivere alla grande.

Ma questa speranza dove la trovo?

21 Febbraio 2021
+Domenico