Trarre dal tesoro della vita la sapienza di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 47-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Audio della riflessione

La rete raccoglie pesci buoni e pesci cattivi. La rete è una icona del Regno di Dio. Il regno aggrega tutti senza discriminazione. La chiesa non sceglie chi è bravo, chi è bello, chi è buono. Non nega la fraternità a nessuno. La chiesa non è una setta di puri. Il male è nella nostra stessa vita, non nella vita di quello che abita a due isolati, non al di là del muro, non in oriente, se noi siamo a occidente, non nei Sud del mondo, se noi siamo al Nord, viene nel nostro mondo, nella nostra interiorità, nella nostra famiglia, nella nostra comunità.  

Non è la spietatezza, né l’accondiscendenza che risolve i problemi della compresenza costante di bene e male, ma la capacità enorme che Dio ha dato all’uomo di vincere il male con il bene, perché la presenza del male accanto al bene, rende più vero il bene, più cosciente l’uomo di aver bisogno di Dio, più convinto che è solo con l’aiuto di Dio che possiamo vivere una vita bella, beata e felice. Se Dio ha fatto il mondo bello, il male è l’occasione per renderlo migliore.

Dio non interviene con ira, non spezza la canna incrinata, non spegne il lucignolo fumigante. Non tocca all’uomo giudicare, ma solo a Dio. E’ per questo che solo alla fine si potrà fare la cernita tra i pesci buoni e quelli cattivi: lo deciderà lui, non l’uomo. Nessuno ha il diritto di dire: basta! Non c’è nessuna persona di cui ci si può liberare una volta per tutte, non c’è nessuno da buttare fuori. Per il Signore tutti si debbono sentire di qualcuno, di Lui sicuramente sempre. Il presente è sempre il tempo della pazienza.

La comunità cristiana non è una setta di puri, ma nemmeno una banda di malfattori. La misericordia è verso l’altro. Verso di noi ci vuole vigilanza e discernimento, sforzo continuo di fedeltà alla parola e disponibilità a fare la volontà di Dio. La misericordia non è da imputare a se stessi per vivere nella dissolutezza, per garantirci la nostra impunità nel male. Anche questo convivere con il male è il prezzo della libertà che Dio vuol assolutamente garantire ad ogni persona.

I santi questo lo vivevano a fondo. Sapevano bene che occorreva ricuperare valore all’umanità, alla ragione, alle grandi qualità che Dio ho scritto in ogni vita umana. Con le ragioni della fede non sbaragliavano nessun nemico, si mettevano maggiormente in umiltà. La luce della fede è luce di Dio, non tua, per te è debolezza, è accoglienza, è fiducia, è abbandono.

Ti sconvolge la vita e ti costringe a non esserne più tu il padrone, ma gli altri. E nello stesso tempo ti dà un punto di vista superiore che ti permette di superare il male, di cavare bene anche dal male, ma soprattutto di trarre dal tesoro della vita la sapienza che Dio vi ha immessa e dare contributi alla formulazione di nuovi approdi, di nuove sintesi, di nuove espressioni di umanità.

28 Luglio 2022
+Domenico

Si può davvero trovare non un tesoro, ma IL tesoro?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44) dal Vangelo del giorno (Mt 13,44-46)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo…».

Audio della riflessione

Avevo un bel ragazzo, ho puntato tutto su di lui e poi mi ha lasciato come si abbandona uno straccio in lavanderia: Avevo in mente di diventare qualcuno: studia, stringi i pugni, non cedere, ho rinunciato a tutto e poi mi sono trovato con un pezzo di carta in mano di cui ridono tutti: il secchione senza un soldo e i navigatori a vista pieni di grana. Mi sono messo pure di impegno, quando ho trovato l’anima gemella, mi sembrava di aver toccato il cielo col dito, ma non ero troppo sicuro. Ci mettiamo a vivere assieme qualche anno per provare se siamo un tesoro l’una per l’altra. E’ come se fossimo andati dal gioielliere a presentare le nostre pepite. Erano verissime! Ci siamo sposati: durante il viaggio di nozze abbiamo cominciato a separarci. Mi sono stufato di tutto.

Un giorno trovo una amica che mi dice di aver trovato la risposta vera della vita. Dilla anche a me. E’ cominciata una ricerca seria. Mi par di aver trovato qualcosa di autentico: la fede. Ma mi nasce ancora un dubbio. E’ un abbaglio anche la fede o è un vero tesoro? Sono disposto a vendere tutto, perché sono stufo marcio di non credere in niente. Sono incapace di amare, di vivere, di pensare: tutti mi morsicano un pezzo di vita, mi par di essere un torsolo di mela. C’è qualcuno cui sto a cuore?

La fede è un tesoro, ma ti deve dare felicità, altrimenti è un’altra fuga, un altro inganno, un tesoro falso. Il vangelo dice che quel fortunato cercatore di tesori, dopo averlo trovato, se ne va pieno di gioia a vendere tutto. Capisci? trova la gioia nel puntare tutto sul tesoro, nell’investire, nel tagliarsi i ponti dietro le spalle, nel pensare a una vita senza ritorno. Pazzo! Che aveva intuito di così grande? Che tipo di tesoro era? Che vita di fame devastante aveva alle spalle? Che intuizione gli era folgorata nel cervello? Che voragini aveva sperimentato dentro di sé per trovare non una botola che metteva a tacere tutto, ma una pienezza che rilanciava la sua vita? Che sguardo aveva incrociato per decidersi così?

Aveva trovato Gesù! Non aveva trovato un equilibrio, ma un fuoco; non aveva incontrato un placebo o una medicina, ma una forza risolutiva; non aveva individuato l’ultima spiaggia per disperazione, ma la provocazione a scegliere nel massimo della libertà. E ha scelto con gioia. Gesù così si propone ai suoi discepoli, perché anche Lui aveva lasciato tutto con gioia per buttarsi nell’avventura del Regno del Padre.

Gli apostoli stanno ancora a tergiversare, a misurare col bilancino, a calcolare vantaggi e fatiche. Ma Lui spara a tutti le sue raffiche di verbi: va, vendi, regala, vieni e seguimi; taglia, butta in mare, cava ‘sto occhio che ti intorbida la vita. Chi l’ha fatto non è rimasto né zoppo, né cieco, ma è diventato gioia incontenibile per tutti.

27 Luglio 2022
+Domenico

Zizzania una parola che ci ferisce, ma che esige attesa

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 36-43)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Audio della riflessione

La nostra vita è un grande campo di grano in cui attecchisce anche l’erba cattiva che prende linfa nei nostri cuori. Dio è pieno di misericordia. Lascia che crescano assieme! Diamo un’altra possibilità di cambiare, di orientarsi alla bontà! Solo alla fine si farà il giudizio, e allora Dio interverrà. Per ora dobbiamo convivere con il peccatore, pure dentro di noi, anche se prendiamo tutte le distanze dal peccato.

 Questo grano siamo noi, con i nostri pregi e difetti. Anche noi ci troviamo intrisi di bene e di male. Diceva San Paolo, colgo l’attrazione verso il bene, ma in me vince spesso la forza del male. L’inizio della conversione, del cambiamento è proprio uno sguardo misericordioso su di noi. E’ accettare che solo Dio è capace di cambiare anche il nostro cuore e che occorre sempre un amore senza condizioni per cambiare. Nella storia i maggiori disastri li hanno compiuti quelli che volevano estirpare il male e piantare un mondo solo di buoni.

Con grande candore diceva papa Ratzinger: “meno male che esiste questa parabola della zizzania, perché almeno posso starci anch’io nella chiesa”. Questa visione di fede genera allora speranza per una incrollabile fiducia della vittoria del bene sul male.

Qualcuno potrebbe pensare che ogni male è zizzania. E la sofferenza? Sicuramente fa male, ma non è assolutamente zizzania. Il beato Luigi Novarese diceva di costruire coi mattoni della sofferenza un ponte di salvezza verso il cielo.

Chi è ammalato non è zizzania, anzi 

È figlio di Dio

Erede del cielo

Lievito di grazia per il mondo

Potenziale atomico per la causa della chiesa

\Certo occorre guarire dal di dentro per pensare così, guarire nell’anima e avere la certezza e il coraggio di appoggiare la nostra croce a quella di Gesù, per far diventare più buono il mondo. E noi questo lo vogliamo sempre fare anche se non ne abbiamo sempre la forza.

Oggi facciamo la festa di tutti i nonni a partire da quelli di Gesù : i Santi Gioacchino e Anna. Essi hanno potuto aprirsi alla novità assoluta di Dio e dovuto cambiare le loro aspettative, i loro sogni, le loro relazioni, proprio perché Dio ha voluto inscrivere nella loro vita l’Immacolata figura della mamma di Gesù e hanno cominciato ad orientarsi totalmente non solo alla figlia, ma a tutta la causa cui lei era stata chiamata. I nonni di Gesù sono sempre un bell’impegno nei confronti di Dio e nei confronti di Gesù e possiamo immaginare la fede, l’attesa, la trepidazione che li ha sempre coinvolti e resi vivi, grati e donati alla causa di Gesù. Papa Francesco desidera che oggi facciamo festa ai nostri nonni, alla loro compagnia, siamo aiuto per le loro fragilità, ma anche attenti discepoli della loro saggezza.

26 Luglio 2022
+Domenico

Il più grande tra voi è vostro servo

una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

Audio della riflessione

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Ci capita spesso di sentirci domandare o di domandarci se l’essere cristiani diventa sempre più complicato per le tante questioni di vita che si presentano oggi: la guerra, la pandemia, l’eutanasia, i migranti… Certo sono tutti temi che esigono riflessione, dialogo, confronto , ma anche punti di vista solidi da cui guardare il tutto.

 Non si può accusare il vangelo di non essere concreto, chiaro e comprensibile. Gesù si trova a dover aiutare i suoi discepoli a seguire il suo insegnamento molto chiaro. E’ la mamma di Giacomo e Giovanni che mette a prova gli apostoli tra loro e  tira in ballo Gesù. Come tutte le mamme chiede un posto dignitoso per i suoi due figli in questo famoso regno di cui Gesù parla spesso. Gli apostoli sono irritati da questa richiesta e Gesù  prende posizione molto ferma.

Il regno dei cieli, il punto di arrivo del vangelo non è un regno che distribuisce posti di prestigio, ma posti di servizio. La vera grandezza è quella di Dio, la cui gloria è servire, ciò esprime la concretezza dell’amore. Non solo si deve essere grandi nel regno di Dio, nella vita cristiana, anzi perfetti, come colui del quale siamo figli; dobbiamo essere perfino primi. Il primo è colui che si è fatto ultimo per amore.  Chi vuol essere grande sarà vostro servo. Il Signore sta in mezzo a voi come colui che serve. Dà la vita, fa vivere l’altro; questa è la più bella immagine di Dio: datore di vita, a partire dalla sua per gli altri. Sarà difficile, ma molto chiaro. Il Signore non chiede mai più di quello che possiamo dare e se vogliamo essere cristiani questa è la strada.

San Giacomo, che oggi ricordiamo nella sua festa, ha imparato subito la lezione di Gesù e si è messo proprio a servire e dare la vita per gli altri. Ha avuto un seguito grandissimo in Europa a partire da Santiago che significa giusto san Giacomo, il luogo della sua sepoltura. Non pochi pellegrini fanno tantissima strada a piedi per arrivare a questa bellissima cattedrale. Durante il pellegrinaggio fanno amicizia, solidarietà con chi incontrano sul cammino, ti senti aiutato anche da chi non ti conosce. E’ un santuario che ha unito nei secoli passati l’Europa e san Giovanni Paolo II ci ha convocato per una delle prime Giornate Mondiali della Gioventù proprio a Santiago per aiutarci a ritrovare le radici cristiane della nostra vecchia Europa, che oggi si vogliono cancellare. Per ridire a tutti che essere primi nel regno di Dio è essere servi di tutti. Essere Europa, non è comandare, ma indicare a tutti la strada di Gesù, il suo vangelo.

25 Luglio 2022
+Domenico

Pregare Dio Padre è sempre bello, dignitoso e gradito a Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-13)

Audio della riflessione

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione””.
Poi disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.

Audio della riflessione

Per tanti di noi cristiani la preghiera non è il nostro forte. Magari lo sono di più le preghiere, cioè tutte quelle formule pure belle che abbiamo imparato. Ci sembra un dovere ogni tanto recitarle, ma non sgorgano sempre dal cuore, da una contemplazione, dal desiderio di affidarci a Dio. Spesso però nel bisogno siamo capaci anche di affidarci al Signore, di chiedergli qualcosa. Gli stessi apostoli restano incantati quando vedono Gesù pregare non solo nel tempio ma di notte da solo

E gli domandano: insegnaci a pregare. Pregare è un’arte, non è un mestiere; ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio. Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare la parole, ma un atto di abbandono nel Padre. Insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre. Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta la vita di Gesù. Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù.

Ci sembra di importunarlo, proprio come racconta Gesù di quel padre che di notte va a disturbare un altro papà che gli dà quello che chiede, ma forse un poco scocciato, perché già stava dormendo con i suoi bambini. Non dobbiamo però pensare mai che siamo importuni quando chiediamo qualcosa a Dio, tanto che la parabola dice: se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, volete che Dio che è padre non sia altrettanto generoso con voi, donandovi lo Spirito Santo?! La richiesta è sempre esaudita, magari non nel senso del nostro immediato bisogno, ma sempre una risposta c’è, il dono del suo Spirito che dentro le nostre vite ci costruisce secondo Dio, cesella in noi il volto e la storia di Gesù, ci assimila a Lui.

 La preghiera di domanda non deve crearci problemi, anche perché se domando a Dio qualcosa che mi preme, che fa parte del mio progetto di vita, di chi voglio essere e di che cosa mi serve per realizzare il mio progetto, è come se dicessi a Dio: vedi io sono impelagato in questa grossa difficoltà, che non riesco a risolvere e che non mi permette di realizzare i miei progetti di vita. Io ti affido questo mio progetto cui tengo molto e credo che sia nella tua volontà. Chiedo allora a Dio di essere il custode di questo progetto. In questa domanda ci giochi la vita, non è solo la prova di matematica a scuola o la riuscita di una domanda di lavoro, questo che chiedi è un tassello importante della tua vita. Vuoi che il Signore non ti ascolti, che lasci andare a male il tuo progetto che tu hai capito essere la sua volontà e la sua chiamata?!

La preghiera a Dio non è una moneta inserita in una gettoniera, ma un dialogo tra figlio e padre, tra la creatura e il creatore, tra la fontana e la sete. Dio risponde sempre, ma lasciagli almeno la libertà e riconosci che Lui sa meglio di te di che cosa hai bisogno e ti aiuta anche a capirlo.

24 Luglio 2022
+Domenico

Santa Brigida, patrona d’ Europa, essere sempre  tralci uniti a Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Audio della riflessione

Ma che cosa mi manca nella vita? Ho un comportamento corretto, una vita regolare, mi par di essere onesto nel lavoro, pago pure le tasse, che non è cosa da poco, non mi lascio impelagare in avventure strane. Eppure hai l’impressione che manchi un perno, ti pare di girare a vuoto di sentirti sterile, scontato, di non produrre bontà.

La spia che c’è qualcosa che non funziona, e che è diventata la malattia del secolo, è che perdi spesso la pazienza, che troppe volte t’arrabbi, magari urli, perdi le staffe, vola qualche parola di troppo. Credi di avere in mano tu la vita e quando ti sfugge t’arrabbi per cambiarle il corso; invece resta come prima, con qualche coccio da ricomporre.

Ma noi siamo tralci, non siamo la vite; noi siamo rami, non siamo la pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”.

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota.

Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più. Oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti. Avere sempre campo per il cellulare. Gesù dice: rimanete; datevi una calmata  ritrovate la bussola, il centro, tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

Questa fu la scelta decisiva di santa Brigida. Tutte le premure sue furono rivolte ad allevare i figliuoli nel timore di Dio; dopo la nascita degli otto figli, indusse il marito a rinunciare all’onorevole carica di consigliere del re, per attendere più intensamente alla propria santificazione, e si obbligarono, per voto, a passare il restante della loro vita nella continenza. Fondarono un ospedale ove andavano spesso a servire i malati con le proprie mani.

S. Brigida soprattutto si dava alla cura dei poveri e degli infermi come se fossero propri figliuoli. Dopo la morte del marito, rimase più libera di darsi interamente alla penitenza e alle opere di Dio. Fondò le Suore « Brigidine » a Wastein e per due anni le indirizzò nella via della santità. Poi venne a Roma, dove la tomba del Principe degli Apostoli e le Catacombe somministrarono un pascolo più abbondante alla sua pietà.

Spinta da un ardente amore per Gesù Crocifisso, fece un pellegrinaggio in Terra Santa. Ritornata a Roma, fu assalita da un complesso di malattie che sopportò con ammirabile pazienza. Sentendosi vicina a morire, si fece distendere sopra un cilicio per ricevere ‘gli ultimi Sacramenti. Morì il 23 di luglio del 1373, all’età di 71 anni.

23 Luglio 2022
+Domenico

La Maddalena, innamorata persa di Gesù Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Abbiamo spesso incontrato la Maddalena nella nostra esperienza cristiana, soprattutto durante la Pasqua. Oggi la sua festa ce la presenta perché ci ridica  la bellezza del suo amore per Cristo e dell’amore di Cristo non solo per Lei, ma per ciascuno di noi , ciascun uomo o donna  che non smette mai di cercare Gesù Cristo, perché è sempre Lui che trova noi.

Maria Maddalena aveva fatto una scelta precisa: era stata in contatto personalmente con Gesù Crocifisso. Da qui traeva la forza di cercarlo a tutti i costi. Per lei pregare è  stato offrire il suo tempo e la sua persona a disposizione dell’amore crocifisso per essere trasformata dalla sua presenza.

Fede è quindi prima di tutto stare nell’intimità di quell’incomprensibile amore povero crocifisso, anche se non lo si capisce, lasciandosene contagiare e purificare.

Non misuro la qualità della mia fede prima di tutto dalla forza delle mie convinzioni, dalla generosità dei miei gesti, dalla soddisfazione del mio progresso umano e spirituale, dal grado della mia serenità o dalla capacità di resistere alla mia inquietudine, ma dal rinnovare la mia disponibilità a colui che sulla croce dà la sua vita per me.

Fede è fissare lo sguardo come Maria la madre di Gesù, come la Maddalena, come Giovanni a quella croce con tutta l’attenzione di cui siamo capaci. E’ guardare a colui che innalzato con le braccia aperte e le mani inchiodate, riunifica e riconcilia a sé tutti i peccatori con Dio suo Padre.

Solo da questo prolungato e sofferto guardare nasce la forza di cercare, di agire di decidermi di stare dalla parte di Gesù. Certo la fede è scelta libera e volontaria, ma la forza di deciderci per la fede, di ricambiare a Gesù l’amore per noi “fino alla fine” scatta solo quando mi avvicino anch’io alla croce e la fisso al centro della mia vita, perché anche sul mio cuore superficiale e gretto, egli eserciti la potenza liberante della sua attrazione. Solo l’amore convince e fa credere, solo sostenendo lo sguardo di questo amore nasce dentro di noi il desiderio ardente di aderirvi per sempre.

Quell’amore gratuito, prodigo fino a sciuparsi tutto per uno come me, lentamente comincia a sciogliere ogni mia resistenza e mi attrae irresistibilmente come l’unico mio desiderio che voglio contraccambiare.

Stare sotto la croce fa paura perché non ci si ritrova in grande compagnia, ci isola terribilmente, ci fa sentire minoranza nel mondo. Ma la Chiesa è proprio nata da quello sparuto gruppo che ha saputo stare sotto la croce e attendere la risurrezione.

E Gesù risorto, amato, cercato si dà a vedere e diventa l’unica speranza della nostra vita. Nel pieno della nostra faticosa e sofferta ricerca lui stesso ci viene incontro improvvisamente e ci trova prima che noi troviamo Lui. 

22 Luglio 2022
+Domenico

Gesù parla in parabole

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,10-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Audio della riflessione

Quando ascoltiamo un brano di Vangelo e lo facciamo tutti i giorni, sappiamo di metterci in contatto con il Signore, la sua parola, un suo dono incalcolabile.

Dio non è astratto, inventato da noi, ma è il Creatore, il padre di Gesù e ci dà luce con la sua parola per vivere.

Noi diamo per scontato questo fatto, ma è la nostra gioia assoluta! Ci sono già attorno a Gesù, i suoi discepoli, gli apostoli, sua madre Maria, alcune donne.

Lo ascoltano volentieri e gli fanno un giorno questa domanda: Perché parli in parabole? Loro sono quelli che si avvicinano a  Gesù, ma non lo seguono, non gli parlano, non ne ascoltano le risposte.

Il Signore non ha predestinato alcuni alla comprensione, altri al rifiuto: vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità!

Chi non lo accetta non è condannato per sempre: per lui la parola è in parabole! Queste sono come il seme che germinerà quando chi non vuol capire, si accorgerà almeno di non capire e sarà disposto a mettersi in questione.

La parabola è come un pacco chiuso: presto o tardi uno lo aprirà, se non altro perché ne è rimasto incuriosito!

Gesù vuol spiegare ai discepoli la parabola del seminatore e prima della spiegazione vuole indicare il passaggio che bisogna fare perché la parabola non resti enigmatica, incomprensibile … e cioè  occorre aprire il cuore, gli orecchi e gli occhi al Signore, avvicinarsi a Lui e ascoltarlo, pronti a riconoscere la durezza del proprio cuore.

I discepoli hanno fatto questo primo passaggio: hanno la beatitudine di ascoltare Gesù!

La Chiesa ha la beatitudine di ascoltare Gesù e vederlo nella misura in cui si avvicina a Lui, parla con Lui e lo ascolta riconosce le proprie durezze di cuore, la propria “sordità”, la cocciutaggine dello stare attaccata ai propri modi di vedere, alle proprie comodità pure, alla propria sicumera e indolenza e ne chiede al Signore la guarigione. Se non fa questo, se noi cristiani non facciamo questo restiamo fuori da questo dono senza fine! L’unica misura del suo dono smisurato è l’apertura del nostro desiderio.

Abbiamo sempre, di fronte al Vangelo, questo atteggiamento?

L’occhio è per la luce, l’orecchio per la Parola, il cuore per il desiderio … ma un cuore chiuso non desidera è sordo e cieco vede solo la proiezione delle sue paure, diffidenze e del suo superbio disprezzo.

Il Signore invece vuole guarirci aspetta solo che glielo chiediamo: si apra il nostro cuore, la nostra volontà alla sua parola, che è Lui stesso, l’unica grande Parola di Dio.

21 Luglio 2022
+Domenico

Non solo parabola, ma il mistero stesso della vita di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Audio della riflessione

Il fatto più sconvolgente che la comunità dei credenti in Cristo professa è che Dio ha parlato agli uomini, che Dio è uscito dai nostri pensieri, dalle nostre congetture, dalle nostre pur intelligenti e appassionate ricerche intellettuali, filosofiche, scientifiche e si è messo in dialogo con gli uomini. L’uomo l’ha cercato, ma Dio lo ha preceduto,  ha voluto stabilire una relazione personale, non solo, ma  nella pienezza dei tempi dopo aver inventato tutte le forme più belle di dialogo, dopo aver cercato tutte le parole possibili per dirsi agli uomini, alla fine ha detto la parola definitiva, che sta al centro di tutto e che è Gesù Cristo. Questa è la Parola che forma la chiesa, che la configura nella sua essenza, che la fa essere, che è convocazione santa, che è dono di Dio e sposa di Cristo. Sono tutte parabole di discernimento, che rivelano il modo con cui Dio legge la realtà; ci danno luce su quello che avviene in questo nostro tempo pieno di contraddizioni. Il Regno c’è, ma non è ancora compiuto, siamo alla fatica della semina e della pesca, non ancora nella gioia del banchetto.

Lui prima di tutto è quel seme caduto in terra per la generosità senza misura del seminatore e che per rispettare la nostra libertà si sente soffocare tra le spine o tra le pietre delle nostre vite, nella nostra indifferenza o nella nostra sete vera di ascolto di accoglienza. E’ Lui che prova i nostri cuori e li vaglia, che stana dalle nostre pigrizie le percentuali del frutto, dandoci un cuore buono e perfetto e la perseveranza.

Per questo la chiesa sempre ritorna alla Parola se vuol rinnovarsi, se vuol ricomprendere a che cosa Dio la chiama e che cosa vuole da Lei per la storia degli uomini. Gesù il Cristo è sempre  al centro della vita della chiesa, Lui come figlio di Dio e come Parola definitiva; per questo le scritture devono essere sempre alla portata di ogni gesto della chiesa, dei suoi riti e sacramenti, delle sue assemblee e liturgie, della vita quotidiana dei fedeli, del loro cammino di crescita spirituale.

Ogni giorno della nostra vita ha bisogno della sua Parola, ogni nostra situazione ha sete dei suoi pensieri, ogni tenebra che ci avvolge, perché spesso non riusciamo a capire che cosa ci capita nella nostra vita, invoca la sua luce. Ogni nostro dolore ha desiderio di essere consolato dalla sua parola e ogni nostra speranza attende sempre un seme nuovo di vita, un cielo che possa aprirsi sempre su di noi e sulle nostre fatiche.

20 Luglio 2022
+Domenico

La fede in me è la più grande parentela con il Signore

una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii,  i suoceri, i cugini. In certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà. Gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure. E’ importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno: ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli. La parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio. Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere. La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede, di quartiere, di vicinato o di intimità con Dio, suo Padre? Di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

Gesù mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita. Credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio.

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia di messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre. Perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare da lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo sì. E’ madre perché ha accolto una Parola. Lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima nella sua vita profonda, nella sua fede.

Ecco perché siamo fratelli di Gesù, perché accogliamo la Parola e facciamo la sua volontà. Ecco perché oggi possiamo contemplare questa ragazza che viene presentata dai genitori a Dio nel suo tempio; sarà soggetto di un dialogo fiducioso con Dio; avrà una proposta di fede soprattutto che la cambierà e la porrà alla nostra amicizia, consanguineità, la farà custode dei nostri progetti di dono al Signore.

Perché questi progetti ci dona Dio di rinnovare oggi, Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata. Lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei vostri giorni.

19 Luglio 2022
+Domenico