Agnelli e lupi, lo siamo tutti. Solo Gesù ci salva  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”»

Audio della riflessione.

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi è la verità nuda e cruda che Gesù dice ai suoi discepoli che dovevano cominciare da soli a predicare il vangelo, a far nascere anche in tante altre persone la speranza che avevano visto in Lui. Il bene è sempre osteggiato, quindi; il vangelo che sembra un bel messaggio di pace crea reazioni incontrollate; il male è pronto a soffocare il bene. La sua parola è una spada, il suo messaggio un fuoco, il regno di Dio una sfida. È il mistero della cattiveria dell’umanità che indica quanto il male si è radicato dentro di noi, nelle nostre relazioni, nei tessuti sociali.  

Uno che vive di furti, non accetta chi gli dice che non può rubare; uno che vive di inganni non si adatta a perdere il suo potere; chi ha impostato la vita sullo sfruttamento non accetta di essere richiamato alla giustizia e di cambiare soprattutto comportamento, lo spacciatore cui vengono sottratti i clienti perché qualche sforzo educativo riesce a far rinsavire i giovani non perde impunemente i suoi facili guadagni. Potremmo continuare; lupi lo siamo tutti quando veniamo contestati nella nostra vita egoista; lupi siamo quando siamo chiamati a perdere interessi disonesti, a fare pulizia nei nostri sentimenti e relazioni disordinate; lupi siamo quando veniamo richiamati ai nostri doveri di padri e madri, di cittadini e di uomini responsabili di tutto il creato… Proprio per questo abbiamo bisogno di uomini e donne forti, capaci di andare controcorrente.  

L’agnello vincerà non certo per la sua potenza, lui è inerme, ma per la forza di Dio, con la sua umiltà. Dio guarda l’umile e lo ascolta. C’è bisogno di agnelli, anche se i lupi saranno sempre più agguerriti, ma Dio non ci abbandona mai. 

Vogliamo vivere di speranza, La nostra vita spesso si svolge nell’incertezza, nella approssimazione. Viviamo di tentativi, di scongiuri qualche volta, di fortuna. Gesù invece è venuto con una decisione definitiva: lavorare per il regno di Dio e in Lui c’era una certezza incrollabile: è vicino a voi il regno di Dio. Regno di Dio è una realtà che racchiude in sé tutte le attese del popolo di Israele. Quando lo udivano dalle labbra di Gesù capivano immediatamente che si trattava della loro grande speranza, della aspirazione di secoli: per loro era la fine di un incubo, la realizzazione di un sogno di popolo, incarnato in ogni famiglia, in ogni pio ebreo. Era la certezza della presenza misteriosa, ma reale di Dio nella storia del popolo e di ogni persona. Gesù voleva che tutti si orientassero a questa attesa sicura.  

Anche noi credenti oggi dobbiamo avere questa certezza. Non è vero che il mondo va verso il peggio, che la vita diventa sempre più impossibile, che il male è destinato ad avere il sopravvento, che stiamo andando verso la barbarie. Non è vero che ci stiamo allontanando dalla salvezza. Dio è fedele, il suo amore è senza se e senza ma. La sua promessa non è vana, non vincerà il male per quanto si faccia forte e usi tutte le astuzie per compiere la sua distruzione. Riuscissimo a vivere con questa certezza, con la consapevolezza che il Regno di Dio, che la pace, la giustizia, la felicità non sono solo promesse, ma realtà che determineranno per sempre la vita dei giusti, avremmo più fiducia nel nostro semplice e povero operare il bene.  

Certo quello che vediamo ci può scoraggiare, ma abbiamo bisogno di apostoli, come san Luca che oggi celebriamo, che parlano del grande bene che c’è nelle vite donate di chi soffre, di chi lavora per la giustizia, di chi con semplicità ama i suoi figli, i suoi malati, di chi fa il suo volere. Le cronache dei giornali non sono il diario del regno di Dio, ma solo il negativo che sta sotto un mare di bene che Dio semina in ogni creatura. Occorre andare a due a due a rinfocolare la speranza nel mondo, perché Dio sta con noi, è presente più di quanto lo possiamo scorgere nelle pieghe della vita. Operai della messe siamo noi tutti battezzati. Gesù non sta parlando ai preti nella giornata per le vocazioni, Tutti non dobbiamo far altro che imitare Lui, Gesù Cristo, che non solo ci ha offerto la sua parola, ma anche la vita. 

18 Ottobre
+Domenico

Una fiction non è la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,37-41

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Audio della riflessione.

Una donna prima di uscire di casa spende un po’ di tempo allo specchio per dare alla sua figura l’aspetto più piacevole possibile. È un segno di rispetto verso tutti e non di vanità. Quando fai qualche trasmissione televisiva, passi dal camerino del trucco perché ti devono togliere quegli elementi che potrebbero essere esaltati dalle riprese e risultare sgradevoli a chi segue il programma. Si potrebbero descrivere tutte le arti che stiamo mettendo in atto per rendere gradevole il nostro incontrarci. Esiste però una forte tendenza, indotta anche dai mezzi di comunicazione televisiva, a fare dell’immagine la sostanza. Ricordo la rabbia dei giovani quando per delle riprese televisive dal vero non erano riuscite; venivano allora invitati a rifare la scena, che prima era qualcosa di vero di profondamente sentito e invece ora dovevano dare addio alla loro spontaneità e fingere di assumere posizioni, facce, gesti e azioni finte, non vere per loro in quella ripresa. L’effetto sarà pure bello, ma loro quando venivano ripresi non erano sé stessi. La vita così rischia di essere una fiction.  

Una fiction rischia di esserlo spesso anche la vita religiosa, anche il rapporto di fede, quando si riduce tutto a riti esteriori, a parate, a processioni, a farsi vedere, a recitare una parte. Purtroppo, talvolta è la stessa celebrazione della messa che dà questa impressione. La religione è vista come un insieme di riti vuoti, di immagini da posa, di recite, lontana dai veri drammi della vita. Niente di più errato.  

Il richiamo alla coscienza è fondamentale per il rapporto con Dio. Esiste uno spazio interiore non disponibile a manipolazioni in cui si realizza il vero e profondo rapporto con Dio. Lì nessuno viene a manipolare, lì nessuno ti può giocare, sei sempre e solo con Lui. È a questo strato di interiorità che nasce il dialogo con Dio e la fiducia in Lui. È nell’intimo della radice di ogni libertà e di adesione alla verità che si gioca la vita della persona. Sicuramente le scelte interiori si intuiranno anche da comportamenti conseguenti esterni e visibili, ma la radice è nella profondità della coscienza.  

Non si tratta di vivere un cristianesimo anonimo, ma di radicare nella verità e nella coscienza la propria fede, che da sola spingerà il cristiano a testimoniare con verità ciò che si porta dentro. I cristiani non si curano della facciata, perché il Dio che non ci abbandona mai, rende la nostra vita trasparente della sua presenza in noi. 

17 ottobre
+Domenico

Mi basta un segno, non cerco una prova  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Audio della riflessione.

Il bambino che gioca in casa da solo ogni tanto si alza di scatto e va a cercare la mamma. Non vuol sentirsi solo, vuole conferme di una presenza rassicurante. L’innamorato chiede spesso all’innamorata un segno di questo amore che vive tra loro: è una carezza, un bacio, un pensiero un sms, un regalo, uno sguardo profondo negli occhi. So che mi vuoi bene, ma voglio esserne sicura. Le realtà vere, ma invisibili agli occhi hanno bisogno di qualche elemento concreto, il segno appunto che veicola quel bene invisibile.  

E quando questi segni non sono all’altezza del loro compito nasce la tensione, la gelosia, la sfiducia, la voglia di prove, la pretesa di una dimostrazione. Sono così anche i contemporanei di Gesù. Lo sentono dire cose meravigliose, lo sentono attribuirsi prerogative inimmaginabili in un uomo, attributi e azioni che sono solo di Dio. Ci dai una prova per convincerci che è vero quello che dici? Siamo disposti a seguirti, ma ci dai un segno che aiuta tutti a orientare la nostra intelligenza nella direzione delle tue pretese? 

E Gesù dice: il segno che vi do non è una rispostina che chiude le ricerca e la responsabilità di ciascuno di fronte alle scommesse sulla vita, ma una ulteriore ricerca di significato; non è una dimostrazione che mette a posto la coscienza o l’intelligenza, una fredda proposizione di plausibilità, ma un passo ulteriore da fare, una decisione di stare dalla parte della proposta rischiando la propria sicurezza comoda. Il segno è la morte e risurrezione di Gesù, è la incapacità della morte di dire su Gesù l’ultima parola. E’ significato nell’episodio di quel predicatore avvilito, di nome Giona, che stanco dell’insuccesso, o meglio pauroso di non farcela a seguire il comando di Dio, fugge dalla sua missione, vien buttato in mare e viene ingoiato da un grosso cetaceo, che dopo tre giorni lo ributta a riva, vivo. 

E’ una tipica immagine della morte e risurrezione di Gesù.  Questo è l’unico segno, la prova, il fatto su cui fondare la fede. Non è una certezza matematica, non è una dimostrazione, ma ti dà la possibilità di giocare tutta intera la tua libertà. L’amore non ha mai bisogno di prove, ma di segni. Altrimenti non viene giocata la speranza, ma la propria incapacità di affidarsi.

16 Ottobre
+Domenico

Dio vive di inviti alla sua gioia completa e supera i nostri spregevoli rifiuti  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-14)

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Audio della riflessione.

Il senso del nostro vivere sarà sempre un grande e affascinante mistero. Qualcuno ci dovrà sempre aiutare a capire perché un giorno abbiamo cominciato a vivere, come questa vita che ci sembra tanto fragile non si spegnerà più, ma rimarrà indelebile nell’universo; c’è stato qualcuno che ci ha chiamato all’esistenza o siamo frutto di una combinazione tra le infinite possibili? 

Non solo questa vita non è nata a caso, ma questa nostra esistenza è un invito per ogni donna e per ogni uomo a un banchetto di nozze. Non siamo nel mondo a caso e non ci siamo senza meta. Non solo, ma la vita dell’uomo sulla terra si configura come regno di Dio, come regalo di amore di un Padre. Il Padre che invita è disposto a tutto, anche a sentirsi rifiutato, ma il suo invito tramite Gesù deve arrivare a tutti. Accettare la vita, quando non sapevamo che cosa era, è stato facile. Ci siamo mostrati subito entusiasti, esigenti, egocentrici, attaccati; non abbiamo detto di no. Da bambini ci ha pensato l’istinto della conservazione a sostenerci, l’amore di chi ci ha generato a coltivarci. Poi viene per tutti l’invito a un salto di qualità. Ci stai a fare della tua vita un dono? Un’opera d’arte? ci stai a passare dall’istinto all’amore, dalla necessità al progetto, dalla dipendenza obbligata alla collaborazione, dalla barbarie dell’egoismo alla civiltà dell’amore? E’ l’invito a nozze del vangelo, è la passione d’amore incontenibile che ha riempito la vita di Gesù, che lo ha portato sulla croce. 

E sono cominciate le nostre risposte: ma io che ci guadagno a lasciare i miei affari, a uscire dal mio comodo loculo, a tagliare le fasciature dorate delle mie abitudini? Perché non mi posso costruire i miei piaceri, o godere la mia sessualità, o accumulare soldi e comprare affetti? Perché non bado solo ai fatti miei e mi costruisco il mio regno, il mio mondo? 

La vita non è più stata vista come un invito, ma come un possesso. Due tappi alle orecchie, due mani sugli occhi, e una pietra al posto del cuore. Voi pensate che Dio si scoraggi? Accetti i nostri rifiuti? Ci lascia liberi, ma va oltre i nostri dinieghi e manda a raccattare storpi, ciechi, senza fissa dimora 

Ma la forza di Dio è inarrestabile non pone condizioni; al suo banchetto ci possono stare tutti. L’invito deve arrivare, non c’è ufficio postale che seleziona, la sua mailing list ha gli indirizzi di tutti. Nessuno può fare da filtro, soprattutto quelli che hanno accettato il suo invito. Con chi lo segue è esigente, nessuno può illudersi di sentirsi a posto. La vita è sempre una sorpresa, si porta dentro sfide nuove. Se poi questo banchetto è la vita cristiana, è l’esperienza di una comunità credente, è la vita di fede, questa ha sempre bisogno di prendere il largo, ha bisogno di conversione, di vigilanza, di misura alta. Noi vogliamo vivere questa misura alta della vita cristiana; in questa celebrazione festiva, che non sempre tutti viviamo nelle nostre comunità, o in famiglia, vogliamo invocare Dio perché in Gesù morto e risorto ci illumini il cammino, sostenga tutti noi, le nostre famiglie e associazioni, le orienti a compiere sempre la sua volontà, a costruire il suo regno. 

15 Ottobre
+Domenico

Una donna di grande fede è la figura di mamma che Gesù vuole presentare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Audio della riflessione.

I grandi personaggi hanno sempre un fascino particolare: quando li incontriamo restiamo ammirati, ci siamo fatti di loro un’idea di grandezza, bellezza, desiderabilità e vogliamo toccarli, avere qualcosa di loro. Così fanno i ragazzi quando vanno a chiedere l’autografo –o co , un ricordo, un contatto di uno sportivo o di un eroe del cinema o un grande cantautore che interpreta i loro gusti e la loro vita, è sempre bello e importante. 

Gesù stava spopolando da questo punto di vista, cominciava a diventare una persona desiderabile, un riferimento, un desiderio di tanti. È naturale che una donna si alzi a gridare: che mamma fortunata hai avuto, che figlio prodigioso hai allattato al suo seno, che grande soddisfazione dev’essere per te. 

E Gesù riporta sempre tutto al suo vero significato. Quale è la vera beatitudine? Certo avere dei figli che riescono nella vita, potersi identificare con una riuscita bella dell’educazione e della dedizione vissuta quotidianamente senza sosta, ma la vera beatitudine è mettersi in ascolto della Parola di Dio, mettersi in comunicazione con la sua volontà, attuarla, farla diventare stile di vita, spazio di dedizione di sé per il bene di tutti, luogo di dialogo ininterrotto con Dio.  

Questa era la figura di mamma che Gesù voleva mostrare di Maria, una donna di grande fede, talmente attenta alla Parola di Dio da averla portata in grembo per generarla alla vita. Questo intervento di Gesù che sembra a prima impressione un po’ distaccato, scostante nei confronti di sua madre, in realtà è la definizione più bella di Maria.  

Non è importante per un legame di affetto o di sangue, è grande parchè questo legame pur intenso è solo il segno di una adesione definitiva, totale, generosa a Dio della propria vita, un mettersi a disposizione del piano di Dio senza riserve, un abbandonarsi alla sua volontà coscientemente, per tutta la sua vita. 

Gli affetti sono importanti, ma sono solo l’inizio della strada della fede. Gesù vuole sempre portare l’umanità nell’abbandono a Dio, nella fiducia in Lui, il padre di tutti, nel gettarsi con tutta la vita, il cuore, i sentimenti in colui che, se abita un cielo, è perché il suo amore faccia alzare lo sguardo di tutti gli uomini dalla miseria in cui si sono cacciati e dia alla terra la gioia di sentirlo Padre.

14 Ottobre
+Domenico

Anche lo spirito, l’anima si ammalano  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Audio della riflessione.

Esistono nella vita umana tante malattie. Per queste ci sono medici, specialisti, ospedali, ambulatori che sono messi a disposizione per curare. Ci sono anche altre malattie sempre di competenza di persone specializzate che vengono affrontate con molta professionalità  e riguardano soprattutto la psiche, la coscienza di comportamenti negativi, il disturbo nell’affrontare disagi, depressioni, impatti molto forti, con fatti di vita, disgrazie, morti violente… Qui intervengono psicologi, psichiatri per aiutare  a riprendersi in mano la vita. Esistono però anche malattie spirituali, che riguardano l’oltre, il trascendente, lo spirito. Qui non basta la cura psicologica perché si tratta di fede e occorre intervenire a livello di spiritualità, di religiosità, di fede. Entro questa ultima categoria si devono annoverare le possessioni e i disturbi del demonio, di satana, degli spiriti del male.  

Non siamo molto abituati nella nostra mentalità occidentale a pensare all’esistenza del demonio, dello spirito del male. Eppure il vangelo, Gesù stesso ne parla spesso, inaugura con lui una stagione di lotta all’ultimo sangue. Vi appare nel momento in cui deve prendere le decisioni importanti per la sua vita, all’inizio della predicazione itinerante. Lì nel deserto dice il vangelo lo tenta. Ma che è questo demonio? E’ il principio del male opposto al principio del bene che è Dio? E’ una fantasia che ci creiamo per dare la colpa del nostro malessere a qualcuno che sta fuori di noi?  

Il demonio è tentatore, divisore, soprattutto, perché semina discordia, ma non è potente come Dio, è un angelo decaduto, è nell’ordine delle creature, non sta mai al livello del Creatore. Dio lo ha vinto una volta per sempre e affidarci a Dio significa vincere ogni potenza del male. E’ importante sentircelo dire perché il demonio è ancora presente e si impossessa della vita delle persone, mai però definitivamente, perché Dio lo sconfigge.  

Oggi purtroppo si sta diffondendo il satanismo, soprattutto tra i giovani, l’appellarsi cioè a questo principe del male per offendere Dio, profanare le cose sante, disprezzare la vita, distruggere la fede. Nasce forse da una ribellione alla chiesa, ma diventa un modo di pensare e un odio incontenibile nei confronti anche della vita. Qualche cantautore gioca col fuoco, lo usa per fare soldi, ma soprattutto distrugge la serenità nella coscienza dei giovani che vengono portati a compiere delitti estremi, senza motivazione, in preda spesso ad autentiche possessioni. 

Gli esorcismi sono preghiere che la chiesa ha formulato per implorare da Dio la sua potenza sullo spirito del male. Gesù nel vangelo scacciava demoni, ridava alle persone la serenità della vita interiore. Per la gente il suo perentorio: Taci! esci da costui è segno della sua figliolanza divina. E’ solo Dio che può vincere lo spirito del male. 

Tutti abbiamo bisogno di sentirci dire sulla nostra vita questa speranza. Il demonio non vince più, Dio lo ha sconfitto attraverso la morte in croce di Gesù.   

13 ottobre
+Domenico

I papà si inteneriscono per i figli; a maggior ragione Dio  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Audio della riflessione.

Le nostre preghiere a Dio sono spesso domande e spesso ce ne scusiamo perché vorremmo soprattutto lodare il Signore, ma anche le domande sono preghiera, sono fiducia nel Signore, sono la presentazione dei nostri bisogni in cui vogliamo che Dio abiti e ci faccia compagnia. Nel vangelo c’è una preghiera insistita di un papà per i suoi figli e ha paura di essere importuno e molesto nei confronti del suo amico. Con il Signore non dobbiamo temere di essere “molesti” e “importuni”: sono parole che  sottolineano l’insistenza e il coraggio del richiedente. Se già gli uomini egoisti, falsi amici, ecc. alla fine si scomodano per noi e ci esaudiscono, quanto più dobbiamo avere piena fiducia in Dio. Egli non ci ascolta per togliersi di torno uno scocciatore, ma perché è il vero nostro amico: è il nostro papà. 

 Gesù che spesso nella sua vita, come ci racconta Luca nel suo vangelo, si riferisce alla preghiera, ne parla, la vive, la propone e nello stesso tempo ci tiene a dire che Dio esaudisce ogni preghiera, non è sordo alle richieste dell’uomo, non si nasconde davanti a lui. E questo, perché ama infinitamente l’uomo, suo figlio. Quindi il problema non esiste da parte di Dio ma, eventualmente, da parte dell’uomo. L’uomo prega solo se si sente veramente bisognoso: i sazi e i buontemponi non sentono il bisogno di pregare.  

Le preghiere rivolte a Dio possono assomigliare a quelle di un figlio verso il padre umano. E’ impensabile che questi risponda con cattiverie alle richieste di cibo del figlio. Non c’è un padre così spietato tra gli uomini, tanto meno si può pensare che un tale comportamento sia possibile in Dio. Noi uomini e donne siamo cattivi, Dio è buono. Se un padre umano, che è cattivo, sa dare cose buone a suo figlio, quanto più il Padre del cielo darà tutto, cioè lo Spirito Santo, a coloro che glielo chiedono. Se l’uomo si commuove davanti alle necessità di un amico o di un figlio, tanto più Dio. 

Nel vangelo di Matteo, parallelo al nostro di Luca si dice che Dio dà “cose buone” (7,11), cioè i beni della salvezza, in san Luca si dice che dà lo Spirito Santo, che è il Dono dei doni. Non c’è differenza perché l’uomo si raccomanda per il pane e Dio gli dona anche lo Spirito Santo, che è il Dono che contiene tutti gli altri doni. 

Solo Dio può riempire il cuore dell’uomo. Egli ci dà “molto di più di quanto possiamo domandare o pensare” (Ef 3,20): si dona a ciascuno secondo il suo desiderio. L’unica misura del dono è data dal nostro desiderio: chi desidera poco, riceve poco; chi desidera tutto, riceve tutto. Il tema dominante è la paternità di Dio che si esprime nel dare. Noi dobbiamo chiedere non perché lui ignori il nostro bisogno, ma perché il dono può essere ricevuto solo da chi lo desidera. Quanti doni di Dio abbiamo rispedito al mittente! Avere grandi desideri é condizione per essere capaci di ricevere il dono più grande: lo Spirito Santo. 

Quando il Padre sembra restio a dare, è perché non ci dà ciò che vogliamo, ma ciò che è giusto. Di solito chiediamo a Dio che soddisfi i nostri bisogni immediati e superficiali, ma egli vuol farci scoprire e colmare il nostro bene essenziale: essere suoi figli. Ci nasconde i suoi doni, affinché cerchiamo lui che è il Donatore.  

La domanda che si fa in noi preghiera non è solo un buco da riempire con una risposta, ma una sfida che Dio accetta e nel rispondere va oltre, con beni che neanche ci immaginavamo di conoscere, quando abbiamo domandato. 

Egli esaudisce sempre le nostre preghiere quando sono secondo la sua volontà; e ci fa proprio un grande piacere a non esaudirle quando non sono secondo la sua volontà, perché farebbe il nostro male. Quando preghiamo succede sempre qualcosa di buono, anche se non sempre sappiamo che cosa. 

12 Ottobre
+Domenico

La più bella preghiera dei cristiani

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 11,1-4

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Audio della riflessione.

Sono molto rare le persone che non pregano. Viene spontaneo a tutti immaginare che ci sia qualcuno che ci aiuta, che sta oltre noi, che non è invischiato nei nostri commerci e che gratuitamente si mette dalla nostra parte e ci solleva dalle miserie in cui cadiamo. Una preghiera semplice ti affiora alle labbra nei momenti più intensi, nei bisogni e nelle situazioni più disperate; è un nome, una invocazione, un sospiro. Dio, se ci sei batti un colpo! Gli apostoli, che vivevano in un mondo religioso, pregavano. Erano cresciuti nelle sinagoghe e avevano imparato a recitare salmi, a innalzare lodi a Dio; frequentavano il tempio e partecipavano alle liturgie dei sacerdoti. Ma quando vedevano Gesù stare notti intere a dialogare con Dio Padre, a pregare, hanno avuto nostalgia di questa nuova forma di preghiera di Gesù, lontana dal tempio, dal chiasso, eppure così intensa e determinante per la sua vita e per ciò che aveva in cuore e che sentiva importante realizzare.  

E gli domandano: insegnaci a pregare. Pregare è un’arte, non è un mestiere; ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio. Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare parole, ma un atto di abbandono nel Padre. Insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre. Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta la vita di Gesù. Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù. Questo Padre ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli. Questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato. Se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti.  

Un desiderio deve sgorgare dal cuore di tutti gli uomini che si rivolgono a Dio, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso. 

Padre tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere, dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità. Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature, perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare. Non ci mettere alla prova che siamo deboli. Ci fidiamo di te, siamo tuoi figli. 

11 Ottobre
+Domenico

Gesù conosce ciò che c’è nel nostro cuore  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Audio della riflessione.

Sei impegnato anche quando ti riposi? anche quando te ne stai tranquillo in compagnia di due ragazze? Sei disimpegnato anche se lasci per un po’ di tempo le public relations e ti lasci coccolare dall’amicizia? Nel mondo in cui siamo, il tempo va tutto calcolato, anche quello libero, soprattutto quello libero. Occorre spremere di tutto e di più. Se vuoi far carriera, sappi che non c’è niente di inutile, devi calcolare tutto e non farti irretire da sentimenti e romanticismi e non farti legare dall’amicizia. Devi essere sempre tu che ha in mano la vita, che la orienta, che decide dove collocarla.  

Lui, Gesù tornava spesso a Betania. C’erano due sorelle che stravedevano per lui, c’era un amico che lo rincuorava dopo le sfide e le provocazioni senza esclusione di colpi dei farisei. Dice il vangelo: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”. Si metteva in pantofole, lui che nessuno fermava nell’ardore di buttarsi nell’avventura del Regno, Lui che appena il giorno prima aveva buttato all’aria le bancherelle del tempio e qualcosa di più nella coscienza della gente. “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.  

Maria se ne stava là a contemplare, non lo vedeva tutto, tanto gli stava vicino, lo riempiva dei suoi sguardi, Marta brigava e borbottava perché si voleva mettere al centro della scena, Lazzaro gli dava il cuore e senza volerlo gli preparava in gola il pianto per la sua morte. Gesù non era un super eroe, non era un blocco di pietra, non girava col portatile per programmare tutto e sempre, prendere appunti e non perdere tempo, ma un cuore che ama, che apprezza i sentimenti, che sa commuoversi e piangere, arrabbiarsi e presentare contro il male una faccia dura come la pietra. Gesù sapeva e sa quello che c’è nel cuore dell’uomo. Sa che la nostra parte migliore è stare in contemplazione, lui del Padre e noi di Lui.  

Marta questo l’aveva capito forse un po’ a fatica, ma non aspettava che Gesù, non vedeva che Lui. Alla morte di Lazzaro la sua iperattività forse, ma la sua concretezza riesce a far incontrare Gesù con Maria troppo demotivata e inerte per quella morte. “Gesù ti vuol parlare!, dice Marta. Ora non stai contemplandolo, ma stai crogiolandoti nel tuo dolore, soffrendo da sola.  

Basta questa attenzione per ridare a Maria la dignità che spesso con i nostri strani ragionamenti le togliamo. E Gesù risuscita Lazzaro e Marta ne ringrazia Dio e ne gioisce. 

10 Ottobre
+Domenico

Anche se siamo ripiegati a terra  e mezzo morti, Gesù ci viene a prendere  

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 10, 25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Audio della riflessione.

Ricordiamo tutti lo sforzo di Gesù di insegnarci a volerci bene, ad essere generosi, a fare della vita cristiana un atto di amore verso tutti. E per farsi capire racconta la parabola di quell’uomo che scende da Gerusalemme a Gerico e incappa nei briganti.  

Io, tu, siamo questo uomo, stiamo facendo un cammino contrario a quello di Gesù, Lui sale a Gerusalemme, brama gli atri del Signore, sa che là incontra il Padre e lo incontrerà sulla croce, noi facciamo la strada al contrario: siamo stanchi del tempio, non ci interessa la religione, stiamo distanti dalla chiesa. Non ci attira più quel mondo che qualche volta abbiamo anche amato. Ce ne siamo allontanati anche noi dalla Chiesa dopo la Cresima…  e troviamo briganti che ci spogliano di tutto: il nostro cuore, la nostra vita, le nostre qualità, la nostra figura. Veniamo privati di tutto perché i doni che abbiamo li sperperiamo. Diamo la colpa a noi, prima di tutto, siamo noi che buttiamo via le risorse più belle nell’inedia, nella superficialità, siamo noi che vendiamo corpo e sentimenti sulla strada. E sperimentiamo la morte. Ci sarà qualcuno che mi ferma su questa discesa? Qualcuno che mi prende per il bavero e mi dà una scossa per farmi capire quanto sono fuori di testa? Oppure sono attorniato sempre da amici compiacenti, perché anch’io sono sempre compiacente con i miei amici, non ho mai il coraggio di dire quello che non condivido? 

Incontra due persone che non si degnano di uno sguardo. Ad un certo punto c’è una sorpresa. Sulla stessa strada, ma nella direzione opposta dell’uomo che scende da Gerusalemme si fa incontro un samaritano. Il samaritano è Gesù. Chi ci incontra mezzi morti è Gesù, chi si comporta diversamente da una legge fredda e un culto ingessato è Gesù. Lui lo chiamano già mangione e beone; lui, a detta anche dei suoi parenti, è fuori di testa, lui è trasgressivo sul sabato, lui è un bestemmiatore perché si fa Dio, lui è quello che sta ad aspettare il figlio che è andato a sperperare tutto, il suo amore compreso, lui è quello che chiama Dio papà mancando del minimo senso di deferenza verso il Dio di Mosè, lui non ne può più di come hanno ridotto a spelonca di ladri il tempio la casa della preghiera e non degli affari anche religiosi, lui è quello che ha fatto cadere a terra una dopo l’altra le pietre dei vecchioni pronti a lapidare l’adultera…  

Siamo contentissimi se Gesù ci viene incontro ancora su questa nostra strada della vita per guarire le nostre ferite, per aiutarci a superarne le sventure, per darci capacità di aprire occhi e cuore su chi è ferito come noi o peggio di noi, per scrivere nella nostra agenda quotidiana la gratuità verso tutti, l’amicizia, il sostegno, la compagnia, l’aiuto vicendevole.

09 Ottobre
+Domenico