L’interiorità è prima di ogni immagine che se ne fa

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,27-28) dal Vangelo del giorno (Mt 23,27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.».

Audio della riflessione

La nostra è una società dell’apparire, dell’immagine, degli occhi e non del cuore e dell’intelligenza … forse è un tributo che dobbiamo pagare alla invasione di immagini nella nostra comunicazione: infatti non c’è mai stato un tempo in cui i rapporti tra le persone, gli eventi, le cose fossero così legati alle immagini, tanto che se non appari non esisti, se non sei visto non conti, se non traduci il tuo pensiero in immagini non sei capito.

Il progresso non è mai per definizione contro l’uomo … occorre però che l’uomo a mano a mano che amplia le sue capacità comunicative cresca interiormente e solidifichi i valori fondamentali del suo vivere: è talmente vero tutto questo che anche in tempi non sospetti, tempi in cui di immagini  non si parlava, né si usavano, Gesù dovette mettere in guardia dall’apparire, dal dare importanza solo a quello che si vuol far vedere.

C’è una interiorità della persona che è assolutamente prima di ogni immagine di essa: il sepolcro può essere bello fuori, ma dentro è pieno di ossa. 

E’ l’interiorità che conta davanti a Dio, è la coscienza, è l’immagine interiore che ciascuno si costruisce nel segreto del suo rapporto con Dio.

E’ questione ancora di apparenza quando ci si riferisce al passato … e si prendono le distanze dalle responsabilità di chi ci ha preceduto … e si pensa che gli errori fatti da loro non possano essere anche i nostri.

Occorre un giudizio vero, ma sempre capace di cogliere che anche noi spesso non saremmo stati migliori di chi ci ha preceduto!

E’ sempre Dio che ci dà la grazia di vivere bene: se fosse solo per noi il mondo sarebbe già caduto in rovina! E’ tipico della nostra ipocrisia far fuori la gente e dopo pochi anni fare un monumento.

Certo la colpa non è stata nostra, ma di chi ci ha preceduto, ma forse abbiamo ancora lo stesso cuore, la stessa cattiveria, e non siamo disposti a convertirci … e così ritornano guerre, ingiustizie, perché non abbiamo il coraggio di imparare la lezione della storia, cambiando il nostro cuore.

Nessuno si può chiamare fuori dalla storia dell’umanità! Importante è capire che dobbiamo sempre seguire Gesù che ci aiuta a costruire una nuova nel suo amore e nella sua giustizia.

Oggi nella pandemia è chiesto a tutti di cambiare il cuore se vogliamo cambiare il mondo, se vogliamo uscire da questa morsa mortale che ci distrugge sicuramente se decidiamo di uscirne isolati nei nostri interessi senza condividere e guarire tutti assieme.

Che Dio ci doni questa volontà!

25 Agosto 2021
+Domenico

Meritiamo anche noi i rimproveri di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

Audio della riflessione

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano … i farisei: erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio – la Torah – e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo, quello di essere “ingessatori della religione”, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità. che era Gesù.

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione “organizzata”: anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di “fariseismo”, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo … e noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito Santo che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni “comode”.

Ebbene, Gesù li affronta con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle: guai a voi che predicate bene e razzolate male; guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti; guai a voi che fate da guida: non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano … sono rimproveri, guai senza tempo: vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare.

Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi!

Ascoltare e meditare i rimproveri di Gesù alla nostra vita “ingessata” ci fa bene, è speranza di vita pulita e bella, come Lui ce la sa dare! Come l’ha vissuta santa Rosa da Lima, peruviana quindi, che oggi celebriamo.

Della sua morte si scrive: “Consumata dalla penitenza, offerta per la salvezza dei peccatori e la conversione delle popolazioni indigene, si avvicinò per lei piuttosto presto il tempo di passare da questa all’altra vita. Quel che temeva non era una vita breve, ma unicamente una vita vuota d’amore; fu per questo che al sentore della fine imminente, pur avendo solo 31 anni, non poté che rallegrarsi, realizzando di aver dato veramente tutto al Suo Signore. Ma prima avrebbe dovuto soffrire ancora molto. Durante la sua agonia ebbe a esclamare: «So bene di meritare ciò che soffro; ma non avrei mai creduto che tanti mali potessero riversarsi su un corpo umano e diramarsi così in tutte le membra… Nondimeno si compia in ciò, come in tutto il resto, la divina Volontà». Qualche giorno prima di morire le fu dato il Santo Viatico e l’Estrema Unzione, e fu rapita in un’estasi d’amore. Morì solo dopo aver rinnovato i suoi voti religiosi, ripetendo più volte: «Gesù, sii con me!». Era la notte del 23 agosto 1617.”

Dopo la morte, quando il suo corpo, accerchiato da ogni parte da gente esultante di devozione, fu trasportato nella Cappella del Rosario, la Madonna da quella statua dinanzi alla quale la Santa tante volte aveva pregato le sorrise ancora, per l’ultima volta. La folla presente gridò al miracolo: quel sorriso è il segno del più bel compiacimento che la Madre divina volle mostrare per una vita spesa interamente in una eroicità d’amore con pochi eguali.

23 Agosto 2021
+Domenico

Dio al centro: Gesù al primo posto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23,1-12)

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Audio della riflessione

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti: la vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo “gente che conta”, senza il plauso degli altri.

Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare!

Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio.

I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù: Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli; Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà; Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature.

Questo ci darà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.

 Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti! Invece se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere sempre fedeli.

Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di tutti, Dio: da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.

Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità … noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti.

Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà: paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.

Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita: se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei “poveracci” frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

21 Agosto 2021
+Domenico

I primi posti sono sempre ambiti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 10-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12) nel Martedì della seconda settimana di quaresima

«E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»

Audio della riflessione

La nostra società è una società dell’immagine: se non si appare non si esiste … è la TV che decide se esistiamo o no per gli altri: se appari lì vuol dire che ci sei, i fatti devono apparire lì, le idee si diffondono lì … un fatto visto in TV è tutto un’altra cosa dall’averlo solo letto o sentito: è una realtà di cui non si può fare a meno, ma che può anche creare suggestioni incontrollabili, personalità distorte, dare più importanza all’apparire che all’essere, cambiare il modo di conoscere …

Pur senza Tv, c’è sempre stato in noi – uomini – l’impulso a farsi vedere, l’assillo della prima fila, la voglia di scrivere i nostri nomi sulle lapidi, sedere nei primi posti, farsi vedere, mettersi in mostra.

Tribune adatte a realizzare questi sogni  ce ne sono molte: politiche, culturali, di piazza, di spettacolo … purtroppo c’è anche nella religione, ma il Vangelo a questo riguardo è molto preciso: “Amano i primi posti nei conviti e le prime file nelle sinagoghe; amano essere salutati nelle piazze… ma voi non siate così: chi è il maggiore tra voi sarà vostro servitore”.

Non è per falsa umiltà: se uno ha una responsabilità non deve nascondersi dietro un dito, non deve sottrarsi ai suoi compiti con la scusa di essere umile, di non voler calcare la scena … ci sono momenti in cui l’autorità deve essere presente, ma la cosa che deve essere assolutamente visibile è che il centro è sempre Gesù: è Lui il maestro, è Lui il salvatore, è la Sua parola che conta, è la Sua vita che va imitata, è il Suo Vangelo che deve stare al di sopra di ogni considerazione.

Oggi anche nelle nostre messe si torna a dare al libro della Parola il suo posto dignitoso, al crocifisso il centro, al tabernacolo una posizione di assoluta luminosità … e stiamo parlando di semplici simboli.

Quello che è più importante però è il cuore che deve avere sempre un centro che è Gesù: purtroppo si comincia sempre bene e poi lentamente si va alla deriva come quando si è seduti in una ressa e lentamente qualcuno ti spinge, si appoggia e ti trovi seduto in terra, ti toglie il posto … così anche noi lentamente togliamo il posto a Dio.

Gesù è venuto a questo mondo proprio per rimettere Dio al centro, perché è solo Lui la nostra speranza … e la dobbiamo sempre avere davanti.

2 Marzo 2021
+Domenico

Guai a voi: Pane al pane e vino al vino

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,27-32)

 La nostra è una società dell’apparire, dell’immagine, degli occhi e non del cuore e dell’intelligenza, lo diciamo spesso … forse è un tributo che dobbiamo pagare alla invasione di immagini nella nostra comunicazione: infatti non c’è mai stato un tempo in cui i rapporti tra le persone, gli eventi, le cose fossero così legati alle immagini, tanto che se non appari non esisti, se non sei visto non conti, se non traduci il tuo pensiero in immagini non sei capito.

Il progresso non è mai per definizione contro l’uomo, occorre però che l’uomo, a mano a mano che amplia le sue capacità comunicative, cresca interiormente e solidifichi i valori fondamentali del suo vivere.

E’ talmente vero tutto questo che anche in tempi non sospetti, tempi in cui di immagini non si parlava, né si usavano, Gesù dovette mettere in guardia dall’apparire, dal dare importanza solo a quello che si vuol far vedere.

C’è una interiorità della persona che è assolutamente prima di ogni immagine di essa: Il sepolcro può essere bello fuori, ma dentro è pieno di ossa; è l’interiorità che conta davanti a Dio, è la coscienza, è l’immagine interiore che ciascuno si costruisce nel segreto del suo rapporto con il Signore.

E’ questione ancora di apparenza quando ci si riferisce al passato e si prendono le distanze dalle responsabilità di chi ci ha preceduto e si pensa che gli errori fatti da loro non possano essere anche i nostri.

Occorre un giudizio vero, ma sempre capace di cogliere che anche noi spesso non saremmo stati migliori di chi ci ha preceduto.

E’ sempre Dio che ci dà la grazia di vivere bene: se fosse solo per noi il mondo sarebbe già caduto in rovina!

E’ tipico della nostra ipocrisia far fuori la gente e dopo pochi anni fare un monumento: certo la colpa non è stata nostra, ma di chi ci ha preceduto, ma forse abbiamo ancora lo stesso cuore, la stessa cattiveria, e non siamo disposti a convertirci, e così ritornano guerre, ingiustizie, perché non abbiamo il coraggio di imparare la lezione della storia, cambiando il nostro cuore.

C’è adesso la mania di buttar giù tutti i monumenti fatti: la storia non si cambia però!

Nessuno si può chiamare fuori dalla storia dell’umanità: importante è capire che dobbiamo sempre essere alla sequela di Gesù, dobbiamo sempre seguire Gesù, che ci aiuta a costruirne una nuova di umanità, nel suo amore e nella sua giustizia, ma questo è compito di una vita per noi, è compito di tempi lunghi per uno stato, di tempi abbastanza ampi per un continente … per il mondo insomma.

E’ la storia nostra, e dobbiamo continuamente portarla in questa direzione.

26 Agosto 2020
+Domenico

Non può essere tutto grigio, sempre

Una riflessione sul Vangelo Secondo Matteo (Mt 23, 23-26)

Accovacciate sempre in noi abbiamo delle deviazioni culturali, pratiche o legalistiche: sono da riconoscere e non farcene dominare per non uccidere come Caino, il fratello e il nostro essere figli.

Le parole di Gesù richiamano le famose “invettive” dei profeti: servono per scuotere la nostra pericolosa tranquillità del male, una sorta di pace perniciosa; al bianco e al nero preferiamo di solito la confusione indistinta del grigio uniforme.

I guai che Gesù lancia agli scribi e farisei nei loro comportamenti ipocriti sono invettive all’ipocrisia che spesso si confonde proprio col grigio, ma dentro c’è rapina e imbroglio.  

La nostra è la civiltà della fotografia, del montaggio, del virtuale, della trasformazione della realtà attraverso le immagini: le immagini ti creano belle emozioni, ti permettono di godere a lungo di momenti che sarebbero fuggenti ricordi, puoi analizzare i particolari, fermare un sorriso, uno sguardo, un sentimento … siamo stupiti di vedere certe fotografie che ti rendono vicino chi non potresti mai accostare, che ti portano in casa avvenimenti che non potresti mai sapere che esistono, ti fanno partecipare a un dolore e a una gioia che definiscono il tuo essere fratello universale.

Serie di immagini costruite ad arte però possono portare all’inganno: le chiamano appunto “fiction”, finzioni, rappresentazioni mirate della realtà o della fantasia, simboli del reale, spesso creati per trarre in inganno, non per comunicare, ma per soggiogare, per vendere … e nel gioco entra anche la vita delle persone che fanno consistere l’esistenza nell’apparire e non più nell’essere; quello che conta è l’immagine, non più la coscienza.

Gesù nel vangelo lancia una serie di “guai” a gente proprio come questa, che guarda alla forma esteriore, cura l’immagine, e nasconde una interiorità di peccato, di ingiustizia, di male. 

La vita è un bicchiere pulito ed elegante all’esterno, un piatto sfavillante, che dentro si porta rapina e intemperanza: è un invito a dare all’interiorità, alla sorgente del misterioso, ma vero, necessario, intenso rapporto con Dio che è la coscienza il posto decisivo.

E lì nel profondo di un dialogo dell’anima con Dio … è li che nasce la dignità e la nobiltà dell’uomo, la disponibilità alla sua Parola che è come spada a doppio taglio che penetra nell’intimo e dirime il bene dal male.

La coscienza non è una piazza, non è una fiction: è la tua identità di fronte a Dio e deve diventare la tua vera faccia di fronte a tutti gli uomini; non è rifugio nell’intimità, ma coraggio di partire dall’interno di giustizia e di pace per diffondere ovunque, soprattutto all’esterno, anche nelle immagini, anche nelle fiction ciò che veramente abita nel cuore dell’uomo.

Ci fosse più attenzione alla coscienza, cambierebbe anche tutto il mondo comunicativo con le immagini, che sono una faccia dell’anima, non la maschera del cuore e della verità.

Qui nel profondo della coscienza c’è sempre quel Dio che non ci abbandona mai.

25 Agosto 2020
+Domenico

L’unico privilegio del cristiano: servire

Una riflessione sul Vangelo Secondo Matteo (Mt 23,11-12) dal Vangelo del Giorno (Mt 23,1-12) 

<<Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.>> 

Sembra una condanna da cui non si può facilmente sfuggire quella di dedicarsi con generosità ai poveri, ai giovani, a far del bene … e finire miseramente per farsi servire da coloro per i quali abbiamo dato la vita.

Si comincia con l’accoglienza, con un impegno che costa fatica e che non è spesso riconosciuto, con la dedizione senza orari, poi a un certo punto si insinua l’abitudine: si procede un po’ automaticamente e ci si trova non più a servire, ma a controllare, a imporre, a togliere libertà di espressione.  

Capita forse lo stesso anche in casa con i figli: si passa dalla dedizione più generosa come è il dare la vita, il far crescere, il non risparmiarsi per ogni bisogno a diventare ingombranti, incapaci di dare autonomia, col legare a sé anziché lanciare nella vita le persone.

I passi sono spesso impercettibili, ma alla fine diventano un piccolo “sequestro biologico”: E’ la tentazione anche di tanti uomini di Chiesa, che da entusiasti servitori possiamo diventare importanti, e da importanti diventano persone  non più dedicate a un amore disinteressato.

Il servizio può spesso portare ad assumere responsabilità, a salire quindi anche posti di prestigio: Le responsabilità vengono riconosciute da collocazioni nella gerarchia, e il gioco è fatto.

Se uno non ha niente in testa arriva a credere di essere lui il centro e non più il Signore che serve nelle persone a lui affidate: Per questo spesso nelle nostre comunità c’è corsa di più ai posti anziché ai servizi.  

Era così ai tempi di Gesù, ed è così anche oggi, con una aggravante: che il nostro maestro e Signore Gesù, ci ha dato sempre un esempio deciso, chiaro, pagato sulla pelle del vivere sempre da servo.

Anzi, è morto sulla croce proprio come il servo sofferente.

Lui ci ricorda che non dobbiamo amare nessun primo posto, non dobbiamo fare i “pavoni”, ma tenere bene in mente che ”il più grande di voi sarà vostro servo”. 

E’ allora alzando lo sguardo a Lui che possiamo purificare sempre le nostre intenzioni, tornare sempre all’incandescenza delle decisioni di autentico servizio che ci hanno fatto compiere i primi passi generosi e affidare a Dio la volontà di perseverare, perché Dio, anche in questo, non ci abbandona mai.

10 Marzo 2020
+Domenico