La vita è possesso o dono?

Una riflessione sul vangelo secondo Marco (Mc 12,1-12)

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Audio della riflessione.

Nella vita siamo chiamati sempre a scegliere tra due traiettorie: tra la traiettoria del dono e quella del possesso, tra la traiettoria dell’amore e quella dell’odio, della gratitudine o del sopruso, e siamo chiamati a calcolare soprattutto come queste due traiettorie si incrociano nel cuore di Dio e lasciano segni nella carne di Gesù. 

Ti capita questo quando guardi la natura o la apprezzi e ti esalta o la sfrutti e ti abbruttisce; quando hai relazione con le persone: o le ami e le fai felici oppure le usi e ti rendi infelice; quando ti elevi a Dio; o lo canti e benedici e ti si aprono nuovi orizzonti oppure credi di fartene oggetto di inganno e distruggi la tua stessa dignità umana. Il teatro di queste scelte è la vita, è la vigna del Signore. 

La vita è sua, non nostra: ce l’ha affidata, l’ha curata, ne ha fatto capolavoro, l’ha architettata entro questo grande e meraviglioso universo; l’ha incastonata come un gioiello, in un cielo che ci pare infinito. 

In questo grande ordine ha messo noi e ci ha dato capacità di sognare, di stupore, di iniziativa, soprattutto di libertà. 

Abbiamo cominciato a sognare, ma invece di sognare un dono, una gratitudine un regalo, abbiamo concepito una morte. Si sono incrociati due grandi sogni su questa stessa vigna:  

– Il sogno di Dio: manderò mio figlio, è tutta la mia vita, io vivo per lui; è lui l’amato sopra ogni cosa, è la pienezza della vita, lui è la bellezza, la bontà, la santità, il sapore di ogni cosa. Mio figlio mi ha detto subito senza esitazione quando alla mensa della trinità è risuonata la mia domanda: chi manderò? Chi andrà per me? Eccomi manda me. Mi ha scelto lui di entrare in questa vigna, ho capito quanto ci tenesse a questo uomo, alla perla del creato, a questa storia di libertà.  

Gesù viene da questo oceano di amore, da questa sconfinata vastità di bellezza e di bontà.  Invece dai filari della vita, già resi tortuosi e imbrattai di sangue si formula un altro sogno 

Il sogno dei vignaioli, (che Dio non voglia che sia pure il nostro) Ecco il sognatore uccidiamolo. Questa vita è nostra e la vogliamo distillare e torchiare fino a spremerne l’ultima goccia. Dio aveva creato nei vignaioli l’abilità del torchio, una capacità innata di chiedere alla vita tutto e, illusi di poter possedere la vita come una cosa hanno mescolato il mosto con il sangue del figlio; hanno scatenato sul corpo del figlio il livore degli sforzi adirati, ma frustrati, di poter possedere la vita. E la vigna si è inaridita, ha incominciato a produrre veleno e non più vino.  

È la nostra storia, è il punto di arrivo della nostra mancanza di dono, della nostra miopia. È il mistero della nostra libertà, è il rischio in cui Dio ogni giorno gioca il suo amore. È una storia personale, che sta nel diario della nostra anima e diventa la storia di una comunità, di una società, di un mondo. Quando Dio dice le mie vie non sono le tue vie anche a questi due sogni contrastanti si rifà. 

Gesù si è messo di mezzo per svelare la contraddizione di questi sogni, la traiettoria sbagliata della nostra vita. È lui che svela le nostre intenzioni che ci spinge a prendere posizione.  

05 Giugno
+Domenico

C’è un unico modo di essere cristiani:amare Dio e il prossimo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Audio della riflessione

Non ho mai capito perché molte volte si entra in crisi di fede e di vita cristiana accampando tanti motivi strani: la ricchezza della chiesa, il comportamento dei preti, la severità dei comportamenti, la opposizione politica, la mancanza di modernità, la complessità dei comportamenti che richiede. Ma Gesù ha detto soprattutto che essere cristiani è amare Dio e amare il prossimo. È solo e soprattutto questione di amore. Questa è una affermazione che ci deve mettere il cuore in pace e nello stesso tempo trasferire nella vita cristiana tutte le leggi, i comportamenti, i sentimenti, le intuizioni, le emozioni dell’amore.  

Essere cristiani è essere presi dall’amore verso Dio e verso il prossimo e non separarlo mai. Le separazioni sono tutte un tradimento; molti si rifugiano in un astratto amore di Dio che non tiene conto del prossimo, che taglia fuori tutti in un isolamento che non è contemplazione di Dio, ma adorazione di sé; molti altri invece si danno da fare per il prossimo, ma su un orizzonte chiuso, incapace di dare slancio e apertura all’infinito. Prima o poi è un amore che si chiude su orizzonti ristretti e non permette di volare, di stimare il vero bene dell’altro.  

Se non hai come orizzonte Dio non riesci a fare il bene massimo dell’uomo, ci si adatta troppo ai condizionamenti, si abbassa la guardia. È un esempio di questa necessità quel filantropismo che non bada troppo a limitazione delle nascite con qualsiasi metodo, a soppressione di vite prima di nascere, a limitazioni di fertilità attraverso mutilazioni, a disprezzo della cultura dei poveri… 

Ma Gesù con molta determinazione ci ripropone il grande precetto di Israele, con questa accentuazione sul prossimo che diventerà il distintivo di ogni cristiano. Da qui nasce il perdono, da qui la dedizione fino alla morte, da qui il famoso esame finale della nostra vita. Non mi avete dato da mangiare, non mi avete dato da bere, non mi avete visitato…Quando mai Signore? Noi ti abbiamo adorato, abbiamo cantato le tue lodi, di abbiamo fatto posto tra le nostre case… Quello che non avete fatto ai più piccoli è a me che non lo avete fatto 

La vita cristiana è della massima coerenza. Proprio perché in ogni persona Lui è presente e non ci abbandona mai.  

17 Marzo
+Domenico

Riprendiamoci di nuovo la nostra vita di fede e di carità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

La vita è proprio un fiume lento che scorre: al centro ci siamo noi, una barca portata dalla corrente. Non è detto che vada automaticamente verso il porto della felicità, anche se la direzione è quella. Ogni barca segna con la sua stazza le onde, colora il fiume, gli obbedisce, ricama con originalità il suo percorso, si aggrega, si accompagna o cozza contro le altre. È una festa o una battaglia, una regata o un ingorgo a seconda della volontà di convivere o di dominare.

Sulla sponda di questo fiume mi piace pensare Gesù, che dopo aver fatto anch’egli il suo percorso nel grande fiume della vita sta a guardare le nostre vite che scorrono.

A Gerusalemme, Gesù un giorno siede a guardare un fiume di persone che passano davanti al tesoro del tempio: è un punto obbligato.

Quando vai alla presenza di Dio non puoi andare a mani vuote; certo porti te stesso, ti vai ad affidare a lui. Sai che la tua vita è nelle sue mani, hai un cuore, una intelligenza, un progetto: lo metti lì perché lui ne sia il custode, ma vuoi esprimere questo dono, questo amore con un segno.

Davanti al tesoro passa il ricco commerciante di pecore: ha guadagnato molto e non può non far cadere nei grandi vassoi monete d’oro sonanti, è una sorta di investimento per i prossimi  commerci o contratti. Arriva l’esattore delle imposte, firma un assegno e lo lascia cadere in maniera visibile: tutti devono vedere ondeggiare questa ricca “piuma” di soldi che va ad arricchire il tempio; arriva l’agricoltore che ha da poco venduto il raccolto e fa risuonare anche lui le sue monete.

Arriva l’industriale, ha un codazzo di televisioni, che lo riprendono nel gesto solenne di aprire un portafoglio … tutti devono vedere: lui lo fa solo per “dare esempio”. La gente ha bisogno di immagini sane, di fotografie esemplari, di vedere dove sta e chi è il benefattore … prima di andar via lascia una piccola lapide, a perenne memoria.

Nel trambusto spunta una vecchietta … mentre le televisioni spengono i riflettori, fa due o tre passi incerti e lascia cadere due spiccioli; non si vedono, non fanno rumore, nessuno li nota: per lei sono tutto quello che ha e lo dona a Dio, lo mette a sua disposizione. È povera, è sola, non ha futuro: il suo solo  futuro è Dio, la sua vita è tutta in lui e per lui. Domani? È nelle sue mani.

Dio non le farà mancare niente.

E Gesù è li che guarda: non s’è lasciato incantare dalle televisioni, dal numero di zeri, dalle cifre dei ricchi, dal suono ammaliante dell’oro … di fronte a Dio non ci si fa rappresentare dal superfluo, ma solo dal necessario. I due spiccioli che … non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita.

E noi che facciamo? che cosa mettiamo in gioco della nostra esistenza? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo? Spero che nessuno pensi che vi voglio invitare a fare una elemosina consistente stamattina.

Dio a noi non ha dato il superfluo ma, come l’amore, ha dato tutto.

Ciò che ci occorre è di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve: Dio non vuole stabilire un contatto con le tue cose, ma con te. Non devi fare offerte, ma essere una offerta. Le offerte sono un segno concreto di te che vuoi offrire la tua vita per il Signore, per i suoi poveri, per chi è senza speranza e senza futuro.

Oggi la Chiesa ha bisogno del tuo tempo, ti chiede di stare a contemplare Gesù, ha bisogno che tu stia ad ascoltare le persone che si sentono sole, ha bisogno che ti assuma le tue responsabilità perché i principi del Vangelo nel lavoro sono derisi, ha bisogno che tu crei terra bruciata attorno agli spacciatori di droga, ha bisogno che tu indichi ai tuoi figli la strada della vita, anche a costo di turbare la serenità di un comodo vitto e alloggio.

Le nostre comunità hanno bisogno di rimettersi in piedi, sperando che la pandemia sia agli sgoccioli.

Occorre che ritroviamo la volontà di relazionarci, di metterci a disposizione per maturare noi stessi una vita di fede più convinta, trascinante e non più a rimorchio; ci riprogettiamo di nuovo una vita di fede con i nostri bambini, i ragazzi, i giovani, gli stessi adulti coetanei per vivere con dignità un nuovo inizio della vita cristiana.

7 Novembre 2021
+Domenico

Dio e il prossimo: non sono in alternativa per la tua fede, ma sempre uniti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 28-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Audio della riflessione

La necessità di semplificare, ma non di fare i sempliciotti, oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita; soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia, composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti e tocca a noi intercettarlo, renderlo consistente, offrirlo come corda di solidarietà a tutti.

Così è della nostra vita cristiana: c’è un punto unificatore di tutto? Esiste una scelta di base che dà significato a tutta l’esistenza, che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza dopo le immancabili cadute e defezioni, dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti? C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra esistenza?

L’aveva anche il popolo di Israele, era lo “Shemà israel”: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne in Lui al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno.

“Ama Dio e ama il prossimo: non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che Io ho seminato in te; ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non  sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità se li amerai. Sono un unico amore, ma attento: non li separare mai, non viverli mai in alternativa, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili”.

E’ un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi perché Lui è un Dio non ci abbandona mai.

Ti ricordi quando Giuda e gli apostoli fecero una sorta di cena di ringraziamento a Dio per la risurrezione di Lazzaro, nell’imminenza dell’arresto di Gesù? Allora Maria andò ai piedi di Gesù, ruppe un vasetto costosissimo di nardo e glieli profumò. Subito Giuda e gli altri si scandalizzarono per lo spreco di 300 denari che si potevano dare ai poveri.

Fu l’ultimo gesto d’amore dell’umanità a Gesù, quello successivo sarebbe stato il bacio di Giuda che non era d’amore, ma di tradimento.

Di fronte a Gesù che sta avviandosi alla morte, c’è gente che non s’accorge che disprezza la sofferenza di un morente, passa sopra alla sofferenza di Gesù, alla consapevolezza della sua morte imminente e sta a rivendicare che è meglio organizzare una raccolta di fondi per le proprie attività dette caritative, ma senza aver dentro un minimo di amore per Gesù.

31 Ottobre 2021
+Domenico

Non ne posso fare a meno, ma te lo dono

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

Siamo tutti e sempre in cerca di sicurezza, di conferme, perché ci accorgiamo che attorno  a noi tutto è incerto, faticoso e indecifrabile.

Possibile che la vita sia una cosa così caotica? Non è forse più facile?

Ci viene il dubbio che ci sia qualcuno che si diverte a tormentarci, a seminare il dubbio … invece basta un buon “oroscopo” per uscire di casa assicurati al mattino, basta una candelina collocata all’altare giusto per avere la “scaramanzia” necessaria, basta qualcuno che non ti metta davanti troppe strade, ma che ti dice ”Lascia fare a me, questa è quella giusta. Del tuo futuro non ti preoccupare: pensa al presente, al futuro pensiamo noi”.

Non sai come andrà a finire il tuo viaggio? Portati sempre un ferro di cavallo in macchina … hai qualche disturbo di cattiva coscienza?  Fai una bella offerta ogni tanto al santuario e ti “comperi” una sicura polizza per il paradiso.

Ecco, a Gesù nel tempio, è forse capitato di vedere anche questa nostra meschinità: gente che gettava monete, qualcosa che non li coinvolgeva affatto, qualche avanzo … contento lui, contento il cesto che ogni tanto emetteva suoni confortanti, contento il tempio e chi per lui, ma la vita è da un’altra parte, e Dio ancora di più!

Dio, con gli occhi di Gesù, guardava invece una povera vedova, una donna che sperimentava il massimo della insicurezza e dell’abbandono che si portava dentro: il dolore di un passato felice e di un futuro del tutto incerto … eppure gettava nel tempio due spiccioli.

Annota Gesù: tutto quanto aveva per vivere! I due spiccioli non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita!

Dio a noi non ha dato il superfluo … ma, come l’amore, ha dato tutto: su quella croce c’era tutto Dio, c’era tutto Gesù, i suoi sogni, la sua speranza, i suoi spasimi di amore

E noi che cosa mettiamo in gioco della nostra vita? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo?

La prima sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve!

La nostra civiltà dell’avere, del possedere, dello star bene, ci orienta sempre al commercio: ti do perché tu mi dia, invece è ora che diciamo a chi vive con noi o al compagno di lavoro, di gioco, di vita: ti do perché tu sia!

… e non ci buttiamo in un cestino, ma tra le braccia di Dio, perché Lui ci sia sempre per tutti.

5 Giugno 2021
+Domenico

Gesù è il nostro Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 35-37)

Audio della riflessione

Fa parte di un buon modo di pensare, abbastanza accettabile … anche nelle relazioni quotidiane, il credere che Dio esista, pensare di non essere a questo mondo a caso, ma entro un sapiente piano di un Dio che ha creato cielo e terra.

L’uomo è naturalmente religioso … e un Dio che “sta bene ci sia”, può entrare abbastanza facilmente dentro i nostri modi di pensare, quasi una componente necessaria al funzionamento dei nostri ragionamenti.

A un cristiano però è chiesto un passo più in profondità: è richiesto di pensare e di credere che questo Dio, che sta al principio di ogni cosa, che dà identità al nostro stesso essere, è quel Gesù di Nazaret di cui parlano i Vangeli, che è vissuto concretamente in un determinato popolo, dentro le esperienze della nostra esistenza umana.

Se non si sta attenti noi cristiani adoriamo sempre un Dio che ci costruiamo noi, con le nostre fantasie, con le nostre devozioni, con i nostri sentimenti …

La Bibbia dice chiaramente che Dio nessuno lo ha mai visto; non si dà a vedere, non è frutto di congetture umane, né di raffigurazioni esaltanti: L’unico che ce lo può  mostrare è Gesù di Nazaret, questo uomo che fu crocifisso.

L’atto di fede che ogni giorno siamo chiamati a fare è credere che il mio Signore, il senso della mia vita e della storia, l’unico in cui c’è salvezza, la roccia su cui poggiare la vita intera non è un’idea o un principio, anche molto nobile come la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, ma è questo uomo di Nazaret, questo Gesù che, nella sua morte da “maledetto”, nella sua vita normale e umile, ci rivela il volto di Dio, la sua grande bontà e la sua dedizione alla felicità di ogni uomo.

In questa direzione andavano le diatribe che i farisei facevano con Gesù e lui si è dedicato a chiarire questo con un linguaggio molto popolare e che la gente seguiva volentieri; dice in vangelo: e la numerosa folla lo ascoltava con gusto!

Certo ti fa piacere che qualcuno faccia luce nei tuoi pensieri, ti aiuti a svelare il senso della vita … qualcuno purtroppo crede ancora che queste cose siano un di più: quello che conta è avere un lavoro, aver salute, avere soldi sufficienti per vivere, possibilmente anche un pò di più per stare bene …. crediamo che la fede in Dio sia un soprammobile! Invece credere nel Dio di Gesù Cristo ci permette di collocarci al punto giusto nella vita, di definirci chi siamo, di guardare con speranza al nostro futuro, di dare senso alle cose che ci capitano tutti i santi giorni del nostro “pendolarismo esistenziale”.

Ricordo San Giovanni Paolo II: è stato un uomo che a Gesù ha dedicato tutta la sua vita, che l’ha imitato nella sofferenza, che si è speso per riaccendere le speranze di tutti in Lui, non nella magia, non nel devozionalismo, non nelle belle maniere, ma in Lui, morto e risorto, sofferente e gioioso … e la gente lo ascoltava con gusto, come ascoltava Gesù, perchè ne era l’eco fedele, come lo deve essere ogni cristiano.

4 Giugno 2021
+Domenico

Il solo unico amore della vita: Dio e il prossimo in uno solo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 28-31) dal Vangelo del giorno (Mc 12, 28-34)

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».

Audio della riflessione

La necessità di “semplificare” (non di fare i sempliciotti) oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti, è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita … soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti … e tocca a noi intercettare, rendere consistente, offrire come corda di solidarietà, a tutti!

Così è della nostra vita cristiana: c’è un patto unificatore di tutto? Esiste una “scelta di base” che dà significato a tutta l’esistenza? Che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza dopo le immancabili cadute e defezioni, dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti? C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra vita?

L’aveva anche il popolo di Israele, era lo “shemà israel”: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne, in Lui, lo ripropone al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno: “Ama Dio e ama il prossimo! Non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che Io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità, se li amerai.”

Tanto più che siamo fratelli tutti: c’è sempre Gesù, siamo un unico amore … ma attento: non li separare mai, non viverli mai in alternativa, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili: è un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perché Lui è un Dio non ci abbandona mai.

3 Giugno 2021
+Domenico

Una vita nuova da risorti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 18-27)

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie». Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre. È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato.: la vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri che si possono scrivere, che ci sono, e sono soltanto un’idea quelli che scriviamo.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine: la risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova.

Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni persona cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? Ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità: il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente.

Era l’inganno in cui si sono poi trovati tutti gli apostoli quando fecero esperienza di Gesù risorto, quando lo incontrarono dopo la sua risurrezione o al sepolcro o nel cenacolo, o nel mare in tempesta.

Per bene che potessero capire si fermavano tutti, come Maria Maddalena ad aspettarsi un Lazzaro, non  più cadavere, tornato in vita, non risorto.

Per lui Gesù aveva “solo”, si fa per dire, spostato la data della morte, richiamandolo alla vita di prima. Gesù risorto non sarà mai solo il Gesù, quello che viveva prima della morte, ma ancora lui in carne e ossa, ma molto diverso, con le qualità e la natura di un risorto.

Una nuova creazione, perché la risurrezione è opera solo di Dio.

Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

2 Giugno 2021
+Domenico

A Cesare ciò che è di Cesare e a Dio, ciò che è di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 13-17)

Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

Audio della riflessione

Incastrare qualcuno con inganno, anche fatto con guanti bianchi è un’arte che ha molti cultori oggi soprattutto, alla faccia di tutte le leggi sulla privacy. Al momento giusto se per caso esageri, anche  solo un poco nell’esporti, soprattutto nel dire la tua con franchezza sul potere costituito o certi poteri che fanno molto comodo, basta una trasmissione televisiva per smontare la tua proposta o persino demolire la tua persona. Se poi fai qualche errore, sei accusato da tutti senza possibilità di difesa.

 Gesù si trovava spesso in questa situazione. I suoi avversari, stanno complottando per farlo morire, riconoscono in Gesù la sua ponderatezza, la sua conoscenza delle cose importanti sia per la persona che per la società di allora, ma soprattutto gli danno anche il riconoscimento di insegnare la via di Dio.

Il riconoscimento però è orientato al trabocchetto. La questione proposta era molto importante: si trattava di un riconoscimento all’oppressione romana del popolo e nello stesso tempo come risolvere le molteplici attese di un messia liberatore, che lui stava dicendo essere già presente. “E’ lecito o no dare il tributo a Cesare?” I romani hanno conquistato il mondo sicuramente per portare il proprio modo di vivere, di governare, di credere pure, ma non senza un corrispettivo in denaro, sostanze, materie prime e schiavi e schiave da riscuotere e per arricchire Roma. Questo indicava non solo fare bottino, ma anche togliere libertà, sottomettere… tutte cose molto presenti anche oggi e non sono sufficienti tutti i discorsi dei grandi per mascherare il cumulo di interessi socio-politici ed economici che stanno alla base delle occupazioni di porti, stretti, mari, oceani, terre delle varie potenze di oggi…. 

Se avesse risposto che non era lecito pagare, andava contro il potere romano che aspettava anch’esso solo un motivo per eliminarlo; se invece diceva che si doveva pagare, a quali attese messianiche stava rispondendo per la gente? Sicuramente chi gli fa la domanda neanche sospetta che esiste un altro modo più profondo e religioso per affrontare queste tematiche. Sono preti e teologi del tempo, ma non si domandano che cosa vuole Dio da loro in questa situazione, temono solo che il loro potere svanisca.

Il significato vero e profondo della risposta di Gesù è che in Lui è possibile rendere a Dio ciò che è di Dio. Si può instaurare il regno di pace, di giustizia e di amore che Dio aveva promesso. Occorre però convertirsi, credere al vangelo, seguire il cammino stesso di Gesù. La risposta di Gesù non può essere ridotta a divisione di competenza, che si sostengono a vicenda per opprimere l’uomo, sia Cesare che Dio; nemmeno si può intendere come distinzione di piani: uno socio-politico e uno religioso, dove il religioso è relegato solo alla coscienza e non alla vita concreta. Con Gesù uomo-Dio è possibile ritrovare unità nella vita di ogni persona perché se ci si pone nella libertà di Dio e lo si pone al centro della vita, ci si libera da ogni idolo sia di denaro che di potere. Insomma dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare è dichiararsi liberi da ogni costrizione, perché si sceglie Cristo in cui la persona trova la sua unità profonda, con una umanità non sacrificabile a nessuno e una religiosità che dà tono e anima a una società libera.

1 Giugno 2021
+Domenico

Amore a Dio e al prossimo, sempre inseparabili

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 29-31) dal Vangelo del giorno (Mc 12, 28-34) nel Venerdì della terza settimana di quaresima

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Audio della riflessione

Saranno tante le discussioni che si possono fare sulla fede cristiana, saranno tante le critiche che si possono esprimere al riguardo, potranno essere molteplici i modi di intendere il cristianesimo, ma nessuno può scordarsi che alla base di tutto ci sta una realtà: l’amore.

Papa Benedetto a suo tempo l’ha voluto mettere al centro del suo servizio petrino, con la sua lettera enciclica – che vuol dire “spedita a tutto il mondo” – Dio è amore e l’essere cristiani consiste nell’amare Dio e amare il prossimo: questa è la legge, il compendio di tutto il mondo cristiano.

Si sono fatte tante discussioni negli anni ’70 sul “cristianesimo verticale” che consisterebbe nel rapporto con Dio, che riduce la vita cristiana a delle belle celebrazioni, a preghiera, a culto o di quello “orizzontale” che consiste nella attenzione ai poveri, nel fare attività di sostegno a chi è nel bisogno … è sufficiente amare il prossimo per essere cristiani, si diceva.

Altri invece dicono: ma che cristiani sono se non pregano mai, se fanno delle ottime raccolte di fondi, costruiscono ospedali e scuole, ma non danno lode a Dio? Papa Benedetto dice: “Se nella mia vita tralascio completamente l’attenzione per l’altro, volendo essere solamente pio e compiere i miei doveri religiosi, allora si inaridisce anche il rapporto con Dio”: è un rapporto corretto con Dio, ma senza amore! Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, mi rende sensibile anche di fronte a Dio … il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come egli ama … e se io vedo con gli occhi di Cristo, perché lo amo e lo contemplo, allora imparo a guardare tutti non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo il cuore di Cristo.

Verrebbe da dire che l’uomo non può separare quello che Dio ha congiunto, invece noi diventiamo maestri nel separare vita cristiana e vita di amore, amore a Dio e amore al prossimo … evidentemente perché ci fa comodo.

Ogni divisione, ogni semplificazione è sempre un tradimento della bellezza della vita: è un tradimento separare corpo da anima, sentimento e pensiero, intelligenza e volontà, fede e vita … è talmente vero che le separazioni sono dannose che il demonio si chiama proprio separatore, diavolo.

L’unica speranza per vincerlo è sempre e solo Gesù, colui che tiene la vita unita, e Lui è la speranza fatta persona.

12 Marzo 2021
+Domenico