Non sarete mai soli, io sono con voi

Una riflessione su Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 16-23)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Siamo in tempi in cui ancora essere cristiani per molti è questione di vita o di morte: se abbiamo talora sperato di essere graditi, sarà meglio oggi essere “controcorrente”!

Ancora molti pagano con la loro vita la fede in Gesù che professano: molti anche di noi, nel nostro mondo indifferente pagano, la propria testimonianza di vita cristiana, in indice di gradimento, in posti di lavoro, in possibilità di fare carriera …

Di fronte a chi fa della fede un “paravento” per far passare tutti i suoi interessi, per giustificare guerre e calcoli commerciali, per fare battaglie elettorali … esistono luoghi in cui, in questo nostro mondo progredito … in cui ai cristiani è chiesta una scelta tra la vita e la fede in Gesù, e scelgono Gesù!

“Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”: la forza del male è sempre più agguerrita della forza del bene! Di fronte alla potenza dell’impero romano la parola di Gesù, in quella lontana provincia ai margini dell’impero, fuori dalle cose che contano, era del tutto insignificante, ma lungo i secoli ha saputo farsi strada tra gli uomini, ha saputo parlare al cuore e cambiare modi di vita e superare idolatrie e schiavitù.

La vita di Gesù al riguardo è esemplare: se hanno fatto così al maestro, la stessa sarà la sorte sarà per coloro che lo vogliono seguire, ma Gesù mentre offre uno scenario non molto attraente per gli annunciatori, i mandati, i testimoni garantisce anche la forza.

Non siete soli, io sono con voi, non preoccupatevi di cosa dovrete dire, di come riuscire a difendervi, perché lo Spirito metterà sulla vostra bocca le parole giuste, la difesa imbattibile, la pace insospettabile, la forza impensata.

Prudenti come serpenti, perché occorre applicare tutta la nostra intelligenza e umanità, ma senza affanno, perché Gesù è il nostro pastore.

Intelligenti nell’offrire il vangelo e non le nostre fisime o elucubrazioni o i nostri difetti e interessi camuffati, ma sempre nell’intelligenza di Dio, nell’ascolto fedele della sua Parola.

Il cristiano deve guardarsi dal “complesso del perseguitato” perché spesso sono i suoi difetti presi di mira non la sua fede: è il suo cattivo essere cristiano, la sua pratica religiosa e ipocrita, la nostra pratica religiosa e ipocrita, che è osteggiata … non la sua fede in Gesù!

Ben vengano queste difficoltà se servono a purificare la nostra fede: solo così può rinascere speranza, può essere ridetta con forza la parola che gli uomini aspettano da Dio per la loro salvezza.

8 Luglio 2022
+Domenico

La strada è tutta per l’annuncio, la Parola la deve abitare ovunque

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,7-13)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Audio della riflessione

Se ne fa tanta di strada nella vita. Ogni giorno si deve prendere un treno, un’automobile, una corriera per andare a scuola o a lavorare. Si imbocca una  autostrada, una superstrada, una strada  stretta di collina per evitare il traffico. La vita del pendolare è tutta su una strada, molta parte della vita la si passa così su quattro ruote, dal garage alla piazza, dalla piazza alla tangenziale, al luogo di lavoro. Si fa strada per il tempo libero.  Molte strade sono una tomba per gli imprudenti o i violenti. Fare strada è componente fondamentale della vita. Si fa strada quando si deve andare all’ospedale, a trovare amici, molte volte la si sceglie per uscire dalla confusione, per trovare un luogo di pace. Altre volte ci si fa pellegrini a piedi verso una meta, un santuario. E si cammina, cammina… ci si mette in dialogo con i compagni di viaggio, si solidarizza, ci si aiuta, ci si sorregge. 

Per Gesù, fare strada è una condizione privilegiata per annunciare il vangelo. “E strada facendo predicate che il regno dei cieli è vicino”. Il vangelo va portato ovunque, non deve trovare ostacoli, da quando ha preso la strada del mondo con gli apostoli che lo hanno diffuso ovunque era arrivata la civiltà. San Pietro, San Paolo hanno percorso tutte le vie allora conosciute, hanno solcato mari, penetrato isole, cambiato paesi e nazioni. Lo stile di questa capillare diffusione è la gratuità, il distacco assoluto da qualsiasi compenso o vantaggio economico o di prestigio.  Non occorre denaro che è la sicurezza del ricco, né bisaccia che è la sicurezza del povero. Per l’apostolo è determinante la povertà, è libertà dal dio di questo mondo. Paolo ne darà esempio lucidissimo.

La Parola ha in se la sua forza, non ha bisogno di raccomandazioni, di servilismi, di mercati o di strategie, ha solo bisogno di un cuore che ama, di una fede che sorregge, di un desiderio che trascina, di un bisogno inesaudibile. E sarà la stessa Parola che sosterrà anche la vita di coloro che la porteranno; l’operaio ha diritto al suo nutrimento. I servitori della Parola vivranno della stessa Parola; non la vendono, ma guadagnano la vita; non la barattano, ma ne  ottengono il sostegno; non la strumentalizzano, ma le obbediscono.

Su questa strada in cui passa il vangelo fioriscono i deserti, guariscono i malati, spariscono i demoni, trovano un cuore e un corpo pulito tutte le lebbre che ammorbano le nostre vite. Strada facendo, dice un noto cantautore, vedrai, che non sei più da solo;  strada facendo, troverai, anche tu un gancio in mezzo al cielo, e sentirai la strada far battere il tuo cuore, vedrai più amore, vedrai… Il gancio in mezzo al cielo è il vangelo che porta più amore dovunque qualcuno lo fa giungere.

8 Luglio 2022
+Domenico

La squadra di Gesù viene presentata al mondo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,1-7)

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Audio della riflessione

Quando si fa una associazione, un gruppo che vuol dare gambe a una idea a un obiettivo, si mette assieme una squadra: il capo, il responsabile, il presidente, ha bisogno di qualcuno su ci poggiare e di cui fidarsi che gli permetta di conseguire i fini e i sogni che gli stanno a cuore … è la sua forza, la sua compagnia, la sua squadra.

Anche Gesù tra le varie persone che lo ascoltano, che lo seguono e tendono l’orecchio alle sue parole, che si fanno di Lui discepoli se ne sceglie dodici e li manda, li invia, li carica della sua passione di annuncio del Regno di Dio, non prima di aver contemplato e pregato Dio Padre.

La sua scelta è di grande libertà e di grande fiducia: la squadra che si fa non è tra le più compatte possibili … lo stanno ad ascoltare, gli stanno volentieri assieme, ma a un certo punto dà loro un mandato preciso: “non statemi addosso, non fatevi una comoda tana, non cercate tende consolatorie: occorre andare, passare di casa in casa, stanare la gente dalla sua indifferenza, annunciare, dire, far nascere energie, creare strade nuove per il regno di Dio“.

La compagnia che Gesù si era scelta non era il meglio che poteva trovare: nessun allenatore si creerebbe una squadra così diversa, così disomogenea fatta di gente semplice, non colta, nemmeno fedele! Giuda lo tradirà alla grande, Pietro non sarà una roccia di fedeltà, Giovanni è troppo giovane… ma Gesù sa di poter contare sulla vita di tutti: in ciascuno è impressa l’immagine di Dio e Gesù da fiducia perché ognuno di loro sappia stanare la grandezza che ha dentro e soprattutto sappia rispettare l’altro per quello che è, accettarne la differenza e assieme, con l’apporto originale di ciascuno, costruire il Regno di Dio.

La vita di ogni comunità cristiana sarà sempre così: dovrà mettere assieme diversità e doni particolari, culture e idee disparate, abitudini e stili di vita diversi, ritmi e coinvolgimenti di varia intensità.

Già in quel gruppo di apostoli si cominciava a delineare la cattolicità della chiesa: la sua grande capacità di scrivere il Vangelo in ogni popolo e cultura, accogliendo, purificando, trasformando, soprattutto annunciando il Vangelo cui essa deve obbedire in fedeltà assoluta.

Sarà la presenza viva e operante dello Spirito Santo che in tutti cesellerà i lineamenti della figura di Gesù, il suo volto, il suo amore per tutti, la sua fedeltà al Padre, non certo le loro qualità umane e tanto meno le esperienze da cui provengono.

Ogni discepolo, pur diverso, è imitatore del maestro: tutti imiteranno Gesù nel donare la vita fino al sangue, in regioni diverse, in contesti diversi, ma tutti per quel Gesù che aveva riempito la loro vita di pescatori e peccatori.

6 Luglio 2022
+Domenico

Una passione e una compassione per l’umanità, quella sempre di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 32-38)

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Audio della riflessione

La vita, pure cristiana, di molti credenti spesso si sviluppa solo entro gli angusti confini delle nostre realtà ecclesiastiche, mentre  la sete di Dio da sempre abita nelle coscienze di molte persone; tante volte è una domanda esplicita, spesso è domanda interiore che non ha chiara la meta e noi cristiani spesso stiamo abbarbicati nei nostri comodi e pacifici spazi.

Gesù invece ha uno sguardo pieno di attenzione, di interesse per queste persone, anzi gli si muovono le viscere, ha compassione, ne intuisce le domande interiori, ne coglie la stanchezza e l’oppressione perché avvertono che  loro mancano persone dedicate alla loro vita e soprattutto alla loro ricerca. Noi cristiani dobbiamo sentirci operai di una messe che si espande sempre nell’umanità che ha sete di Dio, anche se non lo avverte e lo conosce.

 Uscite dal tempio e andate per le strade. Oggi la Parola di Dio deve risuonare ovunque. L’abitudine a isolare il cristianesimo o alla coscienza privata o alle nostre sacrestie è un insulto al vangelo, è una ingiustizia nei confronti dei tanti che hanno bisogno di Dio, hanno sete di lui e se lo vedono sottrarre dai nostri comodi loculi. 

Il mondo non è una sterpaglia, dice Gesù, non è una landa di ululati solitari, non è un groviglio di domande assurde, non è una accozzaglia di casualità senza senso: il mondo è una messe; è un terreno fertile, in esso è già maturato da sempre un desiderio, è saturo della attesa di uno sbocco, aspetta solo che qualcuno dia inizio a una mietitura.

Invece la nostra visione di mondo è sempre la fotografia, di ostilità, di mali, di lontananza da Dio. Gesù dice invece che è una messe che ha bisogno di operai che la raccolgono. Ci viene offerta su un piatto d’oro una sete e noi, che custodiamo la sorgente, non la mettiamo a disposizione; ci viene offerto un campo maturo e noi non siamo capaci di raccogliere i frutti. 

Ritorniamo sempre a quella parola precisa, che definisce la sollecitudine di Gesù: compassione, Gesù ha compassione della gente stanca, sfinita e sbandata. Sono tre aggettivi che  possono ben fotografare noi uomini e le donne di oggi, giovani inesperti e in balia di tutte le possibili novità e adulti disorientati a guardare continuamente indietro e a sperare di riportare il mondo come era prima.

Ma il futuro è sempre davanti, è sempre Gesù, è sempre scritto nella nostra decisione di offrire gratuitamente il vangelo, gratuitamente perché è dono di Dio che non si può tenere tra le mani, ma che si deve continuamente mettere a disposizione di tutti.

5 Luglio 2022
+Domenico

La nostra morte, la nostra fede e poter toccare Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 18-26)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Audio della riflessione

C’è una esperienza che tutti ci prende e che dobbiamo affrontare … la nostra morte: è l’esperienza che nascondiamo di più a noi stessi, ma che non si può evitare!

La nostra fede ha sicuramente qualcosa da dirci … il Vangelo ci riporta due miracoli: una donna lo tocca e viene guarita e subito dopo Lui stesso tocca una fanciulla e la risuscita;

la donna ci dice che cosa è la fede: toccare Gesù,
e il racconto della fanciulla morta e risorta ci dice che cosa dà la fede: fa passare da morte a vita!

Toccare, prima di essere un contatto è una forma di conoscere: è andare oltre il proprio limite, entrare in comunione e in uno scambio con l’altro.

La fede è toccare il Signore della vita e quando lui ci tocca, il suo tocco è il dono stesso della vita.

La morte non possiamo evitarla, siamo tutti mortali, ma proprio dentro la morte, quando Gesù ci tocca, quando siamo presi per mano da Lui, ci risveglia alla vita.

Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morirà in eterno, dice il vangelo di Giovanni.

Ora, nella nostra vita, come queste due donne, tutti noi siamo invitati ad esperimentare il tocco di Gesù, il tocco dello Spirito, il famoso “dito di Dio” che scrive nelle nostre esistenze e nel nostro cuore il suo amore: ci fa vivere in comunione con Lui sia che viviamo sia che moriamo.

Il Signore che sta con noi sulla barca, dove dormiva, si è svegliato: placa il mare delle nostre esistenze, ci toglie la paura di andare a fondo … con Lui risorto liberati dai nostri peccati, sciolti dai legacci del male, siamo chiamati a toccarlo e a vivere con il suo tocco.

E qui si snoda tutto il racconto di Matteo, che diventa la storia di ogni nostra vita: c’è un padre affranto per la morte della figlia. Gesù lo ascolta e va a casa sua. Nel frattempo una donna riesce a toccarlo, ad entrare in comunicazione con Lui, il lembo del mantello è la sua Parola che salva. Figlia la tua fede ti ha salvato.

Gesù entra nella casa nel dileggio sempre dei ben pensanti, la presenza di Gesù scaccia il lutto e il lamento, prende per mano la ragazza come lo sposo prende per mano la sposa e la risuscita: la unisce a Lui in un amore più forte della morte.

4 Luglio 2022
+Domenico

Le domande sono molte, la compagnia per rispondere scarsa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10.1-12.17-20)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

Audio della riflessione

C’è più sete di Dio di quante sono le fontane capaci di offrire acqua pura.

C’è più domanda di Dio di quante siano le risposte vere.

Non ditemi che non vi siete mai posti qualche domanda che va al di là dei soldi, del divertimento, del calcio o dello sport dei vostri conti correnti?! Sarà capitata a noi adulti o giovani come una coltellata nella schiena qualche domanda del tipo: ma io chi sono? Che ci sto a fare qui? Ma questa è vita? C’è qualcuno che mi pensa o sono destinato a vagare da solo nel mare di questa esistenza che qualche volta non capisco? Dio, se esisti, batti un colpo! Fatti sentire!

E di là arrivano delle risposte? Chi ce le deve dare? Il vangelo ci dice che la messe è molta, gli operai sono pochi. Sentendo questa frase noi pensiamo subito alla mancanza di preti o di suore, di persone colte e generose; invece dobbiamo pensare a ciascuno di noi ad ogni età, in ogni circostanza o luogo. Il primo atteggiamento però è soprattutto ascoltare.

Siamo chiamati soprattutto ad ascoltare. Nessuno più ascolta chi ha domande, perché abbiamo già preconfezionato risposte. Le domande hanno sempre il primato sulle risposte, quindi il primato dell’ascolto. Certo che c’è la verità, ma è sempre da cercare. Siamo in un mondo postcristiano, fatto di persone la cui vita è un codice cifrato per leggere il vangelo, che già vi abita.

Occorre ascoltare il grido che cerca nella solitudine, che aspira a Dio senza conoscerlo né nominarlo, ma di cui sente la mancanza e il vuoto. Dobbiamo avere il coraggio di rispettare e stimare la ricerca faticosa che l’umanità fa, senza voler battezzare tutto come cristiano, ma incamminarci con tutti, come compagni di viaggio che vanno verso una sola meta, che è una vita bella, buona, felice, armoniosa per tutti. quella vita che Dio ci ha donato in Gesù.

Dice papa Francesco che a queste sorgenti di acqua viva, che noi circondiamo di palizzate per non  far bere nessuno non dobbiamo essere ossessionati di trasmettere una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere, ma essere coraggiosi di un  annuncio che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa.(EG36).

3 Luglio 2022
+Domenico

Non ci sono solo novità, ma  irrompe il nuovo: Gesù !

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Audio della riflessione

E’ esperienza di tutti i giorni quella di fare i conti con l’invecchiamento di tutto. Ti pare di avere appena costruito la casa, che ti tocca mettere mano ai tetti: non ti sei accorto, ma gli anni sono passati. Hai appena cambiato i mobili in casa e già devi pensare di cambiare la cucina o il frigorifero. Il cambiamento è una parte normale della nostra vita. Lo è ancora di più se si pensa al proprio mestiere. Se lavori in proprio devi pensarne una nuova tutti i giorni, devi specializzarti, devi rispondere con competenza a tutte le nuove esigenze. E’ così ancora di più nella vita spirituale. I nostri comportamenti subiscono una usura fortissima, perché è sempre presente la tendenza ad accomodarsi, a fermarsi, a vivere di ricordi, a continuare a guardare indietro. Non per niente tutti gli adulti dicono: ai miei tempi.

Lo spirito invece ha bisogno sempre di stare vigile, di rinnovarsi, di vincere l’inerzia dell’abitudine, che smorza ogni slancio e ogni generosità. Il pericolo però è quello di fare sempre e solo ritocchi. La cosa è ancora più evidente nel confronto anche piuttosto non programmato dei discepoli di Giovanni che vengono dal deserto, da un periodo di purificazione e di allenamento all’attesa del nuovo e l’irrompere della assoluta novità di Gesù. E’ la differenza tra una attesa sofferta e piena di incognite e l’esplosione della novità di Gesù. Lui è lo sposo e con lo sposo non si digiuna. E’ tale la sua novità che ogni correzione piccola o grande è sempre una pezza che stona.

. Il cambiamento, il rinnovamento deve essere sempre una operazione di conversione, non di aggiustamento. E’ il cuore che ha bisogno di rinnovamento e quando è il motore che cambia, tutto il corpo lo deve seguire.

Invece la nostra arte è quella dell’adattamento, del muro di gomma, del lasciar perdere che tanto non cambia niente, dello stare in una zona grigia, né calda né fredda. Non ti scomodare, lascia perdere, metti a posto solo la facciata, aspetta che il vento cambi, abbiamo sempre fatto così, non fare il fanatico, vediamo: se son rose fioriranno. Sono le frasi che uccidono ogni volontà di crescita, di proposte nuove.

Gesù era di un’altra idea: non si possono mescolare luce e tenebre, notte e giorno, vita e morte, amore e egoismo. Il cambiamento deve essere totale. Questo vino nuovo di cui parla Gesù è lui stesso, il vino della vita, lui è il vino della festa; quando c’è Lui siamo in presenza della pienezza e bisogna fargli tutto il posto possibile. Niente della nostra esistenza deve starsene fuori. Lui cambia tutto e noi ci lasciamo trasformare da lui nei gesti, nel cuore, nelle abitudini, nei progetti.

Gesù chiama il peccatore a seguirlo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

La legge denuncia il peccato e punisce il peccatore, mentre Gesù rimette il peccato e accoglie il peccatore. Ancora voglio sottolineare che Dio non è legge, ma amore; non è sanzione e punizione, ma accoglienza, perdono e medicina. Come il malato più è grave, più ha diritto al medico e maggiori sono i doveri di questo nei suoi confronti, così il peccatore più è lontano più ha bisogno di misericordia. Il suo peccato non gli impedisce l’esperienza di Dio, anzi proprio in essa lo chiama per il suo vero nome che è Gesù, cioè Dio salva.

Siamo sempre incantati della chiamata che Gesù fa a Matteo, ci aiuta anche il Caravaggio con quello sguardo di Gesù a Matteo, un vero pubblicano, peccatore, immischiato con i nemici del giudaismo, perché collabora e fa soldi con i romani, è uno sguardo che fende le tenebre, si volge al peccatore avvolto in un’ombra di morte e diventa un fascio di luce, che alza di sorpresa Matteo, sollevandolo dal tavolo dove sta contando soldi a palate.

Nel brano di vangelo che precede questo, il centro è un paralitico, cui vengono perdonati i peccati; in questo brano di oggi c’è un peccatore che è invitato a cambiare vita e perdonato alla grande, diventerà poi un apostolo. Noi siamo sempre rivolti a questo grande e bel esito della chiamata di Gesù; mettiamo in conto però che la prima cosa che fa Gesù è di perdonargli il suo grave peccato personale e sociale. Esercita la qualità tipica di Dio che è di perdonare.

Segue poi una bella cena, scandalosa per i cosiddetti “giusti” che vedono Gesù aver confidenza con i peccatori. Difficile per il Signore non è convertire quelli di Ninive alla penitenza, ma Giona il giusto ad andare a predicare loro il perdono. Dio è amore e grazia. Il peccatore lo riconosce facilmente, perché ne ha bisogno, noi invece che ci riteniamo giusti invece ci opponiamo a Lui con tutte le nostre forze. Dobbiamo prima accettare il peccatore come nostro fratello, nostro gemello, anzi come fosse noi stessi, anzi come il nostro Signore che si è fatto peccato per noi. Solo allora riusciamo a conoscere Dio e ci convertiamo a una giustizia superiore, quella del Dio misericordioso, di grande amore, clemente, di larghe vedute, che si lascia impietosire. Se noi escludiamo dai nostri banchetti il peccatore, escludiamo il Signore stesso che banchetta con i peccatori.

Gesù chiama tutti e va a cena anche con i peccatori, non solo convertiti come Matteo, ma anche con gli altri. Matteo non fu chiamato perché convertito, ma si convertì perché chiamato. Noi cristiani non viviamo della nostra giustizia, ma della sua grazia. Graziati dal Signore dobbiamo usare grazia gli uni verso gli altri.

Matteo poi con il suo Vangelo, come questo che stiamo leggendo in questi giorni, ce ne ha donato di grazia e di insegnamenti!

E gli siamo ancora più grati!

1 Luglio 2022
+Domenico

Legge, colpa e pena non sono il ritratto del nostro di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Audio della riflessione

I  nostri peccati – di cui molti non vogliono più sentire nemmeno  la parola – sono i nostri fallimenti nella vita: sono sempre tanti e ci avviluppano come in un bozzolo che alla fine ci sigilla come mummie.

Quando pensiamo a Dio pensiamo subito a una legge che giudica e punisce il male … la legge ci convinciamo di doverla osservare, la colpa vogliamo trasgredirla e la pena sentiamo la necessità di espiarla.

Dovere, colpa, pena sono caratteristici di ogni re-ligione, nella cui parola si condensa un legame, che lega e rilega l’uomo in un eterno destino.

Riusciremo una buona volta, quando parliamo di religione, a toglierci questa autentica bestemmia, che fa di Dio soprattutto e sempre “legge”, “padrone” verso cui siamo indebitati, “regolatore” di conti, “vendicatore”, “giustiziere” …

Dio non è legge: non abbiamo debiti con Lui … è Lui che si colloca in posizione di sentirsi debitore con noi! Ci ha fatti per amore, ogni nostro male è un “suo” fallimento, di cui soffre, come fa un buon genitore con i figli! Lui si mette in questione se noi stiamo male o sbagliamo.

L’amore riconosce i bisogni di colui che ha deciso di amare, dell’amato: li legge come diritti di lui e Dio vi si sente in dovere di esaudirli.

Hanno deciso che Gesù deve dare la vita per questo mondo di peccato, rimetterlo in dialogo d’amore con suo Padre … e quando Gesù dice che perdona i peccati, osa dire che si fa uguale a Dio perché li perdona.

Lui fa quello che solo Dio può fare: non ci perdona perché ci siamo convertiti, ma perché ci possiamo convertire a Lui, ed è Lui che si converte a noi, anzi con una mitezza che non ha eguali, si addossa la colpa di averci abbandonati e ci chiede venia!

Insomma, Gesù …

  • invece di giudicare, assolve;
  • invece di condannare, perdona;
  • invece di punire, è Lui che espia!

… per questo sarà giudicato, condannato e alla fine giustiziato in croce e da lì assolve, perdona e libera tutti: questo è il potere che Dio si “arroga” sulla terra!

Ma se è così che giustizia c’è? Il Vangelo ci presenta una giustizia superiore che è quella del Padre che fa piovere la sua luce e la sua benedizione su tutti i suoi figli, cattivi o buoni che siano.

Perdonare è  miracolo più grande che risuscitare un morto , come Lazzaro che una volta risuscitato morirà ancora: perdonare invece è nascere e far nascere a vita immortale, la stessa di Dio che è amore ricevuto e accordato senza condizioni … rivela l’identità di Dio che ama senza misura e quella dell’uomo suo figlio, sempre e comunque amato.

Nella parabola del paralitico guarito ci siamo sempre troppo fermati sulla bontà di questo aver ridato movimento, indipendenza a un infermo, ma l’intento di Gesù era di far sapere che lui rimetteva i peccati, quindi si poneva sul piano di Dio suo Padre … “Perché sappiate che Io rimetto i peccati, dico a te alzati e cammina” … questo sicuramente faceva fastidio ai farisei che non riuscivano a mettersi sull’onda nuova della presenza di Dio in Gesù!

30 Giugno 2022
+Domenico

Facciamo festa ai nostri santi Pietro e Paolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-19) nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Audio della riflessione

Domande imbarazzanti ci vengono spesso fatte nella nostra vita: alcune riguardano il nostro lavoro, altre soprattutto riguardano la nostra persona e ce le fa la persona con cui abbiamo relazioni intense …

… è quello che è capitato a Pietro, l’apostolo “roccia” su cui Gesù ha fissato il futuro della sua comunità di persone dedicate a continuare a portare la buona notizia nel mondo: la sua Chiesa.

E’ quel Gesù che se ne intende di case fondate sulla roccia o sulla sabbia: ne aveva parlato con passione a tutti coloro che lo volevano seguire: “Cercate una roccia sicura, non vi fate ingannare da terreni ondulati, belli da vedere, con tramonti incantevoli, ma che al primo scroscio di acqua cedono”.

Proprio lui, che se intendeva di fondazioni sicure, va a scegliere Pietro, che, per quello che conosciamo di lui, non era una grande roccia, non era incrollabile, aveva non poche fragilità con cui sempre era costretto a fare i conti:

  • è quel Pietro che cede alle osservazioni banali di una serva e lo tradisce;
  • è quel Pietro che si lancia a camminare sulle acque pieno di fiducia e poi affonda perché si fida solo di sè.
  • è quel Pietro che viene richiesto di dire il suo amore e, sicuro nelle prime risposte, annaspa quando si guarda dentro più in profondità.
  • D: Mi ami tu?
  • R: Come no!
  • D: Mi ami proprio?
  • R: ma stai scherzando?!
  • D: Pietro, non barare come sempre, mi ami davvero?
  • R: Signore non te lo dico più, ma tua sai leggere nel mio cuore a pezzi, ma sicuramente solo per te!

Eppure Gesù lo stabilisce come la roccia su cui fondare la sua Chiesa, il segno della comunione degli uomini con Dio e della comunione tra di loro.

Certo, la Chiesa è solo un segno, ma è una appartenenza indispensabile perché gli uomini possano incontrarsi con Dio, accogliere da Lui vita piena e eternità felice. E’ un segno povero, ma sempre l’assemblea di quelli che Dio chiama; è segno fragile, ma contiene beni incalcolabili come il perdono, il suo corpo e il suo sangue continuamente versati per la salvezza del mondo, la sua Parola di verità. Assieme a Lui non nello stesso luogo, né nello stesso giorno fu ucciso anche Paolo.

Aveva un desiderio grande di portare il vangelo in tutto il mondo allora conosciuto, per riparare la grande cattiveria che l’aveva posseduto quando perseguitava la chiesa. Dio gli concesse di giungere a Roma, a spese della stessa civiltà romana, e di scrivere in essa la sua decadenza di potenza per cambiarla in roccia di confronto. Papa Francesco ci ha ricordato che dove è morto anche Paolo, sarà il vescovo di Roma che potrà presiedere nella carità tutte le chiese del mondo.

Siamo in un intreccio di storia e di grazia di Dio di cui un giorno Dio ci chiederà conto. Che cosa avete fatto di tutte le testimonianze dei martiri che vi ho regalato? Avremo ancora fede quando ci verranno fatte queste domande?

Abbiamo da rispondere, ma saremo sempre amati da Gesù se in Lui sappiamo porre tutta la nostra vita e le ragioni del nostro vivere. Pietro è stato perdonato alla grande, Paolo pure. Se li imitiamo non dobbiamo temere niente, anzi possiamo prendere in mano il testimone e continuare il loro annuncio.

29 Giugno 2022 – Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli
+Domenico