Come non fare gli adulti nella vita e nella fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (MC 6,14-29)

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Audio della riflessione

Ogni martire è testimone che Dio ci ama alla follia. Giovanni Battista ancor di più. Era stato un dito puntato verso Gesù. L’uomo di Nazareth era apparso sulla scena del mondo e lui doveva scomparire. Era stato severo con sé stesso, con la religione del tempio, con chi lo voleva seguire. Un po’ di serietà in questa religione! Dio non è un bene di consumo; che ne avete fatto? È un vento che spazza via la pula dall’aia delle nostre esistenze superficiali; è una scure che taglia di netto alla radice. La gente è stanca di riti morti, di assolutizzazioni cultuali, di commercio di cose di Dio. Chi ha ingessato il Signore? Chi tenta continuamente di farlo prigioniero?  

Nel deserto faceva rinascere speranza, strappava la gente dal torpore dei supermercati del sacro, dal chiasso dei propri affari meschini. Avete in cuore una profonda sete di Dio, sentite urgere dentro una aspirazione insopprimibile e la spegnete con la droga, con l’ecstasi, con i compromessi! Avete una sete insaziabile di pace e la cercate con armi e tritolo! Sentite desiderio di interiorità e sperate di trovarla nei talk show! Giovanni non aveva mezze misure. Avete desideri di affetto pulito e profondo e vi prendete i mariti o le mogli degli altri? Poi è venuto Gesù. Non credeva ai suoi occhi e ha ceduto il passo.  

Incrocia la vita di Giovanni, una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa. Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria. Si allena e finalmente arriva la sua grande occasione. Non si tratta del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili. E danza. Se la mangiano tutti con gli occhi. Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: la metà del mio regno è tua. La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa. La sua danza è una sfida con sé stessa, non con gli adulti. Sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre. 

“Mamma è il momento più bello della mia vita”. Sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perché vuole bene a te. Ho un posto anch’io”. Non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, di colei cui tra una coccola e l’altra si confida? 

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista. Una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli. Occorre sempre avere la vista più lunga dei sentimenti. 

Solo che gli adulti spesso usano i sentimenti per clonare il loro passato o per dare in eredità la propria cattiveria. Facciamo seriamente gli adulti. I giovani hanno bisogno solo di questo. 

3 Febbraio
+Domenico

Solo Gesù è la Parola definitiva di Dio all’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Audio della riflessione

Non vi sembra che spesso tra persone che si vedono sempre, magari compagni di banco o di postazione di lavoro, ci si dia per scontati per cui non sappiamo proprio niente della vita di chi ci sta accanto? Così capitò agli abitanti di Nazareth, la città dove abitava Gesù.

Venne nella sua casa e i suoi non lo hanno accolto, dice Giovanni nella sua prima pagina di vangelo, non hanno voluto capire che lui era il messia. E’ proprio stato così come dice Gesù a Pietro: non “la carne e il sangue” soltanto il Padre può rivelare chi è Gesù. Infatti l’essere così prossimi, attaccati, porta a porta, la stessa familiarità quotidiana sono piuttosto un ostacolo a comprendere ciò che di straordinario si manifesta in lui, come segno che Dio lo ha scelto per essere profeta e messia.

Questo è accaduto per molte persone veramente sante, che i loro confratelli nella diocesi o famiglia religiosa, i collaboratori prossimi non avvertissero la straordinarietà di una vita ordinaria, eroicamente vissuta all’insegna della fedeltà e della dedizione, tanto più reale quanto meno appariscente.

Come per Gesù questa incomprensione è fonte di amarezza, ma non di scoraggiamento perché lui voleva vivere sotto il segno della naturalezza, ma orientata e vissuta all’insegna  della speranza del regno.

Che Dio abbia agito in maniera decisiva nella persona e nell’azione di Gesù di Nazareth il quale sarebbe la Parola definitiva e ultima di Dio all’uomo, è scandaloso. Per questo la rivelazione di Dio è sentita come un attacco a ogni mondanità e carnalità. Noi uomini e donne siamo chiamati a mettere da parte le nostre norme, i nostri criteri i nostri standard mondani, perché la carne e il sangue, la patria e il buon senso non superano lo scandalo della parola fatta carne. La fede è il superamento dello scandalo. Dio non si rivela in un qualsiasi fatto della storia, ma si rivela solo nel brano della storia che è la vita di Gesù di Nazaret. Ciò significa anche che è dalla vita di Gesù di Nazaret, dalla sua storia concreta, che si deve passare. Lui è il necessario segno efficace e sacramentale di Dio.

Ogni lavoratore della vigna del Signore si sottrae dalla semplice approvazione umana e dal facile successo per proiettarsi nella dimensione della fede verso l’opera di Dio. Allora saremo anche più capaci di fare i necessari passi indietro e le necessarie proposte di cambiamento.

Il tutto per un cristiano deve essere maturato davanti a Dio nella preghiera e nell’umile richiesta di luce di misericordia.

1 Febbraio 2022
+Domenico

L’assist di Giovanni il Battista culmina nel suo martirio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 17-29)

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Audio della riflessione

Fare l’assist in squadra significa che non devi essere tu il centro, il capo, il conduttore, il realizzatore delle reti, ma colui che gioca tanto bene da mettere sempre a disposizione di chi si trova nella posizione giusta la palla goal. Giovanni ha vissuto tutta la sua vita per preparare la venuta di Gesù e di fronte a Lui, ha puntato il dito su Gesù: ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo… e si è ritirato dalla vita pubblica. Il suo ritirarsi è stato deciso da Erode che lo ha incarcerato perché gli ricordava ogni giorno il suo peccato, il suo aver rubato al moglie a suo fratello e la sua morte, avvenne in una festa di palazzo.

Tutti rivediamo quella splendida ragazzina, figlia  di Erodiade e che si era portata in casa perché si era mesa con Erode. Noi pensiamo: avrà sbagliato ad andare da Erode, ma almeno si è preoccupata di non lasciar sola sua figlia. Gli adulti, anche nei loro errori, sono capaci di responsabilità verso i figli. E’ quello che sicuramente sperava e viveva sua figlia che si confidava ogni giorno con sua madre, che anche l’ha aiutata a diventare una splendida ballerina. In quella festa a corte tutti se la mangiavano con gli occhi, Erode ne rimane talmente incantato da promettergli anche metà del suo regno.

 E lei il futuro sia di Erode che di sua madre che fa? Pone tutto il suo futuro nelle mani di Erodiade. Questa adulta continuerà a fare il suo dovere di madre, ha pensare al suo futuro, se ne è preoccupata fino ad ora. Mamma che devo dire a Erode che è entusiasta di me, che finalmente mi ha visto non solo perché sto con te, ma perché si è accorto anche di me.

 E lei, l’adulta, la madre che vuole il bene massimo dei suoi figli sempre le risponde e la raggela con la sua cattiveria, il suo rancore, la sua vendetta: la testa di Giovanni Battista in un vassoio. Il futuro di sua figlia è l’odio che ha nel cuore per quell’uomo di Dio che fa riflettere Erode, il futuro di sua figlia è il suo peccato.

Beata innocenza che si fida di chi le vuol bene e non sa leggere oltre, che si trova al massimo dell’indice di gradimento del re, e dve soddisfare la brutale risposta di sua madre.Tutto avviene come desidera Erodiade, anche se Erode ha un momento di pena, perchè la sua coscienza ha ancora bisogno del Battista.

E la testa viene mozzata all’istante e  il futuro della ragazza stritolato nella cattiveria  della mamma. Ma Giovanni anticipa in cielo l’arrivo di Gesù e sicuramente non ha da faticare per trovargli un posto. Ha finito di fare l’assist e ha giocato al massimo la sua partita della vita.

29 Agosto 2022
+Domenico

La miseria lo vuol soffocare, ma viene sconfitta

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 53-56)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Audio della riflessione

Ci sono dei luoghi in cui non vorresti mai stare: ci sono assembramenti di persone, che ti stringono il cuore; ci sono tante concentrazioni di dolore che ti tolgono il respiro. Tutti abbiamo provato a stare tra i malati di un ospedale, nelle corsie abitate da lamenti e dolori … molti di noi si sono trovati in una casa di anziani, di sofferenti, di persone che soffrono o in un carcere o in un campo di profughi e rifugiati. Abbiamo negli occhi quello che spesso la TV ci fa vedere di bambini affamati, di lebbrosi, di feriti da terremoto o tsunami o guerre.

Ecco, questa impressione mi dà quella pagina di Vangelo che racconta di Gesù che dovunque andava gli facevano trovare davanti tutte queste miserie concentrate: “Ma quanto male c’è nel mondo? Tutto a me lo portate? Mi volete soffocare, mi togliete il respiro … che cosa volete che faccia?”

Si era diffusa la sua fama, ormai aveva suscitate nuove speranze: chi nella vita non s’aspettava più niente ha cominciato ad alzare il capo a percepire che forse la sua umanità poteva essere ancora vivibile in rapporti conciliati con tutti, che la sua malattia, poteva essere vinta.

E Gesù non si sottrae: Lui è la vita e dove passa scoppia piena; non solo quella fisica, ma soprattutto quella interiore, la voglia interiore di vivere, di tornare a sperare, di dare alla propria vita un futuro migliore … ma c’è una cosa che sorprende in tutti questi malati: tutti lo vogliono “toccare”, tutti vogliono avere un rapporto diretto con Lui! Il cristiano è proprio così: vuole toccare Gesù, vuole e deve avere un contatto personale con lui.

Gesù te lo devi incontrare tu nella tua interiorità: è nel profondo della coscienza, non sta sulle bancarelle, nemmeno in piazza, è nel tuo essere profondo.

E … quando finalmente i malati riuscivano a toccare Gesù, a stabilire con lui un contatto personale, ne tornavano cambiati, rifatti, pieni di speranza; capitasse anche a noi di incrociarlo per le nostre strade, sul nostro treno, nelle nostre code, nelle lunghe file a far tamponi, sui banchi di scuola o davanti al tormento di un computer.

E’ una speranza vera che noi lo possiamo incontrare, e la certezza che Lui si fa incontrare.

7 Febbraio 2022
+Domenico

Revisione, racconto, rimotivazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Audio della riflessione

Ogni organizzazione ha una propria direzione e normalmente si sente collegata con altre realtà, con cui si collega, si scambia esperienze, comunica il vissuto della quotidianità e le attese.

Anche Gesù ha da poco mandato in missione gli apostoli, i discepoli, e giustamente vuol sostenerne il loro lavoro e li aspetta al ritorno per un primo confronto: noi, ammalati di ecclesialese, la chiameremmo “visita ad limina”, cioè quella visita alla sede di Pietro, al papa, come fa ogni vescovo ogni 5 anni, per rendere conto di quello che abbiamo attuato e confrontarci  con Lui.

Così fecero i discepoli dopo la prima missione: tornarono dalle loro rispettive missioni a raccontare a Gesù quello che hanno fatto. Gesù li ascolta certamente, ma in primo luogo vuole che i suoi discepoli non si lascino prendere da quello stolto trionfalismo delle molte cose che ci sono da fare, dall’attivismo, dalle realizzazioni.

Purtroppo una vita è spesso divisa tra l’assillo delle cose da fare, la sindrome dell’agenda diciamo noi, il sentirsi la vita segnata da impegni, appuntamenti, incontri oltre evidentemente al tempo da dedicare al lavoro, alla famiglia agli elementi costanti di ogni esistenza, e il desiderio di fermarsi, di stare un po’ in pace, di riprendersi in mano la vita, di fare il punto, di mettere a fuoco le cose più importanti, di stare a pregare per esempio, se siamo uomini e donne di fede … e viviamo spesso una sorta di lacerazione perché quando finalmente abbiamo trovato o ci siamo imposti questo tempo di “calma”, siamo assaliti dalle cose che dobbiamo fare e che in questo momento trascuriamo e quando siamo nel pieno delle attività ci assale – invece – la voglia di pace.

La stessa situazione forse vivevano anche i discepoli di Gesù: mangiati dalla folla e nello stesso tempo desiderosi di stare con Gesù … e Gesù li chiama: “venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Sembrerebbe una soluzione facile: smettiamo di farci divorare dalle cose e stiamo a contemplare il Signore della vita. Gesù passava notti in preghiera, i santi erano fortemente contemplativi: sottraevano tempo a sé per farsi affascinare da Dio … ma la folla incalza, insegue  gli apostoli e Gesù e preme, chiede.

“Ci avete acceso speranze, ci avete tolti dal torpore delle nostre vite senza senso ora non ci potete lasciare, perché la legge del convento dice di chiudere, perché la notte è fatta per dormire, perché c’è un tempo per ogni cosa” … e Gesù si commosse! Il Vangelo di Marco ci tiene a far vedere in Gesù una dolcissima umanità: “E si mise a insegnare di nuovo”.

C’è sicuramente un equilibrio da cercare tra l’essere mangiati e il mangiare, tra lo stare e l’andare, tra l’agenda e l’anima, tra la vita di coppia e i figli, ma è un equilibrio sbilanciato verso il dono, verso una vita capace di trovare il senso, la santità, la bellezza non solo in alcune isole di tempo, ma sempre, anche quando abbiamo l’impressione di esserne privati.

E questo dipende proprio dal fatto che impostiamo la vita per lasciarci prendere da una sorta di burocrazia delle molte cose da fare o se invece diamo spazio alla preghiera, dialogo con Dio per ritrovare le vere motivazioni di ogni respiro.

5 Febbraio 2022
+Domenico

Un delitto solo … per una promessa?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,14-29)

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Audio della riflessione

Nella vita spesso occorre fare i conti con le infinite nostre indecisioni: scopriamo il bene, ne restiamo affascinati, lo vogliamo compiere, ci entusiasma la visione positiva che ci è nata in cuore, ma non ci decidiamo mai! C’è sempre qualcosa che ci blocca: ora un sentimento, altre volte un legame affettivo, spesso la paura di un confronto con  gli altri … si tratta di fare i conti con se stessi, ma la decisione è coperta da tanti se e da tanti ma.

Erode ha una vicenda matrimoniale fallita in partenza: si crede onnipotente e si prende la moglie del fratello. Il fatto crea grande scandalo nella gente … se i nostri governanti si comportano così, che legge stanno difendendo? Che esempio sono?

La coscienza del popolo è precisa e la coscienza di Erode è scossa: ascolta volentieri le parole di Giovanni Battista. Lui è sincero, dice quel che pensa, la sua parola viene da lontano, evoca dialoghi profondi con Dio. La sua vita austera lo porta a dire sempre l’essenziale, non è implicato con niente e con nessuno. La sua voce è pulita, la sua testimonianza parla. E’ un uomo che ascolti volentieri, perché, anche se non lo condividi, fa verità nella tua esistenza … e quando sei nel disordine, la verità è l’unico spiraglio di pace che si apre per la tua coscienza.

Erode – dice il Vangelo – ascolta volentieri Giovanni: “Vienimi spesso a trovare, tu mi destabilizzi, ma la tua parola mi sveglia, mi fa sentire vivo!”.

Poi intervengono tutti i lacci della vita, la comodità, il tran tran dei rapporti, i sensi che per qualche momento di ubriacatura ti addormentano la vita … e sei vittima degli intrighi. Preferisci stare dalla parte del dato di fatto. Come puoi rivoluzionare a questo punto la esistenza?

Giovanni però è tutto di un pezzo: forse spera di convertire, l’ascolto attento di Erode  potrebbe avverare un cambiamento. Gli basta poco per un colpo di reni nella sua coscienza. L’animo è sensibile, un po’ di orgoglio onesto ce l’ha dentro … e arriva la famosa festa, il famoso ballo, il malefico intrigo di Erodiade. Lui, Erode, è un entusiasta, in mezzo a tutti questi accomodamenti della vita di corte, nelle pastoie di un potere che sempre più lo ingabbia, si accende una luce, una estasi: la figlia balla troppo bene, sono troppo belli questi ritmi, questa innocenza, questa leggiadria. Erode si sveglia, quel che di bello in lui c’è di sogno e di ribellione alla routine ha il sopravvento: “vali metà del mio regno, del mio presente, di quello che credo di avere. Te lo do perché lo meriti. Mi hai risvegliato orgoglio assopito e addomesticato. Finalmente vedo nella mia famiglia un guizzo di novità. Metà del mio regno!”

E invece gli viene chiesta la voce della sua coscienza: il male è più tenace del bene nelle vita perdute. Il guizzo di gioia che per un attimo lo aveva portato al meglio di sé si spegne e si frantuma; la piccola speranza di poter cambiare, di scrollare di dosso il giogo di una coscienza continuamente addormentata, la sete di verità sulla vita gli viene spenta: la testa di Giovanni il Battista è la sua testa, è la testa del suo sogno di pulizia, di bontà desiderata, della sua nostalgia di una vita diversa, è la decisione che gli è sempre mancata di cambiare.

Divenne triste, ma non volle opporle rifiuto.

Che ti costava Erode dare un taglio netto alla tua vita sbagliata? Che mi costa buttarmi senza riserve in quella fessura di luce che mi si è aperta nella vita? Perché sono sempre capace di sotterrare ogni speranza di cambiamento, di negare ogni voglia di bene? 

Non voglio più essere una trappola di me stesso!

4 Febbraio 2022
+Domenico

Per l’annuncio non solo missionari poveri, ma Chiesa povera

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Audio della riflessione

Quando con alcuni amici ti sei tanto caricato e convinto di una causa per cui sei disposto a spenderti, a comunicare, a convincere, a fare contagio allora ti metti a tavolino per organizzarti: siamo in un mondo di “social” … penserò di sfondare con i social; i giornali fanno ancora opinione e compererò qualche pagina di giornale, un po’ di amici che sanno scrivere ce li ho, fare filmati pure li ho e li coinvolgo al meglio.

Gesù dopo aver con calma e tanta preghiera al Padre maturato che era il tempo di buttarsi nella avventura senza ritorno del Regno di Dio, dopo aver fatto la sua squadra, comincia a mandarli a due a due a portare l’urgenza del Regno di Dio.

La prima cosa necessaria è l’invio, la missione: non siamo noi che decidiamo di avviare il Regno di Dio, ma è Gesù che ci convoca e ci manda! C’è un annuncio da fare, ci sono delle opere che lo accompagnano da mettere in atto, perché la notizia non è solo un fatto intellettuale, ma è una vita che si propaga.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata sicuramente all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il Vangelo, devono fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, devono trovare la loro forza solo nella grazia di Dio.

Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino: la povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole!

Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, alle nostre cose, alle nostre possibilità! Non siamo disposti ad abbandonarci totalmente al Signore!

Di fatto dopo la morte di Gesù Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto “oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina!”.

E’ Dio che salva, è Lui la nostra felicità: non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole o i nostri “apparati”! Le opere più grandi la chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio … e Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

3 Febbraio 2022
+Domenico

Gesù prova compassione a contatto con la fame della gente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,35-44)

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Audio della riflessione

Nella vita spesso siamo presi dalla fame, che si fa sentire per digiuno, per lavoro impegnativo sia materiale che intellettuale, per mobilitazione dei sensi su cibi che stimolano l’appetito …. insomma, abbiamo però evidente anche un’altra fame: fame di verità, di ragioni per vivere, di espressioni di vita che allargano gli orizzonti oltre la nostra persona e ci permettono di desiderare una compagnia di amici, o di essere solidali con loro per altri che ne hanno bisogno.

Gesù si sorprende di trovare sul lago tanta gente che si dimentica pure di mangiare per sentire la sua Parola, le sue parole, per godere della sua persona che dà fiducia, apre alla speranza … e fotografa in maniera commovente questa gente: ebbe viscere di compassione perché erano come “pecore senza pastore”.

Sperimenta già subito che la messe è molta e mancano operai, manca gente capace e volonterosa di farsi carico di questa domanda, di questa apertura delle persone del suo tempo al regno di Dio e invece di prendersene cura continua a mantenerli nella loro inedia.

Ma comincia subito dalla fame materiale, dal bisogno di pane, dal bisogno di companatico per poter rinfrancare dalla fame, con concretezza, osando turbare anche il suo gruppetto di apostoli che sono convinti di applicare un’altra soluzione: “Congedali… ognuno sarà capace di arrangiarsi”.

E’ l’esatto contrario di quello che Gesù vuol proporre: piuttosto, occorre dare se stessi, senza limiti, come l’amore che fa miracoli, se si comincia anche col poco che si ha.  

Molto concreti gli apostoli, ma troppo meschini, troppo legati a speranze chiuse, già ben sigillate in un unico obiettivo che toglie agli stessi apostoli, il senso più profondo di quello che sta facendo Gesù: Lui scava nel bisogno di pane, nella fame di ogni persona, finché giunge là dove il corpo e lo Spirito si danno appuntamento per la salvezza globale dell’uomo e della sua dimensione profonda, e quindi si intravede già  l’offerta di un altro pane, il dono dell’ultima cena, il pane vivo disceso dal cielo.

Luca infatti – se ci badate – usa gli stessi verbi che saranno pronunciati sul pane e sul vino all’ultima cena e che si diranno sempre per continuare la sua presenza nella vita di ogni popolo, di ogni persona da qui all’eternità: “Prese il pane, levò gli occhi, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede….”

Non è questa l’eucaristia, non è questa la sua morte fino all’ultima goccia di sangue?

E’ il suo corpo spezzato per noi e il suo sangue versato per noi.

8 Gennaio 2022
+Domenico

La mistica della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 30-34)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Audio della riflessione

Non è una novità dei nostri tempi il trovarci in situazioni di confusione, di affanno, di mancanza di armonia nelle relazioni più semplici e normali della vita: può essere la famiglia, la comunità cristiana, l’impresa, l’organizzazione di eventi, la realizzazione di un progetto a cui …. che ti sta molto a cuore … insomma tutte le nostre aggregazioni di persone, le associazioni, i movimenti che si propongono la realizzazione dello stesso loro scopo principale, e si trovano … in confusione!

Allora capita che si è assorbiti e talvolta anche molto stressati dagli impegni, dai contatti, dalla accoglienza, dalle persone …. e la prima cosa che si perde è la serenità: l’attenzione a ciascuna persona, una relazione distesa e amichevole e spesso lo stesso scopo del lavoro si ingolfa alla prima difficoltà.

Anche al tempo di Gesù, la vita del piccolo gruppo degli apostoli veniva “complicato” dalle molte incombenze da gestire: il vangelo candidamente dice: “erano molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare”.

Gesù allora interviene quasi a dire: “datevi una calmata, usciamo da questa confusione, troviamo la serenità che ci deve sempre caratterizzare, l’attenzione a ciascuna persona, riscopriamo le motivazioni profonde che ciascuno deve avere nel fare ogni cosa che la vita gli chiede, non viviamo nella mania del fare, nello stolto trionfalismo delle cose da fare, che devono essere perfette, tutte concluse, fatte bene, perdendo le ragioni del nostro essere”…

… e li porta lontano dalla gente con la barca: la vita di ogni uomo e del cristiano soprattutto non può essere ridotta “a cose da fare”, a efficienza fino a perdere la pace interiore. Il segreto di ogni vita sta nella mistica, nella contemplazione, nell’immersione nel mistero interiore, nel sacrario della coscienza in cui si incontra Dio!

E ancora più esplicito sarà Gesù nell’episodio della accoglienza in casa di Marta e Maria, dove Marta sbuffava di cose pur necessarie da fare e Maria stava a contemplare Gesù.

Non è certo sottrarsi agli impegni, abbandonare le piccole o grandi responsabilità che si hanno verso le persone che si risolve il problema: infatti la gente si accalca ancora attorno a Gesù e agli apostoli, e Gesù si commuove, vede che le persone sono come pecore che non hanno pastore e riprende a insegnare.

Però Gesù di notte spesso vegliava in preghiera, si metteva in contemplazione del Padre e lì riprendeva forza, serenità, desiderio di servire e soprattutto di donarsi con amore a tutti.

18 Luglio 2021
+Domenico

La povertà è sacramento della fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

Audio della riflessione

Chi ha dimestichezza con le vite dei santi sa che alla base della loro opera, che spesso è di grande portata, di grande impegno anche organizzativo, c’è sempre una assoluta fiducia in Dio, che chiamano Provvidenza. Soprattutto quando si interessano dei poveri riescono a portare avanti opere di assistenza grandiose solo con l’aiuto di Dio.

C’è un’altra opera nel mondo che è altrettanto importante come le opere di carità, perché ne sta alla sorgente: è l’opera di evangelizzazione, cioè l’impegno di far giungere a tutti il dono del vangelo, la conoscenza di Lui, la speranza. Per questa opera ogni cristiano si deve mettere a disposizione.

Nel vangelo si racconta di Gesù che dà mandato ai suoi discepoli di mettersi in viaggio per questa opera di sensibilizzazione della gente nei confronti della buona novella: li mandò a due a due. I suoi apostoli, il suo gruppo, la sua squadra doveva cominciare ad affrontare direttamente, e non stando sempre coperti dall’ombra del maestro, il compito dell’annuncio. Loro sono i primi missionari, i primi mandati, i primi continuatori del suo compito nel mondo. E vanno, ma con alcune indicazioni precise, che li collocano in un genere di vita povero ed evangelico, appunto.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il vangelo, deve fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, deve trovare la sua forza solo nella grazia di Dio. Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino. La povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole. Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, non siamo disposti ad abbandonarci totalmente a Dio. L’annunciatore del vangelo, può avvalersi con modestia di una buona scienza; ma nella sostanza è e resta un grido di fede, fondato sulla testimonianza, che esplode dalla condivisione della propria vita con quella di Cristo e coi fratelli

Di fatto, dopo la morte di Gesù, Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto: oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina.

È Dio che salva, è Lui la nostra felicità, non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole, i nostri apparati. Le opere più grandi la Chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio. Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

11 Luglio 2021
+Domenico