Il Regno di Dio sicuramente si realizza, forse non più da noi?

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Audio della riflessione.

Chi si immaginava che la sua vita e la vita del mondo in cui vive sarebbe stata una lenta costante graduale evoluzione verso un mondo sempre migliore, ordinato, tranquillo o per lo meno verso una completezza e armonia più pervasiva si deve ricredere. Gli sconvolgimenti che i fatti impongono, le lotte e le guerre fatte in nome di Dio, la dannazione dei popoli sfruttati e torturati, la scomparsa di confini per le informazioni, le finanze, i popoli rimettono sempre in dubbio ogni buona meta o aspirazione. Le migrazioni di popoli interi, lo sconvolgimento degli equilibri mondiali, il ricorso alle armi sempre, sapendo che non risolvono nessun problema, ma ne creano di insolubili… La tua stessa identità che hai cercato di costruirti a fatica quando vedi che non è più spendibile o nel lavoro o nel campo dei tuoi affetti, ti sta addosso come un peso e vorresti avere agilità per cambiarla. In questo gioco entra sicuramente anche il tuo mondo interiore. 

Ti sembrava di aver trovato qualche certezza, di aver sistemato anche questa zona religiosa della tua vita con qualche buona lezione di catechismo e qualche buona abitudine, invece vedi che tutto questo non regge più. La fede si porta dentro istanze di rinnovamento, deve continuamente ridescriversi viva per ogni tempo e ogni luogo, ma tu la lasci andare alla deriva, nella insignificanza. Così accade nella coscienza dei singoli, così accade nella stessa comunità. Ci si abitua come al calore delle pareti, si tiene in piedi qualche vecchia tradizione e si soffoca o annega in una sorta di modernità liquida ogni slancio profetico, ogni invito al rinnovamento, ogni tentativo di colpo di reni risolutivo. 

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. Mi pare di vedermi davanti Gesù, che dopo tutti i tentativi possibili di far svegliare l’elefante, di far scattare la corsa, ci saluta e va altrove. È il padrone della vigna che s’aspettava uva pregiata e invece deve fare i conti con qualcosa di insipido. Certo Dio è fedele al suo popolo, a ciascuno di noi, alla sua Chiesa, ma non al punto di annullare il suo disegno di amore per l’umanità o di mettere da parte le sue esigenze di verità e giustizia. Se noi cristiani europei rifiutiamo, se l’occidente gli volta le spalle, se la cosiddetta civiltà cristiana lo rinnega o lo rifiuta, troverà altri che l’ascolteranno,  farà vivere la sua Chiesa, la sposa inseparabile, altrove, dove la gente lo aspetta, lo invoca e viene uccisa per la fede forte e tenace che ha in Lui.

08 Ottobre
+Domenico

I piccoli, gli scartati godono dei segreti di Dio  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 17-24)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione.

C’è tanta gente che è tagliata fuori dalla vita, che non riesce più a mettersi in corsa. Tutti gli altri hanno trovato lavoro, degli affetti stabili, si sono fatti una famiglia, hanno raggiunto la pace interiore; sono pure intelligenti; fortunati si dice. Invece qualcuno non è riuscito a stare al passo, è caduto; una sbandata, un giro di amici, una debolezza su cui si sono accanite tutte le sfortune,  una leggerezza diventata abitudine e resta indietro; tenta di risalire, si sforza di riprendere la corsa, ma c’è sempre qualche inciampo.  

In alcune società molti diventano barboni, altri incappano negli usurai, spesso ci pensa la mala vita a incatenare e a togliere ogni voglia di riscatto. Gesù dice che è venuto proprio per questi e ringrazia Dio perché ha rivelato la bellezza e il senso della vita proprio a questi. Non sono i potenti che gli danno gloria, non sono gli intelligenti, i grandi della terra, i dotti autosufficienti, ma i senza niente, quelli che hanno fame e sete, quelli che in cuor loro desiderano una vita pulita e non ce la fanno e mettono la loro fiducia solo in Dio.  

Vedere e ascoltare sono i segreti di un incontro con Gesù. Occorre avere il coraggio di vederlo all’opera nella storia e ascoltare la sua Parola, sentire da lui chi essere nella vita, ma ancor prima ascoltare la Parola che descrive la grandezza della sua bontà. Il povero ha bisogno di tutto, ma al di sopra di ogni cosa ha bisogno di sapere che nella sua vita c’è una meta, che oltre le sue sofferenze c’è una salvezza, che non è vero che per essere liberi occorre disfarsi di questa nostra vita, che in questa nostra sofferenza si è inscritto il Salvatore, il Signore. La nostra vita è una attesa, è aspettare e essere certi di una presenza; è sapere che nelle nostre storie è stato seminato un principio di verità e di felicità e attendere con fiducia che si sviluppi. 

I piccoli della terra sono i beati. La salvezza, la felicità della vita è svincolata da privilegi, da prenotazione di posti, da tribune d’onore, da prime file. Non è un colpo impazzito di fortuna che a caso si colloca in chi non sa attendere e sperare, non la possiede la mala vita, nemmeno il giro delle felicità artificiali. La salvezza di Gesù raggiunge i tagliati fuori. 

Per questo diventa proprio vero che Dio non abbandona nessuno mai. Non è a caso che la Madonna ci abbia insegnato la preghiera semplice del rosario, quel ripetere sempre Ave Maria è un atto d’amore a Dio attraverso sua madre, soprattutto oggi ci rivolgiamo a Lei così; non sono necessarie astrazioni, ma solo imitazione di Lei  

07 Ottobre
+Domenico

La fede non è un pilota automatico, ma un dono sempre nuovo

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 10, 13-16

In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione.

L’abitudine è una grande facilitazione nella vita, ma è anche un grosso rischio e pericolo. E’ chiaro che ogni giorno dobbiamo fare press’appoco le stesse cose; ci vediamo, ci salutiamo, ci diciamo i nostri bisogni e sentimenti, parliamo dei nostri interessi comuni. Mettiamo spesso il pilota automatico per fare le stesse cose ogni mattina: levata, colazione, bacetto, automobile, giornale, caffè, coda, entrata in cantiere o in ufficio, saluto, tuta, cartelle o attrezzi, lavoro…  

Sarebbe impossibile tutti i giorni fare queste cose se ad ognuna di esse dovessimo pensare, ragionare, decidere scegliere. Se ogni mattina il papà o la mamma dovesse sedersi ai bordi del letto, farsi portare una margherita e stare a strappare petalo dopo petalo per decidersi se andare o no a lavorare. Ci sono delle leggi che abbiamo scelto di seguire ragionevolmente e che poi diventano una sana abitudine della nostra vita. Non è così invece dei sentimenti, dell’amore, della fede. Sono realtà che hanno bisogno di essere sempre di più portate a coscienza altrimenti non esprimono più la verità dei loro significati. Non ci si può abituare ad amare una persona, occorre vederla sempre con occhi nuovi, non si può mettere il pilota automatico alla fede altrimenti diventa solo ritualismo.  

Ai compaesani di Gesù era capitato così del rapporto con Dio: si sentivano di avere Dio in tasca, pur sempre con il grande rispetto tipico della loro sensibilità religiosa. Non avevano più le orecchie attente alla Parola, non era disponibili più a lasciarsi sorprendere dalla bontà e dalla creatività di Dio. Il rapporto con Lui era in certo modo ingessato, come lo è per tanti di noi la vita di coppia, la vita di famiglia, le relazioni con i colleghi, la stessa pratica religiosa. 

La fede, l’amore hanno sempre invece bisogno dell’intelligenza, della dedizione, della capacità di dare il meglio di sé. Se certe famiglie potessero godere di condizioni di vita affettiva, come ce n’è in tante, sarebbero felici, invece in molte le stesse condizioni portano alla noia. Se a Tiro e Sidone, due città del Libano, fossero capitate le cose che avvenivano a Nazaret, si sarebbero mobilitate per dare spazio alla novità che era Gesù. Invece la nebbia della autosufficienza o della routine lo hanno emarginato. Noi abbiamo speranza di essere sempre nuovi, perché la fede in Gesù ha questa carica quotidiana di novità e quindi di rinnovamento della vita. Ma abbiamo ancora fede?

06 Ottobre
+Domenico

C’è qualcosa di più bello nella vita; dillo a tutti

Una riflessione sul vangelo secondo Luca (Lc 10, 1-12

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Audio della riflessione.

C’è più sete di Dio di quante sono le fontane capaci di offrire acqua pura. C’è più domanda di Dio di quante siano le risposte vere. Non ditemi che non vi siete mai posti qualche domanda che va al di là dei soldi dei vostri conti correnti, più in su del nasdaq o del dow jones, che non vi è mai capitata come una coltellata nella schiena qualche domanda del tipo: ma io chi sono? Che ci sto a fare qui? Ma questa è vita? C’è qualcuno che mi pensa o sono destinato a vagare da solo nell’esistenza di ogni giorno? Dio, se esisti, batti un colpo! Fatti sentire! E di là arrivano delle risposte?  

La messe è molta, gli operai sono pochi . Molti chiedono di Dio, ma chi l’ha incontrato si rintana. Le fontane ci sono, ma ci hanno costruito attorno delle palizzate per non far bere nessuno. Oppure chi potrebbe aiutare ad estinguere la sete si mimetizza, si preoccupa di bisacce, sandali, borse, microfoni, auditel, concerti, organizzazione, clack, persuasione e potenza e si dimentica quello che deve dire, chi deve essere perché la domanda incontri in profondità la risposta. Il tuo collega di lavoro ti gira attorno una settimana perché ha sentito anche lui che si può aver sete non solo di bibite, ma anche di Dio, sa che tu sei imparentato con questo Dio, esprimi qualche volta le tue convinzioni cristiane e tu … continui a fuggire? Perché non ti fermi, non l’aiuti?  

Perché non dai una svolta più profonda alla tua relazione, così che in essa possano passare anche le domande vere della vita? Anche tu consumi tutti i tuoi dialoghi per metà settimana a parlare della partita di domenica e per l’altra metà a pronosticare la prossima? Andate, diceva Gesù, vi mando come agnelli in mezzo ai menefreghisti. In qualunque casa entriate dite: c’è qualcosa di più bello nella vita: la pace che dà solo il Signore. Un invito di Gesù così lo penso spesso, potrei essere più attento a chi mi sta intorno, ho una fede piccola, ma meglio di niente e non mi decido mai. 

05 Ottobre
+Domenico

Dimorate con me come S. Francesco e saremo operatori di pace e serenità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

La fatica della vita spesso è tanta e non ne vedi un sollievo: la casa, i figli, il lavoro, lo studio, le avversità, le incomprensioni, le sventure e quando ti sembra che tutto fili liscio, la malattia o la morte. Altre volte invece c’è serenità, gioia, comprensione, collaborazione, intesa, amore. Purtroppo sembrano più frequenti le sfortune che le fortune.  

I discepoli di Gesù da un po’ di tempo stanno con lui e cominciano a sentire la dolcezza della sua persona e l’arditezza dell’impegno che loro chiede e si avventurano da soli per le strade della Palestina a predicare, a preparare la via a Gesù. Tornano stanchi e desiderosi di parlare, di confidarsi, di confrontarsi con Lui, di sentire il suo sostegno. Il vangelo è così difficile da annunciare? Perchè incontriamo tanti ostacoli? Non stiamo parlando e offrendo pace e serenità, vita serena e amore di Dio? Perché troviamo persecuzioni e molestie? Il male viene sconfitto, ma il mistero del male non vuol cedere e scatena nell’uomo tutte le reazioni possibili. La vita è una lotta continua. Il male non vince il bene perché Gesù lo ha già sconfitto, ma vincere le resistenze del cuore è una scelta di libertà che parte dalla convinzione della persona.  

Gesù si pone come interlocutore della fatica del vivere e della lotta contro il male. Lui è forza e balsamo, ristoro e serenità, fiducia e consolazione. Se avete qualcosa che vi pesa nella vita io vi aiuto a portarla, non vi lascio soli, non vi lancio appelli, non vi faccio una video conferenza dal cielo, ma sto con voi; non vi seguo dall’esterno dei problemi e della vita, ma mi accompagno ai vostri passi. Vedrete poi che il mio giogo è lieve e la vita cristiana una fontana di luce e di gioia. Se siete stanchi passate da qui, Io non ho altro che accogliervi e farvi dimorare con me. Anch’io mi sento sempre accolto dalle braccia forti e sicure, amorevoli e rappacificatrici del Padre mio. 

Star dietro a me può sembrare difficile, ma questa è la strada della felicità; le difficoltà le semina nel vostro cuore il principe del male, vi ho dimostrato che lo posso vincere. Fidatevi di me. Mitezza, umiltà, semplicità, povertà, la stessa vostra debolezza sono titoli di assoluta presenza mia nelle vostre vite.  

Questo rapporto con Gesù, questa quasi identificazione con Lui è la meravigliosa figura di san Francesco. Diceva di Lui papa Francesco al momento di chiamarsi da papa come lui: “E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! 

Che Dio ce ne conceda la grazia e vi lavoriamo per custodire creato, pace e chiesa povera 

04 Ottobre
+Domenico

Il fuoco di Gesù è solo amore che perdona

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 51-56

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Audio della riflessione.

Val la pena che qualche volta mettiamo la nostra vita a confronto con la vita di Gesù. Viaggiamo, stiamo, ripartiamo, abbiamo delle mete, dei compiti, degli ideali, dei tempi e li mettiamo in fila per raggiungere lo scopo della nostra vita. Vocazione la chiamiamo spesso. Ci sentiamo fatti per qualcosa e non per tutt’altro, abbiamo dentro di noi una propensione, delle qualità, dei desideri. Attraverso questi Dio ci chiama a qualcosa di bello da fare della nostra vita.  

Nella vita trinitaria quando si era deciso che Gesù sarebbe andato sulla terra a chiamare in forma definitiva l’umanità all’amore del Padre era stato fatto un progetto. Gesù lo realizza e sa che la meta è Gerusalemme, è il calvario, l’amore sulla croce, è la chiamata di tutta l’umanità dalla croce alla risurrezione.  

Gesù doveva andare a Gerusalemme e  così esprimere la sua decisione totale di fare la volontà del Padre, morendo per amore sulla croce. La sua vita terrena era stata progettata e costruita per giungere al dono supremo della sua vita umana. I suoi discepoli, molto incapaci di capire e di orientarsi alla sua vera fine, gli preparano il percorso per Gerusalemme, passando dalla Samaria, una sorta di routine del compito della evangelizzazione che anche da soli avevano cominciato a fare. Giacomo e Giovanni si sentono associati al cammino di Gesù, ma non capiscono che l’unico suo potere è l’impotenza di uno che si consegna per amore.  

Egli non porta il fuoco che brucia i nemici, ma l’amore che li perdona. Lo zelo che invade i discepoli in forme troppo esagitate (vuoi che facciamo scendere dal cielo un fuoco che li castighi all’istante?) sarà in seguito il principio dei roghi di tutti i tempi. Ma è esattamente il contrario dello Spirito di Cristo. Giovanni, capirà la lezione e più tardi, quando Gesù non sarà più con loro, e tornerà in Samaria con Pietro, allora invocherà sugli stessi samaritani l’Amore del Padre e del Figlio: il fuoco dello Spirito, l’unico che Dio conosce e che il discepolo deve invocare sui nemici. Gesù è la misericordia che vince il male non solo dei samaritani, ma anche e prima ancora, dei suoi discepoli e oggi, lo supplichiamo che vinca il nostro.  

Gesù ci ha rivelato un Dio di compassione e di tenerezza, cui ancora oggi ci dobbiamo  affidare e che vogliamo annunciare a tutti, ai vicini e ai lontani. Questo Dio il vangelo propone! E deve farsi strada da sé, con la forza del suo amore, e non con imposizioni esterne fisiche o morali. 

03 Ottobre
+Domenico

Un angelo che ci custodisce l’abbiamo tutti  

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 18, 1-5.10)

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione.

E’ bello sentirsi di qualcuno sempre, sapere che non sei mai solo, che hai qualcuno cui affidarti, che veglia su di te, che è disposto a faticare, a camminare, a crescere con te. Questo sicuramente è un amico, è per una buona parte della nostra vita il papà, la mamma. Qualcuno ha la grazia di avere un fratello o una sorella con cui si litiga,  ci si cerca, si bisticcia, ci si confida, ci si coalizza contro i grandi, ci si fanno confidenze. Quando si è più grandi si cerca una guida. Molti di noi ricordano di avere avuto nell’esistenza una persona che li ha sorretti, spronati, tenuti per mano.  

Nella fede ciascuno di noi ha una presenza speciale, personale, di Dio, l’angelo custode. Dice Gesù, parlando dei bambini: non crediate di poter fare da padroni sulla vita di questi piccoli, di poterli strumentalizzare o disprezzare, perché i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio.  

La storia di salvezza di Dio raggiunge ogni uomo nella sua situazione concreta attraverso questi messaggeri, questi angeli, queste presenze personificate dell’amore di Dio. Gesù nella sua vita ha esplicitato molte volte questo rapporto, soprattutto nell’ora suprema del dolore e dell’abbattimento, della possibile disperazione e del tradimento. Nell’orto del Getsemani, la notte della sua cattura da parte della soldataglia, Gesù viene confortato da un angelo.  

I bambini sono già grandi e intoccabili per se stessi, per la persona che essi sono, devono stare al centro della nostra attenzione, ma spesso vengono usati come ricatto nelle famiglie, nei litigi tra papà e mamma, vengono usati nelle pubblicità, vengono rapiti, della loro vita non si tiene conto, le città sono costruite a misura di adulto, non sono fatte perché anche loro vi possano vivere felici, sono spesso lasciati soli, vengono affidati alla Tv, che  fa scempio della loro innocenza. Molti vengono usati a lavorare, in certi contesti vengono usati come soldati, invece di giocattoli imbracciano armi. La pedofilia è una piaga più diffusa di quanto pensiamo, con tentativi di farla diventare passabile. Potremmo continuare a ricordare le nostre inadempienze, ma solo per richiamarci ciascuno alle nostre responsabilità.   

Ci sono anche però molti che vivono per loro, per loro danno il massimo dell’amore. Tanti genitori sono capaci di atti eroici, quotidiani, senza tanto clamore; sono imparentati e in buona compagnia, spesso senza saperlo, con i loro angeli che Dio ha messo come sicuro segno di speranza nelle loro vite. 

02 Ottobre
+Domenico

Siamo chiamati tutti a guardare a Dio come un Padre che ci ama

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione.

Non è facile riconoscere i nostri sbagli ed essere sinceri con gli altri e spesso purtroppo anche con se stessi. Siamo facili costruttori di maschere, che facciamo fatica a toglierci e spesso la maschera la teniamo anche per noi stessi, ci convinciamo un po’ alla volta di essere giusti, di essere bravi, di poter guardare Dio dritto negli occhi. Queste maschere che portiamo non ci permettono allora di convertirci. Non ci sono esperienze, consigli, prediche che ti facciano cambiare idea, quando non hai il coraggio di guardare dentro di te.  

Il vangelo ci pone davanti a un confronto paradossale,  scandaloso. Alla fine ci dice che le persone palesemente ingiuste, peccatrici sono da preferire a quelle ritenute giuste. Noi che siamo giusti e buoni, ovviamente benpensanti perché siamo tutto sommato anche benestanti, davanti a Dio siamo molto più indietro dei furfanti e delle prostitute. Gesù usa ancora la storia di due figli: chi dice si e non fa e chi dice no e fa. Sono in realtà una sola persona, siamo noi stessi che ascoltiamo. Io sono quello che dice sì a parole e non con i fatti, quello che dice no perché non vuole fare la volontà di Dio e poi riesce a cambiare perché si pente. 

Il padre è sempre al centro; è il nostro amatissimo Dio creatore, il padre buono, abitato solo da amore infinito, che, oggi, chiama ad operare nella vigna. E’ l’oggi di tutti noi che siamo chiamati a deciderci per questa vigna, dove lavorare significa amare Dio e servirlo nei fratelli. E’ un oggi di un mondo che tende ad allontanarsi da Dio e a credersi autosufficiente, un oggi fatto di paure del futuro, di depressioni, di confusione, ma anche di desideri di cambiamento. Siamo tentati di dire no, ma nessuno di noi deve dire un si forzato, nessuno guarda il padre come un padrone al quale non può dire di no. Nessuno si deve sentire in obbligo di compiacere a Dio, non è un dovere. Nessuno mai saprà amare solo per dovere. 

Il paragone con le prostitute è duro; ma non è difficile riconoscere che spesso il nostro amore a Dio è commerciale. Veniamo in chiesa, ci affidiamo a Dio solo se ne possiamo ottenere favori, miracoli, benefici e non ci accorgiamo che stiamo continuamente rifiutando di lavorare per il bene. Scambiamo i sacramenti per affari, li facciamo diventare solo facciata e non decisione di conversione, li celebriamo per farci vedere e non per guardarci dentro e scoprire il grande amore di Dio. Spendiamo una barca di soldi per il matrimonio e mascheriamo già il tradimento o lo scioglimento. 

La conversione, il capire che dobbiamo ritornare a Dio, è la strada da compiere ed è la nostra speranza.  

01 Ottobre
+Domenico

Il dolore, la croce un grande mistero di ogni nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 43b-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Audio della riflessione.

Vogliamo tutti schivare il dolore, anche perché siamo fatti per la felicità, per la serenità e la gioia. Nella vita cristiana pure si esalta e si comunica gioia. E’ gioia il vangelo, è gioia l’amicizia con il Signore, è gioia e bellezza l’esistenza vissuta come dono di felicità per tutti coloro che ci incontrano. Siamo tutti collaboratori della gioia che Dio dà a ciascuno, ha posto nel vangelo, che propone come atmosfera della chiesa e dei suoi seguaci. 

Papa Francesco ha scritto il suo programma pastorale per tutta la chiesa come La gioia del vangelo e ad esso continuamente si richiama e ci invita a realizzarlo concretamente in ogni spazio di vita, di pensiero, di convivenza, di socialità e di civiltà. 

Gesù nel vangelo però, ha tempi ben calcolati, mette i discepoli, lo stretto numero degli apostoli, tutti coloro che lo seguono, di fronte al mistero del dolore, a partire dalla sua croce. Non ne fa una trattazione filosofica o una traccia ripetuta di predicazione, ma un continuo ripresentarsi come l’uomo dei dolori. La vive su di sé la croce, porta su di sé il dolore, è Lui che anticipa il suo volto sofferente, il suo viso insanguinato, le sue membra percosse, la sua morte nel colmo del disprezzo e della sofferenza quindi. 

Ciascuno di noi ha una croce almeno da portare, abbiamo tutti esperienza di dolore o fisico o morale o esistenziale. Non smettiamo mai di farci domande, non possiamo dire che stavolta è come l’altra volta perché la sofferenza è sempre nuova e i nostri pensieri si attorcigliano tra il rifiuto, la ribellione, un passivo adattamento, la ricerca di soluzioni esasperate nel desiderio di fuga, di voglia di vita. Non siamo diversi da chi ascoltava Gesù, dai suoi intimi, dai suoi futuri evangelizzatori che ne rimanevano spaesati, anzi presi da quella paura di domandare, che spesso ci assale perchè si prevede la risposta; non si osa fare domande, si vuole sfuggire a questa strettoia ineluttabile, che pende come una spada sulla nostra esistenza. 

Gesù però non demorde; è un passaggio necessario da fare se vogliamo essere veri cristiani che adorano un Dio Crocifisso. Non si tira indietro, la sua vita è stata una corsa verso Gerusalemme perché là c’era il Calvario che concludeva il suo dono d’amore e là tutto doveva orientarsi. Occorre avere il coraggio di rimanere in questa certezza della croce con Gesù per dare alla vita cristiana un senso pieno, per godere della risurrezione, mai prima o senza la croce. 

San Gerolamo che consumò tutta la sua vita nello scandagliare il messaggio di Gesù, per farne una strada sicura di vita, ha scritto nelle sue membra questa croce e questa gioia che ne deriva e fu sepolto vicino alla culla di Gesù, alla sua incarnazione vera nella vita dell’umanità.

30 Settembre
+Domenico

Spiriti viventi che ci aiutano a dialogare con il Signore: gli angeli

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione.

Molte delle belle frasi o pensieri che ci colpiscono hanno una collocazione che ne rendono il significato ancora più profondo. E’ l’ultima frase del brano di vangelo che ci aiuta a celebrare oggi i santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele 

Gli abitanti delle rive del lago si incuriosiscono di Gesù, e vogliono sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore. Erano incantati da lui. Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno. Poi finalmente Gesù comincia a scegliere. Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro. E Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti a partire dalla intimità con Dio Padre. Si fa in quattro per coinvolgere altri. Lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro. Ma che vuoi che venga fuori di buono da un paesetto sperduto, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto sbaraccare? 

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla. E’ schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa. Non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente. Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma accamperanno tutte le scuse possibili. Alla loro età, alcuni hanno risposto: lo vado a chiedere a mio papà. Ma prenditi in mano la vita finalmente, non nasconderti dietro scuse che non portano a niente. Natanaele crolla di fronte a un Gesù che lo guarda dentro e alla sua meraviglia gli allarga ancora di più gli orizzonti e dice proprio «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». Per un ebreo gli angeli sono creature di Dio che formano un mondo meraviglioso che sta a custodirci, che fa da corona a Gesù e agli uomini. Natanaele capisce che se fanno scala su Gesù, Lui è proprio il Figlio di Dio. 

Chi sono gli angeli? La parola stessa ne dà un significato ben preciso: sono portatori di notizie, di annuncio, sono quindi intermediari tra Dio e gli uomini nella nostra storia di salvezza, sono legati strettamente a Dio e ne realizzano i progetti, coinvolgono gli uomini in questa avventura del Regno di Dio. 

Poi la filosofia si sbizzarrisce a vedere che tipo di creature sono: non sono forse visioni solo, non possono essere stati usati da scrittori di cronache per semplificare la comprensione di alcuni fatti inspiegabili? Si possono fare tutte le congetture. Noi come ci ha detto Gesù, e per come hanno servito il piano di salvezza di Dio crediamo a questa loro presenza e soprattutto vogliamo vedere in loro la vicinanza di Dio alla nostra vita, la sua compagnia quotidiana, personalizzata, i messaggeri della sua parola, coloro che ci aiutano a prendere posizione per Gesù. Se c’è un principio del male, come Satana, che sta sotto Dio, ma che nuoce non poco agli uomini, è giusto che ci siano delle creature di Dio, come lo sono gli angeli, che invece lavorano nella vita dell’uomo per aiutarlo a convertirsi sempre di più a Lui, per proteggerne il cammino. Sono forza imbattibile come Michele e speranza per una vita buona, bella e felice per ogni persona.

29 Settembre
+Domenico