I primi posti, le dirette, i like in quantità sempre più grande sono sempre ambiti  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Audio della riflessione.

La nostra società è una società dell’immagine. Se non si appare non si esiste. È la Tv, sono i social che decidono se noi esistiamo o no per gli altri. Se appari lì vuol dire che ci sei. Puoi anche contare quanti ti seguono o ti cercano. I fatti devono apparire lì, le idee si diffondono lì. Un fatto visto in un canale televisivo che conta è tutto un’altra cosa dall’averlo solo letto o sentito. È una realtà di cui non si può fare a meno, ma che può anche creare suggestioni incontrollabili, personalità distorte, dare più importanza all’apparire che all’essere.  

Pur senza Tv e social e YouTube, c’è sempre stato in noi uomini l’impulso a farsi vedere, l’assillo della prima fila, la voglia di scrivere i nostri nomi sulle lapidi, sedere nei primi posti, farsi vedere, mettersi in mostra. Tribune adatte a realizzare questi sogni ce ne sono molte, politiche, culturali, di piazza, di spettacolo. Purtroppo, c’è anche nella religione, ma il vangelo a questo riguardo è molto preciso. Amano i primi posti nei conviti e le prime file nelle sinagoghe; amano essere salutati nelle piazze… ma voi non siate così. Chi è il maggiore tra voi sarà vostro servitore. Non è per falsa umiltà.  

Se uno ha una responsabilità non deve nascondersi dietro un dito, non deve sottrarsi ai suoi compiti con la scusa di essere umile, di non voler calcare la scena. Ci sono momenti in cui l’autorità deve essere presente, ma la cosa che deve essere assolutamente visibile nella vita e non solo nell’immagine di ciascun cristiano è che il centro è Gesù. È lui il maestro, è lui il salvatore, è la sua parola che conta, è la sua vita che va imitata, è il suo vangelo che deve stare al di sopra di ogni considerazione. Oggi anche nelle nostre messe si torna a dare al libro della Parola il suo posto dignitoso, al crocifisso il centro, al tabernacolo una posizione di assoluta luminosità. E stiamo parlando di semplici simboli.  

Quello che è più importante però è il cuore che deve avere sempre un centro che è Gesù. Purtroppo, si comincia sempre bene e poi lentamente si va alla deriva come quando si è seduti in una ressa e lentamente qualcuno ti spinge, si appoggia e ti trovi seduto in terra, ti toglie il posto. Così anche noi lentamente togliamo il posto a Dio. Gesù è venuto a questo mondo proprio per rimettere Dio al centro, perché è solo lui la nostra speranza. Che dobbiamo sempre avere davanti. 

27 Febbraio
+Domenico

Abbiamo tutti un solo maestro: Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Audio della riflessione.

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti. La vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo gente che conta, senza il plauso degli altri. Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare. 

Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio. I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù, Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli, Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà, Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature. Questo ci dà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola. 

Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti; invece, se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che noi con loro dipendiamo da Lui, che assieme abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, chi è genitore e chi è figlio, chi è vescovo e chi è fedele laico o prete, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere fedeli 

Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di Tutti, Dio. Da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi. 

Molti di noi sono insegnanti, maestri, presbiteri e vescovi, ma uno solo è colui che ci insegna la verità, noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti. Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà. Paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri. 

Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita; se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei poveracci frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

05 Novembre
+Domenico

Dio ci guarda dentro, non s’accontenta della facciata

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Audio della riflessione.

La nostra è una società dell’apparire, dell’immagine, degli occhi e non del cuore e dell’intelligenza. Forse è un tributo che dobbiamo pagare alla invasione di immagini nella nostra comunicazione. Infatti non c’è mai stato un tempo in cui i rapporti tra le persone, gli eventi, le cose fossero così legati alle immagini, tanto che se non appari non esisti, se non sei visto non conti, se non traduci il tuo pensiero in immagini non sei capito. Sono innovazioni cariche di tante promesse per l’umanità e come tutte hanno bisogno che l’uomo maturi un rapporto veramente umano che non gli tolga la dignità di cui deve essere sempre custode.   

Il progresso non è mai per definizione contro l’uomo, occorre però che l’uomo a mano a mano che amplia le sue capacità comunicative cresca interiormente e solidifichi i valori fondamentali del suo vivere.   E’ talmente vero tutto questo che anche in tempi non sospetti, tempi in cui di immagini  non si parlava, né si usavano, Gesù dovette mettere in guardia dall’apparire, dal dare importanza solo a quello che si vuol far vedere. C’è una interiorità della persona che è assolutamente prima di ogni immagine di essa. Il sepolcro può essere bello fuori, ma dentro è pieno di ossa.   

 E’ l’interiorità che conta davanti a Dio, è la coscienza, è l’immagine interiore che ciascuno si costruisce nel segreto del suo rapporto con Dio. E’ questione ancora di apparenza quando ci si riferisce al passato e si prendono le distanze dalle responsabilità di chi ci ha preceduto e si pensa che gli errori fatti da loro non possano essere anche i nostri. Occorre un giudizio vero, ma sempre capace di cogliere che anche noi spesso non saremmo stati migliori di chi ci ha preceduto.  

E’ sempre Dio che ci dà la grazia di vivere bene; se fosse solo per noi il mondo sarebbe già caduto in rovina. E’ tipico della nostra ipocrisia far fuori la gente e dopo pochi anni fare loro un monumento. Certo la colpa non è stata nostra, ma di chi ci ha preceduto, ma forse abbiamo ancora lo stesso cuore, la stessa cattiveria, e non siamo disposti a convertirci e così ritornano guerre, ingiustizie, perché non abbiamo il coraggio di imparare la lezione della storia, cambiando il nostro cuore.  

Nessuno si può chiamare fuori dalla storia dell’umanità. importante è capire che dobbiamo sempre seguire Gesù che ci aiuta a costruirne una nuova nel suo amore e nella sua giustizia.

30 Agosto
+Domenico

Ci sentiamo un poco tutti farisei e Gesù ce ne avverte  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Audio della riflessione.

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano: i farisei. Erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo: quello di essere ingessatori della religione, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità che è Gesù.  

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione organizzata. Anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di fariseismo, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo.  E noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni comode. 

Ebbene Gesù  affronta i farisei, e noi con loro, con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle. Guai a voi che predicate bene e razzolate male, guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti. Guai a voi che fate da guida, non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano. 

Sono rimproveri, guai senza tempo; vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare. Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi. Ci sono alcuni sindaci per esempio che fanno i matrimoni civili in vecchie chiese sconsacrate con tanto di predica e di simbologia liturgica. Questa sarebbe sana laicità o cattiva coscienza che una fede buttata fuori dalla porta entra dalla finestra? Ascoltare i rimproveri di Gesù alla nostra vita ingessata ci fa bene, è speranza di vita pulita e bella, come Lui ce la sa dare! 

Ricordiamo oggi sant’Agostino di Ippona, grande vescovo, convertito a Milano da sant’Ambrogio e grande predicatore della fede in Gesù dopo tutte le sue ricerche filosofiche e religiose e una vita irregolare, aiutato sicuramente dalle preghiere insistenti di sua mamma santa Monica. Sarebbero utile da leggere per la nostra vita di fede il suo libro autobiografico Le confessioni, di cui leggo una sua preghiera  

Tardi ti ho amato, 
bellezza così antica e così nuova, 
tardi ti ho amato. 
Tu eri dentro di me, e io fuori. 
E là ti cercavo. 
Deforme, mi gettavo 
sulle belle forme delle tue creature. 
Tu eri con me, ma io non ero con te. 
Mi tenevano lontano da te 
quelle creature che non esisterebbero 
se non esistessero in te. 
Mi hai chiamato, 
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. 
Hai mandato un baleno, 
e il tuo splendore 
ha dissipato la mia cecità. 
Hai effuso il tuo profumo; 
l’ho aspirato e ora anelo a te. 
Ti ho gustato, 
e ora ho fame e sete di te. 
Mi hai toccato, 
e ora ardo dal desiderio della tua pace. 

28 Agosto
+Domenico

Mi occorre un maestro che si appassiona a me

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Audio della riflessione.

Siamo tutti stufi di sentire mille parole, mille promesse, mille esortazioni da chi ha in mano i canali di comunicazione o i pulpiti nostrani delle nostre città e paesi. Parole in continuazione per dire esporre, spaccare il capello in due e forse ingannare e vendere felicità a buon mercato. Ancora peggio quando si sente qualcuno che fa da maestro e offre visioni di vita infallibili, ricette di onestà, insegna comportamenti, morale e modi di pensare, che non hanno niente di buono. Maestri si chiamano quelli che insegnano soprattutto a vivere. Oggi però sappiamo che ci sono molti cattivi maestri. Non tutti i giovani possono contare su qualcuno che li aiuta ad affrontare la vita, molti se ne approfittano e sono costretti solo ad imitare gli spacconi in ricerca solo di followers.  

Uno solo è il vostro maestro, Cristo. Lui, Gesù è colui che ci insegna, Lui è la via, la verità e la vita, lui ci indica la strada da percorrere, il percorso della felicità, Lui si sa prendere cura con pazienza delle nostre ansie di bontà, dei nostri desideri di abbandono, della nostra vita intera, dello spirito e del corpo, del rapporto con noi stessi e con Dio, il Padre amatissimo, che riempie le sue giornate, il suo cuore. Ha una assoluta capacità di penetrare il nostro intimo con la sua Parola che arriva fino là dove la coscienza si apre al vero e al bene e decide della sua felicità.  

Gesù percorre le strade della Palestina per insegnare agli uomini la strada che conduce a Dio, per aprirli e disporli alla buona notizia definitiva. Il maestro sa fare i passi dell’allievo, ma non si ferma al suo ritmo, continua a spingerlo sempre più avanti, senza forzare, ma senza adagiare, senza costringere, ma senza accontentare al ribasso, senza  plagiare, ma senza abbandonare nella solitudine. Illumina, sorregge, sprona, sostiene, stimola, invita, rafforza e lancia verso una vita piena, libera, autentica, donata. 

Mi vengono in mente tanti giocatori esordienti nel calcio, che hanno avuto la fortuna di trovare o un allenatore o un compagno di gioco famoso che ha fatto di tutto per lanciare l’esordiente con passione alle sue stesse vette e superarlo. 

Il discepolo presto camminerà da solo, potremo ciascuno prendere la nostra strada originale e fedele e vedremo aprirsi un cielo sopra di noi abitato dalla sua presenza che illumina le strade della nostra vita confusa e fragile.  Ogni cristiano cammina con le sue gambe, ma sa che Gesù con il suo Spirito sempre lo sorregge per le nostre periferie spaesate. 

26 Agosto
+Domenico

Gesù solo è il maestro e noi vogliamo essergli fedeli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»

Audio della riflessione

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti. La vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo gente che conta, se siamo senza il plauso degli altri. Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare.  
Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio. I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù, Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli, Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà, Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature. Questo ci dà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.  
Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti; invece, se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere fedeli 
Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di Tutti, Dio. Da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.  
Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità, noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti. Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà. Paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.  
Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita; se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei poveracci frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

7 Marzo
+Domenico

Giù le maschere, per un profondo dialogo con Dio sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 23-26)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Audio (Video) della riflessione

La nostra è la civiltà della fotografia, del montaggio, del virtuale, della trasformazione della realtà attraverso le immagini. Le immagini ti creano belle emozioni, ti permettono di godere a lungo di momenti che sarebbero fuggenti ricordi, puoi analizzare i particolari, fermare un sorriso, uno sguardo, un sentimento.

Siamo stupiti di vedere certe fotografie che ti rendono vicino chi non potresti mai accostare, che ti portano in casa avvenimenti che non potresti mai sapere che esistono, ti fanno partecipare a un dolore e a una gioia che definiscono il tuo essere fratello universale. Serie di immagini costruite ad arte però possono portare all’inganno.

Le chiamano appunto fiction, finzioni, rappresentazioni mirate della realtà o della fantasia, simboli del reale, spesso creati per trarre in inganno, non per comunicare, ma per soggiogare, per vendere. E nel gioco entra anche la vita delle persone che fanno consistere l’esistenza nell’apparire e non più nell’essere. Quello che conta è l’immagine, non più la coscienza. Ne sanno qualcosa i ragazzi e le ragazze nell’esposizione ai cellulari, nella ricerca spasmodica di una immagine che conquista followers, noi adulti che vediamo sempre prima in fotografia e poi la realtà…

Gesù nel vangelo lancia una serie di “guai” a gente proprio come questa, che guarda alla forma esteriore, cura l’immagine, e nasconde una interiorità di peccato, di ingiustizia, di male.  La vita è un bicchiere pulito ed elegante all’esterno, un piatto sfavillante, che dentro si porta rapina e intemperanza. E’ un invito a dare il posto decisivo all’interiorità, alla sorgente del misterioso, ma vero, necessario, intenso rapporto con Dio che è la coscienza.

23 Agosto 2022
+Domenico

E’ lì nel profondo di un dialogo dell’anima con Dio che nasce la dignità e la nobiltà dell’uomo, la disponibilità alla sua Parola che è come spada a doppio taglio che penetra nell’intimo e dirime il bene dal male. La coscienza non è una piazza, non è una fiction è la tua identità di fronte a Dio e deve diventare la tua vera faccia di fronte a tutti gli uomini. Non è rifugio nell’intimità, ma coraggio di partire dall’interno di giustizia e di pace per diffondere ovunque, soprattutto all’esterno, anche nelle immagini, anche nelle fiction ciò che veramente abita nel cuore dell’uomo.

Ci fosse più attenzione alla coscienza, cambierebbe anche tutto il mondo comunicativo con le immagini, che sono una faccia dell’anima, non la maschera del cuore e della verità. Qui nel profondo della coscienza c’è sempre quel Dio che non ci abbandona mai

Ingessatori della religione o collaboratori del Regno di Dio con Maria?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Video (Audio) della riflessione

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano: i farisei. Erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo: quello di essere ingessatori della religione, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità che è Gesù.

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione organizzata. Anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di fariseismo, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo.  E noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni comode.

Ebbene Gesù li affronta con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle. Guai a voi che predicate bene e razzolate male, guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti. Guai a voi che fate da guida, non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano.

Sono rimproveri, guai senza tempo; vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare. Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi.

La chiesa oggi otto giorni dopo la festa dell’Assunta ci ripresenta la figura di Maria Regina; sicuramente una figura materna che ci aiuta a dare limpidezza alla nostra fede, che ci cambia i molteplici guai, che ci meritiamo in invocazioni di perdono, in decisioni di nuova sequela del Figlio Gesù, in tenerezza di madre per lenire le ferite dei nostri percorsi sbagliati e in forza per accogliere e lavorare a costruire con lei il nuovo definitivo regno di Dio di cui è Regina.

22 Agosto 2022
+Domenico

Il cristiano è uno specialista del servizio, non del potere!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 11-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Audio (Video) della riflessione

Sembra una condanna da cui non si può facilmente sfuggire … quella di dedicarsi con generosità ai poveri, ai giovani, a far del bene e finire miseramente per farsi servire da coloro per i quali abbiamo dato la vita: si comincia con l’accoglienza, con un impegno che costa fatica e che non è spesso riconosciuto, con la dedizione senza orari … poi, a un certo punto, si insinua l’abitudine: si procede un po’ automaticamente e ci si trova non più a servire, ma a controllare, a imporre, a togliere libertà di espressione.

Capita forse lo stesso anche in casa con i figli: si passa dalla dedizione più generosa come è il dare la vita, il far crescere, il non risparmiarsi per ogni bisogno a diventare ingombranti, incapaci di dare autonomia, col legare a sé anziché lanciare nella vita.

I passi sono spesso impercettibili, ma alla fine diventano un piccolo sequestro biologico!

E’ la tentazione anche di noi credenti o uomini di Chiesa, che da entusiasti servitori possiamo diventare importanti e da importanti diventiamo persone  non più dedicate a un amore disinteressato: il servizio può spesso portare ad assumere responsabilità, a salire quindi anche posti di prestigio.

Le responsabilità vengono riconosciute da collocazioni nella gerarchia e il gioco è fatto: se uno non ha niente in testa arriva a credere di essere lui il centro e non più il Signore che serve nelle persone a lui affidate … per questo spesso nelle nostre comunità c’è corsa ai posti anziché ai servizi.

Era così ai tempi di Gesù, ed è così anche oggi, con una aggravante: che il nostro maestro e Signore Gesù, ci ha dato sempre un esempio deciso, chiaro, pagato sulla sua pelle del vivere sempre da servo … anzi è morto sulla croce proprio come il servo sofferente: Lui ci ricorda che non dobbiamo amare nessun primo posto, non dobbiamo fare i “pavoni”, ma tenere bene in mente che ”il più grande di voi sarà vostro servo”.

In questa direzione assolutamente obbligatoria per ogni cristiano si inscrive tutto il lavoro delle nostre chiese e della Chiesa Universale sulla sinodalità, sul camminare sempre assieme, immergersi in un percorso comune di servizio e di corresponsabilità verso se stessi, Chiesa e il mondo.

E’ allora alzando lo sguardo a Lui che possiamo purificare sempre le nostre intenzioni, tornare sempre all’incandescenza delle decisioni di autentico servizio che ci hanno fatto compiere i primi passi generosi e affidare a Dio la volontà di perseverare, perché Dio, anche in questo, non ci abbandona mai.

20 Agosto 2022
+Domenico

Fammi da maestro, ne ho bisogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

«… ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

Audio della riflessione

Siamo tutti stufi di sentire mille parole, mille promesse, mille esortazioni da chi ha in mano i canali di comunicazione o i pulpiti nostrani delle nostre città e paesi: parole in continuazione per dire, esporre, spaccare il capello in due e forse ingannare e vendere felicità a buon mercato.

Ancora peggio quando si sente qualcuno che fa da maestro e offre visioni di vita infallibili, ricette di onestà: insegna comportamenti, morale e modi di pensare, che non hanno niente di buono! Maestri si chiamano quelli che insegnano soprattutto a vivere … oggi però sappiamo che ci sono molti cattivi maestri! Non tutti i giovani possono contare su qualcuno che li aiuti ad affrontare la vita: molti se ne approfittano.

Uno solo è il vostro maestro, Cristo: Lui, Gesù è colui che ci insegna, lui è la via, la verità e la vita; Lui ci indica la strada da percorrere, il percorso della felicità! Gesù si sa prendere cura con pazienza delle nostre ansie di bontà, dei nostri desideri di abbandono, della nostra vita intera, dello spirito e del corpo, del rapporto con noi stessi e con Dio, il Padre amatissimo, che riempie le sue giornate, il suo cuore: ha una assoluta capacità di penetrare il nostro intimo con la sua Parola, che arriva fin là dove la coscienza si apre al vero e al bene e decide della sua felicità.

Gesù percorre le strade della Palestina per insegnare agli uomini la strada che conduce a Dio, per aprirli e disporli alla buona notizia definitiva: il maestro sa fare i passi dell’allievo, ma non si ferma al suo ritmo, continua a spingerlo sempre più avanti, senza forzare, ma senza indugiare, senza costringere, ma senza accontentare al ribasso, senza plagiare, ma senza abbandonare nella solitudine … Illumina, sorregge, sprona, sostiene, stimola, invita, rafforza e lancia verso una vita piena, libera, autentica, donata.

Il discepolo presto camminerà da solo: potremo ciascuno prendere la nostra strada originale e fedele e vedremo aprirsi un cielo sopra di noi abitato dalla sua presenza che illumina le strade della nostra vita confusa e fragile.

Ogni cristiano cammina con le sue gambe, ma sa che Gesù, con il suo Spirito, sempre lo sorregge per le nostre periferie spaesate.

15 Marzo 2022
+Domenico