Un segno del Signore è ancora provocazione di libertà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Audio della riflessione

Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa. Non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice. Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi. Certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto. Sui cibi ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista; per la fede invece o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla.

Spesso, però, la prova non è ricerca della verità, ma ostilità, voglia di avere sempre ragione, volontà di non cambiare, di non lasciarci convincere. Così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno. Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina. E la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni.

Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi. Della serie: io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi.

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Giona, convertito da Dio per una missione che lui riteneva impossibile o lo sperava che fosse, perché odiava Ninive. Era stato nel ventre di un grosso pesce e ne era stato rigettato a riva vivo dopo tre giorni Non vi sarà dato se non il segno di Giona, il segno della morte stessa di Gesù e della sua risurrezione. Gesù in pratica dice: il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò. Il segno è ancora più grande della fede richiesta.

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà.

18 Luglio 2022
+Domenico

Amore e centralità di Gesù sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Audio della riflessione

Essere cristiani è darsi da fare o stare a pregare? E’ fare opere di giustizia o ritirarsi sul monte a contemplare? Le nostre parrocchie sono contemplative o attive; si muove qualcosa o si seppellisce tutto dentro una chiesa? Essere cristiani è contemplazione o azione?

Insomma, sono domande che spesso ci facciamo: la vita nostra è molto agitata, frenetica … l’agenda detta le leggi, gli impegni ti vedono tutta la giornata in corsa, se vuoi guadagnare quattro soldi non puoi addormentarti un momento, se vuoi educare i figli devi far loro l’autista per tutti i loro spostamenti … quando torni a casa stanco del lavoro, ne devi riprendere un altro … finalmente vado in chiesa per trovare un po’ di pace, per affidarmi a Dio e invece anche lì mi dicono che bisogna “impegnarsi” che non si può stare con le mani in mano: anche la chiesa è un altro impegno da segnare in agenda!

Io, Lui, il Signore, quando lo incontro? quando mi posso sentire amato da Lui? quando gli posso affidare tutta la mia vita rubata dai vortici della competizione, della lotta per sopravvivere? E’ certo che tante nostre chiese devono offrire maggiormente spazio per la contemplazione e la preghiera, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della sua Parola, ma è anche certo che la vita cristiana non può essere ridotta a celebrazione di riti, che ci accontentano e ci chiudono in noi stessi.

Lui, Gesù tornava spesso a Betania: c’erano due sorelle che stravedevano per Lui, c’era un amico che lo rincuorava dopo le sfide e le provocazioni senza esclusione di colpi dei farisei – Dice il vangelo: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”.

Si metteva in pantofole, Lui che nessuno fermava nell’ardore di buttarsi nell’avventura del Regno, Lui che appena il giorno prima aveva buttato all’aria le bancherelle del tempio e qualcosa di più nella coscienza della gente … “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.

Maria se ne stava li a contemplare: non lo vedeva tutto, tanto gli stava vicino, lo riempiva dei suoi sguardi; Marta brigava e borbottava perché si voleva mettere al centro della scena, Lazzaro gli dava il cuore e senza volerlo gli preparava in gola il pianto per la sua morte.

Gesù non era un supereroe, non era un blocco di pietra, non girava col portatile per programmare tutto e sempre, prendere appunti e non perdere tempo, ma un cuore che ama, che apprezza i sentimenti, che sa commuoversi e piangere, arrabbiarsi e presentare contro il male una faccia dura come la pietra.

Gesù sapeva e sa quello che c’è nel cuore dell’uomo: sa che la nostra parte migliore è stare in contemplazione, Lui del Padre e noi di Lui.

La nostra meta, la nostra scelta è di mettere sempre al centro Gesù, di aprirgli il cuore, di non sostituirci mai a Lui, di tenere fisso lo sguardo sul suo volto … e Lui ci chiamerà a dare il meglio di noi.

Sta di fatto però che tenere fisso lo sguardo su Lui non è rito sterile o affaccendarsi per non pensare, ma sempre risposta d’amore, a Lui che non ci abbandona mai.

17 Luglio 2022
+Domenico

Gesù vuole dimostrare solo amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-18) dal Vangelo del giorno (Mt 12,14-21)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: « Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti … ».

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione.

 Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone. Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

 Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

E in questo cammino ci aiuta la mamma di Gesù. Dio, suo Padre, l’ha scelta tra miliardi di creature con una qualità impossibile all’umanità,  ma a Dio sì: senza peccato. Noi uomini abbiamo una storia di male, lei no; noi siamo stati morsi dal serpente, lei no; noi abbiamo un concentrato di cattiveria, lei no; noi siamo sempre soggetti alla tentazione, lei no. Non c’è in lei niente che possa far pendere verso il male, è tutta orientata alla bellezza, alla bontà, all’accoglienza. Maria madre del Carmelo prega per noi.

La figura di Maria Madre del Carmelo è la benedizione di Dio apparsa nel cielo della carestia, della solitudine, di Elia, della lotta per la fede, della speranza nella prova. Maria è per noi come un faro, come una sentinella che ci fa precedere l’aurora e ci lancia nella vita con la gioia di una decisione di amore.

Abbiamo  sempre confidato in Maria: ora purtroppo spesso  ne resta solo un ricordo, un ritorno al passato. Ma abbiamo bisogno di una madre anche oggi. Anche oggi la nostra fede ha bisogno della presenza di una madre per attivare compassione, accoglienza, perdono, abbraccio, conversione, ritorno sulla strada vera della vita. Le fatiche che ogni famiglia oggi deve portare possono essere vissute con fede se facciamo di Maria l’esempio del nostro vivere e del nostro sostenerci a vicenda.

16 Luglio 2022
+Domenico

A Messa la domenica non è legge, ma necessità d’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Ogni vita ha bisogno di seguire dei riferimenti, dei proponimenti, dei progetti con relative tappe, obiettivi, significati se vuol costruirsi bella, forte e positiva. Non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà. Se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà. Ancor di più diventa necessario far convergere  le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni. La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una forza per vivere.

Nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di sè come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà. La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza.

E proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto. Gesù passa un giorno per i campi, gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa; ma è sabato. Per il pio ebreo il sabato è sacro. E’ un baluardo che identifica la sua religione, è un comportamento radicato nel profondo della sua coscienza. E’ un principio di identità. E’ rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò. E’ portare all’interno del tempo l’eternità di Dio. E questo è vero sempre anche per Gesù; ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione. L’uomo non  è fatto per il sabato, ma  è il sabato che è fatto per l’uomo.

Certo, è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita. La vita ha come bene supremo  non  la libertà, ma  l’amore. Solo così si può sperare in un mondo migliore.

Se un cristiano imposta sinceramente la sua vita sull’amore di Dio e del prossimo, non ha più bisogno di richiamarsi alla legge, per sentire la gioia dell’incontro domenicale  con il Signore risorto e i fratelli nella fede. La pandemia ci ha privato per troppo tempo della gioia dell’incontro con Gesù assieme ai fratelli. Oggi occorre riscoprire la bellezza del mangiare il pane quotidiano assieme, non c’è TV che tenga, non c’è tablet all’altezza del trovarsi in presenza assieme.

15 Luglio 2022
+Domenico

“Godiamoci” questo nostro Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

Abbiamo sviscerato tanti fatti che ci ha comunicato il vangelo, conosciuto tanti miracoli, guarigioni, risurrezioni, impegni di annuncio e di testimonianza, abbiamo provato le difficoltà dell’incomprensione, talvolta anche della persecuzione. Essere cristiani è impegnativo certo. Ora però distendiamoci nella contemplazione e nell’abbraccio di Gesù. Venite a me voi tutti. Gesù accetto l’invito, sono contento di sostare con te, di godere di esserti con tutti fratello. Tutte le leggi con cui nel primo testamento hai regolato la vita del tuo popolo ora cedono al dono stesso della tua vita a ciascuno di noi con te. All’etica delle norme tu sostituisci quella della libertà e ci comunichi sempre il piacere di essere figli e fratelli. Rispondere al tuo venite, per noi è entrare nel Regno che ci hai preparato prima della fondazione del mondo.

Nella tua carne noi riusciamo a godere del tuo Spirito. In Lui tu verbo ti sei fatto carne, sei venuto ad abitare tra noi e ci hai aperto le braccia del Padre. Il tuo venite è per tutti, anche per quelli di Corazim e di Betsaida o Cafarnao che un giorno non ti hanno voluto, e tu sei riuscito a farli partecipare al banchetto della tua misericordia. Signore siamo contenti che tu possa tenere presso di te, nell’abbraccio del tuo perdono tanti nostri amici, che non siamo riusciti ad amare come vuoi tu, che abbiamo forse anche allontanato con i nostri insani comportamenti.

Il riposo che tu ci dai è la fine della fatica, l’ingresso nella terra promessa, il raggiungimento del sabato, compimento della creazione in Dio. Sappiamo che questo riposo è Dio stesso, tuo e nostro Padre, vera casa dell’uomo, alla quale ognuno di noi è invitato a tornare dopo l’affanno delle nostre fughe.

Presso di te troveremo la pace, noi prendiamo la tua strada per arrivarci, quella della mitezza e dell’umiltà che conduce al Padre. Il tuo giogo è solo quello dell’amore e non è un fardello da portare, ma un paio di ali per volare nel tuo cielo di trinità beata.

Signore Gesù facci sempre sognare così, perché è la tua Grazia, la tua compagnia che ci riempie di gioia.

14 Luglio 2022
+Domenico

Orizzonti di vita e di fede, sempre più ampi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-27)

In quel tempo, Gesù disse:«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Video della riflessione

Il nostro orizzonte spesso pecca di chiusura: si chiude alla vita quotidiana con le sue abitudini, i suoi percorsi soliti, le sue incombenze ormai immutabili se abbiamo qualche anno in più.   Rischiamo allora di restringere anche la nostra visione di mondo, l’orizzonte della nostra vita cristiana, che diventa una gabbia anche per il vangelo che dobbiamo sempre annunciare a tutti. La pandemia di questi anni ci ha un poco abituati a rivoluzionare tutto, ma non ancora forse nella fede.

Gesù vede lontano. Vede nel corso dei secoli la schiera innumerevole di uomini e donne di ogni età e condizione aderire al suo messaggio, annunziato dai suoi primi discepoli. “Ai poveri è annunciata la buona notizia”: era uno dei segni dell’era messianica. A tutti Gesù lancia un invito appassionato: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”.

I poveri, i piccoli, gli umili accorrono a Lui, raggiungono la fede se sono capaci di farsi piccoli e umili. I nostri giorni invece sono caratterizzati da ideologie estremamente in contrasto tra loro, la nostra società è diventata molto esigente, soprattutto con chi pretende di dare risposte soddisfacenti alla vita di ogni giorno.

Gli interventi anche molto spontanei, semplici, chiari che papa Francesco non fa mai mancare sulle questioni più urgenti della nostra vita personale e sociale vengono, e giustamente, passati al vaglio di ogni critica e non sono certo accolti per abitudine. Questa è cosa molto buona, se favorisce una presa di posizione più cosciente e convinta.

Però dobbiamo ricordare anche  che la fede, quella che fa aderire a Cristo e alla Chiesa, è sempre anche un atto di umiltà, è espressione di uno che riconosce di aver bisogno di salvezza, che non trova in se tutte le risposte o le proposte necessarie per dare alla vita un senso vero, ampio, dignitoso; nessuno cerca placebo o fasciature. E soprattutto è una persona che scrive dentro la sua esistenza un forte atto di fiducia in colui che vuole salvarci. Pecchiamo di sicumera, di persone che non vogliono aver più niente da cambiare nella vita; abbiamo perso due anni e noi adulti non sappiamo ancora dare alla vita un nuovo slancio, che servirebbe non solo a noi, ma anche ai giovani che di tempo prezioso ne hanno perso più di noi.

13 Luglio 2022
+Domenico

Dai guai che Gesù lancia a chi non lo ascolta prendiamo slancio di conversione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Audio della riflessione

Spesso noi ci lasciamo andare a godere di gratificazioni per il  nostro operato. Giusto essere soddisfatti di aver agito bene, di essere vissuti bene, attenti però che spesso, pur sapendo che è tutta opera di Dio, ci compiaciamo esageratamente di quello che siamo.  

Un giorno Gesù ribatte ai farisei che essere figli di Abramo è una responsabilità più che un vanto. Ciò che conta non è essere figli di Abramo, ma vivere da figli di Abramo.

Ciò che conta non è essere membri della chiesa e perciò essere parte del popolo di Dio, ma vivere da membri della chiesa e da figli di Dio. Altrimenti  non si sfuggirà alla condanna, come non vi sono sfuggite le antiche città. Anzi la responsabilità è ancora maggiore; quelle antiche città, colpite per i molti peccati, non hanno avuto la possibilità di giovarsi dei prodigi dell’azione di salvezza di Dio come hanno invece i figli del nuovo popolo di Dio attraverso i sacramenti.

Si impone per tutti noi un esame sincero e spassionato; ci domandiamo infatti: “ci accontentiamo di avere la fede o ci sforziamo di viverla? Certo se ci fossero nella chiesa profeti che si fanno strumenti di salvezza per tutti sarebbe molto bello.

Preghiamo  Dio perché ci aiuti a vincere la tentazione di camuffare i nostri interessi con quelli di Dio, perchè nella chiesa non venga sciupato l’immenso potenziale di amore che essa per dono grande di Dio ha in serbo per tutti. Dopo aver riflettuto sui guai che Gesù lancia alle città che non hanno dato spazio alla grazia di Dio, che non avevano ascoltato la sua parola appassionata, facciamoci carico di un nuovo ascolto e di una più decisa sequela di Lui.

Mettiamoci al servizio radicale dell’annuncio del regno di Dio e della speranza che esso deve aprire in ogni cuore.

12 Luglio 2022
+Domenico

Niente è più importante di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 27-29)

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Audio della riflessione

Il giovane ricco è appena andato via: non se la sentiva di vendere tutti i suoi averi per seguire Gesù, non se la sentiva di rinunciare a qualcosa che gli apparteneva!

Pietro guarda Gesù e timidamente gli si avvicina e gli chiede se loro che hanno lasciato tutto per seguirlo, sono a posto?

Per capire a fondo questo momento con Gesù, dobbiamo fare un “parallelo” con lo stesso episodio raccontato da Marco, che sottolinea che Gesù risponde anche: «In verità io vi dico: non c’ è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 C’è qualcosa in Pietro che gli fa presagire che la risposta non sarà quella che si aspetta: sembra che con Gesù non si riesca mai a capire fino in fondo quello che è giusto, quello che vuole … infatti, Gesù fa una precisazione che come al solito, lo lascia esterrefatto.  

Dice che, già solo il fatto di seguire la sua parola apre degli scenari completamente diversi nella nostra vita: il sapere che essa non è fine a se stessa, ma che è inserita in un progetto di Dio, è una proposta accattivante!

Lasciare tutto, non vuol dire mettersi a fare il barbone, ma non essere attaccati a nulla, non avere delle cose più importanti di Dio, che ci possono fuorviare ed è  questo  per noi molto difficile.

Lo era ai tempi di Gesù, in cui si viveva di poco e lo è ancor di più oggi che tutto sembra essere di primaria importanza, irrinunciabile e per avere tutto si è disposti a tutto, anche a  lavorare senza fine.

Ci sono la macchina, i videogiochi, la discoteca, le serate divertenti, gli impegni dei figli… tutto così importante da non avere il tempo per il Signore … una fugace messa di domenica e se il sacerdote fa un’omelia troppo lunga, quanti visi scocciati….

Non è la ricchezza in se stessa,  ma il fatto che spesso la ricchezza rende aridi ed egoisti!

Dio ha scelto il popolo d’Israele, ma questo popolo lo ha tradito: ricordiamo che mentre Mosè era sul monte Sinai per 40 giorni, il popolo si era costruito come idolo un vitello d’oro … oggi mentre aspettiamo il ritorno di Gesù, ce ne siamo costruiti talmente tanti di idoli che alla fine ci hanno allontanato da Dio, perché li abbiamo messi davanti a Lui.

«Lascia quello che hai e seguimi, sarai ricompensato nel regno dei cieli»: addirittura agli apostoli, promette i troni dai quali giudicheranno le loro tribù, vale la pena di starlo a sentire, perché anche il più stupido degli uomini si rende conto che dove andremo, non conteremo per i soldi che abbiamo, ma saremo condannati dal nostro stesso cuore arido, che non riesce a cambiare.  

Sarebbe bello che tutti lo facessimo ognuno per proprio conto, per aver la possibilità di stare a tu per tu col Signore, aprire a Lui il nostro cuore, scoprire che quello che riceviamo e di gran lunga superiore di quello a cui rinunciamo. Anche Pietro capirà che deve rinunciare al suo orgoglio, alla sua presunzione, al suo carattere irruente, per far posto a Gesù nel suo cuore, e non ci rimetteremo, questo è sicuro.

San Benedetto è stato scelto come uno dei patroni d’Europa per richiamare tutti noi al primato dell’interiorità e della preghiera nella vita sociale e politica. Lo seguissimo…

Il periodo storico in cui Benedetto costruisce la sua opera è molto simile a quello che stiamo vivendo: una Chiesa in difficoltà e lontana dall’ideale evangelico, un Impero allo sbando sotto la pressione di nuove popolazioni e nuove culture, l’impressione di vivere alla fine di un’epoca… Ma, diversamente da come accade a molti oggi, Benedetto non fugge, né si rassegna, né cerca di trarre profitto dalla situazione: si rimbocca le maniche e torna all’essenziale. Se tutto crolla bisogna costruire la casa sulla roccia e così egli fa’, all’inizio osteggiato dagli uomini di Chiesa.

L’intuizione è semplice e geniale: alcuni fratelli vivono insieme senza anteporre nulla all’amore di Cristo, mettendosi all’ascolto di Dio, dedicando del tempo alla preghiera e vivendo con il sudore della propria fronte, senza barattare il vangelo con denari, cariche od onori.

Seguendo una regola che è una sintesi di esperienze simili già vissute in oriente, Benedetto costruisce una nuova società: il monachesimo occidentale diventerà l’ancora di salvezza per la fede e il baluardo della civiltà, con le sue biblioteche e i suoi amanuensi. Ma Benedetto non vuole e forse non sa, che sta fondando una nuova civiltà: lui mette solo Cristo al centro della sua ricerca e della sua vita.

11 Luglio 2022 – Festa di San Benedetto, Patrono d’Europa
+Domenico

Ogni uomo non solo è il mio prossimo, ma mio fratello

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37 )

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

Audio della riflessione

Si dice spesso che la vita cristiana è complicata, che oggi occorre semplificare: bastano due principi, quattro idee chiare senza tanti formalismi o burocrazie o distinzioni, o sottigliezze … si sente il bisogno, comunque, non disprezzabile di dare un tono diverso a questa nostra vita.

E’ la domanda insistente che fanno anche a Gesù: “Che devo fare? Dimmi come posso spegnere questa sete di bontà che mi trovo dentro. Non c’è una risposta semplice, che posso magari esaudire firmando un assegno o spostando un conto attraverso Internet?”.

E’ una domanda per cambiare vita o per giustificarsi? E’ veramente la voglia di mettere se stessi in un dialogo con Dio o di lasciargli alcune delle innumerevoli cose che ci fasciano la vita.

Sai che alle tue domande c’è una sola risposta: Dio e il prossimo.

Ma chi è il prossimo?

“Mi domandi un elenco di quelli che devi guardare con occhio di amore? Mi chiedi la lista di coloro cui devi mandare i regali di Natale? Ti interessa sapere, proprio perché sei una persona di parola, quando finalmente puoi stare in pace, rientrare in te soddisfatto perché a tutti hai dato qualcosa?”.Sei tu che devi cambiare dentro: non tocca a me farti vedere tutti i casi nei quali non puoi stare a farti i fatti tuoi, sei tu dentro di te che devi andare fino in fondo nella strada che ti indica la legge, sei tu che devi rimuovere da te quello che ti impedisce di amare veramente, senza condizioni. Ti ricordi quella strada che va da Gerusalemme a Gerico? Hai mai sentito quanti briganti se ne approfittano dei poveri passanti? Se tu passi di lì e trovi una persona qualsiasi, un barbone, un extracomunitario, un “irregolare” riverso sulla strada che fai? Mandi un assegno alla Caritas? Io per te dovunque ti sei trovato o ti trovi ho lasciato e lascio tutto perché ti senta tra le braccia di un padre: Fa anche tu lo stesso!

Il tempo in cui viviamo ci provoca continuamente a guardare al prossimo, a sentire il bisogno incoercibile di una mano. Come quei due ragazzi 15 e 14 anni -mi ricordo – di alcuni anni fa, che si sono messi dentro il carrello di un aereo e con sé avevano uno scritto che diceva: “Noi vi supplichiamo per l’amore per il vostro continente e per l’amore che voi avete per i vostri bambini, aiutateci, noi abbiamo le guerre, le malattie, la mancanza di nutrizione. Se voi ci vedete esporre le nostre vite è perché noi soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per combattere la povertà e per mettere fine alle guerre in Africa”.

Li hanno trovati assiderati nel carrello di quell’A330, atterrato a Bruxelles, il 29 luglio 1999 e venivano dalla Guinea di Conakry.

Oggi stanno ricapitando ancora questi casi e noi li respingiamo con indifferenza e ci riteniamo giusti, amanti del prossimo.

10 Luglio 2022
+Domenico

P.S. Segue il link all’articolo Wikipedia sull’avventura di Yaguine Koita and Fodé Tounkara con la traduzione in lingua inglese del loro scritto

Yaguine Koita e Fodé Tounkara

Yaguine Koïta e Fodé Tounkara erano due bambini ritrovati morti assiderati, il 29 luglio 1999, nascosti nel carrello di un aereo che, partito da Conakry, capitale della Guinea, atterrò a Bruxelles, in Belgio.

Testimoni coraggiosi e affidati alla bontà di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,32-33) dal Vangelo del giorno (Mt 10,24-33)

«Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione

Non è raro trovare un cristiano che ha paura a testimoniare la sua fede religiosa, il suo credere, il mondo di valori a cui si affida, le convinzioni stesse radicate nella sua educazione familiare: è un comportamento che si chiama vergogna, latitanza, nascondersi dietro un dito, mancanza di coraggio, anonimato …

… questa paura talvolta viene camuffata da dialogo, da ascolto, da umiltà, da libertà massima che deve essere lasciata alle persone … tutte doti vere e necessarie, che vanno sempre però coniugate con una identità forte del cristiano, una identità non prevaricatoria, ma disponibile a offrire quella speranza che ci è stata data e che  non è nostra, una Parola che viene da oltre.

La paura cresce poi se si sperimenta il rifiuto: la scelta non è di abbandonare, ma di testimoniare con la propria vita la persona di Gesù che traspare dal vangelo che viviamo! Così faceva san Carlo de Foucauld nel deserto di Tamanrasset con i Tuareg

L’invio in missione da parte di Gesù, infatti, non garantisce necessariamente ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo dal fallimento e dalle sofferenze … per cui essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, come la possibilità e perfino l’inevitabilità della persecuzione.

E’ sempre stata storia delle nostre comunità e associazioni quella di far crescere persone disposte fino al martirio a difendere e proporre la nostra fede: lo è anche oggi nei contesti di intolleranza nei confronti della fede cristiana.

Spesso è “solo” difesa della vita, del povero, dell’accoltellato, del migrante rifiutato

Molte ragazze hanno dato la vita per difendere la propria verginità, del resto un discepolo di Cristo non può che conformare la sua vita a Lui!

Qualche momento prima infatti Gesù aveva detto: “Un discepolo non è più grande del maestro, ma è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro.(Mt6,40).

Il discepolo deve seguire il modello che è Cristo respinto e perseguitato dagli uomini, che ha conosciuto il rifiuto, l’ostilità, l’abbandono, e la prova più atroce, che è la croce.

La persecuzione non è eventualità remota, ma una possibilità sempre attuale: non esiste missione all’insegna della tranquillità!

Forse per molti di noi il coraggio della fede non ci chiede eroismi, ma di confrontarci con l’indifferenza, con la irrilevanza, con una corrente contro cui si deve andare sempre, ci chiede di essere sempre attaccati alla Parola, di difendere il povero, l’immigrato, il rom, il lavoratore, di offrire riferimenti scomodi, ma roccia su cui si può fondare una crescita.

Non siamo assetati di sacrificio, di morte, ma desiderosi di spenderci sempre per la vita di tutti, mettendo la nostra nella mani di Dio.

9 Luglio 2022
+Domenico