Siamo tutti chiamati da Gesù, a uno a uno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Audio della riflessione.

Ogni scelta nella vita oggi diventa sempre più difficile, anche perché oggi si può sempre scegliere in una esasperazione dei beni godibili, tutti che ti sembrano necessari e ti tentano. Se poi devi scegliere persone che ti devono aiutare a governare è ancora peggio. 

Ecco, anche Gesù aveva da scegliere un gruppo di uomini decisi a tutto, a fare da nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia. E che ha fatto? Si è messo in orazione tutta notte. Si è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto. 

Con questa squadra si è messo subito all’opera, li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio. Lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e  temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù  

Così ha scelto anche gli apostoli Simone e Giuda, che oggi ricordiamo. Nel martirologio romano si legge : il 28 ottobre “In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio” 

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano  è generico. Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di una scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai. 

Ogni annunciatore del vangelo, ogni cristiano, è stato e viene scelto così. Abbiamo fatto parte tutti delle preghiere di Gesù. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. 

28 Ottobre
+Domenico

Non solo previsioni o emergenze, ma nuove speranze

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 54-59

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Audio della riflessione.

Dove stiamo andando, che direzione prende la nostra vita, i giovani che futuro potranno godere, che cosa capiterà nei prossimi anni al nostro modo di vivere? Sono domande che ogni tanto mettono ansia a un papà e a una mamma di famiglia che pensa ai suoi figli, o a qualsiasi persona che vuol sentirsi responsabile della sua vita.  

Se guardiamo indietro agli anni che ci hanno preceduto e li confrontiamo con l’oggi registriamo cambiamenti impensabili del nostro modo di vivere. Penso alla rivoluzione nelle comunicazioni, nel lavoro, nella vita di famiglia, nella immigrazione. E siamo spesso impreparati ad affrontare i problemi. Gesù nel vangelo ci dice che dobbiamo scrutare con più attenzione i segni dei tempi. Purtroppo, dice,  tutta la vostra intelligenza la mettete nel fare previsioni. Utili anche quelle. Avessimo potuto prevenire lo tsunami! Potessimo prevedere i terremoti!  

C’è anche da avere una capacità di cogliere la presenza di Dio nella storia e i segnali di conversione che ci manda. Il futuro non sta nelle previsione, ma nella speranza e occorre soprattutto in questi tempi leggere i segni di speranza che nascono nel mondo per accoglierli, svilupparli, orientare il mondo alla sua naturale direzione che è il Regno di Dio. Il Concilio Ecumenico vaticano II ci aveva aiutati a questo esercizio di lettura dei segni dei tempi, dei luoghi, cioè, in cui si manifesta maggiormente la presenza di Dio, la sua storia di salvezza. Sono indicazioni di apertura a nuovi fatti che caratterizzano il cammino della nostra storia e in essi il cristiano deve seminare la Parola di Dio, li deve orientare nella direzione giusta. 

 

Esistono oggi tanti segni di speranza che vanno sviluppati: la valorizzazione della persona concreta, l’apprezzare le differenze, l’originalità, il pluralismo, la tolleranza, il crescente e diffuso interesse per la creatività, il simbolo, i riti, la dimensione estetica della vita; la particolare e generalizzata sensibilità alla festa e alla componente ludica del vivere umano; l’attenzione alla vita quotidiana, intesa come spazio minimo vitale che consente alle persone di costruire concretamente la propria esistenza; la nuova sensibilità verso la pace, la provocazione della migrazione dei popoli che non è più una emergenza, ma una situazione certa quotidiana, da affrontare assieme come mondo e, io dico, come chiesa universale, una certa nostalgia del sacro…  Non c’è che da farsi prendere da questa speranza che sale dalla vita. 

27 Ottobre
+Domenico

 

La fede in Gesù non è un galateo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Audio della riflessione.

Eccettuato qualche fanatico, in genere chi imposta la vita secondo una religione è un tipo calmo, tranquillo, è uno che sta dalla parte dell’ordine, non offende nessuno, è trattabile, fa parte del sistema.  

Non doveva essere proprio così Gesù. Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; come vorrei che fosse già acceso. E tutti ricordiamo, noi adulti, come proprio nella GMG del 2000 il Papa congedava i giovani di Tor Vergata con le parole di S. Caterina da Siena: Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo. Allora il cristianesimo non è un tranquillante, non è la codificazione del politicante corretto, non è un galateo, non è buonismo.  

Non sono venuto a portare la pace, ma la spada… Allora è tutta rivoluzione, trasgressione, ribaltamento dell’ordine costituito? Anche nel mondo degli affetti, che è per eccellenza il luogo della pace, Gesù entra con forza e porta scompiglio.  

Come sempre Gesù non lo si comprende con le nostre semplificazioni ideologiche, stringendolo nei nostri schemi di destra o di sinistra, di restaurazione o di rivoluzione. 

Quando Lui c’è, la sua presenza non si somma, non si confonde, ma determina, cambia, porta a verità, colora, dà sapore, crea anche crisi perché la pace che Lui dona non è frutto di accomodamenti o di falsità. Per accogliere la sua pace, perché questa è il grande dono di Gesù agli uomini, è necessario a volte prendere delle decisioni dolorose. 

Spesso sotto la copertura degli affetti anche all’interno della vita di coppia, della vita di famiglia si instaurano rapporti falsi, opprimenti, ingiusti. 

Gesù porta alla verità di te stesso, alla verità delle relazioni, per questo porta scompiglio, fuoco che brucia il male, l’ingiustizia, i soprusi. Gli uomini e le donne con lui acquistano dignità. E’ un acquisto sempre a caro prezzo. Chi paga e ha pagato per primo è Lui e il cristiano è un “trasgressivo” che porta su di sé la croce e non la impone agli altri. 

26 Ottobre
+Domenico

Nel nostro cuore è inscritta un’attesa impagabile  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Audio della riflessione.

Attendere un compimento, una completezza è la caratteristica più comune della nostra vita umana. Siamo crepacci assetati di infinito, inquietudini in attesa di appagamento, terre assetate in attesa di una sorgente, notti che attendono l’alba, nebbie che invocano il sole.  

Siamo proiettati verso qualcosa che ci viene incontro e non siamo felici finché non è avvenuto il contatto. Salvo a vedere che non c’è niente che ci appaga definitivamente. Ogni attesa ne ha in grembo un’altra, ogni desiderio è stato fatto per scavarne un altro; ogni aspettativa ne nasconde una successiva. E la nostra vita si snoda di attesa in attesa. Quando sarà compiuta l’attesa? E’ il supplizio senza fine di Tantalo, assetato e affamato, che vede giungere alla sua bocca l’acqua e il cibo e allontanarsene appena prima di toccargli le labbra in un eterno continuo inganno oppure c’è qualcuno che appaga i nostri desideri? Perché nel nostro cuore è inscritta una attesa inappagabile, perché arrivati a un orizzonte, se ne aprono davanti sempre di nuovi, raggiunti i quali se ne aprono ancora? “Siamo fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!”  

L’attesa non sarà mai una delusione o un inganno se saprà veramente orientarsi al nuovo, al sorprendente;  il compimento non è turare un tombino con una botola, metterci sopra una pietra per non pensarci più, ma una nuova apertura della vita, una sfida, una impensabile prospettiva. Chi attende veramente è pronto a lasciarsi sorprendere, a predisporsi a una nuova configurazione di sé. Se il papà o la mamma aspettassero il loro figlio come un ingranaggio di una loro ruota già predeterminata e finita, lo soffocherebbero. Ma se lo aspettano come una sorpresa, come un dono, ribalta loro l’esistenza. Questo è il significato dell’essere vigilanti. Noi subito pensiamo che bisogna star svegli altrimenti ti fregano, ti sorprendono. Abbiamo il senso della vigilanza ridotto allo stare attenti per evitare l’autovelox. Essere vigilanti significa invece essere sentinelle del mattino e non becchini di un cimitero. Quando non c’è vigilanza viene a mancare una dimensione importante della fede: la capacità costante di passare da uno stato di provvisorietà a un altro. Immaginate quanto è necessario questo atteggiamento nelle precarietà cui siamo costretti a vivere oggi, soprattutto se giovani. 

Tutte le nostre più belle attese non ci hanno appagato, ma ci hanno ribaltato, ci hanno aiutato a dare alla nostra vita un’altra prospettiva, proprio perché le abbiamo accolte come un dono, come una vita. Anche i cimiteri sono pieni di loculi che attendono di essere colmati. Ma lì ci metteranno cadaveri. Noi spesso nella vita attendiamo come i loculi. Incaselliamo le persone, le vicende, le professioni, le speranze per cambiare tutto in delusioni, oggetti, scheletri. Ci sarà nella vita qualche altro modo di attendere? Come si può attendere Dio? Come Erode con la spada per ucciderlo? Come il potere per combatterlo, come il miscredente per metterlo alla prova o come Maria che ha messo a disposizione tutto: vita, pensieri, affetti, progetti, sogni, amore? 

25 Ottobre
+Domenico

La vita non è un sonnifero

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Audio della riflessione.

C’è un’arte pervasiva nel mondo di oggi, di cui sono cultori soprattutto i mezzi di comunicazione sociale, che è quella del far addormentare le coscienze, imbonire le persone, orientare senza far pensare, influenzare, togliere grinta alla vita. La televisione ne è maestra; il resto lo fa la pubblicità, la carta stampata, i call center, le radio commerciali, i cellulari. Il vangelo invece ci dice che bisogna stare sempre svegli. La vita non è un sonnifero, la fede ancor meno; la vita cristiana è una continua accoglienza di uno che viene, in mezzo alla notte della vita o prima dell’alba di un futuro sicuro. Dio verrà, il Signore ha promesso di non lasciarci soli.  

Essere svegli significa saper attendere, guardare continuamente oltre, non accontentarsi degli equilibri raggiunti, non sedersi tranquilli pensando che la vita te la facciano gli altri, avere grinta in ogni difficoltà, essere consapevoli di un compito affidato, puntare sul futuro sempre. Quanto invece è diversa la vita di chi è sfiduciato, di chi non spera più niente, di chi vive come un pacco sballottato da ogni parte, senza meta, navigando a vista! Qualcuno sembra vivo, ma solo perché si fa di cocaina, ha l’impressione di essere potente, di dominare gli eventi, di tenere tutto sotto controllo, poi si affloscia miseramente e diventa un pericolo pubblico per la vita degli altri, per esempio quando guida una automobile in questo stato. Da schiavo vive soggiogato e non decide più di niente. Non è più sveglio se non per continuare ad essere usato. Non hai le manette ai polsi, ma hai la mente spenta e la vita privata di ideali. 

Essere svegli è accorgersi degli altri, è tendere l’orecchio per percepire il sussurro dell’umanità che ci circonda e che chiede aiuto, solidarietà, offerta di ideali.. Essere svegli è sapere che la vita non dipende da noi, che ne dobbiamo rispondere a chi ce l’ha donata, è sapere che la nostra esistenza è nelle mani di Dio e che è continuamente guardata con amore. Essere svegli allora è rispondere a questo amore, offrire la propria vita perché se ne realizzi quella parte che il Signore ha affidato a noi di comunicare. Essere svegli è non temere la morte, perché abbiamo sempre il cuore aperto all’attesa e niente ci fa paura perché Dio non ci abbandona mai.  

24 Ottobre
+Domenico

Ce l’abbiamo fatta e possiamo vivere di rendita  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Audio della riflessione.

C’è nel Vangelo la descrizione dell’insana soddisfazione di un uomo che ha lottato tutta la vita per farsi un nome, per costruire una azienda, per alzare il fatturato, per imporsi sul mercato. Un uomo riuscito che si è allargato sempre di più e che ha il dono di sedersi a contemplare e a sentirsi soddisfatto. Fermarsi a guardare ciò che si è raggiunto è già un fatto positivo rispetto a quell’affanno dell’avere che a molti avvelena tutta la vita per conquistare sempre di più.  

Ebbene quest’uomo si siede, contempla e pone la sua fiducia in quello che ha. Anima mia godi, hai fatto tutto quello che potevi per star bene, oggi hai il premio delle tue fatiche. E’ stata dura, abbiamo dovuto far fuori tante altre persone che ci facevano concorrenza, non siamo sempre stati del tutto leali, ma il mondo è così: se non mangi tu gli altri, sono loro che mangiano te.   

I suoi sogni si sono realizzati, ma stanno diventando un incubo. Infatti sente sullo sfondo un mormorio: stolto stanotte dopo il consiglio di amministrazione in cui hai spostato capitali, hai investito in nuovi mondi, hai contrattato compere fortunate, hai comperato appoggi politici… questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. Dovrai rendere conto di tutto e resterai nudo come quando sei nato, le uniche cose che ti porterai con te sono il tuo cuore e la tua capacità di amare. Devi lasciare tutto, resti nudo con te stesso, con la tua anima, senza portafoglio, senza libretto degli assegni. Ogni bancomat è scaduto, le carte di credito annullate. Cento sono già pronti ad occupare il tuo posto, a recitare la commedia dell’immenso dolore, ad affrettare un nuovo assetto, a criticare quel che sei stato. Dice papa Francesco: non ho mai visto dietro un funerale un camion dei traslochi. 

Anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni. E’ più che una constatazione, è l’insegnamento di Gesù che ci mette in guardia dall’attaccamento al denaro, ai soldi, agli euro, alle operazioni finanziarie, ai giochi d’azzardo, all’accumulo. E’ sempre alle porte la tentazione di affidare il nostro futuro alle cose: il drogato lo affida alle sostanze, la star al successo, il giocatore agli ingaggi, l’uomo televisivo all’audience. E purtroppo spesso diventiamo mezze persone, fantocci in balia delle situazioni, buttiamo l’anima credendo di salvarci al vita. E’ quello che capita a quasi tutti coloro che vincono somme favolose alle lotterie: non hanno finito di soffrire, ma di vivere. 

E’ a Dio che occorre affidarsi,  è questa speranza che è Lui che deve sempre stare davanti a tutti i nostri pensieri. Una parola stiamo dimenticando: Provvidenza. Eppure i santi hanno costruito le loro opere più grandi fidandosi solo proprio di Dio    

Avere in mano la vita non significa poter conquistare benessere. Le cose, i soldi, gli affetti, le ideologie, gli amici, la casa non sono una assicurazione. 

E’ solo Dio che ha in mano la vita.  

La tua vita riprende il senso definitivo che ha cercato di costruire, se l’ha costruito, altrimenti resta vuota. Resta la tua coscienza ricca di quei momenti di forza che si è data in quel dialogo personalissimo con Dio, lontano da ogni telecamera che giorno per giorno ti sei mantenuto. Quel Dio della cui presenza ogni giorno vivevi e a cui facevi posto nella tua vita, te lo ritrovi in pienezza. A Lui ti accompagneranno solo le persone cui avrai fatto del bene e il bene che a loro avrai fatto. 

Maria ha sempre messo tutta la sua fiducia in Dio; per questo non l’ha spaventata nemmeno la profezia di Simeone: una spada trafiggerà la tua anima… 

Per questo la invochiamo regina della pace, perché Lei si è sempre affidata a Dio e a nessun altro possibile potere. 

Noi ch siamo pieni di preoccupazioni, certo dobbiamo soffrire soprattutto per quelli che dobbiamo mantenere, servire, cui dobbiamo garantire un futuro. Ma siamo sicuri che ci guadagniamo di più se li affidiamo e li aiutiamo ad affidarsi a Dio piuttosto che affidarli alla fortuna o al possesso di cose, all’amore piuttosto che all’interesse personale. 

23 Ottobre
+Domenico

Il cristiano sa di dover essere sempre un cittadino onesto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Audio della riflessione.

Ci domandiamo spesso in questi tempi che funzione ha la religione nella vita dell’uomo. Per qualcuno è una debolezza della capacità di ragionare, per altri è una sensazione insopprimibile cui dare un volto; per molti è una abitudine sociale creata ad arte per attutire le passioni. Per molti invece è ancora una dimensione della vita con una sua dignità. Forse oggi un certo positivismo materialista, che non ritiene degno dell’uomo accettare quello che non si può dimostrare quello che non è falsificabile si dice per chi se ne intende, lascia spazio a una ricerca meno ideologica, intellettualmente onesta e umanamente sensata.  

Una domanda ineludibile però è: come gioca la scelta di una fede con la vita di uno stato, con le leggi di una nazione Era forse una domanda sopita, perché troppo sbrigativamente si era liquidata la religione come un rimasuglio di ignoranza e la si era relegata a faccenda del tutto privata. Al massimo poteva essere vista solo come funzionale all’ordine costituito e per questo ancora più snaturata. Oggi invece è una domanda attuale per le altre religioni che si affacciano sulla nostra Europa con tutte queste emigrazioni non facilmente ospitabili. 

A Gesù un giorno sono proprio andati a chiedere: ma che c’entra la religione con le nostre leggi? che dici di questa schiavitù cui ci sottomettono i romani? Continui a predicare belle cose, ma alla prova dei fatti o si è talebani o la religione è un soprammobile, o serve a far la guerra a chi ci toglie libertà, o ci aiuta a liquidare i terroristi oppure che ci sta a fare? Usano una moneta per riassumere la diatriba e l’inganno. È lecito pagare il tributo a Cesare? E Gesù: dopo aver coinvolto chi gli domandava nel farsi dire di chi era l’effigie stampata sulla moneta, riconoscendola tutti come l’effigie dell’imperatore romano disse: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. 

Riconosce Gesù che ci sono i diritti dello Stato e quando lo Stato rimane nel suo ambito i suoi diritti diventano doveri di coscienza anche per il credente, e non occorre che lo Stato sia governato da cristiani per far scattare l’obbligo. I cristiani non giocano nello Stato, ma lo servono. Non ci sono mai scuse per chi non paga le tasse o ruba allo stato.   

Ma lo Stato non può arrogarsi i diritti che competono a Dio, non può assorbire tutto l’uomo, non può sostituirsi alla coscienza, che ha il diritto di essere riconosciuta al di sopra delle leggi. Spesso lo Stato, meglio ancora la finanza, diventa l’assoluto, crede di essere una vecchia religione onnicomprensiva e si crea i suoi talebani. 

La radice della libertà di coscienza è il riconoscimento del primato di Dio. 

22 Ottobre
+Domenico

Non riconoscere che Gesù è la misericordia di Dio è un peccato imperdonabile  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Audio della riflessione.

Ci capita spesso, quando siamo messi di fronte a qualche nostra immagine che non è del tutto gradita alle altre persone, di nasconderci, di fare finta di niente. Non siamo ai livelli del rinnegamento di Pietro quando alcune donne gli chiedono se è del giro di Gesù e lui spergiura di non averlo mai neanche visto, ma ne siamo sulla strada. Non tradiamo, ma ci camuffiamo. Questo spesso capita nella nostra società secolarizzata o troppo positivista di fronte alla affermazione di essere credenti, praticanti pure. In Tv al massimo si ammette di credere, ma sicuramente di non essere praticante, perché sarebbe un’altra squalifica sociale.  

Occorre invece vivere sempre un impegno coraggioso a riconoscere pubblicamente non solo di credere, ma di essere pure amici di Gesù. E Gesù non ci mollerà mai soprattutto nell’eternità. Ancor di più è determinante al fine della nostra comunione con Gesù in eterno, un eventuale rinnegamento. Infatti, dice Gesù nel vangelo: «chi mi rinnegherà», colui che ha paura di confessare Gesù, si condanna da solo. È di una portata cruciale avere il coraggio di decidersi per Gesù, per la sua Parola, per la sua storia della salvezza; da questa decisione, riconoscere o rinnegare Gesù, dipende la nostra salvezza.  

Questa comunione che Luca evidenzia e che Gesù ci conferma nel tempo presente verrà confermata e diventerà perfetta al momento della sua venuta nella gloria. Questo è vero per ogni singola persona ma ancora di più per le comunità cristiane che non devono venir meno alla testimonianza coraggiosa, anche se si è esposti al dileggio e alle vere e proprie ostilità del mondo. Lui ci dà la forza di non vergognarci di essere e di mostrarci cristiani. 

Delicato il discorso anche della “bestemmia contro lo Spirito Santo”, che è il parlare offensivo che nega la grande misericordia di Dio, il suo amore, la sua tenerezza anche con i peccatori più incalliti. Gesù ha speso una vita per dirci l’amore del Padre; ha usato molte parabole per dirne la grande disponibilità al perdono, nel presentare il comportamento di Dio che va in cerca del peccatore, che è esigente ma che sa attendere il momento del ritorno a Lui o la maturazione del peccatore.  

Il non riconoscere questo, il deliberato e consapevole rifiuto dello Spirito profetico che è all’opera nelle azioni e nell’insegnamento di Gesù, vale a dire, un rifiuto all’incontro con l’agire misericordioso e salvifico col Padre è la bestemmia contro lo Spirito  e questa non può essere perdonata, proprio perché si ritiene che Dio non voglia perdonare mai, una immagine falsa di Gesù e di Dio Padre, è il mancato riconoscimento della volontà di perdono di Dio in Gesù e quindi un condannarsi da soli.

21 Ottobre
+Domenico

Difendere la privacy, non è esaltare l’ipocrisia  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,1-7)

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Audio della riflessione.

Si fa tanto parlare oggi di privacy, di intercettazioni telefoniche. Ti capita di vederti scritto sui giornali quello che hai detto in confidenza agli amici, le parolacce e le volgarità a cui ti lasci andare quando sei arrabbiato o quando non hai più nessun ritegno nei confronti di qualche odio che covi nel cuore. Il cellulare svela spesso i sentimenti del cuore, le tue trame, i tuoi tradimenti, la tua vera faccia. Dietro persone che passano di essere perbene, aplomb, sempre sorridenti, emergono caratteri irascibili, egoismi inconfessati, anime malate. Non c’è più spazio per l’ipocrisia, o meglio viene fotografata e messa in piazza l’ipocrisia delle persone, la doppiezza della vita, viene tolta la maschera al benpensante che resta nudo di fronte a tutti con i suoi sentimenti veri e soprattutto è nudo di fronte a Dio, che non riconosce nemmeno come creatore e padre, perché è solo lui, l’ipocrita, il centro del mondo. 

La legge sicuramente interviene per salvare la privacy, ma la correttezza morale delle persone non cambierà perché c’è una legge che giustamente impedisce di mettere in piazza le cose personali. Le volgarità che dice, l’animo cattivo che nutre, le trame distruttrici velate da sorrisi e compiacenze, i tradimenti dell’onore camuffati da regali, le dichiarazioni di principio inflessibili e i comportamenti delinquenziali nascono dal cuore e se questo non cambia abbiamo solo riportato l’ipocrita alla sua solitudine e alla sua gabbia di menzogna 

È la coscienza sempre il grande centro cui occorre portare ogni cosa. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto, dice il vangelo. Ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità e la verità abita nella coscienza. Puoi ingannare tutti, non il profondo di te stesso in cui abita Dio. Qui incontri la verità di te e qui vieni visto da Dio e illuminato dalla sua Parola.  

Oggi occorre ritornare ad essere autentici, a far corrispondere alle parole la vita, al volto l’anima. Questo dà serenità interiore e apre gli uomini alla speranza di un rapporto di pace e di collaborazione. Non passi la vita a studiare inganni, a coprire, a non far conoscere, a costruirti maschere, ma ad allargarla alla comunione nella verità per tutti. 

20 Ottobre
+Domenico

Ahimè! Sono io, che mi carico le vostre colpe  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Audio della riflessione.

Oggi capita molto meno che la disciplina di certi ambienti educativi sia cosparsa di innumerevoli prescrizioni, da appesantire la vita. C’è un ideale da proporre, ma chi ne è responsabile lo soffoca con moltissime condizioni, tanto che non se ne vede più l’obiettivo, non ne risalta più il perché e si resta soffocati da leggi e leggine, obblighi e condizionamenti. 

I farisei in questo erano dei grandi maestri e Gesù che voleva portare serenità, libertà, gioia, non una volta sola stigmatizzò questo difetto, che nasconde non solo sete di potere, ma anche voglia di soffocare. 

Si tratta di esperti della legge, di teologi dei farisei, detentori del potere culturale, che definiscono e programmano quanto altri devono fare per essere salvi, aggravano il giogo della legge attaccandovi a rimorchio un carro di prescrizioni supplementari: è il carico pesante di chi ha la pretesa di salvarsi. Il giogo di Gesù invece è dolce e il suo carico leggero. La sua misericordia ci alleggerisce sempre di più, svuotandoci di ogni rapina e iniquità.  

Le infinite disposizioni che questi cultori della legge escogitano tocca ai farisei portarle. Gesù critica nel “leguleio” soprattutto il potere culturale: dice e non fa, esercitando il potere su chi fa quanto lui dice. Mentre i profeti annunciano la parola di Dio, questi cultori della legge la vanificano, soffocandola in infinite prescrizioni.  

Se i loro padri hanno ucciso i profeti per non convertirsi, questi uccideranno la Parola stessa. La loro sapienza è di perdizione: invece di aprire all’invocazione della misericordia, chiude all’autosufficienza della presunzione. Questi cultori della legge invece di essere testimoni della sapienza di Dio, portano a consumazione il mistero di iniquità dei loro padri, come loro e come tutti” insensati e tardi di cuore a credere quanto dissero i profeti”. La sapienza di Dio sa di essere perseguitata e uccisa: è la sapienza della croce, del bene che vince il male, caricandolo su di sé. 

Questo capitolo di Luca pronuncia sei “ahimè” tre per i farisei e tre per i cultori della legge, ma Gesù li ha fatti diventare non un ahimè per loro, ma un ahimè per sé stesso, per Gesù stesso, perché se li è caricati tutti sulla croce, dove ha portato su di sé tutta la maledizione della legge e ha pagato il conto per ogni nostro delitto. Gesù ha iniziato quel “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”, che poi ha ripetuto Stefano e tutti i martiri che sono morti per la causa di Gesù Cristo.

19 Ottobre
+Domenico