Chi può dare la patente di cristiano è la roccia della Parola di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Lettura del Vangelo ed Audio della riflessione

Molti dicono che seguono Gesù, se ne vantano pure, lo vogliono mostrare a tutti, si ricordano di essere andati a catechismo da bambini, di aver fatto pure il chierichetto, di aver visitato tutti i santuari mariani, di essere stati perfino a piedi a Santiago. Sono cose molto interessanti e positive. Gesù però da due criteri infallibili per potersi dire cristiani, per distinguere i veri dai falsi, gli autentici dai fasulli: il primo è di paragonare il cristiano a un albero e vedere se fa frutti buoni, il secondo è di vedere le fondamenta della sua vita se la paragoniamo a una casa.

E’ cattivo cristiano quello che produce solo spine, grandi foglie mirabolanti e forse pure fiori , ma tutto marcisce. E’ cattivo se pure è bello e fa meraviglia ai curiosi con la sua altezza, la robustezza dei suoi rami, ma non dà nessun frutto e soprattutto quelli per cui è stato piantato. Fuori da metafora possiamo dire che molti possono avere sapienza umana, capacità di organizzazione, esperienze pure mistiche, ma se non fanno opere concrete in favore degli altri non sono veri cristiani. I frutti sono: amare il nemico, dare senza aspettare restituzione, fare bene sino alla fine senza ricompense, non ergersi a guida o sottomette l’altro, aprirsi al regno come un povero.

Un altro criterio che chiarisce anche questo primo è di vedere dove sta il centro  di una persona, su che cosa si regge. Qui non basta dire Signore… Signore. Cristo è roccia sicura di ogni persona se questa ascolta e mette in atto ciò che dice e che è la sua Parola, fonda la sua vita sul Cristo totale del vangelo. Non basta una fede semplicemente interiore, un culto anche ecclesiale separato dall’amore e dalla vita.

E’ Maria stessa che dice alle nozze di Cana a chi era rimasto senza vino: fate tutto quello che a Lui venga in mente di chiedervi. Questa è la strada della fede. E’ la strada della fiducia in Gesù, dell’ascolto attivo delle sue parole, del farci nostra la sua visione del mondo e di Dio Padre. Da qui possono nascere alberi che danno frutti buoni; altrimenti la religione è una consolazione a nostro uso e consumo, come tutte le cose che ci inventiamo e diamo vita a un’altra autosufficienza più ambigua, quella della religione senza il Dio di Gesù Cristo. Gesù invece è per noi una parola sicura che ci tiene aperto il cielo e ci fa godere della bontà di Dio.

10 Settembre 2022
+Domenico

Un occhio da purificare a fondo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 39-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Video della riflessione

Abbiamo un sottile male che ci contamina tutti, quello di usare male la nostra intelligenza, la nostra capacità di vedere, di guardare, di confrontarci con gli altri che è quella di giudicare le altre persone, da una certa sicumera o disprezzo o cattiveria verso le persone con cui veniamo a contatto. Gesù con questi versetti del vangelo ci smaschera e ci aiuta a guarire e concentra la sua attenzione sull’occhio, sulla cecità, sullo sguardo. Parte da un proverbio: se un cieco guida un altro cieco finiscono ambedue nella fossa, dove quello che sembra amore è farsi invece padrone del destino di un altro e ci aiuta a superare quella che è sempre una tendenza di dominio;

 introduce poi un’altra bella sentenza sul discepolato, sul rimanere sempre, nei confronti di un maestro vero per la nostra vita, nella linea del suo insegnamento. Come Gesù, che è il nostro vero maestro non si è mai arrogato il diritto di forzarci con la sua guida e tanto meno di dominarci, ma ci ha sempre offerto liberamente un aiuto, senza cercare qualsiasi profitto e solo offrendo tutto quello che aveva e che era.

Il discepolo non è mai più del maestro … e discepolo lo deve essere ogni credente che così si comporta e siamo grati a lui se ci considera sempre allievi.

C’è un altro aspetto decisivo e molto delicato che viene reso ancora più plastico utilizzando l’occhio. Per quanto abbiamo tutti una certa cecità non resistiamo alla tentazione di vedere il più piccolo segno di imperfezione nel prossimo, la pagliuzza nell’occhio del fratello, incapaci di vedere la nostra grande cecità su di noi. Non possiamo assolutamente dominare gli altri o condannarli per quelli che consideriamo loro difetti. Nessun uomo è padrone degli altri, nessuno ha quindi il diritto di imporre agli altri i suoi criteri.

I potenti di questo  mondo si arrogano il diritto di determinare il bene e il male per tutti gli altri; i governi esercitano il loro potere giudicando i sudditi; chi ha autorità la impone a coloro che sono loro sottomessi. E tra di noi vediamo la pagliuzza nella vita degli altri e non il disastro nella nostra.

Si stende sempre sulla nostra vita come un velo quasi automatico di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita. Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate, ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio.

Allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà del Signore.

9 Settembre 2022
+Domenico

Maria è nella nostra tenebra la luce  per una nuova vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio del Vangelo e della riflessione

Siamo abituati alle ingiustizie, al sopruso, al terrorismo e alla guerra, agli attentati che molti giovani non hanno visto altro … da fare per uscire da questa vita insulsa, altro da fare che che arruolarsi nelle crudeltà di qualche … gruppo estremista, nel creare squadre punitive, nel fare diventare la violenza l’unica soluzione ai problemi della società … mentre invece ne crea altri, peggiori!

Nella filigrana di ogni nostro comportamento tesse la trama l’ombra del male .. non siamo però né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini, anche per i più abbandonati!

In questa fila di uomini peccatori c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza!

  • In Lei si rispecchia la bellezza iniziale entro cui Dio aveva concepito l’umanità;
  • in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
  • in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
  • in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
  • in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo!
  • In Lei ogni pietà, gentilezza, sovranità, poesia si fanno donna viva, ideale e reale;
  • in Lei il dolore raggiunge acerbità che nessun cuore di madre ha egualmente provate;
  • in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
  • in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione …

Noi oggi festeggiando il giorno della nascita di Maria celebriamo la bellezza della nostra madre: guardiamo a Maria non solo come a una persona pia, brava, corretta, buona, pura da ogni comportamento malvagio o anche minimamente scorretto, ma immacolata e soprattutto Madre, colei che quando siamo strafottenti, sicuri di essere nel giusto, ma sempre tentati di male, ci aiuta a far emergere dal nostro cuore tutto il bene che Dio vi ha seminato! È il segno che la nostra storia di male non è definitiva, anzi è iniziato un altro invincibile contagio, quello del bene, che da ogni  angolo della terra deve diffondersi in tutte le città, le diocesi e il mondo intero, dove ogni sua immagine è diffusa e porta speranza.

8 Settembre 2022
+Domenico

Una strada di gioia, di vita e di santità: le beatitudini

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Video della riflessione

Noi creature di questo mondo viviamo di desideri, di gioie, di ricerche , di sperimentazioni, di orientamenti, di passioni…sono tutte verità molto limitate, non ci soddisfano sempre, nemmeno ci saziano. Il vangelo invece si pone nei confronti dell’umanità, come percorso di gioia, di felicità, di serenità e di soddisfazione e di un certo appagamento. Di fronte al complesso delle nostre verità limitate Gesù propone le beatitudini. Secondo i farisei, Dio si trova con quelli che obbediscono alle esigenze della legge; altri pensano che Dio lo trovi in una esperienza, molto interna, prima che intima; altri lo trovano nei riti sacri, altri ancora lo attendono e lo invocano nel giudizio futuro che distruggerà il mondo ormai imbarbarito.

Gesù non ha criticato apertamente queste posizioni di varia umanità, ma la sua parola ci fa capire che Dio si è rivelato come una forza di salvezza, un potere che accoglie i piccoli della terra. Le beatitudini Gesù le proclama quando il suo gruppo di annunciatori, di apostoli si fidano di Lui, gli obbediscono e ne condividono i gesti di bontà, di amore-servizio alla venuta del suo regno. Quello che Gesù propone  con le parole, stana da ciascuno di noi il desiderio di  vita pulita, generosa, buona.

Le beatitudini sono l’espressione della presenza di Dio, del suo regno nell’esistenza di noi uomini e donne . Quello che in esse è proclamato è un dono di grazia e di bontà che sorpassa il nostro fragile equilibrio umano,. I poveri, gli affamati,  che piangono hanno già la vita e sono felici, non perché soffrono, ma perché scoprono che Dio li arricchisce in Gesù Cristo. Il povero non è ricco semplicemente nella sua povertà materiale, è ricco perché in mezzo alla sua povertà Dio gli ha già scritto il suo regno.

Per il mondo è ricco il fariseo che si basa sulla sicurezza delle sue azioni e delle sue minuziose leggi, come è ricco chi si appoggia sull’abbondanza dei beni materiali. E’ povero colui che si apre a Dio e lo invoca, colui che non riesce a stare in piedi con le sue leggi, le sue sicurezze o le ricchezze terrene, colui che piange ed è indifeso. Questi poveri, che popoleranno sempre la terra, possono ricevere il dono della grazia che è il regno instaurato da Dio in Gesù. Glielo ha guadagnato Gesù che diventa per chi ha il cuore povero, privo delle sicurezze e ricchezze false, principio di ricchezza , di gioia e di abbondanza.

Le beatitudini sono seguite  anche da alcuni  “guai” Il regno di Gesù non uccide, non impoverisce, non distrugge, ma nella sua luce, si rivela la sorte terribile di chi cercando la sicurezza nel potere, nelle ricchezze opprime gli altri e distrugge la stessa propria ricchezza e Gesù ci fa capire che in un mondo in cui i poveri soffrono la fame, ogni ricchezza della terra chiusa in se stessa si trasforma in maledizione per chi si vanta di esserne il padrone.

7 Settembre 2022
+Domenico

Gesù chiama i suoi corresponsabili più stretti: gli apostoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli …

Audio della riflessione

Se hai un  ideale e non lo condividi con nessuno, presto verrà sotterrato. Se invece cominci a farlo conoscere, a farti aiutare a farlo diventare un progetto, una scelta coinvolgente, una meta in cui anche altri si riconoscono perché ha dato a loro gioia di vivere, voglia di impegnarsi, sogni di futuro, allora puoi sperare di dare un buon contributo alla vita di tutti. Può essere un progetto economico, una solidarietà da esprimere nei confronti di qualche povertà pesante o anche solo un modo di guardare alla vita che aiuta a sperare in un futuro migliore. Hai bisogno allora di altri che con te lavorano sodo, pensano progettano e tentano concretizzazioni.

E’ quello che ha fatto Gesù nel suo grande progetto di Regno di Dio. Già molte persone condividevano  le sue proposte, gli stavano sempre appresso,  lo aiutavano ad accogliere le persone, ascoltavano ogni sua parola e cominciavano ad organizzare la loro vita di fede secondo il nuovo stile del Regno di Dio. Gesù sente che qualcuno di questi deve fare qualcosa di più, deve stringersi a Lui con una decisione radicale di seguirlo e di cominciare ad annunciare la sua buona notizia, il vangelo

Il suo dialogo col Padre lo ha fatto diventare una notte di profonda preghiera, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di dodici uomini tra i discepoli che lo seguivano, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano  è generico. Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di nella scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai.

Noi presbiteri ci sentiamo proprio scelti così. Abbiamo fatto parte delle preghiere di Gesù. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.Ogni battezzato, deve sapere che ha alle spalle una chiamata personale  di Gesù, una corresponsabilità con Lui per vivere e aiutare a vivere la bella vita del Regno di Dio, là dove siamo o dove Lui ci chiama ad essere, con il nostro lavoro, la famiglia, la comunità cristiana, le responsabilità che dobbiamo assumerci.

E la prima scelta che Gesù ha fatto con i nuovi chiamati è stata di scendere dal monte, andando incontro agli uomini che lo aspettano in pianura nella vita concreta di ogni giorno.

6 Settembre 2022
+Domenico

Per una riscoperta della bellezza della domenica

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Torniamo ancora, perché il vangelo ce lo impone, a riflettere e contemplare Gesù nella sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia che deve caratterizzare la vita del mondo. Il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La critica di Gesù alla ritualità ferrea del sabato per gli ebrei  non nega il senso di un giorno consacrato alla lode e al riposo, ma rivela la sua unilateralità, la carenza di un senso pieno che Dio gli ha voluto dare: il sabato cessa di essere l’ultima parola, perché è giunto il regno di Dio e nel regno si incontra il mistero di Dio per gli uomini, la sua scelta definitiva di un amore che costa la morte del Figlio, ma apre all’uomanità, all’uomo e alla donna gli orizzonti infiniti della bontà di Dio.

Gesù compie solennemente in un giorno di sabato una guarigione, con tutta la forza di provocare al cambiamento che lo caratterizzava, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza: dopo  averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé, perché tutti vedano, e gliela guarisce all’istante … Discutevano pieni di rabbia – dice il Vangelo – invece di restare almeno confusi per il  prodigio e di ringraziare Dio!

L’uomo dalla mano inaridita rappresenta gli stessi scribi e farisei che non riescono a capacitarsi quando in Gesù, Dio si rivela come amore, misericordia, tenerezza: non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo, non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo … perché Dio è amore! E l’amore esige di amare l’altro più di sé…

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito: è un capovolgimento della legge ed era normale che gli uomini dell’apparato religioso reagissero opponendosi.

Sarebbe stato più naturale se si fossero messi in discussione, in ascolto di questa nuova e buona notizia che Gesù incarnava.

A noi forse serve che ci convertiamo alla domenica, al dono d’amore di Gesù, a una decisa conversione a fare della nostra vita un dono a Dio nei fratelli, che nella domenica trova: sconfitta della solitudine, gioia di fare comunione e centralità della sua parola su tutto il resto.

L’amore di Dio è esigente: non può stare chiuso in un precetto, ma ha bisogno della genialità dell’uomo e della donna per trovare nuove modalità di tempi, luoghi, opere … per gustare l’amore di Dio assieme e farlo gustare a chi ne è privato.

5 Settembre 2022
+Domenico

Che discepoli di Gesù dobbiamo diventare? 

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14, 25-33)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Prevale spesso, nel nostro modo di rapportarci, l’utilizzo di sentimenti tenui, di sfumature, di tecniche di aggiustamento e smussamento degli spigoli: non fare mai troppe fatiche e non chiederne mai troppa agli altri.

L’equilibrio della vita è “soft”, leggero, senza punte .. e così alla fine ci si “addormenta”: diventano “molli” le decisioni, facoltative le responsabilità, e rimandati continuamente i giudizi necessari … la vita si adagia nella nebbia!

Importante è navigare a vista: non si sa mai che cosa ti può capitare, chi avrà ragione e soprattutto chi avrà potere … la religione sembra diventare l’arte di non scomodare nessuno, di non prendere decisioni, di stare con il piede in tutte le scarpe possibili.

La vita cristiana è vista come una delle tante possibili che si deve ben calcolare prima di scegliere, per mettere sulla bilancia vantaggi e svantaggi … e le domande più sbagliate sono:

  • “a che cosa mi serve?”
  • “Che vantaggio ne posso ricavare?”.

Gesù, con i suoi discepoli sta incamminandosi verso Gerusalemme: non è un cammino che ha significato soprattutto geografico, ma è la realizzazione della sua missione, è il cammino che dà struttura a tutta la sua vita, è la spina dorsale della sua vocazione, della realizzazione della decisione trinitaria di mandato per la salvezza dell’uomo! Lui sa che cosa gli sta capitando: sente la responsabilità del futuro di questi poveracci che gli credono, che ha chiamato dopo tanta preghiera e che hanno lasciato tutto per Lui. Non può offrire solo i sentimenti tenui di una dolcissima compagnia: non reggeranno di fronte alla vita, alla piazza, al mondo! Li vede percossi dopo che il pastore sarà tolto di mezzo, legge nel loro cuore ancora le molteplici debolezze, le liti per chi avrà il posto più famoso, coglie in loro una troppo lenta comprensione del mistero della salvezza … ed ecco allora due alternative forti …

La prima: “Volete essere miei discepoli? Vi va di continuare a seguirmi? Vi canta in cuore quel che canta nel mio? Avete intuito la bellezza, ma anche la durezza dell’impegno che vi chiedo? Vi rendete conto che chi vi ascolterà non farà il tifo per voi, ma vi farà la guerra? Avete percepito la forza dello spirito del male che lavora anche all’interno del santuario?”.

Molta gente lo seguiva … possibile che abbiano capito bene che cosa spetta loro? Non è che si stanno illudendo che tutto filerà liscio e che la strada della vita sarà d’ora in avanti spedita, in discesa, tranquilla?

Allora Gesù dice: se non “odiate” (la parola è forte, ancor più vera perché riportata da Luca, colui che ammorbidisce di più tra gli evangelisti. Non è il rude Marco che sembra faccia apposta per rendere il vangelo crudo).

Luca dice proprio: “Se non odiate…”

Chi? Il padre, la madre, i figli, fratelli e sorelle, la vita!

Non è l’odio che riempie purtroppo di cattiveria i nostri rapporti, che ci inietta gli occhi di sangue, ma l’assoluto distacco senza scusanti da ogni idolatria; non ci deve essere niente che occupa il nostro cuore e ne cancella Gesù.

La sequela di Gesù non è un “pressappoco”: non può convivere con tutte le nostre scusanti, aggiustamenti, adattamenti! Non si tratta di “adattarsi per sopravvivere”, ma di scegliere decisamente per vivere! E’ una scelta d’amore, e come tutte le scelte d’amore deve avere un eccesso di dedizione, deve contenere la pazzia dell’innamorato, la pazzia dei Santi, come lo fu quella di Sant’Ignazio, di Francesco Saverio, di san Pastore. Si colloca in quella zona della vita dove non c’è il calcolo!

Forse per fare una torre o per condurre una guerra bisogna mettere in atto delle strategie, ma qui l’unica strategia è la totalità, la dedizione assoluta, tagliarsi il ponte alle spalle, buttarsi nell’amore di Dio.

Odiare la nostra vita non ha niente della sconfessione della bellezza di essa: non è rinunciare a vivere, ma sposare con tutta la generosità possibile la vita di Gesù.

Accettare tutta quella raffica di cambiamenti necessari perché la nostra vita assomigli a quella di Gesù: fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo, introducete nella vostra vita il criterio del dono senza riserve, non continuate a tornare sui vostri passi, non tenetevi della vie di fuga … l’unica fuga è quella dal peccato, dal torpore, dagli aggiustamenti, dai compromessi! Il resto è l’abbraccio forte di Dio.

E l’altra alternativa …”Porta la tua croce!”.

Il centro della vita di chi segue Cristo non è la sofferenza, la mestizia, la noia, la mortificazione o la rinuncia, non è una esaltazione del dolore per piacere a Dio, ma la croce come somma espressione di un amore deciso a offrire tutto, il segno dell’amore e del dono totale: è la sua strada, difficile, ma decisiva, capace di dare alla nostra vita la grinta necessaria per farne un dono totale.

Non ci attira la croce come strumento di supplizio, ma quell’amore fino alla fine che si è consumato su quel legno.

4 Settembre 2022
+Domenico

Dal sabato per gli ebrei alla domenica per i cattolici… ci stà la risurrezione di Gesù!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc  6, 1-5)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Molti di noi che leggono spesso i Vangeli sanno che Gesù si scontra non poche volte con i farisei, gli osservanti della legge, gli scribi, i sacerdoti del tempio sul rispetto del sabato …. qualcuno può dire: “con tutti i problemi che abbiamo stai a fare storia o lettura dei costumi, riesumando vecchi concetti che oggi non ci sono più, almeno tra di noi fuori dal mondo ebraico!” …

Supponiamo che non ti interessi, ma spero che tu veda con un poco di preoccupazione come vien vissuta la domenica dei cattolici … nei tuoi stessi paesi, di grandi tradizioni cristiane, tu stesso forse ritieni di esserti finalmente liberato come da un incubo dal “precetto” di andare a messa la Domenica.

Il Vangelo però torna spesso su discorsi e insegnamenti di Gesù sul senso del sabato: nei due brani di Luca di oggi e il prossimo giorno feriale si parla due volte di seguito del sabato e Gesù vi assume un atteggiamento fondamentale che è importante per noi ascoltare, perché si tratta di ascoltare il Vangelo, la buona notizia, la  novità di vita che sul sabato ci viene proposta da Lui.

Ai tempi di Gesù la vecchia norma rituale e umanitaria del riposo obbligatorio il sabato, per legge di Dio, era interpretata come una delle espressioni più alte della religiosità israelitica … e Gesù, che voleva e doveva rivelare la verità di Dio al di sopra di tutti i ritualismi, richiama che la meta della attività religiosa si trova nella salvezza dell’uomo! Gesù sa che il sabato è stato istituito per l’uomo e non l’uomo per il sabato e quando ha guarito di sabato non aveva urgente bisogno di salvare una persona, poteva ben farlo il giorno dopo o in privato, invece lo ha fatto proprio di sabato, per provocare: provocare nel mondo del potere religioso di allora, ma anche in noi, una riflessione seria e la conoscenza giusta della volontà di Dio suo Padre.

Vediamo di capire meglio l’atteggiamento di Gesù al riguardo di questo problema:i suoi miracoli sono stati espressione dell’avvento del Regno di Dio tra gli uomini, dove si intravvede che irrompe la vita e la libertà di Dio; non importa tanto il significato dello stesso miracolo, perché fatti analoghi venivano attribuiti già a rabbini famosi o guaritori rispettati … Gesù invece ci vuol dire coi miracoli che sono segno del Regno tanto annunciato e ora vicino e che Lui, Gesù, li mette sempre in relazione con il suo messaggio e la sua persona, cioè con la sua Pasqua, il vero miracolo.

Gli chiedono spesso segni, ma Gesù non compie miracoli per dimostrare di essere il messia, ma per manifestare la grandezza dell’amore di Dio che guarisce e per indicare il valore del regno che si avvicina; non sono mai mezzi di castigo o usati per imporre qualcosa a qualcuno … sono invece segni del servo di Yahvè, che prende su di sé le infermità e le miserie del mondo.

Il segno massimo, il vero segno, sarà la sua morte e risurrezione!

Il sabato (e tutto il ritualismo giudaico) cessa di essere l’ultima parola perché è giunto il regno e nel regno si trova il mistero di amore di Dio per ogni persona.

In Gesù è presente il sabato di Dio e se il sabato è il giorno di Dio, Lui è il Signore del sabato che nutre con il suo Pane eucaristico.

3 Settembre 2022
+Domenico

Digiuno è consapevolezza del limite e sete della pienezza di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!” ».

Audio della riflessione

Ancora molti cristiani praticano il digiuno, altri lo disprezzano. Unito alla supplica, alle preghiere il digiuno esprime la fame e la sete di Dio. La mancanza essenziale dell’uomo, che il digiuno esprime con il corpo, la preghiera l’esprime con lo spirito. Sono espressioni fondamentali dell’umanità, dell’uomo e della donna, coscienti del proprio limite e in cerca di senso. Come mai i discepoli di Gesù non lo vivono? La risposta della comunità cristiana è chiara: l’atteggiamento fondamentale dei cristiani deve essere un segno di gioia: il tempo delle nozze dello sposo che è Gesù è divenuto presente; occorre uno stacco tra l’invocazione e l’esaudimento, tra l’attesa e la presenza di Gesù, dello sposo di ogni figura cristiana. La presenza di Gesù irrompe nella storia, come verità definitiva. Non stiamo più annaspando nel buio, ma nella cura dei nostri occhi e dei nostri sensori spirituali e morali che non ci permettono ancora di vedere e nutrirci della nuova  luce.

Ciò che prima era a livello di bisogno, ora è a livello di soddisfazione; al digiuno subentra il pane e il vino, al lamento della supplica, la danza delle nozze E’ la buona notizia, il vangelo, che irrompe nella vita del mondo: il Signore si è dato a noi definitivamente; ecco perché gli apostoli non devono digiunare e i cristiani devono dare sempre un segno di gioia, di forza ritrovata, di comunione nuova tra fratelli. Non digiunano e non supplicano, ma mangiano e bevono l’Eucarestia.

La salvezza non è più pretesa di un passato o attesa di un futuro, è un dono presente di cui godere e ringraziare, è novità di vita e pane che si mangia, è pienezza di amore e vino  che si beve.

Ci domandiamo per non vivere di faciloneria o di illusioni se la nostra vita quotidiana è proprio vissuta così. Siamo convinti che siamo tutti e ciascuno avvolti da un amore sponsale con Gesù, che il nostro futuro è là e che il presente ne deve sempre  vivere o anticipare la profondità e la bellezza. Certi musi lunghi e affermazioni del tipo.. sono anche cattolico e purtroppo oggi è domenica e devo andare pure a messa…debbono forse applicarsi ancora al digiuno, perché per noi le nozze non sono ancora state fatte e Gesù non è ancora lo sposo, ma l’incomodo. Ecco perché a Medjugorje dopo le giornate passate a confessare ci nasce doveroso  riproporre, a me confessore e ai cristiani confessati, qualche digiuno, ma non prima di aver percepito la sete di Dio che abbiamo dentro, che deve sconvolgerci o almeno farsi sentire.

Dio in Gesù si unisce e si identifica con l’uomo perché ogni uomo possa a sua volta amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sue forze e identificarsi con lui in Cristo

2 Settembre 2022
+Domenico

La tua Parola, Signore, è la nostra vita e la nostra forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Audio della riflessione

Non v’è mai capitato nella vita di aver tentato di tutto per ottenere qualcosa e di non esserci mai riusciti? Avete valutato, studiato, vi siete confrontati … avete dato fondo a tutte le vostre furbizie, poi vi siete accorti che non erano tanto quelle che contavano, ma soprattutto ciò che vi passava nel cuore … allora avete fatto anche il passo che vi costava di più, siete andati oltre il torto subito, avete concesso ciò che non avreste mai pensato di concedere … niente! Lei o lui o loro non si smuovono, fatica sprecata!

Il tuo progetto cambiato e ricambiato più volte resta sempre e solo un sogno … qualche volta è la vita affettiva troncata di netto e non sai perché e rimani sola, spesso è il lavoro, molte volte la salute … ti assale allora la tentazione di lasciar perdere: “Non ne vale più la pena” … la realtà è più forte della tua volontà o della tua fantasia … i tuoi progetti semplici, senza pretese, che esprimono la tua voglia di vivere non si realizzano mai!

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Tutta notte a buttar la rete e tutta notte a ritirare acqua! Era proprio notte anche nei loro umori!

Erano amici di Gesù: Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava …

Arriva Lui, Gesù: si fa prestare una barca proprio da Pietro … ormai serve solo da pulpito per parlare alla gente che s’accalca già dal mattino presto, quando stanno ancora riprendendo con cura reti e delusioni della notte … “di solito la barca io la uso per pescare, per vivere … Gesù la usa per far prediche! Così va il mondo!” pensa Pietro sfiduciato.

La vita era sempre dura e la fede ne stava, senza volerlo, ai margini.

Ma Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi della mia Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna! Io non vi lascio: Io sono qui a darvi la forza necessaria per lavorare per il Regno! I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, che fanno conti che non tornano mai, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”.

… e gettarono le reti … “Sulla tua parola”, dice il Vangelo!

Quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso … e Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole, vecchio, ammalato, incapace anche di parlare.. (ricordiamo tutti le immagini “resistenti” di san Giovanni Paolo II, quando da quella finestra  non poteva più dire parola) … quando si troverà così non temerà perché quella Parola la diceva Dio per lui.

1 Settembre 2022
+Domenico