Come si può far parte della famiglia di Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 19-21)

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: “Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti”. Ma egli rispose loro: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.

Audio della riflessione

Che ognuno di noi sia definito nei tratti essenziali sia fisici che comportamentali dalla propria famiglia è un dato di fatto; che quando assumi incarichi particolari di carattere pubblico si curino anche queste informazioni è altrettanto vero, anche se le famiglie di oggi, sono molto più articolate e componibili e scomponibili. Ai tempi di Gesù il parentado aveva il sapore sia di controllo, che di sostegno e soprattutto di un patto con Dio.

Gesù si sente dire che la madre e i fratelli vogliono vederlo; infatti La gente che lo circondava era sempre molta, tanto che un giorno per metterlo a contatto con un paralitico glielo calarono dal tetto. Marco che racconta con altre parole il fatto, dice che i familiari lo vogliono portare a casa perché è pazzo. Luca per riguardo a Maria sfuma; ma resta il fatto che la predicazione di Gesù è destabilizzante per gli ebrei, va contro le loro tradizioni ataviche, lui annuncia cose che si oppongono alla loro mentalità molto legata alla Legge.

 Gesù coglie dalla gente questa sorta di volontà di farlo stare dentro la tradizione di famiglia e di fronte alla parentela del sangue getta le basi della nuova famiglia del Regno che è venuto a inaugurare, di cui fanno parte coloro che accolgono e vivono la sua Parola. Importanti i due elementi: l’ascolto, essere cioè aperti alla grazia,  ricevendo il dono d’amore che Dio ci fa con il suo Figlio e la sua parola e la necessità di metterla in pratica, perché solo chi la vive l’ha ascoltata pienamente.

Gesù è centrato su questi due elementi: essere cristiano vuol dire vivere nel mistero dell’amore che Dio ci comunica come nuova possibilità di esistenza (questo è il senso profondo della Parola) e nello stesso tempo suppone che il dono della Parola si espanda così da divenire per ciascun cristiano un principio di vita. Dall’amore di Dio dobbiamo arrivare ad essere ponte di amore per gli altri.

Coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Gesù diventano la sua famiglia, non sono servi che ricevono qualche gratificazione compassionevole, sono la madre e i fratelli che formano con Gesù un focolare di comunione e di fiducia. La varie barriere che noi di questo mondo ci siamo inventati, tipo: divisioni sociali, politiche e religiose perdono il loro senso.

In Gesù e per mezzo di Gesù tutti gli uomini costituiscono una sola famiglia, diventiamo membra gli uni degli altri. Ecco perché le condizioni dell’ascolto e del mettere in pratica la sua Parola, che è il suo amore, sono necessari.

20 Settembre 2022
+Domenico

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La luce, lo splendore, la pienezza della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 16-18)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Audio della riflessione

Ci sono tre belle esperienze che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana: poter contare sempre su una luce che ci permette di vedere, contemplare, godere delle bellezze illuminate; quando qualcosa è ben illuminato è difficile nasconderlo, anzi godi che tutti lo possano vedere; e terzo ci sono delle esperienze che o sono belle piene e complete, in cui ti senti realizzato e sei pure generoso verso gli altri, altrimenti non solo non ti vanno bene, ma ti distruggono anche quello che hai messo assieme con fatica..

Ecco la luce per noi è la verità di Gesù, la sua vita, la sua parola, il suo stile, lo stesso entusiasmo che mette in chi lo ascolta, il vangelo sono una luce impareggiabile che deve assolutamente essere accolta, fatta brillare a tutti, servita dalla nostra testimonianza convinta e fatta risplendere in ogni nostra attività o comunità cristiana.

Se la luce riempie le nostre vite  allora le rende ben visibili; ogni persona può scandagliare in noi la felicità che abbiamo, la gioia dell’incontro con Gesù. Avremo sempre la nostra interiorità, ma sicuramente questa irradia la bellezza della fede in Gesù, è una luce in se stessa e quindi non la possiamo tenere nascosta, anzi va portata a tutti come possibile esperienza.

Il terzo è forse il messaggio più scandaloso.  A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Il messaggio, la luce che porta Gesù  si condensa in un dono gratuito verso i poveri; a colui che non ha è aperta la pienezza del regno di Dio. A colui che confida nella ricchezza invece non resterà che il vuoto, perché confida in qualcosa che non rende felice e capace di far incontrare Dio ed è come se non avesse niente di ciò che conta per la vita eterna. Perché non ha permesso che la Grazia di Dio penetrasse in lui. Il suo avere non è il necessario per vivere che si è costruito con il suo lavoro, ma un idolo a cui ha sacrificati tutto, è il suo dio e resterà niente.

Ci troviamo di fronte al mistero della perdizione definitiva di colui che non è vissuto sul piano della grazia, del rapporto con Dio rifiutato consapevolmente, anche se la sua esistenza è stata ricca sul piano economico, intellettuale, sociale… Sappiamo però che durante la vita Dio non abbandona mai nessuno e continua a chiamare, a farsi sentire, ad abitare nella coscienza di ciascuno, rispettando sempre la libertà della persona.

19 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Televisiva
Trasmissione Radiofonica

Decisi o sempre con il piede in due scarpe?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Audio della riflessione

Stiamo vedendo che in parrocchia vengono sempre meno persone: in oratorio quelli solo che non sanno dove andare … alla Messa sembra che i giovani abbiano deciso una opposizione programmata … la società tira fuori il cristianesimo solo allle elezioni. per sfruttarlo o per condannarlo ..

Quali sono le decisioni che dobbiamo prendere noi, piccolo resto che rimane?

Per la vita spirituale nemmeno un po’ di furbizia: tutta routine, tutto scontato, tutto scialbo, tutto slavato, tutto dovuto … i ritagli di ogni cosa, del tempo, dell’interesse, della preoccupazione, della progettualità, delle risorse, delle amicizie, della stessa professionalità …

In oratorio è la stessa cosa: gli ambienti più sciatti, le stanze più buie, il disordine più organizzato, l’umidità più penetrante, lo sport più svogliato …

Il gruppo  in cui ci si può vedere e incontrare non c’è più: preferiamo Facebook o Whatsapp o tutti i social più allettanti e sbrigativi alla TikTok.

Per la vita di fede, qualche bella emozione ogni tanto: una frase di vangelo da mandare in sms, una preghierina prima dell’esame, la solita domanda del perché occorre confessarsi a un prete che è un uomo come me e i soliti dubbi, ormai ampiamente messi a tacere, sui rapporti prematrimoniali.

Tutta la tua attenzione la metti per prepararti ad andare in discoteca o alla movida, magari con qualche coltello nascosto, in piazza solo per far vedere che “ci siamo” … in parrocchia passiamo per vedere se c’è qualcuno …

“I figli di questo mondo nel trattare le cose fra di loro, sono più scaltri dei figli della luce”: il Signore non ha mezzi termini nel fotografare questo nostro esserci abituati alla vita cristiana, come al colore delle pareti! Ci si è spento dentro l’entusiasmo e vogliamo fare i missionari, pensiamo di poter aiutare chi sta in ricerca a trovare la strada vera della vita … presentiamo un cristianesimo senza anima e speriamo che il mondo possa darsi una svolta … offriamo una domenica “da precetto” e ci lamentiamo che si preferisca il supermercato o un qualsiasi week end.

La gente sfida le code interminabili in automobile perché noi non siamo più capaci di presentare una comunità viva in cui  esploda la gioia del Risorto!

Certo noi non siamo una catena di commercio, non dobbiamo andare a porta a porta a vendere un prodotto, non siamo una massa,  ma potremmo presentare il dono grande della comunione se non fossimo tanto addormentati e  svuotati dal di dentro!

Il Vangelo non si merita tanta nostra svogliatezza, tanto “pressappochismo”, tanta impreparazione: per prendere una laurea ti metti di lena a studiare, tagli le amicizie, ti chiudi come in gabbia … per conoscere il Vangelo ti fermi ai ricordi del catechismo della Cresima di tanti anni fa?

Forse c’è un altro padrone che ci tarpa le ali: il denaro, la ricchezza, lo star bene … ma non si può stare con due padroni!

Tutti siamo chiamati a un soprassalto di scelta definitiva, di furbizia, di scaltrezza, di entusiasmo, di autentica professionalità, che è la santità, nel vivere la vita cristiana e nell’annunciare il Vangelo.

Il nostro unico assoluto è Dio!

18 Settembre 2022
+Domenico

Video della riflessione

Dio non lo abbiamo inventato noi: lui si è presentato e ci ha parlato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Lettura del Vangelo e Video della riflessione

In un mondo come il nostro in cui si tenta in tutti i modi di mettere fuori Dio dalla nostra vita, di relegare il cristianesimo nella insignificanza, di perseguitare e uccidere in tanti luoghi della terra molti cristiani, in cui molti genitori si scoraggiano nel testimoniare ai figli la loro fede, seppure con tutte le incoerenze che si vivono, vogliamo rifarci, come il vangelo ci suggerisce, alla bellezza di un annuncio

Il fatto più sconvolgente che la comunità dei credenti in Cristo professa è che Dio ha parlato agli uomini, che Dio non  si è adattato ai nostri pensieri, alle nostre congetture, alle nostre pur intelligenti e appassionate ricerche intellettuali, filosofiche, scientifiche e si è messo in dialogo con gli uomini. L’uomo l’ha cercato, ma Dio lo ha preceduto,  ha voluto stabilire una relazione personale, non solo, ma  nella pienezza dei tempi dopo aver inventato tutte le forme più belle di dialogo, dopo aver cercato tutte le parole possibili per dirsi agli uomini, alla fine ha detto la parola definitiva, che sta al centro di tutto e che è Gesù Cristo. Questa è la Parola che forma la chiesa, che la configura nella sua essenza, che la fa essere, che è convocazione santa, che è dono di Dio e sposa di Cristo.

Lui prima di tutto è quel seme caduto in terra per la generosità senza misura del seminatore e che per rispettare la nostra libertà si sente soffocare tra le spine o tra le pietre delle nostre vite, nella nostra indifferenza o nella nostra sete vera di ascolto e di accoglienza. E’ Lui che prova i nostri cuori e li vaglia, che stana dalle nostre pigrizie le percentuali del frutto, dandoci un cuore buono e perfetto e la perseveranza.

Per questo la chiesa sempre ritorna alla Parola se vuol rinnovarsi, se vuol ricomprendere a che cosa Dio la chiama e che cosa vuole da Lei per la storia degli uomini. Gesù il Cristo è sempre  al centro della vita della chiesa, Lui come figlio di Dio e come Parola definitiva; per questo le scritture devono essere sempre alla portata di ogni gesto della chiesa, dei suoi riti e sacramenti, delle sue assemblee e liturgie, della vita quotidiana dei fedeli, del loro cammino di crescita spirituale.

Ogni giorno della nostra vita ha bisogno della sua Parola, ogni nostra situazione ha sete dei suoi pensieri, ogni tenebra che ci avvolge, perché spesso non riusciamo a capire che cosa ci capita, invoca la sua luce. Ogni nostro dolore ha desiderio di essere consolato dalla sua parola e ogni nostra speranza attende sempre un seme nuovo di vita, un cielo che possa aprirsi sempre su di noi e sulle nostre fatiche.

La sua parola è abbondante, non ci è misurata, ma è sparsa a piene mani, pur sapendo che molta forza di essa per la nostra indifferenza, cattiveria, opposizione viene sciupata, fatta morire, combattuta pure; ma Dio non demorde, continua a seminare, a aprire il dialogo con i nostri dubbi, le nostre ostilità e le nostre fragili aperture. La sua parola non tornerà a me, dice la bibbia, senza aver provocato ciò per cui l’ho mandata.

17 Settembre 2022
+Domenico

Regno di Dio è essere Amati e perciò capaci di Amare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 1-3)

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Lettura del Vangelo secondo Luca ed audio della Riflessione

Quante energie nella nostra vita sono lasciate morire nell’inedia più assoluta, quanti giovani buttano il loro tempo non tanto nella ricerca della felicità, che sarebbe già una nobile causa, ma nella noia, nell’adattamento … è spesso perché non c’è nessuno che li va a stanare, che li aiuta a leggere le grandi energie che possiedono, che non si adopera con pazienza a convincere, a non lasciare tranquilli, a tormentarli – oserei dire- per significar quante volte occorre operare delle forzature dell’inerzia esagerata che abita le loro esistenze.

C’è qualcuno che sa far balenare ai loro occhi la bellezza della vita spesa per un ideale?

Tanti lo trovano nello sport, e non li ferma più nessuno … molti purtroppo prendono le scorciatoie, e si fermano alle droghe o al nulla … mi piace immaginare Gesù che setaccia tutto il territorio della sua Palestina per non lasciare nessuno senza la sua parola: La sua intensa vita pubblica è tutta organizzata così! Va con la fretta di chi sente urgente cambiare modo di vivere, mettere forze a disposizione di un progetto nuovo di vita … è come un cercatore di tesori, un intenditore di talenti, che intuisce le grandi potenzialità degli uomini e le vuole stimolare a prendere posizione per il Regno di Dio.

Il suo scopo è dare la notizia esplosiva: il Regno di Dio è presente, è in atto, sta realizzandosi con Lui; il Regno di Dio è pienezza di vita, è presenza di Dio, è comunione con Lui e tra gli uomini … è la sua pace … è un mondo giusto per tutti, una casa “abitabile” offerta gratuitamente da Dio … è la civiltà dell’amore, è vivere un cuor solo e un’anima sola … è stare tra le braccia di Dio, sentirsi accolti da Lui.

Regno di Dio è essere amati e per questo diventare capaci di amare … è sperimentare perdono e donarne a tutti sempre, è Lodare Dio e trovare nella Lode la nostra felicità, è sentirsi dentro un progetto d’amore e condividerlo.

Regno di Dio è attesa costante della sua venuta e aspirazione alla salvezza.

Regno di Dio è ascolto della sua parola e pace dell’anima: è vivere nell’intimità della santissima trinità, è gioire con tutti perché è stata sconfitta la morte, il peccato e l’odio.

Regno di Dio è sentirsi invitati da Dio a partecipare al banchetto della vita Piena.

Questo regno di Dio può ben essere per noi la felicità che cerchiamo: la cerchiamo da sempre, la vogliamo tutti … speriamo prima o poi di incontrarla, sappiamo che ci sono molti che ingannano, ci fanno credere di averla a disposizione ed invece sono stupidi distributori di placebo: qualche volta hai anche abboccato, te ne sei accorto, e hai ricominciato a cercare, a tendere l’orecchio … e di fronte a questa felicità, a questa pienezza di vita che è il Regno di Dio dobbiamo affidarci a Gesù … e fa proposte decise: venite e vedrete … lascia la tua barca, lascia i tuoi bonifici bancari, la tua compagnia che ti “fascia la vita” e buttati nell’avventura del regno.

Gli apostoli lo seguono: stanno con Lui, decidono di “imbarcarsi” in questa avventura, lasciano tutto per godere della Sua amicizia: beati loro che lo hanno visto, toccato, ascoltato, gustato, ma ogni uomo è chiamato a stare con Lui, a stargli in compagnia … il vangelo è stato proprio scritto per noi, che non avendolo visto possiamo cercarlo e deciderci.

Con Gesù ci sono anche alcune donne, fatto molto importante per il tempo di Gesù: le donne allora non erano tenute in grande considerazione, invece Gesù se le associa al compito dell’annuncio.

Maria Maddalena sarà addirittura la prima persona che annuncerà la risurrezione di Gesù: le donne si prendono cura del Signore Gesù!

Il Vangelo dice che alcune di esse sono state “salvate dai Demoni”, proprio perché “perdonate” sapranno perdonare , amate sapranno amare, e nel regno di Dio c’è posto per tutti: è sempre un posto di speranza per una vita nuova.

16 Settembre 2022
+Domenico

Il patto d’acciaio di ogni madre: stare  alla croce di ogni figlio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2, 33-35)

In quel tempo, il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Video della riflessione

A te una spada trafiggerà l’anima. E’ l’ultima frase della saggezza di un uomo anziano, ma capace di aspettare e resistere a tutte le difficoltà e le delusioni della vita, una fiaccola che ha sempre tenuto acceso la speranza.

Ci sono ancora dei vecchi saggi che non stanno tutti i giorni a lamentarsi, a piangere su questo mondo moderno che va sempre peggio, che prendono spunto da ogni fatto di cronaca nera per dire che siamo alla fine. Lui, invece, il vecchio Simeone va ogni giorno al tempio e aspetta giorno dopo giorno che si avverino i suoi sogni, i sogni del suo popolo, le attese delle generazioni che lo hanno preceduto e della sua. E il bambino appare nel tempio: è Gesù portato da Maria e Giuseppe. Ora posso morire in pace, dice, ma la sua attenzione si fissa su questa giovane mamma, su questa ragazzina cresciuta in fretta con la sua maternità, che porta il bambino. Una spada ti trafiggerà l’anima.

Tutti ricordiamo di aver visto in qualche chiesa o in qualche processione una madonna vestita di nero, con un fazzoletto bianco tra le mani e con una spada conficcata nel cuore. Una scena di dolore, una sofferenza portata con dignità, un pianto amaro in un viso non disperato. E’ l’addolorata, è la madre di Gesù che sola rimane accanto alla croce, a sentire nel suo corpo tutti i colpi di disprezzo che infliggono a suo figlio, fino all’ultimo colpo di lancia che attesta la morte avvenuta. Quella lancia aveva già squarciato il suo cuore, era già stata conficcata nel cuore della madre.

Le donne soffrono nel dare alla luce i propri figli e da quel dolore nasce un patto di acciaio che diventa attesa, difesa, attaccamento, protezione, speranza, apprensione, compagnia. Quello che passa in quel cuore non è di tutti. Quante volte le mamme sono insorte contro le violenze delle guerre, dei soprusi, delle violazioni della vita, delle sparizioni di tante vite. Se la strategia dei popoli lasciasse di più alle madri il potere di decidere le sorti del mondo non saremmo così crudeli e guerrafondai.

L’amore di una madre è speranza di vita come lo è stato quello incrollabile di Maria per il figlio Gesù. Così si sarà ricordata delle parole pronunciate dai profeti, parole come queste: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello” (Is 53, 7). Ora tutto questo diventa realtà. Nel suo cuore avrà sempre custodito la parola che l’angelo le aveva detto quando tutto cominciò: “Non temere, Maria” (Lc 1, 30). I discepoli sono fuggiti, ella non fugge. Ella sta lì, con il coraggio della madre, con la fedeltà della madre, con la bontà della madre, e con la sua fede, che resiste nell’oscurità: “E beata colei che ha creduto” (Lc 1, 45). “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Sì, in questo momento egli lo sa: troverà la fede. Questa, in quell’ora, è la sua grande consolazione.

Santa Maria, Madre del Signore, sei rimasta fedele quando i discepoli sono fuggiti. Come hai creduto quando l’angelo ti annunciò ciò che era incredibile – che saresti divenuta madre dell’Altissimo – così hai creduto nell’ora della sua più grande umiliazione. È così che, nell’ora della croce, nell’ora della notte più buia del mondo, sei diventata Madre dei credenti, Madre della Chiesa. Ti preghiamo: insegnaci a credere e aiutaci affinché la fede diventi coraggio di servire e gesto di un amore che soccorre e sa condividere la sofferenza.

La croce non è un ornamento, ma un progetto d’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Video della riflessione

Avere un ideale ti aiuta molto a vivere, avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà ti può far rischiare la fuga, ma spesso ti permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove. Non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Così è stato per gli ebrei nel deserto. Mosè aveva levato un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti che avevano invaso il loro accampamento. E’ una immagine ardita, ma usata dal vangelo, di Gesù sulla croce. La croce è quel simbolo, quel sogno, quell’ideale, quella prospettiva cui ogni uomo può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto,  per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è depositato nella persona del crocifisso. Lì l’uomo, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio, guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio. Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi. Lì c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita.

Il crocifisso può recare sicuramente fastidio per tanti motivi, per chi ha smesso di credere e si vede collocare davanti un segno che richiama tempi che vuol rinnegare, per chi ha altra religione che vorrebbe un segno più suo, per l’agnostico che non si adatta a questa debolezza razionale di tanti uomini pure saggi e stimati. Ma faceva fastidio soprattutto questo simbolo nei primi secoli del cristianesimo. Per molti anni  si è fatto fatica a disegnare questa croce, questo supplizio, questo inaudito segno di riconoscimento per collocarlo alla venerazione dei cristiani.

Eppure proprio quella croce è il simbolo che ha cambiato la storia dell’umanità. Chi guarda a quella croce, si sente rinascere le forze, gli sparisce la febbre mortale del peccato, riprende speranza nel suo futuro, si sente la carezza amorevole di Dio che gli cancella ogni rimorso, ogni disperazione.

Guardando a quella croce, ci vede inchiodato un atto di amore che sembra folle, ma che è il gesto di Dio che ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, l’unico, amatissimo, agapetòs, Agapito. Cristiano, uomo, non ti vergognare di questo orrore, lì è condensata la cattiveria di ogni uomo e di ogni tempo, lì però si è schiantata la forza del male, che si è  caricato Gesù sulle spalle. Queste due braccia incrociate hanno cambiato la storia. Oltre, il male non può andare. E la croce non è un giudizio, ma una salvezza. Non ha mandato il figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Quando sono diventato prete sono salito su quella croce, me la sono scritta nel cuore, me la sono tatuata sulla pelle. Su questa croce sono salito tutte le volte che ho celebrato l’Eucarestia; sono stato accanto a Gesù fino alla resurrezione e porterò sempre questo mistero nel mondo, anche se mi sento sempre inadeguato.

14 Settembre 2022
+Domenico

In Gesù Dio mostra il potere di ridare vita all’uomo mortale

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 11-12) dal Vangelo del giorno (Lc 7, 11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Cortei se ne incontrano tanti per le città, più sono grandi, più la gente vi si dà appuntamento per fare dimostrazioni, per proporre le proprie idee, spesso per imporre la propria visione di vita. E’ naturale che dove c’è maggior concentrazione di persone ci siano anche ricerche di ascolto, di notorietà e spesso anche di verità. Le grandi città sono sempre state  incrocio e rielaborazione di pensiero, non sempre di forti personalità, che vengono spesso da paesi piccoli e insignificanti. Nain nella Palestina, non era una grande città, ma un giorno venne percorsa da due importanti  cortei: quello di Gesù, fatto da Lui e da gente che osava sperare, ascoltava la sua parola, ne sentiva il conforto, lo seguiva per non perdere l’annuncio gioioso della salvezza. Era un corteo forse chiassoso, forse osannante, spesso di diatriba con gli scribi, talvolta di incontri pacati, altre volte di riflessione profonda sulla propria vita, come quando Gesù ha detto a tutti coloro che lo seguivano e volevano lapidare la donna, di lanciare pure la pietra, ma a partire dalla propria innocenza, dal proprio cuore pulito.

Un altro corteo però viene incrociato da questo: è un mesto corteo di dolore, di disperazione, di adattamento, di solidarietà buona, ma impotente. Portano a seppellire il figlio unico di una madre vedova. Fanno compagnia a una madre che piange ancora per uno strappo devastante per la sua vita e una solitudine senza significato che le si abbatte addosso. Non le resta che piangere; ha pianto tutta la vita e non ha più lacrime.

Ma incontra Gesù: Lui è la risurrezione e la vita. Il corteo della fede e il corteo del dolore si incrociano, si fanno domande, il pianto è sospeso, la fede è silenziosa e si fa interrogazione sulla vita, diventano un unico corteo stretto dalla morte e dal dolore. Che speranza c’è ancora in questo dolore, Dio dove è? Perché permettere alla morte di accanirsi ciecamente? Sono le domande della vita di tutti i nostri cortei. Non si può non condividere pietà e lamento. Ma Gesù prende per mano il ragazzo morto e lo consegna vivo alla madre. La fede muta di fronte al dolore con Gesù è diventata speranza e certezza, risurrezione e gioia, consolazione e futuro. Questa risurrezione attesta che Gesù è colui che deve venire, che è atteso da Israele e da tutta l’umanità, e offre a tutti la garanzia che la vita trionfa sulla morte. E’ la risposta più convincente a chi gli chiedeva: sei tu che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

Tutti i nostri cortei dovrebbero sperare di incontrare Gesù per dar luce alle ricerche e ai dolori, alle attese e alle speranze, per far luce nelle coscienze violente e ridare la forza della pace, per abbandonarsi nelle braccia di un Padre, che non ci abbandona mai e trasforma la vita in un canto di lode sempre, anche nel dolore più forte.

13 Settembre 2022
+Domenico

La fede è una vita gettata con decisione nelle mani di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 1-10)

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Lettura del Vangelo ed Audio della riflessione

Non è raro anche ai nostri giorni incontrare gente che ha una fede incrollabile. Quando si parla del loro futuro, della loro esperienza, della vita di famiglia, dei progetti della propria vita vanno avanti con una decisione invidiabile. Ci sentiamo sicuri nelle mani di Dio. Affidiamoci a Dio che sicuramente ci aiuterà; se siamo nelle mani di Dio, non ci capiterà niente di male… Noi invece spesso siamo titubanti, viviamo di se e di ma, di forse e di verbi al condizionale: sarebbe bello se… certo ci potrebbe capitare che…. Oggi però è più frequente incontrare chi ha già collocato la fede fuori da ogni suo interesse; la società di oggi fa volentieri a meno della fede in Dio

Un uomo invece tutto di un pezzo è questo pagano, questo capitano che ha a casa un servo che sta male e gli interessa vederlo tornare sano. Lui è un militare. È abituato a comandare, ha idee chiare, sa di chi può disporre e come disporne, non ammette tergiversazioni. Fa questo, fa quell’altro, sbrigati, prendi questa posizione.. abbiamo tutti in mente come sono determinati e come non ammettano eccezioni tutti i militari di questo mondo. Sempre impettiti, sempre precisi, nessun dubbio, nessuna scusa. La vita ha bisogno di essere decisi e precisi, di non tergiversare mai.

Ebbene il centurione si sente molto vicino a come Gesù ha impostato la sua vita. Se Gesù viene a offrire agli uomini una parola di salvezza e dice di essere in contatto con Dio tanto da dichiararsi suo Figlio deve essere assolutamente risoluto e capace di ottenere quello che vuole. Che figlio di Dio sarebbe se dovesse anche lui vivere di congetture, vedere prima la gente che indice di gradimento ha verso di lui, aspettarsi qualche decisione di maggioranza per fare qualcosa?

Avere fede è un vago sospiro di chi alza gli occhi al cielo più rassegnato che convinto o è un investimento serio sulla nostra vita che ci apre orizzonti nuovi possibilità impensate, dialogo confidente con il Signore? Ecco, il centurione si immagina che la fede sia una forza, una certezza, non certo matematica, ma capace di ribaltare una vita e di farla crescere e rendere più bella e vera. Gesù lo loda. Dice il vangelo che Gesù restò ammirato e disse che una fede così non la vedeva nemmeno tra i credenti.

Il problema è che tante volte ci abituiamo alla fede senza renderci conto della novità e della forza che ha, non la valorizziamo e talvolta ci sembra un peso. Abbiamo bisogno di imparare da chi non crede per vedere quanto siamo fortunati ad essere credenti.

La fede è una cosa seria, non è un optional o un altro tentativo di tirare a campare; è una vita bella, felice e piena di speranza. A chi non crede potremmo dire: non sai che cosa ti manca! A chi tergiversa sempre: buttati nelle braccia di Dio che non avrà che abbracciarti e coccolarti! Nei momenti di fragilità devo sapermi dire: la forza me la dà Dio non i miei ventriloqui o le mie fisse o la costatazione dei miei peccati.

12 Settembre 2022
+Domenico

Chi non accetta che Dio perdoni, non può essere cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 11-32)

Lettura del Vangelo ed Audio della riflessione

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse loro questa parabola: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Lettura del Vangelo ed Audio della riflessione

Stessa famiglia, stessi genitori, stessa educazione, eppure guarda che differenza di esiti ha la vita di questi due figli. D’accordo hanno caratteri diversi, non sono la clonazione del papà e della mamma, li abbiamo già visti da bambini comportarsi diversamente, avere reazioni molto contrastanti, ma il linguaggio dell’amore potrebbero capirlo tutti e due. Perché uno se ne va e sbatte la porta e l’altro resta e ti presenta solo il conto della spesa anziché farti da sostegno nella prova?

E’ la storia di un padre e di due figli raccontata dal vangelo di Luca. Se abbiamo ancora dubbi sul volto di Dio, questa storia ce ne mostra una immagine al di sopra di ogni nostra fantasia e bisogno. Ed è guardando a Lui, a questo Padre, che si fa verità dentro di noi.

Noi infatti siamo questi due figli. Il primo, un po’ crudo, proprio fuori di testa; frequenta sicuramente qualche compagnia di balordi che gli cuoce il cervello. E’ nato lazzarone, non sa la fortuna che ha avuto; o, meglio, sa di avere un padre che si danna per farsi un gruzzolo che mette al riparo la vita da ogni disgrazia e lui ringrazia la fortuna di avere una eredità che la legge gli garantisce. Tu papà lavora e fa i soldi, tanto è a me che devi lasciarli, anzi dammeli subito! Delle fatiche, dei sogni, delle attenzioni del padre non si cura: dei  soldi di lui, sì.

Ma quando sarà scattato questo disegno perverso? Quando ha preso la prima bustina di droga? Ma perché l’ha presa, se qui aveva tutto? Adamo ed Eva perché hanno dato ascolto al serpente? E’ ancora il mistero della libertà che Dio rispetta fino in fondo rischiando il dolore di un tradimento, di una perdita, di una offesa. E gli mette in mano il frutto della sua fatica, sicuro che è una bomba ad orologeria che scoppierà presto nella sua vita.

L’altro figlio invece è buono, tranquillo; lavora, è sempre nei campi. Purtroppo anche lui nasconde un tradimento, un insulto all’amore del Padre: si sente servo, non figlio. Anche lui è attaccato all’eredità e non al padre, ai suoi vitelli e al suo premio, non allo stare con il padre. Quel che passa nel cuore del papà gli è estraneo. Non riesce a capire perché si preoccupi tanto del fratello lontano, perché invecchi precocemente nell’aspettarlo. Gli torna comoda la fuga del fratello minore, non ha più da spartire l’eredità con nessuno.

Tutto scoppia al ritorno del fratello. Ma che giustizia è questa? Il piccolo torna a spartire di nuovo, il mio sudore stavolta. Il padre corre da un figlio all’altro: da un figlio fatto schiavo di ogni cattiveria che si adatta a fare il salariato e non ha ancora capito che il padre è amore, all’altro che si sente solo un salariato, e vuol solo i suoi beni, ha rimandato alla sua morte la decisione di prendersi l’eredità; da una parte si rimargina una ferita, dall’altra si apre una voragine. Non c’è pace per chi decide nella vita di amare! L’amore non fa quadrare i bilanci di giustizia, li supera, ma ti lascia solo a resistere e a provocare la purificazione dei sentimenti.

Il primo figlio è tornato, il secondo andrà a fare festa con il fratello? Avrà il coraggio di accoglierlo, di scaricare la sua rabbia, ma alla fine di abbracciarlo come ho fatto io?

No purtroppo: non lo chiama fratello, ma: “questo tuo figlio”; proprio come spesso i figli sentono in casa dire dal papà o dalla mamma: guarda tuo figlio che ha combinato, quasi a separare le responsabilità.

E’ il nostro cammino della vita: c’è chi di noi deve tornare a casa, deve cambiare vita, deve pentirsi e chiamare vigliaccheria, cattiveria, balordaggine i suoi comportamenti e c’è chi deve aprire il cuore a un altro modo più profondo di vedere la vita.

C’è chi si deve dare una calmata, deve staccarsi da una vita viziosa, piena di avventure che fanno male a tutti, soprattutto ai più deboli; chi deve veramente sentirsi peccatore e lasciare l’infedeltà, il non pagare le tasse, l’imbroglio, la sopraffazione e chi deve scendere dal trono di ipocrisia che si è costruito e avere il coraggio di smascherare sentimenti di buonismo che nascondono solo l’idolatria di sé e non hanno niente a che fare con l’onestà, l’amore, la giustizia… ma tutto questo lo sapremo fare se scopriremo di avere un padre da accogliere o nel fondo della nostra miseria o nella sicumera della nostra autosufficienza.

11 Settembre 2022
+Domenico