Amare i nemici deve diventare meta di ogni persona e nazione, non solo impegno per ogni cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i nemici. Sarà il terrorismo, sarà la guerra, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti. Si ricorre anche alla guerra di religione. Si inventano guerre sante per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo, ma soprattutto per i guadagni enormi dei venditori di armi.  

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo e quindi proposta obbligata di ogni cristiano. Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli. Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio. Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato. Aberrazione dell’umanità, non solo contro di lui, ma quando lo stesso lo si fa per un qualsiasi uomo, per una creatura che è sempre figlio di Dio. 

Non si tratta di sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di controllo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore. 

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola nemico. È un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che ha fatto nascere. Dio non potrà mai ordinare di uccidere. Chi uccide in nome di Dio si è costruito una ideologia funzionale a disegni di potere e trova utile strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose. 

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici. 

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici. 

Questo amore non è opera nostra, ma di Dio, del suo Spirito di amore. 

19 Febbraio
+Domenico

Non buttare, ma riscrivere in forma nuova per l’oggi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Audio della riflessione

Siamo in tempi di grandi cambiamenti, ancora più destabilizzanti perché avvengono in fretta. Noi adulti facciamo fatica ad adattarci. Ieri i nostri genitori ci facevano da maestri per tutte le cose della vita, oggi con i giovani dobbiamo farci insegnare tutto: a fare gli sms sul cellulare, a usare il computer, a leggere Internet, a fare la spesa più conveniente, a impostare la stessa azienda. Ma papà non si fa più così oggi. Sei fermo ancora al secolo scorso. E’ vero anche se non è ancora passato da un quarto di secolo. Quello però che ci mette più in difficoltà è questa liquidazione del passato, questo continuo orientarsi al moderno quasi fosse per natura sua sempre più adatto, più bello, più vero perché è di oggi.  

Gesù vive  in tempi di grandi cambiamenti, di assoluta novità. E’ Lui che lo provoca, è lui che continuamente annuncia la buona notizia, la novità assoluta, la presenza di Dio nel mondo nella sua persona. Lui è il nuovo per eccellenza e spinge gli uomini a cambiare tutto, a fare nuove tutte le cose, a non vivere di pezze come sempre ci si accontenta di fare. 

Ma una cosa chiara dice Gesù: il nuovo che lui porta non è trascurare la legge che Dio da sempre ha scritto nel cuore degli uomini, non è liquidare il passato con il suo bagaglio di esperienze necessarie per capire il futuro. Lui non disprezza nessun comandamento che Dio nella sua delicatissima pedagogia ha voluto come tappe di un cammino di crescita. Si mette nella stessa linea e la porta a compimento.  

I figli portano a compimento ciò che i genitori hanno iniziato, lo volgono al bene come appare alle loro nuove esperienze, non disprezzano il passato, le tradizioni; sanno andare in profondità a cercare le ragioni che hanno dato calore a quei comportamenti che oggi nella loro attuazione sembrano superati. Il mondo va avanti così. Il presente è la necessaria elaborazione del passato per creare un vero futuro, è il discernimento di tutti le energie, i doni che Dio ha fatto crescere nella storia per far crescere il suo Regno. La speranza è proprio basata sulla certezza che Dio sta sotto questa continuità e la fa crescere verso nuove mete. A noi apprezzarle e non buttarle.

12 Febbraio
+Domenico

Siamo tutti come uomini e donne, come ragazzi e ragazze, come giovani e adulti: luce e sale della terra

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Audio della riflessione

Che cosa è che dà sapore alla vita? O meglio: c’è ancora qualcosa che da sapore alla vita o siamo condannati a viverla come una avventura insipida, senza senso, senza grinta, da abitudinari del quotidiano? La tua giornata è già tutta scritta in un file: levata, doccia, se sei in coppia: bacetto; se sei un ragazzo: urla dei genitori perché ti alzi sempre troppo tardi, zaino, panini, pulmino; buon giorno professore..e siamo solo all’inizio. Il resto è della stessa serie. Gli adulti si illudono di introdurre qualcosa di nuovo dando un’occhiata all’oroscopo, ma è un’altra balla che vai sempre a leggere perché non si sa mai.  

Possibile che la vita sia tutta qui, tutta segnata, tutta decisa, tutta uguale a se stessa, senza slancio, senza impennata di creatività e soprattutto di umanità? Tentativi di darle sapore qualcuno li trova con i gatti e i cani o i cavalli. Altri con i successi, gli euro o le proprietà; queste cose sì danno sapore e luce alla vita, rischiarano il buio che spesso la opprime. 

Non vi sembra che sia scomparsa dalla nostra mente, dalle riflessioni, dai titoli di giornale, dalla politica, anche quella seria, dagli spettacoli, dalla pubblicità il nostro essere persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, giovani e vecchi, nonni e genitori. È scomparsa la nostra umanità. Conta solo il fatturato, contano le accise, conta il PNRR, contano i prezzi che continuano a salire, le materie prime che scarseggiano…le partite di calcio, lo slancio (chiamiamolo solo così) dei tifosi …potrei continuare. Per i ragazzi contano i followers, i tic-toc, YouTube, i social, essere in Facebook. Tutto questo rende affascinante vivere, dà sapore alla nostra vita? I primi a non esserne soddisfatti sono proprio i giovani.  

Facciamo la domanda al vangelo? 

Il vangelo invece è ancora più semplice di quanto pensiamo ci dice che sono gli uomini e le donne, la nostra umanità, che dà sapore alla vita. Siamo talmente irretiti dalle cose, dalle organizzazioni, dalle sovrastrutture che spesso dimentichiamo di tornare alla bellezza e alla sensatezza della nostra umanità. Canta qualcuno giustamente: credo negli esseri umani. Ci stiamo accorgendo, e non solo da ora, che nei numerosi cambiamenti del nostro tempo o, come dice papa Francesco, nella nostra nuova epoca, gli strumenti con cui siamo aiutati ad esprimerci, a dirci, a comunicare, a progettare, a studiare, a interagire, insomma a vivere, ci chiedono di ricuperare e approfondire il nostro essere umani. Non ci sentiamo vittime, nemmeno però non avvertiamo che questa epoca esige che ci applichiamo a ridare all’uomo, alla donna, alla nostra umanità uno statuto antropologico nuovo, un posto nuovo. 

Infatti, il vangelo dice che luce e sale, conoscenza e gusto sono doni che solo l’uomo e la donna sanno esprimere al massimo. Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. Gesù non lo dice perché sono apostoli, o predicatori, o raffinati rabbini, insegnanti delle cose di Dio che solo e magari automaticamente perché predicano danno sapore all’esistenza, lo dice degli uomini e delle donne in quanto tali. Abbiamo venduto ai neon o al suono dei soldi o agli aromi chimici il gusto, la luce della vita? O chiediamo agli oroscopi e ai maghi, alle carte e alle sfere di vetro la direzione che deve prendere la nostra esistenza e il senso della storia dell’umanità? La nostra umanità, il nostro essere semplicemente uomini e donne è un faro nella nebbia è un sapore nel disgusto. Siamo fatti a immagine di Dio sapore inconfondibile della vita e luce inaccessibile resa visibile in noi.  

Certo questo essere luce e sale raggiunge la sua pienezza, la sua insuperabilità se abbiamo il dono di aprire la nostra umanità all’invasione della vita nuova, all’immersione nella vita di Cristo, che semplicemente chiamiamo battesimo, e se questa nostra vita è illuminata dalla fede. Con le ragioni della fede non sbaragli nessun nemico, ti metti maggiormente in umiltà tu, perché la luce della fede è luce di Dio, non tua, per te è debolezza, è accoglienza, è fiducia, è abbandono. Ti sconvolge la vita e ti costringe a non esserne più tu il padrone, ma gli altri. Per questo se sei cristiano non puoi nasconderti. Vi ho messo nel cuore, un sapore di vita nuova, una luce di fede non per nasconderla, ma per farla vedere.  

Diceva Giovanni Paolo II e lo ripete spesso papa Francesco: Non vi preoccupate di troppa modestia; non vi chiedo di dare spettacolo, di mettervi a dominare o di fare miracoli clamorosi. Non vi chiedo ostentazione o impazienza o disprezzo delle miserie umane o scontro o polemica, ma di essere come persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, cristiani un fatto pubblico con cui tutti si possono confrontare. Vi chiedo di non chiudervi nelle vostre sacrestie o di non diventare una collezione di bonsai, ma una foresta di persone. Purtroppo, stiamo specializzandoci nel fare recinti. È vero: buone staccionate, fanno buoni vicini. Ma noi non stiamo a spendere la vita per vivere in pace con i vicini, ma per condividere l’amore di Dio in ogni momento. Le staccionate difendono le nostre comodità e tengono ciascuno isolato nel proprio mondo.  

Penso a quanto spesso diceva Giovanni Paolo II; se i giovani non vengono alla chiesa non è peggio per loro, ma peggio per noi, perché veniamo privati della verità e dei doni che Dio ha posto soltanto nelle loro vite per la nostra stessa felicità e salvezza. Vi chiedo di mescolarvi nella vita di tutti per dar sapore e nel buio che spesso avvolge l’umanità per fare luce. Questo sapore e questa luce sono io, non spegnetela per comodità.  

È la sua sapienza che conta e la sua verità abita dovunque c’è una sua immagine, in ogni volto umano. Per tutti noi è scritta a metà: metà nella sua Parola e l’altra nella nostra vita di persone. A noi aiutare l’incontro e la scoperta.  

5 Febbraio
+Domenico

Vi dico io dove sta la vera felicità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Audio della riflessione

Le persone importanti, quando iniziano la loro campagna elettorale o di vendite cercano di rifarsi al meglio la loro immagine: Quale sarà quest’anno il modello vincente, la tendenza che spopolerà le spiagge, le discoteche, i campi di calcio, le curve del gran premio? Sono più attraente in questa posa, con questo angolo di luce, con questo foulard o meglio seduto in diagonale? Non sono sempre delle grandi novità, si gira costantemente attorno a soldi, forza, fascino, sex-appeal, fortuna, sorriso, linea, successo, promesse a non finire sul taglio delle tasse o sui benefici che ne avranno gli elettori o i compratori…

Lui, Gesù, anche qui va controcorrente. Ha trovato nove strade di vera felicità e le propone, convoca una conferenza stampa, non nella solita hall di un albergo, ma su una collina, nell’erba alta, crea una nuova tendenza, le televisioni devono arrancare in un luogo un po’ fuori mano, lontano dalla strada, ma il panorama è stupendo.

Laggiù si distende il lago. Qui c’è una pace infinita e comincia:

beati i poveri, la prima felicità, sono padroni del cielo e della terra;

beati gli afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra;

beati i miti, quelli che non sanno arrabbiarsi mai, perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;

beati gli affamati, che non trovano niente che li sazi, per loro non c’è nessuna situazione umana che realizzi piena giustizia;

beati i misericordiosi, quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;

beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un progetto in cui devono inscatolarti;

beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;

beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia;

beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo.

Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita. Queste nove felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.

29 Gennaio
+Domenico

Festa di tutti i santi: celebrazione solenne della santità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Audio della riflessione

Non siamo zucche bucate che emanano spettri di luce, né scheletri ambulanti che esorcizzano la paura della morte, ma santi in cammino verso la felicità piena, che Dio offre ad ogni uomo e donna che sa fidarsi di Lui!

La vita è sempre imprendibile: non la puoi stringere a te come un possesso sicuro, non la puoi vendere, nemmeno affittare … la devi continuamente aspettare in dono come l’hai avuta, senza il tuo parere, il tuo consenso!

L’abbiamo ricevuta da Dio attraverso l’amore di un padre e una madre: Amore vogliamo tutti che sia stato, l’amore concreto, semplice, non necessariamente romantico, mescolato anche a tanto egoismo – Dio non voglia anche cattiveria e violenza.

E’ sicuramente oltre ogni condizionamento umano amore di Dio: ogni creatura umana nasce da Lui, è compimento di un suo disegno! E Dio, da quando abbiamo ricevuto la vita, ci ha scritto dentro leggi di felicità: le beatitudini. Sapeva che la vita sarebbe stata per tutti in salita, che saremmo incappati nella ingiustizia, nel pianto, nelle guerre, nell’egoismo della ricchezza, nella superbia che mette gli uomini uno contro l’altro, ma ci ha garantito che proprio dentro queste cattiverie che ci saremmo scavati Lui ci sarebbe sempre stato a costruire felicità, beatitudine: “Ai poveri sono Io che garantisco il regno dei cieli, agli affamati, garantisco Io il pane, a quelli che piangono consolazione.”

Il presente di afflizione – dicono le beatitudini – ha un futuro diverso: consolazione è gioia di un mondo nuovo, in cui non ci sarà più il male!

Se ancora c’è, sicuramente non è l’ultima parola: il futuro non è la santificazione del presente, ma un totale cambiamento! Quel Gesù che piangeva su Gerusalemme, che era afflitto per la morte dell’amico Lazzaro, ora siede alla destra di Dio.

“Le sofferenze del momento presente” – dice la lettera ai Romani di San Paolo “non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”(Rom. 8,18).

Avremo da Dio la pienezza di cui ci sentiamo affamati e assetati: è solo da Lui che ci dobbiamo aspettare di togliere fame e sete, non dalle conquiste umane, che pure possono essere segni della giustizia che viene.

La sorgente non tradirà la sua cascata di gioia; il monte di grasse vivande, di cibi succulenti, di bevande inebrianti – che viene spesso ricordato dai profeti che preannunciano la venuta di Gesù – è garantito: Lui sarà il pane, lui il vino della festa. Senza di lui a pane e acqua, potremmo solo forse sopravvivere, ma quando c’è Lui, il vino della vita, allora sarà festa senza fine!

Oggi ci sentiamo tutti coinvolti in questa “santità garantita” da Dio, in questa felicità che già abita nei nostri percorsi, anche se la vediamo velata ancora da tante miserie …

Dio è fedele alle sue promesse, se abbiamo desiderio di lasciarci amare da Lui!

Questa celebrazione solenne della santità ci colloca ancora di più sulla via delle beatitudini, dei santi, dei chiamati da Dio al dono di sé!

Le beatitudini sono Gesù stesso, non sono sforzi umani, ma desideri di pienezza che Lui stesso compie, avvera, nutre e diffonde.

Gesù è la povertà di Spirito di fronte al Padre: Lui è la pace, Lui la mitezza, Lui la misericordia che troveremo e che sarà chiamata sempre ad accogliere e a donare consolazione … e Gesù, Gesù è la consolazione! E’ Lui la consolazione di cui ha bisogno il mondo e che Lui garantisce, Lui è la pienezza di giustizia che ci sazia.

Questa compagnia definitiva oggi l’abbiamo contemplata e sappiamo che non ci mancherà più.

1 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

Il cristiano non si adatta al buon senso, ma ama sempre e tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 43-48)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Se c’è una maschera intollerabile ai nostri giorni, è quella del perbenismo, del politicamente corretto. Non bisogna stare da nessuna parte, possibilmente sempre in mezzo, cioè né di qua, né di là. Non si deve offendere la sensibilità, non si deve esagerare, occorre tenere i piedi per terra, avere il senso della realtà, regolare la vita con il cosiddetto buon senso.  Religiosi sì, ma non troppo; buoni sì, ma non sempre, altrimenti ti prendono per buono a nulla; convinti sì, ma non senza riserve, altrimenti passi per talebano; cristiani sì, ma trattabili su tutto e per tutti.

La religione cristiana è vista come un galateo che regola la buona educazione. Essere educati in un tempo in cui  tutti si sforzano, e ci riescono troppo bene, ad essere zotici e villani, non è proprio un difetto, ma essere cristiani non è una atmosfera tiepida, non è un aggiustamento per andare tutti d’amore e d’accordo, non è fare la media dei comportamenti e collocarsi sempre in zona mediana. Sono venuto per portare fuoco su questa terra e ardo dal desiderio che si accenda e bruci. Il punto di arrivo dove è? Siate perfetti come il Padre vostro celeste che sta nei cieli. Non è cosa da poco, Gesù non ci chiede il minimo, ma il massimo.

Essere cristiani non è adattarci alla media dei comportamenti delle persone per bene, ma essere in certo mondo trasgressivi.  Non si tratta di dire tanti rosari al giorno, cosa del resto meritevole, ma di far sperimentare a tutti come l’essere credenti cambia veramente il modo di pensare, di vivere, di rapportarsi con tutti. Amare gli amici, fare dei favori a chi ti vuole bene, essere cordiali con chi ti è simpatico, star bene con i buoni, invitare chi ti può a sua volta ricambiare è quello che fanno tutti; amare i nemici, porgere l’altra guancia, rimanere fedeli anche nella prova, amare i figli anche quando ti fanno soffrire, mettere in secondo piano le nostre difficoltà pur di salvare la famiglia, resistere nella fede anche quando non vediamo niente e ci sembra di essere abbandonati…Amare il marito o la moglie anche quando ti fanno soffrire, essere capaci di perdonare le offese..  ecco, questi sono gesti che si avvicinano all’essere cristiani. Oggi o si è cristiani fino in fondo o non val la pena di esserlo.

Solo una vita così porta speranza al nostro mondo appiattito. Occorre però sapere dove sta la sorgente di questa speranza.

14 Giugno 2022
+Domenico

L’altra guancia è da mettere in campo sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 38-42)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Audio della riflessione

Il vangelo è sempre un insegnamento da non trascurare. Tutti ricordano questo brano che ci dice di porgere l’altra guancia e spesso restiamo un poco perplessi. Ma io allora non posso far valere le mie ragioni? Non è un atto di viltà e di debolezza? Uno che ha responsabilità e si lascia insultare o schiaffeggiare non perde la sua faccia di persona responsabile? Mi basta solo presentare un esempio di come Gesù si è comportato di fronte proprio a uno schiaffo che gli ha dato una guardia durante il processo religioso intentatogli dai farisei e dai sacerdoti del tempio. Da notare che questo schiaffo è stato un segnale per tutti sulla fine della intoccabilità del Nazareno. Da quel momento in poi tutti lo hanno bistrattato e percosso. Gesù nella sua dignità non è indifferente all’offesa e parla con chi gli ha dato lo schiaffo e dice: “Se ho detto qualcosa di male, dimostralo; ma se ho detto la verità, perché mi dai uno schiaffo?” E’ sicuramente una risposta che non reagisce allo stesso modo, non è un voler continuare una eventuale lite, ma Gesù si carica della coscienza di chi lo ha schiaffeggiato e lo aiuta a rientrare in se stesso e ad assumersene la responsabilità.

 Se c’è un esempio di come realizzare questo insegnamento e tanti altri del vangelo è proprio sant’Antonio di Padova, che oggi viene celebrato in tutto il mondo Aveva nel sangue l’ardimento dei conquistatori. Un suo famoso antenato era Goffredo di Buglione che fu crociato in Terra Santa. Di fatto si chiamava Fernando di Buglione Aveva in cuore di testimoniare con il sangue il suo amore a Gesù Cristo. Ricordate il suo entusiasmo di voler andare in Marocco, dove erano stati massacrati 5 frati, i cui corpi aveva visto a Coimbra , in Portogallo dove lui è nato. Cambia ordine religioso: da canonico regolare agostiniano, con l’ideale di studiare tanto e di insegnare, si fa frate francescano, ordine che era ancora agli inizi, era in vita ancora san Francesco  e si fa mandare in Marocco per prendere il posto dei frati appena ammazzati. Ma il Signore ha altre mansioni da affidargli; appena sbarcato si becca la malaria e la nave che lo riporta a casa, naufraga a va a finire in Sicilia e da li prende corpo la sua vera vocazione che è stata per tutta la sua vita quella di seminare la Parola di Dio. Diventa un predicatore eccezionale, convincente perché vive quello che dice e perché il Signore accompagna la sua parola, che diventa seme fruttuoso in chi la accoglie e anche in chi la osteggia. E Dio lo riempie di miracoli, tutti orientati a far maturare il seme della parola, perfino nei pesci, negli uccelli, nei perversi e nei sanguinari.

Dio svela il suo amore  misericordioso in tante sue prediche e c’è da divertirsi a conoscere i suoi miracoli.

La sua vita è intessuta di preghiera, di sacrifici, di mortificazioni e penitenze di ogni genere. Un carattere così focoso, come il suo, doveva essere orientato e imbrigliato per servire il Signore e non il suo ardimento o le sue impostazioni di vita. La nostra vita è orientata sempre dal Signore, da Gesù e occorre essere allenati a stargli dietro, ad ascoltare quello che ci suggerisce nel cuore. La famosa altra guancia è tutta una vita di bontà, di perdono, di forza di pace, di ascolto e meditazione della Parola di Gesù, di contemplazione di <lui nei poveri e negli sconfitti dai prepotenti.

Nella nostra vita tutti abbiamo ispirazioni al bene, a fare cose buone, ad essere generosi, ma siamo indolenti; trattiamo Dio come la sveglia che ci fa saltar fuori dal letto la mattina presto: le mettiamo addosso un cuscino, cerchiamo di spegnerla, ci casca a terra, diciamo le prime parolacce della giornata poi arriviamo sempre tardi.

Il Signore non è una sveglia, ma un cuore che batte e ti vuole bene e devi allenarti a capirlo, a seguirlo, a volergli bene, come quando ci si innamora.  

13 Giugno 2022
+Domenico

Il Vangelo o è una verità d’amore o non è Vangelo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,27-32)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Audio della riflessione

In tempi di buonismo, ma soprattutto di “adattamento al ribasso”, occorre ritrovare la forza di una decisione di vita coerente, tutta d’un pezzo.

A Gesù l’occasione viene dal guardare a una esperienza che si consuma in un minimo di esternazione: uno sguardo, lo sguardo di possesso di un uomo su una donna. …“Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”: non è l’ingenua meraviglia  di Adamo quando vede Eva e che sfocia in quel meravigliato “Questa sì che è carne della mia carne, ossa delle mie ossa”; non è l’ingenuo fischio del muratore che dall’alto del suo ponteggio non può non fare un complimento alla ragazza che passa … non è l’esaltazione di una possibilità di comunicare, di uscire dalla solitudine, dal guardarsi addosso, per uscire dalla legittimazione di una sessualità ripiegata su di sé o sul proprio sesso … qui invece lo sguardo è di possesso, riduce la persona a cosa! Ti toglie di dosso il vestito e la dignità: è orientare la propria progettualità, che parte dal cuore, a rendere cose le persone.

La prospettiva nuova che porta Gesù è una scelta radicale, mentre noi più diventiamo adulti, più ci adattiamo e conviviamo con la mediocrità! Continua – infatti – Gesù nel suo discorso della montagna: “Se il tuo occhio destro ti fa compiere il male, strappalo e gettalo via. Se la tua mano destra ti fa compiere il male, tagliala e gettala via” …

Dio non ci vuol vedere tutti mutilati … questo capiterebbe se fossimo lasciati a noi stessi! Vuole vedere in noi, e ce ne dà la forza, una impennata di coscienza!

Ma non vi sembra che abbiamo lentamente ridotto il cristianesimo a una sorta di galateo? Qualche giovane non fa mistero e me lo dice con grande candore: “Voi preti quando ci parlate sembrate le nostre mamme: Sta attento qui, non fare quello là, togli le dita dal naso, non mettere i calzini sotto il cuscino, mettiti a posto, spegni sto cellulare, datti una regolata, non farmi stare in pensiero…”

Ma insomma è tutta qui la vita cristiana? E’ un insieme di raccomandazioni? E’ una visione di vita funzionale ad un  comportamento “tranquillo”, a non dare fastidi a nessuno, un comportamento che ci incasella nel quieto vivere, che non scontenta mai o che è qualcosa che ti cambia la vita, che non ti lascia inerte, che non si accontenta di pezzettini, che vuole tutto?

E’ proprio vero! La vita cristiana è esigente, proprio perché la vita è esigente, l’amore è esigente, le persone che incontriamo sono esigenti!

La nostra società sta, forse, perdendo il sapore perché il sale è scipito e la luce è scurita, a meno che il discorso della montagna scavi in ogni uomo le energie impensate che abbiamo e faccia in  modo che le mettiamo in circolo con decisione!

Certo non occorre una guerra per ridarci vigore, ma una pace guadagnata con sudore.

10 Giugno 2022
+Domenico

La tua offerta a me è la pace con tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi che è quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiuder un buco che ogni tanto si apriva nella vita e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Esistono testimonianze storiche imponenti di questo modo di pensare il rapporto degli uomini con la divinità. Il tempio della dea fortuna di Palestrina ne è un esempio macroscopico. Qui si veniva per dare sfogo al bisogno religioso, altrove si svolgeva una vita indipendente.

Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono o più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma tutto quello che è vita è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita.

Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. E’ comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni uomo e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi nel nostro mondo di relazioni il Dio che non ci abbandona mai. Chissà quante messe sono per dimenticare il prossimo o frecce di luce che ci rivelano un cuore che odia ancora e non è capace di perdono! Lasciamoci cambiare il cuore da Dio sempre.

9 Giugno 2022
+Domenico

L’amore è la forza necessaria e sufficiente di ogni vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-19)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Audio della riflessione

Vi sarà capitato qualche volta nella vita di godere dell’amicizia di una persona. Magari quando hai fatto l’obiettore o la naia, lontano da casa. In qualche posto in cui si è spaesati e impauriti poter contare su qualcuno che condivide le tue paure, i tuoi rischi, è sempre bello. Ma la cosa più interessante è che una semplice amicizia qualche volta fa scoprire dentro di te forze e possibilità che non sapevi di avere. Sembra quasi che quando ami qualcuno ti si aprano dei varchi che avevi sempre pensato invalicabili. L’amico perfora il fondo roccioso della tua vita  e ne fa sprizzare energia. Così è quando vieni a contatto con Cristo: è come se scavasse nel fondo della tua coscienza e ne estraesse nuova e ignorata energia: la vita intera si mette in moto, prende un senso nuovo.

Immaginiamo quanto è triste la solitudine: ti fa avvinghiare alle tue abitudini, facendole passare per regolarità; ti blocca alle regole del galateo, facendotele vedere come il migliore comportamento; ti lega alle piccole sicurezze della tua prigione, spegnendo ogni novità. E tutti quelli, soprattutto i giovani, che si comportano diversamente o che non rispettano le tue regole, li maledici, li detesti, li combatti. Ti sei costruito una prigione comoda, dorata, sicura, ma sempre prigione è!

L’incontro con Cristo, l’amico, invece butta all’aria le tue abitudini. Ama e fa ciò che vuoi. La vostra giustizia è superiore alla denuncia dei redditi, nel senso che non s’accontenta di questa, è una giustizia di rapporti con le persone, con le comunità, non  è legata a conti e timbri.

Il cristiano è colui che si è liberato dall’idea che la felicità, la giustizia, l’onestà, la dignità sia affidata a un’insieme di regole impossibili da seguire, di fronte alle quali ti senti sempre schiacciato, sfinito; sono sempre più grandi di te, perché qualcosa te lo dimentichi o ti lega. Il cristiano, come un innamorato, è sempre pronto ad andare oltre.

Ma è anche talmente saggio da custodire lo slancio del cuore, la generosità dei suoi gesti entro un comportamento limpido, alla luce del sole, confrontabile con tutti e per questo non bizzarro, cervellotico, ma umano, orientato. Spesso il rispetto per gli altri ti obbliga a costringere l’esuberanza del cuore entro comportamenti semplici. Anche questo voleva dire Gesù sulla montagna quando si proclamava libero di fronte alla legge, ma non la saltava; la osservava più di tutti e sapeva, però, andare oltre.

8 Giugno 2022
+Domenico