Tu nostro Dio sei per noi sapore e gusto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 13) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 13-16)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente».

Audio della riflessione

La questione del sapore è di grande importanza in tutti i fatti della vita a partire dal cibo. Raccontano i nostri nonni che hanno fatto grande fatica durante la guerra, quando mancava il sale, a godere di un buon pasto, a trovare gusto nei cibi e si ingegnavano in tutti i modi per dare un minimo di gusto vero. Oggi che dobbiamo spesso sottoporci a diete stressanti se vogliamo vivere, siamo costretti a mangiare cose senza sapore, a fare finta di niente pur di star bene.

Anche la vita in se stessa però ha bisogno di sapore; lo dimostra la crescita esponenziale di persone demotivate, di persone in depressione, di giovani annoiati. Che vita è? Che gusto c’è? Dove posso trovare ragioni per essere felice? Che cosa è che da gusto alla vita? Le tentiamo tutte e non ci accorgiamo che la soluzione l’abbiamo dentro di noi.

Dice Gesù: voi siete il sale della terra. Voi dovete dare gusto alla vita. Siete voi persone, voi uomini e donne, voi ragazzi e ragazze, voi giovani e adulti il sale della terra. E’ la persona, non gli animali che danno gusto alla vita. Oggi molte persone sono costrette, o per la cattiveria imperante o per la solitudine in cui sono lasciati, ad affidare il gusto della vita a qualche animale che ti fa compagnia. Dio ha creato anche gli animali e vanno rispettati; ma l’uomo è di gran lunga più importante degli animali, più decisivo. E’ l’uomo che dà gusto alla vita; è l’amore verso una persona che dà la felicità. Diceva papa Giovanni Paolo: “E’ importante rendersi conto che, tra le tante domande affioranti al vostro spirito, quelle decisive non riguardano il “che cosa”. La domanda di fondo è ” chi”: verso “chi” andare, “chi” seguire, “a chi” affidare la propria vita”.

Ancor di più sale della terra è l’uomo che si affida a Dio, colui che ha incontrato la salvezza che è Gesù. Allora diventa ancora più impegnativo sentirsi dire: Voi siete il sale della terra e diventa obbligatorio non perdere il sapore, quel sapore che sta nella radice profonda della nostra umanità, rivisitando e bonificando sempre il nostro vivere da uomini e donne nel nostro tempo, e soprattutto riportandoci sempre al centro della nostra fede. Molta vita del nostro mondo occidentale è senza gusto, purtroppo sembra che ci troviamo gusto a farci violenza a fare la guerra, a denunciarci per nient, a moltiplicare le controversie. La nostra vita è piena di noia perché non siamo cristiani veri, perché anche noi stiamo perdendo il sapore. Però sappiamo dove andarlo sempre a rinnovare.  Nella grande fiducia che possiamo avere in Gesù, e sappiamo che avere fede in Gesù, significa avere tutte le scorte di sapore da donare a tutte le vite che incontriamo.

Martedì 7 Giugno 2022
+Domenico

Diamoci dei “paletti”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento».

Audio della riflessione

Certo, la spontaneità è un grande valore e una grande forza, e non deve essere repressa … perché la vita è spontaneità: la vita ha il proprio senso in se stessa, non è regolata da una norma ad essa esteriore, non si ripete, si rinnova continuamente!

La vita è tanto più vita quanto più sgorga liberamente da se stessa, quanto più è audacia e avventura imprevista, e quanto meno è ingessata in vie che danno sicurezza ma che spengono ogni slancio, ogni vera novità.

Oggi siamo ridotti quasi tutti ad attività costrette, obbligate da una società che si è “supergarantita” di fronte a ogni imprevisto … ma questa è una faccia soltanto della realtà! L’altra faccia è il rischio di andare oltre, di far scadere, cioè, la spontaneità e l’originalità a instabilità, irrequietezza, disordine e anche a cattiveria e malvagità. Da questo rischio ci salva la norma, la quale dà alla tua vita un ordine, la inserisce in una sintesi: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti.”

La Legge e i Profeti cui si riferisce Gesù non erano solo norme, erano il progetto di Dio per l’alleanza con il popolo d’Israele, anche se contenevano precetti, indicazioni, prescrizioni … dovevano servire un piano delicatissimo quale era il patto d’amore tra Dio e l’uomo … e Gesù a questo patto è legatissimo, perché lo sta rinnovando e continuando.

Nel costruirci una nostra personalità e nell’edificazione di sé come soggetto uomo maturo e adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: ci insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni o dei bisogni immediati, e danno, così, l’accesso alla vera libertà.

Molti giovani credono che non occorrano paletti, non occorrono regole, però le li guardate bene, se ci guardiamo bene quando giochiamo siamo molto ligi e decisi a farle rispettare, perché permettono a tutti di giocare bene … e tutte le invettive che mandiamo a quei poveri arbitri danno l’idea di come ci teniamo che le regole siano fatte osservare bene.

È così anche la vita spirituale e affettiva: la legge aiuta a crescere! La legge del Signore protegge soprattutto il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta a ogni forma di violenza.

Grande per il Regno dei cieli è chi sa darsi una legge interiore che Dio fa diventare spazio di libertà e di incontro con il cielo abitato da lui, per dare luce alle strade dell’uomo.

23 Marzo 2022
+Domenico

Non siamo kamikaze, ma testimoni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-44) dal Vangelo del giorno (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli …»

Audio della riflessione

In un tempo in cui si mescolano religioni e popoli, idee e tradizioni, stili di vita e credenze, ci si domanda: “Ma quale è la vera religione? Dove sta la verità? Perché devo vivere in questo modo? Esiste la verità o ciascuno si inventa la sua?”

Ancora meglio, si vuol vedere che cosa ha il cristianesimo di nuovo rispetto a tutto il resto, rispetto a tutte le visioni della vita quotidiana che gli uomini si danno: “Per avere felicità non basta vivere tranquilli senza tante costruzioni religiose?”.

Gesù ci tiene a staccare di netto il comportamento di un vero credente da chi è pagano: il credente in Dio osa amare i nemici. L’amore non è uno scambio, non è un rapporto alla pari in cui i conti tornano (io voglio bene a te e tu ne vuoi a me) … l’amore è un paradosso: “tu mi fai del male e io ti voglio ancora più bene; tu mi distruggi la vita e io ti amo perché ti ritengo più grande delle distruzioni che pensi per me; tu mi togli il respiro e io non ho paura a offrirti il mio!”.

Su questa base di amore disinteressato è sorto il cristianesimo: la fede cristiana non è la fede dei kamikaze, ma dei martiri, che sanno dare la vita per tutti, anche per i nemici; è la fede di chi sa perdonare; di chi è disposto a non lasciarsi mai misurare dai torti subiti, di chi porge l’altra guancia, di chi sa che la lite e il torto si vincono con l’amore e la dedizione.

Non solo, ma la posta del cristiano è ancora più alta, è una vetta – direi – irraggiungibile: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” … non c’è limite all’impegno di trasformazione della nostra vita in una bontà senza misure.

Gesù sapeva di offrire una meta altissima, ma metteva in gioco soprattutto se stesso: In Lui, nel Cristo, Figlio di Dio morto e risorto, noi possiamo sperare di ridare alla nostra vita il vero volto di Dio da sempre impresso nelle fattezze umane.

Siamo fatti a immagine di Dio, il peccato ne ha tentato di distruggere le sembianze, ma Gesù è riuscito a ricostruirle e il cristiano lo segue: non essere come i pagani oggi significa riprendere coscienza della meta che sta davanti a tutti noi cristiani.

Il cammino di conversione è questo: andare verso una meta altissima, ma scritta nelle nostre vite da Gesù, che ci tiene il cielo aperto su una terra tentata continuamente di chiudersi.

12 Marzo 2022
+Domenico

Dio non è un alibi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.»

Audio della riflessione

La semplificazione delle cose fino a renderle “banali” è una tentazione che ascoltiamo … molto volentieri: la vita è complicata di suo, di problemi ce n’ha a non finire … mettere d’accordo le persone è un’impresa, quando ti sembra che tutto scorra regolare scopri che c’è qualcosa che rovina tutto, e la religione viene collocata tra le cose “complicate”: il rapporto con Dio è una sorta di incognita e di irrazionalità che è meglio lasciar perdere.

Per sfuggire la complicazione, allora, si decide di separare, di distinguere, di isolare …. “Vuoi avere un rapporto con Dio? Bene, lascia in pace tutto il resto. Vuoi fare bene il tuo lavoro? Lascia perdere tutto il resto. Vuoi divertirti? Lascia perdere tutto il resto!”.

Allora c’è chi mette tutto il suo impegno nel lavoro e dimentica la famiglia, chi si diverte senza tante inibizioni e si rovina la salute, chi gioca da campione ed è una frana negli affetti, chi si dedica a Dio e dimentica i rapporti con le persone.

Questo “tutto il resto”, invece, è la nostra vita: il Vangelo dice con molta precisione che se stai offrendo a Dio qualcosa e tuo fratello è in guerra con te, “lascia e va dal fratello a tentare la pace possibile!”

La vita cristiana non è mettere Dio davanti a sé per fuggire la vita, ma è comunione con Dio e con i fratelli!

Dio non è un alibi comodo per scappare dalla realtà: se forse nella antica religione del tempio si poteva immaginare che Dio fosse lontano dalla vita, tutto concentrato in se stesso, che la religione fosse un tributo da pagare a una entità superiore e che la vita fosse un banale destino cui occorreva dedicarsi in meno tempo, il meno possibile … con l‘incarnazione di Gesù il vero culto è diventato una lode a Dio, un amore appassionato per lui e una comunione profonda con i fratelli.

Si usa spesso l’immagine di una verticalità e di una orizzontalità, per indicare il rapporto con Dio e quello con i fratelli: non possono essere mai separati! La nostra salvezza è la croce di Cristo, che ha due braccia, una verticale tra cielo e terra e l’altra orizzontale tra uomo e uomo. In queste due dimensioni collegate strettamente c’è la nostra esperienza credente!

Scaviamo le motivazioni profonde dell’essere e dell’operare, restiamo ancorati alla salvezza che viene sempre da Dio e che passa nelle mani degli uomini.

Questa croce ci aiuta a guardare al cielo e a trovare tutte le possibili strade di santità che Dio ha tracciato tra gli uomini.

11 Marzo 2022
+Domenico

Saremo chiamati figli di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-4) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 1-12)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati».

Audio della riflessione

Siamo sempre preoccupati, quando leggiamo il Vangelo, di vedere che cosa Gesù ci dice di fare, trasformando così il cristianesimo in una serie di norme morali da seguire, senza percepire e accogliere quel rinnovamento profondo che invece Dio provoca nella nostra coscienza.

Le beatitudini vanno lette soprattutto in quello che ci dicono di Dio, non in quello che ci dicono di fare!

Dio stesso, l’onnipotente, ha cura di voi e si dedica a voi: Dio ci consolerà, sarà lui che asciugherà ogni lacrima dei nostri dolori, giusti o ingiusti, meritati o no, che proviamo nella vita.

Dio il Padre ci darà la possibilità di sentirci radicati, di avere una identità: Dio ci chiamerà alla sua mensa e la comunione con lui ci riempirà di gioia.

Dio non ci rinfaccerà niente, non serberà rancore verso nessuno: ci toglierà il rimorso per il bene che non siamo stati capaci di fare, per la cattiveria che purtroppo ci ha stregati durante la nostra vita.

Dio stesso ci renderà capaci di scorgerlo nelle trame dell’esistenza, fino alla pienezza dell’incontro con Lui … e alla fine saremo chiamati «figli di Dio» , perché Dio stesso ci chiamerà a far parte di una famiglia indistruttibile, a prova di affetto, di amore, senza tema di essere abbandonati o scaricati dall’inconsistenza di un banale egoismo.

Questa è la buona novella del regno: questo è il Dio che Gesù ci ha abituato a sognare e che sicuramente si presenterà a noi! Un Dio così lo pensiamo per i poveri di tutto il mondo, lo preghiamo per chi soffre la guerra, per chi non ha casa e continua ad essere sballottato da una terra all’altra.

La santità del cristiano nasce qui: non sarà mai lo sforzo dell’uomo che cerca di spiritualizzare la sua vita … è mettersi nella logica di Dio! E’ anzitutto dono di Dio che ci ama e ci dona se stesso in Gesù.

Gesù, crocifisso e risorto, è le beatitudini: nel suo volto di dolore Lui è povero, afflitto, mite, affamato e assetato di giustizia, puro di cuore, pacificatore e perseguitato … e da risorto è suo il Regno, è consolato, eredita la terra, è saziato, trova misericordia, vede Dio, ed è in pienezza Figlio di Dio.

Le beatitudini manifestano chi è Dio, suo e nostro Padre, mostrano il volto che siamo chiamati ad assumere.

Le beatitudini sono il ritratto di Gesù e il progetto di Dio su ogni credente: non c’è altra possibilità per l’uomo di realizzarsi pienamente, e i nostri defunti che andremo a ricordare nei cimiteri sono nelle braccia di Dio, sono definitivamente figli suoi e le nostre preghiere non sono solo per affrettare questo “essere Figli” definitivo, ma anche per pregarli di intercedere per noi da dove la si trovano, nelle braccia di Dio.

1 Novembre 2021
+Domenico

L’amore ai nemici è una scelta che qualifica il cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 43-46) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 43-48)

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

Audio della riflessione

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i nemici. Sarà il terrorismo, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti. Si ricorre anche alla guerra di religione. Si inventano guerre sante per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo.

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo. Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli. Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio. Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato. Aberrazione dell’umanità, non solo contro Gesù, ma è aberrazione pure quando si uccide un qualsiasi uomo o  creatura che sono sempre figli di Dio.

Non si tratta di sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di controllo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore.

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola nemico. E’ un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che ha fatto nascere. Dio non potrà mai ordinare di uccidere. Chi uccide in nome di Dio si è costruito una ideologia funzionale a disegni di potere e trova utile strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose.

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici.

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici.

Questo amore non è opera nostra, ma di quel Dio che non ci abbandona mai.

15 Giugno 2021
+Domenico

L’altra guancia è sempre un atto di coraggio e di speranza

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5, 38-42)

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Audio della riflessione

Nel nostro mondo di oggi sta aumentando vertiginosamente il contenzioso. Più una società diventa per così dire civile, più cresce il numero degli avvocati e degli assicuratori. Vuoi essere garantito su tutto, perché l’altro lo vedi sempre in agguato contro di te. Assistiamo a una esasperazione dei diritti del singolo contro la possibilità di far interagire le persone in una convivenza, possibilmente in una comunità.

C’è una divergenza? Faccio mandare la lettera dall’avvocato. Penso di aver subito un torto? Mi consulto su quale potrei anch’io ritorcere per essere almeno alla pari. Una volta questo comportamento lo chiamavano la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente; oggi lo si chiama rispetto dei diritti. La legge del taglione ci fa tornare alla barbarie, anche se forse la situazione in cui viviamo è ancora peggio perchè lo strapotere di qualcuno a ogni occhio ne fa corrispondere due e a ogni dente rovinato si prende il diritto di devastare tutta l’arcata dentaria. A ogni torto una condanna a morte; ad ogni sgarro una ritorsione che distrugge una vita.

Gesù anche qui è sempre grande. Porgi l’altra guancia. Non è un gesto di paura o di ignavia, ma di grande coraggio. Rispondere col perdono al torto subito è l’unica possibilità spesso di fermare la catena di vendette, di guerre, di violenze che insanguinano paesi, nazioni e spesso famiglie. Porgere l’altra guancia è togliere ogni ragione di continuare a fare del male, spegnere la lite con l’amore. L’invito di Gesù è liberante. Sei tu che deve decidere che cosa significa per te porgere l’altra guancia; talvolta vuol dire resistere, altre volte accettare, altre ancora opporsi, ma sempre con l’intenzione di offrire pace, ravvedimento, perdono. E quante vite sono state salvate perché i figli, la moglie, i padri hanno saputo perdonare gli assassini dei loro congiunti.  Ancora in questi tempi si pensa che chiedere giustizia sia una vendetta; invece è desiderio che ciascuno si prenda la sua responsabilità di quello che ha commesso e, se c’è anche il perdono, possa vivere la pace del ritorno alla bontà. Chi perdona non è mai stato del parere di “buttare la chiave”, ma di pregare, sperare e esprimersi per un ravvedimento e una prospettiva che il colpevole possa rifarsi la dignità perduta nell’uccidere.

Il perdono esige forza; è un vero dono di Dio. Infatti è nato da Lui e noi tutti siamo vivi, siamo felici, abbiamo speranza proprio perché siamo frutto del perdono di Dio. Dio ha messo a nudo la sua guancia quando ha messo Gesù nelle mani dei suoi crocifissori, noi, del resto. Pensavamo di aver vinto, ma quel suo amore ci ha cambiati. Possiamo sicuramente sperare di essere così anche tra di noi.

14 Giugno 2021
+Domenico

In pace con tutti non solo con me

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi che è quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiuder un buco che ogni tanto si apriva nella vita e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Esistono testimonianze storiche imponenti di questo modo di pensare il rapporto degli uomini con la divinità. Il tempio della dea fortuna di Palestrina ne è un esempio macroscopico. Al tempio si andava per dare sfogo al bisogno religioso, tutta l’altra vita indipendente si svolgeva altrove

Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma, tutto quello che è vita, è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita.

Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. E’ comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni persona e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi nel nostro mondo di relazioni l’Emmanuele, il Dio che non ci lascia mai soli per fare continuamente riconciliazione.

10 Giugno 2021
+Domenico

Custodisci sempre lo slancio del cuore

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5,17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Audio della riflessione

Vi sarà capitato qualche volta nella vita di godere dell’amicizia di una persona, fatto normale … magari quando hai fatto l’obiettore o la naia, lontano da casa oppure … nelle … prime esperienze di lavoro all’estero: in qualche posto in cui si è spaesati e impauriti poter contare su qualcuno che condivide le tue paure, i tuoi rischi, è sempre bello … ma la cosa più interessante è che una semplice amicizia qualche volta fa scoprire dentro di te forze e possibilità che non sapevi di avere! Sembra quasi che quando ami qualcuno ti si aprano dei varchi che avevi sempre pensato invalicabili.

L’amico perfora il “fondo roccioso” della tua vita  e ne fa sprizzare energia; così è quando vieni a contatto con Cristo: è come se scavasse nel fondo della tua coscienza e ne estraesse nuova e ignorata energia, la vita intera si mette in moto, prende un senso nuovo!

Immaginiamo invece quanto è triste la solitudine: ti fa avvinghiare alle tue abitudini, facendole passare per regolarità; ti blocca alle regole del galateo, facendotele vedere come il “migliore comportamento”; ti lega alle piccole sicurezze della tua prigione, spegnendo ogni novità … e tutti quelli, soprattutto i giovani, che si comportano “diversamente” o che non rispettano le tue regole, li maledici, li detesti, li combatti.

Ti sei costruito – insomma – una prigione comoda, dorata, sicura, ma sempre prigione è!

L’incontro con Cristo, l’amico, invece butta all’aria le tue abitudini: “Ama e fa ciò che vuoi.”

La vostra giustizia è superiore alla denuncia dei redditi, nel senso che non s’accontenta di questa, è una giustizia di rapporti con le persone, con le comunità, non  è legata a conti e timbri.

Il cristiano è colui che si è liberato dall’idea che la felicità, la giustizia, l’onestà, la dignità sia affidata a un’insieme di regole impossibili da seguire, di fronte alle quali ti senti sempre schiacciato, sfinito; sono sempre più grandi di te, perché qualcosa te lo dimentichi o ti lega.

Il cristiano, come un innamorato, è sempre pronto ad andare oltre, ma è anche talmente saggio da custodire lo slancio del cuore, la generosità dei suoi gesti entro un comportamento limpido, alla luce del sole, confrontabile con tutti e per questo non bizzarro, cervellotico, ma umano e orientato.

Spesso il rispetto per gli altri ti obbliga a costringere l’esuberanza del cuore dentro comportamenti banali o semplici; anche questo voleva dire Gesù sulla montagna quando si proclamava libero di fronte alla legge, ma non la saltava: la osservava più di tutti e sapeva, però, andare “oltre”.

9 Giugno 2021
+Domenico

Sale e luce per dare senso e colore alla vita

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli
.

Audio della riflessione

Gesù dice: ”Siete voi il sale della terra, siete voi la luce del mondo”.

Uno si guarda allo specchio, mentre si fa la barba o si aggiusta i capelli, quelli che ha, e fa subito una riflessione: “ma che luce e che sale posso essere io?”.

Ma essere cristiani nel mondo oggi che cosa significa? Ce lo domandiamo spesso di fronte a tante possibili scelte, a tante “proposte religiose”, a tanti venditori di “ricette per la vita felice” ….

Significa essere sale: essere in grado di dare sapore alla vita; sì perché non puoi viverla senza emozioni, senza entusiasmi, senza rischi o senza sforzi, come un pacco postale che ha già scritta la destinazione! La vita ha bisogno di slancio, di mete da conquistare, di apertura al nuovo, all’altro che incontri … ha bisogno sempre di trovare sapore …

… e Significa anche essere luce: essere in grado di offrire qualche indicazione, essere una freccia, un dito puntato verso una meta, una certezza là dove non si capisce più niente, dove non si sa che cosa fare, da che parte andare.

Dio ha dato ad ogni uomo, ad ogni donna la possibilità di essere sale e luce, di dare sapore alla vita di tutti e di essere compagno di strada … e sale e luce  hanno una pretesa: di non chiudersi su di sé! Il sale da solo non ha in se stesso la ragione del suo essere, deve salare un cibo; la luce non la metti sotto il letto, se vuoi illuminare la casa.

… eppure abbiamo ridotto il cristianesimo a bonsai, il Vangelo a galateo,  ci chiudiamo nel nostro piccolo mondo, ci nascondiamo dietro un dito, seppelliamo il raggio della nostra vita, regalataci continuamente senza condizioni da Gesù nella nostra comodità e solitudine, mentre Gesù ha continuamente allargato gli orizzonti di tutti coloro che lo hanno incontrato.

I tuoi compagni di lavoro conoscono i tuoi lati buoni e spero ti stiano intorno proprio perché hanno bisogno della tua luce: Sanno che hai un po’ di fede! Se c’è una carognata da dire contro Dio, la cristianità, i preti, il papa non te la risparmiano. Se hanno barzellette sporche da raccontare, le vanno a dire agli altri; ma se hanno un dolore insopportabile o una gioia incontenibile lo vengono a raccontare a te …

… e tu che fai? Ti tieni il sale? Metti la luce sotto un coperchio? O ti metti a disposizione con semplicità perché per tutti quelli che incontri … in essi, sorga un giorno migliore?

Non farti mai rincrescere di aver allargato la tua gioia ad altri!

8 Giugno 2021
+Domenico