Le strade della felicità dei cristiani

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt. 5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Audio della riflessione

In Italia siamo cristiani battezzati sicuramente più del 90%: moltissimi di noi hanno avuto un contatto con la Chiesa, con la vita cristiana, con una parrocchia nella propria infanzia … poi le vie si sono divaricate, ciascuno ha rifatto la sua scelta, ha impostato la sua vita; qualche esperienza lo ha segnato, una corrente culturale lo ha preso, s’è messo contro la Chiesa o la ignora con tutta la libertà indiscutibile.

Ma se ci si domandasse: “a te che t’è rimasto di quello che ti hanno insegnato i preti, la tua catechista, i tuoi genitori…” che cosa potremmo rispondere? “Beh, che dovevo andare a Messa tutte le domeniche, che non dovevo bestemmiare e fare cose sconce, una serie di comportamenti che chiamavamo comandamenti, che bisognava confessarsi…”

Tutto qui? Una serie di cose da fare? Ci sarà stata una visione di vita che muoveva tutto, una concezione della convivenza sociale, un ideale, un sogno che motivava tutto quello che si faceva, non una serie soltanto di no da dire a quel che ti piaceva fare …

È quello che subito fa Gesù quando si presenta alla gente sulle rive del lago di Galilea: Non ricorda loro i dieci comandamenti, li dà per scontati, sono dei paletti dentro i quali è definito un grande spazio di vita di azione da colorare; non lancia fulmini e saette come aveva fatto Giovanni nel deserto, dice solo gli appuntamenti con la felicità che Dio offre a tutti gli uomini: beati i poveri in spirito, beati i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i puri di cuore, chi offre tenerezza, chi si spende per la pace, chi sa pagare con la sua vita per la giustizia, chi riesce a scoppiare in pianto.

Le chiamiamo “beatitudini” nel nostro linguaggio: non sono soprattutto cose da fare, non sono lo scontro tra ricchi e poveri, tra oppressi e oppressori, ma sono soprattutto Lui, Gesù, sono uno stato, una pienezza di vita, la vera felicità.

Questa felicità ti indicavano quando frequentavi la Chiesa!

  1. Beati se siete poveri perché siete padroni del cielo e della terra;
  2. beati se siete afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra, perché non riuscirete più a contenere la gioia della consolazione;
  3. beati se siete miti, se siete di quelli che non sanno arrabbiarsi mai, che non si scagliano contro nessuno, che non fanno i “black block” perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;
  4. beati se vi sentite sempre affamati, perché non trovate niente che vi sazi: per voi non c’è mai possibilità di star seduti perché nessuna situazione umana realizza pienamente giustizia;
  5. beati se siete misericordiosi, di quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;
  6. beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno … coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un disegno in cui dovevano inscatolarti;
  7. beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti… e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;
  8. beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia; “beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi. Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io, nel massimo dell’intimità della vita”.

“Ecco … queste otto strade di felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.”

Questa è la vita che Noi sogniamo, per questa vita noi facciamo festa sempre … ma facciamo festa anche per un’altra vita che ci è stata donata, la vita di Gesù nell’Eucaristia, il suo corpo e il suo sangue donato per noi, da contemplare, da amare, da mangiare per avere pienezza di vita.

7 Giugno 2021
+Domenico

La nostra storia è maestra di vita non una palla al piede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-18) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 17-19) nel Mercoledì della terza settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto».

Audio della riflessione

Siamo in tempi di grandi cambiamenti, ancora più destabilizzanti perché avvengono in fretta: noi adulti facciamo fatica ad adattarci! Ieri i nostri genitori ci facevano da maestri per tutte le cose della vita, oggi con i giovani dobbiamo farci insegnare tutto: a scrivere gli sms sul cellulare, a usare il computer, a leggere Internet, a fare la spesa più conveniente, a impostare la stessa azienda … “Ma papà … non si fa più così oggi! Sei fermo ancora al secolo scorso” … è vero, anche se è appena passato da pochi anni.

Quello però che ci mette più in difficoltà è questa “liquidazione” del passato, questo continuo orientarsi al moderno quasi fosse per natura sua sempre più adatto, più bello, più vero … perché è “di oggi”.

Gesù vive in tempi di grandi cambiamenti, di assoluta novità: è Lui che la provoca, è Lui che continuamente annuncia la buona notizia, la novità assoluta, la presenza di Dio nel mondo nella sua persona.

Lui è il nuovo per eccellenza e spinge gli uomini a cambiare tutto, a fare nuove tutte le cose, a non vivere di “pezze” come sempre ci si accontenta di fare … ma … una cosa chiara dice Gesù: il nuovo che lui porta non è trascurare quello che Dio da sempre ha scritto nel cuore degli uomini, non è liquidare il passato con il suo bagaglio di esperienze necessarie per capire il futuro: Lui non disprezza nessuno dei comandamenti che Dio, nella sua delicatissima pedagogia, ha voluto come tappe di un cammino di crescita per il suo popolo … si mette nella stessa linea e la porta a compimento.

I figli portano a compimento ciò che i genitori hanno iniziato, lo volgono al bene come appare alle loro nuove esperienze, ma non disprezzano il passato, le tradizioni: sanno andare in profondità a cercare le ragioni che hanno dato calore a quei comportamenti che oggi nella loro attuazione “sembrano” superati.

Il mondo va avanti così: il presente è la necessaria elaborazione del passato per creare un vero futuro, è il discernimento di tutte le energie, di tutti i doni che Dio ha fatto crescere nella storia per far crescere il suo Regno … e la speranza è proprio basata sulla certezza che Dio sta sotto questa continuità e la fa crescere verso nuove mete.

A noi apprezzarle, farne tesoro, e non buttarle mai.

10 Marzo 2021
+Domenico

Vuoi essere cristiano? Guarda che non è per anime comode!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 46-48) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 43-48) nel Sabato della prima settimana di quaresima

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Se c’è una maschera intollerabile ai nostri giorni, è quella del perbenismo, del “politicamente corretto”, si usa dire: non bisogna stare da nessuna parte, possibilmente sempre in mezzo, cioè né di qua, né di là; non si deve offendere la sensibilità, non si deve esagerare, occorre tenere i piedi per terra, avere il senso della realtà, regolare la vita con il cosiddetto buon senso …  religiosi sì, ma non troppo; buoni sì, ma non sempre, altrimenti ti prendono per buono a nulla; convinti sì, ma non senza riserve, altrimenti passi per talebano; cristiani sì, ma trattabili su tutto e per tutti.

La religione cristiana è vista come un “galateo” che regola la buona educazione: essere educati in un tempo in cui tutti si sforzano, e ci riescono troppo bene ad essere zotici e villani, non è proprio un difetto, ma essere cristiani non è una atmosfera tiepida, non è un aggiustamento per andare tutti d’amore e d’accordo, non è fare la media dei comportamenti e collocarsi sempre in zona mediana.

“Sono venuto per portare fuoco su questa terra e ardo dal desiderio che si accenda e bruci.”: il punto di arrivo dove è?

“Siate perfetti come il Padre vostro celeste che sta nei cieli.»

Non è cosa da poco, Gesù non ci chiede il minimo, ma il massimo: essere cristiani non è adattarci alla media dei comportamenti delle persone per bene, ma essere – in certo mondo qualche volta – anche trasgressivi … non si tratta di dire solo tanti rosari al giorno – cosa del resto meritevole – ma di far sperimentare a tutti come l’essere credenti cambia veramente il modo di pensare, di vivere, di rapportarsi con tutti.

Amare gli amici, fare dei favori a chi ti vuole bene, essere cordiali con chi ti è simpatico, star bene insomma con i buoni, invitare chi ti può a sua volta ricambiare è quello che fanno tutti!

Amare i nemici, porgere l’altra guancia, rimanere fedeli anche nella prova, amare i figli anche quando ti fanno soffrire, mettere in secondo piano le nostre difficoltà pur di salvare la famiglia, resistere nella fede anche quando non vediamo niente e ci sembra di essere abbandonati… ecco, questi sono gesti che si avvicinano all’essere cristiani.

Oggi o si è cristiani fino in fondo o non val la pena di esserlo, e solo una vita così porta speranza al nostro mondo appiattito.

Occorre però sapere dove sta la sorgente di questa speranza.

27 Febbraio 2021
+Domenico

Non usare Dio per coprire il male che fai agli altri

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 20-26) nel Venerdì della prima settimana di quaresima

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

Sta sviluppandosi una tendenza, abbastanza generalizzata, che è quella che ciascuno si costruisce il suo Dio: ciascuno se lo fa bello, buono, grande, giusto come piace a lui, se lo costruisce e distrugge come gli piace, lo fa esistere quando gli serve e come gli serve, lo dipinge cattivo o buono a seconda dei sentimenti che gli suggeriscono le ultime “fiction” della TV … lo immagina fatto a suo uso e consumo, insomma.

In questa arte dell’invenzione la cosa più interessante e pericolosa è che Dio è visto come uno da godere o incontrare in privato, da soli, in un rapporto creatore – creatura, senza interferenza alcuna: così c’è il devoto che va a pregare perché gli possa andar bene la prossima rapina, il mafioso che gli porta la decima delle estorsioni che è riuscito ad esigere, la donna di strada che lo ringrazia del guadagno della sua giornata, il donnaiolo per averla fatta franca, il ricco possidente di aver una fabbrica con cui guadagna sulla pelle dei dipendenti … tutti danni nei confronti del prossimo e quindi tutte mancanze di amore gravi.

Cose strane, del secolo scorso, eppure i nostri santuari, le nostre chiese sono piene anche di questi fedeli e noi pure nel nostro piccolo usiamo Dio a nostro uso e consumo.

C’è una frase nel Vangelo chiarissima, che ribalta tutto questo modo “comodo” che abbiamo inventato di tenerci buono Dio: “se presenti il tuo dono a Dio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì accanto all’altare, va a riconciliarti prima con tuo fratello, poi vieni a presentare il tuo dono”.

Il rapporto con Dio non puoi averlo se sai che qualcuno è arrabbiato con te, se il tuo vicino non riesce a guardarti in faccia, se in casa semini continuamente odio, se delle persone ti hanno cancellato dalla loro vita per causa tua.

Le vittime dei tuoi furti o rapine o sfruttamento hanno qualcosa contro di te, e per causa tua per giunta: Forse fare quaresima è anche questo.

E’ chiarissimo: non c’è rapporto con Dio nella verità, se non è collocato nella bontà di un rapporto con gli altri … purtroppo molti si nascondono dietro una religiosità di facciata; sempre maschera rimane, mai vita vera!

La religione è forza e speranza di pace e concordia.

Possiamo avere speranza di una comunione autentica con tutti e con Dio?
Ma questa speranza chi me la dà?

26 Febbraio 2021
+Domenico

La santità della porta accanto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12)

Audio della riflessione

Da quando papa Francesco ci ha regalato quella bella enciclica sulla santità e ce l’ha spiegata come un dono che Dio ci fa, che mette a disposizione di tutti, questa santità la mette a disposizione anche di chi ti sta nella porta accanto … forse siamo riusciti a rendere più bello e desiderabile la parola “santo”, “santa”, attribuito a persone che sono sempre come noi.

Se ci capita di partecipare e vedere con i nostri occhi una bella Messa come quella della beatificazione di un ragazzo vivace di 15 anni, del tutto simile ai nostri adolescenti, pulito, entusiasta, seminatore di amici, modernissimo, capace di chattare, di creare followers, di comunicare le cose belle di Dio, di Gesù, della Eucaristia, con gli strumenti modernissimi della comunicazione come il beato Carlo Acutis … allora non solo ci piace la parola santità, ma ne sentiamo  anche la nostalgia e ci sembra più … non più impossibile incontrarla!

Purtroppo noi siamo sempre preoccupati, quando leggiamo il Vangelo, di vedere che cosa Gesù ci dice di fare, trasformando così il cristianesimo in una serie di norme morali da seguire, di precetti e di obblighi che ci stringono e ci tolgono la gioia della libertà, senza percepire e godere di quel rinnovamento profondo, quella pace, quella serenità che invece Dio provoca nella nostra coscienza quando apprezziamo le cose buone, quando siamo capaci di essere un po’ meno “orsi” con tutti, gioiosi, accoglienti, sereni, pazienti … quando siamo capaci di condividere vita, affetti, dolori immancabili, aiutando e sentendoci aiutati.

Il sorriso di Carlo è il sorriso di Gesù, il sorriso della santità.

Dio stesso, l’onnipotente, ha cura di noi e si dedica a noi: Dio ci consolerà, sarà lui che asciugherà ogni lacrima dei nostri dolori, giusti o ingiusti, meritati o no, che proviamo nella vita.

Dio, il Padre, ci darà la possibilità di sentirci radicati, di non essere mai spaesati, di avere una precisa identità: il beato Carlo Acutis questo ci ha aiutato a capire.

Dio ci chiamerà alla mensa e la comunione con lui ci riempirà di gioia: Dio non ci rinfaccerà niente, non serberà rancore verso nessuno; ci toglierà il rimorso per il bene che non siamo stati capaci di fare, per la cattiveria che purtroppo ci ha stregati durante tutta la nostra vita.

Dio stesso ci renderà capaci di scorgerlo nelle trame dell’esistenza, fino alla pienezza dell’incontro con Lui … e alla fine saremo chiamati figli di Dio, perché Dio stesso ci chiamerà a far parte di una famiglia indistruttibile, a prova di affetto, di amore, senza tema di essere abbandonati o scaricati dall’inconsistenza di un banale egoismo.

Questa è la buona novella del regno!

Questo è il Dio che Gesù ci ha abituato a sognare e che sicuramente si presenterà a noi: un Dio così lo pensiamo per i poveri di tutto il mondo, Lo preghiamo per chi soffre la guerra, per chi non ha casa e continua ad essere sballottato da una terra all’altra.

La santità del cristiano nasce qui: non sarà mai lo sforzo dell’uomo che cerca di spiritualizzare la sua vita. E’ mettersi nella logica di Dio. E’ anzitutto dono di Dio che ci ama e ci dona se stesso in Gesù.

Gesù, crocifisso e risorto, è le beatitudini: nel suo volto di dolore Lui è povero, afflitto, mite, affamato e assetato di giustizia, puro di cuore, pacificatore e perseguitato. E da risorto è suo il Regno, è consolato, eredita la terra, è saziato, trova misericordia, vede Dio, è in pienezza Figlio di Dio.

Le beatitudini manifestano chi è Dio, suo e nostro Padre, mostrano il volto che lo Spirito Santo cesella in noi facendoci un ritratto originale di Gesù; le beatitudini sono il ritratto di Gesù e il progetto di Dio su ogni credente. Non c’è altra possibilità per un ragazzo o una ragazza, per l’uomo e per la donna di realizzarsi pienamente e di vedere l’altro già chiamato da Dio ad essere così.

Se oggi andiamo anche ai cimiteri, cerchiamo di ricordare i sorrisi che le nostre mamme e i nostri papà ci hanno fatti: erano per noi, e lo sono ancora di più oggi i sorrisi di Dio.

1 Novembre 2020
+Domenico

Un altro atto generativo: amare i nemici

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 43-48)

Audio della riflessione

«Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Certo l’uomo nella sua esistenza, dotato di intelligenza e di cuore, non vive solo di istinto, non si lascia guidare dal caso: pensa, ha una coscienza, sviluppa il ragionamento, ha in se scritti dal Creatore – diciamo noi che crediamo – atteggiamenti di bontà, di condivisione, di solidarietà.

Ha qualcosa di più dell’istinto insomma: se siamo fatti a immagine di Dio, significa che siamo fatti bene, significa che non è la necessità che ci muove, ma è una scelta libera.

Solo che il peccato, il male, ha inquinato la creazione, ha deturpato e rovinato i sogni di Dio e i comportamenti dell’uomo; da allora se vogliamo una vita bella e felice dobbiamo fare un salto di qualità: non è più sufficiente essere buoni, occorre amare di più; non è sufficiente comportarsi bene tra noi, ma occorre essere buoni con tutti, anche con i nemici: coloro che ci fanno torti.

Se amate quelli che vi amano ma che merito ne avete? Lo fanno tutti: ogni uomo che ha un minimo di buon senso si comporta bene con chi gli vuole bene.

Per il regno di Dio, il buon senso non basta: la legge dello scambio non è sufficiente, il politicamente corretto è troppo poco; il modello di comportamento per un cristiano è la perfezione di Dio Padre.

La meta è altissima, impossibile da raggiungere con le nostre forze; soltanto sorretti dallo Spirito, portati sulle spalle di Gesù, il buon Pastore, è possibile mettersi sulla strada della perfezione e del bene.

Insomma, la tentazione di riportare la vita del cristiano sempre e solo a comportamenti ovvi di buona educazione, di correttezza, di plausibilità umana, è sempre troppo forte: la vita cristiana chiede di più, chiede di perdonare le offese, di morire per gli altri, di affidarsi alla preghiera, di amare oltre ogni misura, di andare controcorrente, di accogliere ogni vita nascente e di vivere ogni momento di sofferenza per amore di Gesù.

La misura è la santità, non la correttezza!

Come facciamo noi, che facciamo fatica ad essere passabili, a fare una vita da santi come la vuole il Signore? Come possiamo far diventare queste osservazioni, queste aspirazioni “vita quotidiana”: ma non tiriamoci giù troppo, ci sono tante persone che questo lo fanno tutti i giorni.

Quelli che seguono i malati che non hanno prospettive di guarigione, lo fanno tutti i giorni!

E’ Dio che opera in noi e il suo Santo Spirito ci dà forza, coraggio, anima, e ci permette anche di trasmetterlo agli altri, di creare una comunità che vive il pensiero, il dettame, e la legge del Vangelo.

16 Giugno 2020
+Domenico

L’altra guancia, sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 38-42)

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La bellezza della nostra vita è data anche dalla creatività e dalla immaginazione che qualificano i comportamenti dei cristiani, e Gesù è sempre capace di sfondare muri costrittivi di comportamenti che ripetiamo tante volte, di situazioni senza altra soluzione, di stranezze cui non daresti nessun futuro e invece sono capaci proprio di crearlo.

Prendiamo il caso citato dal Vangelo: una vecchissima legge dice “occhio per occhio, dente per dente”, è detta la legge del taglione; banalmente: tu mi cavi un occhio? te ne cavo uno anch’io. Comportamento selvaggio e primitivo di una banale normalità nei rapporti di giustizia tra le persone. Con questa legge si è sempre ripetitivi e a un male si crede di saldare il conto con un altro male, invece sono due mali che inquinano sempre ogni vita. 

Proviamo a inserire una variante, tipica e caratteristica dei nostri tempi di esaltante civiltà, di superamento della legge della giungla – perché noi siamo bravi – per portare pace fra le persone: tu cavi un dente a me? Io ti distruggo tutta l’arcata dentaria! Tu mi colpisci la faccia con un pugno? Io ti spacco la testa. Questa è la nostra civiltà? 

Gesù invece introduce un principio rischioso, creativo, eccezionale: tu mi dai uno schiaffo? Io ti presento anche l’altra guancia. O ancor meglio: tu mi rubi il mantello? Io te ne regalo un altro.

A un male si ripara sempre con un fatto di segno opposto, cioè con un bene: solo così si sono rappacificate nazioni e continenti, altrimenti sarebbero stati cancellati dalla geografia … vi ricordate il caso più vasto ed eclatante, l’India, che per piegare il governo inglese che la assoggettava e sfruttava, proclamò una lunga campagna di non violenza, che rese inadatta e inutile a riportare ordine la più grande flotta o potenza di fuoco di quei tempi.

Se poi continuassimo a mettere in evidenza il discorso della montagna, troveremmo che Gesù si è dato al massimo della creatività nei rapporti umani, dicendoci addirittura di amare i propri nemici.

Introdusse poi il perdono, che destabilizzò anche i terroristi delle brigate rosse, quando Giovanni, il figlio di Bachelet ai suoi funerali perdonò i suoi uccisori, togliendo anche a detta di loro la terra sotto i piedi alla violenza già programmata: Ma se questi ci perdonano pure, che stupida guerra stiamo facendo, che nemici ci siamo inventati? 

Col Vangelo siamo in piena pedagogia della creatività: occorre avere un buon sforzo di immaginazione; Gesù ha sempre il coraggio di chiedere risposte nuove a situazioni nuove.

In questo tempo di pandemia che cosa non si è inventata la Caritas per stare con i poveri, gli anziani, i malati; che cosa non hanno inventato i dottori e i ragazzi per inventarsi qualcosa che serviva a dare ossigeno o a rendere più immediato l’intervento del medico.

Quel che è fortemente inventivo è il clima di attenzione a Dio nel fratello: la carità allora diventa una avventura che ci porta di scoperta in scoperta, a dare sostanza all’inventiva dell’amore. 

15 Giugno 2020
+Domenico

Le fake news sono parole, magari scritte, ma sono armi letali

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,33-37)

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In Internet, nelle pagine web, nei social, nei giornali circolano in grande evidenza delle “fake news”, che traduco semplicemente in “notizie del tutto false”, inventate o riportate apposta per raggiungere obiettivi che servono a chi le diffonde. 

Esiste  anche il mestierante che è incaricato e pagato da un committente di pubblicare e inventare varie notizie false per gli obiettivi del committente: la notizia falsa è pacchiana e non ha bisogno di argomentazioni per definirla assolutamente immorale, anche se costruita a fin di bene. 

Esiste però una forma più astuta che è quella di colorare le notizie per orientare il lettore o l’uditore a dare ragione alla tesi che un giornale deve difendere o proporre perché è stato editato proprio per questo scopo: colorare è un termine fin troppo benevolo, ma ci sta dietro tutta un’arte del dire e non dire, del provocare sospetti su una persona, dell’esasperare una affermazione o un fatto interpretandolo in maniera non solo soggettiva, ma intenzionalmente in un certo modo per creare discredito, calunnia, condanne. 

I punti di vista diversi da cui guardare la realtà sono utili e necessari, perché ogni persona ha un suo modo di vedere, di interpretare, di sostenere il suo punto di vista, ma spesso non ci si pone alla ricerca della verità o per lo meno non ci si propone una problematizzazione del tema, documentata, dialogata in qualche dibattito, così che dopo l’accesso a queste informazioni e dopo l’uso dei social ogni ascoltatore – o ognuno che li guarda – sia messo in  grado di assumersi la sua responsabilità per una posizione che sposa, difende, e propone. 

Che ci sia una destra e una sinistra in cui sono collocati i giornali è naturale, ma che per principio ogni fatto debba essere colorato di parte, senza un leale confronto, un dialogo alla ricerca della verità o una proposta documentata, è voler  dare spazio alla menzogna. 

Oggi vogliamo sentirci dire e ascoltare il Vangelo che ci dice “il vostro parlare sia si se è si, o no se è no: il resto viene dal maligno”questo maligno è il demonio, il divisore, che nella nostra vita pubblica sta lavorando ed è ascoltato alla grande.

In altri passi del Vangelo si aggiunge: la Verità vi farà liberi“, “sono venuto per rendere testimonianza alla Verità“, “Io sono la Via, la Verità e la Vita“. 

Sant’Antonio, che oggi ricordiamo e torniamo a venerare e a pregare perché ci scampi da questa pandemia, soprattutto dove si sta diffondendo tra popolazioni povere e abbandonate, era un principe della parola pulita, chiara, precisa: un grande predicatore che sapeva stanare dal cuore degli uomini i pensieri malvagi, le volontà delinquenziali, le vendette sanguinose.

Ecco, Sant’Antonio ci aiuti a trovare l’onestà massima nel nostro parlare e nel nostro scrivere. 

13 Giugno 2020
+Domenico

Il peccato di un desiderio insano che si fa progetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,27-32)

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In tempi di buonismo, ma soprattutto di “adattamento al ribasso”, occorre ritrovare la forza di decisioni di vita coerente, tutta d’un pezzo.

A Gesù l’occasione viene dal guardare a una esperienza che si consuma in un minimo di esternazione: uno sguardo, lo sguardo di possesso di un uomo su una donna.

«Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».

Ricordo che san Giovanni Paolo II un giorno intervenne su questo versetto del Vangelo di Matteo – credo a un Angelus – e ne sottolineò il significato, creando molta discussione anche sui giornali.

Questo desiderio non è l’ingenua meraviglia di Adamo quando vede Eva e che sfocia in quel meravigliato “Questa sì che è carne della mia carne, ossa delle mie ossa”: non è l’ingenuo fischio del muratore che dall’alto del suo ponteggio non può non fare un complimento, non sempre troppo castigato, alla ragazza che passa; non è l’esaltazione di una possibilità di comunicare, di uscire dalla solitudine del guardarsi addosso, per opporsi alla legittimazione di una sessualità ripiegata su di sé o sul proprio sesso. Qui invece lo sguardo è di possesso, riduce la persona a cosa, ti toglie di dosso il vestito e la dignità: è orientare la propria progettualità, che parte dal cuore, a ridurre le persone a cose.

Il “desiderandola” dopo averla guardata è molto ben descritto – se ricordate – dal comportamento di Davide quando dalla sua terrazza sta a guardare una donna che fa il bagno e progetta di farla “sua”, come dopo avvenne, non solo, ma si trova impigliato in una passione che non riesce a controllare più e gli fa compiere anche l’omicidio del marito (cfr 2 Sam 11).

L’adulterio era già stato compiuto in quella insana passione, fatta di sguardi predatori, di progetti mentali, di pensieri non fermati che ha coltivato in quel “guardandola”.

Il fatto, che poi è diventato un delitto, era già un peccato prima nei pensieri e nel cuore: nei pensieri si traduce in una possessione di sguardi che hanno denudato la donna e posseduta negli intenti; nel cuore, dal pensiero intimo, ma cattivo coltivato, che aveva già allontanato dall’innocenza il re Davide.

Insomma qui non c’è solo istinto, ma progetto: è la tentazione virtuale della pornografia – per esempio – che porta al disprezzo della persona, donna o uomo che sia, al ritenerla solo un oggetto da possedere non certo da amare, all’impiegare la forza della sessualità che è apertura a una relazione di amore verso una persona a un egoismo e a una strumentalizzazione della persona, resa solo oggetto.

Insomma: ti sporca la coscienza, il cuore, l’intelligenza.

La prospettiva nuova che porta Gesù è una scelta radicale, mentre noi più diventiamo adulti, più ci adattiamo e conviviamo con la mediocrità.

Continua – infatti, Gesù nel suo discorso della montagna – “Se il tuo occhio destro ti fa compiere il male, strappalo e gettalo via. Se la tua mano destra ti fa compiere il male, tagliala e gettala via”.

Dio non ci vuol vedere tutti mutilati, questo capiterebbe se fossimo lasciati a noi stessi, ma vuole vedere in noi – e ce ne dà la forza – una impennata di coscienza.

Ma non vi sembra che abbiamo lentamente ridotto il cristianesimo a una sorta di galateo? Qualche giovane non fa mistero e me lo dice con grande candore:” Voi preti quando ci parlate sembrate le nostre mamme: Sta attento qui, non fare quello là, togli le dita dal naso, non mettere i calzini sotto il cuscino, mettiti a posto, datti una regolata, non farmi stare in pensiero …”

Ma è tutta qui la vita cristiana? E’ un insieme di raccomandazioni, è una visione di vita funzionale ad un comportamento tranquillo, a non dare fastidi a nessuno, che ci incasella nel quieto vivere, che non scontenta mai o è qualcosa che ti cambia la vita, che non ti lascia inerte, che non si accontenta di pezzettini, che vuole tutto?

E’ proprio vero! La vita cristiana è esigente, proprio perché la vita è esigente, l’amore è esigente, le persone che incontriamo sono esigenti.

La nostra società sta, forse, perdendo il sapore perché il sale è scipito e la luce è scurita, a meno che il discorso della montagna scavi in ogni persona le energie impensate che abbiamo e faccia in modo che le mettiamo in circolo con decisione.

12 Giugno 2020
+Domenico

Il comandamento è segno e veicolo della volontà di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-19)

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Prima o poi anche il cristiano più distratto si fa delle domande della serie: “da dove viene la religione che io vivo? Che storia ha alle spalle? Chi è questo Gesù? E’ un fiore improvviso nato al mondo così forte da aver cambiato la mentalità del mondo? Che storia ha alle spalle la religione che mi hanno trasmesso i miei genitori o che io  mi sono scelto?” E veniamo a sapere che Gesù è nato nella “pienezza dei tempi”: la fede cattolica ce lo ha sempre presentato come un  grande, è il figlio di Dio, che ha tentato di intervenire sul suo popolo, perché il modo di incontrarsi con Dio del suo popolo era stato tradito.

Occorreva mettere un poco più di ordine e di verità nella fede del popolo di Israele, a partire dalla riscoperta di un Dio che parla, e che bisogna ascoltare, di una fede che opera un grande cambiamento nella persona, soprattutto di una grande novità.

Quella Parola che Dio aveva continuamente aiutato il popolo a trovare la strada vera della vita, si era fatta carne, aveva cioè sconvolto i piani asfittici dell’umanità che però con le sue grandi infedeltà non lo aveva accolto.

Gesù si presenta come suprema novità:non abolisce niente della vecchia Torah, della vecchia legge, ma ne impone un diverso modo sia di esprimerla che di completarla.  

Ecco allora il Primo testamento che ha bisogno di entrare nel secondo testamento: l‘ebreo medio  è da Gesù invitato a fare una conversione a U, a riscrivere alla luce della figura di Gesù le stesse domande del primo Testamento, a mantenere rispetto e sana continuità tra le generazioni.

Gesù ha fatto piazza pulita di tante minuziose prescrizioni o proibizioni, che avevano imbarbarito la torah – la legge – ed erano opera di tradizioni contorte su se stesse. Il rispetto però del primo testamento, che varrebbe la pena di non  chiamare antico, quasi che si debba cancellare e non averne un necessario ascolto – dicevo – la prima cosa che varrebbe la pena di tenere, ci viene richiesta proprio da Gesù: è una continuità nella novità che Gesù ci invita a mantenere e a ravvivare.

Così è del rispetto di tutte le leggi e le norme proposte dai testi sacri.

In un mondo che punta sempre sulla spontaneità è importante dare un posto doveroso alla legge, al comandamento; per Gesù l’oggetto non sono le leggi, ma la volontà del Padre: è il piano di Dio da realizzare, il ritorno  alla perfezione dell’amore che lui ci ha proposto.     

Del resto seguire delle norme vuol dire avere un presidio di libertà, di comunione, di costruzione della propria identità personale: ci permettono di non essere vittima delle nostre pulsioni e di progettare percorsi di crescita e di collaborazione e corresponsabilità ecclesiale. 

Ci permette anche di capire che l’Eucaristia è un modello e una forza di questa dedizione e di questa comunione. 

Un arbitro in una partita ci vuole: se non c’è nessun arbitro e non ci sono le regole, come si fa a giocare?

10 Giugno 2020
+Domenico