Aiutami, faccio fatica a credere fino in fondo 

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 14-29)

In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Audio della riflessione

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio: per lui è un figlio perso, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile.

Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto: “Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo Tu puoi fare qualcosa!”.

Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa come la droga o la dipendenza dai “followers”.

Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è posseduto da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede. E non c’è che da andare da Gesù. 

Il papà che le ha provate tutte ingenuamente dice a Gesù “se puoi fare qualcosa”: non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi, ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, pure dalla pandemia che gli ha tolto ogni solidarietà di amici, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera; forse anche per questo suo figlio è in queste condizioni, non ha mai avuto una parola di speranza … e la va- il papà – a cercare da Gesù.

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera: è una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime.

Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica, la mamma di S. Agostino, che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare!

E il suo quasi dubbioso, ma per disperazione “se puoi fare qualcosa, ma mi metto nelle tue mani”,  provoca quel “spirito che impedisci di parlare e di ascoltare, esci da questo ragazzo e non tornarci più“. Il demonio lo lascia morto, ma Gesù lo prende per mano e lo tiene dritto di fronte a tutti, al padre e alla vita nuova.

21 Febbraio 2022
+Domenico

Non servono antidepressivi, ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. entre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui fai fatica a tirare a sera: sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà … tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato … avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti …. la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo  antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

Per un cristiano l’albero alto da cui guardare la vita sempre è la fede, che non disprezza le medicine, ma se che certi mali sono dello Spirito e vanno affrontati con la preghiera.

Anche i discepoli di Gesù spesso erano smarriti: avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia dell’esistenza: un giorno ne ha presi tre, i tre che nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù stava soffrendo le pene dell’inferno, prima di essere tradito; ebbene questi tre li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con Dio. Ha anticipato per gli apostoli il paradiso: li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, della indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza. E’ stato solo per poco … certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te! Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni accelerati o ad alta velocità, devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti!”.

Proviamo invece a trapanare la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore! Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza … certo occorre almeno sospettare che la nostra vita va sempre guardata verso ciò che sta oltre.

19 Febbraio 2022
+Domenico

Riflettere, valutare è un bene, tergiversare sempre, no

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”.

Audio della riflessione

Deve assolutamente far parte di ogni esistenza, per tutti prima o poi nella vita, il momento in cui non puoi stare più a tergiversare, a tenere il piede in due scarpe, in cui devi decidere, in cui tutti i basta… i ma… i forse… i ci vediamo… lasciano il posto a un sì o a un no: sarà qualche decisione nella propria vita affettiva, può essere nella scuola o nella scelta del lavoro, nell’assumere qualche responsabilità, nell’accoglienza, nel decidersi nella pandemia, nel decidersi per la fede.

La società in cui viviamo non ci aiuta molto, perché tutto sembra reversibile, si può tornare indietro da tutto: matrimonio, figli, impegni … sembra che l’unica cosa inesorabile che continua e che non aspetta le nostre decisioni sia il tempo: ah si, questo va avanti … sembra lento, ma non ti accorgi che passa e porta con sé anche decisioni che non hai preso e alla fine, se tu non hai fatto scelte, le ha fatte la vita per te, ti trovi a vivere situazioni che tu non hai mai voluto coscientemente che ti si impongono.

Gesù non è di questi: è attentissimo alla libertà di ogni persona, accoglie con pazienza tutte le debolezze dei suoi apostoli che cerca di formare ad affrontare la vita con il suo Vangelo, è pieno di compassione con la gente che lo segue e ha fame, con gli ammalati che gli portano … ha pazienza nell’aspettare … ma non si può dire che faccia proposte fumose o incomprensibili come magari noi.

Marco nel suo vangelo, sempre molto essenziale, ci scarica addosso una serie di verbi da farci accapponare la pelle, in quanto a decisioni da prendere: taglia, recidi, cava, butta in mare – vi ricordate, leggete il Vangelo di oggi.

Si tratta di una mano, di un piede, di un occhio, di un corpo … Sì! sono tutte quelle componenti della nostra vita che cambiano la nostra identità, che danno un volto e un indirizzo ai nostri rapporti con gli altri, alle nostre scelte: la mano può accogliere o strozzare; il piede può portare al bene o schiacciare; l’occhio ti può offrire purezza e candore o può essere iniettato di possesso  di vendetta e sangue; il corpo intero può essere a disposizione per offrire ragioni di vita o per essere perfino strumento di morte.

Da che parte collochi tutto questo?

Un po’ di qua, un po’ di là, a seconda delle occasioni, dei contesti dell’utilità, senza mai scegliere? La tua decisione è navigare a vista?

Gesù è una persona decisa: devi scegliere, devi dare alla tua vita la forza indispensabile per esplodere, devi buttarti dalla parte della vita non importa se monco o zoppo o con un occhio solo; la potatura della fede è indispensabile per una vita piena. Certo, ogni scelta è sicuramente una conquista, una vittoria per te, ma anche una potatura di inciampi che hai visto mortificare la tua vera felicità!

26 Settembre 2021
+Domenico

Il primo di voi sia servitore di tutti

Una riflessione su Vangelo secondo Marco (Mc 9, 30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

Audio della riflessione

Essere bambini nella società di oggi è una impresa, o perché non si è minimamente tenuti in conto … si è sfruttati, usati per le violenze più assurde,  mercanteggiati, venduti, rapiti … o perché si è viziati e fatti crescere come piccoli imperatori, piccoli despoti, che non avranno mai la gioia di un fratello o di una sorella e la capacità di autonomia e di progettazione di sé; talora sono oggetto di massima cura, ma anche di prigioni dorate, desiderati come sfizio da una madre che si ritiene di avere diritto a un figlio e usati come “Tamagotchi” per dare la stura a tutte le carenze affettive provate nella vita.

Nel terzo mondo purtroppo moltissimi non hanno scuole, sono senza acqua potabile, sono malnutriti … ecco dentro questa situazione sconfortante ci sono però bambini che vengono aiutati a crescere con gioia e con amore, con attenzione e non con apprensione.

Gesù ha una grande attenzione ai bambini tanto da assumerli come base dell’ordine di grandezza per il regno di Dio: chi è il più grande, chi fa da riferimento, attorno a quale unità di misura definiamo il nuovo che nasce dal Vangelo? come facciamo evolvere la mentalità della legge, della Torah, verso la nuova mentalità del regno dei cieli? Mettendo al centro un bambino!

L’ordine di grandezza la decide lui: Il più grande è del suo tipo, è questo “niente” … così lo si pensava nella mentalità del tempo, niente, perché era una appendice della madre che nella società non contava affatto.

Domando spesso ai bambini perché Gesù ha preso uno di loro come ordine di grandezza, come esempio … e tutti dicono perché i bambini sono simpatici, sono buoni, sono semplici, sono obbedienti: tutte pietose bugie! Infatti si rendono subito conto che buoni non sono, che spesso sono capricciosi, che litigano come i grandi, che si fanno dispetti, che non obbediscono a papà e mamma, che continuano a volere di tutto …

Entro questo piccolo smarrimento emerge la verità, cioè  che Gesù ha messo al centro un bambino perché è colui che non può vivere senza affidarsi al papà: il bambino si fida ciecamente del papà, lui sa che il papà non lo abbandona mai, quando ha la sua manina in quella grande del papà si sente non solo protetto, ma anche orgoglioso di suo padre.

Il regno dei cieli è affidarsi al Signore sempre, come fa un piccolo con suo papà. Per questo ogni bambino ha un angelo che lo guarda a nome di Dio e lo difende dalla nostra ingordigia di possesso e di annientamento … ma ancora di più per Gesù il bambino è da mettere ad esempio di coloro che vogliono eccellere nel regno dei cieli: il bambino infatti non ha smania di essere servito, di stare al primo posto, di eccellere, ma solo di essere accolto … ecco perché Gesù dice che chi accoglie i bambini accoglie Lui stesso: sa che sono vittima di tanti abusi e vuole che tutti si convertano all’accoglienza di essi, al rispetto e alla promozione del loro futuro in un presente di serenità e di pace.

19 Settembre 2021
+Domenico

Non servono antidepressivi, ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui … fai fatica a tirare a sera: sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà; tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato.

Avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti, la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo  antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

L’avevano seguito in tanti questo giovane deciso, senza mezze misure, con una visione della realtà e di Dio molto chiara e genuina: non c’era stata tergiversazione, né lui, Gesù, lo ammetteva.

“Avete bisogno di stare a guardarvi un po’ allo specchio? di sedervi a prendere fiato? di fare una rimpatriata consolatoria nelle vecchie abitudini? non siete adatti al regno di Dio, perchè è per gente decisa, che ha grinta.”

Pietro, Giovanni, Andrea, Matteo ci avevano creduto, avevano cambiato mestiere, barca o banca, e avevano costituito una buona compagnia.

A Firenze nel ‘500 c’erano 7 giovani di buona famiglia, con un futuro facile … No! hanno lasciato tutto e tutti si sono messi a vivere assieme, felici da far invidia a tutti, perchè lavoravano e volevano una Firenze meno ossessionata dai commerci, meno spianata nel grigiore e nel torpore.

Così ha fatto S. Francesco: un gaudente invidiabile; così ogni giovane che si lascia attrarre dalla bellezza, dal fascino, dagli ideali.

Non è vero che siamo ottusi: in ciascuno c’è l’attesa di qualcosa di bello … ci vuole solo qualcun altro che accende la scintilla.

Ti capita di stare giorni e giorni a far niente, ad aspettare … il primo amico che osa, ti prende.  Gesù era uno che osava e sapeva distaccare la gente dai loculi in cui si rintanava: sa trarre figli dalle pietre, giovani che vogliono smettere dall’ecstasy, dalla alienazione dalle playstation, dallo stesso stordimento del religioso fatto di emozioni esaltanti senza vita.

Pietro, Giacomo e Giovanni erano stati presi così: anche loro spesso erano smarriti; avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia della vita: questi tre, che poi nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù starà soffrendo le pene dell’inferno, prima di essere tradito, li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con Dio: ha anticipato per gli apostoli il paradiso, li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, dell’indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza.

E’ stato solo per poco. Certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.”

Proviamo invece a “trapanare” la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore. Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

E Gesù, come sempre, sorprende: fa balenare davanti agli occhi la sua miseria fino sulla croce. Ma è troppo buono! Sa che siamo deboli e offre loro uno squarcio di cielo: la trasfigurazione.

Stiamo qui, facciamo tre tende …. no, metterete le vostre tende, con me quando saranno definitive: ora c’è qualcuno sempre sulla strada, in casa, a scuola, nel lavoro che ha bisogno di voi. Ascoltateli! 

Non posso non ricordare, oggi, la serena morte il 6 agosto di san Paolo VI, che dal cielo oggi intercede per noi e per il nostro mondo.

6 Agosto 2021
+Domenico

Non servono antidepressivi … ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 5-6) dal Vangelo del Giorno (Mc 9, 2-10) nella seconda domenica di Quaresima (Anno B)

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui fai fatica a tirare a sera … sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà: tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato; avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti pure; la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o – ancora peggio – di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista “superiore”, usiamo antidepressivi pensando che la questione sia di tipo “chimico”.

Anche i discepoli di Gesù spesso erano smarriti: avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore … avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia dell’esistenza vita.

Un giorno ne ha presi tre, i tre che nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù soffrirà tutte le pene possibili, prima di essere tradito: li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con lo stesso Dio; ha anticipato per gli apostoli il paradiso, li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, della indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza.

E’ stato solo per poco … certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.”

Proviamo invece a “trapanare” la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore! Abbiamo bisogno sempre … sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

Ma come la posso contemplare?

28 Febbraio 2021
+Domenico